Arte greca
L’arte greca ha uno sviluppo di tipo lineare, ovvero ha una coerenza nel processo evolutivo dell’arte e ciò è interessante se si considera che la Grecia non era nemmeno uno Stato unico. Suddividiamo il processo evolutivo in diverse fasi:
- Età geometrica (XI-VIII sec. a.C.): figure costruite sulla base di forme geometriche.
- Età orientalizzante (VII sec. a.C.): prime influenze dal Vicino Oriente.
- Età arcaica (VI sec. a.C.): forme possenti e massicce.
- Età classica (V sec. a.C.): si giunge ad un equilibrio ---> l’età classica si divide a sua volta in 3 periodi:
- Stile severo, 480 – 450
- Pieno classicismo, 450 – 400
- Tardo classicismo, 400 – 330
- Età ellenistica (330-30 a.C.): esuberanza, pathos e decorazione - Età di Alessandro, 336 – 323
Questo sviluppo è coerente non solo tra zone geografiche ma anche tra i vari tipi di arte che si tratti di pittura vascolare, scultura o architettura. Poco tempo fa si parlava di uno sviluppo a parabola dell’arte greca, ovvero una situazione in cui si ha un momento di culmine qualitativo in confronto ad altri periodi che possono essere parte dello sviluppo o della decadenza, ma non è il caso dell'arte classica greca.
Grazie ad un processo lineare, è semplice inserire l’elemento analizzato in un momento preciso della storia; dunque un prodotto d’arte greca è sempre databile con precisione.
Tema preferito
Il tema preferito dall’arte greca è il corpo umano: i corpi umani maschili sono quasi sempre nudi, quindi, per definire l’evoluzione stilistica, si dovrà guardare alla resa della muscolatura e la dinamicità, mentre per i corpi femminili si guarda l’evoluzione nella resa del panneggio. I corpi maschili rappresentano l’ideale virile della società e quelli femminili la rappresentazione della fertilità.
Età geometrica
Nell’età geometrica abbiamo tripodi e bronzetti per gli dei; figure fittili decorate da pittori di vasi con lo stesso stile geometrico.
Età orientalizzante e arcaica
Nell’età orientalizzante: Xoana e Sphyrelata, i primi sono da intendersi come statue di culto, spesso idoli aniconici fatti di più materiali, in argento, in bronzo, in marmo ma soprattutto in legno. I secondi sono statue di più grandi dimensioni ottenute martellando una lamina di bronzo e piegandola intorno al nucleo di legno a cui la lamina veniva inchiodata; tecnica di origine orientale.
Stile dedalico
Stile Dedalico: frontalità dell’impostazione della figura, sistema compositivo per volumi geometrici giustapposti rispetto ad un asse centrale, dettagli incisi, pettinatura a parrucca, volto di forma triangolare. Testimonianze dello stile dedalico sono presenti anche nel Peloponneso. Nelle isole Cicladi ha inizio lo sfruttamento delle cave di marmo: marmo di Nasso e marmo di Paro.
Influenze egizie
Forti influenze dall’Egitto tra cui le sculture di dimensioni monumentali: Le figure maschili che si identificano col nome di kouroi (kouros), avevano funzione di segnacoli tombali o di doni votivi per gli dei. Nel VII e nel VI sec. l’artista greco cerca di rendere il più naturalistica possibile la figura umana, dunque per la prima volta si cerca di realizzare qualcosa a immagine e somiglianza dell’uomo.
Prima, nel VII sec. ca., abbiamo piccole statuette in bronzo e legno. Elementi comuni a quelli precedenti e tra loro:
- Le statue Kouroi sono per la prima volta di dimensione pari al vero. I Kuroi più antichi erano piccoli oppure, per via dell’influenza egizia, dei veri e propri giganti. Per cui traspare un desiderio di attenersi alla realtà.
- La figura appare un po’ schiacciata, cioè c’è una bi-dimensione. La tridimensionalità non riesce ancora ad essere prodotta.
- La muscolatura è molto semplificata quindi poco naturalistica.
- Le figure sono rigide nonostante il piede portato in avanti; si tratta, infatti, di un falso movimento poiché il resto del corpo non è adeguato allo sbilanciamento che il portare il piede in avanti dovrebbe causare. Con la gamba avanti il corpo non dovrebbe essere simmetrico dunque si tratta di un movimento innaturale.
