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Riassunto esame Contabilità, prof. Manetti, libro consigliato Il bilancio d'esercizio, teoria e casi, Antonelli, Liberatore

Riassunto per l'esame di Contabilità e Bilancio, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente, Il bilancio d'esercizio, teoria e casi, Antonelli, Liberatore.
Sono stati omessi i seguenti capitoli:
• capitolo 16
• capitolo 19
• capitolo 20
• capitolo 21
I quali nell'a.a. 2014/2015 non hanno fatto parte del programma... Vedi di più

Esame di Contabilità e bilancio docente Prof. G. Manetti

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ESTRATTO DOCUMENTO

Articolo 2423, comma 2

L'art. 2423 C.C., comma 2, afferma che: “Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in

modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico

dell'esercizio”. Da quest'articolo sorge immediatamente quale sia l'obbiettivo del bilancio: rappresentare la

situazione patrimoniale (stato patrimoniale), la situazione finanziaria (rendiconto finanziario presente in nota

integrativa) e il risultato economico dell'esercizio (conto economico).

Si introducono poi i cosiddetti postulati del bilancio, ovvero elementi sovraordinati a tutte le regole di redazione.

Secondo un preciso ordine gerarchico, infatti, il bilancio deve rispondere a:

1. clausola generale e postulati (art. 2423)

2. principi di redazione (art. 2423bis)

3. criteri specifici (art.2426 e seguenti)

La clausola generale (anche detta “quadro fedele”), entro la quale si riuniscono i postulati, è composta da tre

importantissimi concetti:

• CHIAREZZA:

◦ formale: per la presenza di schemi formali obbligatori entro cui redigere il bilancio

◦ sostanziale: il reddito disponibile non deve allontanarsi dal reddito effettivamente prodotto (e

semmai celato da politiche di bilancio)

◦ informativa: i dati devono essere significativi, rilevanti e comprensibilmente organizzati, ad uso e

consumo degli stakeholders

• VERIDICITÀ: (non “verità”, perché il bilancio è formato da numerose stime e congetture)

◦ oggettiva: elementi che non lasciano spazio a diverse formulazioni, aderenza alla realtà storica

dell'impresa

◦ soggettiva: elementi che devono essere valutati vanno valutati con criteri razionali, ineludibili, senza

troppi margini, che lascino un'attendibilità dei dati

• CORRETTEZZA:

◦ dimensione tecnica (professionalità)

◦ dimensione etico-deontologica (comportamento leale, onesto ed imparziale nella redazione del

bilancio)

Veridicità e correttezza formano anche la cosiddetta “clausola sovraordinata del bilancio”, derivante dalla

concezione anglosassone della “true and fair view”.

Articolo 2423, comma 3

L'art. 2423 C.C., comma 3, afferma che: “Se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non

sono sufficienti a dare una disposizione veritiera e corretta, si devono fornire tutte le informazioni

complementari necessari allo scopo”. L'articolo introduce la c.d. informativa complementare.

Articolo 2423, comma 4

L'art. 2423 C.C., comma 4, afferma che: “Se, in casi eccezionali, l'applicazione di una disposizione degli

articoli seguenti è incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere

applicata”. L'articolo introduce la c.d. deroga obbligatoria, ovvero la possibilità, qualora l'applicazione di

principi, criteri e prassi contabile sia incompatibile con la clausola generale di bilancio (ex art. 2423), di

derogare a queste disposizioni contrastanti, con sufficiente motivazione espressa in nota integrativa e

comprendente una valutazione sull'influenza della deroga sull'ambito patrimoniale, finanziario ed economico

dell'impresa.

Questo comma recepisce la IV direttiva CEE, che, per l'entrata del Regno Unito, predisponeva la già citata

clausola sovraordinata del bilancio (o clausola generale) per agevolare l'armonizzazione con il diritto britannico

basato sul sistema di “common law”. Nella realtà italiana, il “caso eccezionale” è estremamente raro e in ultima

analisi è riferibile solo ad un evento che:

• rappresenti un evento assolutamente anomalo nella natura e nella vita aziendale

• abbia una bassissima possibilità di accadere nuovamente nel medio/lungo termine

• sia rappresentabile, tramite deroga, realmente e marcatamente in maniera migliore rispetto

all'applicazione di tutti i suddetti principi, criteri e prassi contabile

Ciò accade essenzialmente in casi-limite, quali il mutamento della natura economica di un bene aziendale

immobilizzato, tale da provocare una sua rilevante rivalutazione economica: il passaggio di un terreno da

agricolo a edificabile, lo scoperta di un giacimento in un terreno, riapertura di miniera o cava già ammortizzata,

ecc.

Viene fatto esplicito divieto di utilizzare la deroga per rivalutare i beni a seguito di fenomeni inflattivi (quando

questi siano tendenzialmente ritenuti “normali” in un'economia con tendenza crescente dei prezzi).

Gli utili conseguiti dalle plusvalenze andranno iscritti una riserva specifica del patrimonio netta non distribuibile

ai soci e mantenuti a riserva indivisibile fino a loro effettiva realizzazione contabile e finanziaria (liquidazione,

fine dell'ammortamento se bene ammortizzabile).

Articolo 2423, comma 5

L'art. 2423 C.C., comma 5, afferma che: “Il bilancio deve essere redatto in unità di euro, senza cifre decimali,

ad eccezione della nota integrativa che può essere redatta in migliaia di euro”. Quest'articolo introduce il

principio di omogeneità della moneta di conto. Da ricordare come in contabilità generale (libro giornale e

libro mastro), i conti siano tenuti in centesimi di euro. Infine, le cifre di arrotondamento dello SP vanno iscritte

in “altre riserve” del patrimonio netto, mentre le cifre di arrotondamento del CE vanno iscritte nei proventi/oneri

straordinari.

Articolo 2423 bis

L'art. 2423 bis introduce i cosiddetti principi di redazione del bilancio, che sono:

• continuità nella gestione: che esprime l'ideale continuità della gestione oltre il termine dell'esercizio

(ovviamente la gestione è continua ed è il periodo amministrativo una finzione), concetto su cui si basa

l'utilità stessa di ammortamenti, rimanenze, ratei e risconti

• prevalenza della sostanza sulla forma: che esprime come la valutazione delle voci debba essere

effettuata tenendo conto della funzione economica dell'elemento. Si può creare così una discrepanza fra

la situazione giuridica e la situazione economica, in riferimento in particolare a nuove fattispecie

contrattuali (leasing finanziario, lease-back). In Italia il bene in leasing finanziario, essendo comunque

destinato (salvo inadempimento nel pagamento dei canoni) al riscatto al termine del contratto, va

indicato in nota integrativa, ma non nell'attivo dello stato patrimoniale

• prudenza: uno dei principi-cardine di tutta la normativa civilista di bilancio italiana, secondo cui ogni

valutazione va effettuata “secondo prudenza”. In particolare in questo articolo di sottolinea come

vadano iscritti esclusivamente gli utili effettivamente realizzati alla chiusura del periodo amministrato,

mentre invece debbano essere iscritte non solo le perdite realizzate, ma anche quelle presunte di

competenza dell'esercizio

• competenza economica: altro importantissimo principio, che esprime come si debba tener conto di

proventi ed oneri (anche presunti) di competenza dell'esercizio, indipendentemente dalla dati

dell'incasso o del pagamento (base fondante di ratei e risconti). I ricavi allora vanno considerati solo se

il bene/servizio è stato ceduto all'interno dell'esercizio, e ugualmente un costo va considerato solo se di

competenza o correlati ai relativi ricavi (es. rimanenze di magazzino)

