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Spilliaert.. Per questi motivi è considerato il momento di dubbio dell’Ottocento prima di diventare

Novecento.

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Sintetismo Si può dire che i Nabis

anticiparono le

Benché sia stato senza dubbio Gauguin l’artista più avanguardie del

rappresentativo e influente del sintetismo, dobbiamo Novecento, per via della

riconoscere a Bernard il merito di aver teorizzato questo loro ideologia e

ritorno alla sinteticità. Poi intrapreso anche da Serusier atteggiamenti precisi.

(seguace di Gauguin) e il gruppo di Nabis (profeti). Il misticismo era loro

Questo cammino prevedeva un ritorno alla semplicità tratto comune, sia in

dell’arte Medievale, senza prospettiva ma trattando la tela veste cristiana che

con la bidimensionalità che gli è propria. Con tinte piatte, fantasiosa o misterioso

senza chiaroscuri, e la tendenza ad usare colori puri, non fica.

mescolati.

James Ensor ed Edvard Munch sono considerati, non solo due tra i maggiori interpreti della

stagione simbolista degli anni ottanta e novanta dell’Ottocento, ma tra i grandi precursori della

pittura del Novecento, di cui anticiparono l’esasperazione e la violenza cromatica che ritroveremo

poi nell’Espressionismo. Molto diversi nello stile e nella mentalità, ma praticamente contemporanei

e entrambi isolati da correnti e non accostabili a nessun movimento.

James Ensor (1860-1949) visse Edvard Munch(1863-1944)

praticamente tutta la vita nella nacque vicino ad Oslo, ma

nativa città di Ostenda. viaggiò spesso in tutta Europa,

Attraversò il “periodo scuro”, influenzando molto

nella quale emersero i suoi temi l’Espressionismo tedesco.

portanti che lo seguirono in La sua pittura esprime una forte

tutta la sua carriera pittorica (il interiorità, facendo quasi da

porto, il carnevale di Ostenda e preludio alla scoperta

la bottega paterna di maschere e dell’inconscio di Freud. La sua

curiosità), e il “periodo chiaro”, inquietudine viene riversata

in cui si evidenziò la qualità chiaramente nelle sue opere,

innovatrice del suo stile. come in Pubertà , evidenziata

Considerevoli i suoi colori con la pesante ombra nera

aggressivi, quasi espressionisti dietro la giovinetta, oppure

nonostante il simbolismo delle nell’urlo, dove troviamo anche

rappresentazioni un preludio della volontà futura

dell’arte di uscire dal disegno, e

ad arrivare ad altri sensi oltre la

vista. Oltre ad esprimere un

disagio esistenziale e una

SECESSIONE AUSTRIACA disperazione quasi metafisica.

Nella Vienna della Secessione, che si proponeva di

riportare l’arte austriaca tra le grandi d’Europa, crescono quasi contemporaneamente una serie di

artisti che trasportano l’arte Viennese dal clima simbolista a quello Espressionista.

Gustav Klimt (1862-1918) Egon Schiele (1890-1918)

identifica senza dubbio il allievo di Klimt, per certi versi

maestro della Secessione. Nei può sembrare il suo

suoi dipinti contrappone il continuatore, ma si differenzia

realismo della parte naturalistica come stile e come temi.

con l’esuberanza decorativa con La sua pittura spigolosa e i suoi

un’eleganza tale da evitare che dipinti con un intrinseca

ci sia dissidio tra le due parti. amarezza esistenziale sono già

Il coloro predominante nella sua preludio dell’Espressionismo.

pittura era l’oro. Muore giovanissimo

interrompendo così il suo

cammino di crescita.

Anche Kokoschka e Kubin furono importanti per questo passaggio. Il primo, come Schiele del

resto, era votato allo scandalo. Il secondo interessato alle teorie di Freud che uscivano in quegli anni

era più interessato all’esplorazione del sogno e dell’inconscio.

