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Riassunto esame Avanguardie storiche e neoavanguardie, prof. Evangelisti, libro consigliato Per-corsi di arte contemporanea, Alfano Miglietti

Riassunto per l'esame di avanguardie storiche e neoavanguardie e della prof. Evangelisti, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Per-corsi di arte contemporanea, Alfano Miglietti. Scarica il file in PDF!

Esame di Avanguardie storiche e neoavanguardie docente Prof. S. Evangelisti

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MOVIME NTI E C ORRE NTI

LA FIN E D EL SEC O LO

IMPRESSIO NISMO

Nel 1870 s’instaurò la che favorì l’ascesa di una borghesia moderata e conservatrice; in questa

Troisième Republique,

Parigi viva e moderna ma anche teatro di miseria nasce l’Impressionismo, movimento spontaneo, privo manifesti

e di una base culturale omogenea.

L’800 fu un periodo d’innovazioni tecnologiche che coinvolsero anche l’arte: la più determinante fu l’invenzione

della fotografia. La risposta impressionista fu di spostare i termini del discorso artistico, “materializzando” sulla

tela le subitanee sensazioni e il mutevole effetto della luce sulle superfici delle cose.

La data di nascita del movimento è il quando alcuni giovani artisti (Monet, Degas, Cézanne,

15.apr.1874,

Pissarro, Renoir, Sisley, Morrisot) decisero, rifiutati dai Salon, di organizzare una mostra alternativa nello studio

del fotografo presentandosi come La mostra fu un fallimento, ma in

Nadar Società Anonima degli artisti.

quell’occasione il gruppo scelse il nome di ricavandolo dal titolo di una recensione negativa di Louis

impressionisti

Leroy che si riferiva al quadro di Monet, (1872).

Impression: soleil levant

La storia precedente della corrente affonda quasi nella leggenda. Una prima data certa è il al

1863: Salon des

Manet espose suscitando

Refusés Le déjeuner sur l’herbe,

[voluto da Napoleone III per esporre le opere rifiutate al Salon]

forte indignazione sia per le innovative qualità stilistiche, sia per il contenuto ritenuto scabroso. Lo scandalo si

ripeterà con l’Olympia (1863), la cui entusiastica recensione costò a Émile Zola il posto a giornale di

L’évenement,

cronaca culturale. Il contrasto tra il chiarore del corpo nudo e la schiava nera creava ancora più stridore; Manet

si difese dalle accuse sostenendo di aver attualizzato il dipinto di Tiziano.

suscitò però straordinario interesse nei giovani, innescando un dibattito sulla pittura antiaccademica. I

Le déjeuner

pittori usciranno dagli studi per disporsi sulla riva della Senna o ad Argenteuil (bacino brulicante di velieri dove

per un po’ Monet visse u una barca), impegnati a rendere i riflessi cangianti della luce sull’acqua. Il loro

programma si basava sul rifiuto dell’arte accademica, del lavoro in studio, delle regole compositive tradizionali,

dell’obbedienza alla forma e al disegno, sul disinteresse per ogni tipo di soggetto che non fosse il paesaggio.

L’interesse era verso la pittura dal vero, e verso le problematiche della luce e dei colori complementari.

en plein air,

La grande rivoluzione fu soprattutto tecnica, cioè l’essersi interessati solo dei fenomeni ottici della visione

(influenzeranno anche le scoperte scientifiche di quegli anni circa i meccanismi della visione umana e della

percezione dei colori e della luce).

Impressioni, dunque: colore e non più disegno, sensazione immediata, variazioni di luce nelle ore (ricordando gli

insegnamenti dell’inglese Constable, il pittore delle nuvole). Nel 1894 Monet realizzò 30 tele con la facciata della

cattedrale di Rouen in diverse ore del giorno e con diverse condizioni atmosferiche.

I soggetti sono principalmente spazi urbani. In controtendenza con la generale visione negativa, gli impressionisti

sono i cantori della vita parigina successiva alla Rivoluzione industriale; anche le rappresentazioni paesaggistiche

portano il segno della bellezza e del progresso della civiltà. Gli impressionisti sono pittori della vita moderna,

come auspicava Baudelaire.

Quartier generale dal 1866 al 1870 fu il dove stazionavano Monet e Degas, i letterati e critici Zola,

Café Guerbois,

Huysmans, Duranty (primo autore di un vero e proprio studio sull’Impressionismo, 1876), Duret. Gli incontri del

furono interrotti dal conflitto franco-prussiano (1970-71): Bazille morì in battaglia; Cézanne s’isolò nel villaggio

dell’Estaque; Monet e Pissarro si spostarono in Inghilterra, dove fecero amicizia con Paul Durand-Ruel,

mercante d’arte e principale sostenitore degli impressionisti.

Il movimento si scontrò con pregiudizi di carattere sociale - sia per l’estrazione popolare o piccolo-borghese dei

pittori, che per i temi affrontati - e con l’impreparazione a leggere le novità del loro linguaggio. La sua parabola

durò poco meno di 20 anni (il ci fu l’ottava e ultima mostra impressionista) ed ebbe il merito di aver

1886

“aperto” la storia dell’arte contemporanea con le sue rivoluzioni anzitutto tecniche che nascevano la principale

interesse per i fenomeni ottici della visione. I protagonisti furono Claude Monet, Auguste Renoir, Alfred Sisley,

Camille Pissarro, Edgar Degas, Édouard Manet (precursore) e Paul Cézanne.

viaggiò in Europa studiando soprattutto i tonalisti: Giorgione, Tiziano, gli olandesi del ‘600, Goya e

Manet

Velázquez. S’interessò anche alle stampe giapponesi, le quali ignorano il problema della tridimensionalità. Poco

incline alle posizioni avanguardistiche, non espose mai con gli altri impressionisti, restando più solitario.

La sua rottura con la critica avvenne con che conteneva i germi dell’Impressionismo: costruito a

Le déjeuner,

larghe macchie di colori puri, sovvertiva le regole pittoriche eliminando la prospettiva e il chiaroscuro e rendendo

le figure come se fossero ritagliate e incollate. E lui che segna la cesura più netta con l’arte precedente.

Venne però compreso appieno dai giovani impressionisti, nei cui confronti mantenne però un atteggiamento

distaccato: partecipava alle loro discussioni ma non espose mai ad una loro mostra. Oltre a lui, saranno

fondamentali per l’Impressionismo Delacroix e i pittori inglesi Constable e Turner.

nel 1894 realizzò 30 tele con la facciata della cattedrale di Rouen in diverse ore del giorno e con diverse

Monet

condizioni atmosferiche, dimostrando che la percezione della realtà è diversa dalla sua conoscenza razionale.

Nel 1890 acquistò la casa e il giardino di Giverny, lungo la Senna; fu il suo più grande progetto, il luogo dove

visse il resto della sua vita realizzando la sua opera d’arte più grande: il suo giardino. Qui mise a dimora diverse

specie di ninfee, che ritrasse fino al 1926; fiore d’acqua senza radici e in continuo movimento, è il simbolo di

quella realtà mai fissi che gli impressionisti studiano.

Su un versante opposto si svolgeva la ricerca dei pittori Cézanne, Seurat e Toulouse-Lautrec.

post-impressionisti:

aveva esposto alla prima mostra degli impressionisti, ma presto manifestò la sua diversità.

