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nazionale: relativo perchè superabile mediante autorizzazione amministrativa; si

rivolge a tre categorie di beni.

le cose che presentano interesse culturale, opera di autore non più

6. vivente e risalenti ad oltre 50 anni. Sono beni che non sono stati dichiarati

di interesse culturale.

gli archivi e i singoli documenti appartenenti a privati che presentano

7. interesse culturale. Non tratta di archivi dichiarati di eccezionale intresse

storico

i beni rientranti nelle categorie espresse dall'art. 11:

8. le fotografie, opere cinematografiche, audiovisive la cui produzione

9.

risale ad oltre 25 anni

i mezzi di trasporto con più di 75 anni

10. i beni e gli strumenti di interesse storico e scientifico con più di 50

11.

anni

Chi intende far uscire questi beni in via definitiva deve farne denuncia e

presentarli agli uffici di esportazione del Ministero, indicando per ciascuno di essi

il valore venale, al fine di ottenere l'attestato di libera circolazione. (ATTESTATO

= autorizzazione amministrativa all'uscita definitiva del bene dal territorio

nazionale)

L'ufficio di esportazione accerta la congruità del valore indicato ed entro 40 giorni

rilascia o nega l'attestato di libera circolazione. Contro il diniego è ammesso

ricorso amministrativo al Ministero il quale decide nei successivi 90 giorni.

L'attestato di libera circolazione ha validità triennale. In caso di diniego viene

automaticamente avviato il procedimento di dichiarazione dell'interesse culturale;

la presentazione dei beni all'Ufficio di esportazione per ottenere l'attestato di

libera circolazione costituisce l'occasione perchè i beni stessi siano dichiarati di

interesse culturale.

La violazione delle disposizioni del codice sull'attestato di circolazione e sulla

licenza di esportazione costituisce reato punto con la reclusione o il pagamento

di multe.

3.14 L'acquisto coattivo

L'ufficio di esportazione può proporre al Ministero l'acquisto COATTIVO della

cosa o del bene per i quali è richiesto l'attestato di libera circolazione, dandone

comunicazione alla Regione a all'interessato. A quest ultimo viene dichiarato che

l'oggetto rimarrà in custodia presso l'Ufficio; il termine per il rilascio dell'attestato

è prorogato a 60 giorni.

Il Ministero ha facoltà di acquistare il bene per il valore indicato dalla denuncia. Il

provvedimento di acquisto è notificato al proprietario entro 90 giorni - in questo

lasso di tempo il proprietario può rinunciare all'uscita dell'oggetto.

Se il Ministero non intende procedere all'acquisto, ne dà comunicazione alla

Regione, la quale a sua volta, ha la facoltà di acquistare il bene, notificandolo al

proprietario entro 90 giorni.

3.15 L'uscita temporanea dal territorio nazionale

L'uscita temporanea dal territorio nazionale di beni culturali è soggetta a

disciplina speciale. Il Ministero può autorizzare l'uscita temporanea dal territorio

dei beni culturali:

per manifestazioni, mostre o esposizioni d'arte, sempre che siano

12. garantite l'integrità e la sicurezza dei beni

possono uscire in modo temporaneo anche i beni elencati all'art 65, previa

13. autorizzazione da parte del Ministero

Non possono assolutamente uscire, nemmeno in modo temporaneo:

i beni suscettibili di subire danni nel trasporto o nella permanenza in

14. condizioni sfavorevoli

i beni che costituiscono il fondo principale della sezione di un museo,

15. pinacoteca, galleria, archivio, collezione ecc ecc

L'uscita temporanea dal territorio nazionale può essere consentita anche quando

i beni fanno parte del mobilio privato di cittadini italiani che ricoprono cariche che

16. comportano il trasferimento all'estero degli interessati

costituiscono l'arredamento delle sedi diplomatiche all'estero

17. debbano essere sottoposti ad analisi da eseguire necessariamente

18. all'estero

la loro uscita è richiesta dall'attuazione di accordi culturali con istituzioni

19. museali estere

Chi intende far uscire beni culturali in via temporanea deve farne denuncia e

presentarli al competente ufficio di esportazione, indicando per ciascuno il valore

venale e il responsabile della loro custodia all'estero.

Entro 40 giorni l'ufficio di esportazione rilascia o nega un attestato di circolazione

temporanea (è ammesso ricorso). L'attestato reca le prescrizioni necessarie e

stabilisce il termine del rientro non superiore a 18 mesi. L'uscita temporanea dei

beni indicati all'art 65 deve essere garantita mediante una cauzione per un

importo superiore al 10% del valore acceertato. La cauzione non è prevista per

beni appartenenti allo Stato e alle amministrazioni pubbliche, inoltre alcune

particolari istituzioni possono essere esonerate dall'obbligo di cauzione.

