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L'io impresa di Bonani

Capitolo 1. Affrontare il campo estetico del business

Si devono capire quali sono gli impulsi che vengono forniti all’individuo per entrare in una vita detta attiva. Il soggetto, l’io maturo, uscito dalle coccole materne, dovrebbe diventare imprenditore di se stesso e deve prepararsi intellettualmente e tecnicamente ad esserlo. In Europa sul totale degli inoccupati, oltre il 12 per cento della popolazione in età attiva, almeno un terzo è costituito da persone che positivamente rifiutano l’occupazione produttiva; preferiscono perciò restare ai margini dei sistemi di lavoro e si accontentano di qualcosa che la maggioranza della popolazione considera pura sopravvivenza.

Riguardante l’esclusione volontaria dal lavoro, bisogna considerare l’importanza del dato per alcune ragioni fondamentali:

  • È una situazione basata sull'opulenza complessiva di una società che attraverso i sistemi di welfare può sostenere soggetti non produttivi.
  • L’inoccupabilità cronica di molti soggetti è data dalla copertura economica dovuta ai nuclei familiari, ovvero all’iperprotettività e alla sua incidenza negativa sull'occupabilità di soggetti più giovani comporta polemiche intergenerazionali, senza sbocchi concreti.
  • La fuga dal lavoro è un fenomeno storicamente basato sulle conclusioni estreme della filosofia edonistica, motivo conduttore dell’economia capitalistica estetica di oggi. Gli inoccupati volontari e i lavoratori in nero occasionali sfruttano i margini del consumismo.

Con tale forma di marginalizzazione estetica vi è anche il tema della diffusione planetaria dei beni di allucinazione (droghe) che comportano comportamenti riguardanti mondi alternativi. In tal caso, si avranno sia casi di scelte di autoesclusione individuali sia la creazione di comunità di resistenza che si oppongono alle logiche dell'economia produttivistica.

La Bier mostra che la gente tende a vedersi come un bene di consumo, venduto da altri, che deve presentare solo l’immagine più vendibile. Ci si adatta, anche per colmare quel senso di vuoto dovuto dal mettere a disposizione parti del proprio Sé allo scopo di essere adatti e di essere approvati. Il punto di fuga da questa situazione è passato attraverso diverse fasi nell’ultimo trentennio. Ad aprire la breccia verso una nuova, differente normalità dell’executive è stato l’emergere della figura dello yuppie: giovane professionista che, ponendosi di raggiungere rapidamente una elevata posizione sociale, cura molto la propria immagine e vive una intensa vita di relazione.

Lo yuppie è un nuovo carrierista, ovvero un soggetto economico degli anni '80 che riconosce più valore al risultato intelligente, che all’età di servizio, richiede compensi speciali per prestazioni speciali. Essi hanno quindi creato un gap di comunicazione con il management consolidato, detto establishment, di cui non riconoscevano l’autorità. Tale atteggiamento corrisponde alla ricerca di un deeper sense of meaning of work, un senso più profondo del significato del lavoro. Il fenomeno yuppie ha generato molta dinamica aziendale che ha rinforzato la capacità innovativa delle imprese.

Tuttavia, all’inizio del nostro secolo, al carrierismo hanno preso posto gli hedge-hunters, ovvero gente che rappresenta il lato oscuro (dark side) della nuova normalità. Il loro standard di successo implica un desiderio smodato per il potere, la posizione di comando e il profitto, a cui si associano anche un bisogno eccessivo di presenzialismo, cura esasperata dell’immagine, sfrontatezza. Non casualmente sono protagonisti di scandali finanziari internazionali, diffusi utilizzatori di eccitanti artificiali delle loro prestazioni quotidiane e clienti sempre più numerosi dei gabinetti di psicanalisi. Sono testimoni di vuoto interiore, con un io debole, senza valori, privi di leader ispiratori, nessuna visione della vita, se non l’attimo in corso.