Cézanne

L’impressionismo si caratterizzava per la forma evanescente della rappresentazione: tutto era risolto col colore

per cercare la sensazione di un istante. Anche Cézanne risolveva la sua pittura solo col colore, ma per ottenere

un’immagine solida, che puntasse alla sintesi essenziale della forma. Le sue opere manifestarono precocemente la

rottura con la visione prospettica: era interessato ai volumi, e riteneva che realtà potesse ricondursi a tre solidi

geometrici fondamentali: cono, cilindro, sfera. Ebbe un importante influenza su Picasso.

è considerato l’ultimo impressionista; il tratto inciso e nervoso lo avvicina all’Espressionismo.

Toulose-Lautrec

Con la sua produzione di manifesti, fornì stimoli al Liberty.

PO ST- IM PR ESSIO N ISM O

Il termine racchiude le diverse esperienze artistiche che seguirono l’Impressionismo negli anni 1880-1900.

La novità dell’Impressionismo era stata la rivendicazione di una specificità del linguaggio pittorico: competere

con la fotografia sul piano del naturalismo era inutile, la pittura doveva trovare la sua specificità linguistica. I

maggiori esponenti Pointillisme furono George Seurat, Paul Signac, Paul Gauguin, Vincent van Gogh.

distribuiva i colori puri in una rete di puntini divisi, cosicché a distanza fosse la retina ad amalgamarli.

Seurat esposta all’ultima mostra impressionista, divenne il manifesto del Puntinismo.

Una domenica all’Île de la Grande Jatte,

Il gruppo si sviluppa dalla crisi dell’Impressionismo, maturata negli anni ’80, di cui contesta l’interesse per la

fragilità ed evanescenza dell’impressione. Nella sua ricerca di un rigore espressivo fondato su una scientificità

cromatica, approdò a soluzioni più statiche: la ricostruisce uno spazio rigorosamente scandito,

Grande Jatte

immobilizzato in un’atmosfera sospesa, astratta. Con Signac e altri, Seurat fondò nel 1884 la Société des artistes

che si interessava alle teorie scientifiche ed estetiche di Charles Henry, il quale sosteneva il valore

indépendants

simbolico delle linee e dei colori. Signac scrisse un saggio nel quale spiega scientificamente le tecniche puntiniste.

riteneva insopportabile il contesto sociale che lo circondava. Abbandonata Parigi e la sua società

Gaugin

ipocrita e raffinata, si rifugia in Bretagna. Dopo la tragica convivenza con Van Gogh, migra in Polinesia, dove

conduce un lavoro quasi etnologico; la sua speranza era trovare un’umanità non corrotta dalla civiltà, in

autentico rapporto con la natura e le sue radici più pure. I ritratti diventano icone vagamente religiose nella loro

fissità. I colori sono distribuiti a larghe campiture piatte e bidimensionali; compatti e puri, sostanziano figure

massicce e severe stagliate su uno scenario ravvicinato, senza profondità e prospettiva: uno stile esasperato che

evoca la semplicità delle popolazioni primitive. Le principali novità di Gaugin sono quindi la funzione simbolica

del colore, il culto del primitivo, l’interesse verso l’arte sacra, il popolare, l’infantile.

figlio di un pastore protestante, diventò anche lui un predicatore e visse assieme ai minatori.

Van Gogh,

Accusato dalle autorità religiose di “follia mistica”, abbandonò tutto per dedicarsi alla pittura, aiutato dal fratello

Theo che lavorava in una galleria di Parigi, dove si trasferì nel 1886. Nel 1888 si trasferì ad Arles, dove progettò

di fondare una comunità di artisti; al contrario la sua situazione mentale peggiorò.

Le prime opere guardano al mondo degli umili, ispirandosi ai pittori sociali come Millet. Approda infine alla

smaterializzazione della realtà, allo squilibrio formale e concettuale che costituisce la sua cifra stilistica.

AVANG UARDIE E NU OVI MO NDI

Il ‘900 è il secolo delle rivoluzioni scientifiche, che non solo hanno incrementato la quantità di conoscenze, ma

hanno rimesso in gioco i principi stessi della conoscenza. La supremazia della soggettività, del sogno, dell’istinto

non fu un fatto solo artistico: anche la filosofia di quegli anni indagò una rivalutazione dell’irrazionale e della

volontà. La stessa riflessione scientifica (Mach, Poincaré, Plank, Einstein) introduceva il concetto di relatività.

I problemi che il secolo precedente aveva lasciato irrisolti si presentano con violenza: l’espansione del socialismo,

la spartizione delle colonie e dei mercati internazionali, la crisi del liberismo, la crescita industriale.

ESPRESSIO NISMO

Il termine fu coniato dallo storico dell’arte ceco Matejček nel 1910. In opposizione all’Impressionismo, esaspera il

dato emotivo della realtà rispetto a quello visivo, allontanandosi dalla realtà esteriore e guardando all’interiorità.

È un atteggiamento più che una corrente; si può legare principalmente alla Germania, dove non rimane

confinato alle arti visive. Importante fu la sperimentazione in campo teatrale (caratterizzata per il clima

visionario), che trasferì molte delle sue invenzioni al cinema.

Robert Weine, 1920. Divenne il manifesto del movimento. Bizzarri e e distorti edifici

Il gabinetto del dottor Caligari,

erano dipinti su uno sfondo teatrale; l’effetto drammatico degli oggetti era ulteriormente esasperato attraverso

l’illuminazione e i movimenti della macchina da presa.

I soggetti sono tratti dal fantastico, dalle leggende, dall’esotico, dall’orrore.

Alla casa di produzione UFA sono legati i registi Lubitsch, Wiene, Fritz Lang, Murnau e lo sceneggiatore Carl

Mayer. Tra i film più importanti: e di Lang, di Paul Leni,

Destino Metropolis Il gabinetto delle figure di cera Lo studente di

di Stellan Rye, di Paul Wegener, di Murnau.

Praga Il Golem Nosferatu

In pittura si sono avvicendati in Germania diversi gruppi espressionisti, tra i quali e

Blaue Reiter Die Brücke.

D I E B RÜ C K E

Costituitosi a Dresda nel 1905. Si caratterizza per la matrice anti-impressionista: forti contrasti fra luce e ombra

che deformano i soggetti, segno deciso e spigoloso, colore aggressivo, accostato per contrasti, immagini distorte e

deformate a testimoniare la psicologia alterata e nevrotica del contemporaneo. I temi erano quelli del degrado

della società moderna, la prostituzione, la miseria, lo sfruttamento, la distorsione delle coordinate della visione

per produrre uno shock visivo trasmettendo, attraverso il disagio percettivo, il disagio umano.

I suoi esponenti furono Ernst Ludwig Kirchner, Fritz Bleyl, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff, Max Hrmann

Pechstein, Otto Müller, Emil Nolde.

BLAU E REIT ER

La corrente psicologica incentrata sui temi della percezione e dell’esperienza, postula l’esistenza

Gestaltpsychologie,

di contenuti psicologici nelle forme (ad es certe linee orizzontali possono indurre un’idea di calma). Kandinskij

più di tutti si interessò a queste teorie, facendone il fulcro di un gruppo che creò a Monaco nel 1911: di Blaue

(dai cavalieri azzurri dipinti da Franz Marc e Kandinskij); del 1910 è il saggio e il primo

Reiter Lo spirituale nell’arte

acquerello astratto. L’arte tradizionale è ritenuta inadatte a tradurre il disagio dell’uomo moderno; si propone

un ritorno a forme d’espressioni istintive, lontane dai dati oggettivi.

