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digiuno, rinunciava al sonno non si lavava mai e mai ungeva d'olio il suo corpo. Aveva la capacità

di curare i malati, fu allora che persuase molte persone a optare per la vita eremitica e vennero così

fondati molti monasteri nelle montagne, il deserto fu abitato dai monaci che avevano lasciato le loro

case, morì nel 356 a 105 anni. L'imperatore gli scrisse una lettera che Antonio non volle ricevere

sinché non gli fu assicurato che l'imperatore era cristiano. La forma comunitaria o cenobitica del

monachesimo venne fondata da un contemporaneo di Antonio di nome Pacomio. Dopo aver prestato

servizio militare nell'esercito imperiale e aver fatto apprendistato presso un eremita decise che il

modello militare era più adatto alla vita monastica. I monaci venivano raggruppati nelle diverse

case a seconda delle loro occupazioni, particolare accento veniva posto sull'obbedienza: i monaci

comuni erano sottoposti al capo della loro casa che a sua volta riferiva all'abate. Un angelo riferì a

Pacomio una regola ovvero una serie di dettagliati regolamenti scritti in una tavoletta di bronzo.

Uno dei suoi successori tradusse questo documento in copto, greco e poi latino. La più completa

versione a noi pervenuta è la traduzione latina di Gerolamo risalente al 404. Essa tratteggia il

quadro di un monastero circondato da un muro comprendente una cappella, un refettorio, un locale

per gli ammalati e una foresteria. I monaci dormivano in cella individuali senza serratura, non

possedevano alcuna proprietà se non un pagliericcio per dormire, due testi senza maniche e poche

altre cose di prima necessità. Si richiedeva qualche conoscenza delle scritture e un minimo di

alfabetismo. Qualsiasi cosa facessero i monaci dovevano tenersi distante almeno un cubito l'uno

dall'altro, non potevano rivolgersi la parola ad alcuno al buio, non potevano lasciare l'area del

monastero senza permesso. Il monachesimo costituiva una minaccia per la Chiesa istituzionale, il

monaco va ripetuto, era un cristiano laico che seguiva la lettera di ingiunzione di Cristo. Cercava di

essere il cristiano perfetto e di tornare alla semplicità dei templi apostolici. Il monaco riteneva che

vi fosse una sola regola quella del Vangelo quindi cercava la perfezione non dentro la chiesa ma al

di fuori di essa. Anche Sant'Antonio giunse alla santità senza alcun ricorso al clero. Il ministero

della Chiesa, la sua liturgia, ciò che essa predicava risultavano pressoché irrilevanti. L'allarme

avvertito da alcuni membri dell'episcopato risulta evidente nei canoni del concilio di Gangra 341ca

che costituiscono uno dei più antichi documenti sul monachesimo. Il problema era causato da un

certo Eustazio egli infatti secondo il documento scioglieva matrimoni, insegnava che le persone

sposate non avevano speranza di salvezza, non temeva la Chiesa costringeva le donne a indossare

vesti maschili e tagliarsi i capelli. Nonostante tutto non fu bollato come eretico ma giunse a

conseguire la dignità vescovile ed esercitò un considerevole influsso su San Basilio che è ritenuto

un pilastro della Chiesa. Il prestigio di Sant'Atanasio vescovo di Alessandria contribuì ad appianare

l'opposizione tra Chiesa e monachesimo. Scrisse la vita di Antonio dove sottolineò il rispetto

nutrito dall'eremita nei confronti del clero secolare, si servì di Antonio quale strumento utile per le

sue dispute dottrinali con gli eretici. Si giunse così ad un compromesso con l'accettazione delle due

vie: monachesimo e clero. Si sosteneva inoltre che l'esistenza dei monaci era benefica per tutti.

Subito dopo Antonio e Pacomio la storia del monachesimo è una storia di espansione geografica, il

modello cenobitico e quello eremitico si combinarono in una grande varietà di modi, sappiamo per

esempio che in Palestina il monachesimo venne introdotto da Sant'Ilarione discepolo di

Sant'Antonio, si ricorda inoltre San Gerasimo famoso per il suo leone addomesticato. Alcuni eremiti

scelsero di vivere come bestie selvagge, rifiutandosi di usare il fuoco e nutrendosi di vegetazione.

Altre si caricavano di catene o si rinchiudevano in gabbie come San Simeone stilista morto nel 459

conseguì celebrità stando ritto su una colonna la cui altezza venne aumentata fino a 40 cubiti.

L'unico santo bizantino fu David di Mesopotamia che sia appollaiò su un albero come un uccello.

Nel 357 il giovane San Basilio intraprese un viaggio in Mesopotamia, Siria, Palestina ed Egitto per

scegliere la vita più adatta a lui, pervenne alla conclusione che l’anacoresi adatta a lui era quella di

Sant'Antonio. Fondò una comunità a Ponto, fu dalla Siria che il monachesimo raggiunse

Costantinopoli. L'attrazione esercitata sui monaci dalla capitale può capirsi dalla vita di San Daniele

stilista. Giunse a Costantinopoli per predicare, consolidò la sua reputazione affrontando i demoni in

un tempio pagano abbandonato e curando da una malattia il patriarca Anatolio. Daniele seguendo

l'esempio di Simeone montò su una seconda colonna più alta della prima poi su una terza le cui

fondamenta vennero gettate dall'imperatore in persona cui Simeone aveva predetto la nascita di un

figlio, venne costruito un complesso monastico dedicato a San Simeone e le tue reliquie furono fatte

giungere ad Antiochia. I primi monasteri non vennero fondati nelle città ma al di fuori delle mura

costantiniane. La presenza dei monaci nelle città era infatti proibita da una legge promulgata da un

imperatore devoto come Teodosio I che ordinava loro di abitare luoghi deserti e desolata solitudine,

la legge però si dimostrò controproducente e dopo due anni venne abrogata. Particolarmente

importanti sono anche i cosiddetti santi folli. L’idea della simulazione di follia non era nuova, si

presentò la prima volta nel quarto secolo in un contesto cenobitico. L'intento di tale esercizio era di

accrescere le proprie umiliazioni in terra da raccogliere ricompensa più grande in paradiso. Diverso

però fu il motivo che sembrerebbe avere ispirato il più famoso Santo folle: San Simeone di Emesa.