Secondo Marcum e Smith, la nostra è l’epoca dell’egonomics, economia in cui l’ego è il più grande patrimonio. Ego deriva dal greco, io, me stesso, che indica la propensione a mettersi al centro dei processi decisionali delle imprese. Un forte ed equilibrato ego equivale a talento, alto quoziente intellettivo, immaginazione, formazione, esperienza, visione, desiderio. L’ego agisce come un radicale libero. Una dose eccessiva si traduce però in arroganza, mentalità chiusa, insicurezza, presunzione. Tutto ciò definisce la personalità patologicamente centrata su se stessa e deriva dal debordare dell’ego. Per l’impresa, l’ego squilibrato è una minaccia costante perché conduce a decisioni senza fondamento. Il 50% delle decisioni gestionali non vanno infatti a buon fine.

  • 1/3 dei fallimenti è dovuto all’incaponirsi, all’ostinazione, all’impuntatura.
  • 2/3 dei dirigenti aziendali non esplorano mai la possibilità di alternative dopo che si sono fatti un’idea sulla soluzione.
  • 8 manager su 10 portano avanti le proprie soluzioni con editti obbligatori e con azioni persuasive inevitabili.

L’atteggiamento giusto con cui entrare nel campo dell’impresa e dell’imprenditorialità personale è marcato dalla necessità di cercare e trovare giuste forme di equilibrio. Il quale risiede nella ricerca prudente di conferme dai dati, dalla capacità di confronto, dalla prudenza di valutazione e dalla paziente attesa dei risultati.

Secondo i consulenti di comportamento organizzativo, gli atteggiamenti da evitare nel business in forma smart sono legati a 4 trappole comuni:

  • Compararsi con gli altri, per dar a vedere che si possiede un alto spirito competitivo.
  • Mettersi sulla difensiva, per evitare critiche o quesiti troppo difficili.
  • Esibire la propria brillantezza.
  • Cercare approvazione a tutti i costi per le proprie scelte.

Queste 4 posizioni dell’ego debole non aiutano a far emergere la smartness (bravura e scaltrezza) del candidato al colloquio di selezione. La qualità dell’ego deve presentarsi all’esterno senza forzature e basarsi sulla capacità di dare risposte. Secondo Marcum e Smith le grandi virtù dell’equilibrio nell’epoca dell’egonomics sono:

  • Umiltà
  • Curiosità
  • Precisione, intesa come ricerca costante e adesione alla verità delle cose.

L’equilibrio è dato dal bilanciamento; la business person integrale deve saper vivere con i suoi punti di forza e anche con le loro specularità, che possono apparire come punti di debolezza anche se sono invece necessarie complementarietà. Gli analisti della egonomics propongono una lista significativa di punti di forza caratteriali e dei loro complementi duali:

  • Ambizioso – Altruista
  • Carismatico – Pratico
  • Competitivo – Collaborativo
  • Convinto – Spregiudicato
  • Deciso – Recettivo
  • Determinato – Flessibile
  • Diretto – Diplomatico
  • Impavido – Discreto
  • Indipendente – Inclusivo
  • Intenso – Disponibile
  • Motivato – Paziente

The color code è un metodo di analisi comportamentale inventato e prodotto da un medico che a causa di un grave incidente stradale perde la memoria e la recupera lentamente. Da questa esperienza, nelle vesti del consulente aziendale, ricava gli elementi per definire 4 categorie di personalità che descrivono l’orientamento generale dei responsabili d’impresa verso i valori della vita e del lavoro. Le categorie proposte sono colorate. Il quadrante completo viene usato per un esercizio di formazione manageriale. La via produttiva è un mix di colori, di scelte e di esperienze: la personalità del businessman positivo è plurale e policroma.

Prima lettura: il campo della vita produttiva

Lo sviluppo della mente e dell’intera persona umana sono assimilabili all’esplorazione di un campo in cui l’individuo e le sue aggregazioni sociali si relazionano usando strumenti di riferimento più o meno evoluti, comprensibili. Secondo Freud, il campo di esplorazione psichica è uno scavo archeologico che deve portare alla luce il materiale nascosto nei sotterranei della mente. Tuttavia, le dottrine analitiche dopo Freud intendono capire meglio l’intreccio “interno – esterno” della psiche, poiché non vi è solo il profondo.

Inoltre, la persona normale non può comportarsi sempre come un analista, il quale sa che nessuno è al riparo né da avvenimenti catastrofici, né dagli effetti devastanti del proprio teatro interno. Non tutti sono psicologi, ma tutti sono umani. L’analista si occupa dello stato della persona attraverso la decifrazione dei simboli che la persona stessa esprime: stimoli, sogni, attività. Elaborando tale materiale, l’analista contribuisce alla costruzione di un mondo possibile in collaborazione con il proprio paziente, interferendo nel campo di esperienza e modificandolo, orientando la comprensione autonoma del significato presente dell’esistenza.