- Le teste non hanno delle giuste proporzioni e i capelli non sono naturalistici; gli occhi non sono ben collocati e spesso sono in fuori anziché incassati come dovrebbero nella cassa cranica. Il sorriso, che ha reso i kouros famosi, è dovuto alla difficoltà di rendere la tridimensione, esattamente come per gli occhi. Dunque si alzano gli angoli della bocca per sostituire l’infossamento nel viso.
Nel VI sec. la figura umana diventa protagonista sia in ambito pubblico, nei santuari che verranno frequentati sempre più da tutte le componenti sociali, che in ambito privato a coronamento della tomba. Allo stesso modo, la corrispondente femminile del kouros è la kore.
Kore
Nasce in età orientalizzante in ambito cretese ed insulare, poi diventa estremamente comune in età arcaica sia in ambito devozionale che in contesti funerari (come offerta nei santuari e come segnacolo).
- All’inizio era rappresentata a piedi uniti e dopo si sostituisce un leggero avanzamento della gamba sinistra.
- Dalla mano serrata contro il petto si passa alla mano che trattiene un lembo del vestito mentre l’altra, protesa, porge l’offerta.
- L’abito, seguente la moda ionica, è un chitone aderente di stoffa leggera a pieghe fitte e fini, con maniche al gomito e un mantello in stoffa più pesante che di solito copre la spalla destra e scende sul petto formando un’ampia cascata di pieghe.
VII secolo: la miglior rappresentante delle prime korai è la Dama di Auxerre. Una figura rigida sproporzionata, con veste molto aderente e nessuna piega. La decorazione è limitata a linee incise. Tipica è la mantellina che copre le spalle; pettinatura astratta.
VI secolo: si introducono le pieghe sugli abiti, le dimensioni diventano pari al vero, tuttavia la caratteristica principale è quella della rigidità, sia nella postura, nei corpi che nelle pieghe. Esempio è l’Hera di Cheramyes le cui pieghe sono visivamente delle scanalature, linee anche se è presente una certa varietà di produzione in base al luogo.
Analisi per la cronologia della figura maschile
Kouros di New York 600-590 a.C. Ha dimensioni naturali, è al Metropolitan Museum e viene dall’Attica. I muscoli sono resi da linee, che siano solchi o spessori. Si dice, dunque, che l’artista è riuscito a rendere i passaggi di piano. La forma della cassa toracica non è naturalistica, anzi sembrano due parentesi una accanto all’altra ) ( La testa è sproporzionata, troppo grande e gli occhi sono dei globi sporgenti, le sopracciglia sono semicerchi geometrici e i capelli lunghi sono poco naturalistici, decorativi. I capelli lunghi ci portano alla prima metà del secolo. Le forme, soprattutto degli arti, sono poco definite e armoniose, le gambe hanno ancora poca forma e le caviglie come i polsi sono appena accennati e quindi appaiono tozzi e grossi. Le mani sono ancora attaccate alle cosce.
Kouros di Milo metà del VI sec. La testa è più piccola e più proporzionata. Il mento è più definito e il viso meno piatto. Le mani sono ancora attaccate alla coscia ma viene reso un finto distacco. I muscoli del ginocchio sono meno geometrici. Dunque vediamo un principio di ragionamento sui volumi e non sulle linee.
Kouros attico 450/430 a.C. Conservato a Monaco. La muscolatura è più definita, soprattutto nelle braccia che non sono più linee dritte. Le caviglie, i piedi e i polsi sono resi in maniera molto naturalistica. La parte addominale resta semplificata e appare come un disegno mentre la forma della cassa toracica è decisamente più realistica, che si allarga sotto le ascelle ed è una curva meno accentuata.
Statua di Artidikos 500 a.C. Giuste proporzioni. La muscolatura c’è ma non è forzata fino all’inverosimile, viene data forma e bombatura a tutto il torso compresa la schiena che favorisce un profilo meno piatto. Dunque rappresenta il raggiungimento della tridimensione. A conferma di ciò, le mani sono addirittura portate in avanti e non più attaccate al busto. Restano i capelli, più corti ma ancora astratti e le spalle che, con le anche, sono ancora perfettamente simmetriche e dunque lasciano una rigidità innaturale dato il piede spostato in avanti. Questa statua è il massimo che si poté ottenere mantenendo le caratteristiche generali dell’arte arcaica.
Efebo di Kritios
Efebo di Kritios 480 a.C. Finalmente si crea una gamba portante. Infatti, nella realtà, portando una gamba avanti, il peso viene spostato sull’altra e ciò provoca una leggera inclinazione, uno sbilanciamento delle anche. Di fatto l’arca della gamba portante viene rappresentata sporgente, o per meglio dire, più alta. Tuttavia le spalle sono ancora rigide e perfettamente bilanciate.