• separata valutazione di elementi eterogenei: questo principio afferma come elementi eterogenei

compresi in singole voci di bilancio debbano essere valutati separatamente

• continuità di applicazione dei criteri valutativi: afferma come i criteri valutativi delle poste del bilancio

(esposti nel fondamentale articolo 2426) debbano essere applicati con continuità e coerenza fra esercizi

successivi. Il cambiamento dei criteri valutativi (nei pochi spazi concessi dal codice, quindi

fondamentalmente per le rimanenze di beni fungibili) può infatti aumentare o diminuire i valori iscritti a

bilancio. È possibile derogare a questo principio, come affermato al comma successivo, solo in casi

eccezionali, con deroga motivata ed esplicata negli effetti economici, finanziari e patrimoniali in nota

integrativa (utili da plusvalenze a riserva non distribuibile)

Altri principi di bilancio

Si ricavano altri principi per la compilazione del bilancio dalla lettura degli articoli seguenti al 2423 bis, essi

sono:

• divieto di compensazione di partite (2423 ter, 6): per salvaguardare l'informativa di bilancio, con

l'esclusione di sconti, abbuoni e resi che, registrati in contabilità, possono essere compensati nelle voci

di conto economico

• omogeneità della moneta di conto: già trattato

• principi “impliciti”:

◦ comparabilità valutativa e spaziale: delle voci di bilancio fra esercizi successivi

◦ verificabilità: delle valutazioni

◦ neutralità: del bilancio

Capitolo 3 – Aspetti formali del bilancio

La IV direttiva CEE del 1991 dava agli Stati membri libertà di scelta su un ventaglio di schemi-tipo di stato

patrimoniale e conto economico. L'Italia scelse di legiferare in maniera univoca in favore di uno schema di stato

patrimoniale a sezioni contrapposte e di uno schema di conto economico scalare con classificazione delle voci

per natura, due schemi molto rigidi.

La struttura formale rigida del bilancio, da rispettare e compilare in ogni punto della sua numerazione

alfanumerica, è ricavabile dagli articoli:

• stato patrimoniale: art. 2424, schema obbligatorio

• conto economico: art. 2423, schema obbligatorio

• nota integrativa: art. 2427, contenuto minimo obbligatorio

La responsabilità sul contenuto del bilancio grava sugli amministratori, che lo devono sottoscrivere.

Stato patrimoniale

Come detto, lo stato patrimoniale è organizzato in due sezioni contrapposte (attivo da una parte e passivo

dall'altra). Da ricordare come il legislatore ha inteso comprendere le attività patrimoniali sotto la voce “attivo”, e

le passività ed il patrimonio netto sotto la voce “passivo”.

I criteri in base ai quali sono classificate le voci dello stato patrimoniale sono essenzialmente tre:

• criterio di destinazione (usato solo per A): l'attitudine delle attività a partecipare a uno (attivo

circolante) o più cicli operativi (immobilizzazioni)

• criterio dell'origine o natura (sia A che P): le caratteristiche proprie di ogni attività e passività

• criterio finanziario (sia A che P): la capacità delle attività di trasformarsi in moneta mantenendo

l'impresa in funzionamento e delle passività di generare uscite monetarie a seconda della loro scadenza

Per quanto riguarda l'attivo, l'articolo 2424bis afferma che “Gli elementi patrimoniali destinati ad essere

utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le immobilizzazioni”. Da questo enunciato si comprende come

il primo generale criterio per ordinare le voci delle attività, come poi appare evidente nell'articolo precedente,

sia quello della destinazione. In effetti, per classificare un'attività, è necessario generalmente procedere come

segue:

• criterio classificatorio = destinazione (principale) + natura (integrazione)

1. individuare la destinazione della posta, ovvero se appartiene all'attivo circolante o alle

immobilizzazioni

2. individuare la natura della posta, sia come classe che come voce (o anche sotto-voce)

• criterio ordinatorio = finanziario

◦ criterio finanziario crescente (all'interno di singole voci)

◦ criterio finanziario decrescente (all'interno di singole voci)

L'utilizzo del criterio di destinazione crea la conseguenza che alcune nature di attività (partecipazioni, acconti,

ecc.) si possano ritrovare, in base alla struttura contenuta nell'art. 2424, sia nella macroclasse B)

immobilizzazioni sia nella macroclasse C) attivo circolante.

Oltre a questo, ci sono due importanti eccezioni all'utilizzo del criterio di destinazione come primo criterio

generale della classificazione delle voci dell'attivo: la macroclasse A) crediti verso soci per versamenti ancora

dovuti e la macroclasse D) ratei e risconti. Queste due macroclassi, indicate chiaramente secondo il criterio di

natura, hanno ottenuto una valenza autonoma all'interno della sezione dell'attivo per volontà del legislatore, che

vuole così sottolinearne una innegabile importanza nei confronti del pubblico lettore del bilancio. In particolare,

l'indicazione separata dei crediti verso i soci ancora dovuti permette un rapido calcolo del capitale netto

effettivamente versato e dunque un'immediata garanzia dei terzi creditori della società.

Per quanto riguarda il passivo, esso viene invece ordinato in via principale tramite il criterio della natura:

• criterio classificatorio = natura (principale)

1. individuare la natura della posta, intesa come provenienza dai soci o dall'impresa (patrimonio

netto), o da terzi creditori o accantonamento (passività)

2. individuare la natura della posta, sia come macroclasse che come voce

• criterio ordinatorio = finanziario

◦ criterio finanziario crescente (all'interno di singole voci)

◦ criterio finanziario decrescente (all'interno di singole voci)

Anche in questo caso una macroclasse, la C) trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato, ha ottenuto una

valenza autonoma sempre per volontà del legislatore.