Egli era volto alla riforma spirituale dei più disprezzati ossia le prostitute e gli attori, alla

conversione degli ebrei e degli eretici. Accettava strani lavori nelle taverne, si accompagnava donne

di malaffare si comportava indecorosamente in chiesa. Per ovvie ragioni San Simeone non trovò

molti imitatori. Dalla loro originaria condizione di emarginati e volontari della società i monaci ben

presto divennero eroi popolari. Veniva loro chiesto di pagare un prezzo che consisteva

nell'accettazione delle regole imposte dalle autorità ecclesiastiche già dal quinto secolo troviamo

che i monaci di una diocesi vengono controllati da un vescovo di villaggio o da un ispettore.

Giustiniano decretò inoltre che tutti i monaci affrontassero un tirocinio di tre anni, che dormissero

nel medesimo edificio da controllarsi l'un l'altro più da vicino. Tra tutte le classi sociali quella

monastica fu forse la meno vulnerabile dalla catastrofe del settimo secolo, alcuni monaci vennero

massacrati altri fuggirono in Occidente, ma anche sotto la dominazione araba i monaci ortodossi

seppero conservare i loro principali insediamenti in Palestrina e monte Sinai. Giovanni damasceno

fu il più celebre rappresentante del monachesimo ortodosso in Palestina.

Nell'impero bizantino quando gli imperatori isaurici fecero dell'iconoclasmo la dottrina ufficiale

dello Stato la posizione del clero secolare non fu granché, furono i monaci a organizzare un

movimento di resistenza. Costantino V nutriva una particolare ostilità nei loro confronti, in Asia

minore occidentale la persecuzione fu ancora più severa. Fu un grande giorno per i monaci quando

l'ultimo imperatore Isaurico morì: Leone IV, era il 784, giorno ancora più grande fu quando

l'iconoclasmo venne ufficialmente condannato dal settimo concilio del 787. A partire da ora e per

circa trent'anni vi fu una grande ripresa del monachesimo. Seguita da una seconda tribolazione

quando l'iconoclasmo venne reintrodotto tra 815-43. Ancora una volta furono i monaci a guidare la

resistenza. Ora erano meglio organizzati grazie all'attività di San Teodoro studita. Egli desiderava

riformare il monachesimo infondendogli lo spirito dei padri antichi. Successivamente ulteriori

regolamenti furono introdotti da Basilio II nel 996. Dobbiamo tenere presente che un monastero

bizantino era di norma un'azienda agricola che produceva un profitto che andava ad aggiungersi alle

contribuzioni presentate dai nuovi entrati e alle loro donazioni, le proprietà di un monastero erano

alienabili per diritto sia civile sia canonico. Inoltre chi era proprietario di monasteri poteva

appartenere a diversi corpi sociali, alcuni monasteri erano imperiali, altri patriarcali o episcopali. Il

gioco degli interessi era quindi molto complesso. Con il tempo la geografia del monachesimo è

assai mutata, i monasteri erano sparsi per tutti i territori bizantini comprese le città. Particolarmente

importante fu la riforma del monachesimo orientale dell'XI secolo, figura particolarmente

importante fu quella di Simeone il nuovo teologo, vissuto tra il 949 e il 1022, egli fu un mistico e un

riformatore. Attaccò il clero istituzionale, sosteneva che vescovi e preti con la loro indegna condotta

avevano perduto il dono della grazia ricevuta dagli apostoli per diventare non migliori dei laici.

Come comprensibile Simeone destò irritazione nelle autorità ecclesiastiche e fu bandito dalla

capitale.

Intorno alla metà del 12º secolo un eremita palestinese Neofito lasciò il deserto e giunse a Cipro

dove si preparò una capanna su un monte, insieme a lui solo un discepolo Ignazio, quando Ignazio

restò solo si prese un nuovo compagno, i due cominciarono a nutrire progetti più ambiziosi e

andarono a Costantinopoli per presentare una petizione all'imperatore, Manuele I che garantì loro

una montagna e circondario senza alcun costo decretò inoltre l'assoluta indipendenza del monastero,

consenti ad Ignazio di fondare una cappella. Nel 1172 entrò nella comunità energico Nilo, il suo

passo successivo fu di sollecitare donazioni dei fedeli sotto forma di terreni e di animali così da

riuscire a costruire una chiesa, un refettorio e un'ala residenziale, il monastero venne consacrato dal

vescovo locale. Una seconda delegazione fu mandata a Costantinopoli, l'imperatore Alessio II diede

al monastero la completa esenzione dalle tasse. Per il 1210 anno della versione finale della typicon

Nilo aveva fondato un convento femminile cui spettava all'8% delle entrate del monastero, le norme

del typicon erano particolarmente dettagliate in materia di amministrazione. Oltre all'abate il

personale comprendeva un primo o un secondo oiconomoss, un sacrestano, due addetti al vestiario,

due o più magazzinieri, un ispettore di disciplina. Presto Neofito spirato da ideali più rigidi si

rinchiuse in una grotta si dedicò alle sue imprese letterarie. Il monastero da lui creato ha continuato

a vivere fino al giorno d'oggi.

Capitolo VI: L'ISTRUZIONE

Quando nel quarto secolo il cristianesimo trionfò sul paganesimo, in tutto l'impero esisteva un

modello di istruzione liberale che non aveva subito cambiamenti fondamentali a partire dall'età

ellenistica. L'educazione dei ragazzi comprendeva tre stadi, livello elementare, secondario e

superiore.

A partire dal settimo anno di età i ragazzi venivano mandati da un maestro (grammatistes)

elementare per inculcare in loro la conoscenza dell'alfabeto, la lettura ad alta voce, la scrittura e

saper fare i conti. Per una notevole parte del pubblico l'istruzione si fermava a livello elementare.

Del livello successivo o secondario rispondeva un insegnante diverso e meglio

pagato( grammaticos) che spiegavano soltanto la grammatica, un numero di autori classici poeti e

soprattutto Omero. Il metodo seguito dal grammaticos per ciascun testo studiato prevedeva quattro

operazioni:

1. correzione

2. lettura

3. spiegazione

4. critica

come correzione si intendeva il confronto del testo del maestro con quello degli studenti. Il testo

veniva recitata con l'intonazione adatta e questo avveniva perché in età antica le parole erano scritte

senza separazione e senza punteggiatura. Allo studio dei poeti si accompagnava quello della

grammatica, di solito nel manuale di Dioniso Trace. Venivano insegnati 12 esercizi: favola,

racconto, la massima pregnante, il detto gnomico, la confutazione, il luogo comune, la lode, la

comparazione, lo schizzo di carattere, la descrizione, la discussione di un tema generale, la proposta

di una legge.