ESPRESSIONISMO E PRIMITIVISMO

Nascita delle Avanguardie

I primi trent’anni del Novecento hanno generato una serie di movimenti artistici rivoluzionari

che sconvolsero il mondo della pittura. Vengono chiamate oggi con il termine di

“Avanguardie Storiche”.Questi movimenti hanno prodotto un’arte ardita, progressista e

fortemente innovativa da un punto di vista stilistico. Un’arte che mira a scuotere le coscienze

delle persone, mettendole di fronte a delle riflessioni che non hanno solo il mero scopo

contemplativo.

In questo senso gli anni ottanta, e soprattutto novanta, dell’Ottocento preparano il terreno

affinché tutto ciò possa svilupparsi. Tutti i vari gruppi d’aggregazione nati dalle ceneri

dell’Impressionismo (Secessionisti, Nabis, Sintetisti ecc…) fanno da preludio a questo

scenario.

Nascono con uno schema pressoché similare:

-Pubblicazione di un manifesto.

-Letterato/teorico con funzione di mentore (come furono Apollinaire per il cubismo e

Marinetti per il Futurismo).

-Gruppo di affiliati

Spesso troviamo anche una rivista associato, in modo che circolino le idee del movimento.

Il Cubismo e il Fauvismo non rispettarono tale schema; ma non è plausibile non considerarli

all’interno delle Avanguardie per l’importanza che hanno avuto e l’impatto rivoluzionario che

hanno portato in quegli anni.

Le Avanguardie sono laboratori, sperimentazione, avanscoperta, esplorazione verso il futuro;

e oggi possiamo vedere che alcune previsioni sono state puntualmente confermate.

ESPRESSIONISMO

Il termine “Espressionismo” venne coniato nel 1914, inizialmente riferito al gruppo dei Ponte di

Dresda e il “Cavaliere Azzurro” di Monaco, visti come movimenti opposti all’impressionismo e

paralleli a Cubismo e Futurismo. Per analogia venne successivamente usato dalla critica per i

Fauves, che vedevano come maggior esponente Henri Matisse .

Gli Espressionisti tedeschi sono coloro che iniziano “l’età delle Avanguardie”.

Il gruppo dei Ponte (Die Brùcke) lavorava in un atelier a Dresda dove gomito a gomito eseguivano i

lavori curando anche l’aspetto estetico di umili oggetti come sedie o scodelle.

Kirchner, Heckel, Mùller e Nolde collaboravano tra loro e con i “membri passivi” (soci sostenitori e

spettatori), il che è già un manifesto di arte/vita che la dice lunga sui programmi di questo gruppo.

Il loro stile mescola l’orgoglio per le loro radici germaniche e la passione per l’esotismo sulle tracce

di Gauguin.

Ernst Ludwig Kirchner è senza dubbio la personalità più forte del gruppo, il che lo porterà

inoltre ad avere dissapori con i colleghi.

Il suo operato giunge a completa maturazione relativamente tardi (rispetto a Matisse in

Francia per esempio) ma riesce comunque a riassumere quello che si vuole intendere con

“Espressionismo tedesco” . L’opera di Kirchner è la testimonianza di uno stile di vita, come

di un’ideologia o giudizio sul mondo. Dal punto di vista stilistico rappresenta il

raggiungimento della semplicità e dell’immediatezza d’espressione.

Dopo gli anni dieci notiamo nel suo stile l’attenzione con cui a osservato i Fauves e i

Cubisti francesi e i Futuristi italiani. Il suo stile diviene quindi frutto di tutta la pittura

moderna

Gli artisti della Brùcke, mossi da un bisogno di verginità, di contatto con la natura, ricercano

semplicità e immediatezza, visti come punto d’arrivo e non di partenza. Soventi troviamo dipinti di

nudi all’aperto nelle loro creazioni, nei loro quadri scorgiamo quel riferimento al lavoro dell’artista

come quello di un artigiano che lavora libero dalle catene della città industrializzata. Cosa che non

notiamo nello stile Fauve e del Cavaliere Azzurro.

In Francia, che ormai da decenni è considerato il centro del mondo artistico, gli artisti si muovono

differentemente. Lavorano singolarmente e si ritrovano insieme solo per amicizia e il loro interesse

a differenza dei contemporanei della Brùcke non è l’unione di arte/vita bensì l’avanzamento e

l’evoluzione del linguaggio artistico.

