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scopo anche di non perseguire finalità di parte. Di conseguenza un bilancio non è corretto

perché non è neutrale, se attraverso il ricorso di particolari ipotesi o l’impiego di specifici

criteri di valutazione determina valori con il fine di influenzare una decisione od orientare

un giudizio o un comportamento.

La clausola della correttezza si traduce, dunque, in quella della imparzialità o neutralità,

contribuendo, così, a completare il concetto di verità in senso soggettivo.

L’obbligo di correttezza impedisce le politiche di bilancio, cioè in un accorta manovra

delle congetture e delle stime sempre rispettando le regole tecniche, ma che forniscano

determinate immagini all’azienda a ben definiti soggetti. L’obbligo di correttezza impone

anche l’eliminazione di ogni possibile interferenza fiscale.

Tale blocco esiste in quanto le politiche hanno come obiettivo la determinazione del

reddito consumabile, cioè il reddito che può essere distribuito ai soci senza porre rischio

per la sopravvivenza dell’azienda. In questa prospettiva non si ragiona per periodi ma per

fasi, cioè insieme di più periodi. Il reddito d’esercizio infatti deve essere un reddito

prodotto, cioè conseguito dall’impresa nel periodo amministrativo. Verità soggettiva e

correttezza comportamentale sono garantite tramite la formulazione di criteri di valutazione

dettagliati e inderogabili stabiliti dal Codice Civile e dalla Prassi Contabile, che permettono

di conseguire il percorso che il redattore del bilancio deve compiere, in particolare:

• Si tracciano con precisione gli ambiti di discrezionalità entro i quali il redattore deve

muoversi.

• Si propone l’impiego di ben definiti metodi di misurazione dei valori, in quanto

ritenuti coerenti con le finalità del bilancio.

CHIAREZZA VERITA’ E CORRETTEZZA: IL QUADRO FEDELE

Chiarezza, verità e correttezza appaiono principi indissolubilmente legati e di pari

importanza. Insieme infatti concorrono a definire la condizione essenziale del bilancio

ufficiali d’esercizio, e tale espressione viene indicata come quadro fedele.

Il bilancio, cioè, deve essere redatto in modo da rappresentare un quadro fedele delle

condizioni patrimoniali, finanziari e reddituali di un’impresa. È questa la condizione

essenziale, la clausola straordinaria, che rende il bilancio comprensibile, intellegibile e,

quindi, concretamente utile per i diversi pubblici aziendali ai quali esso è rivolto.

CAPITOLO 3

I PRINCIPI DI REDAZIONE (E PRECONDIZIONI TECNICO – CONTABILI)

Oltre alle clausole generali, i postulati di bilancio sono costituiti dai principi di redazione,

espressi dall’art. 2423 bis del Codice Civile.

• I principi di redazione sono:

• Logica di funzionamento.

• Competenza economica.

• Prudenza.

• Prevalenza della sostanza sulla forma.

• Comparabilità, costanza di applicazione dei criteri di valutazione.

• Valutazione separata di elementi eterogenei ricompresi in una singola voce.

Da altre norme del Codice Civile è possibile evincere altri principi di redazione del bilancio:

• Costo storico come criterio base di valutazione, art. 2426, CC.

• Divieto dei compensi di partite, art. 2423 ter, CC. 9

• Omogeneità o unità della moneta di conto, art. 2423 e 2435, CC.

LE PRECONDIZIONI TECNICO – CONTABILI

All’interno si possono individuare due principi tali da rappresentare vere e proprie

precondizioni tecnico – contabili fondamentali per la costituzione del bilancio, cioè logica

di funzionamento e competenza economica che si pongono a monte dei principi di

redazione intesi in senso stretto.

3.2.1 LA LOGICA DI FUNZIONAMENTO

Ogni impresa ha un proprio ciclo di vita scandito da tre momenti fondamentali, cioè la

nascita, il funzionamento, la fase terminale di liquidazione.

Le norme che disciplinano il bilancio d’esercizio si riferiscono a un’impresa in continuo

funzionamento. Un’impresa è in funzionamento quando è in grado di raggiungere

condizioni di equilibrio economico e finanziario tali da assicurare la continuazione della

gestione.

Il postulato della logica di funzionamento tocca direttamente gli aspetti formali e

sostanziali del bilancio.

FORMALI. La logica di funzionamento si riflette immediatamente sulla strutturazione delle

poste del capitale. La strutturazione dell’attivo dello Stato Patrimoniale prevede una

fondamentale distinzione fra immobilizzazioni e attivo circolante. Si tratta di una distinzione

che richiama quella fra immobilizzazioni e disponibilità, propria del criterio della

destinazione. Secondo tale criterio, le immobilizzazioni rappresentano investimenti che è

indispensabile che restino presenti stabilmente nel patrimonio aziendale se l’azienda vuole

continuare a funzionare. Se, ad esempio, volessimo passare alla logica di liquidazione,

tutto perde significato in quanto tutti gli investimenti sarebbero destinati all’alienazione.

La logica di funzionamento riguarda gli aspetti formali, ma soprattutto gli aspetti

sostanziali del bilancio. I criteri di valutazione ispirati alla logica di funzionamento

presuppongono la continuità aziendale. Su questo piano si determina la valutazione

ispirato al concetto di valore in uso dei beni al fine della produzione del reddito. Infatti,

l’attribuzione di un valore agli elementi patrimoniali richiede di stimare il loro contributo

utile nel normale funzionamento aziendale, cioè valutare che siano in grado di produrre

beni la cui vendita origini ricavi tali da coprire costi vivi di produzione, come materie prime

e lavoro, e lasciare un margine adeguato a recuperare le quote di ammortamento. Quindi il

valore in uso è rappresentato dalla capacità di ammortamento.

Di conseguenza, valori privi di utilità non potranno mai essere rappresentati nel

patrimonio. Se, per esempio, un impianto perfettamente funzionamento produce soltanto

beni che non hanno più possibilità di essere venduti, tale impianto perde di valore, e il suo

valore deve essere svalutato.

La prospettiva di funzionamento è connaturata alla nozione di azienda come istituto

duraturo, e non basta la generica prospettiva di continuazione in futuro ma dev’essere

concretamente accertata tramite strumenti di verifica identificati negli indicatori di

continuità aziendale. Sono:

• Finanziari. Segnali di allarmi possono essere un deficit patrimoniale o di capitale

circolante netto negativo, consistenti perdite d’esercizio, finanziari negativi o in

costante peggioramento, difficoltà nel rimborso e nell’acquisizione di finanziamenti.

• Gestionali. Fra gli avvertimenti si possono considerare le dimissioni degli organi

sociali, perdita di mercati chiave, di concessioni o di fornitori importanti, abbandoni

del personale.

• Altri. Fatti da incidere sulla continuità aziendale sono da considerare casi in cui

l’impresa non sarebbe in grado di sopportare. 10

Un altro principio molto importante è quello della periodicità al quale la logica di

funzionamento è intimamente legato, viene esplicitato dal principio contabile 11 poiché il

bilancio d’esercizio o di funzionamento si riferisce a un periodo amministrativo.

3.2.2 LA COMPETENZA ECONOMICA

Per rilevare contabilmente un operazione finanziaria ci si deve dar luogo a un movimento

di moneta. Le rilevazioni contabili sono guidate dalla competenza finanziaria mentre il

bilancio si ispira alla competenza economica. Per misurare correttamente le variazioni di

ricchezza derivante dalla produzione, occorre riconvertire i costi e ricavi di competenza

finanziaria a economica. Per comprendere la logica appare utile il ricorso alla teoria

funzionale:

• Un costo o un ricavo compete finanziariamente all’esercizio nel quale si è avuta la

manifestazione finanziaria in cui esso si associa, cioè uscita per il costo, entrata per

il ricavo.