Gli studi letterari detenevano ruolo preponderante nell'istruzione secondaria ma c'erano anche

quattro materie scientifiche cioè aritmetica geometria astronomia e teoria musicale. Era il retore o il

sofista a impartire l'educazione, aveva una cattedra fissa e veniva designato dal consiglio cittadino,

riceveva un suo salario e aveva delle esenzioni. I ragazzi solitamente cominciavano ad affrontare

l'istruzione superiore a 15 anni oltre alla retorica vi era anche la filosofia e la medicina. Si ricordano

le scuole di Alessandria, Bergamo e Costantinopoli. Studiare era molto costoso, il giovane doveva

non solo mantenersi per l’anno in città a lui straniere ma anche pagare i suoi insegnanti. La

conoscenza del latino non si limitava a diventare requisito indispensabile per intraprendere gli studi

legali, il suo impiego a scopi amministrativi stava crescendo nel quarto secolo. Particolarmente

importante è l'università di Costantinopoli fondata nel 425, gli insegnanti lavoravano da liberi

professionisti. Gli insegnanti non potevano impartire lezioni private, il corpo insegnante di Stato

prevedeva tre oratori, 10 grammatici per il latino cinque sofisti e 10 grammatici per il greco, gli

studi più approfonditi venivano rappresentati da un professore di filosofia e due di legge. Come è

evidente l'università non era sorta per un desiderio di promozione delle arti ma per formare

funzionari di Stato. Il sistema scolastico aveva soprattutto una prospettiva pagana soprattutto perché

si studiavano autori pagani, così cominciarono a nascere delle scuole cristiane continuando a

mantenere la struttura tradizionale dell'istruzione sostituendo testi cristiani ai testi pagani. Ma presto

anche ai cristiani poterono apprendere i testi pagani e viceversa. I giovani cristiani continuarono ad

andare dallo stesso grammatistes, grammaticos e poi dallo stesso retore dei pagani studiando Omero

e acquisendo familiarità con le storie dell'antichità mitologica. Si deve a Giustiniano la pesante

responsabilità dell'indebolimento del sistema educativo, in particolare era deciso a imporre

uniformità di credo a tutti i suoi sudditi, si ricorda l'editto del 529 che ordinava la chiusura

dell'Accademia di Atene, ad Alessandria la filosofia continuò essere insegnata dal pagano

Olimpiodoro, ma queste erano solamente delle eccezioni in quanto la legge del 529 vietava

l'insegnamento ai pagani, eretici ed ebrei. La rinascita degli studi letterari nella capitale cominciò

assai lentamente nell'ultima parte dell'ottavo secolo. Nel mondo antico i libri erano scritti su papiro

egiziano, dopo la caduta di Alessandria in mano araba avvenuta nella 642, la pergamena prese il

posto del papiro tuttavia fu solo intorno al 790 che a Bisanzio si cominciò a produrre libri in

minuscola, il primo vero professore che incontriamo a Costantinopoli quando comincia la rinascita

degli studi è Leone il matematico. Egli impartiva istruzione di livello secondario. Giunse all'apice

della conoscenza in quanto conosceva filosofia, aritmetica, geometria e astronomia, Anche la

famosa musica, Leone fece ritorno a Costantinopoli dove fondò una scuola in una casa senza

pretese. Tra gli accademici colleghi di Leone il solo Cometa c'è noto, sappiamo che preparò una

nuova edizione di Omero probabilmente con traslitterazione in scrittura minuscola. Non c'è dubbio

che il nono secolo sia testimone di una vigorosa ripresa della filologia. Fozio è il più grande erudito

di quel tempo, fece carriera nella pubblica amministrazione prima di essere elevato al patriarcato di

Costantinopoli. Non sappiamo come acquisì la sua istruzione. Particolarmente importante fu

Costantino VII porfirogenito. Imperatore erudito, nominò un certo numero di professori dediti alle

arti liberali e alle scienze, era prodigo di attenzioni con gli studenti che spesso invitato a partecipare

alla sua tavola. Dopo laureati reclutava tra loro giudici segretari dell'ufficio legale e metropoliti.

Quasi nulla sappiamo delle sorti dell'istruzione bizantina nel periodo che va da Costantino

porfirogenito a Costantino IX e cioè dal 940 circa al 1040 circa. L'XI secolo fu caratterizzato da un

clima intellettuale più vivace. Figura particolarmente importante e che ricoprì un buon numero di

posti nell'amministrazione bizantina, compreso quello di primo segretario imperiale è Psello.

Difficile chiamarlo filosofo nel vero senso della parola, era un uomo di curiosità senza limiti che

cercava di abbracciare tutti campi della conoscenza del suo insegnamento era piuttosto vasto andava

dalla grammatica alla retorica alle scienze naturali alla filosofia e alla legge. Era certamente attratto

dall'occulto, astrologia e demonologia. È inoltre famoso per la sua modestia. Da ricordare inoltre è

Giovanni Italo figlio di un mercenario normanno proveniva dall'Italia meridionale giunse a

Costantinopoli intorno al 1050 studiò filosofia insegnò per un certo numero di anni e alla fine

divenne console dei filosofi. Fu forse in seguito ad un accordo tra italo che la Chiesa e cioè il

patriarcato di Costantinopoli compì un passo fondamentale assumendo il diretto controllo

dell'istruzione a coloro che sembravano destinati alla carriera ecclesiastica. Si trattava di una rete di

scuole secondarie a Costantinopoli che culminavano in un corso di esegesi biblica condotto da tre

professori, quello del Salterio, quello delle epistole, quello del Vangelo, quest'ultimo portava il

titolo di maestro universale. La Chiesa inoltre manteneva anche un maestro di retorica.

Particolarmente curioso è che a Bisanzio non è mai esistita un'istruzione monastica che sia andata

oltre il livello più elementare. Veniva loro insegnato il servizio divino il Salterio e il nuovo

testamento da parte di un monaco anziano cui era richiesto di usare una camera separata da

proteggere i confratelli da tentazioni sessuali. Il Salterio e gli altri più importanti passi della Bibbia

venivano normalmente imparati a memoria.