Per riassumere, una sintesi della struttura dello stato patrimoniale, che comprende le macroclassi e le classi:

Gerarchia dello Stato Patrimoniale

Le poste dello stato patrimoniale sono ordinate secondo una precisa gerarchia, e indicate con lettere, numeri

romani e numeri arabi:

A) Macroclasse

I. Classe

1) Voce

a) Sottovoce

Questa struttura gerarchica permette comunque una certa elasticità per quanto riguarda voci e sottovoci, in

modo da adeguare l'informativa di bilancio a particolari situazioni dell'impresa. Rimane rigida la struttura invece

per macroclassi e classi, che non sono modificabili né eliminabili dal bilancio

La flessibilità di voci e sottovoci riguarda la possibilità di un'ulteriore divisione di voci e sottovoci od il loro

raggruppamento, nonché l'aggiunta di nuove o l'adeguamento nei nomi. Tutto ciò è consentito, in senso

restrittivo, purché ciò vada incontro agli obiettivi di bilancio espressi nella clausola generale (chiarezza,

veridicità e correttezza). Ogni modifica allo schema-base va motivata adeguatamente in nota integrativa.

È importante aggiungere come per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico debba essere

indicato l'importo della voce corrispondente all'esercizio precedente e, se le voci non sono compatibili (perché

sono state modificate legittimamente) è necessario procedere ad un adattamento delle voci, da notificare in nota

integrativa.

Poste rettificative nello Stato Patrimoniale

L'articolo 2423ter, comma 6, esprime il già citato divieto di compenso di partite. Questo principio esprime in

generale il divieto di compensare le partite, sotto la ratio di non far perdere completezza informativa al lettore

del bilancio (che dovrebbe altrimenti recuperare i libri giornali, facendo perdere la funzione schematico-sintetica

al bilancio stesso). Unica compensazione ammessa è quella per resi, sconti, abbuoni e premi, che possono essere

decurtati direttamente dai ricavi o costi relativi in CE.

Conto economico

Sempre seguendo una sola delle possibilità lasciate aperte dalla IV direttiva CEE, l'Italia scelse per il conto

economico una struttura, come detto, di tipo scalare, con classificazione delle voci per natura.

In teoria, si può giungere al risultato del reddito netto attraverso varie strade, che riguardano essenzialmente

come giungere al cosiddetto reddito operativo:

• con il modello per aree funzionali (o a costo del venduto): divide i costi per aree funzionali operative,

ottenendo dalla differenza fra i ricavi e i costi “del venduto”, il margine lordo industriale (la capacità

dell'azienda si coprire con i ricavi monetari i costi monetari, “stato di salute” dell'azienda), quindi

sottraendo i costi per aree funzionali (distribuzione, amministrazione e R&S) per ottenere il reddito

operativo

• con il modello a valore aggiunto (o per natura): dal valore della produzione (ricavi+costi capitalizzati)

sottrae i cosiddetti costi per i beni/servizi esterni ottenendo il valore aggiunto operativo, dal quale

sottraendo i costi del personale si ottiene il MOL, e togliendo ammortamenti e accantonamenti si arriva

a ottenere il reddito operativo

Dal reddito operativo, poi, si ottengono le altre figure di reddito secondo una divisione per aree gestionali

(gestione finanziaria, gestione straordinaria, gestione tributaria) fino ad ottenere il reddito netto.

Questo discorso assume importanza per un confronto nel merito alla struttura del Conto Economico, che invece

si struttura (solo per le classi) in questo modo (colonna a sinistra), ex art. 2425 C.C.:

Questo schema di confronto vuole mostrare come il legislatore abbia strutturato il Conto Economico in maniera

diversa da come lo indicherebbe una suddivisione per aree gestionali. Innanzitutto il CE inserisce all'interno

delle classi A) e B) i ricavi e i costi accessori, che funzionalmente apparterrebbero alla cosiddetta gestione

accessoria (compresa nella gestione ordinaria= gestione operativa+gestione accessoria+gestione finanziaria)

ovvero quella gestione di costi o ricavi regolari nella vita dell'impresa ma comunque estranei all'attività tipica

(affitti per locali, spese ordinarie di manutenzione, ecc.) Quindi c'è un primo leggero “inquinamento” del

risultato operativo, che è certamente un punto che risulta interessante per il lettore di bilancio, che così invece

deve ricostruire un valore più attendibile dalla nota integrativa. Oltre a ciò, le due principali classi A) e B)

accolgono anche una parte di quei proventi ed oneri straordinari che, funzionalmente, verrebbero classificate

come “gestione straordinaria”. Infatti, una relazione ministeriale ha stabilito che possano essere iscritti nella

classe E) solo proventi ed oneri “estranei all'attività usuale dell'azienda”, dunque con una definizione di

straordinarietà molto più restrittiva, che esclude ad esempio un'alienazione “usuale” di un'immobilizzazione con

valore residuo al termine della sua vita utile, per obsolescenza. Nella classe E) andranno allora inseriti solo

proventi ed oneri per eventi straordinari nella vita dell'impresa (riconversioni produttive, ecc.). Ancora una volta

il risultato operativo risulta falsato.

Per quanto riguarda la gerarchia all'interno della struttura del CE, sono assenti le macroclassi, e la

classificazione inizia dalle cinque classi, indicate con lettera maiuscola. Due voci, la A5 (“altri ricavi e

proventi”) e la B14 (“oneri diversi di gestione”) sono indicate informalmente come i “cestini dei rifiuti del CE”,

perché accolgono quei ricavi e quei costi di difficile classificazione ma, come affermato, di non

“straordinarietà”, almeno nella formulazione della nota ministeriale.

Capitolo 4 – Le valutazioni civilistiche e fiscali

I criteri di valutazione si evincono dall'articolo 2426 del Codice Civile, un lungo articolo che individua tutte le

modalità per valutare gli elementi dell'attivo dello Stato Patrimoniale. Questo perché la valutazione di alcuni

elementi delle attività è pesantemente soggetta a valutazioni soggettive, mentre le passività sono tutte poste dal

marcato carattere monetario, difficilmente valutabili in maniere non univoche.

I principali criteri di valutazione delle attività sono:

• criterio del costo storico: è il criterio-base dello SP

• criterio del valore di presunto realizzo: da utilizzare se dà luogo a valori minori del costo storico

• criterio del valore di presumibile realizzazione: utilizzato solo per i crediti commerciali

• criteri alternativi: per alcune specifiche poste di bilancio

Il criterio del costo storico è caratterizzato da:

• certezza dell'oggetto

• oggettività della valutazione (fattura d'acquisto)

• neutralità della valutazione (rispetto a tutti gli stakeholders)

• rispetto del principio di prudenza ex art. 2423

• semplicità

L'art.2426 afferma come “le immobilizzazioni sono iscritte al costo d'acquisto o produzione”. Ciò introduce la

prima importante ramificazione del concetto di costo storico:

• costo d'acquisto: il costo sostenuto per l'acquisto di un'immobilizzazione da terzi. Il Codice obbliga a

computare all'interno del costo d'acquisto gli oneri accessori (imballaggi, costi di montaggio, ecc.) e

permette di includere anche gli oneri finanziari specifici, relativi a finanziamenti accessi per la specifica

fabbricazione dell'immobilizzazione. Tali costi sono così capitalizzati al valore d'acquisto. In sintesi

allora: costo d'acquisto=prezzo d'acquisto+oneri accessori+oneri finanziari specifici (facoltativo)

