Sunto Storia dell’Arte Contemporanea, prof. Sbrilli, libro consigliato Arte nel Tempo volume 3 del II tomo, De
Vecchi; Cerchiari
PREMESSA E POSTIMPRESSIONISMO
Parlando di arte contemporanea prendiamo in analisi il periodo che va dal tardo Ottocento ad oggi.
Possiamo riscontrare nelle opere posteriori al 1886 (ultima mostra impressionista) una sorta di
continuità difficilmente ordinabile e sintetizzabile a cause dello sviluppo quasi contemporaneo di
molte correnti che si accavallano nello stesso periodo e a volte nello stesso luogo. In questa
ricchezza di proposte, e nelle occasioni sempre maggiori per il pubblico di un approccio diretto con
l’arte (moltiplicarsi dei musei e dei circuiti espositivi), riconosciamo la peculiarità dell’arte
contemporanea.
Basti pensare alla Parigi di inizio secolo, dove il solo Picasso passando per il periodo blu e il
periodo rosa sancisce la nascita del cubismo con Les Demoiselles d’Avignon (dopo aver visto al
Salon D’Automne la retrospettiva di Cézanne che gettò le basi dello stesso cubismo) .
Contemporaneamente al Salon d’Automne (1905) venivano esposte le prime tele “Fauves” di
Matisse, Derain, Vlaminck.
Mentre Monet nel suo studio a Givenry portava avanti la serie delle Ninfee.
Negli anni immediatamente precedenti il primo conflitto mondiale viene ultimato da Auguste Perret
il Théatre des Champs-Elysées, che quanto ad architettura, è una sintesi di stili così singolare da
venir definito oggi primo capolavoro postmoderno. Contemporaneamente Marcel Duchamp decreta
la fine della pittura “retinica” e nel 1914 compie il suo primo ready-made: una ruota di bicicletta.
E non solo questo, a volte notiamo che certi artisti travalicano i confini della propria, per sconfinare
in altre tendenze. Questo per simboleggiare che l’artista è in continua evoluzione.
Una delle cause del profondo rinnovamento dell’arte in quei tempi è da imputare certamente allo
sviluppo della fotografia che si prefigurò come principale strumento per raffigurare la realtà. Non
avendo possibilità di contrastare la fotografia in quanto a rappresentazione della realtà l’arte decise
di andare oltre, cercando di svelare ciò che c’è dietro la realtà, cercando di mostrare ciò che pur
avendo davanti agli occhi non vediamo.
POSTIMPRESIONISMO
Col termine postimpressionismo si designano generalmente quei fenomeni artistici posteriori
all’impressionismo, e che sono a questo in qualche modo collegati.
Nel 1886 avvenne l’ultima mostra impressionista, a cui parteciparono tra gli altri il giovanissimo
Seurat ( che avrebbe poi causato uno scisma all’interno del fronte impressionista dando vita al
pointillisme ), e il non più giovane Gauguin, che da lì a qualche anno sarà indicato come maestro
della scuola simbolista.
Seurat è colui che per primo si rende conto della necessità di rinnovamento, e fu inoltre il primo che
si accorse (dopo molti studi sul colore ) che il colore puro, diviso in piccoli punti viene a distanza
mescolato dall’occhio, pur rimanendo singolarmente luminoso. Egli sosteneva che, avendo scelto
preliminarmente i toni da ottenere egli può compiere per punti l’accurata coloritura delle superfici
in qualsiasi condizione di luce, anche artificiale: col che si può considerare definitivamente
tramontata l’epoca della pittura en plein air .
Dopo la morte di Seurat furono Henri Cross e Paul Signac a creare la nuova scuola, dando seguito
ad una corrente che perdurerà e muterà per diversi anni. Già con Cross e Signac , il punto di Seraut
tende a diventare quasi una tessera di colore, che ricorda l’effetto del mosaico. In questa chiave lo
useranno: Matisse e Braque nel loro periodo Fauve e, con intenti più particolari, anche il Picasso
cubista.
In Italia il “Divisionismo” sembra ignorare l’opera di Seurat per rifarsi soprattutto ai suoi
successori. Gli autori principali sono: Pellizza, Segantini, Previati e Balla.
Nella transizione tra Divisionismo e Futurismo se ne registrerà la continuità in artisti come Balla,
Boccioni e Severini.
Dopo il 1886 il Postimpressionismo comincia a dar vita a molte scuole ,tra le quali la più importante
è sicuramente quella dei Nabis (i profeti) formato da Serusier dopo aver dipinto Il Talismano sotto
gli insegnamenti di Gauguin.