Fece parte del movimento anche Paul Klee; con Kandinskij prese parte anche al Bauhaus, la scuola d’arte

applicata fondata nel 1919 da Walter Gropius. Nel 1914 il gruppo si disperse.

FAU VES

Fra le più significative avanguardie ci sono i Fauves (belve), termine spregiativo coniato dal critico Vauxcelles.

Tra i principali artisti: Matisse, Derain, Marquet, De Vlaminck, Dufy, Friesz, Braque, Maillol, Van Dongen.

Per i Fauves il colore è l’elemento espressivo portante, usato puro e accostato in toni dissonanti; le superfici sono

annullante per effetto della stesura e dell’estensione di elementi decorativi. Nel 1905 si ha la prima mostra

à plat

pubblica e già nel 1907 lo scioglimento del gruppo.

C U B ISM O

La mostra di Cézanne del 1907 - che già dal 1904 aveva iniziato a rappresentare le forme naturali sotto l’aspetto

di solidi geometrici - aveva colpito Picasso, Braque e Léger e determinato lo scioglimento dei Fauves.

Il Cubismo si sviluppò tra 1907-14; il termine risale ad un’osservazione di Matisse davanti ad un paesaggio che

disse fatto di “piccoli cubi”, raccolta dal critico Vauxcelles.

La corrente si caratterizza per il rifiuto di due aspetti fondamentali della pittura europea dal Rinascimento in

avanti: la norma classica per la rappresentazione della figura umana e la raffigurazione prospettica dello spazio.

L’oggetto veniva dunque ritratto da più punti di vista, come aprendo un pacchetto di sigarette sul piano.

L’obiettivo non è rappresentare l’oggetto nella sua dimensione spaziale, ma evidenziare tutti gli aspetti in una

simultaneità di visione, annullando l’unicità del punto di vista.

Le premesse teoriche del Cubismo sono da rintracciare in due fenomeni di primo ‘900: a) la passione per

l’esotismo, che induce a superare i motivi della tradizione classica europea in favore di forme più elementari e

primitive (da qui nacquero i viaggi di Gauguin e la pittura “ingenua” di Henri Rousseau detto il Doganiere;

Picasso studierà con interesse le maschere africane e dell’Oceania nel museo etnologico del Trocadéro di Parigi);

b) i progressi scientifici nell’osservazione dell’universo; c) la geometria non euclidea, che aveva messo in crisi il

tradizionale concetto di spazio.

L’opera che prelude al Cubismo è di Picasso (1907), dove si manifestano molti elementi del

Les demoiselles d’Avignon

nuovo stile: l’interesse per la scultura africana, che porta a concepire i volumi come se fossero caratterizzati da

piani perpendicolari o paralleli; la linea di contorno dominante; le superfici piatte; la semplificazione delle forme;

l’assenza di ambientazione; la non distinzione tra immagine e fondo; le campiture di colore piatte ed omogenee.

Esponenti del cubismo: Picasso, Braque, Gris, Villon, Lipchitz, Popova, Picabia, Metzinger, Derain, Delaunay.

Guillame Apollinaire fu il teorico del Cubismo, che definì “arte di concezione, non d’imitazione ma di pensiero”.

La pittura diviene strumento conoscitivo, utilizza “quello che si sa” dell’oggetto e non “quello che si vede”.

Il Cubismo continuò anche nella poesia: Apollinaire, Max Jacob, Gertrude Stein, Pierre Reverdy hanno scelto

una tecnica basata sulla distruzione della grammatica, sulla punteggiatura assente o errata e sul verso libero.

Il Cubismo si può scandire in quattro periodi:

- Composizioni dai piani semplici, larghi e volumetrici, dove l’immagine è situata in profondità.

Cubismo primitivo.

- (1909-11). L’oggetto è smembrato in più parti fino a riempire tutta la superficie della tela. Vi

Cubismo analitico

rientra la serie di ritratti che Picasso fece agli amici nell’estate 1910 e l’inserimento nelle composizioni di lettere e

parole, prima dipinte e poi incollate che introducono “pezzi di realtà” (collages e papiers collés).

- riassume l’oggetto nella sua essenzialità (l’analisi di ieri è diventata sintesi).

Cubismo sintetico

- è l’ala del movimento che gravitava intorno a Robert Delaynay e a sua moglie Sonia, che

Cubismo orfico

spostarono la ricerca in una direzione più lirica.

FU T U R ISM O

Prima avanguardia consapevole. A differenza di altri gruppi che avevano accettato la definizione loro attribuita, il

Futurismo si è battezzato da sé e ha diffuso con ogni mezzo le proprie idee.

Scenario fu Milano, città che prima delle altre, in Italia, vide modificare il proprio skyline. I Futuristi celebrarono

l’amore per la velocità, la tecnologia e la violenza: il trionfo tecnologico dell’uomo sulla natura.

Nel 1910 il poeta Marinetti e i pittori Balla, Severini, Boccioni, Carrà e il musicista Russolo firmarono il Manifesto

che stabiliva le regole del movimento: prima fra tutte l’abolizione della prospettiva

tecnico della pittura futurista,

tradizionale a favore di una visione simultanea per esprimere il dinamismo degli oggetti.

Nel 1912 a Parigi si tenne l’esposizione che lanciò il Futurismo sulla scena internazionale.

Tutto per i futuristi era motivo di rinnovamento: le guerre, la trasformazione sociale. Ma soprattutto le scoperte

tecnologiche che introdussero una nuova realtà, la velocità: le catene di montaggio, le automobili.

La pittura futurista rifiutava la rappresentazione oggettiva della realtà, avendo come obiettivo il coinvolgimento

dello spettatore in una “sensazione dinamica”; movimento è la parola chiave del Futurismo. La rappresentazione

del movimento poneva inoltre il problema della durata temporale dell’azione, che i futuristi cercavano di

esprimere attraverso la resa simultanea e la scomposizione dell’immagine, fondendo la figura con lo spazio.

Ispirandosi al divisionismo, facevano uso di colori puri e li accostavano secondo la legge dei complementari, con

un cromatismo molto acceso.

si basa sulla ripetizione ritmica del movimento, in rapporto alla permanenza dell’immagine

Giacomo Balla

sulla retina. “Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale. Tutto si muove. Una

figura non è mai stabile. Per la persistenza delle immagini nella retina, le cose in movimento si moltiplicano,

deformano. Così un cavallo da corsa non ha quattro gambe, ma venti, e i loro movimenti sono triangolari”.

indagava invece le trasformazioni che subiscono i corpi durante il movimento. Nel 1913

Umberto Boccioni

scolpì una figura umana colta in piena corsa che si modifica nell’ambiente in

Forme uniche nella continuità dello spazio,

cui si evolve. L’ambiente non è più sfondo, ma compenetra le figure. La forza fisica deforma i copri, anche

quando l’oggetto è apparentemente “fermo”, in realtà si muove sempre, poiché tutti facciamo parte di una realtà

che è in perenne trasformazione. È in questo “dinamismo universale” tutta la poetica di Boccioni.

Anche la parola perdeva la funzione tradizionale di indicare l’oggetto; il suo significato diventa polisemico,

allusivo, evocativo. Nacque la teoria delle consistente nel disporre “i sostantivi a caso, come

parole in libertà,

nascono”. L’analogia diventò l’unico strumento capace di penetrare il reale, e l’uso di nuove forme tipografiche

consentì di trasformare la parola in un segno iconico destinato a suggerire impressioni acustiche, tattili e visive.

