I - Na s c ita e s v il uppi del m ercato del l’ar te contemporanea inter nazionale
1. Il sistema accademico in Francia. I Salon ufficiali
Il sistema delle gallerie private nasce in Francia a fine ‘800 in opposizione alla chiusura e alla rigidità dell’Académie
fondata nel 1648 da Colbert. La carriera di un giovane artista doveva passare obbligatoriamente
des Beaux Arts,
attraverso una serie di tappe, tutte controllate dal’Accademia: dalla menzione d’onore alla medaglia, dal Prix de
Rome all’acquisto di opere da parte dello Stato, fino all’elezione come membro dell’Accademia. Insomma l’artista
doveva preoccuparsi anzitutto dell’avanzamento istituzionale, come un funzionario di Stato, piuttosto che lavorare a
strategie di autopromozione nel mercato libero.
In particolare, il successo ai Salon era il mezzo indispensabile per essere accettato dal gusto dominante del grande
pubblico. Gli artisti maggiori erano Bouguerau, Cabanel, Géróme, Meissonnier, Decamps, Couture. Ma il prestigio
degli accademici incominciava ad essere conteso dagli artisti innovatori che cercavano di costruire la loro carriera
nel mercato libero, in fase di sviluppo.
2. La polemica contro i Salon. Le prime mostre d’arte indipendente
Data emblematica dell’inizio della svolta è il 1855, anno dell’Esposizione Universale di Parigi. Coubert fa installare
proprio davanti all’Esposizione il suo padiglione costruito a proprie spese con un’ampia
Pavillon du Réalisme,
selezione di propri quadri, tra cui lo Lo studio del pittore.
La polemica esploderà nel 1863, con la prima (e unica) edizione del Salon des Réfusés, voluto da Napoleone per
permettere di esporre anche agli artisti esclusi dal Salon ufficiale; ma, dato che la giuria era sempre quella del Salon
ufficiale, le scelte furono fatte per dimostrare l’inferiorità qualitativa di questa nuova esposizione. Molti furono
quindi gli artisti che rifiutarono di esporre; non Manet, che presentò Le déjeuner sur l’herbe.
Così Manet diventa il capofila di una nuova generazione (da cui nasceranno gli impressionisti); tuttavia non esporrà
mai nelle loro mostre indipendenti: il suo obiettivo era riuscire a imporsi a livello ufficiale, nei Salon, cosa che alla
fine gli riuscirà (nel 1883, poco prima di morire, riceverà la Legion d’Onore). Non va dimenticato che anche gli altri
impressionisti ci tenevano ad esporre ai Salon: solo Cézanne non sarà mai accettato, pur continuando, per sfida, a
mandare ogni anno i suoi quadri.
Dopo il fallimento del Salon des Réfusés, bisogna aspettare il 1884 per veder nascere un vero salon alternativo, il
senza premi e giuria, organizzato dalla Société des Artistes Indépendants. Sarà il prototipo di
Salon des Indépendants,
tutte le altre manifestazioni espositive europee indipendenti, tra cui le Secessioni di Vienna e Monaco.
Nel 1903 a Parigi nasce il indipendente, ma con una giuria selezionatrice: intendeva orientare, in
Salon d’Automne,
termini qualitativamente più avanzati, il gusto del pubblico e dei nuovi collezionisti: è qui che collezionisti come
André Level, Leo e Gertude Stein, Wilhelm Uhde e Daniel Henry Kahnweiler iniziano a interessarsi all’arte
contemporanea. Ed è qui che De Chirico espose per la prima volta a Parigi.
3. La svolta impressionista. Paul Durand Ruel
L’inizio dell’arte d’avanguardia si fa risalire agli impressionisti non solo per le novità linguistiche e tematiche. Scrive
Fitzgerald: «Accoppiando la loro nuova estetica con la fondazione di un sistema commerciale, crearono il movimento dell’Impressionismo
e le condizioni materiali per lo sviluppo dei movimenti moderni».
Verso il 1890 gli sforzi concertati degli impressionisti, dei critici (come Castagnary, Duranty, Chesneau e Zola), dei
collezionisti e del loro principale mercante, Paul Durand Ruel, arrivarono creare una rete internazionale che
determinerà il successo culturale ed economico del movimento.
(1831-1922) è il prototipo del nuovo mercante innovatore. Il suo rapporto con gli
Paul Durand Ruel
impressionisti comincia nel 1870 a Londra, dove conosce Monet e Pissarro. Nel 1886 organizza New York la prima
mostra degli impressionisti e apre una succursale della sua galleria.