Altro importante Postimpressionista è sicuramente Henri Da Toulose Lautrec, che attraverso una
pittura elegante, fortemente influenzata dalle stampe giapponesi in voga i quegli anni, creo uno stile
di estrazione simbolista e avvicinabile al nascente Art Nouveau .Scomparse prematuramente , come
Seurat (angina) a causa dell’abuso di alcolici.
Svolte innovatrici di Monet, Renoir, Degas
Monet, ormai insofferente all’impressionismo, si rese conto che concentrando
l’attenzione sull’aspetto luce/colore, ciò che ne perdeva erano la forma e il
disegno.
Si trovo a dover fare dei passi indietro e tornare alla pittura classica oppure
esaltare questo genere di pittura. Così scelse Monet, optando per una serie di
dipinti su un medesimo soggetto, ripreso in varie condizioni di luce, che il
pittore esige siano esposti in sequenza. Nascono così i Covoni, i Pioppi, La
Cattedrale di Rouen e la famosissima serie di Ninfee ,dipinte negli ultimi
trent’anni di vita nel suo giardino a Giverny.In questo stile il disegno è ridotto
al minimo, e a farla da padrone è il gioco cromatico che va a mescolare acqua,
aria, terra e fuoco dei tramonti che farà da base per l’astrattismo soprattutto di
Kandinsky, che davanti ai Covoni non riusciva ad identificare il soggetto.
Arrivando addirittura a scrivere che “un pittore non aveva il diritto di dipingere
con tale libertà”.
Di fronte allo stesso problema Renoir risponde invece al contrario di Monet,
riavvicinandosi al classico, dedicandosi in maniera ricorrente al nudo
femminile, valorizzato anche attraverso la scultura, a cui si dedico negli ultimi
anni, con aiuti esterni a causa dell’artrite che l’aveva colpito.
Degas al contrario di Renoir non ebbe mai il problema di rinsaldare la “forma”.
Mantenne sempre il suo stile preciso e fermo, e fu infatti quello che meno si
identificava fra gli impressionisti. Nei suoi dipinti lo spettatore è chiamato
quasi a spiare la scena, come a prendere quest’ultima di sorpresa.
Negli anni ottanta e novanta ebbe un progressivo abbassamento della vista che
lo costrinse ad adottare nuove scelte tecniche che gli permettono un rapporto
più tattile con l’opera: pastello anziché colori ad olio e toni più brillanti. Inoltre
si avvicino anche alla scultura.
Il post-impressionismo di Cezanne
Il superamento dell’impressionismo in Cezanne è aspro e difficile. La crescita
dell’artista e costante e graduale, e frutto della grande ricerca che sarà indispensabile
per gettare le basi del cubismo. La pittura di Cezanne è una perfetta miscela di ragione
e sentimento, di emozione e di tecnica, di cuore e meditazione. Egli cercava più che
l’istantanea impressione di luci e colori, i fondamenti stessi della visione. Come nel
Mont Saint-Victoire, che dipinge molte volte cercando di carpire l’essenza della
montagna che sempre gli sfugge.
Van Gogh
Van Gogh inizia a dipingere relativamente tardi: le sue prime opere degne di nota
sono del 1881 (aveva 28 anni). Il suo primo capolavoro fu I mangiatori di patate
dipinto ancora in Olanda, dove già inizia ad emergere il suo segno aggressivo.
L’anno seguente si trasferisce a Parigi, ospitato dal fratello Théo e da questo
momento la sua vita artistica e personale è intensissima. In tre anni e mezzo
dipinge seicentoquaranta opere, tutte di altissimo livello, prima di morire suicida.
Si avvicina da prima alle stampe giapponesi (Il ponte di Langlois) e poi, durante il
breve sodalizio con Gauguin (che finirà con una feroce lite) al sintetismo.
Dopo subirà molti ricoveri nei vari ospedali, ma continuerà a dipingere molti
capolavori come La notte stellata sul Rodano, La sedia di Van Gogh, La strada
con cipressi e stelle, la serie dei Girasoli, Il vigneto rosso (unica opera che venderà
mentre è ancora in vita. Gli Autoritratti che dipinge in maniera quasi ossessiva,
quasi a simboleggiare il suo calvario.
La sua ultima opera sarà Campo di grano con corvi dopo di che si ucciderà con
una pistola per scacciare gli uccelli.
SIMBOLISMO E MODERNISMO
Il simbolismo nasce ufficialmente come movimento nel 1886, anno in cui il poeta Jean Morèas
pubblica su “Le Figaro” il Manifesto del simbolismo. Anche se già due anni prima lo scrittore
francese Joris-Karl Huysmans ne aveva gettato le basi nel suo romanzo “controcorrente”, che ha
aperto la strada al simbolismo in arte e al decadentismo in letteratura.