• Un costo compete economicamente nel periodo nel quale le utilità incorporate nei

fattori produttivi acquisiti sostenendo il costo sono state effettivamente impiegate

nella produzione. Un ricavo è di competenza economica del periodo nel quale le

utilità incorporate nei prodotti ai quali un ricavo si riferisce, sono state effettivamente

create nella produzione e cedute a terzi.

Per individuare i costi e i ricavi di competenza economica si individuano prima i ricavi

realizzati e poi i costi correlativi.

Sono ricavi di competenza dell’esercizio quelli che si riferiscono a prodotti il cui

A) processo produttivo è completato o dei quali nell’esercizio è avvenuto lo scambio

con il conseguente passaggio. Per le vendite di beni il passaggio è la spedizione

per i servizi è reso.

Sono costi di competenza dell’esercizio quelli sostenuti per la realizzazione dei

B) ricavi, che sono cioè in correlazione con i ricavi realizzati. Tali costi possono essere

sostenuti finanziariamente nell’esercizio, in esercizi precedenti o possono essere di

futuro sostenimento.

La correlazione dei costi con i ricavi può essere determinata sulla base di presupposti

diversi. La correlazione diretta con specifici ricavi che è la più facile e immediata.

B. 1)

La correlazione diretta si può individuare sulla base di associazione causa –

effetto. Per esempio le provvigioni su vendite si associano ai correlativi ricavi in

modo diretto. Per esempio, i costi delle materie prime consumate per le produzioni

realizzate e vendute nell’esercizio.

Quando non è possibile stabilire una correlazione diretta, si deve ricorrere a ipotesi di:

Correlazione con la complessiva produzione dell’esercizio, cioè con i

B. 2)

risultati che derivano dall’attività complessivamente svolta nell’arco del periodo

amministrativo. Sono i costi sostenuti annualmente per mandare avanti l’impresa,

cioè sono i costi amministrativi, i costi della direzione generale, i costi legati al

mantenimento della struttura commerciale.

Correlazione mediante ripartizione sistematica, si tratta di costi legati a

B.3)

fattori che concorrono alla produzione di più esercizi. Si pensi, ad esempio, ai costi

d’impianto, ai macchinari, brevetti, il loro costo deve essere attribuito alla

produzione di più esercizi, mediante al ricorso del processo di ammortamento.

Correlazione per il venire meno dell’utilità futura, cioè è un attribuzione

B.4)

immediata al Conto Economico e un costo grava su di esso quando è relativo a un

11

fattore produttivo che non può più produrre benefici futuri. Per esempio, un impianto

danneggiato e irrimediabile, che non avrà più utilità nei futuri esercizi.

COSTI DI COMPETENZA E DI CAPITALIZZAZIONE. La capitalizzazione riguarda solo i costi dei

fattori produttivi destinati a cedere le loro utilità in esercizi futuri e come tali da considerare di

competenza di quei periodi amministrativi, i costi vivi.

3.3 I PRINCIPI DI REDAZIONE

Nell’ambito di queste pre – condizioni si muovono i principi di redazione veri e propri, essi

svolgono una duplice funzione:

• Concorrere al miglior proseguimento delle finalità assegnate al bilancio.

• Costituire il presupposto per definire, interpretare e applicare i principi specifici

riguardanti determinate classi di valori. In sostanza i principi di redazione

rappresentano caratteristiche qualitative che il bilancio deve possedere per dar

concretezza al quadro fedele. I singoli principi sono fra loro correlati.

3.3.1 LA PRUDENZA

Il processo di valutazione deve essere prudente. Anzitutto, il principio della prudenza, in

base al quale non si devono utili finché questi non si sono realizzati, mentre si devono

rilevare le perdite anche solo presunte. Perdite presunte sì, utili sperati no. La prudenza

permette di determinare un reddito d’esercizio che possa essere distribuito senza svuotare

l’integrità patrimoniale dell’impresa. L’applicazione del principio della prudenza deve

sempre rispettare le clausole generali e risulta spesso in conflitto con il principio della

competenza economica, facendogli perdere parte della sua purezza teorica, poiché

competenza dice che si possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di

chiusura dell’esercizio. Nella prudenza invece si deve tener conto delle perdite e dei rischi

di competenza dell’esercizio, anche se conosciuti dopo la chiusura di questo.

Nell’esercizio n2, la rimanenza viene venduta effettivamente a 150, conseguendo un utile

di 50. È evidente sia rispettata la prudenza, l’esercizio n1 ha lavorato ma non ha avuto

frutto, mentre tutti i frutti sono raccolti nell’anno 2, poiché i ricavi sono stati effettuati in

essa.

3.3.2 IL COSTO STORICO COME CRITERIO BASE DI VALUTAZIONE

La redazione del bilancio passa attraverso la determinazione e valutazione degli elementi

componenti il patrimonio aziendale. Fra gli elementi che formano il capitale, gli

investimenti, ossia gli elementi attivi, occupano un ruolo centrale. Per molti di questi (per

esempio, scorte di magazzino, impianti) il costo sostenuto dall’impresa per acquisirli

rappresenta il criterio base di valutazione.

Il costo al quale si fa riferimento è un costo già sostenuto e per questo si parla di costo

storico. Il Codice Civile e la prassi contabile indicano nel costo storico il criterio base di

valutazione. Il costo storico può essere un costo di acquisto, per esempio costo per

l’acquisto di materie prime. Può essere un costo di produzione, per esempio, costo dei

prodotti finiti e realizzati dall’impresa e ancora non venduti. Il principio del costo storico

come criterio base per le valutazioni emerga all’art. 2426 del Codice Civile, dove si

definiscono i criteri di valutazione delle poste patrimoniali.

Il costo storico è un criterio semplice e più agevolmente verificabile. Il costo storico non va

considerato immutabile. Infatti, in applicazione dei criteri generali di correttezza e verità, i

valore di costo deve essere costantemente confrontato con opportuni parametri di

controllo, e dunque, svalutato se ne ricorrono i motivi e, successivamente ripristinati se tali

motivi sono venuti meno. I parametri più significativi sono i seguenti. 12

• Il valore d’uso, è la capacità di un servizio o di un bene di soddisfare un dato

fabbisogno o il valore di utilità.

• Il valore netto di realizzo, cioè il valore che si può recuperare mediante l’alienazione

sul mercato dell’attività oggetto di valutazione.

• Il costo di sostituzione, cioè il costo che l’impresa deve sostenere per riacquistare o

riprodurre una determinata attività.

Il costo storico comunque sta perdendo terreno, incalzato da un nuovo criterio di

valutazione, cioè il FAIR VALUE (valore equo) . Infatti, si pensi ad attività patrimoniali

rappresentate da immobili civili acquistati dall’impresa circa 20 anni prima. Considerato

l’andamento dei prezzi di mercato immobiliare il costo storico rischia di risultare un valore

vecchio. Pertanto, si tende a sostituire il costo storico con il fair value.

Il fair value di un’attività o di una passività di intende l’importo al quale una attività può

essere scambiata, o una passività estinta, tra soggetti consapevoli e intenzionati, in una

normale transazione di mercato.

Lo IASB utilizza il fair value per numerosi elementi patrimoniali, dunque per strumenti

finanziari, investimenti immobiliari e attività biologiche e prodotti agricoli. Il fair value è

comunque un criterio alternativo al costo storico consentito per la valutazione d’impianti e

macchinari e attività immateriali.

Esso sarà presto applicato anche nei bilanci delle imprese italiane. L’applicazione del fair

value determina alcuni effetti importanti.