Queste sono in sintesi le caratteristiche innovative della sua attività: a) interesse per la valorizzazione di una nuova
pittura non ancora richiesta dal mercato; b) volontà di avere il monopolio su questa produzione artistica attraverso
l’accumulazione di opere in magazzino e la stipulazione di contratti con gli artisti; c) allestimento di mostre; d)
apertura di filiali all’estero - con mostre - per costruire un mercato internazionale; e) fondazione di riviste.
4. Ambroise Vollard. Daniel H. Kahnweiler
Tra gli iniziatori di questo sistema vanno citati almeno altri due mercanti.
(1867-1939) è la figura di collegamento fra la generazione degli impressionisti e quelle
Ambroise Vollard
successive (Nabis, Fauves) fino a Picasso (quest’ultimo nel 1910 si legherà a Kahnweiler, ma l’esperienza con Vollard
è fondamentale). è il mercante del Cubismo. Apre la sua galleria a Parigi nel 1907 e sostiene in
Daniel Herny Kahnweiler
particolare il lavoro di Derain, Braque e Picasso. Nel 1908 espone le opere di Braque rifiutate dal Salon d’Automne:
è in questa occasione che si parla per la prima volta di Cubismo. Tra i suoi clienti: l’americana Gertrude Stein, i
russi Shchukin e Ivan Morozov, lo svizzero Hermann Rupf, il ceco Vincec Kramar, il francese Roger Dutilleul;
esponenti di quell’élite internazionale che rappresenta il primo nucleo del collezionismo d’avanguardia.
Kahnweiler sviluppa ulteriormente la strategia di Durand sistematizzando l’uso dei contratti in esclusiva,
rafforzando la sua posizione di monopolio, promuovendo la notorietà internazionale dei suoi artisti (attraverso la
collaborazione con scrittori e critici tra cui Apollinaire, Max Jacob, André Salmon; e la realizzazione di un archivio
fotografico che documenta tutte le opere della galleria). Come Vollard, è editore di raffinati libri illustrati da artisti.
5. Sviluppi del mercato d’avanguardia tra le due guerre in Francia
Il mercato dell’avanguardia comincia dunque a strutturarsi prima della guerra e si sviluppa nel dopoguerra, quando
si affacciano nuovi mercanti (Berthe Weill, Paul Guillaume, Paul Rosenberg, Léonce Rosenberg).
La crescita d’interesse per l’arte d’avanguardia è confermata dall’inaspettato successo della vendita all’asta, nel
1914, della collezione dell’associazione per la prima volta ci si rende conto che l’arte avanzata ha
La Peau de l’Ours:
un valore economico, e proprio perché esprime lo spirito dei tempi moderni.
La differenza tra i comuni collezionisti e i soci de guidati da André Level, è che questi ultimi avevano fin
La Peau,
dall’inizio definito la finalità speculativa. André Level è un giovane uomo d’affari. Non avendo i soldi necessari, da
vita a un consorzio per l’acquisto di opere d’arte.
Dopo la fase di formazione, il successo commerciale e mondano dell’arte d’avanguardia esplode negli anni ’20. Le
classi alte vi vedono un strumento per legittimare il proprio prestigio, e questo non solo per interesse speculativo, ma
anche per confermare la propria partecipazione alla moda moderna.
Il fatto sociale nuovo è il cambiamento di atteggiamento dell’alta società, che era cominciato con lo scandalo di
(balletto testi di Cocteau, musica di Satie, scene e costumi di Picasso, rappresentato dalla compagnia Balletti
Parade
Russi): negli anni ’20, quelli che erano valori maledetti, diventano valori mondani.
Punto di partenza della stagione di euforia del mercato dell’arte contemporanea può essere considerata la serie di
quattro vendite all’asta dello stock di opere sequestrate a Kahnweiler (tedesco, i suoi beni facevano parte dei
risarcimenti di guerra): l’evento mette in effervescenza il mercato innescando una corsa speculativa.
Anche la rete delle gallerie d’arte contemporanea diventa sempre più ampia, e il mercato parigino conta solide
ramificazioni in Europa e America.
Questo grande successo mondano rischiava d’imborghesire l’avanguardia. Ciò innescò la reazione di nuovi gruppi
d’avanguardie - tra cui Dada e Surrealisti - caratterizzati da una radicale critica ai valori borghesi, da un
atteggiamento politico rivoluzionario, dall’opposizione alla mercificazione dell’arte. In ogni caso, tutti i migliori
artisti surrealisti (Ernst, Mirò, Tanguy, Dalì, Masson Magritte, Giacometti) diventano al loro volta artisti di successo
nel grande mercato internazionale, anche sfidando le censure del loro capo Andrè Breton, che ad es. soprannominò
Dalì “Avida Dollars”.