Il protagonista del romanzo è appassionato di arte contemporanea e tra i suoi preferiti appaiono
Moreau e Redon, considerati ancora oggi tra gli artisti più importanti del simbolismo.
Moreau (maestro di Matisse) era Redon invece, proviene Gauguin, dopo aver
di chiara estrazione romantica e si dalle illustrazioni (anche inizialmente aderito
avvicina al simbolismo al’età di per Poe). Il simbolismo all’impressionismo quando
sessant’anni. in lui ha toni più ancora era un pittore
Il suo stile può apparire accade fantastici e sognanti. Più dilettante, si sposo con la
mistico e classico ma egli cerca di che uno sguardo indietro causa simbolista.
dipingerli in chiave psicologica. verso il Romanticismo La sua pittura, strettamente
Nel suo simbolismo c’è un troviamo in lui uno legata alle culture
intenzione a svelare ciò che c’è sguardo al futuro. extraeuropee, ha intenti
dietro il visibile, ma vuole decorativi e simbolici. La
giungere al nocciolo, ai significati sua concezione del
più profondi. simbolismo (“se un’ artista
vede il mare rosso deve
dipingerlo rosso”) sarà poi
ripresa dall’espressionismo.
Il simbolismo all’epoca era visto dalla critica come una perversa ramificazione dell’accademismo,
mentre adesso è considerato un’anticipazione del Surrealismo. Anche se è possibile scorgere in esso
frammenti di Espressionismo, come in Munch, e di Metafisica in un tardo Simbolista come il belga
Spilliaert.. Per questi motivi è considerato il momento di dubbio dell’Ottocento prima di diventare
Novecento.
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Sintetismo Si può dire che i Nabis
anticiparono le
Benché sia stato senza dubbio Gauguin l’artista più avanguardie del
rappresentativo e influente del sintetismo, dobbiamo Novecento, per via della
riconoscere a Bernard il merito di aver teorizzato questo loro ideologia e
ritorno alla sinteticità. Poi intrapreso anche da Serusier atteggiamenti precisi.
(seguace di Gauguin) e il gruppo di Nabis (profeti). Il misticismo era loro
Questo cammino prevedeva un ritorno alla semplicità tratto comune, sia in
dell’arte Medievale, senza prospettiva ma trattando la tela veste cristiana che
con la bidimensionalità che gli è propria. Con tinte piatte, fantasiosa o misterioso
senza chiaroscuri, e la tendenza ad usare colori puri, non fica.
mescolati.
James Ensor ed Edvard Munch sono considerati, non solo due tra i maggiori interpreti della
stagione simbolista degli anni ottanta e novanta dell’Ottocento, ma tra i grandi precursori della
pittura del Novecento, di cui anticiparono l’esasperazione e la violenza cromatica che ritroveremo
poi nell’Espressionismo. Molto diversi nello stile e nella mentalità, ma praticamente contemporanei
e entrambi isolati da correnti e non accostabili a nessun movimento.
James Ensor (1860-1949) visse Edvard Munch(1863-1944)
praticamente tutta la vita nella nacque vicino ad Oslo, ma
nativa città di Ostenda. viaggiò spesso in tutta Europa,
Attraversò il “periodo scuro”, influenzando molto
nella quale emersero i suoi temi l’Espressionismo tedesco.
portanti che lo seguirono in La sua pittura esprime una forte
tutta la sua carriera pittorica (il interiorità, facendo quasi da
porto, il carnevale di Ostenda e preludio alla scoperta
la bottega paterna di maschere e dell’inconscio di Freud. La sua
curiosità), e il “periodo chiaro”, inquietudine viene riversata
in cui si evidenziò la qualità chiaramente nelle sue opere,
innovatrice del suo stile. come in Pubertà , evidenziata
Considerevoli i suoi colori con la pesante ombra nera
aggressivi, quasi espressionisti dietro la giovinetta, oppure
nonostante il simbolismo delle nell’urlo, dove troviamo anche
rappresentazioni un preludio della volontà futura
dell’arte di uscire dal disegno, e
ad arrivare ad altri sensi oltre la
vista. Oltre ad esprimere un
disagio esistenziale e una
SECESSIONE AUSTRIACA disperazione quasi metafisica.
Nella Vienna della Secessione, che si proponeva di
riportare l’arte austriaca tra le grandi d’Europa, crescono quasi contemporaneamente una serie di
artisti che trasportano l’arte Viennese dal clima simbolista a quello Espressionista.
