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Storia dell'arte moderna

Presentazione del corso

24/02/2015 - Presentazione del corso

Argomenti:

  • Il Seicento in Italia: pittura e scultura
  • Roma e l'Europa nel Seicento

Obiettivi del corso

Lo scopo del corso è fornire un metodo; il resto delle nozioni deve essere colmato autonomamente. L'Italia nel '600 non è uno stato nazionale, i punti di riferimento principali sono l'Emilia Romagna, Roma e la Toscana. Il Veneto perde la centralità cinquecentesca. Napoli e Lombardia saranno trattate in parte.

Il ruolo di Roma

Nella seconda metà del corso si affronterà il ruolo di Roma come punto di riferimento della formazione artistica di artisti cosmopoliti, in particolari olandesi e spagnoli; gli inglesi in maniera minore (l'afflusso inglese aumenterà però progressivamente fino all'ottocentesco con il fenomeno del Grand Tour). Gli italiani però non si adageranno sugli allori, cogliendo l'occasione per lavorare per le Grandi Potenze europee dell'epoca; si parla quindi di interscambio culturale, grazie all'universalizzazione dello stile italiano, in maniera particolare Bernini, i due Gentileschi, Pietro da Cortona, considerati come "Star".

Influssi e stile internazionale

Rispetto al '400 e al '500 l'influsso è maggiore e diverso; si affronterà anche l'importanza del patrocinio papale per gli artisti seicenteschi. La nuova centralità di Roma, sostenuta e accentuata da tutti i nuovi legami dinastici di famiglie italiane e nuove monarchie europee, causerà anche lo sviluppo di uno stile internazionale, imposto inizialmente da artisti romani che diviene poi linguaggio comune. I toscani perdono la loro centralità a favore del lombardo Caravaggio, dei romani Bernini, dei Gentileschi, dei Carracci.

Artisti stranieri

Artisti come Vouet, Lorrain e Poussin non seguono pedissequamente lo stile dei grandi italiani ma operano una sintesi del tutto autonoma e personale che ci rende difficile catalogarlo in maniera univoca con un preciso stile. Generalmente con Lorrain e Poussin possono essere compresi partendo dai loro soggetti; sono definiti francesi per la loro nascita "francesi" ma è una catalogazione giusta considerando che hanno passato la maggior parte della loro vita a Roma, sposando donne romane? Qual è la loro radice francese?

Situazione originale a Roma

Si vuol sottolineare il fatto che per la prima volta nella storia dell'arte occidentale si crea una situazione nuova, originalissima e si crea a Roma, non nelle tradizionali sedi dell'arte italiana, Firenze e Venezia.

Testi del corso

Modulo A:

  • BACCHI a cura di, I Marmi vivi. Bernini e la nascita del ritratto barocco, Firenze: Giunti, 2008 (lei è interessata ai saggi, non alle schede)
  • S. J. FREEDBERG, Circa 1600: Annibale Carracci, Caravaggio, Ludovico Carracci: una rivoluzione stilistica nella pittura italiana, Bologna: Nuova ed. Alfa 1984
  • M. GREGORI a cura di, Storia delle Arti in Toscana. Il Seicento, Firenze: Edifir, 2001, pp. 9-116, 147-217
  • T. MONTANARI, Il Barocco, Torino: Einaudi, 2012

Modulo B:

  • O. BONFAIT e A.L. DESMAS a cura di, L'idéal classique: les échanges artistiques entre Rome et Paris au temps de Bellori (1640-1700), Paris: Somogy, éditions d'Art, 2002
  • Y. BONNEFOY, La peste d'Azoth et L'Enlèvement des Sabrines, in Roma 1630. Il trionfo del pennello, catalogo della mostra, Milano: Electa, 1994, pp. 115-126
  • D. DEL PESCO, Bernini in Francia, Napoli: Electra Napoli, 2007
  • S. EBERT-SCHIFFERER, Standrart a Roma 1629-1635: un cosmopolita tedesco nel Paese delle Meraviglie, in Rome 1630. Il trionfo del pennello, catalogo della mostra, (Milano: Electra, 1994), pp. 97-114
  • E. GOLDBERG, "Velazquez in Italy: Painters, Spies, and low spaniards, in Art Bullentin

Moodle -> e-learning dell'ateneo

Esame e prove in itinere

L'esame consta di una prova scritta sui testi in programma, che precede ogni volta il primo orale di ciascuna sessione. La prova è obbligatoria per frequentanti e non. Scopo di tale prova è dare agli studenti la misura della loro preparazione e aiutarli a decidere quando prepararsi, oltre che evitare imbarazzanti scene mute, all'orale. La prova, se negativa, non preclude la possibilità di sostenere l'esame orale.