La stagione speculativa degli anni ’20 subisce un duro colpo con la crisi del ’29; i contratti con gli artisti sono rotti e
molte gallerie devono chiudere. Alcuni approfittarono di questa congiuntura critica per comprare; Pierre Matisse,
figlio dell’artista, aprì una sua galleria a New York nel 1932.
Durante la guerra il mercato riprende, soprattutto perché la pittura, insieme ad altre categorie di oggetti rari e
preziosi, rappresenta un bene rifugio contro l’inflazione.
6. Il mercato in Francia dopo il 1945.
Dal dopoguerra il mercato in Francia riparte; ma gli sviluppi più importanti si hanno a New York, che si avvia a
diventare il centro mondiale dell’arte contemporanea col successo dell’Espressionismo Astratto e, dagli anni ’60, col
trionfo mondiale della Pop Art.
A Parigi, insieme alla riapertura di gallerie già attive, ne nascono di nuove. René Douin apre il suo spazio nel 1939
(suoi soci sono Leo Castelli e la moglie Ileana Sonnabend).
Il mercato parigino porta al successo artisti giovani, ma molto spesso si tratta del frutto di effimere operazioni
speculative; il caso più clamoroso è quello del mediocre Bernard Buffet. Con poche eccezioni, questi nuovi artisti
non hanno retto a livello internazionale, a dimostrazione che non basta un solido sistema mercantile quando manca
un contesto socioculturale vitale.
7. Il mercato dell’arte contemporanea negli USA
L’Armory Show di New York (1913) fu l’evento espositivo fondamentale per la nascita della cultura d’avanguardia
americana e per lo sviluppo del sistema mercantile e museale ad essa connesso.
Prima, erano ben pochi gli americani interessati alle ricerche artistiche più avanzate, che si svolgevano tutte in
rapporto con Parigi. L’unica galleria di punta a New York era la di Alfred Sieglitz e Edward
Photo-secession Gallery
Steichen; i due fondarono anche la rivista che, grazie anche alla collaborazione con Man Ray e
Camera Work
Duchamp, svolgeranno un ruolo cruciale nell’ambito dell’avanguardia artistica della fotografia.
L’artista Arthur Davies fu l’ideatore dell’evento, sostenuto da John Quinn, colto collezionista, e da ricche signore
entusiaste come Lili Bliss e Gertrude Vanderbilt Whitney (che fonderà nel 1930 il Whitney Museum of American
Art). Fu esposta un’ampia selezione di opere dall’Impressionismo, Postimpressionismo, Cubismo, Espressionismo
tedesco (grande assente il futurismo italiano, pare per rifiuto di Marinetti).
È soprattutto negli anni ’40 che il mercato newyorkese inizia a strutturarsi.
Importante è la nascita di musei come il MoMA (1929, diretto da Alfred Barr); il Whitney Museum of American
Art (1930); il Guggenheim Museum per l’arte astratta (1939).
Tra le gallerie più importanti c’è (1941-47) di Peggy Guggenheim, che espone non solo artisti
Art of This Century
europei (in particolare espressionisti), ma anche i protagonisti della nuova avanguardia americana
dell’Espressionismo Astratto (Baziotes, Hoffmann, Motherwell, Pollock, Rothko, Still). Personaggio chiave non tanto
per i suoi specifici meriti culturali, quanto per il fatto di essere una miliardaria entusiasta dell’arte contemporanea,
Peggy fu ben inserita nell’ambiente parigino e guidata nelle scelte collezionistiche e nelle iniziative espositive da
consiglieri come Duchamp. Nel 1938 apre a Londra la galleria Guggenheim Jeune, con successo culturale e
mondano ma non commerciale. Nel 1947 fissa la sua residenza a Venezia. Nel suo palazzo allestirà la sua collezione
aperta al pubblico; alla sua morte diventa Fondazione ed è ora una delle sedi all’estero del Guggenheim Museum.
Leo Castelli (1907) fu il più importante mercante americano d’avanguardia, il principale artefice della leadership
culturale e mercantile dell’arte americana a livello mondiale. Apre la sua galleria a New York solo nel 1957, ma il
suo interesse per l’arte è anteriore. Nato a Trieste, sposa Ileana Shapira (poi Sonnabend), figlia di un industriale
rumeno, con la quale a Parigi incomincia a frequentare il mondo dell’arte. Nel 1958 organizza due personali di
Raushenberg e Jasper Johns, che precedono il successo della Pop Art, di cui Castelli fu il principale regista
mercantile (lavorano con lui dall’inizio Lichtenstein, Rosenquist, Chamberlain, e più tardi Warhol). Lanciò anche ai
principali protagonisti del Minimalismo (Stella, Judd, Flavin, Morris) e dell’arte processuale e concettuale (Serra,
Nauman, Sonnier, Weiner). Ancora oggi la galleria conserva la sua importanza, seppur non sia più di punta.