Nel poema parolibero Marinetti descriveva l’assedio di Adrianopoli; la battaglia è

Zang Zang Tumb Tumb

trasformata in un’orchestra di rumori che esprimono il ritmo regolare dei colpi.

Per i futuristi l’arte doveva scuotere, provocare, anche tramite una violenza psico-fisica: nelle movimentate “serate

futuriste” (un’altra invenzione di Marinetti) si arrivava ad attaccare fisicamente il pubblico, o ad essere gli stessi

futuristi aggrediti, come durante la lettura del famoso di Marinetti. Questi eventi

Discorso contro i Veneziani

performativi erano un radicale mezzo di svecchiamento culturale e di connessione tra arte e vita, che costringeva

il pubblico a partecipare, togliendolo dalla condizione di “spettatore stupido”.

Boccioni e Sant’Elia moriranno durante la prima guerra mondiale. Carrà, dopo aver incontrato De Chirico, si

rivolse alla pittura metafisica; come lui anche Mario Sironi e Giorgio Morandi, i cui esordi si erano compiuti

nell’ambito futurista. Dopo la guerra, il carattere di del movimento, la glorificazione della guerra e il

forza virile

nazionalismo finirono per assimilarlo nel fascismo e cioè, paradossalmente, entro una cultura reazionaria.

AST RAT T ISMO

Nel 1910 Kandinskij realizzò un acquarello che escludeva ogni riferimento alla realtà circostante.

Negli anni ’30 ci fu però un rigurgito di figuratività che fu detto “ritorno all’ordine” e l’Astrattismo conobbe una

temporanea fase di stallo; dopotutto, al pari delle altre avanguardie, non era accettata dai regimi totalitari che si

stavano formando. Pertanto molti artisti europei emigrarono negli USA.

L’arte astratta fu il punto di arrivo di un processo poetico le cui tappe fondamentali furono la cézanniana

riduzione dell’oggetto, l’eliminazione della rappresentazione prospettica dei cubisti, la possibilità di un linguaggio

autonomo di puri colori dei Fauves.

Kandinskij, Mondrian e Malevič definirono un linguaggio fondato sulle potenzialità espressive del colore e sul

ritmo prodotto dalle forme pure.

In prevale un’esigenza “lirica” che, basandosi sul valore evocativo ed emotivo del colore, produce

Kandinskij

composizioni liberamente strutturate su assonanze e dissonanze ispirate alla musica (di qui l’appellativo di

“astrazione lirica” rispetto all’“astrazione geometrica” di Malevič e Mondrian).

Del 1926 è saggio che compie il tentativo di definire a priori la qualità delle forme

Punto. Linea. Superficie,

elementari: la verticale come simbolo di calore, il blu in relazione con l’angolo ottuso e il cerchio.

Per la pittura era il risultato di tre componenti fondamentali (forma, linea, colore). Portò alle estreme

Mondrian

conseguenze il processo di riduzione dell’immagine cubista, limitandosi alle linee verticali e orizzontali, ai colori

primari, al bianco della tela e al nero della griglia.

si basa su una semplificazione radicale. segnò l’esordio del Suprematismo. Il

Malevič Quadrato nero su fondo bianco

suo interesse si rivolse anche all’architettura e alle arti applicate. Per enfatizzare il carattere filosofico della propria

concezione dell’arte, Malevič scrisse molti saggi.

AVANG UARDIE RU SSE

La Russia, un territorio sconfinato che agli inizi del XX sec era ancora immerso nella povertà e nell’arretratezza,

cominciava intanto ad aprirsi alle tematiche d’avangurdia della cultura europea.

Lo zar Alessandro III favorì la nascita tra 1890 e 1900 di fabbriche. Intanto la rivolta serpeggiava e nel1905

l’insurrezione seguita all’ammutinamento dell’incrociatore Potemkin aveva portato a qualche timida riforma (fra

cui la concessione della Duma, ossia il parlamento, che rimase però senza poteri).

Lev Tolstoj in (1897) aveva esaltato l’impegno morale e sociale dell’arte; in (1900)

Che cos’è l’arte Resurrezione

proseguì l’indagine delle pieghe della società russa iniziata in Guerra e Pace.

Nel 1913 il gruppo futurista russo, con Vladimir Majakovskij e Velemir Chlebnikov pubblicava lo Schiaffo al gusto

scritto provocatorio e antiaccademico.

del pubblico,

LA R IVO LU ZIO N E RU SSA E L’ART E

Nel febbraio 1917 la rivoluzione scoppiò a Pietroburgo. Mentre la rivoluzione si organizzava in soviet (consigli) di

operai e soldati, la lotta politica fra i vari partiti si faceva più acuta. Nell’ottobre 1917, sotto la guida di Lenin, il

partito bolscevico guidò l’assalto al Palazzo d’Inverno. Lenin morì nel 1924 e gli successe Stalin, che instaurò un

clima di terrore. Le rivolte del 1905 e del 1907 aprirono la Russia ad un rinnovamento in ambito culturale. Si

sviluppano correnti poetiche d’avanguardia interessante, pur mantenendo una propria autonomia, ai movimenti

culturali europei. Molti gruppi si formarono: la il la

Rosa azzurra, Fante di quadri, Coda d’asino.

Questa stagione culturale, detta Cubo-Futurismo, generò un tipo di pittura astratta che associava la

scomposizione cubista alle teorie sul movimento dei futuristi.

Nascevano due correnti legate agli sviluppi artistici europei: il derivata dalle concezioni di

Suprematismo,

Kandinskij e Malevič, che riteneva che l’arte dovesse far emergere l’essenza intima delle cose in una produzione

astratta, il che prendeva come punto di partenza questioni concrete, ritenendo “finito il tempo

Costruttivismo,

dell’arte pura e applicata, e iniziata quella del vantaggio sociale”.

Importante fu anche l’attività teatrale e cinematografica. Vertov ed Eisenstein andavano elaborando la nuova

tipologia del film documentario e storico. (1924) e (1925) di Eisenstein operarono un

Sciopero La corazzata Potemkin

rovesciamento rispetto al tradizionale cinema borghese, poiché gli operai erano diventati protagonisti.

Negli anni ’30 Stalin cominciò la sua battaglia contro gli artisti e gli intellettuali, con la soppressione di tutte le

tendenze artistiche sostituite dal l’arte doveva essere del e per il proletariato e le opere basarsi su

Realismo socialista:

una narrazione eroica della realtà, in cui i protagonisti erano contadini, studenti, eroi del lavoro, soldati. Gli

artisti furono costretti a troncare i legami con l’Europa, e molti scelsero la via dell’esilio.

SU PREMAT ISMO

Estensori del manifesto furono Malevič e Majakovskij. Già nel 1913 Malevič aveva riassunto le sue teorie in

I suprematisti perseguivano una “pittura pura”, fatta di sole relazioni spaziali, forme

Quadrato nero su fondo bianco.

geometriche e rapporti cromatici.