In entrambe le prove si valuta la capacità:

  • Di usare appropriatamente il lessico tecnico della storia dell'arte
  • Di saper collocare opere e artisti nel contesto storico e sociale in cui sono stati prodotti
  • Di illustrare le problematiche stilistiche ed iconografiche

Prove in itinere:

  • Descrivere e discutere alcune opere a Roma o a Bologna che richiederà da andare a vedere
  • Un saggio sulla mostra ora agli Uffizi Gherardo delle notti: quadri bizzarrissimi e cene allegre. Dal 10 febbraio al 24 marzo

Premessa in immagini

Roma diventa il luogo delle grandi opportunità. Viene mostrato il disegno di Federico Zuccari, parte di una serie di 10 per illustrare la vita del fratello Taddeo. Il personaggio è il solito, ripetuto, in un modo all'antica dove le azioni nel tempo sono rappresentate con la iterazione di un elemento. Una specie di cornice curvilinea a fumetto mostra il sogno dello Zuccari, che fa una predizione sulla futura fama del personaggio per la facciata di un palazzo, Palazzo Mattei. Viene mostrato un altro disegno di Zuccari, con due figure alate che simboleggiano la fama, in relazione a Palazzo Mattei, che l'artista affrescò.

Roma come metropoli artistica

Roma è una metropoli dove tantissimi arrivano da fuori e questo deve far riflettere sul fatto che arredi artisticamente validi possono essere posseduti in vario modo. Per un ricco signore basta comprare una casa e ingaggiare artisti per farseli produrre, mentre molti altri affittano le abitazioni, arredi compresi. C'è un grande mercato, una forte domanda. Molti vanno a Roma convinti che troveranno lavoro, con una però conseguente difficoltà nell'inserirsi in quell'ambiente. Anche la possibilità di studiare l'antichità classica e le opere del Rinascimento maturo fa gola a molti (viene mostrato il bozzetto con Zuccari tra le antichità, intento a riprodurre il Laocoonte, opere del barocco pergameno, quasi manierista.

Problemi degli artisti a Roma

Gli artisti che arrivano a Roma hanno tutta una serie di problemi: il primo è quello di come inserirsi. Alcuni molto fortunati avevano una lettera di presentazione, altri invece non avevano niente di tutto ciò, costretti ad affidarsi agli ordini religiosi legati ai loro paesi di origine (come San Luigi dei Francesi, il caso più ovvio). La prima rete di salvataggio per artisti che arrivavano senza particolari facilitazioni era rappresentata quindi dalle nationes. L'artista sembrava, come lo rappresenta lo Zuccari, quasi un pellegrino.

Le parrocchie ci aiutano a comprendere la vita del tempo, in particolare i libri dei morti, gli elenchi di nascita ecc... Un altro grande tema è le vicinanze; molti finiscono per vivere uno vicino all'altro, per aiutarsi e permettere su uno studio, considerato l'ingresso in città da viandante. Per esempio alcuni documenti dei tribunali penali, testimoniano tutta una serie di scambi di oggetti dello studio di un artista.

Situazione generale delle principali città del '600

Pianta di Roma -> la città era molto grande e rispetto ad altre, come Firenze, Roma è policentrica. Firenze è un "budino di pietra" stretto, molto contenuto. Quando Vasari scrive le Vite è normale che gli artisti fiorentini si conoscessero; Roma all'opposto è molto grande e ricca di punti focali.

Stati delle anime -> registri tenuti dai parroci. Prima di Pasqua il parroco visitava le case per la benedizione, con il fine di censire in maniera ufficiale gli abitanti di ciascun edificio visitato. Al tempo gli edifici erano divisi in appartamenti, ai piani terra ci sono botteghe, alcune zone sono specializzate. Gli altri piani occupati sono descritti con nome del capo famiglia, numero dei servi, relazione degli inquilini (x è fratello di y ecc...). Quando un artista non è più presente nella parrocchia bisogna fare delle ipotesi: o si è trasferito, o è in viaggio da qualche parte, o ha cambiato parrocchia. Gli stati delle anime sono una delle principali fonti d'informazione.

I libri di battesimo sono una testimonianza di figli di artisti, così come importanti sono i libri di matrimoni e i libri di morte, dove sono indicati data di morte e luogo di sepoltura. Tutte queste fonti sono della parrocchia.