Henri Matisse è per i Fauve quello che Kirchner è per la Brùcke e Kandiskij sarà per il cavallo

azzurro, cioè la personalità-guida del movimento. Nei suoi primi anni Matisse era indeciso

riguardo la strada da prendere: era grande ammiratore di Cézanne e Gauguin, e

contemporaneamente ancora interessato al divisionismo che apprenderà direttamente da Cross

e Signac, ma non sarà la sua strada. Lui infatti sceglierà il colore puro, le linee e le grandi

campiture senza profondità. La sua pittura, che fino al 1906/1907 era forse la più avanzata

d’Europa, lascerà profondi insegnamenti.

Il nudo all’aperto

Il tema del nudo all’aperto, dai Postimpressionisti alle Avanguardie Storiche, sembra una

tappa fondamentale dell’artista, anche di confronto tra contemporanei (Matisse La Gioia di

Vivere e Picasso Les demoiselles d’Avignon) e fra periodi diversi (Cézanne Le grandi

bagnanti e Matisse Luxe, calme et volupté) .

Matisse appunto sembra il primo artista che tenta di rileggere i nudi di Cézanne e Gauguin

in chiave moderna ma, a differenza degli artisti della Brùcke, che nei loro nudi ricercano

quasi un ideale naturista di fuga dalla civiltà urbana, i suoi nudi sembrano sogni di utopie

irrealizzabili.

Confrontando questi suoi due quadri (Luxe, calme et volupté 1904-1905 e La Gioia di

Vivere 1906) dipinti a distanza di un anno e mezzo notiamo la perdita del divisionismo;

adottato da Matisse solo come pretesto di eleganza, e l’evoluzione del suo stile verso

l’arabesco lineare e il colore puro. In quest’ultimo notiamo sullo sfondo il girotondo di nudi

che userà quattro anni più tardi per dipingere il suo capolavoro, La Danza.

Diverso è il clima che creano gli artisti della Brùcke riguardo al nudo, i loro nudi dalle

forme spigolose sembrano lasciate volutamente allo stadio di abbozzo ed eseguiti senza

cura simboli della loro filosofia espressionista di ricerca di una verginità primogenita non

solo nei temi ma anche nel modo in cui vengono eseguiti.

Il nudo in studio

A parte Matisse, che propone il nudo in una dimensione più naturalista, il nudo fauve rimane

ancorato a canoni postimpressionisti (come per Derain) e addirittura accademici con forse

qualche suggestione simbolista (per Vlaminck ). La rivoluzione portata dai Fauves è insomma

più stilistica che etica. L’arte francese conserva sempre qualcosa di più estetizzante e di meno

polemico rispetto ai colleghi tedeschi.

Paesaggio urbano e natura

In quegli anni l’opposizione città/campagna si fa più delineata e drammatica. Per gli

espressionisti la città è vista come luogo dell’attività e della confusione, della tentazione e

della nevrosi, contrapposta a una campagna di natura selvaggia in cui gli elementi naturali si

mischiano, come cielo e terra nel Tramonto a Bendsrme di Emil Nolde. Nasce una visione

della città metafisicamente deserta, come nella Torre rossa di Kirchner o nel Canale a

Berlino di Heckel. Si delinea una forte differenza tra il silenzio della città e quello della

campagna. Se per quest’ultima il silenzio è pace, tranquillità e serenità, nella città è

disperazione, solitudine, vuoto totale e inquietudine.

Il sentimento della città come luogo della nevrosi è ben espresso da Io e la città di Meidner.

Anche qui notiamo l’atteggiamento diverso dei Fauves francesi in cui la città è una scoperta,

l’antitesi necessaria della natura; ma la città è anche colore, vita!

Il primitivismo

L’influenza delle arti primitive nell’ arte moderna occidentale spesso viene sottovalutata, ma è

evidente nell’Espressionismo francese e tedesco e nella svolta cubista di Picasso. Nonostante il

fenomeno inizi nell’epoca tardo romantica. Quando cresce l’interesse per le culture extraeuropee,

e contemporaneamente finisce l’eurocentrismo e la sua egemonia culturale. Ovviamente il caso di

Gauguin è il più eclatante ed evidente, nella sua pittura troviamo influenze da ogni dove: dalle

stampe giapponesi all’arte esotica, da quella egiziana a quella romantica e gotica. E l’influsso di

Gauguin sarà riscontrabile poi in tutta la pittura ma più di tutti in Kirchner che lo riteneva un

maestro e fonte d’ispirazione.

