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Introduzione alla psicologia della comunicazione

Concetti di base della comunicazione

Definizione e struttura della comunicazione

La comunicazione è un’attività complessa che necessariamente si sviluppa nelle relazioni interpersonali. L’esistenza di almeno due persone che interagiscono costituisce un aspetto fondante affinché possa svilupparsi qualsiasi processo comunicativo. La comunicazione sembra essere il mezzo più naturale e più efficace per consentire agli individui di scambiarsi contenuti cognitivi ed emotivi, sia quando condividono luogo e tempo in cui avviene lo scambio comunicazionale, sia quando non li condividono. La comunicazione avviene in un ambiente sociale, ne costituisce il naturale complemento ed è in questo senso che se ne deve sottolineare il carattere relazionale.

La comunicazione è stata oggetto di studio da parte della linguistica sia sotto il profilo della “costruzione” dei mezzi attraverso i quali i contenuti nella comunicazione vengono veicolati, come parole, sia sotto il profilo della determinazione delle regole che governano la produzione e la comprensione di tali mezzi. Un’importanza particolare va assegnata alla semiotica, ovvero alla disciplina che si occupa delle modalità con cui viene costruito il significato e di come i soggetti della comunicazione attribuiscono un senso ai contenuti della comunicazione stessa. Altri contributi si devono alla sociologia e alla psicologia.

  • Posto all’attenzione degli studiosi il ruolo della comunicazione nella determinazione dell’azione sociale;
  • Si attribuisce la funzione di comprendere e spiegare i processi cognitivi sottostanti all’attività comunicazionale, e il ruolo della comunicazione come elemento fondante nelle dinamiche interpersonali e nella manifestazione del Sé.

Diversi modelli; il più famoso è quello di Shannon e Weaver. La comunicazione può essere descritta come un sistema in cui una sorgente di informazioni invia a un destinatario un messaggio. Il messaggio viene trasformato da un apparato trasmettitore in un segnale attraverso un canale. I segnali giungono a un apparato ricevitore che li ritrasforma in messaggio prima di raggiungere il destinatario. Il modello lineare introduce anche il concetto di “rumore”, inteso come una forza qualsiasi che può interferire con la corretta trasmissione del segnale. Questo modello può essere facilmente utilizzato per descrivere la molteplicità e la varietà delle comunicazioni che gli individui effettuano nella vita di tutti i giorni. Un modello disegnato in tal modo non tiene conto di due aspetti centrali nella comunicazione interpersonale, ovvero l’intenzionalità associata all’espressione dei messaggi e il contesto in cui i messaggi vengono trasmessi.

Significato, intenzionalità e contesto

Il significato è una nozione centrale della comunicazione. L’indagine moderna del significato ha sviluppato una disciplina specializzata: la semiotica. Tre sono gli elementi costitutivi del significato e la loro relazione viene rappresentata nell’ormai classico triangolo semiotico che evidenzia i nessi esistenti tra un “simbolo” ovvero i sistemi segnali utilizzati negli “scambi” comunicativi, la “referenza”, cioè l’idea corrispondente al simbolo, e infine il “referente”, cioè la realtà rappresentata tal simbolo.

Il modello rende conto del fatto che il significato di un simbolo è dato dalla cooperazione di tre agenti: il simbolo (tavolo), il referente (l’elemento reale rappresentato dal simbolo) e infine la referenza (concetto mentale di ciò che viene comunicato). L’emittente quando dà inizio al processo comunicazionale, manifesta l’intenzione comunicativa al ricevente, che a sua volta interpreta il messaggio ricevuto attribuendogli intenzione comunicativa.

Grice ha introdotto una distinzione fondamentale tra due differenti livelli di intenzione comunicativa.

  • Il primo livello si riferisce all’intenzione informativa, cioè al fatto che colui che emette un messaggio vuole trasmettere al destinatario un determinato contenuto.
  • Il secondo livello si riferisce all’intenzione comunicativa, ovvero al fatto che colui che emette il messaggio vuole promuovere il coinvolgimento del destinatario per favorire la condivisione di ciò che il messaggio comunica.

I messaggi possono essere diversamente interpretati a seconda del contesto in cui vengono prodotti. Il contesto favorisce il ricorso da parte dei partecipanti all’implicatura conversazionale, ovvero all’impegno reciproco ad integrare il significato letterale del messaggio con conoscenze già possedute.