Nel 1918 Malevič dipinse il in cui evidenziava che è proprio il colore lo strumento

Quadrato bianco su fondo bianco,

per differenziare le forme, tanto che divideva le fasi del Suprematismo in tre periodi: nero, colorato, bianco. Il

loro linguaggio, derivato dal cubismo, proponeva una riduzione alle figure geometriche elementari. La decima

Mostra di Stato del 1919 fu dedicata a “la pittura non oggettiva e il Suprematismo”; in quell’occasione Malevič

annunciò la morte del Suprematismo, confluito nel Costruttivismo.

C O ST RU TTI V IS MO

In Russia a superare l’arte borghese e rappresentativa furono i movimenti d’avanguardia come Futurismo,

Suprematismo e Raggismo.

Il Costruttivismo nasce a ridosso della Rivoluzione d’ottobre. L’obiettivo era di rendere produttivo il lavoro

intellettuale, non più confinandolo nella sfera individuale e allargando le basi sociali delle operazioni culturali.

Principale promotore fu Vladimir Tatlin.

Gli artisti erano interessati ai procedimenti industriali, con attenzione ai materiali e alle forme. Importanti

esperimenti furono compiuti nel campo dell’industrial design, con analogie e anticipazioni del Bauhaus.

Con la presa del potere da parte dei bolscevichi, la capitale fu trasferita da Pietrogrado a Mosca, che da duecento

anni era ormai una città di provincia. Era dunque necessario un ammodernamento urbano: gli architetti

costruttivisti aderirono a questi progetti. Ma le possibilità di creare seguendo principi indipendenti vennero

sempre più limitate con la presa del potere da parte di Stalin che nel 1934 sanziona il passaggio alla dottrina del

Realismo socialista.

M E TA FISICA

La Metafisica nacque ufficialmente a Ferrara nel 1917 dall’incontro di Giorgio de Chirico e del fratello Alberto

Savinio con Filippo de Pisis e Carlo Carrà; le loro idee troveranno poi spazio sulla rivista Valori plastici.

Il termine - che deriva dal titolo assegnato ai libri di Aristotele che trattano dell’essenza della realtà al di là

dell’esperienza sensibile, i quali erano collocati dopo i libri sulle “cose naturali” - vuole definire una pittura che

aspira a superare i limiti del visibile e del reale, rivelando il significato inquietante degli oggetti in un clima di

suggestione magica e mistero. La Metafisica segna un ritorno all’ordine dopo il tumulto delle avanguardie;

persegue un recupero della forma, dei valori solidi e statici: se ne Futurismo tutto è dinamismo, velocità e grida,

nella Metafisica predomina la stasi, l’atemporalità, il silenzio.

Al gruppo aderiranno anche Mario Sironi e Felice Casorati. Nel 1921 era già estinto, dato che molti esponenti si

erano aggregati alla corrente di Valori Plastici.

In la luce è irreale e le tinte innaturali; la prospettiva, anziché costruire uno spazio plausibile, è

De Chirico

deformata. Le scene urbane, protagoniste dei suoi quadri, sono dilatate e vuote: predomina l’assenza di vita e il

silenzio, un’assoluta immobilità spazio-temporale.

Nel 1911, dopo dei viaggi di studio, raggiunge il fratello a Parigi e presenta alcune al Salon

Piazze d’Italia

d’Automne. Il 1913 è decisivo: ottiene la prima citazione nella rubrica di Apollinaire e attraverso la sua amicizia

entra in contatto con l’avanguardia parigina. Le raffigurano paesaggi architettonici straniati dal

Piazze d’Italia

tempo della storia, con prospettive distorte e allungate; talvolta vi si dispongono oggetti comuni e banali,

nitidamente descritti ma spaesati e fuori dimensione, combinati in rapporti che non hanno a che vedere con la

realtà, ma col sogno. La dimensione onirica, con espliciti richiami a Freud, è centrale nella pittura metafisica e fa

di De Chirico il precursore riconosciuto del Surrealismo. Anche la figura umana perse il suo aspetto conosciuto e

diventò manichino, costruito con gli strumenti stessi del disegno (squadre, righe e modelli anatomici).

DA DA

Nasce durante la prima guerra mondiale. I suoi esponenti erano uniti dal comune sentimento antibellico: per la

maggior parte disertori, si incontrarono nella neutrale Zurigo, città pullulante di rifugiati, disertori, rivoluzionari

e intellettuali di tutte le nazionalità. I protagonisti furono il poeta Tristan Tzara, il pittore Marcel Janco (entrambi

rumeni); lo scultore e pittore Hans Arp, alsaziano; lo scrittore Hugo Ball, tedesco; i francesi Picabia e Duchamp.

al secolo Samuel Rosenstock. Con Hugo Ball e Emmy Hennings fu tra i fondatori del Cabaret

Tristan Tzara,

Voltaire nel 1916, luogo di nascita e punto di riferimento del dadaismo. Nel ’19 dopo aver fondato la rivista Dada

si spostò a Parigi, dove collaborò a rivista d’avanguardia di giovani poeti guidati da Breton e Soupault.

Littérature,

Le radici culturali del dadaismo, volto a mettere in discussione tutti i codici espressivi, sono nella generale crisi

che investì tutti i campi della conoscenza: la relatività, la fisica quantistica, la quarta dimensione, la psicoanalisi

avevano dimostrato che la realtà non era più conoscibile univocamente. Durante le trasgressive e provocatorie

serate al Cabaret Voltaire si incrociavano le diverse esperienze artistiche (poesia, musica, arte figurativa, scultura,

teatro). Alla lettura simultanea di poemi in lingue diverse e sconosciute da parte di poeti mascherati, poteva

seguire la declamazione di versi onomatopeici, il tutto condito da musiche popolari, danze frenetiche, ecc.

La contaminazione fra generi e codici espressivi diversi voleva scardinare le certezze di un pubblico benpensante.

Le serate dada erano simili alle dirompenti esperienze futuriste; i dadaisti però si differenziavano per il

sentimento nei confronti della guerra.

La degerarchizzazione delle tecniche e dei generi si accompagna alla valorizzazione di nuovi procedimenti quali

il collage, il fotomontaggio, il ready-made. Il gesto quindi, più che l’opera finita, interessa Dada. L’importante è

che sia sempre una provocazione contro il buon senso, la morale, la legge: uno scandalo.

La carica eversiva e la volontà di ribaltamento si rinviene emblematicamente nella scelta di affidarsi all’elemento

ludico e alla casualità; caso è una delle parole chiave della loro ideologia. Tzara dichiarò che “il nome Dada non

significa assolutamente nulla”. Nel suo diede le istruzioni per comporre

Manifesto sull’amore debole e sull’amore amaro,

una poesia: «Prendete un giornale e scegliete un articolo della lunghezza che desiderate. Tagliate tutte le parole e

mettetele in un sacchetto. Agitate e estraetele. La poesia vi somiglierà».

Dada dichiara di essere anti-artistico, antiletterario, antipoetico; contro la bellezza eterna, la logica, il

modernismo, l’Espressionismo, il Cubismo, il Futurismo, l’Astrattismo, movimenti che hanno scelto di essere

imprigionati nella regola. Dada è per la totale libertà, per la spontaneità, per l’anarchia, per ciò che è immediato,

impure, contraddittorio, imperfetto. Riviste, manifesti e volantini assunsero un ruolo centrale.

Nella storia delle avanguardie il Dadaismo è l’esperienza più radicale ed eversiva, la massima espressione della

diffusa crisi sociale ed epistemologica del primo ‘900. Liberandosi dai vincoli della figurazione, giunse a decretare

il fallimento dell’arte come rappresentazione, la fine del quadro-capolavoro, e avviò un processo di autoriflessione

sui mezzi e sul linguaggio dell’arte che avrebbe anticipato la stagione concettuale.