PARTE SECONDA: MONDO CONCETTUALE DI BISANZIO

Capitolo VII: IL MONDO INVISIBILE DEL BENE E MALE

Per l’uomo bizantino come del resto per ogni uomo del medioevo, il soprannaturale esisteva in

modo molto reale e familiare. Questo era in contatto continuo con la vita di ogni giorno e l'esistenza

terrena non era che un breve preludio. I bizantini erano cristiani dunque la loro concezione di questo

mondo superiore non può non esserci familiare. I bizantini immaginavano Dio e il regno dei cieli

come una replica su grande scala della corte imperiale costantinopolitana. Un gran numero di testi

apocrifi forniscono descrizioni importanti, come la prodigiosa ed edificante visione del monaco

Cosma, era questi il ciambellano dell'imperatore Alessandro nel 912, poi si ritirò dal mondo e

intorno al 933 fondò la base di un monastero sul fiume Sangario nell'Asia minore. Dopo qualche

anno cadde ammalato passarono 5 mesi e un mattino andò in trance per sei ore, al risveglio si

ricordava tutto. Raccontò la sua storia ai suoi compagni, quando finì di narrare la storia inviò un

messaggero al vicino monastero di Traiano dove Atanasio visto in sogno, era morto. Cosma fu

ciambellano prima che monaco e questo può spiegare perché la descrizione del palazzo celeste è

così vivida. Il seguito di Dio era costituito dalle schiere degli angeli che in linea teorica erano

stratificate e differenziate, gli angeli avevano un numero indefinito e costituivano l'esercito di Dio,

quindi il Palazzo Reale equivaleva al palazzo celeste particolarmente importante è anche

l'insegnamento biblico della gerarchia celeste dello pseudo Dionigi del 500 ca, si trattava di

un'opera ritenuta autorevole per la sua attribuzione all'età Apostolica. I bizantini avevano sufficiente

familiarità con i serafini e cherubini descritti nelle visioni di Isaia e di Ezechiele. La Chiesa delle

origini si era opposta al culto degli angeli. In merito alla natura degli angeli si sostenevano due

opinioni che presentavano leggere divergenze, la prima è più antica afferma che gli angeli non

fossero puro spirito ma consistessero in una materia finissima visibile soltanto uomini di particolare

santità. La seconda invece riteneva che gli angeli fossero immateriali ma capaci di assumere forma

corporea. Quando si rendevano visibili gli angeli assumevano le sembianze di giovinetti. Nella vita

di Sant'Andrea il folle un angelo viene a cucinare la zuppa per un giovinetto di grande santità dal

nome di Epifanio. L'essere celestiale viene rappresentato come un giovane di bell'aspetto dal volto

che brillava più del sole, gli angeli, esseri asessuati, agiscono quali attendenti di Dio. Oltre agli

angeli la corte di Dio comprendeva anche i santi. Un posto sempre rilevantissimo, paragonabile a

quella della famiglia imperiale spettava alla madre di Dio e San Giovanni battista questi due

personaggi appaiono insieme a Cristo in uno dei più diffusi tipi di icona bizantina ossia la Deesis.

Cristo al centro mentre sua madre e il precursore stanno sui fianchi. Analoga posizione quella in cui

appaiono nel giudizio universale. Maria per i bizantini era la protettrice di Costantinopoli qui vi

erano le due reliquie ossia il cinto e il velo uno conservato nella basilica di Santa Maria al mercato

del rame, mentre l'altro conservato nella cappella della basilica di Santa Maria del Blacherne. Tra i

santi della nuova alleanza gli apostoli erano al vertice della gerarchia, il culto loro tributato era

considerevole. Il bizantino medio riteneva che ciascun Santo risiedesse anzitutto nella sua chiesa

principale, in grado minore in altre chiese a lui dedicate. Inoltre egli era presente nelle sue icone e le

reliquie da qui la desiderabilità dei pellegrinaggi. Le vite dei santi spesso fanno riferimento a dei

demoni che perseguitano chi sta all'aperto un esempio è fornito dalla vita di San Teodoro di Sicione

morto nel 613, quando il santo era ancora ragazzo si alzava nel cuore della notte e si metteva in

cammino diretto in una chiesa consacrata a San Giorgio in cima ad una collina, mentre camminava

nel buio veniva attaccato da demoni che prendevano forma di lupi. Il santo si fece scavare una

grotta e vi dimorava da Natale fino a domenica delle palme a digiuno e preghiera, il luogo non si

limitò a essere purificato ma giunse ad acquisire una peculiare santità. Si può notare come i demoni

erano sempre pronti a penetrare nei corpi degli essere umani e degli animali domestici dove attratti

dal calore e dall’umido potevano abitare per lunghi anni come parassiti, era solo l'esorcista a poter

dare aiuto e i suoi metodi non erano teneri. Oltre a questi demoni però vi erano anche quelli della

fornicazione o del demone della noia o dell'accidia a cui attacchi i monaci erano vulnerabili. Il

diavolo dei bizantini non era un fiero ribelle assumeva sembianze di un negro di bassa statura

oppure di un cane nero o di scimmia. La vita sulla terra veniva quindi vissuta su due livelli, quello

visibile e quello invisibile. L'atto finale della disputa era al momento della morte di ogni uomo.

Quando un mortale stava per esalare l'ultimo respiro una moltitudine di demoni accorrevano suo

capezzale sperando di entrare in possesso della sua anima, a costoro si opponeva l'angelo custode.

All'anima era consentito di procedere solo dietro pagamento di un'adeguata tassa calcolata in opere

buone altrimenti veniva catturata all'istante.