• costo di produzione: il costo sostenuto per la produzione in economia di un'immobilizzazione, compresi

i prodotti finiti ed i semilavorati interni che confluiscono nelle rimanenze di magazzino. Nel Codice il

costo di produzione si desume appartenere alla configurazione di costo detta costo primo, ovvero tutti i

costi diretti imputabili ad un prodotto. È permesso computare all'interno del costo di produzione i costi

indiretti per la quota imputabile al prodotto (la configurazione diventa così quella di costo industriale),

così come gli oneri finanziari specifici. In sintesi allora: costo di produzione = costi diretti industriali +

costi indiretti industriali (facoltativo) + oneri finanziari specifici (facoltativo)

Brevemente, il criterio del valore di presunto realizzo si basa sul confronto fra il valore d'uso, ovvero la

sommatoria dei flussi di cassa attualizzati per un periodo futuro provenienti da un certa attività, ed il valore di

mercato, quando possibile, e sulla successiva scelta del valore più alto fra i due.

Il criterio del valore di presumibile realizzazione riguarda l'iscrizione dei crediti commerciali, valutati a seconda

della solvibilità del debitore.

Per quanto riguarda la disciplina fiscale, l'art. 110 del TUIR non si discosta dai criteri di valutazione previsti dal

Codice.

Si ricorda che le rimanenze di magazzino si valutano al minore fra il costo storico ed il presumibile valore di

realizzo desumibile dall'andamento del mercato. I beni fungibili, quando non sia possibile rintracciare il costo

d'acquisto di ognuno, sono stimati secondo i metodi del costo medio ponderato, LIFO, FIFO.

Criteri valutativi negli IASB/IFSR

Il framework IASB indica i seguenti criteri di valutazione da adottare nei bilanci secondo i principi contabili

internazionali:

• costo storico

• fair value (costo equo): il corrispettivo al quale al quale un bene può essere scambiato fra parti

consapevoli e disponibili, in operazioni fra terzi

• costo di sostituzione: ammontare di risorse finanziarie che dovrebbero essere pagate in un dato

momento per l'acquisto di un bene simile o equivalente

• valore di mercato

• valore netto realizzabile: risorse finanziarie ottenibili dalla vendita

• valore attuale: il valore attualizzato dei flussi di cassa che l'attività genererà in condizioni normali

(valore d'uso)

Mentre il costo storico causa una fisiologica saturazione al capitale dell'impresa (reddito prudenziale), il criterio

del fair value è orientato al mercato, agli investitori potenziali, è dà una valutazione prospettica del capitale,

poiché aggiorna costantemente ai valori di mercato le attività. L'attenuazione del principio di prudenza nei

principi contabili internazionali causa principalmente una maggiore volatilità dei valori iscritti in bilancio, la

necessità di separare il reddito prodotto (magari nemmeno conseguito) dal reddito effettivamente distribuibile

per non annacquare il capitale, e generalmente un rischio diffuso legato ad improvvise perdite di valori dei beni

inscritti.

Capitolo 5 – Le immobilizzazioni materiali ed il loro valore di iscrizione

Le immobilizzazioni materiali, sempre secondo l'articolo 2426, sono iscritte al costo d'acquisto o di produzione,

e successivamente ammortizzate. Nello SP risulta allora il cosiddetto valore netto contabile

dell'immobilizzazione, differenza fra il valore di iscrizione al costo storico e l'ammontare del relativo fondo

ammortamento. L'informativa non viene persa all'interno del fascicolo di bilancio, perché compare in NI

integrativa con l'indicazione del valore originario di cui si è iniziato l'ammortamento e l'ammontare del fondo

ammortamento. La relazione ministeriale prevede la possibilità di inserire entrambi i valori direttamente nello

SP, in un'apposita colonna interna della voce relativa all'immobilizzazione.

Ritornando sulla struttura del costo d'acquisto, ci soffermiamo sulle caratteristiche degli oneri finanziari

specifici capitalizzabili. Essi devono provenire da capitali specificatamente finanziati per l'immobilizzazione ed

effettivamente utilizzati, essere interessi maturati durante il periodo di fabbricazione e fino al momento di

utilizzo, per un periodo significativo e per un tasso annuo effettivo globale (TAEG).

Configurazioni di costo storico (costo di acquisizione)

Lo schema seguente riassume tutte le principali configurazioni di costo storico, basate sui tanti modi in cui

un'immobilizzazione può entrare nella proprietà di un'impresa:

Costruzioni in economia: OIC 16

I principi contabili OIC 16 delimitano con più precisione il caso della costruzione in economia di

un'immobilizzazione materiale e la sua iscrizione al costo di produzione. Affermano infatti come sia possibile

computare nel costo di produzione le spese generali di fabbricazione (per quota parte) solo se si tratta di

produzioni abituali, ovvero l'impresa è solita fare costruzioni in economia. Se invece si tratta di una produzione

vanno inclusi i costi industriali indiretti. In entrambi i casi, comunque, non possono essere

occasionale non

capitalizzati i costi di natura eccezionale (scioperi, eventi naturali, ecc.). Ovviamente, il costo di produzione a

cui si iscrive a bilancio l'immobilizzazione non può eccedere il valore di mercato della stessa. In tal caso esso

prevarrebbe per il già citato criterio del valore di presunto realizzo, che subentra al costo storico se minore.

Conferimento

Le immobilizzazioni possono confluire nell'attivo dello Stato Patrimoniale non solo per acquisto a titolo oneroso

o costruzione in economia, ma anche come conferimento dei soci a titolo di capitale sociale. Tale pratica è

regolata dagli art. 2343 e 2343 ter del Codice. Innanzitutto, si distingue tra:

• conferimento in forma congiunta: sono conferiti più cespiti come componenti di un complesso aziendale

funzionante

• conferimento in forma disgiunta: sono conferiti uno o più cespiti separatamente

Il procedimento ex art. 2343, da utilizzare per i conferimenti di beni in natura o crediti, si sviluppa come segue:

1. perizia giurata di un esperto nominato dal tribunale che attesti che il valore dei beni o crediti conferiti

sia almeno pari al valore che il socio ha indicato

2. approvazione entro 180 gg degli amministratori e, eventualmente, revisione della stima del socio

conferente con svalutazione della stessa

3. riduzione capitale sociale, oppure socio conferente può recedere (se valore inferiore di oltre un quinto)

riottenendo per quanto possibile il bene conferito o integrare in denaro

Il procedimento ex art. 2343 ter, da utilizzare per i conferimenti di beni in natura o crediti senza una relazione di

stima giurata, è utilizzabile solo per le seguenti categorie di beni conferiti:

• valori mobiliari negoziati su mercati regolamentati, se conferiti a un valore inferiore al valore sul

mercato

• beni in natura o crediti iscritti a fair value in un bilancio approvato da non oltre un anno da un'altra

società, purché sottoposto a revisione legale, o iscritti a fair value in un bilancio ancora non approvato

ma risultante da valutazione entro sei mesi da parte di esperto indipendente

Permuta

Un'operazione di permuta di immobilizzazioni materiali consiste in uno scambio di fattori produttivi fra aziende,

senza che avvenga una corresponsione di prezzo fra di esse. Tale pratica è definita informalmente permuta

tradizionale. Quando invece un'azienda corrisponde all'altra una differenza di prezzo, si parla di permuta-

compravendita.