La dimensione performativa diventa fondamentale: la poesia si fa onomatopeica e imprescindibile dalla

declamazione. Le poesie dada venivano “trasformate” in azione; sono celebri le “poesie in azione” di Phillippe

Souppault. Il rapporto arte/vita e il superamento della distinzione fra l’artista e la sua opera sono i cardini della

poetica dada e hanno portato a produrre eventi e non più oggetti. Inserendo la dimensione temporale nelle arti

visive, il Dadaismo si fa happening, performance, e l’artista si trasforma in un’opera d’arte vivente.

Fabian Avenarius Lloyd, in arte Alto 2 m, possente, ebbe almeno 9 pseudonimi. Si

Arthur Cravan.

autoproclamò nipote di Oscar Wilde e cancelliere della regina. Viaggiò tra Europa e Stati Uniti, spesso con

passaporti falsi. Costruì e incarnò le sue innumerevoli attività e identità: marinaio del Pacifico, raccoglitore di

arance in California, incantatore di serpenti, ladruncolo, boscaiolo, pugile, insegnante di boxe, giornalista, poeta,

autista del Keiser. Pubblicò da solo la rivista “Maintenant”, che vendeva attraverso un carretto da fruttivendolo

ambulante. Inventò il “prosopopema”, componimento in prosa che intreccia ritmo, visionarietà, poesia. Un’altra

parola chiave del Dadaismo era “sfida”: nel 1916 Cravan sfidò il boxeur nero campione del mondo dei pesi

massimi, Jack Johnson. Nel 1917 Duchamp lo invitò a tenere una conferenza alla Grand Central Gallery:

Carava, ubriaco, si spogliò, spaccò una tela e venne arrestato. Si trasferì allora in Messico, dove lavorò come

professore di ginnastica e ogni tanto s’inventava delle conferenze sull’arte messicana. Nel 1919 prese il largo dal

Golfo del Messico, a bordo di una zattera che aveva costruito da solo e svanì nel nulla.

creò dei collage molto diversi da quelli cubisti, ordinati secondo precise scelte armoniche; li

Kurt Schwitters

intitolò dalla parola “kommerz” che compariva in un ritaglio di giornale utilizzato in un collage.

Merz,

Nel 1920 iniziò la celebre architettura-ambiente una sorta di scultura aperta composta da materiali

Merzbau,

eterogenei definita una “cattedrale della misericordia erotica” che cominciò via via a fondersi con la sua casa; al

suo interno dedicò ad ogni suo amico una cappella che custodiva un oggetto appartenuto a quella persona, una

“reliquia”: mozziconi, punte di matite, unghie. Fu un work in progress che stravolse il senso stesso dell’arte.

Schwitters fu tuttavia sempre rifiutato dai dada “ufficiali” in Germania perché non in linea con le scelte

politicamente radicali del gruppo.

Il Dadaismo coinvolse anche gli USA, dove si generò dall’incontro di alcune personalità artistiche: Duchamp,

Man Ray, Picabia e il gallerista Alfred Stieglitz. La questione centrale era la stessa: mettere in discussione il

concetto stesso di opera d’arte. È tuttavia in Germania che si hanno gli sviluppi più interessanti. Qui il

movimento si distingueva per il maggiore impegno politico e l’aggressiva satira sociale. Gli esponenti furono

Raoul Hausmann, John Heartfield e George Grosz, Kurt Schwitters, Max Ernst.

A Parigi, dove dal 1919 si stabiliranno Tzara, Picabia, Arp, Ernst, Dada consumò la sua ultima stagione per poi

lasciare il posto al Surrealismo (Ernst esporrà nel 1921 come surrealista, smussando qualche angolo della poetica

dada e formalizzandola in una ricerca di tipo introspettivo).

La vita del movimento fu breve, e non poteva essere diversamente: si estinse intorno al 1920, annullato dal suo

stesso estremismo e nichilismo.

DUCHAMP (1887-1969)

È considerato uno dei maggiori rappresentanti del Dadaismo, benché non abbia mai accettato l’appartenenza a

questo gruppo. Ha infatti costruito una nuova maniera di essere artista, un intellettuale sempre pronto a proporsi

in maniera inaspettata. Ha elevato l’anormalità, il rifiuto di qualsiasi norma, a pratica d’arte e di vita.

Le sue prime esperienze pittoriche mostrano una facilità di assimilazione delle novità stilistiche del momento: dal

neo-Impressionismo al Fauvismo, dal Simbolismo al Futurismo; si interessò soprattutto al Cubismo. Nudo che

1912 fu rifiutato dal Salon des Indépendants perché sembrava più futurista che cubista, riscosse

scende le scale n.2,

invece molto successo a New York, dove si trasferirà nel 1915. Qui entrerà in contatto col gallerista Alfred

Stieglitz, Man Ray e Francis Picabia; lavorerà più come consigliere di collezionisti e gallerie e giocatore di scacchi

che non come artefice. Ad un’ultima opera si applicò in assoluta segretezza dal 1946 al ’66, della cui esistenza si è

appreso solo dopo la sua morte: una porta di legno consunta, dalle

Etant donnès: 1)la chute d’eau, 2) le gaz d’éclairage,

cui fessure si coglie la visione parziale di una fanciulla distesa nuda con una lampada di gas in mano.

I dadaisti intendevano abbattere le gerarchie, i canoni estetici assoluti e l’aura di unicità dell’opera d’arte; il

ready-made è l’esempio più eclatante di anti-opera: un prodotto industriale qualsiasi, prelevato dal suo contesto e

spostato nel mondo dell’arte. Un’operazioni esclusivamente concettuale, che libera l’artisticità dal suo legame con

l’abilità esecutiva: il valore sta tutto nel gesto, nell’atto puramente mentale. [Ruota 1913;

di bicicletta, Scolabottiglie,

1915; 1917 (orinatoio maschile firmato Richard Mutt)]. Arrivò a scegliere, come ready-made, una

Fontana,

riproduzione della l’opera occidentale più nota e discussa, cui aggiunse baffi, barba e l’iscrizione

Gioconda,

L.H.O.O.Q. che fornisce la chiave per intendere il senso dell’enigmatico sorriso (“elle à chaud au cul”).

Duchamp pensò anche a se stesso come un ready-made: iniziò a decostruirsi, a fare di se stesso, del proprio corpo

e della propria identità sessuale, un’identità mutante. Delegò l’esecuzione tecnica della sua trasformazione a Man

Ray, tenendo per sé l’esecuzione concettuale: nel 1919 fu fotografat di spalle, con la testa rasata a formare il

disegno di una stella; nel 1921 si declinò al femminile, in un fotomontaggio in cui la sua immagine diventava

quella di una donna (Rrose Sélavy).

SU RREALISMO

Freud ha fornito numerose suggestioni alla produzione artistica di primo ‘900. Ne (1900)

L’interpretazione dei sogni

ha sottolineato come il sogno sia “la via regia verso la scoperta dell’inconscio”. Il sogno propone soprattutto

immagini: si svolge quindi secondo un linguaggio analogico; di qui la difficoltà a tradurlo in parole, ossia in un

linguaggio logico. Alla nascita del Surrealismo, nel 1924, contribuirono sia il Dadaismo sia la pittura metafisica.