Capitolo VIII:L'UNIVERSO FISICO

Non dobbiamo farci sviare dall'asserzione che i bizantini ereditarono la speculazione scientifica

degli antichi greci. Vennero copiati e commentati testi di Aristotele, Tolomeo, Strabone e altri

autori. Al bizantino medio non faceva difetto l'interesse per il mondo che lo circondava, ma ai suoi

occhi i problemi di scienza naturale rientravano nella esegesi biblica e potevano essere risolti dall’

autorevole discussione incentrata sui sei giorni della creazione. Il testo chiave era il primo capitolo

del genesi che contiene un buon numero di incongruenze. C'era qualche altro passo della Bibbia da

prendere in considerazione ma l'attività principale era di interpretazione del genesi. Leggiamo che il

primo giorno Dio creò il cielo e la terra, la tenebra ricopriva l'abisso e lo spirito di Dio si muoveva

sulla superficie delle acque, Dio creò anche la luce e la separò dalla tenebra e la chiamò la luce

giorno. Il secondo giorno creò il cielo. Il lettore restò perplesso a vedere che Sole e luna vennero

creati solo il quarto giorno le domande erano molte. Il terzo giorno Dio disse: si radunino tutte le

acque che sono sotto il cielo e appaia la terra e la raccolta delle acque la chiamò mare. Anche in

questo caso ci si domanda per quale motivo visto che l'acqua sgorga verso il basso non si sia

comportata in questo modo prima ancora del comandamento di Dio. I due grandi corpi luminosi

insieme alle stalle vennero create il quarto giorno ma non viene specificato se la luna venne creata

piena o no. Enigmi ulteriori, di natura geografica venivano poste dalla descrizione del paradiso

terrestre nel secondo capitolo del genesi. Il paradiso terrestre era posto in una regione orientale e 4

fiumi ne nascevano: il Fison, il Ghidon il Tigri e l'Eufrate. Nonostante i bizantini non conoscessero

il primo fiume, gli altri 3 erano ben conosciuti il Ghihon infatti non poteva essere che il Nilo. Come

poteva essere allora che questi tre fiume partivano tutti dallo stesso luogo ossia dal paradiso? non si

poteva quindi raggiungere il paradiso risalendo il corso di questi fiumi? Queste erano alcune delle

principali difficoltà connesse con il testo del genesi. I primi esegeti fornirono talune risposte che

divennero successivamente definitive per esempio Filone risorse l'enigma della creazione dell'erba e

degli alberi prima della creazione del sole. Particolarmente importante anche il contributo di Teofilo

che spiego che il cielo creato il primo giorno non era quello a noi visibile ma un altro più alto

simile ad un tetto. Teofilo introdusse anche un certo numero di comparazioni simboliche divenute

standard. Particolarmente importanti però sono anche le omelie di San Basilio che divennero

particolarmente influenti in tutta l'età bizantina, la posizione di San Basilio può così definirsi: rifiuto

di tutte teorie pagane sull'universo, la Bibbia deve essere intesa letteralmente e non allegoricamente

se esso tace su qualche argomento è perché non deve riguardarci, l'universo ha uno scopo morale e

una scuola dove le anime dotate di ragione vengono istruite e guidate verso l'alto. In primo luogo

Basilio stabilisce che il mondo non è eterno, ha avuto un inizio e avrà una fine, la creazione del

tempo coincide con quella del cielo superiore che è fatto di una sostanza leggera, è Isaia a dirlo e

non servono ulteriori indagini. Ancora Isaia spiega che il cielo è stato creato simile ad una volta

mentre la terra non riposa sui quattro elementi ma nelle mani di Dio che sono le estremità della

terra, per Basilio il firmamento deve essere distinto dal cielo che venne creato il primo giorno. Si

capirà quindi che Basilio si accontentava di sorvolare su alcune dei grandi problemi della

cosmologia, era molto più a suo agio quando descriveva le lezioni morali desumibili

dall'osservazione degli animali. San Giovanni Crisostomo invece perseguì un approccio di tipo

allegorico su questi problemi ma neppure lui riuscì a soddisfare un pubblico che voleva risposta

semplice a questioni fondamentali, il pubblico si rivolse quindi alla scuola di Antiochia che ebbe il

coraggio di costruire un sistema interamente biblico. Tra i maestri dobbiamo ricordare Diodoro di

tarso. Diodoro era contemporaneo a San Basilio purtroppo la sua opera più importante è andata

perduta ma ne abbiamo una lunghissima analisi dal patriarca Fozio. Diodoro delineò la vera natura

dell'universo. Per lui esistono due cieli 1+ alto del cielo visibile, l'altro è il cielo visibile, il primo

funge da tetto, il secondo si contiene rispetto alla terra e nel contempo funge da fondamento e da

base per il cielo sovrastante, la terra è una, lo spazio celeste è stato assegnato alle potenze superiori,

lo spazio posto sotto il cielo agli essere visibili. Il cielo non è sferico ma ha la forma di tenda o di

volta. Circa vent'anni dopo Diodoro incontriamo Severiano di Gabala un predicatore assai

apprezzato alla corte di Costantinopoli. Nelle sue omelie vengono esposte le teorie antiochene con

qualche modifica. L'universo viene paragonato a una casa a due piani, il solaio che li separa è il

cielo visibile o firmamento, composto di ghiaccio, da sostenere la metà delle acque e

controbilanciare il fuoco degli astri luminosi. L'acqua è così abbondante che parte ricade a terra in

forma di rugiada. Il giorno del giudizio quest'acqua superiore verrà ritirata, il firmamento si

scioglierà, le stelle cadranno, questa stessa acqua riflette verso il basso la luce del sole e della luna.

La struttura dell'universo viene a ripetersi in quella del corpo umano la porzione superiore al di là

del firmamento è simile al cervello il cui operato è invisibile. Severiano spiega la raccolta delle

acque più ingegnosamente di San Basilio. Il primo giorno, dice, la terra venne creata piazza:

pertanto era interamente coperta dalle acque. Ma il terzo giorno il signore modellò la terra creando

montagne e avvallamenti tali che l'acqua poté fluire verso il basso per formare il mare. La variabile

durata del giorno dipende dalla lunghezza del viaggio del sole. La luna che cala muore e rinasce è

simbolo della vita umana e garanzia della nostra risurrezione. Le idee di Severiano, Basilio e

Diodoro vennero riprese nel sesto secolo da un autore anonimo che chiamiamo Pseudo Cesario. La

sua opera dialoghi prese la comune forma domanda risposta e costituì una piccola summa di

conoscenze utili sia in campo teologico sia in campo scientifico. Lui accetta l'idea che la forma

dell'universo sia simile a una casa a due piani. Aggiunge che uno dei 4 fiumi del paradiso è il

Danubio. Afferma differentemente da Severiano che il sole non è attaccato al firmamento ma è

sospeso a mezz'aria per la leggerezza della sua sostanza e non si muove a causa del vento perché il

vento soffia più giù vicino alla superficie terrestre. Particolarmente importante anche Cosma