La psicanalisi cerca di ritrovare e interpretare proprio i fattori che costituiscono la trama di quell’evento che gli esistenzialisti chiamano l’essere-gettati-nel-mondo e di quella realtà che è l’esser-ci, l’essere-qui, la presenza obbligata nel mondo, il dovere di esistere. L’individuo affronta il campo dell’esistere fin dai primi giorni di vita come luogo opaco. Lo spazio da percorrere e conquistare appare come un complesso di immagini e stimoli indistinti che vengono trasformati in simboli.

Il fenomeno del consolidamento del sapere e della nascita del pensiero razionale è definito processo di apprendimento. Esso si basa sulla continua somma moltiplicativa (cumulativa ed espansiva). Ogni simbolo è infatti ambivalente: in parte opaco, ovvero limitato, trasposto, filtrato, ma in parte anche trasparente, significante. La razionalità pura è un obiettivo, ma non è mai una conquista definitiva. La persona deve tendere alla razionalità, ma non deve farsene possedere in maniera assoluta. La battaglia per la razionalità dipende da un comandamento sociale obbligatorio dell’esistenza individuale. Per tale motivo è stata creata l’educazione e abbiamo eretto le scuole. Ogni giovane deve mostrarsi sempre più razionale perché gli individui e le collettività intorno richiedono che i suoi comportamenti siano comprendibili e regolabili.

Freud ha segnalato l’inevitabilità genetica della strutturazione razionale della mente umana, in quello che ha definito il passaggio dall’Io al Super-Io, che avviene attraverso la gestione attiva ma problematica dei complessi profondi della psiche. Il Super Io è il punto di arrivo cui ambisce la personalità strutturata, il cemento della civiltà.

Nella visione ottimistica delle teorie psicanalitiche, molti problemi per lo sviluppo equilibrato della personalità dipendono da un misterioso odio che il Super-io nutre per l’inconscio, che non riesce a dominare completamente. Attraverso la terapia, l’Io viene riportato a convivenza con le pulsioni primarie della persona e attraverso l’accettazione equilibrata di immagini, simboli e razionalizzazioni, l’Io può trovare il senso dell’equilibrio nello sviluppo.

Tuttavia, il problema principale dell’essere razionale è la sua potenziale rigidità. Il filosofo Heidegger dice che l’essere gettati nel mondo trova un suo punto di bilanciamento in un ambiente specifico per ogni persona che suggerisce di chiamare contesto di appagamento.

La psicanalisi di orientamento antropologico ha insistito sulla necessità di accettare il corpo a corpo con la realtà e che la persona deve capire il senso positivo del conflitto e lasciare spazio al desiderio e alle sue complessità. Solo il desiderio può produrre grandi individualità.

Con Lewin, autore di una delle più rilevanti esplorazioni del significato del campo psicologico dell’individuo, comprendiamo anche l’agire politico ed economico della persona. Il campo è infatti inteso come luogo dove confluiscono le relazioni dirette fra lo stato momentaneo della persona e la struttura del suo ambiente psicologico. In tutte le situazioni va considerata l’intera vicenda in corso, gli stati momentanei e occasionali della psiche del soggetto. Sono i progressivi stati momentanei dell’individuo che costituiscono e spiegano il contesto di appagamento di cui ha parlato Heidegger. Ogni dato momento nella vicenda vitale della persona è leggibile come campo di forze, dentro cui si identificano e perseguitano alternative di comportamento.

Ogni punto del campo di forza è diverso dagli altri: ci sono elementi fisici, energetici e motivazionali diversi. Il campo psicologico è dato dalla sequenza e dalle interrelazioni dei campi di forza degli attori che producono pensieri, sogni, proposte, decisioni, azioni e valutazioni.