I principi OIC affermano come, se si tratta di permuta tradizionale, si debba iscrivere la nuova immobilizzazione

al valore contabile netto di quella ceduta, sotto il presupposto logico delle caratteristiche stesse della permuta.

Tuttavia, questo è possibile solo se si è trattato di un vero e proprio “scambio” fra fattori produttivi con uguale

vita residua, se invece la permuta tradizionale (o totale) assume più le caratteristiche di una compravendita, si

iscrive l'immobilizzazione al prezzo di mercato. Nel caso di permuta-compravendita, si iscriverà la nuova

immobilizzazione al prezzo di mercato.

Acquisto a corpo

L'acquisto a corpo è un'operazione di acquisizione simultanea e congiunta di più fattori produttivi per i quali

viene riconosciuto un unico prezzo riferito a tutto il complesso. Tuttavia, un corpo può essere composto da beni

dalle caratteristiche differenti, e da sottoporre ad ammortamento specifico. Sarà dunque necessario ripartire il

valore del corpo per ogni bene che lo compone, ed iscrivere ognuno separatamente, attribuendo un valore pari

alla quota parte del prezzo a corpo corrispondente all'incidenza del valore di mercato del bene sul totale del

valore a corpo ai prezzi di mercato, ovvero:

VM a

=P ∗

VI ∑

a C VM i

Si ricorda che il risultato non deve essere iscritto in automatico: si deve sempre confrontare con il valore di

mercato o il valore d'uso, e iscrivere solo se minore.

Acquisto a titolo gratuito

Un acquisto a titolo gratuito è un'operazione in cui si acquisisce un'immobilizzazione verso nessun corrispettivo.

Tale immobilizzazione va certamente inserita nell'attivo, e, non potendo usare per ovvie ragioni il criterio del

costo storico, essa andrà iscritta al valore di presunto realizzo (valore di mercato o valore d'uso). L'iscrizione,

non comportando alcuna uscita monetaria, farà allora sorgere una sopravvenienza attiva da imputare interamente

nell'esercizio. I principi OIC16 non permettono di capitalizzare gli eventuali costi accessori (oneri di

inserimento, ecc.), ma di stornarli direttamente dalla sopravvenienza. Una volta iscritta in bilancio, si procede

all'ammortamento.

La rivalutazione delle immobilizzazioni materiali: conseguenze fiscali

In alcuni casi, il valore a cui è iscritta un'immobilizzazione a bilancio è profondamente diverso dal valore che

essa ha nella realtà. In alcuni casi-limite, dunque, il principio della prudenza perde molta forza in favore del

postulato di veridicità. È il caso delle rivalutazioni, che in prima battuta si possono dividere in:

• rivalutazioni economiche: i già citati “casi straordinari” in cui il valore di un'immobilizzazione aumenta

sensibilmente in virtù del cambiamento di una sua caratteristica intrinseca

• rivalutazioni monetarie: sono consentite solo con leggi speciali da parte del legislatore, per adeguare i

valori iscritti al costo storico in periodi di forte inflazione. L'aumento del valore patrimoniale (entro il

valore corrente di mercato) è seguito sì da una plusvalenza, che tuttavia in sede di assestamento viene

interamente accantonata in una “riserva di rivalutazione” del patrimonio netto indisponibile. Le quote di

ammortamento, aumentando il valore del bene, aumentano anch'esse.

Per quanto riguarda le conseguenze fiscali per le rivalutazioni economiche, le plusvalenze da rivalutazione di

immobilizzazione non sono tassabili, tuttavia, per compensare la cosa, il Fisco permette la deducibilità delle

quote di ammortamento solo al netto delle plusvalenze (l'effetto complessivo è zero, ma spalmato

sull'ammortamento). Ancora una volta si nota come civilisticamente venga fatto un ammortamento maggiore,

ma, in sede di dichiarazione dei redditi, si debba fare una ripresa in aumento del reddito d'esercizio per calcolare

l'imponibile.

Le conseguenze fiscali delle rivalutazioni monetarie non si discostano così nettamente: le plusvalenze, anche in

questo caso non sono imponibili fiscalmente, e le quote di ammortamento sono interamente deducibili (ma dal

secondo esercizio successivo), fermo restando che chi vuole avvalersi della rivalutazione monetaria debba

pagare un'imposta sostitutiva una-tantum.

Capitolo 6 – L'incidenza delle immobilizzazioni materiali sul reddito e sul capitale

Si analizzeranno adesso i principali mutamenti del valore iniziali delle immobilizzazioni materiali, che

impatteranno sul risultato reddituale e sul valore del capitale netto: ammortamenti, svalutazioni, manutenzioni e

riparazioni, dismissioni.

Ammortamento

Il processo di ammortamento trova la sua base giuridica all'articolo 2426, comma 2 del Codice Civile: “il costo

di immobilizzazioni materiali e immateriali la cui utilizzazione è limitata nel tempo deve essere

sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione alla loro residua possibilità di utilizzazione”.

L'espressione “limitata nel tempo” indica come dal processo di ammortamento vadano escluse le

immobilizzazioni che invece sono caratterizzate da fecondità ripetuta e potenzialmente illimitata come i terreni

agricoli. Altra espressione centrale è “sistematicamente”, che indica come l'ammortamento debba essere basata

su di un preciso piano di ammortamento, basato su metodi razionali e perseguito con sistematicità, senza

interruzioni.

Un preciso piano economico-tecnico di ammortamento necessita di:

• valore da ammortizzare: costo storico – valore netto residuo (al momento dell'obsolescenza)

• periodo di ammortamento: corrisponde alla vita utile del bene, determinata da fattori fisici ed economici

• criteri di ripartizione delle quote di ammortamento: devono essere dei criteri individuati razionalmente,

e una volta trovati, applicati con continuità:

◦ quote costanti

◦ quote crescenti

◦ quote decrescenti

◦ quote variabili

Tuttavia la “sistematicità” prevista dal Codice non sfocia in una “immodificabilità” totale, dal momento che è

possibile, con adeguata motivazione in NI, cambiare in corso di ammortamento i criteri utilizzati e i coefficienti

applicati, come prevede sempre l'articolo 2426 al secondo comma:

• modifiche ai coefficienti:

◦ modificabile (salvo la deroga per i casi eccezionali)

costo storico non

◦ valore finale modificabile

◦ vita utile modificabile

Per operare una modifica ai coefficienti di ammortamento si calcola innanzitutto il valore netto

contabile risultante dalla differenza fra il costo storico ed il fondo ammortamento dell'immobilizzazione.