Regole della comunicazione

L’intenzione comunicativa si alimenta, in base ad alcune regole che consentono la gestione efficiente degli scambi comunicativi tra i partecipanti. Grice propone l’idea che negli scambi verbali sia sempre possibile individuare uno scopo comune e che i partecipanti all’interazione comunicativa agiscano rispettando un principio di cooperazione. Tale principio riassume un accordo di fondo fra i partecipanti e può essere definito come la necessità da parte di ciascun partecipante di dare il proprio contributo al momento opportuno. Il principio di cooperazione si articola in quattro regole, o massime conversazionali, che consentono ai partecipanti all’interazione di interpretare correttamente i contenuti e gli obiettivi degli scambi comunicazionali.

  • La prima è la massima della quantità e suggerisce che i partecipanti all’interazione comunicativa debbano fornire soltanto le informazioni necessarie per comprendere il messaggio.
  • La seconda è la massima della qualità e assume che i partecipanti facciano affermazioni vere, o affermazioni che possono essere sostenute da prove.
  • La terza massima è quella della relazione, con la quale si assume che i partecipanti forniscano informazioni pertinenti con l’interazione comunicazionale.
  • La quarta massima è quella di modo e si riferisce al fatto che gli interlocutori debbano considerare il modo in cui il contenuto della comunicazione deve essere espresso, cercando di essere chiari.

L’interazione comunicativa, come la conversazione, deve rispettare anche le regole che permettono la gestione dell’avvicendamento dei turni (turn taking) per garantire uno sviluppo virtuoso della conversazione e per superare i limiti cognitivi che rendono problematico l’ascoltare e contemporaneamente il parlare. Se ne occupò Duncun che individuò una serie di indizi verbali e paralinguistici che segnalano la volontà del parlante di cedere il turno, in altre circostanze di richiederlo e in altre ancora di mantenerlo. I parlante può ricorrere all’intonazione, alla pronuncia della sillaba finale ecc.

Comunicazione come azione

Il processo di comunicazione può anche essere visto come una sequenza di azioni nella quale dire qualcosa equivale a fare qualcosa. La teoria di Austin sostiene che l’uso del linguaggio equivale a mettere in atto un’azione. Austin parla di atti linguistici che possono essere distinti in 3 categorie:

  • Gli atti locutori consistono in ciò che un parlante dice;
  • Gli atti illocutori coincidono con le intenzioni comunicative del parlante;
  • Gli atti perlocutori si riferiscono agli effetti che il parlante produce sull’interlocutore.

La teoria degli atti linguistici mette in evidenza l’aspetto intenzionale degli scambi comunicativi e sottolinea che ciò che viene trasmesso attraverso un enunciato è qualcosa di più del mero significato letterale. Gli atti linguistici possono inoltre essere distinti in base alla “forza” degli atti stessi.

Competenza comunicativa

Secondo Parks la competenza comunicativa rappresenta il grado con cui gli individui soddisfano e percepiscono di aver soddisfatto i loro scopi in una data situazione sociale. In questa definizione i concetti di intenzionalità e di consapevolezza si intrecciano con quello di efficacia. La competenza comunicativa si articola in 3 dimensioni principali:

  • La competenza sintattica, che si riferisce all’aspetto formale del messaggio, consiste nella capacità di produrre frasi formalmente corrette e di comprenderle come tali in base alle regole grammaticali;
  • La competenza semantica che si riferisce agli aspetti di contenuto e consiste nella capacità di associare le parole agli oggetti, eventi o situazioni a cui corrispondono;
  • La competenza pragmatica riguarda il contesto comunicativo e consiste nella capacità di comunicare tenendo conto del contesto in cui avviene la comunicazione. Considerare il modo in cui una certa cosa viene detta.