Notai e registri notarili

I notai e il notariato sono utili per lo studio dell'arte dato che tutto ciò che assume valore di contratto è registrato da un notaio, se c'è quindi un contratto tra un committente ed un artista lo troviamo registrato da un notaio, quindi registrato nei registri notarili. Generalmente, uno dei modi per identificare un possibile notaio con cui uno opera si parte dal testamento e si può legittimamente supporre che il notaio per il testamento sia una persona di fiducia da cui ci "si serve regolarmente". A Roma ci sono dei repertori con delle rubricelle con le persone che, per ogni anno, hanno redatto testamento. Altro modo per capire la funzione che un notaio può avere avuto e quali contratti può avere erogato è la ricerca in base al committente, cercando di scoprire quale sia il suo notaio di fiducia (un contratto era in triplice copia). Il committente è solitamente un ente (corporazioni religiose, chiesa, ufficio pubblico) o privati; nel '600 è difficile che un contratto sia fatto da un privato, di solito loro preferivano fare scritte private per non pagare tasse. Gli scritti privati possono essere conservati in archivi di famiglia o tranquillamente possono essere stati buttati via. Si fa l'esempio di Pietro da Cortona che quando è chiamato dal Granduca per Palazzo Pitti non ha un contratto.

L'artista non è più, nel '600, un artigiano. Ha lottato per tutto il Cinquecento per essere considerato un intellettuale, Michelangelo attraverso le poesie, Raffaello dominando tutte le arti oltre che con modi da signore. Le vite, la disputa tra pittura e scultura, tutti segni per l'emancipazione intellettuale degli artisti del '500, addirittura si rifiutava una standardizzazione iconografica da parte degli intellettuali.

Il ruolo dell'artista nel '600

Quando si arriva al '600, in alcuni casi come quello di Pietro da Cortona il Granduca, il problema è che un artista affermato come Pietro che ha un palazzo, si presenta come un signore lui stesso, tratta da pari a pari con un principe, dimostrando di non voler un contratto è in qualche modo poco dignitoso, è un mettere in discussione la parola del Principe. Si parte da Roma in una totale incertezza, non sa se sarà pagato ma è convinto che la sua fama di certo gli accerteranno un pagamento. Il Seicento mette in gioco tutta una serie di questioni comportamentali, di pragmatica, di sensibilità nei rapporti, che sono per lo storico indizi di diverse classi di artisti. Considerando che Bernini e Pietro da Cortona agiscono in questo modo perché se lo possono permettere, altri invece legati ancora ad una forma contrattuale, non hanno la loro stessa fama e la stessa sorte. Se un artista non era pagato quanto meritava c'era la possibilità di ricorrere a valutatori esterni, questo perché sia a Firenze che a Roma si erano formate le grandi accademie, quella del Disegno e quella di San Luca.

L'Accademia di San Luca

La trasformazione in Accademia della corporazione dei Pittori di San Luca, all'interno della quale si svolgono anche attività intellettuali le fa fare un salto di qualità enorme, da mera forma corporativa a centro umanistico. I pittori delle Accademie di Firenze e Roma che sono organizzati secondo una precisa gerarchia, possono essere attivi come stimatori, possono cioè valutare il valore delle opere in una gamma di situazioni che va dalla stima dei dipinti su cui sorgono contenziosi di pagamento e quando si deve spartire un patrimonio.

L'asse ereditario si trasmette per via maschile. Firenze aveva il magistrato dei pupilli, un ente preposto alla tutela dei figli di minore età, delle vedove e degli infermi. Roma invece non aveva un'istituzione del genere; qui prima del lascito c'era una accettazione del testamento attraverso una verifica dell'inventario. Qui sono elencate le proprietà in titoli e denari, eventuali casse, i possedimenti fondiari, gli immobili e il loro contenuto. Ci sono tanti tipi di inventario, quello classico è quello con valore legale, alla cui valuta si chiamano i membri dell'accademia per la valutazione dei dipinti e altro; in questo caso è scritto anche il nome dell'autore.

Inventari e vita artistica

Nel Seicento sono diffusi anche gli inventari che non hanno valore legale e che vengono redatti in genere annualmente da un "maestro di casa" che ci fa capire il tenore di vita delle famiglie soprattutto romane, anche se era diffuso anche a Genova e Firenze. Il Maestro di casa è colui che presiede sopra la vita del palazzo. La Guardaroba per esempio controlla gli abiti, arredi e la loro manutenzione (arazzi, argenterie, quadri ecc...). Il maestro di casa regolarmente tiene un inventario di tutto quello che c'è in casa; deve essere redatto regolarmente data l'ampiezza dei taluni palazzi e la facilità con cui l'inventario variava.

