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Correggio e Mantova

Non sappiamo se sia giunto in città prima della morte di Mantegna (1506) o al momento della sua prima commissione (1514), per dipingere le portelle dell'organo per chiesa dell'abbazia di San Benedetto in Polirone. Possibile partecipazione alla decorazione della cappella dei Mantegna in Sant'Andrea.

È difficile pensare che Correggio non abbia guardato alla decorazione pittorica in architettura di Mantegna: basterà osservare le cupole di San Giovanni Evangelista e della Cattedrale di Parma per rivedere le strutture dipinte che troviamo nella Camera degli Sposi; così come nella volta della Camera di San Paolo possiamo vedere l'influenza della volta dipinta della cappella dei Mantegna. La fiducia del Correggio nell'efficace colloquio tra pittura ed architettura è da intendersi come lascito dell'esperienza mantovana.

Modena e Reggio: la cultura al tempo di Correggio

Agli inizi del Cinquecento Modena presentava botteghe artistiche attente alla cultura figurativa più aggiornata. Lo slancio iniziò a metà del Quattrocento, probabilmente grazie anche alla presenza al governo della città di Ercole d'Este: ebbe influenza sulla bottega dei Lendinara, innestando sulla lezione pierfrancescana quanto stava elaborando la scuola ferrarese. Tuttavia nell'ultimo ventennio del secolo questo aggiornamento stava già rallentando ed in questo periodo troviamo Francesco Bianchi Ferrari, le cui opere si tennero sempre sotto il segno della tradizione.

Nel 1510 Modena passa sotto il governo pontificio, facendo sì che i pochi artisti dotati si allontanassero dalla città. Fu per primo Gherardo delle Catene a raccogliere il testimone della pittura lasciato da Bianchi Ferrari, in parallelo a quanto stava facendo in scultura Antonio Begarelli. Le prime opere rivelano accenti di classicismo raffaellesco ed in Gherardo vediamo anche un certo influsso di Dosso Dossi.

  • Orazione nell'orto (Francesco Bianchi Ferrari, 1500-1505)

Cultura umanistica e religiosità a Parma al tempo di Correggio

Tra Quattrocento e Cinquecento le congregazioni e gli ordini monastici costruiscono basiliche o effettuano ampliamenti convenutali. Apertura verso i circoli neoplatonici ficiniani. San Girolamo → tra 1400 e 1500 la sua figura riflette l'iconografia di Cristo e si carica di connotazioni dal Battista e da San Francesco. Tra gli artisti nessuno ha saputo interpretare meglio la psicologia di questo santo-umanista.

Alla sua fase giovanile appartengono opere d'ispirazione geronimiana, in assonanza con la visione umanistica delle arte [San Girolamo (Madrid)]. Ad una fase d'ibridazione umanistica appartengono dipinti come la Sacra famiglia con San Girolamo (Hampton Court) o il Riposo durante la fuga in Egitto con San Francesco (Uffizi) dove il ruolo dell'eremita è incarnato dal santo assisiate: qui il tema della “malinconia”, manifestazione di un intelletto insoddisfatto nel suo “ricercare”, si unisce ad una sensibilità penitenziale.

Il tema del “lenimento” delle pene è presente nel ritratto di Veronica Gambara. San Girolamo e San Matteo – San Giovanni Evangelista Parma. L'aspetto di San Girolamo nel pennacchio è molto diverso da quello della pala, e possiamo vedervi una consonanza con i ritratti “socratici” della tradizione classica e riproposti da Raffaello nella stanza della Segnatura.

Pascasio Belliardi (ecclesiastico e uomo di cultura, amante delle arti e della pittura in particolare) aveva portato da Roma una forte sensibilità delle arti e c'è da chiedersi se non si debba a lui questo clima di sentimenti. Nel suo testamento fa riferimento alla “curia coelestis”, che si accompagna al motivo dell'assunzione del corpo e dell'anima della Vergine. Nella cupola di San Giovanni prevale lo spazio biblico-neoplatonico, in quella del duomo si stabilisce un più complesso rapporto con la realtà.

La percezione estetica del paesaggio padano tra Quattro e Cinquecento

Nel primo Cinquecento il paesaggio non era rappresentato con rispondenze sentimentali, infatti non troviamo immagini propriamente paesaggistiche. A quell'epoca non esiste il paesaggio, ma il territorio in senso materiale. Tuttavia il pittore non poteva non ricollegare la vista delle realtà naturali al suo mestiere.

Nei paesaggi correggeschi non troviamo l'occhio chirurgico, attento ai dettagli della terra, ma la natura viene congiunta ad un'arte del celare e del rivelare o della trasformazione. Nella sua pittura è diffusa la magia della sprezzatura che si irradia dal centro del quadro agli sfondi. Paesaggio: parziale e soggettivo, non è funzionale all'organizzazione dello spazio. Non si esaurisce nel territorio, cioè in un'estensione di superficie. Conserva valori simbolici ed affettivi dell'opera e dell'insediamento umano.

Spazio: richiede un intervento semplice ed utilitario. A inizio Cinquecento non vigeva il concetto di paesaggio, che mira alla valorizzazione di certi risultati del fare ed alla contemplazione disinteressata. Lo spazio, invece, inizia in quegli anni ad entrare in un'aura semantica e percettiva riferita alla trasformazione della realtà naturale e geog

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

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