Introduzione
Nel XX secolo si è assistito a una proliferazione di correnti e tecniche, situazione che riflette l'accelerazione di eventi, come lo ha definito Hobsbawm, secolo breve. La crisi di fiducia nell'oggettività del reale di fine '800 è alla base delle opere di molti artisti: van Gogh, Ensor, Munch, Gaugin, gli anticipatori dell'espressionismo, corrente che, anche se in termini diversi, ha posto l'uomo al centro dei propri interessi.
La continuità del fenomeno artistico
Altro punto importante è la continuità del fenomeno artistico: ogni movimento si lega agli altri per analogia o per contrasto, fatto reso possibile dai nuovi mezzi di comunicazione e dal fatto che spesso grandi figure migrano da un movimento all'altro (Max Ernst, espressionista, cubista, infine tra i fondatori del surrealismo). La nascita dell'arte contemporanea si potrebbe collocare in concomitanza con l'apparizione degli impressionisti, o addirittura con Turner, loro precursore; ma le ipotesi sono molte.
Origini dell'arte contemporanea
Edward Lucie-Smith fissa la nascita al 1905, data dell'apparizione pubblica dei Fauves a Parigi. L'evento si colloca in un periodo di crisi socio-culturale in cui, mancando nuovi valori morali, gli intellettuali si introvertono su posizioni decadentiste e sperimentano nuovi linguaggi ispirandosi al primitivismo e all'arcaismo, fino a manifestazioni più apertamente polemiche verso il passato in seguito incanalate nei movimenti di avanguardia del Novecento.
Secondo Jean-Luc Nancy, l'arte contemporanea inizia quando, nel 1917, Marcel Duchamp, con lo pseudonimo di Richard Mutt, espone a NY un orinatoio rovesciato dal titolo Fontaine: da allora l'arte è diventata fruibile, usabile e soprattutto vendibile. L'episodio segna un conflitto: eleggendo un oggetto esistente allo stato di opera d'arte, si è scardinato un sistema e se ne è generato un altro.
Il pensiero di Duchamp
Nella serie di articoli Duchamp ha scritto: The Richard Mutt Case “che Mutt abbia fabbricato l'orinatoio con le sue mani non ha importanza. Lui lo ha scelto e posto in modo che il suo significato d'uso scomparisse sotto il nuovo titolo e il nuovo punto di vista, e ha creato un nuovo pensiero per questo oggetto”; tale assioma, cioè che l'idea prevale sulla creazione, orienta l'arte verso una nuova direzione.
Concezioni di Agnes Heller
Agnes Heller ha distinto la “contemporaneità” cronologica dal “presente storico”: la prima rappresenta il presente assoluto, il secondo è una struttura culturale, ovvero la consapevolezza di vivere in un presente che costituisce un'epoca culturale omogenea, diversa dalle precedenti. La divisione tra un'epoca e l'altra sta nel modo di porsi nei confronti della tradizione: nel momento in cui il sistema di pensiero che ha governato il corso delle cose viene riconosciuto come tradizione, intesa nel senso di elemento statico e non più fecondo, se ne ha il superamento.
Avanguardie e nuova struttura culturale
Forse è con le avanguardie che è nata l'“arte contemporanea”, quando si sono poste le premesse per definire una nuova struttura culturale. In ogni caso, tracciare una netta linea di demarcazione è un esercizio inutile. Si può invece fissare l'attenzione sul momento in cui la riflessione su nuove modalità espressive ha raggiunto un livello di consapevolezza con la nascita del fenomeno dei gruppi d'avanguardia.
La Society of Independent Artists
Nel 1916 si costituisce a NY la Society of Independent Artists per dare agli artisti innovatori l'opportunità di mostrare le loro opere, in antitesi con la conservatrice National Academy of Design; queste mostre erano organizzate sul modello del Salon del Indépendants parigino, quindi senza giurie né premi, dando a chiunque la possibilità di esporre dietro il pagamento di una modesta quota. La prima mostra (1917) contò 1200 artisti; tuttavia è ricordata non tanto per il gigantesco numero di partecipanti, quanto perché venne rifiutata un'opera, l'orinatoio Fontaine firmato Richard Mutt, fatto per cui Marcel Duchamp, componente della Society, si dimise, a denunciare l'incongruità di un'organizzazione il cui intento era permettere a chiunque di esporre qualsiasi cosa.
Problemi del contemporaneo
Intempestività secondo Nietzsche
Nietzsche nella Gaia Scienza afferma che il contemporaneo è l'intempestivo, cioè lo scarto tra l'attualità e la sua contemporaneità rispetto al presente, ciò che aderisce al suo tempo ma allo stesso tempo ne prende le distanze.