Gustav Klimt (1862-1918) Egon Schiele (1890-1918)
identifica senza dubbio il allievo di Klimt, per certi versi
maestro della Secessione. Nei può sembrare il suo
suoi dipinti contrappone il continuatore, ma si differenzia
realismo della parte naturalistica come stile e come temi.
con l’esuberanza decorativa con La sua pittura spigolosa e i suoi
un’eleganza tale da evitare che dipinti con un intrinseca
ci sia dissidio tra le due parti. amarezza esistenziale sono già
Il coloro predominante nella sua preludio dell’Espressionismo.
pittura era l’oro. Muore giovanissimo
interrompendo così il suo
cammino di crescita.
Anche Kokoschka e Kubin furono importanti per questo passaggio. Il primo, come Schiele del
resto, era votato allo scandalo. Il secondo interessato alle teorie di Freud che uscivano in quegli anni
era più interessato all’esplorazione del sogno e dell’inconscio.
ESPRESSIONISMO E PRIMITIVISMO
Nascita delle Avanguardie
I primi trent’anni del Novecento hanno generato una serie di movimenti artistici rivoluzionari
che sconvolsero il mondo della pittura. Vengono chiamate oggi con il termine di
“Avanguardie Storiche”.Questi movimenti hanno prodotto un’arte ardita, progressista e
fortemente innovativa da un punto di vista stilistico. Un’arte che mira a scuotere le coscienze
delle persone, mettendole di fronte a delle riflessioni che non hanno solo il mero scopo
contemplativo.
In questo senso gli anni ottanta, e soprattutto novanta, dell’Ottocento preparano il terreno
affinché tutto ciò possa svilupparsi. Tutti i vari gruppi d’aggregazione nati dalle ceneri
dell’Impressionismo (Secessionisti, Nabis, Sintetisti ecc…) fanno da preludio a questo
scenario.
Nascono con uno schema pressoché similare:
-Pubblicazione di un manifesto.
-Letterato/teorico con funzione di mentore (come furono Apollinaire per il cubismo e
Marinetti per il Futurismo).
-Gruppo di affiliati
Spesso troviamo anche una rivista associato, in modo che circolino le idee del movimento.
Il Cubismo e il Fauvismo non rispettarono tale schema; ma non è plausibile non considerarli
all’interno delle Avanguardie per l’importanza che hanno avuto e l’impatto rivoluzionario che
hanno portato in quegli anni.
Le Avanguardie sono laboratori, sperimentazione, avanscoperta, esplorazione verso il futuro;
e oggi possiamo vedere che alcune previsioni sono state puntualmente confermate.
ESPRESSIONISMO
Il termine “Espressionismo” venne coniato nel 1914, inizialmente riferito al gruppo dei Ponte di
Dresda e il “Cavaliere Azzurro” di Monaco, visti come movimenti opposti all’impressionismo e
paralleli a Cubismo e Futurismo. Per analogia venne successivamente usato dalla critica per i
Fauves, che vedevano come maggior esponente Henri Matisse .
Gli Espressionisti tedeschi sono coloro che iniziano “l’età delle Avanguardie”.
Il gruppo dei Ponte (Die Brùcke) lavorava in un atelier a Dresda dove gomito a gomito eseguivano i
lavori curando anche l’aspetto estetico di umili oggetti come sedie o scodelle.
Kirchner, Heckel, Mùller e Nolde collaboravano tra loro e con i “membri passivi” (soci sostenitori e
spettatori), il che è già un manifesto di arte/vita che la dice lunga sui programmi di questo gruppo.
Il loro stile mescola l’orgoglio per le loro radici germaniche e la passione per l’esotismo sulle tracce
di Gauguin.
Ernst Ludwig Kirchner è senza dubbio la personalità più forte del gruppo, il che lo porterà
inoltre ad avere dissapori con i colleghi.
Il suo operato giunge a completa maturazione relativamente tardi (rispetto a Matisse in
Francia per esempio) ma riesce comunque a riassumere quello che si vuole intendere con
“Espressionismo tedesco” . L’opera di Kirchner è la testimonianza di uno stile di vita, come
di un’ideologia o giudizio sul mondo. Dal punto di vista stilistico rappresenta il
raggiungimento della semplicità e dell’immediatezza d’espressione.
Dopo gli anni dieci notiamo nel suo stile l’attenzione con cui a osservato i Fauves e i
Cubisti francesi e i Futuristi italiani. Il suo stile diviene quindi frutto di tutta la pittura
moderna
Gli artisti della Brùcke, mossi da un bisogno di verginità, di contatto con la natura, ricercano
semplicità e immediatezza, visti come punto d’arrivo e non di partenza. Soventi troviamo dipinti di
nudi all’aperto nelle loro creazioni, nei loro quadri scorgiamo quel riferimento al lavoro dell’artista
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