3.16 La restituzione di beni usciti illecitamente

Il Codice fa salvo alla Direttiva comunitaria del 15 marzo 1993, che si applica a

recuperare i beni spediti illecitamente all'interno dei confini dell'Unione Europea.

Inoltre si riferisce anche alla Convenzione dell'Unidroit, che trova applicazione

per ottenere la restituzione dei beni esportati illecitamente fuori dai confini

europei.

Gli art. 75-81 disciplinano la restituzione da parte dell'Italia di beni culturali usciti

illecitamente dal territorio di un altro Stato membro dell'UE.

Gli artt. 82-83 riguardano invece la richiesta italiana ad altri Stati di restituzione di

beni illecitamente usciti dal proprio territorio.

L'azione di restituzione è esercitata dal Ministero per i beni e le attività culturali e

dal Ministero degli Affari esteri, davanti al giudice dello Stato membro dell'UE in

cui si trova il bene culturale.

Se il bene culturale restituito non appartiene allo Stato, il Ministero provvede alla

sua custodia fino alla consegna al proprietario: la consegna avviena attraverso il

rimborso delle spese sostenute per la restituzione del bene. Se non si conosce il

proprietario il Ministero diffonde comunicazioni pubbliche, dopo 5 giorni se

l'avente diritto non richiede il bene esso entra a far parte del demanio statale.

3.17 Occupazione temporanea ed espropriazione

La disciplina di tutela dei beni culturali prevede, oltre al vincolo diretto e indiretto,

altre forme di limitazione alla proprietà privata.

L'art 88 oltre a riservare allo Stato le ricerche archeologiche, stabilisce che il

Ministero per i beni e le attività culturali può ordinare l'occupazione temporanea

degli immobili ove devono eseguirsi le richerche o le opere. Il proprietario ha

diritto al pagamento di un indennizzo in denaro o mediante il rilascio di una parte

delle cose ritrovate. Il provvedimento di occupazione consente al Ministero di

acquisre la disponibilità degli immobili privati per un periodo di tempo limitato,

necessario per eseguire le ricerche.

Il Codice prevede però anche tre casi in cui può essere disposta l'espropriazione

irreversibile sulla proprietà del bene che è sottratto al proprietario in via definitiva.

L'art 95 stabilisce che i beni culturali mobili e immobili possono essere

20. espropriati dal Ministero quando è necessario migliorare le condizioni di

tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni culturali. Il Ministero può

anche delegare questa funzione alle Regioni e altri enti pubblici o persone

giuridiche private senza fine di lucro

l'art 96 prevede l'espropriazione per fini strumentali. Aree ed edifici

21. possono essere espropriate per causa di pubblica utilità, ovvero quando

sia necessario restaurare monumenti , garantirne il decoro e il godimento

del pubblico. Tale tipo di espropriazione presenta affinità con il vincolo

indiretto; essa non prende in considerazione beni culturali ma gli immobili

circostanti al fine di mantenere le condizioni di decoro dei beni culturali

immobili.

L'art 97 prevede l'espropriazione per interesse archeologico ,

22. espropriazione degli immobili al fine di eseguire interventi di interesse

archeologico.

3.20 Il regime fiscale

Il regime fiscale dei beni di interesse culturale è disciplinato dalla legge del 1982,

la quale ha istituito per i beni culturali agevolazioni tributarie di diversi tipi.

• L'agevolazione più siginificativa riguarda l'Irpef (imposta sul reddito delle

persone fisiche) e consiste in una detrazione del 19% per le spese

sostenute dai soggetti obbligati alla manutenzione, protezione o restauro

dei beni culturali gravati da vincolo diretto. Tuttavia, la necessità di queste

spese deve essere certificata dalla Soprintendenza.

L'agevolazione consiste in una detrazione d'imposta, uno sconto, a carico dello

Stato, nella misura del 19%.

• Anche le erogazioni in denaro a favore dello Stato, Regioni, enti pubblici

territoriali per l'acquisto, la manutenzione, la protezione o il restauro dei

beni culturali hanno diritto ad una detrazione d'imposta pari al 19%

• Le medesime detrazioni d'imposta, nella misura del 22% sono previste

anche sul reddito delle persone giuridiche, le società e gli enti commerciali

e non.

I beni immobili vincolati sono soggetti ad un regime di favore per quanto riguarda

l'imposta sui redditi. Il reddito di questi immobili è determinato dall'applicazione

della minore tra le tariffe d'estimo previste per le abitazioni.