CUBISMO E FUTURISMO

Il termine “Cubismo” non è una denominazione scelta dagli artisti ma piuttosto un ironico termine

che ebbe fortuna e che i pittori accettarono quasi in segno di sfida.

La parola “cubo” venne usata per la prima volta nel 1908 come definizione critica davanti ad un

quadro di Braque (il viadotto dell’Estaque definito “bizzarrie cubiche da Louis Vauxcelles) , ciò

che doveva colpire i visitatori di questa pittura era proprio la riduzione ai principi geometrici delle

forme naturali.

Nonostante il termine “Cubismo” evochi forse oggi l’immagine di un gruppo di pittori di un

movimento di Avanguardia, il contesto cubista non generò mai un vero e proprio “gruppo”.

Prendendo Picasso e Braque come maggiori esponenti e trascinatori della compagine cubista,

vediamo che esso ha più le caratteristiche di una scuola, perché tutti i tentativi di legare pittori e

opere tra loro sono stati fatti a posteriori. Ci provo Apollinaire, che distingue il cubismo di Braque,

Picasso e Gris (“cubismo scientifico”), con quello di altri cubisti (Duchamp, Leger, Delaunay e

Picabia) definito “eretico”. Proprio quest’ultimi, mentre il cubismo stava decadendo anticiparono le

grandi novità che di lì a poco si sarebbero formate: Dadaismo,Astrattismo ecc...

In realtà a dispetto di tutto ciò il Cubismo nasce ancora prima del viadotto dell’Estaque di Braque,

esso nasce da un’ intuizione di Pablo Picasso che tra il 1906 e il 1907 dipinge Les demoiselles

d’Avignon, modificando tutto il corso della pittura in Francia e attirando verso di sé pittori fauves

come Braque e Derain. Pur non avendo mai teorizzato nulla Picasso con Les demoiselles dipinge

una sorta di manifesto del cubismo. Picasso sembra voler, da un lato portare fino alle estreme

conseguenze la lezione di Cézanne, dall’altro affrontare anch’egli la questione del “primitivismo”,

già posta da Matisse e i fauves e, in altro modo, dagli espressionisti tedeschi.

Accanto a Picasso venne a schierarsi Georges Braque, che darà il via con lui ad un sodalizio

artistico fino alle prima guerra mondiale che rimarrà unico nell’arte del Novecento.

I due artisti dal 1908 al 1909 portarono avanti il Cubismo, da una parte avvicinandosi ancora di più

a Cézanne, dall’altra estremizzando ancora di più le loro forme. In questo periodo scelsero di

mettere da parte la figura per concentrarsi su oggetti e paesaggi, raggiungendo poi un’ ulteriore

sintesi ponendo l’oggetto come pura forma nello spazio. Raggiungendo così il “cubismo analitico”,

la fase più radicale di esso.

Per lo spettatore del dipinto Cubista c’è la sensazione che questo venga aperto sotto i suoi occhi. Si

ha quasi la sensazione di un viaggio attorno all’oggetto rimanendo statici nel guardarlo.

Ritratto di Vollard

Prendendo in analisi i due ritratti Vollard ( mercante di Cézanne e

Picasso) di Cézanne e Picasso possiamo capire il percorso di

quest’ultimo, che parte dalla semplificazione/sintesi formale che

possiede ancora uno scopo contemplativo all’estrema

scomposizione di Picasso che dà inizio all’era dell’opera d’arte da

capire.