Comunicazione verbale

Varie specie appartenenti al regno animale possiedono differenti modalità di comunicazione. Franks e Richardson parlano di un vero e proprio processo di insegnamento e di apprendimento. La trasmissione delle conoscenze è uno dei segreti del successo evolutivo. La psicolinguistica è la disciplina che si occupa dei meccanismi sottesi alla comprensione e alla produzione del linguaggio, e prende le mosse del lavoro pionieristico di Chomsky che, per spiegare come in così breve tempo i bambini siano in grado di padroneggiare uno strumento complesso quale l’uso della lingua, ipotizzò l’esistenza di un meccanismo innato, chiamato LAD (Language Acquisition Device), in grado di attivarsi sotto lo stimolo di una qualunque lingua parlata. La teoria formulata da Chomsky, chiamata generativo-trasformazionale, contiene le regole di riscrittura e le regole trasformazionali.

Le regole di riscrittura, che mettono in luce la descrizione strutturale di una frase, consistono nella riscrittura di alcuni simboli in altri simboli, e vengono applicate fino a che non si ottiene una stringa di elementi che non è scomponibile ulteriormente. La frase passiva “la mela è mangiata dal bambino” è ottenuta tramite una regola trasformazionale. Una trasformazione è un’operazione che agisce sulla struttura superficiale della frase e che, aggiungendo diversi elementi informativi produce una stringa diversa dall’originale. La struttura frasale proposta da Chomsky mette in risalto la distinzione fra struttura profonda e struttura superficiale.

Secondo Chomsky la frase dichiarativa attiva è la frase più semplice, e ogni trasformazione richiede del lavoro cognitivo. Una logica conseguenza di questa assunzione prevede che tante più sono le trasformazioni compiute sulla frase, tanto maggiore sarà il tempo necessario per l’elaborazione. Le frasi attive sono le più semplici da elaborare, seguono le passive, le negative e le passive negative.

Le informazioni semantiche provenienti dalle parole contenute nella frase costituiscono degli indici rilevanti per l’elaborazione della frase. Un’interessante ricerca di Wegner ha studiato gli effetti delle insinuazioni indotte dai mezzi di comunicazione di massa. I risultati mostrarono che i titoli formulati in forma affermativa producevano i giudizi più negativi e che i titoli neutri generavano i giudizi meno negativi. Una delle ipotesi che cerca di spiegare il giudizio negativo generato dall’insinuazione si rifà ai principi di cooperazione della teoria sulla comunicazione. Secondo tale ipotesi le persone che ricevono un messaggio assumono che le informazioni in esso contenute siano ragionevoli e plausibili. Da questo punto di vista l’effetto negativo delle insinuazioni può derivare dalla tendenza ad accettare come vera un’asserzione per il semplice fatto che essa è stata fatta. Se qualcosa viene detto, forse un fondo di verità c’è.

Un altro concetto chiave della teoria chomskiana si rifà alla distinzione tra la nozione di competenza linguistica (competence), riconducibile alla conoscenza implicita nelle regole che governano la lingua, e il concetto di esecuzione (performance), che si riferisce ai comportamenti linguistici realmente osservati. La distinzione tra competenza ed esecuzione ha permesso ai linguisti di spiegare il motivo per cui il prodotto della fase di esecuzione non sempre corrisponde a quello previsto dal livello di competenza.

Comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale, si articola in un universo di segnali molto diversi tra loro per natura e complessità che hanno come caratteristica comune il non avere parole né scritte né dette. La differenza principale tra comunicazione verbale (VC, Verbal Communication) e non verbale (NVC, Non-Verbal Communication) è proprio l’assenza di “verbo”, o parola, che caratterizza la comunicazione verbale, mentre è assente in quella non verbale. La forza della comunicazione verbale è la specificità, la forza di quella non verbale è l’immediatezza.

In presenza di comunicazioni contradditorie, di solito prevale la non verbale sulla verbale. La comunicazione non verbale può essere codificata in modo esplicito e intenzionale o in modo più sottile e addirittura inconsapevole. Le risposte comportamentali sono la postura, le espressioni facciali, mentre le risposte fisiologiche sono la sudorazione, la dilatazione delle pupille. Non essendo intenzionali vengono in genere definiti segnali non verbali. La capacità di codifica da un lato e di interpretazione dall’altro di tali espressioni non verbali è una competenza sociale cruciale per vivere in una comunità.

I sistemi della comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale viene tipicamente distinta in sistemi:

  • Il sistema vocale, le pause e i silenzi;
  • Il sistema cinesico, la mimica facciale;
  • Il sistema prossemico, il contatto fisico.
  • Trattata a sé la comunicazione visiva attraverso immagini rappresenta il quarto livello di comunicazione non verbale.