Un regime ancora più favorevole è previsto per due categorie di immobili:

gli immobili adibiti a sedi aperte al pubblico, di musei, biblioteche, archivi,

23. quando al possessore non spetti alcun reddito dall'utilizzo dell'immobile

i terreni, parchi, giardini aperti al pubblico o la cui conservazione sia

24. riconosciuta di pubblico interesse

Il regime fiscale di favore è stato esteso anche a un importante tributo locale, l'ICI

(imposta comunale sugli immobili). Per gli immobili vincolati, infatti, la base

imponibile ai fini dell'ICI è costituita dal valore che risulta applicando alla rendita

catastale i moltiplicatori previsti dall'art. 5, co 2 del 30 dicembre 1992. --> il

principio secondo cui la Repubblica tutela il patrimonio storico della Nazione si

può realizzare anche riducendo l'impostazione tributaria che grava sui beni

culturali di proprietà privata, favorendo la conservazione da parte dei proprietari

stessi. La riduzione è inoltre giustificata dalle limitazioni alle facoltà di godimento

dei beni immobili derivanti dal vincolo.

La facoltà di pagamento delle imposte dirette può avvenire anche attraverso la

cessione dei beni culturali vincolati o di opere di autori ancora in vita o la cui

esecuzione risalga a meno di 50 anni. = questa facoltà si contrappone alla

necessità di disporre di denaro contante con cui provvedere alle spese

pubbliche; essa corrisponde però all'interesse all'incremento del patrimonio

pubblico, destinato anche alla fruizione dei cittadini.

CAPITOLO IV

4.1 Stato e Regioni nella tutela dei beni culturali

Con la Costituzione repubblicana del 1947, lo Stato italiano è diventato uno Stato

regionale. Vennero, infatti, istituite 15 regioni ordinarie e 5 a statuto speciale.

L'attuazione dell'ordinamento regionale ha inciso minimamente per quanto

riguarda la materia dei beni culturali.

4.2 Le Regioni ordinarie

Secondo la Costituzione del 1947 le Regioni ordinarie hanno podestà legislativa

solo per le materie comprese nell'elenco dell'art. 117 --> questo elenco non

menziona la materia dei beni culturali ma quella "musei e biblioteche di enti

locali".

L'istituzione delle Regioni ordinarie ha comportato soltanto limitate novità per i

beni culturali.

4.3 Le Regioni Speciali

L'art. 116 della Costituzione assicura alle Regioni Speciali particolari fome di

autonomia, secondo statuti approvati con legge costituzionale.

• Lo Statuto della Sicilia, attribuisce alla Regione potestà legislativa in

materia di "Conservazione delle antichità e delle opere artistiche".

• Lo Statuto della Regione Trentino Alto-Adige attribuisce alle due provincie

autonome di Trento e Bolzano potestà legislativa in materia di "Tutela e

conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare".

In queste due Regioni, dunque, la materia dei beni culturali è rimessa alle leggi

regionali o provinciali; le leggi statali continuano ad applicarsi soltanto per le parti

in cui non siano state sostituite da leggi regionali/provinciali.

+ sono dodate di autonomia amministrativa nelle stesse materie sulle quali

esercitano la loro podestà legislativa.

• Le Regioni Valle d'Aosta, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia sono titolari,

secondo i loro statuti, soltanto di podestà legislativa di integrazione e

attuazione delle leggi dello Stato in manteria di antichità e belle arti.

--> Queste Regioni non sono abilitate a sostituire la legislazione statale con una

propria, ma soltanto integrare la legislazione statale con norme proprie.

Per quanto riguarda l'amministrazione, queste tre Regioni si trovano in una

condizione simile tra loro. Le norme di attuazione degli statuti hanno conferito:

• Alla Sardegna la soprintendenza ai beni librari per la Regione stessa.

• Al Friuli-Venezia Giulia la soprintendenza per i beni librari di Verona per il

proprio territorio.

• Alla Valle d'Aosta le competenze di soprintendenza per i beni librari di

Torino, inerenti alla Valle.

--> Tuttavia, la condizione della Valle d'Aosta è diversa. Nel 1946 il Capo

provvisorio dello Stato stabilì che i compiti attribuiti alla soprintendeza alle

antichità e belle arti venissero esercitati dalla Regione, la quale subentrò

all'amministrazione perifica statale dei beni culturali.

Invece, in Sardegna e in Friulia-Venezia Giulia continuano ad operare gli uffici

periferici dell'amministrazione statale dei beni culturali.

4.4 La riforma costituzionale del 2001

La riforma costituzionale del 2001 ha modificato la podestà legislativa dello Stato

e delle Regioni.

-- Lo Stato ha podestà legislativa esclusiva nelle materie comprese in un elenco

tassativo che, comprende la materia dei beni culturali. Anche in futuro, dunque,

la tutela dei beni culturali continuerà ad essere disciplinata da leggi statali ( con

eccezione delle Regione Sicilia e delle provincie di Trento e Bolzano).