Indicopleuste che scrisse l'opera topografia cristiana le principali idee da lui esposte sono frutto di

numerosi viaggi lungo il mar rosso, visitò l'Etiopia e altri paesi, purtroppo una precedente opera

geografica di cosmo è andata perduta. L'universo di cosmo aveva forma di scatola rettangolare con

coperchio a volta e assomigliava a una valigia. La terra rettangolare anch'essa forma la base della

scatola, la circondava da un lato l'oceano non navigabile ma aldilà dell'oceano c'erano uno stretto

lembo di terra la cui parte orientale conteneva il paradiso terrestre. Era a questo lembo che si

saldavano le 4 pareti dell'universo. Il sistema di Cosma aveva debolezze all'interno dei suoi termini

di riferimento, l’ idea per esempio che gli astri luminosi fossero azionati dagli angeli non aveva

alcun supporto nella Bibbia. In ogni caso ci sono pochi dubbi sul fatto che la concezione antiochena

dell'universo rifletteva le opinioni del bizantino medio al riguardo. Sembra che solo nell'XI secolo si

fece un tentativo per diffondere le dottrine cosmologiche degli antichi con Psello.

Capitolo IX GLI ABITANTI DELLA TERRA

La terra è abitata da animali ed esseri umani l'unica differenza sta nell'anima, tutto ciò è affermato

nel levitico e nel libro del genesi. Lo spirito dell'animale muore insieme al suo corpo mentre l'anima

umana vivrà per sempre. Dio creò dapprima gli animali acquatici per mostrare che la vita comincia

con il battesimo. La natura di ogni animale è stata stabilita da Dio. Gli animali sono stati creati per

obbedire all'uomo come indica il loro nome che ktenos=bestia e dimostra anche perché sia stato

proprio Adamo a imporre i loro nomi stabilendo così la sua autorità, ciò dimostra quanto grande era

la sua intelligenza prima del peccato originale. Gli animali adempivano ad un triplice scopo. Alcuni

erano stati creati per essere mangiati, altri erano stati creati per trasportare carichi, altri creati per

divertire l'uomo che era da solo nel paradiso. Un'altra ragione per cui gli animali vennero creati è

perché è possibile fornirci insegnamenti morali e i simboli teologici. Come per esempio il pesce più

grande che mangia il pesce più piccolo. Gli animali ci insegnano anche lezioni più elevate, attinenti

al governo e alla religione. Le api sono governate da un re che esercita una supremazia naturale e

seppur munito di pungiglione rinuncia a usare quest'arma. La trasformazione subita dal baco da seta

prima bruco poi farfalla, ci insegna a credere nel cambiamento che proveranno i nostri stessi corpi

al momento della resurrezione, e così pure l'avvoltoio che si riproduce senza avere copulato ci dà

motivo di pensare fiduciosi alla nascita di Cristo da una vergine.

Uno storico della Chiesa, Filostorgio parlando del paradiso terrestre afferma che gli animali più

grandi si trovano nelle regioni orientali e meridionali della terra nonostante il fatto che siano le più

esposte al caldo ed enumera il bufalo, draghi, giraffe zebre e pappagalli. Inoltre a Costantinopoli

egli aveva veduto un unicorno dipinto. Quanto alle scimmia ce n'erano migliaia di diverse varietà. I

santi monaci avevano un rapporto tutto speciale con il regno animale, anche un monaco di

Alessandria provvedeva al vitto quotidiano dei cani del suo monastero. la storia più famosa e

istruttiva è quella del Leone di San Gerasimo poi trasferita a San Gerolamo. Il santo aveva estratto

una spina dalla zampa del leone e questo rimase a servirlo, addirittura a portargli i pesi. Alla sua

morte anche il leone morì di dolore. Non perché l'animale avesse l'anima ma perché Dio voleva

glorificare coloro che lo che lo aiutavano e dare dimostrazione dell'ubbidienza che gli animali

avevano reso ad Adamo. La divisione del mondo animale serve inoltre a spiegare le diversità degli

uomini e dei popoli.

Capitolo X: IL PASSATO DELL'UMANITÀ

Il bizantino medio come ogni altra persona semplice aveva scarsa consapevolezza del succedersi

degli anni. Semmai poneva mente a questi problemi calcolava gli anni con il sistema delle

indicazioni, un'indicazione era un ciclo di 15 anni introdotto inizialmente a scopo fiscale. Il motivo

principale di questa negligenza nei confronti di date assolute sta nella mancanza di una forma di

cronologia generalmente riconosciuta. All'epoca infatti i documenti ufficiali continuavano a essere

datati in base ai consoli in carica come avveniva in età romana ma quando quest'istituzione divenne

altro che una vuota formula e fu l'imperatore ad assumere la carica si doveva essere quasi degli

specialisti per trovare un senso nel sistema. C'era poi una grande confusione da popolo a popolo. I

siriaci calcolavano gli anni in base all'era dei seleucidi che cominciava il 1 ottobre 312 a. C. Ad

Antiochia però si usava un'era che aveva inizio del 49 a. C. Non si ricorreva ancora all'annos

Mundi quale comune sistema di datazione e inoltra c'erano notevoli divergenze in merito al modo di

calcolarlo. Esso cominciò ad apparire nell'VIII sec. Questo sistema veniva custodito in un libro noto

quale cronaca universale oppure cronaca a partire da Adamo a cui il bizantino medio si rivolgeva

se voleva avere qualche informazione della storia passata. Con il passare del tempo la cronaca

vennero integrate con il resoconto degli avvenimenti più recenti. Il fine principale della storia

ovviamente è narrato dalla Bibbia che cerca di sincronizzare gli avvenimenti dell'Egitto della Grecia

o di Roma, le cronache ambivano a spiegare l'operato della divina provvidenza, dato che Dio agisce

con ordine anche la storia deve esprimere non solo il suo intento morale ma anche la simmetria del

suo disegno. Per quanto ne sappiamo il primo autore cristiano che elaborò un computo cronologico

dettagliato sulla base dell'antico testamento fu Teofilo da un che alla fine del II secolo d. C. calcolò

che la creazione ebbe luogo intorno al 5515 a C, ammetteva lui stesso che le cifre erano

approssimative con un margine di errore di circa 200 anni al massimo ma ciò che importa è che