Il principale teorico del gruppo ed estensore del manifesto fu il poeta André Breton. Al movimento aderirono

Max Ernst, Joan Mirò, René Magritte, Salvador Dalì, Alberto Savinio; non vi fece mai parte Giorgio de Chirico.

Le origini del movimento sono letterarie: gli scritti di de Chirico, le poesie di Rimbaud e Apollinaire, il teatro

patafisico di Alfred Jarry (Ubu 1896), (1868) di Isidore Ducasse Comte de Lautréamont.

roi, I canti di Maldoror

Ciascun artista ha avuto un approccio originale, nonostante la tecnica di rappresentazione li accomunasse tutti:

un linguaggio fatto di accostamenti inconsueti, modificazioni del real, ricorso all’immaginario mitologico,

elementi di alchimia e di magia; come nel detto di Comte de Lautréamont, “bello come l’incontro casuale di una

macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio”, la bellezza scaturisce dall’“accoppiamento di due

realtà in apparenza inconciliabili su un piano che in apparenza non è conveniente per esse”. Le deformazioni

irreali riguardano invece la metamorfosi, le donne che si mutano in alberi (Delvaux) o le foglie che assumono

forma di uccelli (Magritte). Tutti i procedimenti surrealisti hanno un unico fine: lo spostamento del senso.

aveva optato per una pittura accademica nella quale, però, alterava i principi prospettici e faceva

Magritte

saltare ogni costruzione logica, dove soggetti autonomamente verosimili nel contesto diventano assurdi. È del

1926 la celebre una pipa dipinta in modo così verosimigliante, se non fosse per la didascalia

Ceci n’est pas une pipe:

che lo contraddice, affermando che la pipa del quadro è solo una rappresentazione, che l’immagine di un oggetto

non è l’oggetto stesso. Magritte ha giocato con le forme e la loro definizione, anticipando l’arte concettuale.

è l’incarnazione della completa identificazione dell’uomo col suo genio creativo; radicalizzando il rapporto

Dalì

che le avanguardie volevano tra arte e vita, si costruì una fisionomia, un comportamento, una casa, una storia

d’amore. Catalano, nel 1904 fu introdotto da Joan Mirò nel gruppo dei surrealisti parigini. Tra le sue opere è il

(1951). Assieme a Bunuel realizza cortometraggio dove appare un

Cristo di San Giovanni della Croce Un chien andalou,

occhio tagliato, un uomo che cade dalla bicicletta, una mano piena di formiche e poi ritrovata in mezzo alla

strada, un cane andaluso che non compare mai se non nel titolo.

ALBERTO G IACO MET T I

Svizzero, arrivò a Parigi nel 1922. Personalità complessa, più di ogni altro ha suscitato l’interesse di filosofi e

scrittori come Sartre, de Beauvoir, Samuel Beckett, Michel Leiris, Jean Jenet. Si accostò ai surrealisti e lavorò con

Breton e Dalì; nel 1934 ruppe definitivamente col gruppo. Le sue figure hanno silouette esili e quasi immateriali,

via via sempre più svuotate, quasi a fisicizzare, con la loro gracilità, l’inadeguatezza e l’ansia dell’uomo moderno.

DAG LI A N N I ’2 0 A LLA S EC O N DA G U ER R A M O N D I A LE

Negli USA gli “anni ruggenti” (1921-28) videro, accanto alla crescita del benessere, l’aumento del divario sociale.

Le abitudini si trasformarono e le città si popolarono di nuovi simboli e contenuti, come il jazz, il charleston, i

cinema, le automobili e i grattacieli. Al contrario in Europa cresceva la disoccupazione e l’inflazione. In Italia il

fascismo cercò di gestire con metodi dittatoriali e anacronistici una crisi moderna.

Nel 1929 Wall Street (borsa di NY) in pochi giorni vide precipitare le quotazioni e gli azionisti cominciarono a

vendere; il crollo del 24 ottobre, il famoso “giovedì nero”, trascinò tutto il mondo in una depressione economica.

Nei decenni dal 10 al 30, tra enormi difficoltà economiche e politiche, la Germania produsse alcune delle più

radicali personalità artistiche: Brecht, interprete di una creatività legata a un’ideologia progressista e di classe;

Erwin Piscator. Anche la sociologia tedesca ebbe un impulso con la fondazione nel 1921 dell’Istituto per la

ricerca sociale di Francoforte (Max Horkheimer, Theodor Adorno e Walter Benjamin).

BAU HAU S

Nel 1919 Walter Gropius, chiamato a insegnare in una delle più prestigiose accademie d’arte tedesche, chiese di

cambiarne il nome in Staatliches Bauhaus in Weimar, casa statale di costruzione. Sua intenzione era di realizzare

una scuola dove non ci fosse più separazione tra le varie discipline, ma che fosse guidata dall’idea di una sintesi

che chiamò “opera totale”. L’esempio era l’Arts and Crafts Movement, nato in Inghilterra nell’800 come

reazione allo scadimento qualitativo ed estetico degli oggetti industriali. Convinto della necessità di “abbattere

l’arrogante barriera fra l’artigiano e l’artista” e di fondere gli ambiti dell’arte e dell’industria, G. chiamò ad

insegnare i protagonisti della cultura artistica quali Adolf Meyer, Lyonel Feininger, Gerhard Muche, Johannes

Itten, Paul Klee, Vasilij Kandinskij, Oskar Schlemmer, Làslò Moholy-Nagy, Marcel Breuer.

Nel 1925 i maestri dichiararono chiusa la scuola, a seguito dei numerosi attacchi politici che portarono al

tentativo di licenziamento di una parte del corpo docente. Il Bauhaus si trasferì quindi a Dessau, dove sorsero le

Meisterhäuser, le case dei maestri, concepite e costruite come abitazioni-atelier; qui la scuola trovò terreno fertile

e finanziamenti. Tra i nuovi maestri: Josef ALbers, Hannes Meyer, Ludwig Mies van der Rohe che succederà a

Gropius nella guida dell’istituto. Nel 1933 i nazisti decisero la chiusura della scuola.

N U OVA OG GETTIV I TÀ (NE U E S ACHLI C HK E I T)

Il movimento nacque in reazione all’eccesso di soggettivismo ed emotività dell’Espressionismo in favore di istanze

realiste. Rappresentò il ritorno alla descrizione del mondo nei suoi termini più crudi, della miseria morale e

sociale di quegli anni e del cinismo della classe dirigente. I suoi esponenti furono Otto Dix, George Grosz, Max

Beckmann, Otto Griebel, Ludwig Meidner, Käthe Kollwitz, Christian Schad.

In tutti questi artisti si potevano tuttavia rintracciare le influenze dell’Espressionismo, e alcuni avevano vissuto

anche l’esperienza dadaista che, a Berlino, si era già caratterizzata per l’attiva partecipazione agli avvenimenti

politici. Grosz ad esempio documentò con crudezza la borghesia e l’esercito tedeschi.

VALO R I PLAST IC I

A Roma, dal ’18 al ’22 fu pubblicato periodico d’arte fondato e diretto da Mario Broglio, pittore,

Valori plastici,

collezionista, organizzatore di mostre, un intellettuale aperto all’Europa che sosteneva, in ambito artistico, un

ritorno all’ordine tramite il classicismo. La rivista fu lo strumento che introdusse le istanze della pittura

metafisica; Carrà, De Chirico e Savinio furono tra i collaboratori più assidui.