Anzitutto il rapporto con il valore storico. Il valore iniziale di costo deve essere

A) periodicamente rivisto al momento di redigere il bilanico per tener conto degli

andamenti dei valori di mercato. Il fair value non riguarda soltanto le attività dello

Stato Patrimoniale, ma anche delle passività, e ovviamente si tratta di estinzione.

Un ulteriore caratteristica, il fair value richiede di contabilizzare plus e minusvalenze

B) non realizzate. Essi, infatti, esprimono i risultati ai quali l’impresa potrebbe

pervenire attraverso il realizzo di attività o l’estinzione di passività in condizioni

normali alla data di riferimento per la valutazione. Nel processo di formazione del

reddito si adotterà una logica di formazione dei risultati economici fondata su

semplici ipotesi di scambio.

La conseguenza più significativa è che si inserisce in bilancio anche gli utili sperati.

C) In questo modo si va contro al principio della prudenza, che impone di rilevare

soltanto le perdite presunte.

Privilegia la performance conseguita dall’impresa nel suo constante e irrinunciabile

D) rapporto con la dinamica del mercato. E dunque, facilita una valutazione prospettica

dei risultati della gestione.

Introdurre il fair value, comunque, non dimentica la prudenza. Nei principi dello IASB la

prudenza è ben presente. I principi dello IASB escludono la rilevazione a Conto

Economico dei plusvalori generati dalla valutazione a fair value di alcune poste. È questo il

caso delle immobilizzazioni materiali (esclusi gli investimenti immobiliari) e di quelle

immateriali. Eventuali plusvalenze che derivano dall’applicazione del fair value a queste

attività devono essere accantonate in una riserva del patrimonio netto. Dunque, con il fair

value si avrà perdite presunte sì, utili sperati.. anche. Lo stesso legislatore italiano ha

stabilito che le plusvalenze che derivano dall’impiego del fair value, anche se rilevate a

Conto Economico devono essere accantonate in una riserva indisponibile del patrimonio

netto. Inoltre, la riserva può essere impiegata per coprire perdite, soltanto dopo aver fatto

ricorso alle riserve disponibili. Nella misura in cui la riserva è ridotta dalle perdite, il suo

ammontare deve essere ricostituito accantonando utili degli esercizi successivi. 13

3.3.4 LA PREVALENZA DELLA SOSTANZA SULLA FORMA

Il principio è espresso nell’art. 2423, punto 1, del Codice Civile, nel quale afferma che la

valutazione delle voci deve essere fatta.. tenendo conto della funzione economica

dell’elemento dell’attivo o del passivo considerato. Occorre prestare attenzione alla

prevalenza della sostanza economica dei fatti di gestione e non alla forma giuridica.

La piena applicazione del principio, tuttavia, ha profonde ricadute sui risultati di bilancio.

Essa può far emergere consistenze patrimoniali, livelli d’indebitamento e di risultati

economico ben diversi da quelli che derivano da una lettura puramente giuridico – formale

dei fatti di gestione.

Le ricadute di tale principio sono notevoli e riguardano l’oggetto del bilancio (cioè cosa si

deve rappresentare negli schemi contabili) e le finalità di informazione universale

assegnata al bilancio. Guardando l’oggetto del bilancio, centrale appare il contenuto

dello Stato Patrimoniale, cioè quel documento che identifica le risorse a disposizione

dell’impresa per svolgere la sua gestione futura e gli obblighi che deve assolvere. La

prassi internazionale, formula le seguenti definizioni di attività e passività patrimoniali, e

cioè

• Un’attività è una risorsa della quale l’impresa ha il controllo in conseguenza di

eventi passati e dalla quale sono attesi in futuro flussi di benefici economici per

l’impresa stessa.

• Una passività, invece, è un’obbligazione attuale dell’impresa che deriva da eventi

passati la cui estinzione si ritiene, darà luogo a un’uscita dall’impresa di risorse. È la

parte da dove sono stati presi i soldi investiti nelle diverse attività.

È allora evidente come una tale finalità sottintenda necessariamente che i fatti di gestione

siano rappresentati considerando la loro sostanza economica e che le attività e passività

siano interpretate in termini di afflussi/deflussi futuri di benefici economici.

3.3.5 LA COMPARABILITA’

Altro principio cardine è quello della comparabilità. Innanzitutto l’azienda è in continua

evoluzione, e quindi deve essere vista nel suo divenire. I bilanci, dunque, devono essere

letti in successione, nel tempo e nello spazio. La comparazione del tempo è arricchita da

comparazioni nello spazio, mediante il confronto del bilanico dell’impresa osservata con

quello delle altre, magari quelle competitive. Il principio della comparazione consiste di

mettere a confronto valori economici, patrimoniali e finanziari relativi a esercizi diversi.

L’esigenza di comparazione investe le modalità di rappresentazione dei valori negli schemi

di bilancio (aspetto formale del bilancio) e i criteri di valutazione (aspetto sostanziale del

bilancio) .

Sul piano degli aspetti formali, il principio della comparabilità dei bilanci determina tre

conseguenze:

• Per tutte le poste iscritte nello S.P. e nel C.E., è obbligatorio riportare accanto ai

valori dell’esercizio in chiusura anche quelli dell’esercizio precedente.

• Gli schemi di bilancio sono rigidi e uniforme per tutte le imprese. Il legislatore

prescrive dettagliatamente il modo di esposizione, cioè di identificazione,

separazione e classificazione per gruppo omogenei, delle poste di S.P. e C.E..

• Laddove le voci non fossero comparabili, quelle relative all’esercizio precedente

devono essere riadattate. L’adattamento operato deve essere spiegato nella Nota

Integrativa, cos’ come l’eventuale impossibilità di effettuarlo. 14

L’uniformità degli schemi del bilancio, grazie alla quale le poste del bilanico sono

determinate, rende più agevoli il confronto fra valori di esercizi diversi e fra valori di

imprese diverse.

Per quanto riguarda gli aspetti sostanziali, si parla del principio di costanza di applicazione

dei criteri di valutazione. Questo principio è sancito nell’art. 2423 bis, comma 1, punto 6. È

inserito anche nel Principio Contabile 11, esso è indicato nella prassi internazionale con il

termine consistency.

Ma un criterio di valutazione applicato per più tempo può risultare inadeguato se le

circostante interne d’azienda ed esterne d’ambiente sono significativamente cambiate. In

tali casi, i criteri di valutazione possono essere cambiati e il legislatore ammette deroghe

al principio.

Il cambiamento sia fatto purché si verifichino casi eccezionali.

A) I motivi del cambiamento siano indicati nella Nota Integrativa.

B) Gli effetti sulla situazione patrimoniale, finanziari e sui risultati reddituali che

C) derivano dal cambiamento siano chiaramente evidenziati, sempre avvalendosi della

Nota Integrativa.

Per il cambiamento dei criteri di valutazione, è necessario tenere presenti tre circostanze.

Anzitutto il criterio di valutazione alternativo deve essere scelto tra quelli previsti dal

1) legislatore o dai principi contabili. Per esempio, le scorte di magazzino la sua

determinazione del valore di costo, da confrontare con il valore di realizzo

desumibile all’andamento del mercato, può seguire strade diverse, cioè il costo

specifico, il costo medio ponderato, il costo FIFO e il costo LIFO.

In secondo luogo, il cambiamento del criterio di valutazione può essere collegato a

2) un cambiamento di destinazione. Il legislatore, infatti, per alcuni elementi

patrimoniali prescrive criteri di valutazione diversi a seconda che tali elementi siano

destinati all’alienazione o a restare durevolmente legati all’impresa.