Osservazione del corpo umano maschile
Nell’osservare la resa del corpo umano maschile nella sua evoluzione non ci sono solo le pose dei Kouros da prendere come esempio. Prendiamo ora, la statua di Zeus da Ugento, rappresentato mentre lancia forse una saetta, dell’età arcaica e confrontiamola con la statua di Posidone di Capo Artemision che lancia forse il tridente: Zeus Poseidone. La prima ha un corpo senz’altro naturalistico ma solo la seconda favorisce al meglio l’idea di movimento poiché sbilancia le giuste parti del corpo.
Età classica
Il movimento, l’interazione con lo spazio e la realisticità anatomica sono ormai acquisiti, perciò, dopo aver raggiunto la capacità di rendere la naturalezza anatomica, dal V al I sec., pose e opere diventano molto diverse. Dunque bisogna analizzarle su diversi aspetti.
Stile severo
Nello stile severo, la tendenza è quella di cercare nella scultura movimenti arditi. La figura dell’atleta è quella ideale come soggetto dell’artista per esprimere la sua ricerca del complesso dovuta al fatto che egli ha nuove capacità. Statua rappresentativa di questo stile è il Discobolo. Tipici dello stile severo sono:
- I corpi slanciati, sottili con una testa piccola leggermente sproporzionata.
- Un perfetto bilanciamento della muscolatura.
- Non molta elasticità quindi una leggera rigidità ancora presente soprattutto nelle spalle come se i movimenti fossero contenuti.
- Una capigliatura astratta decorativa.
Quindi presenta dei tratti ancora arcaici. Per quanto riguarda il bronzo, il progresso tecnico nella colata delle statue cave a grandezza naturale permette di raggiungere un livello di capacità di realizzazione di figure in movimento: una delle rappresentazioni preferite è, come già detto, quella dell’atleta in azione. Prendiamo per esempio il Posidone di Capo Artemision, già visto poco sopra: vediamo come il dio sia colto nell’atto di prepararsi a lanciare il tridente che tiene nella mano destra, egli si bilancia con la mano sinistra che aiuta a prendere anche la mira. Gamba sinistra avanzata, mentre la destra tocca suolo solo con la punta del piede dunque il movimento comporta una tensione del busto che segue la spinta della gamba portante con una leggera curvatura verso sinistra della linea alba.
Tra i principali artisti di quest’epoca ricordiamo Antenore, scultore; Kritios e Nesiotes, bronzisti; Mirone, estremamente conosciuto per gli studi sul movimento, suo è il Discobolo così come, probabilmente, anche il gruppo di Atena e Marsia dove, nonostante non si tratti di scene di atletica, i personaggi sono comunque colti in un attimo di passaggio. È importante notare che segue una costruzione geometrica.
Per quanto riguarda la figura femminile: vengono abbandonati il chitone a pieghe fitte e la mantellina drappeggiata per lasciare spazio alla cosiddetta figura peplophoros, cioè “portatrice di peplo”. Si tratta di un’ampia tunica stretta alla vita da una cintura, fermata da borchie sulle spalle, con un risvolto che ricade sul dorso e sul petto. Il peplo permette un forte gioco di panneggi sul contrasto tra ampio rimbocco alla vita e ricaduta verticale dell’ampia gonna. Ma la donna è rappresentata anche secondo il tipo Aspasia, statua rinvenuta solo in copie romane, che mostra una donna avvolta in un ampio mantello portato sopra un chitone leggero a fitte pieghe.
Pieno classicismo
Nel pieno classicismo cambia l’ideale virile, per cui rispetto allo stile severo:
- Scompare l’accenno di rigidità e si presenta, invece, un perfetto bilanciamento della figura nello spazio; ogni elemento del corpo fa il giusto movimento realistico.
- Scompaiono le figure troppo complesse e si preferiscono figure più stanti, solide, in pose ieratiche, che sembrino “degne” (poiché spesso erano raffigurazioni di divinità).
- Si tende alla ricerca dell’ordine ordine + equilibro = armonia.
- Scompare l’abitudine di fare una testa piccola ma anzi spesso è più grossa del normale, quindi sproporzionata in senso opposto.
- Compare comunque un tentativo ancora più impegnato di rimandare all’idea di movimento cercando di creare un equilibrio e un’armonia tramite le posizioni di braccia e gambe: es. il braccio piegato corrisponde alla gamba più indietro; la spalla più in basso corrisponde sempre a dove si rivolge la testa; ecc… chiasmo (vedi Policleto).