Teofilo riuscì a collegare la cronologia biblica con quella del mondo greco romano sulla base del

libro secondo delle cronache dove leggiamo che la fine della cattività babilonese coincise con il

primo anno di Ciro re di Persia. Era noto che Ciro regnò per 28 anni e che la sua morte fu

contemporanea all'ascesa al trono di Tarquinio il superbo a Roma. A questa evidenza storica si

aggiungeva una considerazione mistica. I cristiani delle origini credevano che come la creazione

richiese sei giorni così il mondo sarebbe durato sei millenni. Terzo problema era connesso

all'aggiustamento dei calendari lunari e solari. Dato che Cristo è risorto dai morti intorno al periodo

del passaggio o Pasqua ebraica si riteneva che il primo giorno della creazione fosse caduto verso la

medesima data sempre di domenica il 25 marzo data dell'equinozio di primavera secondo il

calendario giuliano. I cristiani adottando l'anno Giuliano avevano scelto un ciclo di otto anni per

confutare la data della Pasqua. Il motivo era che otto anni solari significavano 2922 giorni assai

vicino ai 99 mesi lunari che significavano 2923 giorni e mezzo. Questo ciclo forniva otto date

possibili per il passaggio e nel nono anno si poteva tornare allo stesso giorno del mese del primo

anno ma non si riusciva a ottenere il medesimo giorno della settimana. Per rendere giustizia

entrambi i fattori bisognava moltiplicare 8 × 7 = 56: Dopo 56 anni la festa del passaggio sarebbe

tornata a cadere lo stesso giorno oltre che del mese anche della settimana. La più antica tabella

Pasquale conservata è dio 56 × 2.

Il primo giorno della creazione fu un 25 marzo di domenica dato che la luna venne creata il quarto

giorno e venne creata piena, il primo 14 Nisan sarà stato un mercoledì 28 marzo se la luna venne

creata di mattina e un giovedì 29 marzo se venne creata di sera. La scelta cadde pertanto su giovedì

29 marzo, il sincronismo si realizzò nel 266 e 322 d C. Contando a ritroso la data della creazione

più la data dopo Cristo -1 doveva essere un multiplo di 112. La discrepanza tra calendario solare e

calendario l'UNI solare che troviamo in Ippolito un giorno e mezzo ogni otto anni portò

all'invenzione di cicli più accurati. Quello che venne a prevalere in oriente fu un ciclo di 19 anni che

comportò la necessità di ricalcolare la data della creazione ora ritenuta cadere nel 5492. Questa è la

cosiddetta era alessandrina. La più antica cronaca bizantina conservata è quella di Giovanni Malala

datata VI sec, seguita dalla cronaca Pasquale nel XVI, da Giorgio Sincello e Teofane all'inizio del

IX. La tradizionale cronaca universale continuò dopo la caduta di Costantinopoli in mano turca e

costituì il materiale di lettura storica del popolo greco fino alla rivoluzione del 1821. Il racconto del

periodo antecedente al diluvio universale non poneva grande difficoltà, in quanto si poggiava sulla

Bibbia e sugli apocrifi dell'antico testamento. Prima del diluvio in ogni caso abbiamo un periodo di

grande conoscenza in quanto Adamo diede i nomi a tutti gli animali, Caino inventò la misurazione

del terreno, i tre figli di Lamec scoprirono rispettivamente l'allevamento del bestiame, gli strumenti

musicali e la forgiatura dell'ottone e del ferro. Il più grande sapiente di quell'epoca remota fu

comunque Seth egli inventò l'alfabeto ebraico, scoprì la successione degli anni, mesi, settimane,

diede i nomi alle stelle e ai cinque pianeti ossia: crono, Zeus, Ares, Afrodite ed Hermes e dunque

non è che i pianeti ripetono i nomi dei pagani ma sono gli dei pagani che ripetono il nome dei

pianeti. Egli era stato avvertito del diluvio e quindi fu sollecito di scrivere i nomi delle stelle su una

lastra di pietra che sopravvisse al diluvio e consentì a Canaan di elaborare un'astronomia. Sembra

anche che prima del diluvio vennero inventate certe lettere caldee da parte dei cosiddetti vigilanti.

Queste lettere venivano usate per esprimere qualche forma di sapienza magica. Il diluvio rivestì un

ruolo importante per la cronologia relativa alla storia ebraica sia quella dei gentili. La divisione

della terra tra i figli di Noè e il moltiplicarsi delle lingue che ne seguì fornivano i naturali punti di

partenza per la storia di varie popolazione dei gentili. Con Abramo giungiamo a uno dei punti

nodali che hanno caratterizzato il corso della storia universale, perché fu lui a introdurre la vera

conoscenza di Dio, distruggendo gli idoli del padre. Diede inizio alla storia del popolo ebraico, fu

figura importante per la storia della scienza in quanto esperto d'astronomia per la sua origine,

insegnò questa disciplina agli egizi. Lo stadio successivo del processo della storia si lega a Mosé il

più grande di tutti profeti anteriori a Giovanni Battista, nonché primo tra tutti gli storici.

L'importanza di Mosé sta nella superiore rivelazione che gli fu concessa e nei segni che

accompagnarono tutta la sua carriera, Mosè scampo da infante all'omicidio che venne perpetrato su

tutti maschi appena nati della sua stirpe, si ritirò nel deserto per quarant'anni, quando separò le

acque del Mar Rosso lo colpì con un movimento a forma di croce e anche quando gettò un albero

nelle acque amare di Mara, anche allora quel gesto fu un'allusione alla croce. La manna raccolta nei

sei giorni della settimana e rimasta buona per il sabato prefigura il corpo di Cristo. Infine

nonostante Mosé morì e fu sepolto nessuno vide la sua tomba. successivo grande sapiente della

tradizione fu il re Salomone, nonostante il suo debole per le donne fosse deplorevole acquisì una

grande conoscenza. L'incarnazione di Cristo evento centrale di tutto il processo storico corrisponde

al regno di Augusto primo sovrano che si trovò a dominare il mondo intero e quindi a portatore di

pace universale. Dato che l'impero romano è il quarto regno delle profezie di Daniele, esso ben si

presta ad accogliere l'avvento del creatore dei quattro elementi. La crocifissione di Cristo avviene

sotto Tiberio. Essa cade di venerdì perché l'uomo è stato creato il sesto giorno e Adamo mangiò il

frutto dell'albero proibito alla sesta ora del giorno. La resurrezione ripete la creazione. Pilato

riferisce a Tiberio i miracoli di Cristo, l'imperatore concede libertà completa alla predicazione

cristiana, tanto che la terra ne viene riempita. Il regno del malvagio Caligola è testimone della

conversione di San Paolo e del martirio di Stefano, quello di Claudio della fondazione del

monachesimo a opera di San Marco. Sotto Nerone, primo persecutore dei cristiani vengono messi a

morte Pietro, Paolo, Giacomo e Luca. Nel contempo gli ebrei avevano ricevuto quarant'anni di

tempo a partire dall'ascensione per pentirsi. Il risultato del loro mancato pentimento fu il sacco di