Infine, bisogna distinguere tra:

3)

• Cambiamenti nelle stime, è fatto quando non si trovi di fronte a quantità

economiche certe e, dunque, il processo si nutre di ipotesi che vengono in seguito

elaborate mediante criteri di valutazione. Si tratta di un normale affinamento delle

ipotesi, che determina sì un cambiamento dei valori risultati dalle valutazioni, ma

non tocca i criteri di valutazione adottati.

Per esempio, il processo di ammortamento che formula delle ipotesi circa la durata

di vita utile dell’impianto. Gli elementi presi per queste ipotesi possono cambiare, ci

si può modificare la previsione della durata della vita utile e di conseguenza

l’impianto deve essere ripartito su un numero minore di esercizi. Dunque, si cambia

la durata, e non altro.

• Cambiamenti nelle politiche contabili, riguarda le modifiche dei criteri di

valutazione. Per esempio, determinazione delle scorte di magazzino determinata

con la logica del FIFO al posto di quella del LIFO.

Non è sempre facile distinguere il cambiamento di stime con quello delle politiche

contabili. In alcuni casi, il cambiamento di politica contabile può determinare un

cambiamento di stima.

3.3.6 IL DIVIETO DI PARTITE E LA VALUTAZIONE SEPARATA DI ELEMENTI

PATRIMONIALI

In termini generali, per compensazione di partite s’intende la somma algebrica dei valori

attribuiti alle poste contabili aventi segno opposto. Tipico esempio è quello di un valore di

attivo patrimoniale sommato a un valore di passivo riportando in bilancio solo la differenza.

15

Diretta applicazione delle clausole generali della chiarezza e della prudenza, infine, sono

principi che vietano ogni compensazione di partite e impongono la valutazione separate

degli elementi eterogenei compresi in una stessa voce.

Non tutte le compensazioni sono uguali infatti abbiamo le compensazioni giuridiche e le

compensazioni contabili. Con il termine compensazioni giuridiche s’intende la somma

algebrica di poste specificamente e separatamente indicate con segno opposto negli

schemi obbligatori di S.P. e C.E.. Le compensazioni giuridiche sono vietate dal Codice

perché compromettono la chiarezza.

Mentre le compensazioni contabili, al contrario, avendo un significato più generale implica

che un valore non è significativo se non viene letto insieme all’altro. E quindi non sono

solo possibili, ma anche addirittura doverose, proprio per garantire la chiarezza. Infatti,

alcune compensazioni contabili, sono imposte dal Codice Civile.

Fra questi ricordiamo la rappresentazione dei crediti al netto delle presunte perdite per

inesigibilità, oppure l’esposizione dei ricavi delle vendita e dei costi degli acquisti al netto

degli eventuali sconti, resi. L’indicazione in C.E. della sola variazione delle rimanenze,

ottenuta compensando i valori delle rimanenze iniziali con quelle delle rimanenze finali.

Problemi di bilancio possono sorgere non solo al momento di esporre le poste contabili,

ma anche nella fase valutativa, venendo così a toccare gli aspetti sostanziali nel bilancio.

E qui che si colloca il principio della valutazione separata degli elementi patrimoniali, cioè

degli elementi eterogenei compresi in una stessa voce che impedisce di compensare

perdite presunte con utili sperati.

3.4 L’OMOGENEITA’ DEI VALORI DI BILANCIO

L’applicazione rigorosa di tutti i principi richiamati non garantisce, tuttavia, la redazione di

bilanci significativi. Fondamentale però è che i valori raccolti in bilancio siano omogenei,

cioè che le quantità siano espresse in una stessa quantità di misura. È possibile

distinguere:

Omogeneità formale, riguarda l’utilizzo di un’unica moneta di conto, cioè tutti i valori

contenuti nel bilancio devono essere espressi nella stessa unità monetaria di conto. L’unità

di riferimento è l’Euro. Pertanto i valori che derivano da scambi espressi in altre monete

devono essere convertiti, ai fini della loro rilevazione contabile e della loro

rappresentazione in bilancio. Per esempio, per calcolare la cassa dell’impresa non si

possono sommare due dollari più due Euro.

Omogeneità sostanziale, che riguarda la costanza del valore intrinseco della moneta di

conto prescelta e l’eliminazione degli effetti dell’inflazione.

Con il termine inflazione si indica l’aumento dei prezzi di acquisto dei prodotti e dei servizi con il passare del

tempo. Per misurare tale incremento si utilizza il tasso di inflazione ricavato da una formula matematica che

permette di confrontare i prezzi di uno stesso bene in due diversi anni. Consideriamo per esempio di voler

calcolare il tasso d'inflazione di un paio di pantaloni che nel 2005 costava 100 euro e nel 2006 110 euro.

Inserendo il valore del prezzo dei pantaloni nel 2005 (pari a P ) e degli stessi pantaloni nel 2006 (pari

2005

a P ) nella formula (P – P ) /P . Ottenete un tasso d’inflazione del 10%. I prezzi tendono ad

2006 2006 2005 2005

aumentare a seguito di un incremento dei costi sostenuti per la produzione, ad aumenti della domanda

parte dei consumatori che le imprese sono disposte a soddisfare solo in cambio di un aumento dei prezzi

oppure i prezzi si incrementano quando la banca centrale immette sul mercato molta moneta.

Per correggere gli effetti discorsivi dell’inflazione è possibile fare ricorso a tecniche di

correzione dei valori di bilancio che mantengano costante il contenuto economico

dell’unità di conto prescelta.

Valori storici indicizzati, con questa tecnica non si abbandona la valutazione ai

A) valori che si erano manifestati all’epoca della loro contabilizzazione. Il valore storico

16

delle poste di bilancio più vecchie, però, vengono applicati coefficienti calcolati

mediante indici di prezzi che riflettano il potere di acquisto della moneta.

Valori correnti o di sostituzione, si tratta di attribuire ai fattori produttivi non il valore

B) di costo storico, ma un valore pari al costo che l’impresa dovrebbe sostenere per

rimpiazzare quei fattori con altri aventi stesse caratteristiche ai fini produttivi.

Tali tecniche di correzione non sono ammesse dalla legge italiana e dalla prassi nazionale.

CAPITOLO 4 LE DEROGHE

4.1 UNO STRAPPO ALLE REGOLE: LA DEROGA

Le regole del Codice Civile sono rigide, ma i sistemi troppo rigidi si spezzano e, dunque, lo

stesso Codice prevede strappi alle regole. Il legislatore, infatti, prevede l’esercizio della

deroga all’art. 2423, comma 4.

Al riguardo, la deroga non ha nulla a che vedere con le situazioni non disciplinate dalla

legge.

Deroga significa non applicare una specifica norma di legge che disciplina un determinato

aspetto del bilancio, applicando, invece, altri principi. In particolare, le norme oggetto di

deroga sono quelle che disciplinano gli aspetti formali, ma, soprattutto, gli aspetti

sostanziali.

Ne discende che la deroga rigurda più direttamente gli aspetti sostanziali del bilancio, cioè

i criteri di valutazione.

I casi e le modalità d’esercizio della deroga sono regolati dal Codice. Il Codice Civile

prevede come e quando esercitare la deroga, e cioè:

• In casi assolutamente eccezionali.

• Purché si forniscano ampie informazioni integrative.

• A patto che gli eventuali utili che derivano da esse siano accantonati in un’apposita

riserva.

4.2 QUANDO DEROGARE: I CASI ECCEZIONALI E L’INCOMPATIBILITA’ CON IL

QUADRO FEDELE

Per esercitare la deroga devono verificarsi due condizioni

Si verificano casi eccezionali.

1) Se l’applicazione delle norme non consente di ottenere un quadro fedele.

