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Capitolo primo: popoli e lingue

La frontiera linguistica dell’Impero attraversava la penisola balcanica lungo la linea est-ovest tracciata da Varna sul Mar Nero e Durazzo sull’Adriatico. La metà occidentale era di espressione latina mentre la metà orientale era di espressione greca. È vero però che un gran numero di persone comuni non parlava né l’una né l’altra lingua. Bisanzio era una città eterogenea e colma di tutte le etnie dell’Impero. Da ogni provincia la visitavano per ragioni commerciali o ufficiali. I barbari erano rappresentati dagli schiavi o dalle unità militari che, sotto Giustiniano, erano composte da Germani, Unni, Isaurici, Illirici, Traci. Vi erano presenti anche gli ebrei che praticavano il mestiere di artigiano o mercante.

Costantinopoli era stata fondata per essere il centro della latinità in Oriente e molte opere di letteratura furono scritte in latino. Tuttavia alla fine del sesto secolo, il greco stava soppiantando completamente il latino. Le aree costiere del Mar Nero erano state ellenizzate già da un millennio. Il limite dell’area di espressione greca era l’attuale frontiera tra Turchia e i due stati di Georgia e Armenia.

A est di queste zone poi vivevano varie popolazioni come gli Iberi (georgiani), i Lazi e gli Abasgi (Abkhazi). L’interno dell’Anatolia, invece, era poco adatto all’agricoltura e, pertanto, scarsamente popolato. Esistevano dei centri abitati lungo le principali vie di comunicazione tra cui Smirne, Melitene, Efeso, Antiochia e Iconio. Qui vivevano popoli indigeni che nei precedenti 700 anni non erano mai cambiati: Celti, Ebrei e gruppi persiani. C’erano poi gli Isaurici che parlavano un dialetto a sé.

Ancora più a est c’erano le popolazioni armene che non erano state colpite dall’ellenizzazione. Infatti, conservavano la loro lingua e la loro amministrazione, fino a quando Giustiniano non imporrà loro il tipo di governo imperiale. In ogni caso, si dimostrarono molto resistenti all’assimilazione, producendo un loro alfabeto e rafforzando la loro identità nazionale.

In Mesopotamia, invece, si parlava e scriveva in siriaco. I dialetti aramaici (tra cui il siriaco) attraversavano la Siria e la Palestina. Quando la Siria venne divisa tra Tolomei e Seleucidi, questi ultimi vi fondarono alcune città ad amministrazione greca ma, dopo nove secoli, solo queste città sono rimaste con una lingua greca mentre il resto della regione parla la propria lingua.

Nei “luoghi santi” si riversavano pellegrini da ogni dove e sorgevano monasteri di ogni nazionalità. C’erano quindi diverse lingue, ma la popolazione del posto parlava aramaico. In Palestina vi erano anche degli arabi che o si erano assimilati alla popolazione greca, oppure praticavano il brigantaggio. Questo fa capire che la conquista araba del VII secolo non ha introdotto una popolazione straniera nella regione, ma vi era stata da sempre.

Egitto e Libia

In Egitto solo la città di Alessandria era prettamente greca, ma più vi si allontanava e meno greco si parlava. Per il resto, si continuava a parlare la lingua locale, il copto lingua del Cristianesimo egiziano. Con la Libia siamo al limite delle regioni di lingua greca, perché più ad ovest fino allo Stretto di Gibilterra l’area di espressione era quella latina.

Italia e penisola Balcanica

In Italia, la popolazione era ovviamente latina anche se con la guerra gotica erano state portate delle grandi distruzioni alla penisola. Il greco sopravviveva nella parte meridionale dell’Italia e in Sicilia. Nella penisola Balcanica le regioni erano quasi più spopolate dell’Italia. Qui popolazioni come Illiri e Traci erano state colpite dalle invasioni barbariche di Goti e Unni.

Popolazione dell'Impero

La popolazione probabilmente superava i 30 milioni di abitanti (8 milioni in Egitto; 9 tra Siria, Palestina e Mesopotamia; 10 in Asia Minore; 3 o 4 milioni nei Balcani). Questa distribuzione fa capire che coloro che parlavano greco erano forse meno di un terzo della popolazione totale. L’ellenizzazione non si era evoluta, ma si basava sempre su dei centri, su delle città. Questo si intuisce dal fatto che quando arrivarono gli arabi, il greco si era estinto in Siria e Egitto.

Arrivo degli Slavi e trasformazioni nell'Impero

Certamente il maggior cambiamento inizia con l’arrivo degli Slavi. All’inizio del VII secolo, tutta la penisola balcanica era stata persa dall’Impero e controllata dalle nuove popolazioni di origine slava. Le ultime due popolazioni slave si insediarono sotto Eraclio: Serbi e Croati. Nel 680 arrivarono i Bulgari (origine turca) che occuparono la regione dove tutt’oggi vivono.

Ma quando arrivarono gli arabi, le regioni più ricche dell’Impero (quelle orientali) vennero perse e non più riconquistate. Durante le battaglie con essi, i bizantini distruggevano i raccolti per impedire agli arabi di stanziarsi in Asia Minore e farli restare sempre in movimento. Questo comportò lo spopolamento della regione. L’Impero dovette quindi fare ingenti trasferimenti di popolazione, visto che non solo mancavano soldati ma anche contadini. Giustiniano II spostò i ciprioti a Cizico e gruppi di Slavi in Bitinia (si allearono con gli arabi). Gli armeni furono senz’altro la spina dorsale dell’esercito bizantino. Migrarono volontariamente nell’Impero sotto Maurizio. Si insediarono nella parte orientale dell’Anatolia o in Tracia e molti di essi ebbero importanti ruoli nell’Impero, nonché lo stesso trono.

Identità nell'Impero Bizantino

Nell’Impero Bizantino non vi era alcuna idea di “grecità”. I sudditi si definivano in base alla provincia di provenienza (Paflagoni, Tracesi ecc.). All’epoca, si tendeva a parlare di grecizzazione quando si convertiva al Cristianesimo una popolazione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/07 Civiltà bizantina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eowyn87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Civiltà bizantina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Paroli Elena.
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