Successivamente questo valore diventa il nuovo “costo storico” del nuovo ammortamento

• modifiche ai criteri:

◦ si può passare ad esempio dalle quote costanti alle quote crescenti, decrescenti o variabili

◦ è una deroga al principio di costanza della redazione del bilancio, ex 2423bis, 6

Component approach

Nel caso di immobilizzazioni formate da più componenti o accessori che hanno, separatamente, un costo

diverso, può accadere che esse abbiano anche una diversa vita utile, e dunque un più o meno lungo periodo di

ammortamento. Il “component approach” è allora l'approccio che risolve questo problema: l'ammortamento di

un'immobilizzazione formata da più componenti e/o accessori si attua ammortizzando il valore delle componenti

con vita utile autonoma in maniera separata, con indicazione in NI, mentre in bilancio rimane il valore netto

contabile dell'intero complesso.

Ammortamento e contributi

L'impresa può ricevere, durante l'esercizio e da enti o istituzioni pubbliche, dei contributi alla sua attività, che

generalmente si possono classificare in tre categorie:

• contributi a conto esercizio: contributi erogati a integrazione di ricavi o copertura di costi, sono

considerati ricavi dell'esercizio sia in senso civilistico che fiscale, confluiscono in CE A5 “altri ricavi o

proventi”

• contributi a conto impianti: contributi erogati per la specifica finalità di ampliare/potenziare/acquistare

e fiscalmente come ricavi dell'esercizio che

un'immobilizzazione, sono considerati civilisticamente

concorrono a formare il reddito “seguendo” l'ammortamento, come diretta diminuzione delle quote di

ammortamento o altri ricavi o proventi dell'esercizio

• contributi a conto capitale: contributi erogati a generico finanziamento delle imprese, senza finalità

specifiche, sono considerati civilisticamente proventi straordinari da inserire interamente nel CE

sono considerati sopravvenienze attive, tuttavia, non concorrono

dell'esercizio, mentre fiscalmente

interamente all'imponibile dell'esercizio, ma vengono “spalmati” per quattro esercizi successivi

Ammortamento civilistico e ammortamento fiscale

L'annosa questione del “doppio binario” fra la normativa civilistica e la normativa fiscale, come profonda

diversità degli obiettivi perseguiti, porta ad una differenza importante sul piano dell'ammortamento di

un'immobilizzazione rispetto a come lo definisce il Codice Civile e a come lo definisce il TUIR. Il fisco ha il

chiaro obiettivo di massimizzare il gettito fiscale tramite più alte basi imponibili, mentre la normativa civile

mira ad una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale dell'impresa.

La disciplina dell'ammortamento nell'ottica fiscale è racchiusa all'interno dell'art. 102 del TUIR:

• le quote di ammortamento dei beni materiali strumentali sono deducibili

• la deduzione è ammessa in misura non superiore a quella risultante dall'applicazione al costo dei beni

per ogni

dei coefficienti stabiliti con decreto ministeriale, che fissa tabelle con coefficienti percentuali

categoria merceologica di bene ammortizzabile, con le massime aliquote deducibili (“coefficiente

d'ammortamento fiscalmente deducibile”)

• nel primo esercizio di ammortamento, i coefficienti sono ridotti della metà

• se il bene ha un valore “irrisorio”, meno di 516,46€ (1 mln di lire), si ammortizza tutto nell'esercizio

(ammortamento immediato)

• si può portare in deduzione il valore residuo dell'immobilizzazione, così come il valore netto contabile

se si dismette un'immobilizzazione non completamente ammortizzata

• fino al 2008 si potevano ammortizzare i beni con ammortamento anticipato, ovvero fino al doppio

dell'aliquota fiscalmente deducibile, con una reale doppia deduzione (i vantaggi fiscali erano seguiti da

una pesante saturazione dei bilanci)

Il redattore del bilancio può scegliere se civilisticamente seguire un ammortamento che segua il corrispondente

fiscale, oppure effettuare un ammortamento civilistico minore o maggiore. Nel primo caso, si avrà un bilancio

leggermente annacquato, con valori netti contabili più alti, e comunque, applicando un aliquota minore rispetto

alla massima aliquota fiscalmente deducibile, si pagheranno più imposte per la maggior base imponibile. Se

invece si decide di fare un ammortamento civilistico maggiore dell'ammortamento fiscale, si saturerà il capitale,

e comunque il fisco non permetterà di dedurre di più dell'aliquota di ammortamento fiscale.

Svalutazioni

Secondo caso di mutamento del valore iniziale di un'immobilizzazione è la sua svalutazione, operata quando alla

fine dell'esercizio risulti “durevolmente di valore inferiore” a quello iscritto a bilancio, come esprime l'art.

2426, terzo comma. Il Codice esprime il dovere di rettificare il valore, ed ugualmente l'obbligo di non mantenere

questo valore svalutato negli esercizi successivi se venuta meno la causa che ha provocato la perdita durevole di

valore.

La valutazione di deterioramento di un'immobilizzazione è effettuata attraverso il cosiddetto impairment test,

operato nel modo seguente. Si confronta il valore iscritto a bilancio (valore netto contabile, dunque al netto del

fondo di ammortamento relativo) con il valore residuo (maggiore fra il valore di mercato se bene alienabile e il

>VR

VNC

valore d'uso se bene è impiegato). Se accade che: , si svaluta l'immobilizzazione della differenza.

La svalutazione non può essere portata in deduzione, ciò comporta in sede di dichiarazione una ripresa in

aumento del reddito civilistico. Tuttavia, si può continuare a portare in deduzione l'intera aliquota di

ammortamento fiscalmente deducibile (come se non fosse successo niente), o altrimenti la minore aliquota di

ammortamento civilistico. In un certo senso, dal momento della svalutazione, ammortamento civilistico e fiscale

prendono due strade nettamente separate, con il primo che far riferimento al nuovo valore svalutato da

ammortizzare, mentre il secondo continuerà a fare riferimento al valore originario non svalutato.

Come detto, se viene meno il motivo della svalutazione duratura la legge impone il cosiddetto ripristino in

valore del bene, che, nota bene, non è una rivalutazione, ma semplicemente una ripresa del valore netto

contabile “originario”, ovvero come sarebbe stato se non si fosse verificata una svalutazione, sottoposta a questo

tetto massimo. Se venisse stimato un valore d'uso o valore di mercato minore del valore netto contabile

originario, si ripristinerebbe a questo minor valore, sempre secondo il principio della prudenza. Il ripristino in

valore è un ricavo che confluisce in A.5 “altri ricavi”.