Il corpo nell'epoca contemporanea
Il corpo è per l'epoca contemporanea il luogo in cui avvengono gli incontri/scontri del controllo sociale, vi confluiscono le tensioni socio-culturali. Foucault, in Sorvegliare e punire: la nascita della prigione, 1975, pone la questione della posizione del soggetto nella società: «come nella nostra cultura gli uomini vengono resi soggetti?». L'oggettivazione del soggetto avviene in due momenti: a) riguarda le metodologie delle scienze: è il caso del soggetto che lavora, inserito nella più vasta analisi della ricchezza; b) riguarda le “pratiche di divisione”: il soggetto è diviso al suo interno o è diviso dagli altri, attraverso le categorie del pazzo/normale, del malato&sano, dalla cui opposizione si definisce l'identità.
Identità e trasformazione
L'identità è uno dei luoghi centrali della mutazione di fine '900, a partire dall'espansione delle città, la trasformazione della provincia in periferia, gli scontri razziali, il caos, le bidonville: tutti sintomi di una serie di fenomeni di sradicamento, delocalizzazione, di cambiamento dei modelli urbani, culturali, esistenziali. I temi della mutazione determinano nel corpo uno dei luoghi più importanti di riflessione artistica: corpi mutati; campo di battaglia tra natura e cultura; ibridi.
Arti performative
In opposizione alla virtualizzazione e alla meccanizzazione introdotte dalle nuove tecnologie, le arti performative si pongono come evento unico e irripetibile, un modo di riappropriarsi di un'esistenza trasferita nei canali della riproduzione tecnica. Nascono negli anni '60, quando gli artisti scelsero di rifiutare l'oggetto artistico e si rivolsero alle nozioni di spazio, tempo e azione e al loro stesso corpo; hanno permesso di testare il concetto di limite: dell'arte, del pubblico, del sistema, del corpo. Marina Abramović, Chris Burden, Joseph Beuys, Gina Pane, Stelarc hanno utilizzato i concetti di dolore, sofferenza e resistenza, come strumento di trascendenza personale o per sottolineare l'obsolescenza del corpo in un'era di tecnologia e immaterialità. Il corpo umano è il terreno di un'operazione artistica, un limite, un luogo di protesta carico di significati sociali.
Autoritratti e messaggi
Nella serie di autoritratti avviata nel 1977, Cindy Sherman mette in atto un processo di trasformazione e mascheramento del sé impiegando ogni tipo di travestimento.
Barbara Kruger mutua scritte pubblicitarie per veicolare contenuti polemici di liberazione (I shop, therefore I am, 1983); colloca le sue opere negli spazi cittadini destinati ai manifesti pubblicitari.
Robert Gober usa frammenti del corpo per ricostruire paesaggi inquieti e malvagi della società; metafora costante è l’assenza del corpo, il quale subisce una mutazione.
Il movimento punk e l'ibridazione
Negli anni '70 il movimento punk apre la strada a comportamenti che esasperano l'idea della diversità, anche in modo doloroso e straniante (piercing, tatuaggi, manipolazione dell'aspetto fisico). L'idea di ibridazione, in particolare con le macchine, è un tema sempre più presente in letteratura e in arte. Nel 1981 William Gibson utilizza per la prima volta in un suo racconto il termine cyberpunk: entrambi i fenomeni, il punk e il cyborg, riflettono sui fenomeni dell'ibridazione.
Globalizzazione e identità
Dagli anni '90 il tema dell'identità si fa centrale, soprattutto di fronte alla globalizzazione. La serie The Morgue (1992) di Andres Serrano ritrae cadaveri di un obitorio, defunti senza nome catalogati unicamente secondo il motivo del decesso - quasi sempre morti violente; sono esposti solo dettagli (bocca, piede, mani) in “pose” che riportano al Rinascimento per esprimere un senso di estraneità: la morte trasformata in oggetto estetico.
Trasformazioni del corpo umano
L'arte della fine del '900 sembra dunque voler raccogliere l'eco delle preoccupazioni e degli entusiasmi che vedono il corpo umano al centro di radicali trasformazioni (chirurgia estetica, nascita in vitro, clonazione, ibridazioni tra specie viventi, più semplicemente piercing e tatuaggi). Alcune riflessioni sono particolarmente radicali, come la chirurgia plastica di Orlan, le performance di Franko B e Ron Athey (che spesso ripropongono l'iconografia religiosa occidentale).