2)

Si deve essere in presenza di casi eccezionali, cioè di eventi che presentano

simultaneamente i seguenti attributi.

Carattere oggettivo. L’evento deve avere carattere oggettivo e deve quindi riferirsi a

A) uno specifico bene o categoria di beni. Caso eccezionale è quello che coinvolge

uno specifico impianto, un terreno, un’immobile.

Natura anomale. L’evento deve avere natura assolutamente anomala rispetto ai

B) normali accadimenti gestionali dell’impresa. È, tuttavia, opportuno sottolineare che

deve trattarsi di una anormalità assoluta.

Scarsa probabilità di ripetizione. L’evento deve avere scarsa o nessuna probabilità

C) di ripetizione, altrimenti se si manifestasse con qualche frequenza non si potrebbe

considerare eccezionale.

La seconda condizione, l’applicazione delle norme di legge deve essere incompatibile con

il quadro fedele. Questa seconda condizione deve aggiungersi alla prima per attivare la

deroga. In sostanza, non è sufficiente che si verifichi un evento eccezionale, è anche

necessario che, in presenza di quel caso eccezionale, l’applicazione delle norme previste

dal Codice Civile non consenta di rappresentare in modo corretto, veritiero e chiaro la

realtà aziendale. 17

Alcune situazioni che rendono necessario l’esercizio di una deroga sono

• Mutamento della natura economica o della destinazione giuridica di un

determinato fattore produttivo, tipicamente di fattori rappresentati da beni di uso

durevole, cioè di immobilizzazioni materiali e immateriali, che comporti una

profonda variazione del valore.

• Ristrutturazioni aziendali. Si tratta di modificazioni profonde all’assetto strategico,

istituzionale, organizzativo e produttivo dell’azienda o di un rampo di essa. Le

ristrutturazioni interessano non un singolo fattore produttivo, ma un intero gruppo di

fattori produttivi.

• Interruzione dell’attività d’impresa in ipotesi di gestione straordinaria. Si pensi al

caso della liquidazione volontaria o concorsuale di un rampo d’azienda. Qui

abbiamo un cambiamento di destinazione economica di un complesso di beni

aziendali che non è più impiegato per svolgere durevolmente un processo

produttivo, ma è destinato al realizzo.

L’esercizio della deroga si traduce prevalentemente nell’abbandono del principio del costo

storico come criterio base di valutazione e in conseguenti rivalutazioni di attività

patrimoniali.

In presenza di tali condizioni, cioè caso eccezionale, natura anomala, non ripetibilità,

incompatibilità con il quadro fedele, l’esercizio della deroga è un obbligo.

4.3 COME DEROGARE: LE INFORMAZIONI INTEGRATIVE SUI MOTIVI E SUGLI

EFFETTI DELLA DEROGA

Chiarito quando ricorrere alla deroga, vediamo come essa deve esercitarsi. La deroga non

può mai significare un’assoluta libertà di comportamento. Nello spirito della massima

completezza e trasparenza che deve pervadere il processo di redazione del bilancio,

occorre fornire una serie di informazioni integrative che aiutino il lettore del bilancio a

comprendere cosa si è fatto, perché lo si è fatto e quali ne sono state le conseguenze.

Le informazioni integrative riguardano i motivi della deroga e gli effetti prodotti dalla

deroga sulle condizioni reddituali, finanziarie e patrimoniali dell’impresa.

Il motivo della deroga è la necessità di ottenere un quadro fedele. Dunque, va spiegato il

caso eccezionale che ha imposto di non applicare una certa norma di legge e

l’incompatibilità di tale norma con la rappresentanza corretta, chiara e veritiera delle

condizioni economiche, finanziarie e patrimoniali dell’impresa.

Spiegati i motivi, occorre illustrare gli effetti della deroga. La deroga determina i

cambiamenti del patrimonio e del reddito. Avvalendosi di opportuno documenti, come la

Nota Integrativa, il redattore del bilancio dovrà indicare in che misura il patrimonio e il

reddito si modificano in seguito alla deroga.

4.4 COME DEROGARE: IL CONGELAMENTO DEGLI UTILI

L’esercizio della deroga determina, in maggior parte dei casi possibili, il formarsi di un

componente positivo di reddito, in particolare di plusvalenze da valutazione . Gli utili che

1

derivano dall’esercizio della deroga non possono essere distribuiti ai soci, ma devono

essere direttamente accantonati in una riserva non distribuibile. Così, si evita che

l’esercizio della deroga possa essere impiegato per far crescere il capitale netto, e

successivamente, procedendo alla distribuzione. La deroga, una volta costituita, non resta

però indistribuibile a vita.

1 Le plusvalenze da valutazione si distinguono da quelle da realizzo, mentre le prime nascono da un mero apprezzamento soggettivo,

sia pur fondato dal redattore, invece le seconde di formano in seguito ad uno scambio di mercato. 18

Questi utili potranno essere distribuiti solo quando verranno effettivamente realizzati. Il

realizzo si ottiene:

Direttamente, mediante la vendita del bene la cui la cui valutazione è stata oggetto

A) di deroga e il relativo conseguimento monetario del maggior valore a esso attribuito.

Indirettamente, attraverso il processo di ammortamento. Ammortizzano il bene

B) rivalutato, ovviamente se il bene è suscettibile di ammortamento, si potrà

recuperare sia la parte del valore originario di esso, sia il maggior valore che deriva

dalla rivalutazione.

La riserva, inoltre, può essere utilizzata per coprire perdite di esercizio o per incrementare

la consistenza del capitale sociale. Tuttavia, se viene usata la riserva per coprire perdite,

la parte mancante deve essere ricostituita negli esercizi successivi.

CAPITOLO 5

I DOCUMENTI CHE FORMANO IL BILANCIO

5.1 IL TRITTICO DI BILANCIO E IL CORREDO

Il bilancio d’esercizio è composto, secondo quanto previsto dal Cod. Civ., da tre documenti

fondamentali, cioè lo Stato Patrimoniale, il Conto Economico e la Nota Integrativa.

A questi documenti se ne aggiunge un quarto, come funzione di corredo, cioè la Relazione

sulla Gestione.

Il bilanico ufficiale, dunque, non si esaurisce nei prospetti contabili dello S.P. e del C.E.,

ma si presenta, ai terzi, formato da più documenti.

Una composizione così articolata nasce da precise ragioni. Più documenti danno motivi di

chiarezza dell’informazione e aiutano a interpretare i valori contabili.

Stato Patrimoniale, dunque, si rilevano come strumenti idonei, solo in parte, a fornire

l’informazione minima necessaria ai diversi pubblici aziendali. I prospetti contabili:

• Debitamente illustrati nei loro contenuti.

• Arricchiti con altre informazioni che aiutano a interpretare i risultati aziendali.

Per questo ai prospetti contabili si aggiungono documenti narrativi, cioè la Nota Integrativa

e la Relazione sulla Gestione.

I documenti che formano il bilancio, vengono posti dal legislatore in rapporti con la

dimensione dell’impresa. Il Codice, infatti, all’art. 2435 bis, prevede la possibilità di

redigere il bilancio in forma abbreviata.

Per i piccoli, comunque, il contenuto del bilancio si può semplificare. Si tratta di un bilancio

formato da un numero più ridotto di prospetti, dove può essere omessa la Relazione sulla

Gestione.

5.2 LE INFORMAZIONI COMPLEMENTARI

L’art. 2423, comma 3, prescrive che le informazioni complementari sono fornite quando le

informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una

rappresentazione veritiera e corretta.

Per offrire un quadro fedele si individuano ulteriori prospetti che devono accompagnare il

trittico di bilancio e il suo corredo. In particolare si tratta del prospetto delle variazioni del

patrimonio netto e il rendiconto finanziario.