Manutenzioni e riparazioni

Terza fattispecie di mutamento di valore iniziale, le manutenzioni e le riparazioni si devono distinguere

inizialmente in:

• non aumentano il valore dell'immobilizzazione, non

manutenzioni ordinarie: sono costi dell'esercizio,

aumentano il livello produttivo se macchinario/impianto/ecc, semplicemente sono necessarie al suo

normale funzionamento

• manutenzioni straordinarie: sono capitalizzabili al valore dell'immobilizzazione, perché ne aumentano il

valore ed il livello produttivo

I costi per manutenzioni straordinarie sono capitalizzabili iscrivendo un ricavo in A.4 “incrementi di

immobilizzazioni per lavori interni” se la manutenzione straordinaria è fatta in economia, oppure se apportate

dall'esterno (commissionate), si fa transitare il costo in CE e poi si storna totalmente capitalizzando il costo.

Il Fisco non compie una distinzione fra manutenzioni ordinarie e straordinarie, ma fra:

• capitalizzabili: interamente deducibili (nel senso che le quote di ammortamento maggiori risultanti

dall'aver capitalizzato i costi al valore dell'immobilizzazione sono interamente deducibili)

• non capitalizzabili: deducibili nel limite di un plafond del 5% del costo dei beni materiali

ammortizzabili, l'eccedente è ammortizzato (rateizzato, si sta parlando di un debito verso il fisco) come

deduzione in quote costanti nei 5 esercizi successivi

Dismissioni

Quarto ed ultimo caso di mutamento del valore iniziale di un'immobilizzazione, riguarda essenzialmente le

dismissioni di immobilizzazioni non completamente ammortizzate, che può avvenire tramite:

• eliminazione senza alcun realizzo: civilisticamente si verifica una svalutazione per l'intero importo pari

al valore netto contabile rimanente (costo), che però fiscalmente è interamente deducibile (deroga a ciò

che si è visto trattando le svalutazioni “comuni”)

• cessione a titolo oneroso: scattano plusvalenze e minusvalenze che possono avere caratteristiche:

◦ ordinarie all'interno dell'attività produttiva: ricambio fisiologico di cespiti, allora plusvalenze

passano da A.5 “altri ricavi e proventi” e minusvalenze da B.14 “oneri diversi di gestione”

◦ straordinarie (“estranee all'attività usuale dell'azienda”): cessione di immobili civili o altri beni non

strumentali o beni strumentali in situazioni straordinarie (es. riconversione industriale), allora

plusvalenze passano da E.20 “proventi con separata indicazione delle plusvalenze da alienazione” e

minusvalenze da E.21 “oneri con separata indicazione delle minusvalenze da alienazione”

Per quanto riguarda la disciplina fiscale, ovvia premessa è che se la cessione di immobilizzazioni a titolo

oneroso è la attività tipica dell'impresa, le plusvalenze concorrono interamente all'imponibile come ricavi

dell'esercizio.

Se invece la cessione riguarda un bene produttivo/strumentale che appartiene all'azienda (che normalmente non

dismette beni produttivi ovviamente), il TUIR articolo 86 afferma come le plusvalenze/minusvalenze debbano

concorrere all'imponibile se si verifica anche uno solo dei seguenti casi:

• plusvalenze:

◦ realizzate a titolo oneroso

◦ realizzate mediante il risarcimento, anche assicurativo, per la perdita o danneggiamento di beni

◦ i beni sono destinati all'uso personale dei soci o comunque per finalità estranee all'impresa

Chiaramente si tratta di fattispecie molto comuni, le plusvalenze concorrono all'imponibile interamente

nell'esercizio di competenze, oppure, se il bene alienato era posseduto da almeno 3 anni, è possibile

chiedere una rateizzazione della quota che concorre a imponibile fino al quarto esercizio successivo

• minusvalenze:

◦ realizzate a titolo oneroso

◦ realizzate mediante il risarcimento, anche assicurativo, per la perdita o danneggiamento di beni

Le minusvalenze concorrono all'imponibile, abbattendolo, interamente nell'esercizio di competenza

Capitolo 7 – Le immobilizzazioni immateriali

Come le immobilizzazioni materiali avano una loro precisa voce di iscrizione nello Stato Patrimoniale (B.II),

così le immobilizzazioni immateriali sono classificate alla classe B.I. All'interno di questa classe si distinguono:

• oneri pluriennali: gli oneri valutati come danti utilità su più esercizi (voci 1 “costi di impianto e di

ampliamento” e 2 “costi di ricerca, sviluppo e pubblicità”)

• beni immateriali (“veri e propri”) : (voci 3 “diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle

opere di ingegno” e 4 “concessioni, licenze, marchi e diritti simili”)

• avviamento

• immobilizzazioni in corso e acconti

Oneri pluriennali

Gli oneri pluriennali, costi di impianto e ampliamento e di R&S e pubblicità, sono disciplinati dall'articolo 2426

comma 5, che afferma come:

• debbano avere certa utilità pluriennale

• debbano essere iscritti all'attivo (capitalizzandoli) solo con il consenso del collegio sindacale

• devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni

• la distribuzione di dividendi diviene assoggettata alla presenza di riserve disponibili che coprano

l'importo ancora non ammortizzato degli oneri pluriennali, per evitare annacquamento di capitale

distribuendo reddito non prodotto. Ovviamente se gli oneri sono completamente ammortizzati,

scomparendo dal bilancio, il problema non si pone

Tornando sulle tipologie di oneri pluriennali, essi sono:

• costi di impianto: i costi legati dalla costituzione giuridica della società, e tutti gli altri costi legati

all'inizio dell'attività a livello legale

• costi di ampliamento: i costi successivi di tipo legale-giuridico (modifiche statuto, aumento di capitale,

ecc.)

• costi di ricerca e sviluppo: non si può capitalizzare la ricerca di base ma solo la ricerca applicata e lo

sviluppo di processi/prodotto (deve sussistere una chiara realizzabilità del progetto e la possibilità di un

ritorno dei costi). L'ammortamento, come prescrive il Codice, è effettuato massimo per 5 anni a quote

costanti o crescenti, e sono ammortizzabili: stipendi, costi macchinari/servizi o comunque tutto ciò che è

collegato alla R&S nella quota imputabile (oneri indiretti)

• costi di pubblicità: ammortizzabili sempre per un massimo di 5 anni solo se avranno un durevole effetto

di ricordo sul pubblico (es. campagne pubblicitarie particolari per il lancio di un prodotto sul mercato)

Beni immateriali immobilizzati “veri e propri”

Per le immobilizzazioni immateriali il Codice Civile prevede, sempre ex 2426 comma primo e secondo, uguali

modalità di iscrizione e ammortamento rispetto a quelle materiali (senza consenso collegio sindacale, che serve

per la decisione di capitalizzazione di oneri pluriennali). Ugualmente, c'è completa libertà nella distribuzione di

dividendi.