In Corte di Roma talvolta si scopre che la persona che si occupava del guardaroba affittava determinati oggetti. Solitamente negli inventari romani sono maggiormente presenti opere di artisti contemporanei, del luogo, rari sono i casi in cui sono presenti opere cinquecentesche.

La vita degli artisti a Roma

La maggior parte degli artisti vive nel centro della città, la parrocchia più densa di artisti era San Lorenzo in Lucina; anche Rione Monti ne era molto popolata. Gli scultori non abitano in queste zone; se si lavora il marmo ci si trasferisce in zona del porto di Ripetta data la necessità di trasferire il materiale via acqua. Gli stranieri sono un po' più abbandonati a loro stessi.

Pieter van Laer (il Bamboccione o il Bamboccio), Scena di taverna Questo artista olandese, caravaggesco da cui nascerà la scuola dei bamboccianti, faceva il taverniere. In generale a Roma c'era una grande criminalità, incentivata dallo scorrere di fiumi di vino. Nel '600 c'è un interesse per la realtà quotidiana in opposto alle precedenti rappresentazioni di carattere mitologico, religioso, rappresentazioni più nobili.

Scena di taverna

2/03/2015 Scena di taverna, Pieter van Laer -> guardando le pareti della taverna emergono espressioni artistiche minori, di carattere caricaturale e non ufficiale salone di Accademia di pittori Pochi erano gli artisti che lavoravano in un contesto aulico, gli altri vivono in condizioni disagiate. Nella bozza con scene di accademia si evince che lo studio non era esclusivamente quello della natura, la scena è fasulla!, l'artista vuole narrare le cose che avvengono nella vita, nella formazione di un pittore, non nelle sale di una accademia.

Si deve osservare il corpo umano da vicino, se ne deve avere una conoscenza approfondita, come sta in piedi, come si regge. Da una parte studio dalla natura, dall'altra studio della scultura, in special modo quella classica. Come si vede dall'opera vi sono diversi elementi di statuaria antica o moderna. Si cerca e trova il bello.

Formazione accademica

Nella scena dell'educazione in accademia ci sono anche altri elementi importanti; al centro c'è un gruppo di persone che studia geometria (Euclide, da La scuola di Atene nella stanza della Segnatura), i più grandi del '500 sono raffigurati. Molti osservano disegni, altri disegnano elementi di anatomia. Si osserva la natura, si osserva e copia la scultura e il disegno è il fondamento dell'arte. Senza aver ben radicato questo strumento non si può andare avanti.

La cosa fondamentale dell'accademia è lo strettissimo rapporto tra allievi e maestri, con una grande varietà d'età. È evidente che questa immagine rappresenta una situazione molto formalizzata, una progressione molto chiara. Del resto noi sappiamo per le regole delle diverse accademie, che in questi luoghi si passa molti anni a disegnare, a studiare scultura. Si accompagna anche la lettura di alcuni testi fondamentali per avere il dominio degli oggetti della propria rappresentazione.

Generi pittorici

La pittura è suddivisa, dal Vasari in avanti, in generi, alcuni sono più nobili di altri. L'historia è il genere più alto, dopo la storia religiosa viene la mitologia, che racconta non tanto i fatti di Dio quanto piuttosto i fatti di personaggi mitici; con la fine del Cinquecento entra anche tra i generi la storia antica romana e la letteratura, sia classica sia contemporanea. Al centro di tutta la pittura di storia c'è la figura umana per questo la grande importanza attribuita al corpo umano, nel pieno di tutta una serie di attività.

Dopo la storia viene un altro genere, legato alla rappresentazione dell'essere umano, ovvero il ritratto. Non a caso c'è una gradazione, una parte più grande, sulla destra, rappresenta una deposizione o una crocifissione, un quadro più piccolo, che rappresenta il ritratto o un'allegoria e alla fine un piccolissimo paesaggio. Manca la così detta pittura di genere, termine che indica quadri che vanno dalle scene di basso rango (non scene con messaggi religiosi, non storie dignitose e nobilitanti), la natura morta, la pittura di animali. Tutto è a servizio della figura umana.

Rivoluzione artistica alla fine del '500

La grande rivoluzione della fine del '500 avviene ad opera di due grandi artisti, Michelangelo Merisi da Caravaggio e Annibale Carracci. Michelangelo Merisi, nasce a Caravaggio e successivamente si sposta a Milano, fieramente e determinatamente isolato. Annibale Carracci è tutto fuorché.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher v.martini6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Sicca Cinzia M..
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