La consistenza e la continuità del campo psicologico dipende dalla capacità di interpretazione che l’individuo è in grado di esprimere in rapporto alle dinamiche del territorio in cui si muove. Lewin ha coniato l’espressione regioni della mente, fra loro in relazione che consentono o inibiscono l’attività. La persona può essere letta e decifrata in termini topologici. La sua evoluzione è un tragitto che richiede di affrontare e superare barriere. Secondo Lewin, ogni situazione è di per sé costruttiva. Decisivi sono i livelli di interesse, aspirazione e consistenza che l’individuo manifesta per conseguire il successo nell’azione. Il fattore continuità è un elemento decisivo. La ripetizione dell’azione significativa consolida ciò che si definisce abilità o competenza operativa.

Il tema della continuità psicologica rivela l’altro componente fondamentale dell’esperienza mentale ed emotiva, ovvero il tempo. Il movimento della persona nel campo vitale è scandito da passaggi temporali cui le società e civiltà hanno assegnato significativi rituali e produttivi vincolanti. La persona tende ad avere paura del tempo perché le sono assegnate scadenze con risultati obbligati; infatti, apparentemente, la persona è obbligata senza alternative.

Il tempo fa risaltare, soprattutto nello spazio psicologico dell’adulto, il significato economico dell’attività umana. Nel tragitto verso il proprio orizzonte, l’uso del tempo assurge come principale parametro di conseguimento dei risultati. Le persone soffrono un tempo pieno di incombenze e maturano reali o immaginari di stress. Senza il lavoro inoltre, il tempo per loro si svuota. Cercano infatti il tempo libero nel proprio campo di sviluppo e poi lo riempiono di nullità.

Secondo il pensiero comune, la persona normale è quella che accetta le regole dell’istituzione esterna (prima la famiglia e poi la società, e nelle società, i compiti di lavoro). È normale colui che fa violenza alle sue tendenze profonde e incanala al comune sentire con la fatica del vivere; tende inoltre ad avere paura del tempo. La persona in equilibrio esistenziale è in grado di raccontare la propria storia. La capacità di racconto della vita, storytelling del tragitto sul e nel campo, è un chiaro segnale di possesso e controllo della continuità psichica.

Ogni discontinuità cognitiva ed emotiva dà spazio a complessi e difficoltà di autoidentificazione che Jung descrive come parti psichiche frantumate della nostra personalità. Inoltre, secondo Jung, non esiste equilibrio senza un termine di opposizione. Ogni azione e realtà corre verso il suo contrario. La vita è come il respiro: l’inspirazione cerca l’opposto, l’espirazione. Solo così c’è equilibrio.

Il più importante meccanismo di difesa che la persona dovrebbe usare nel campo dello sviluppo è l’accettazione della sfida. Il corpo a corpo con la realtà favorisce l’esaltazione energetica ed allontana l’avvento della nevrosi. Per anticipare l’evento nevrotico e il bisogno di terapia esterna, il campo va affrontato ogni giorno formulando il giusto livello di motivazione, intesa come percezione chiara ed anticipata dei risultati positivi cui condurrà l’azione proiettata nel suo giusto tempo di esecuzione. Un lieve stato di nevrosi non può essere evitato da nessun essere umano.

Nel contesto del lavoro umano, alcune diffuse risposte nevrotiche sono date per normali, anche se provocano notevoli danni. Ad esempio: l’attivismo, permette di sperimentare temporanei sensi di vitalità, ma nel medio-lungo periodo è emotivamente letale poiché scambiato per eroismo sociale; l’aggressività, tende ad imporre all'esterno le proprie visioni settoriali e viene tollerata se fa aumentare la produttività delle organizzazioni.

Secondo Binswanger, volontà e pazienza sono termini di riferimento per gestire fatica e sofferenza e per attraversare il campo mantenendo la propria unicità personale. Caruso, invece, suggerisce di leggere nelle sindromi psicanalitiche non solo l’espressione del destino individuale, ma anche quello della società che lo esprime. Caruso sostiene che l’organismo vivente si crea, modifica e si adatta. La consapevolezza della fragilità degli strumenti con cui affronta il campo può aiutare la persona a reggersi trovando sempre il baricentro di forze dentro se stessa.

Nella costruzione del nostro Super Io, sembra spesso che il mondo ce la metta tutta a tentare di plasmarci contro la nostra vocazionalità profonda. Un compito di vita mancato sembra portare comunque l’impronta dell’alienazione.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale.mazz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione d'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Bonani Gian Paolo.
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