Primo prospetto s’intende approfondire l’esame del capitale di rischio dell’impresa

1) individuando le operazioni che lo hanno interessato direttamente, causandone

modificazioni quantitative e qualitative. Sono messe in luce le operazioni aumenti o

riduzioni del capitale sociale, distribuzioni di riserve, copertura di perdite,

attribuzioni dell’utile a riserva. I motivi dell’attenzione al patrimonio netto è perché

questo rappresenta la garanzia che l’impresa offre ai terzi finanziatori. 19

Il secondo dei prospetti indicati riguarda le risorse finanziarie a disposizioni

2) dell’impresa. In particolare, si concerta sulle risorse monetarie prodotte e

consumate (cassa) . Lo scopo è quello di mettere in luce in che misura le diverse

operazioni di gestione dell’impresa hanno prodotto flussi di cassa, cioè hanno

contribuito a assorbire o a ridurre risorse monetarie.

È tramite la liquidità che si pagano i dipendenti, si saldano le fatture, si rimborsano i

debiti verso le banche, e infine si erogano dividendi ai soci. La sua mancanza può

causare il fallimento dell’impresa.

Per questo, il rendiconto finanziario è considerato dalla prassi internazionale il terzo

pilastro contabile del bilanico, va ad aggiungersi allo S.P. e al C.E..

Per la prassi il rendiconto finanziario è obbligatorio.

5.3 L’INFORMAZIONE VOLONTARIA E LA COMUNICAZIONE INTEGRATA DI

BILANCIO

L’allargamento della base informativa del bilancio è un obiettivo ormai perseguito

spontaneamente da molte imprese. In concreto, si traduce nella redazione di fascicoli di

bilancio che affiancano alle informazioni obbligatorie, cioè di ulteriori documenti

contenenti informazioni volontarie. Si tratta di informazioni autonomamente fornite

dall’impresa al fine di aiutare i terzi a meglio comprendere la condizioni economica,

competitiva e sociale che caratterizza l’azienda.

Gli esempi sono il bilancio sociale e il bilancio ambientale.

Ogni azienda nello svolgimento della sua attività entra in contatto con più soggetti, come

altre imprese, clienti, fornitori, dipendenti, pubblica amministrazioni e, in più in generale, la

collettività. L’andamento dell’azienda si riflette in varia misura su ciascuno di questi

soggetti. Dunque, l’impresa oltre a una funzione economica svolge una funzione sociale.

Nel bilancio sociale l’impresa esplicita gli obiettivi prefissati, le attività svolte per soddisfare

esigenze sociali e i risultati ottenuti.

Il bilancio ambientale può essere inteso come una specificazione del bilancio sociale.

L’inquinamento e degrado ambientale sono output indesiderati dall’azienda. Dunque,

dovrebbe mettere in evidenza gli effetti nocivi che derivano dallo svolgimento della

gestione aziendale, gli sforzi compiuti per eliminarli e i risultati ottenuti.

Da notare che il patrimonio più prezioso di cui un’impresa può disporre non è rappresentato tanto da immobili,

macchinari o scorte di magazzino, ma dal capitale intellettuale o patrimonio intangibile, cioè alle

competenze che essa possiede. Il capitale umano, costituito dalle conoscenze e competenze possedute dal

personale dell’azienda. Il capitale strutturale rappresentato dalla conoscenza di codificata, cioè di brevetti

procedure, schede tecniche. Il capitale relazionale espresso dalle conoscenze che l’impresa istaura con i propri

stakeholder.

Informazione volontaria concorre insieme a quella obbligatoria, a dar vita al sistema

informativo di bilancio. In tal senso, si parla oggi di comunicazione integrata

d’impresa.

CAPITOLO 6

LO STATO PATRIMONIALE: FORMA E STRUTTURA

6.1 GLI ELEMENTI DEL PROSPETTO DI S.P. : ATTIVITA’, PASSIVITA’ E PATRIMONIO

NETTO

Lo S.P. è il prospetto che illustra il capitale di cui l’impresa si avvale per svolgere la sua

gestione. Il capitale è rappresentato attraverso l’esposizione degli elementi fondamentali

che lo costituiscono, cioè attività, passività e patrimonio netto. L’obiettivo di costruire un

20

bilancio utile per più soggetti, in particolare per gli investitori, ha determinato l’affermarsi,

nella prassi contabile internazionale, ma anche dello stesso Codice Civile, del principio

della prevalenza della sostanza sulla forma.

Ragionando in questa prospettiva economico – sostanziale, si dice attività una risorsa

controllata dall’impresa in conseguenza di eventi passati e capace di generare in futuro un

afflusso di benefici economici per l’impresa stessa.

Si dice passività le obbligazioni attuali dell’impresa che deriva da eventi passati, la cui

estinzione darà luogo a una fuoriuscita dall’impresa di risorse che incorporano benefici

economici. L’obbligazione rappresenta un dovere o una responsabilità a comportarsi o

ad agire in una determinata maniera.

Il patrimonio netto infine è quello resta delle attività dell’impresa dopo aver dedotto tutte le

passività. Il patrimonio netto può essere articolato al suo interno individuando alcuni

elementi ideali che lo costituiscono.

Tali elementi sono rappresentati dal capitale sociale, fondi di riserva di varia natura, utili

portati a nuovo, finanziamenti apportati dagli azionisti a titolo di capitale di rischio. Questa

ripartizione, inoltre, è un riferimento essenziale per svolgere una serie di operazioni

previste dal Codice Civile.

Si pensi, all’accantonamento obbligatorio a riserva legale di un ventesimo degli utili

d’esercizio di ogni anno fino a quando la riserva non raggiunga un quinto del capitale

sociale.

Lo Stato Patrimoniale consente quindi di ottenere informazioni riguardo la struttura

patrimoniale, finanziaria e al liquidità dell’impresa, permettendo di conoscere la

composizione quali – quantitativa delle risorse controllate dall’azienda, il grado di

indebitamento e i gravami che esso comporta e con essi le esigenze di ulteriori capitali

futuri che derivano dalle proprie obbligazioni.

Permette anche di valutare la sua solvibilità, cioè la capacità dell’impresa a far fronte agli

impieghi finanziari che derivano dalle proprie obbligazioni rispettandone le scadenze.

6.2 LA FORMA E LA STRUTTURA DEL PROSPETTO

Gli art. 2424 e 2424 bis del Codice Civile, disciplinano la forma, la struttura e il contenuto

dello Stato Patrimoniale. Il prospetto dello S.P. è a sezioni divise e contrapposte, con una

serie destinata ad accogliere i valori di attività e un’altra destinata ad accogliere i valori di

patrimonio netto e passività.

Lo Stato Patrimoniale è composto da una parte con le forme di impiego del capitale

(attivo) e dall’altra le fonti di raccolta del capitale (passivo) .

Le varie poste accolte nelle sezioni sono strutturate, dall’art. 2424, secondo uno schema

rigido. Questo significa che lo S.P. redatto dall’impresa deve contenere solo le poste

indicate dal legislatore, con quella denominazione e nell’ordine prefissato.

All’interno delle sezioni, le poste sono suddivise e raggruppate in:

• Macro – classi, identificate da lettere maiuscole.

• Classi, identificate da numeri romani.

• Voci, identificate da numeri arabi,

• Sotto – voci, identificate da lettere minuscole.

Per ogni posta bisogna fornire il valore che presentava nell’esercizio precedente. In alcuni

casi, però, impone che gli importi di tutti i valori attivi sono espressi al netto dei rispettivi

fondi correttivi. Esempi di tali fondi sono costituiti da fondo ammortamento, fondo

svalutazione crediti, fondo svalutazione partecipazioni.