-- La riforma ha attribuito alle Regioni la podestà legislativa concorrente in

materia di valorizzazione dei beni culturali e ambientali.

= Per la materia dei beni culturali la determinazione dei principi fondamentali

rimane riservata alla legislazione dello Stato, mentre la disciplina di dettaglio

spetta alle Regioni.

TUTELA --> insieme di azioni volte all'individuare i beni culturali e a garantirne la

protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione.

L'esercizio della tutela si esplica anche attraverso provvedimenti volti a regolare

comportamenti riferiti ai beni culturali.

VALORIZZAZIONE --> esercizio di funzioni dirette a promuovere la conoscenza

del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e

fruizione pubblica del patrimonio stesso. Promozione e sostegno degli interventi

di conservazione.

Il Codice reca una disciplina completa della tutela dei beni culturali. Poichè

invece,la valorizzazione è materia di potestà legislativa concorrente, il codice

fissa i principi fondamentali , mentre la disciplina di dettaglio sarà stabilita dalle

Regioni.

Il Codice stabilisce la disciplina di valorizzazione dei beni statali, mentre la

legislazione regionale di dettaglio riguarda solo la valorizzazione dei beni

presenti negli istituti e nei luoghi della cultura non appartenenti allo Stato.

4.5 L'amministrazione di tutela dei beni culturali

Le origini storiche dell'amministrazione di tutela dei beni culturali risalgono al

chirografo Chiaromonti.

In passato uno dei primi rami dell'amministrazione statale preposto alla tutela del

patrimonio storico e artistico è stato i MINISTERO DELLA PUBBLICA

ISTRUZIONE, che in periodo fascista assunse la denominazione di MINISTERO

DELL'EDUCAZIONE NAZIONALE.

Nel 1875 fu costituito nell'ambito del Ministero della pubblica istruzione, la

Direzione centrale degli scavi e musei del Regno, che nel 1881 divenne la

DIREZIONE GENERALA DELLE ANTICHITà E BELLE ARTI.

Solo nel 1974, per iniziativa politica di Giovanni Spadolini, è stato creato uno

specifico ramo di amministrazione statale ovvero il MINISTERO DEI BENI

CULTURALI E AMBIENTALI.

Il nuovo Ministero ha assunto:

Le funzioni già svolte dalla Direzione delle antichità e belle

25. arti del Ministero della pubblica istruzione.

Le funzioni svolte dalla Presidenza di Consiglio dei ministri

26. relative alla discoteca di Stato, ai servizi delle informazioni e

della proprietà letteraria, storica e scientifica.

Le funzioni svolte dal Ministero dell'Interno in materia di

27. archivi.

Nel 1998 il Ministero dei beni culturali e ambientali è stato soppresso ed è stato

istituito al suo posto il MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITà CULTURALI.

Esso esercita funzioni svolte in precedenza dal ministero soppresso, ma anche

compiti relativi alle materi di spettacolo, sport ed impianti sportivi.

In Sicilia e nelle province autonome di Trento e Bolzano, le funzione

amministrative di tutela dei beni culturali sono esercitate rispettivamente dalla

Regione e dalle Province.

4.6 L'organizzazione centrale del Ministero

Il Ministero per i beni e le attività culturali costituisce un ramo di amministrazione

statale molto ampio. L'organizzazione interna del Ministero è stata ripetutamente

modificata ed è attualmente regolata dal d.P.R. del 26 novembre 2006.

A livello centrale si evidenziano otto DIREZIONI GENERALI:

per l'organizzazione, gli affari generali, il bilancio e il personale.

28. per le antichità

29. per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanea.

30. per la valorizzazione del patrimonio culturale

31. per gli archivi

32. per le biblioteche e gli istituti culturali

33. per il cinema

34. per lo spettacolo dal vivo

35.

Le direzioni generali centali non sono, dunque, omogenee fra loro:

-- Tre si occupano di determinate categorie di beni culturali (2,3,5).

-- Due di compiti di supporto (1,4)

-- Due hanno compiti legati ai settori dello spettacolo (7,8)

Le direzioni sono coordinate dal Segretario generale del ministero, il quale opera

alle dirette dipendenze del Ministro.

Nell'ambito del Ministero vi sono inolte sette ISTITUTI CENTRALI e quattro

ISTITUTI NAZIONALI. Gli Istitui Centrali sono:

L'istituto centrale per il catalogo e la documentazione

36.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni artistici e dello spettacolo
SSD:
Università: Parma - Unipr
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilapan.nocchia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione dei beni culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parma - Unipr o del prof Spattini Gian Claudio.

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