Per Sterlac il corpo umano ha raggiunto i limiti del suo sistema evolutivo; ma dato che le mutazioni sono necessarie per sopravvivere, dalla fine degli anni settanta “progetta” un corpo potenziato: terzo braccio, sguardo laser, pelle artificiale a racchiudere tecno-organi.
Il privato
Nasce anche la necessità di una rappresentazione esclusivamente intima del vario modo di essere umani: molte opere dalla fine degli anni '80 scelgono la frammentarietà, l'introspezione, la soggettività. È il caso delle immagini porno-gay di Robert Mapplethorpe, i cumuli di caramelle e i letti sfatti di Félix González-Torrez.
La globalizzazione
Il termine è usato per la prima volta in ambito economico da Levitt, sociologo americano, circa l'omogeneizzazione dei bisogni sotto la pressione delle nuove tecnologie. La mondializzazione dell'economia, dei saperi, della tecnologia è stata una delle concause del crollo del Muro di Berlino, ultima negazione in termini politici del mondo globale. D'altra parte i più grandi sviluppi degli strumenti della globalizzazione si sono avuti solo in seguito, in particolare con l'estensione delle reti telematiche. McLuhan utilizzava la metafora del “villaggio globale” per indicare come, con l'evoluzione dei mezzi di comunicazione, il mondo stesse diventando piccolo, e si stessero assumendo atteggiamenti tipici di un villaggio.
L'“Americanization” è la diffusione planetaria di idee, culture e strutture sociali nord-americane. A 20 anni dalla nascita del termine si sviluppano i movimenti No Global. A fine del secolo s'intensificano le rigidità identitarie e gli integralismi religiosi; l'11.09.2001 Al Qaeda sceglie come bersaglio il World Trade Center.
Il sistema dell'arte
Origini e definizioni
Il primo a usare la definizione sistema dell'arte fu Lawrence Alloway nel 1972; nel 75 da Achille Bonito Oliva. È una rete internazionale che connette musei, gallerie, critici e collezioni.
Le sette sorelle dei musei
Achille Bonito Oliva, Le sette sorelle dei musei Possiamo rintracciare le sette “sorelle” del sistema dell'arte, ormai governato dalla globalizzazione. In USA ci sono: MoMA, Guggenheim, Met Museum; in Europa: Beabourg, Tate Gallery, Ludwig (tra Vienna, Colonia, Aachen, Budapest), il Soros (del finanziere di origini ungheresi, destabilizzatore di monete e mecenate di artisti abbandonati alle economie disastrate dei paesi dell'Est; ha promosso fondazioni in diverse capitali). La Nuova Tate Modern di Londra è stata inaugurata nel 2000.
Young British Art
La mostra Sensation del 1997 presso la National Gallery di Londra lancia la Young British Art, nata dall'incontro fra le scuole d'arte inglesi e l'imprenditore pubblicitario e collezionista Charles Saatchi, amico di Damien Hirst. Nel 2001 è pubblicato On the Way to Work, un non-fiction book by Gordon Burn and Damien Hirst, registrazione di tredici incontri fra Hirst e il giornalista Gordon Burn durante i quali l'artista ripercorre la sua vita. Nel 1988, ancora studente, organizza la mostra studentesca “Freeze” che dà vita agli YBAs. Saatchi fu colpito dai lavori di Hirst per la loro aderenza a quel principio che aveva fatto della Saatchi&Saatchi l'agenzia pubblicitaria più importante al mondo: “Simple and Arresting Truths Create High Impact”. Nel 2008 Saatchi cerca i nuovi YBAs attraverso un reality show: “l'arte contemporanea è spesso considerata inaccessibile; la serie, demistificando il genere, lo rende accessibile al grande pubblico”.
Altri lati del mondo
Nasce con la globalizzazione il fenomeno delle biennali, conseguenza del problema nuovo del confronto con l'altro, che profila l'interrogativo se l'attitudine a identificare il prodotto d'arte sulla base di una peculiarità territoriale o etnica non corrisponda a una lettura riduttiva. Nel 1989 Parigi ospita la prima mostra globale d'arte contemporanea che al termine “artista” preferisce la definizione di “les magiciens de la terre”. Secondo Hans Belting fu portato dentro le nostre istituzioni un concetto di arte estraneo e incomprensibile, che sottolineava l'impossibilità di una scena globale per l'arte in cui tutto sarebbe fruibile nella sua differenza.