L’ultima fase del Cubismo (“Cubismo sintetico”) ha inizio quando Picasso prende un pezzo da una

sedia impagliata e lo appiccica sulla tela (Natura morta con sedia impagliata). Dando inizio al

“collage”, che poi verrà seguito da Braque e Gris. Marcel Duchamp invece dipingerà

contemporaneamente Nudo che scende le scale numero 2, aprendo la strada al movimento del

Futurismo, contemporaneamente a Udnie di Francis Picabia, che con Duchamp sarà protagonista

della stagione Dadaista vissuta tra New York e Parigi, che si avvicina molto alle astrazioni

dell’Astrattismo. Perché se il Cubismo tenta di cogliere lo spazio/tempo (come in letteratura con

Proust e Joyce), il Futurismo si prefiggerà l’obiettivo di cogliere il movimento.

La “Section d’Or”

La Section d’Or ( Sezione Aurea) è il nome di un raggruppamento

cubista che nasce nel 1912 che si prefiggeva lo scopo di

“regolarizzare” la posizione del Cubismo, senza però produrre

opere particolarmente eccelse. Difatti segnò la decadenza del

Cubismo verso nuove dimensioni.

Picasso (1881-1973)

Evocando l’immagine di Picasso pensiamo ad un instancabile ricercatore, immagine alla

cui lui stesso si oppose dicendo: “Io non cerco: trovo”. Quando nel 1904 Picasso si

trasferisce a Parigi, ponendo fine al suo periodo “blu” ( caratterizzato dagli anni più neri

della sua bohéme, dove si è confrontato con carattere simbolista sui grandi temi della

vita: compaiono poveri, alcolizzati e diseredati), egli è già un pittore straordinariamente,

si potrebbe dire “naturalmente” dotato. Qui a Parigi inizia il suo periodo “rosa”, in cui si

confronta con temi nuovi e più ambiziosi, in grandi composizioni con molte figure. Nel

1906 la visione di Picasso si arricchisce della problematica primitivista, certamente

appresa da Matisse, ma affrontata con approccio totalmente diverso e indipendente.

Nel 1907 Picasso è pronto per fare il grande passo, e dipinge Les demoiselles d’Avignon,

nel corso dell’anno successivo molti seguaci di Matisse (Braque, Dufy, Derain) si

convertiranno al primitivismo o al “cézannismo” estremo che il pittore catalano sta

portando avanti e che ormai a preso il nome di “Cubismo”.

Nel corso degli anni moltissimi artisti hanno fatto loro i procedimenti “inventati” da

Picasso (soprattutto scomposizione e collage) e non basterebbe citarli tutti per capire il

ruolo fondamentale che ha avuto l’artista spagnolo.

Decaduto il Cubismo attraversa un periodo “neoclassico”(1917-1925), possibile

conseguenza del viaggio in Italia del 1917. Senza però abbandonare mai del tutto la

ricerca e la sperimentazione cubista. Anni dopo (1937), quando ormai lo”stile Picasso” è

diventato quasi un genere, dipinge forse il suo più grande capolavoro: “Guernica”.

Un grande pannello di tre metri per otto dipinto per il Padiglione Spagnolo

dell’Esposizione Universale di Parigi. Il dipinto ricorda il bombardamento dell’omonima

cittadina spagnola, avvenuto durante la guerra civile.

Dagli anni cinquanta il genio di Picasso è dato quasi per scontato, ed egli stesso negli

ultimi anni gioca con la pittura, percorrendo strade artistiche meno impegnate e più

dilettevoli

IL FUTURISMO

Il futurismo è il primo movimento d’Avanguardia nato nel nostro paese, movimento che riaprirà il

dialogo fra Italia e Europa. Ed è uno dei primi movimenti culturali a darsi un assetto e

un’organizzazione interna.

Il futurismo nasce ufficialmente nel 1909, quando Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944)

pubblica su “Le Figaro” Il manifesto del Futurismo, in cui enunciava i principi cardine sui quali il

movimento si basava e gli ideali che perseguiva: il movimento, la velocità, il coraggio e la

ribellione. Proclama come modello della nuova bellezza, che incarnava movimento,velocità,

coraggio e progresso.