L’organizzazione delle poste di Stato Patrimoniale. 21

Macro – classi Immobilizzazioni

C)

Classi III) Finanziarie

Voci Partecipazioni in:

1)

Sotto – voci Imprese controllate

a)

La rettifica dei valori delle immobilizzazioni possono essere fatte in due modi.

La prima, le immobilizzazioni vengono riportate in bilanico indicando il loro valore al netto

degli ammortamenti. La seconda, le immobilizzazioni sono scritte al loro valore lordo in

colonna interna e sempre in colonna interna è riportato l’ammontare del fondo

ammortamento. In colonna esterna, si indica poi il valore netto. Ma conoscere il valore

originario degli impianti è importante per apprezzare l’anzianità degli investimenti e il

correlativo rischio di obsolescenza.

6.3 LE ZONE DI ELASTICITA’

Il legislatore, prevede delle zone di elasticità nella struttura del prospetto, il che significa

che sono lecite o, in alcuni casi, obbligatorie piccole modifiche. Le modifiche, non sono

libere, ma disciplinate dall’art. 2423 ter, ed esse riguardano voci e sotto – voci. Sono

quattro le tipologie di modifiche che interessano lo Stato Patrimoniale.

SUDDIVISIONE. Le voci composte possono essere suddivise.

Esempio, si consideri la voce B.II.1. terreni e fabbricati, laddove l’impresa ne possiede

entrambi questi beni, il redattore potrebbe procedere a suddividere la voce complessiva

separando i terreni dai fabbricati.

RAGGRUPPAMENTO. Si può operare solo fra valori omogenei. Ed è consentito quando

gli importi delle voci raggruppare siano irrilevanti e quando il raggruppamento giova

chiarezza al bilancio. Per esempio, potrebbe riguardare la voce assegni e denaro e valore

in cassa, quando si trovi di fronte a valori con importi modesti.

ADATTAMENTO. Se la particolare attività dell’impresa lo richiede, le denominazioni delle

voci devono essere adattate. Siamo in presenza di un obbligo che nasce dalla necessità di

rappresentare un quadro fedele. Per esempio, un’impresa che trasporti su rotaia. La voce

attrezzature industriali e commerciali potrebbe essere adattata in attrezzature di linea.

AGGIUNTA. Se manca una voce necessaria per il quadro federe bisogna aggiungerla a

quelle previste dallo schema di Stato Patrimoniale.

Anche nel caso delle aggiunte siamo di fronte a un obbligo. L’obbligo di aggiungere una

posta scatta quando questa non è riconducibile a nessuna di quelle presenti nello schema.

6.4 IL CRITERIO DI CLASSIFICAZIONE DELLE POSTE

All’interno delle sezioni, le poste sono organizzate e distribuite secondo un determinato

ordine. I valori che formano l’attivo sono suddivisi in quattro macro – classi.

Crediti verso i soci per versamenti ancora dovuti.

A. Immobilizzazioni.

B. Attivo circolante.

C. Ratei e risconti.

D.

Le attività sono classificate in base alla loro destinazione. Le immobilizzazioni sono tutti gli

elementi destinati a essere utilizzati durevolmente. Sono attività circolanti sono tutti gli

investimenti a breve termine che sono destinati al realizzo. 22

Esempio. Le partecipazioni, cioè gli investimenti nel capitale di rischio di altre imprese, si

possono trovare sia nelle immobilizzazioni che nell’attivo circolante. Le prime si

mantengono durevolmente nell’azienda, le seconde sono quelle che si vogliono alienare.

Per assicurare la continuazione nel tempo dell’azienda, è indispensabile che alcuni

investimenti restino durevolmente mentre altri siamo di breve tempo. Un elemento

patrimoniale, se collocato nell’attivo circolante è valutato in modo diverso da come

sarebbe rilevato nelle immobilizzazioni.

Anche le poste che formano il passivo dello Stato Patrimoniale sono organizzare in macro

– classi.

Patrimonio netto.

A) Fondi per rischi e oneri.

B) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato.

C) Debiti.

D) Ratei e risconti.

E)

Le passività sono classificate in base alla loro origine dei mezzi finanziari affluiti

dall’impresa, cioè mezzi propri o mezzi di terzi.

Attenzione a non fare confusione, il passivo e una cosa e il patrimonio netto un’altra. Il

legislatore ha individuato una specifica macroclasse che raccoglie tutti i valori di netto.

La disposizione delle poste patrimoniali è ispirata anche al criterio della liquidità/esigibilità

crescente, in cui si deve indicare in che misura crediti e debiti scadono entro od oltre

l’esercizio successivo.

Esempio, come si evidenziano gli importi che scadono entro od oltre i dodici mesi

successivi alla data di bilancio? Sono due le soluzioni.

La denominazione della voce è ripetuta aggiungendo ogni volta la qualificazione

A) opportuna esigibili entro l’esercizio successivo oppure esigibili oltre l’esercizio

successivo.

Crediti

a) Verso imprese controllate 900

- Esigibili oltre l’esercizio successivo 100

- Esigibili entro l’esercizio successivo

Totale 1.000

Si tratta di operare una suddivisione della voce interessata.

La colonna degli importi viene arricchita in due colonne interne.

B)

B.III.2. Crediti Oltre Entro Totale

a) 900 100 1.000

Verso imprese

controllate

L’indicazione degli importi con scadenza entro e oltre l’esercizio successivo rappresenta

un informazione preziosa per l’utilizzatore del bilancio.

CAPITOLO 7

LO STATO PATRIMONIALE L’ATTIVO

La sezione dello Stato Patrimoniale dedicata all’attivo mostra le fonti di impiego del

capitale, cioè in che cosa sono stata investiti i soldi raccolti dai diversi finanziatori. In

termini generali, gli investimenti costituiscono il complesso dei fattori della produzione

23

presenti nell’impresa alla fine dell’esercizio e dei quali ci si potrà avvalere per svolgere la

gestione del successivo esercizio. Poiché esistono diverse tipologie di investimento, come

a breve e a lungo periodo, il legislatore nella sezione dell’attivo ha suddiviso le

immobilizzazioni e attivo circolante.

I valori che formano l’attivo sono suddivisi in quattro macro – classi:

• A. Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti.

• B. Immobilizzazioni.

• C. Attivo circolante.

• D. Ratei e risconti.

Il cuore dell’attivo sono immobilizzazioni e attivo circolante. Le immobilizzazioni sono

costituite da elementi a essere utilizzati durevolmente nella gestione, mentre l’attivo

circolante, invece, raccoglie gli investimenti destinati al realizzo o al consumo, nei processi

produttivi, che derivano dallo svolgimento del ciclo operativo cioè dalla quotidiana attività

produttiva.

Le macro – classi crediti per versamenti ancora dovuti e ratei e risconti assumono un ruolo

marginale.

7.1 I CREDITI VERSO SOCI PER VERSAMENTI ANCORA DOVUTI

Per il capitale sociale non versato, la società vanta un credito verso i soci. Ciò avviene al

momento della costituzione di una società o in particolari fasi successivi a essa.

Il capitale sociale viene prima sottoscritto dai soci e poi successivamente versato,

venendosi a formare dei crediti dell’impresa nei confronti dei soci per la parte ancora non

versata.

Il credito della società verso i soci per i versamenti di capitale sociale rappresenta

un’ideale rettifica della consistenza del capitale sociale appostato nella sezione opposta

dello S.P. cioè le passività.