Gerusalemme e la distruzione del Tempio. Questa è la quarta cattività degli ebrei e non avrà fine, ne

gli ebrei avranno altri profeti. I loro successivi tentativi di ricostruzione del tempio verranno

vanificati. Con la diffusione del cristianesimo vi saranno le prime eresie: quelle di Basilide,

Valentino, Taziano e Bardesane. Appare poi un falso cristo la persona di Mani seguace di Budda.

Mani rifiuta l'antico testamento e professa che Gesù Cristo era uno spettro. La sua orribile dottrina

ispira una gran moltitudine di eresia cristiana. Siamo giunti verso la fine del III sec gli imperatori

Diocleziano e Massimiano portano un ultimo attacco al cristianesimo per morire entrambi di morte

violenta. Infine diventa imperatore Costantino, cade malato, vede in sogno San Pietro e San Paolo,

papà Silvestro e accetta il battesimo insieme alla madre Elena. Il cristianesimo trionfa, tiene il

primo concilio e la capitale dell'impero si trasferisce alla nuova Roma che è anche la nuova

Gerusalemme. Viene così inaugurata l'ultima fase della storia universale. Tutto ciò che rimane da

fare prima del secondo avvento è l'eliminazione dell'eresia, la predicazione del messaggio cristiano

fino ai più remoti angoli della terra, questa quindi è l'interpretazione del passato che troviamo nelle

cronache bizantine. Il profilo di storia universale schizzato dai bizantini si degradò a causa delle

continue riformulazioni subite ma mai perse le caratteristiche che gli vengono attribuite tra il II e il

V sec d C.

Capitolo XI IL FUTURO DELL'UMANITÀ

Credere che la fine del mondo fosse imminente è un punto fondamentale del cristianesimo delle

origini e, anche se all'inizio dell'età bizantina erano già passati tre secoli da quando Gesù Cristo era

asceso in cielo, non si trattava di una credenza facile da eliminare. Tutto ciò derivava dalla visione

escatologica quindi dalla Bibbia e dagli apocrifi. Particolarmente importante era l'apocalisse

sinottico, Matteo, Marco e Luca, prevedeva prima un periodo di guerra tra regni e nazioni, carestie e

pestilenze, terremoti in diversi luoghi che avrebbero annunciato il principio dei dolori, molti falsi

profeti sarebbero risorti, il Vangelo del regno sarebbe stato predicato al mondo intero poi sarebbe

venuta la fine. L'apocalisse di Cristo era parte integrante della grande ondata di speculazione

escatologica che imperversò sul mondo ebraico tra il II sec a C e il I sec d C. Particolarmente

potente fu il mito dell'anticristo menzionato nel brano di Giovanni, il figlio del peccato assume

forma più concreta nell'insegnamento di San Paolo, costui sarebbe apparso nell'epoca dell'apostasia

si sarebbe assiso nel tempio di Dio e avrebbe operato miracoli ma il signore l'avrebbe distrutto con

il soffio della sua bocca. Numerose erano le credenze bibliche che furono trasmesse ai bizantini.

Particolarmente importante fu il regno di Anastasio, sembra essere stata un'epoca di intensa

speculazione escatologica in quanto già a partire dal III secolo era invalsa l'opinione che il mondo

era destinato a durare 6000 anni analogamente ai sei giorni della creazione. Diverso il caso di

Giustiniano la cui sfrenata ambizione comporta la perdita di tante vite umane. L'aspetto di

quest'uomo ricordava l'infame imperatore Domiziano, egli poteva essere considerato il principe dei

demoni o l'anticristo in persona, tale almeno la conclusione tratta da Procopio nella storia segreta.

Inoltre il regno di Giustiniano era stato pieno di infinite guerre, terremoti e pestilenze. Ovviamente

un clima di tensione si sviluppò in particolar modo durante la crisi del tardo VI e poi del VII secolo.

Le aspettative di terribili calamità vennero soddisfatte durante il regno del tiranno Foca nel 602, cui

seguì la furiosa lotta tra impero romano e impero persiano. Particolarmente interessante è la vita di

Sant'Andrea il folle attribuibile all'VIII sec nonostante venga datata al IX o X, il santo apparteneva

alla classe dei beati e i dementi, il testo ne fa un personaggio vissuto nel V sec, ebbe una grande

popolarità, si presenta sotto forma di conversazione tra Andrea e il suo discepolo Epifanio, che gli

domanda quando sarà la fine del mondo e in base a cosa gli uomini lo capiranno. Dal testo si evince

che gli arabi sono considerati il nemico principale senza però evidentemente essere granché temuti.

Il santo non prevede un periodo di supremazia araba ma dice che gli arabi saranno presto sconfitti,

il totale degli anni di prosperità che spettano alla terra sono 45, tutto il resto è strage.

Particolarmente importanti sono anche le dichiarazioni dello storico Leone Diacono che aveva

deciso di narrare a vantaggio dei posteri tutte le cose terribili di cui era stato testimone ma non era

sicuro che ci sarebbero stati dei posteri in quanto Dio avrebbe potuto decidere di arrestare in

qualsiasi momento la nave della vita. Successivamente Niceta David il Plaflagone era riuscito a

dimostrare un calcolo oscuro affermando che il mondo sarebbe finito nel 1028. Della settimana

cosmica solo sei ore e otto minuti restavano, la fine dei tempi era imminente a confermarlo c'era la

follia degli imperatori, la corruzione dei magistrati e l'indegnità di vescovi e monaci. L'ultima data


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in storia e critica dell'arte
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vanderwoodsen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Civiltà bizantina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Di Branco Marco.

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