Negli anni ’70 New York consolida definitivamente il suo ruolo di leadership nel mercato mondiale dell’arte.
Decisiva fu l’operazione di concentrazione delle gallerie a Soho. Scrive Celant: «Con lo sviluppo di Soho, il quartiere degli
Ad
artisti e delle gallerie d’arte, la cultura americana dal 1970 ha compiuto un altro passo verso il monopolio dell’arte contemporanea».
aprire la strada sono Leo Castelli, Ileana Sonnabend, John Weber, André Emmerich.
Nel 1973 si contano 72 riviste d’arte contemporanea a New York.
Il boom del mercato dell’arte contemporanea arriva all’apice negli anni ’80. Giovani artisti come Clemente,
Schnabel, Fischl, Salle, Haring, Basquiat, Koons, Sherman, raggiungono un successo immediato, con quotazioni
altissime e un curriculum di mostre nei maggiori musei del mondo messo insieme in pochissimo tempo, cosa
inconcepibile anche per gli artisti più noti delle generazioni appena precedenti, i cui tempi di consacrazione (pur
brevi rispetto al passato) erano molto più lenti.
La crisi del mercato all’inizio degli anni ’90 ha creato difficoltà a questo sistema drogato, dove l’euforia speculativa,
gonfiata dai media, è arrivata a determinare la storicizzazione quasi istantanea delle nuove star. Per molti artisti a
una fase di veloce ascesa è seguita una caduta altrettanto rapida; ma una volta messa in modo una tale dinamica di
mercato è difficile cambiare rotta. Oggi New York non ha più il monopolio assoluto, ma conserva un ruolo centrale;
le gallerie più potenti sono quelle di Gagosian, Marian Goodman, Barbara Gladstone, Deitch Projects.
8. Gli inizi dell’arte d’avanguardia in Germania
L’avvenimento emblematico che segna l’avvio dell’arte d’avanguardia in Germania è l’esposizione del Sonderbund
(1912), associazione di artisti, collezionisti e storici nata a Colonia per valorizzare l’arte nuova.
Critico, collezionista, mercante, fu il personaggio chiave della prima avanguardia tedesca,
Herwarth Walden
promotore dell’Espressionismo. Nel 1910 fonda la rivista inizialmente letteraria ma subito aperta anche
Der Sturm,
alle arti figurative e con diffusione internazionale; nel dopoguerra la sua leadership è indebolita dalla nascita di
nuove riviste. Nel 1932, con l’avvento del nazismo, Walden chiude la rivista e migra in URSS.
Nel 1920, a Berlino, a luogo (la Prima Fiera Internazionale Dada), organizzata da
Die Erste Internationale Dada-Messe
Grosz, Hausmann e Hertfield presso la galleria di Otto Burchard.
Durante il nazismo si scatena la propaganda contro l’arte d’avanguardia “degenerata”. L’operazione più clamorosa
è la mostra [arte degenerata] voluta dal ministro dell’educazione Goebbels, con opere di artisti dada,
Entartete Kunst
espressionisti, della Nuova Oggettività e del Bauhaus, assieme a lavori di malati mentali. Ogni opere aveva un
cartellino col prezzo pagato dai musei per acquistarle (indirettamente, un numero così alto di opere dimostra il
tempestivo interesse dei musei tedeschi per l’arte d’avanguardia).
9. Il mercato dell’arte contemporanea in Italia
L’Italia è in posizione di relativa marginalità nel mercato d’arte contemporanea, almeno fino agli anni ’50-60.
Data l’assenza di strutture mercantili adeguate, per gli italiani era difficile affermarsi fuori, se non partecipando alle
grandi esposizioni ufficiali all’estero. Il mercante più interessato alla produzione artistica italiana fu il parigino
Goupil; tra gli artisti in rapporto con lui si citano Palizzi, Morelli, Mosè Bianchi, Michetti, Boldini, De Nittis.
Questi ultimi due, trasferitisi a Parigi, si integrano pienamente nell’ambiente e raggiungono un grande successo, il
primo come ritrattista mondano, il secondo soprattutto per le sue vedute urbane. De Nittis partecipa alla prima
mostra degli impressionisti nel 1874 e riceve anche la Legion d’Onore. Tra gli altri artisti italiani residenti a Parigi si
citano Federico Zandomeneghi e soprattutto Medardo Rosso, grande innovatore della scultura.
La principale galleria è quella fiorentina di Luigi Pisani.
È solo con l’emergere del Divisionismo negli anni ’90 a Milano che si può cominciare a parlare di evoluzione
moderna della pittura italiana. Protagonisti dal punto di vista del mercato sono i fratelli Grubicy: Vittore (fu anche
critico e pittore), p
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