Esempio. L’impresa Alfa ha costituito il suo capitale sociale emettendo azioni per un valore

nominale di 1.000. I conferimenti siano previsti in denaro. I sottoscrittori hanno versato

l’importo minimo richiesto cioè il 25% del conferimento. La società, dunque, vanta un

credito verso i soci di 750. E il capitale sociale versato è di 250. Nello Stato Patrimoniale

abbiamo:

Attivo Passivo

A) A)

Crediti verso soci per versamenti ancora Patrimonio netto

dovuti 1) Capitale

750 1.000

In questa macro – classi non vengono inseriti i crediti verso i soci che derivano da

operazioni commerciali o finanziarie. Si possono iscrivere crediti comunque relativi a

operazioni che riguardano il patrimonio netto come, ad esempio, versamenti in conto

copertura perdite, versamenti in conto futuro aumento del capitale.

Gli amministratori possono chiedere ai soci il versamento degli importi ancora dovuti,

ponendo un termine entro il qauale ilv ersamente deve essere compiuto.

Se il socio non rispetta il termine, gli amministratori possono offrire le azioni ad altri soci. In

mancanza di offerte possono far vendere le quote a rischio e per conto del socio moroso.

L’inadempienza del socio determina lo stralcio del credito.

7.2 LE IMMOBILIZZAZIONI

La macro – classe B immobilizzazioni è suddivisa in tre classi di valori.

Immobilizzazioni immateriali.

I. 24

Immobilizzazioni materiali.

II. Immobilizzazioni finanziarie.

III.

7.2.1 LE IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI

Le immobilizzazioni immateriali sono investimenti caratterizzati dalla mancanza di

tangibilità, cioè che non hanno consistenza fisica ma che sono vitali per l’impresa. Lo

schema prevede 7 voci.

Costi d’impianto e di ampliamento B.I.1.

Sono anzitutto i costi per avviare l’impresa o per ampliarla in momenti particolari

successivi alla costituzione, come la trasformazione della veste giuridica o per ampliare

l’azienda o una parte di essa.

Costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità B.I.2.

Sono i costi per creare nuovi prodotti o processi aziendali.

Diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno B.I.3.

I diritti di brevetto rientrano nelle cosiddette creazioni intellettuali.

Concessioni licenze e marchi B.I.4.

Le concessioni sono provvedimento con la quale la pubblica amministrazione trasferisce

ad altri soggetti i propri poteri e diritti, con i relativi diritti e obblighi. Vi rientrano lo

sfruttamento dei beni pubblici, come il suolo demaniale, o alcuni servizi, come autostrade,

trasporti.

Le licenze sono autorizzazioni von le quali si consente l’esercizio di attività regolamentate,

come nel caso di licenze d’uso su brevetti. Il marchio è uno dei segni distintivi dell’azienda.

Le voci 1 e 2 sono denominati ONERI PLURIENNALI, le voci 3 e 4 BENI E DIRITTI

IMMATERIALI. B. Immobilizzazioni

I. Immateriali

Oneri Pluriennali B.I.1 B.I.2 Beni e diritti immateriali B.I.3 B.I.4

1) 3)

Costi di’impianto e di ampliamento Diritti di brevetto industriale e diritti di

utilizzazione delle opere dell’ingegno.

2) Costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità. 4) Concessioni, licenze e marchi.

Non sono separabili dal complesso aziendale, cioè Si possono separare dal complesso aziendale, cioè

sono oneri che non si possono vendere. si possono vendere e monetizzare.

Avviamento B.I.5.

Fra le immobilizzazioni immateriali si può ritrovare anche l’avviamento, ma solo quello

acquistato a titolo oneroso. Come noto l’avviamento è la differenza positiva fra il valore

economico del capitale aziendale e il valore contabile rettificato dello stesso capitale.

L’avviamento comprende una serie di fattori immateriali che rendono possibile, per

l’imprenditore, il raggiungimento nel futuro di extra profitti.

Si inserisce solo l’avviamento a titolo derivativo, cioè acquisito a titolo oneroso, e non

quello originario generato internamente. In altre parole, la società Alfa può rilevare nel suo

bilancio un importo a titolo di avviamento, solo se si è acquisita un’altra impresa, ad

esempio l’impresa Beta,e questa acquisizione ha comportato per Alfa il sostenimento di un

onere dovuto alle molteplici condizioni immateriali che danno vita all’avviamento

dell’impresa Beta. Alfa non potrà inserire in impresa il proprio avviamento.

Immobilizzazioni in corso e acconti B.I.6.

Finché non si ha la piena titolarità le immobilizzazioni sono in corso.

Altre B.I.7. 25

Per esempio, le spese sostenute per migliorie e adattamenti di beni di terzi. Costi di studi e

progettazione inerenti produzioni su commessa.

7.2.2 LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI

Le immobilizzazioni materiali sono beni di uso durevole, costituenti parte della struttura

permanente dell’impresa. Sono beni che si vedono e si toccano, cioè beni tangibili. La

classe è formata da 5 voci.

Terreni e fabbricati B.II.1.

Si tratta di terreni e immobili a uso civile e industriale.

Impianti e macchinario B.II.2.

Si contabilizzano sia gli impianti generici, cioè che presiedono a funzioni generali della

produzione, sia impianti specifici cioè dedicati a determinate lavorazioni.

Attrezzature industriali e commerciali B.II.3.

Fattori produttivi più modesti rispetto a ciò che può definirsi impianto, come gli utensili di

varia natura.

Altri beni B.II.4.

Si tratta di una posta a carattere residuale. Si riscontra la presenza di automezzi,

macchine da ufficio, mobilio e arredi.

Immobilizzazioni in corso e acconti B.II.5.

Le immobilizzazioni in corso sono una voce destinata ad accogliere valori di

immobilizzazioni materiali oggetto di produzione interna.

Fintanto che la produzione di tali beni non è terminata si deve ricorrere a questa voce, e

poi in seguito collocato in una delle altre voci più adatte.

7.2.3 LE IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE

La classe immobilizzazioni finanziarie è formata da 4 voci.

Partecipazioni B.III.1.

Il Codice sposa un concetto legale di partecipazione. Quando si indica che l’impresa Alfa

ha una partecipazione nell’impresa Beta si intende che Alfa possiede un certo ammontare

di titoli del capitale di rischio di Beta. Ciò al fine di partecipare nella gestione di tale

azienda. Possedendo una partecipazione si è soci di un’altra impresa. Pertanto se Alfa ha

una azione FIAT, tale partecipazione deve essere iscritta in bilancio.

La partecipazione è classificata nelle immobilizzazioni finanziarie se l’investimento è

destinato a uso durevole nell’azienda, altrimenti è iscritta nell’attivo circolante.

Ecco che la voce partecipazione è ripartita in quattro sotto – voci.

• Partecipazioni in imprese controllate.

• Partecipazioni in imprese collegate.

• Partecipazioni in imprese controllanti.

• Partecipazione in altre imprese.

In generale, si parla di controllo quando un’impresa ha il potere di determinare le scelte

gestionali e amministrative di un’altra impresa e di ottenere i relativi benefici.

Si controlla un’impresa quando si ha la maggioranza dei voti, cioè il 50% + 1. Quando la

società possiede voti sufficienti per esercitare comunque un’influenza dominante

nell’assemblea ordinaria dell’altra società. Nelle società con fenomeni di polverizzazione,

cioè grandi aziende con migliaia di soci, il controllo può essere raggiungo anche con un

pacchetto di voti limitato.

Un’impresa è in grado di esercitare il controllo di un’altra impresa quando si è in forza di

particolari vincoli contrattuali stipulati. Si pensi,ad esempio, nel caso in cui Alfa è, per

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Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher UniversitariaVM di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Contabilità e bilancio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Lepore Luigi.

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