Inizialmente la rivista fu aperta alle avanguardie europee e interessata al dialogo dell’Italia con esse, ma dagli

anni ’20 ruppe con queste tendenze e spostò il dibattito sui temi del “classicismo” e sulla riconsiderazione delle

radici più profonde della cultura italiana.

Fra gli artisti più significativi che espressero una poetica “restaurativa” troviamo Casorati, con la sua rilettura

della pittura quattrocentesca; De Pisis, con le sue nature morte vagamente surreali; Rosai e i suoi interni con

figure; Carrà e i paesaggi italiani; Sironi, fautore di una severa ricerca plastica per un risultato di sintetica

monumentalità; Arturo Martini e la sua rivisitazione della scultura trecentesca; Marino Martini e altri ancora.

N OVECEN TO

Negli stessi anni di Valori Plastici, a Milano si costituì il gruppo Novecento, sostenuto dalla scrittrice e critica

d’arte Margherita Sarfatti, che nell’ambito di una volontà di rinnovamento attuava un ritorno al passato. Gli

artisti si definivano “rivoluzionari della moderna restaurazione”, e si riconoscevano in quel generale clima di

“ritorno all’ordine”. Come Valori Plastici perseguì un ritorno alla figurazione, tuttavia non fu aperto al confronto

con gli artisti internazionali e restò un movimento essenzialmente italiano. Nel 1923 a Milano si svolse la prima

mostra inaugurata da un discorso di Mussolini (il movimento è stato spesso associato al fascismo).

La Safratti fu abilissima nel curare le mostre, e ne organizzò anche all’estero, fino a Buenos Aires.

R E ALIS MO MAGI CO

Fu la terza corrente a condividere l’urgenza di un ritorno alla figurazione. Il termine, coniato nel 1925 dal critico

tedesco Franz Roh per descrivere la corrente della Nuova oggettività, caratterizzata da una estrema e attenta

minuziosità. Si ritraeva la realtà magica e inafferrabile nascosta negli oggetti e nelle situazioni più quotidiane,

quasi a descrivere una metafisica del quotidiano. L’obiettivo era di ottenere una rappresentazione realistica delle

cose attraverso visioni distorte, sospese, e con tratti precisi, curati, in scenari immobili, incantati, magici.

I maggiori esponenti furono Antonio Donghi, Riccardo Francalancia, Cagnaccio di San Pietro.

IL SECO NDO DO PO G U ERRA

L’Europa uscì dalla II guerra mondiale in condizioni disastrose. USA e URSS esprimevano un contrasto

ideologico estremamente pericoloso, ragione per cui nacque l’ONU. Il mondo tuttavia si fratturò in due blocchi.

La Germania fu divisa in due parti: a ovest la Repubblica Federale Tedesca, a est la Repubblica Democratica

Tedesca. Il Giappone restò sotto l’occupazione americana fino al ’51. Dal ’47 si è innestato un processo di

decolonizzazione che ha portato in pochi decenni all’indipendenza politica molti paesi africani e asiatici.

Con la diffusione della cultura di massa, molte delle teorie e delle immagini delle avanguardie entrarono a far

parte del patrimonio culturale condiviso. A ciò si accompagnò il crescente fenomeno del collezionismo, pubblico

e privato, che ha consentito di vivere in un clima di comprensione e di attesa ben lontano dalla diffidenza e dal

rifiuto che avevano accolto tutte le precedenti innovazioni.

AST RAT T ISMO E REALISMO

La divisione politica del mondo si rifletté nella contrapposizione tra arte astratta e arte realistica, elitaria l’una e

popolare l’altra, cosmopolita la prima e radicata nell’humus nazionale la seconda.

Il clima culturale francese era animato dalla filosofia esistenzialista, che dopo Heidegger e Jasper vedeva in Sartre

il suo maggiore teorico, autore di opere filosofiche (L’essere letterarie (La

e il nulla, L’esistenzialismo è un umanesimo),

teatrali (Le di teoria letteraria (Che Condusse

nausea), mani sporche, Il diavolo e il buon Dio), cos’è la letteratura?).

importantissime analisi sull’arte contemporanea, in particolare sul jazz o sulla musica atonale e dodecafonica

della Scuola di Vienna, con gli sviluppi che avrebbero condotto all’opera di Luciano Berio e Luigi Nono: una

musica che infrangeva i canoni dell’armonia tradizionale e di cui era impossibile prevedere gli sviluppi futuri.

Rifiutò la Legione d’Onore, la cattedra al Collège de France, il Premio Nobel per la letteratura.

Altro importante riferimento è Camus, autore di Nel

Lo straniero, La peste, Il mito di Sisifo, Caligola, L’uomo in rivolta.

1957 ricevette il Premio Nobel per la letteratura.

Anche in Italia si pose la questione dell’astrattismo in contrapposizione al realismo. Lionello Venturi scrisse

l’articolo “astratto e concreto” (1946). Nel 1946 a Milano fu pubblicato il manifesto realista in cui si

Oltre Guernica

professavano le ragioni dell’impegno politico e si ribadiva la necessità del legame con la realtà e la scelta della

figurazione. A Venezia, lo stesso anno, fu pubblicato il manifesto del gruppo Fronte Nuovo delle Arti. Il

neocubismo si presentava come un linguaggio capace di evolversi sia in direzione realista sia in direzione

astrattista. Il gruppo si sciolse nel 1950, anche a causa dell’attacco di Palmiro Togliatti.

N EORE ALISMO

Il termine fu proposto nel 1942 dal critico cinematografico Umberto Sbarbaro a proposito di film come Ossessione

(1943) (1948) di Visconti, (1944), (1946) di Rossellini, (1948) di

La terra trema Roma città aperta Paisà Ladri di biciclette

Vittorio De Sica, (1951) di Carlo Lizzani, film di forte denuncia sociale.

Achtung Banditi!

Nel 1946 fu fondato a Venezia il Fronte Nuovo delle Arti; come già Corrente (da cui derivava), affermava la

libertà di espressione artistica e la necessità d’impegno politico e sociale. Tuttavia le forti e diverse personalità al

suo interno avrebbero dato origine, poco dopo, alle esperienze neorealista, astratta e informale.

Il Neorealismo si afferma nel 1948 in aperta polemica con le istanze astratte e informali (Gruppo degli Otto,

Forma1, Gruppo Origine) e inizialmente col forte sostengo del PCI; concepiva l’arte come mezzo di analisi e

denuncia sociale. Nel 1946 fu pubblicato il manifesto del realismo Dal 1952 l’organo ufficiale del

Oltre Guernica.

movimento fu la rivista dove si affermava che “nell’epoca del distacco dell’arte dalla vita, dell’arbitrio

Realismo,

della forma edonistica priva di significati e contenuti, gli uomini continuano tuttavia ad aver fede in artisti che si

sono posti il problema della realtà.

FO R M A 1

Nel 1946 si costituì a Roma il gruppo astrattista Forma1, d’ispirazione formalista e marxista, intenzionato a

“riportare l’arte italiana sul piano dell’attuale linguaggio europeo”. I suoi esponenti furono Pietro Dorazio, Carla

Accardi, Pietro Consagra, Achille Perilli, Ugo Attardi, Mino Guerrini, Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato.


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crptch

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in arti visive
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher crptch di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Avanguardie storiche e neoavanguardie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Evangelisti Silvia.

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