Arte cinese contemporanea
Mostre importanti di artisti cinesi si sono avute negli ultimi anni in tutto il mondo; si ricorda China: 5000 Years (1998, Guggenheim NY). L'apertura della Cina all'arte contemporanea può farsi risalire al '79, quando fu organizzata una mostra artistica libera dai dettami del regime. Nell'89 ci fu la protesta contro il regime di piazza Tienanmen, che il premier Xiaoping represse duramente (2600 morti e 30.000 feriti); solo da pochi anni l'arte cinese viene tollerata in patria. Anche la critica d'arte non ufficiale si è sviluppata negli anni '80. Gao Minglu è il critico e curatore di China Avantgarde, 1989: la prima rassegna d'arte non ufficiale organizzata col consenso governativo. Nel 1991 Minglu, tra gli organizzatori della rivolta di piazza Tienanmen, dovette lasciare la Cina. A NY ha organizzato Inside Out: New Chinese Art, primo vero tentativo di presentare, a livello internazionale, i movimenti d'avanguardia cinese, in contrasto con la 5000 Years del Guggenheim. Solo all'inizio del 1992 l'aria si distende, e dato che ottenere il visto per uscire dal paese diventa più semplice, molti artisti e critici si trasferiscono all'estero. Il Realismo cinico e il Pop politico sono due correnti “non ufficiali” che mescolano immagini utilizzate in passato dalla propaganda politica maoista e la riproduzione dei simboli del capitalismo occidentale.
La mostra che più coinvolge il pubblico occidentale degli inizi degli anni '90 è China's New Art, Post-1989: richiesta dai maggiori musei tra Canada, USA ed Europa, suggella l'affermazione dell'arte cinese a livello internazionale.
Le merci e la comunicazione
Lo sviluppo delle tecnologie di comunicazione eleva anche le merci a strumenti di comunicazione. È l'immagine a mediare: le merci vengono classificate culturalmente e il consumatore ne interpreta i significati. Dalla società dei consumi si è passati alla cultura dei consumi, ovvero la cultura della comunicazione visuale, la cultura dell'immagine. Il corpo è uno dei luoghi prediletti per esporre e comunicare; la propria immagine diventa importante nei rapporti interpersonali, tra amici, ma anche negli spazi pubblici anonimi. I media e il nuovo narcisismo stanno trasformando la vita quotidiana in comunicazione, sembra che l'individuo non possieda una propria dimensione soggettiva se non mediata da immagini visuali. Il valore d'uso, anche nelle sue forme più povere come mangiare o abitare, non esiste più se non imprigionato nella logica dello spettacolo.
Il concetto di rivoluzione: il XX secolo
Il concetto di rivoluzione, nato nel 1789 in Francia, è moderno: in antichità non si trova nessun momento storico che rientri nella sua definizione. A livello culturale, la rivoluzione copernicana minò verità stabilite da secoli. Scrisse Paul Valéry che «il mondo moderno non è stato in grado di crearsi né una politica, né una morale, né un ideale che siano in armonia coi modi di vita che esso stesso ha creato». In campo scientifico la teoria della relatività di Einstein ha negato l'assolutezza delle categorie di spazio e tempo. Effetto analogo ha avuto la scoperta dell'inconscio di Freud. Sono dunque “rivoluzionate” sia la visione del mondo che quella della natura della mente umana.
Nuove rivoluzioni nell'arte
Molte sono state le rivoluzioni, alcune più di altre hanno alterato i linguaggi dell'arte: la “scoperta dell'America” da parte degli artisti europei di primo Novecento; la riflessione sul rapporto fra arte e media; la nascita delle grandi mostre e della critica.
La scoperta dell'America
Nel 1867 si inaugura a Parigi l'Expo Universale; vi parteciparono anche i paesaggisti statunitensi, esponenti della prima autentica scuola americana, convinti di un riconoscimento internazionale, ma la critica francese distrusse il loro sogno. Ciò provocò riflessioni su come colmare il divario, riconoscendo nei maestri francesi i protagonisti indiscussi della pittura mondiale. Molti pittori americani partirono allora per Parigi, fondando vere e proprie colonie, come quella di Pont-Aven in Bretagna, diventata leggendaria. Nel 1915 si stabilì in America Duchamp; faro del modernismo era il MoMA di Alfred Barr, la cui prima mostra fu “Cézanne, Gaugin, Seurat, Van Gogh”. Nel 1913 l'avanguardia europea e quella americana si ritrovarono insieme nell'Armory Show (tenuta a NY presso un'armeria), organizzata dall'artista americano Arthur Bowen Davies. Fu il punto di svolta nella diffusione dell'arte moderna in USA: il suo impatto fu enorme su un pubblico che sapeva poco dei post-impressionisti. Comprendeva una sezione americana e una sezione europea.
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