Le tipologie di immobilizzazioni immateriali, come visto, sono:

• brevetti: rappresentano il titolo giuridico per godere di un monopolio di produzione e utilizzo

commerciale di un certo prodotto/processo produttivo/ecc per 20 anni. Un brevetto è iscritto seguendo le

regole generali per le immobilizzazioni, ovvero se acquistato a titolo oneroso è iscritto al costo, mentre

se “autoprodotto” è iscritto al costo di produzione (con la stessa computazione dei costi come visto per

la R&S). Deve avere la potenzialità di un'utilità pluriennale, e viene ammortizzato in base alla vita utile

a quote costanti o decrescenti

• diritti di utilizzazione delle opere di ingegno: rappresentano il titolo giuridico per godere del monopolio

dei proventi derivanti dall'utilizzo di opere scientifiche o artistiche di qualsiasi genere fino a 70 anni

dopo la morte dell'autore. È iscritto sempre al costo d'acquisto o produzione, deve avere un'utilità

pluriennale, e viene ammortizzato in base alla vita utile (ma la prassi raccomanda la brevità)

• concessioni o licenze: vari diritti di sfruttamento di beni (concessioni) e autorizzazioni a svolgere una

specifica attività (licenze). Sono iscritte al costo d'acquisto (non possono essere certo autoprodotte), e

ammortizzate in base alla durata/residua possibilità di utilizzazione

• marchi: si possono iscrivere solo i marchi acquistati a titolo oneroso, mentre i marchi cosiddetti

per la generazione del

“interni”, autoprodotti, possono essere iscritti unicamente come costi esterni

marchio. Ammortamento massimo in 20 anni

• altri diritti: diritti di franchising, iscrizione al costo d'acquisto, o segni distintivi dell'impresa diversi dal

marchio, costo d'acquisto o produzione ma solo come costi esterni. Ammortamento in base alla vita utile

Avviamento

L'avviamento è il maggior valore che un'azienda acquirente dovrebbe pagare ai soci dell'azienda rilevata rispetto

al suo capitale netto rivalutato all'atto dell'acquisto. L'avviamento ha alcuni caratteri che lo avvicinano agli oneri

pluriennali, come quello di non avere un valore di mercato indipendentemente dall'azienda che lo ha prodotto, e

ai beni immateriali, come l'utilità futura che è la premessa della sua stessa esistenza (si paga di più perché

l'azienda è “avviata”, ha la sua clientela, è inserita nel tessuto commerciale, ecc.). Si deve ricordare che il

Codice vieta espressamente l'iscrizione dell'avviamento internamente generato. È possibile invece iscrivere

l'avviamento acquistato a titolo oneroso, solo dietro il consenso del collegio sindacale e con un ammortamento

massimo in 5 anni o, se previsto maggiore, si può giustificare un tempo ulteriore in NI.

Disciplina fiscale per i beni immateriali

La disciplina fiscale per i beni immateriali non pone numerosi problemi, ed è la seguente (per le poste più

importanti):

• costi impianto e ampliamento: deducibilità integrale delle quote di ammortamento

• costi di R&S: deducibilità integrale delle quote di ammortamento in 5 esercizi

• costi di pubblicità: deducibilità integrale delle quote di ammortamento in 5 esercizi

• avviamento: deducibilità integrale delle quote di ammortamento purché non superiori a 1/18 del valore

dell'avviamento

Capitolo 8 – Le immobilizzazioni finanziarie

Le immobilizzazioni finanziarie occupano la classe B.III dello Stato Patrimoniale. Tuttavia, le stesse tipologie di

attività finanziarie tipiche che possono risultare immobilizzazioni secondo il principio di destinazione, possono

anche essere presenti nella macroclasse C dell'attivo circolante, se destinati a produrre utilità entro il ciclo

operativo successivo.

Partecipazioni azionarie

La prima importante voce della B.III riunisce le partecipazioni azionarie in imprese:

• controllate: (ex 2359) quando:

◦ si detiene il 50%+1 del capitale sociale con diritto di voto, ovvero la maggioranza assoluta dei voti

in assemblea (controllo legale o di diritto)

◦ si detiene una quota minore ma si possiede comunque la maggioranza relativa dei voti (controllo di

fatto)

◦ si esercita un controllo per via contrattuale (patti parasociali)

◦ si esercita comunque un'influenza dominante, nomina della maggioranza dei componenti del cda

◦ si esercita un controllo indiretto tramite altra controllata (il controllo indiretto si assume alla totalità

della partecipazione della controllata alla terza controllata indiretta)

• collegate: (ex 2359) quando:

◦ si detiene almeno il 20% del capitale sociale con diritto di voto se impresa non quotata

◦ si detiene almeno il 10% del capitale sociale con diritto di voto se impresa quotata

◦ si esercita comunque un'influenza notevole, con la nomina di alcuni componenti del cda

L'articolo 2424 bis afferma poi come le partecipazioni in imprese controllate o collegate secondo i suddetti

criteri “si presumono immobilizzazioni”.

Cosa accade nel caso della partecipazione in controllanti? È un caso, possibile, in cui una controllata detiene

capitale di rischio della controllante. Il problema che sorge è l'annacquamento del capitale, il Codice allora pone

alcuni limiti:

• garanzia patrimoniale: iscrizione di una riserva indisponibile, finanziata da utili non distribuiti, pari al

valore al costo d'acquisto delle azioni della controllante

• tetto relativo: è per definizione della garanzia patrimoniale pari alla quota di utili che l'impresa può non

distribuibile e accantonare a riserva indisponibile

• tetto assoluto: pari al 20% del capitale sociale della controllante se quotata (nessun tetto assoluto se

controllante non quotata)

• nell'assemblea dei soci della controllante

privazione del diritto di voto della controllata

La ratio di questi limiti, espressi dall'articolo 2359 bis del Codice, è quella di tutelate la stabilità delle garanzie

patrimoniali di entrambe, controllante e controllata, verso i terzi affidatari.

Tipologia di partecipazione a sé è quella delle azioni proprie, ovvero la detenzione da parte dell'impresa delle


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Contabilità e Bilancio, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente, Il bilancio d'esercizio, teoria e casi, Antonelli, Liberatore.
Sono stati omessi i seguenti capitoli:
• capitolo 16
• capitolo 19
• capitolo 20
• capitolo 21
I quali nell'a.a. 2014/2015 non hanno fatto parte del programma per l'esame scritto di Contabilità e Bilancio, tenuto dal prof.Manetti all'Università degli Studi di Firenze.
L'autore dichiara che il seguente è costituito da un'elaborazione propria della materia. Ogni errore è da attribuirsi esclusivamente al
sottoscritto.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vix94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Contabilità e bilancio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Manetti Giacomo.

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