- Compare una resa dei capelli leggermente più naturalistica, infatti le ciocche sono realistiche e non sembrano più perline decorative ma sono ancora fin troppo ordinate sul capo.
Nell’ultimo trentennio del V secolo nacque lo “stile ricco”, soprattutto per quanto riguarda le statue femminili. (vedi Fidia) Le personalità dominanti la scultura a tutto tondo della seconda metà del V secolo sono Fidia e Policleto.
Fidia
Fidia si afferma come scultore e bronzista. Realizza la colossale statua bronzea dell’Atena Promachos, alta quasi 9 m e posta al centro dell’Acropoli d’Atene, di fronte a Propilei. A lui sono attribuite le statue crisoelefantine dell’Atena Parthenos (del Partenone) e dello Zeus di Olimpia. Caratteristiche di Fidia sono l’interpretazione degli ideali della cultura ellenica attraverso il mito e la rappresentazione dell’autorità degli dei.
- Dell’Atena Parthenos ci sono rimaste solo copie marmoree e di più piccole dimensioni rispetto all’originale che doveva essere alta circa 12 m. Raffigurata stante, frontale, vestita con peplo a grandi pieghe e ampio risvolto cinto alla vita da una cintura. Nella mano destra reggeva una Nike, raffigurata nell’atto di posarsi che simboleggiava il dono più prezioso per il popolo d’Atene: la Vittoria. Con la mano sinistra teneva il grande scudo su cui erano effigiate l’amazzonomachia di Teseo e la gigantomachia. La lancia doveva essere semplicemente appoggiata su spalla sinistra. L’elmo era sormontato da una sfinge, antico simbolo di regalità, e due grifoni, protettori dell’oro. La base della statua rappresentava, a bassorilievo, la nascita di Pandora, la prima donna creata da Efeso e istruita da Atena.
- Amazzone per la gara indetta dal santuario di Artemide ad Efeso. Identificata nella copia Mattei, da Villa Mattei e nella Villa di Adriano a Tivoli: figura femminile poggiata alla lancia con la mano destra sollevata, sulla gamba dx il peso del corpo; la gamba sx, ferita, è piegata in avanti senza reggere alcun peso. Leggero movimento ma accentuazione del valore guerresco del personaggio.
“Invenzione” di Fidia fu il panneggio bagnato, ovvero la rappresentazione dell’abbigliamento come se questo fosse effettivamente bagnato e quindi estremamente aderente al corpo in certi punti. Da questo, molte parti del corpo risultano visibili al punto da far sembrare la stoffa molto sottile e trasparente mentre in altri punti le pieghe sono numerose e rigonfie grandi effetti chiaroscurali. Prendiamo come esempio la Nike di Paionios ritrovata a Olimpia: la dea scende verso lo spettatore, gamba sx avanzata a sfiorare il terreno con la punta del piede, ali spiegate, il mantello, gonfio per il vento che le soffia contro, è trattenuto con entrambe le mani; ai piedi, l’aquila in volo.
Policleto
Di Policleto non ci è mai giunta nessuna opera originale ma abbiamo molte citazioni nelle fonti antiche e molte repliche o rielaborazioni. Realizzo soprattutto opere in bronzo: figure isolate, stanti o in movimento, in cui cerca di omogeneizzare ritmo ed equilibrio. Nell’antichità era conosciuto per aver scritto il Canone, testo teorico in cui affrontava il problema della costruzione della figura umana attraverso calcoli proporzionali.
- Il Doriforo, è la sua opera più famosa. (Doriforo = portatore di lancia) Giovane rappresentato nell’atto di camminare, inizia ad avanzare con la gamba sinistra arretrata e spostando tutto il peso sulla destra. Di conseguenza l’anca destra si sbilancia verso l’esterno mentre il braccio sinistro è piegato in avanti e porta la lancia che viene anche appoggiata sulla spalla, come in una marcia. Il corpo è massiccio e muscoloso. La testa guarda verso destra, i lineamenti sono idealizzati e i capelli divisi in ciocche ondulate disposte simmetricamente. Policleto segue sempre un ritmo chiastico. (chiasmo = contrapposizione reciproca delle parti del corpo: gamba dx portante e gamba sx flessa, fianco dx contratto e fianco sx rilassato, braccio dx disteso e braccio sx piegato.) L’equilibrio risulta, così,
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