Il sistema vocale

Il sistema vocale include tutti quei segnali legati alla comunicazione verbale orale che non hanno a che fare con le parole e la loro semantica. Può integrare le parole esprimendo significati aggiuntivi, orientare l’interpretazione delle parole e modulare il significato attribuito loro. Consente una comunicazione immediata, semplice, diretta, efficace anche quando fonte e ricevente sono fisicamente distanti.

La comunicazione non verbale vocale è rappresentata dalle seguenti caratteristiche paralinguistiche della fonia:

  1. Il tono ha a che fare con la frequenza della voce e la sua modulazione e consente di variare profondamente il significato di una frase;
  2. L’intensità consiste in pratica nel volume della voce e nella sua modulazione e consente di modificare l’accento enfatico su singole parole oppure di esprimere stati emotivi.
  3. Il tempo consiste nella velocità e nel ritmo con cui si parla e comprende anche le pause.

Il silenzio merita una riflessione a parte, in quanto è uno strumento di comunicazione spesso sottovalutato ma estremamente potente e complesso. Il silenzio è di per sé un segno comunicativo. Secondo Bruneau e Thomas, i silenzi si dividono in:

  • Silenzi psicolinguistici, interrompono la continuità del parlato e plasmano correzioni, possono eventualmente indicare un momento di esitazione. Danno la possibilità alla fonte di chiarire o correggere un messaggio;
  • Silenzi interattivi, sono legati all’interazione tra i comunicatori, marcano i confini del dialogo facilitando il processo di presa di turno.
  • Silenzi socioculturali, hanno a che fare con le norme sociali. Le culture occidentali hanno turni molto veloci interrotti da brevi silenzi, mentre le culture orientali allungano i tempi del silenzio.

Secondo Jensen gli ambiti del silenzio sono principalmente 5:

  1. Funzione di creazione o scioglimento di un legame: per esempio si rispetta un minuto di silenzio per ricordare una persona mancata;
  2. Funzione affettiva, il silenzio può rinforzare o indebolire un legame affettivo;
  3. Funzione rivelatrice: si tace per nascondere un’informazione o per rivelare una verità;
  4. Funzione di giudizio: può esprimere approvazione o disapprovazione;
  5. Funzione di attivazione: può suggerire che la persona si sta preparando a dire o fare qualcosa.

Il silenzio è dunque caratterizzato dall’ambiguità risolta attraverso la lettura del contesto.

Il sistema cinesico

Il sistema cinesico è forse il più ampio sistema, in quanto include segnali codificati e intenzionali e segnali invece spontanei e coinvolge tutta la muscolatura corporea. La mimica facciale è la cartina di tornasole dei nostri sentimenti, degli stati emotivi che stiamo vivendo. Il ruolo del contesto culturale nella codifica e decodifica della mimica facciale è ridotto in quanto le emozioni principali vengono universalmente riconosciute.

Interessante è il ruolo dello sguardo. Il primo ruolo è quello del legame con l’oggetto di attenzione. Importante nella gestione dei turni. L’importanza dello sguardo nella comunicazione è dimostrata dalla stessa conformazione dei nostri occhi: a differenza di altre specie animali, la forma dei nostri occhi fa sì che i movimenti oculari siano molto visibili, consentendo ai nostri simili di capire dove stiamo guardando.

Seguendo la classificazione proposta da Annoli, i gesti si suddividono in 6 tipologie:

  1. Gesticolazione, è costituita da quei gesti che servono ad illustrare un concetto che viene contemporaneamente espresso con il linguaggio verbale.
  2. Pantomima, rappresentazione gestuale di un’azione o una situazione.
  3. Emblemi, sono gesti convenzionali dal significato ben preciso.
  4. Gesti deittici, sono usati per indicare e spostare l’attenzione dell’interlocutore in una certa direzione.
  5. Gesti motori, sono semplici movimenti ripetuti (far tremare una gamba), spesso segnalano ansia.
  6. Linguaggio dei segni a differenza di tutte le comunicazioni non verbali ha un livello di convenzionalizzazione paragonabile al linguaggio verbale.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Arianna21 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione e persuasione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Carraro Luciana.
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