Nel 1912 Marinetti pubblicherà il manifesto tecnico della letteratura Futurismo, il quale proclamerà

la necessità di un nuovo linguaggio veloce e dinamico come la vita moderna richiede e, per questo,

privo di punteggiatura mentre si arricchisce di accostamenti immediati. Marinetti suggerisce inoltre

una scrittura fluida di quello che passa nella mente dello scrittore, anticipando quella che sarà la

scrittura surrealista. Scrittori come Joyce, Pound e Eliot confermeranno il loro debito di

riconoscenza verso il futurismo.

Nato ad Alessandria d’Egitto e di educazione francese, nel 1909 si trasferisce da Parigi a Milano,

dove raduna attorno a sé poeti e letterati (Palazzeschi,Govoni,Folgore) e giovani pittori, tra cui

Boccioni e Carrà, a cui si uniranno in seguito Severini e Balla. Quest’ultimi redassero anche un

manifesto della pittura futurista, che si proponeva di creare una pittura nuova, che si opponesse alla

pittura statica, perciò doveva essere dinamica e capace di rendere l’idea del movimento. Doveva

“porre lo spettatore al centro del quadro”, anziché fuori dalla cornice.

Nel 1910, nonostante l’arditezza dei propositi i futuristi non avevano raggiunto dei buoni risultati.

Solo dopo che Boccioni, Carrà e Russolo (assieme a Marinetti) raggiungeranno Severini a Parigi e

si confronteranno con Picasso e Braque riusciranno ad ottenere lo spunto per andare avanti nella

loro ricerca. Contemporaneamente Balla a Monaco svilupperà la tematica del movimento attraverso

studi e ricerche sulla fotografia.

Quando nel 1912 i Futuristi esporranno a Parigi, Apollinaire li accuserà di aver rubato le idee ai

Cubisti, ma in realtà prendono apporto da stimoli disparati: il colore espressionista, la

scomposizione cubista e il mito del movimento propriamente futurista. Il che proporrà una valida

alternativa al cubismo puro di Braque e Picasso. Una posizione a cui, del resto, si avvicineranno

cubisti eretici come Duchamp e Delaunay.

I futuristi non si limitano solo a prendere spunto dal cubismo, ma lo confutano e lo distorcono fino a

raggiungere qualcosa di indubbia originalità e intensità.

La fase più importante del Futurismo può dirsi conclusa con la prima guerra mondiale, ma si creerà

un “secondo Futurismo” che arriverà alla seconda guerra mondiale e, seppur privato delle sue più

grandi personalità (Boccioni muore durante la guerra, Carrà e Severini emigrati verso nuove

posizioni e Balla ormai isolato) continua sullo schema del primo, secondo un’organizzazione

precisa e strutturata.

Grande merito del Futurismo e di Marinetti, fu quello di intuire l’importanza dei diversi canali di

diffusione quali: stampa, editoria, teatro, cinematografo e radio; creando una fitta rete

propagandistica che ne sancì in parte la fortuna.

La città futurista

Mentre viene pubblicato il Manifesto tecnico della pittura futurista (1910), Boccioni dipinge

Rissa in galleria,un dipinto di chiara ideologia futurista, nel tema e nei soggetti del dipinto:

città, folla, luci elettriche e nevrosi, ma con stile ancora divisionista. Già l’anno successivo

muterà il suo stile e dipingerà Forze di una strada, dove inizierà ad emergere la frenesia del

tratto futurista ma rimarrà immutato il tema della città, della velocità e del movimento, della

forza meccanica del tram che primeggia sulle povere ombre dei pedoni. Diversa

l’impostazione di Russolo nel dipingere ricordi di una notte, dove il pittore crea un collage di

situazioni e di ricordi.

Lampada ad arco di Balla

La Lampada ad arco di Balla, dipinta tra il 1909 e il 1910 è il simbolo del suo

passaggio dal Divisionismo al Futurismo. All’epoca già trentottenne e

riconosciuto per la sua attività di pittore divisionista alle spalle decide di seguire i

suoi allievi Boccioni e Severini e si lancia nell’avventura futurista. Lampada ad

Forma uniche nella continuità dello spazio di Boccioni e Linee forza del

arco è l’opera che meglio documenta la fase del passaggio. La luce artificiale

pugno di Boccioni di Balla

sovrasta quella della luna alle sue spalle ( Marinetti disse nel suo manifesto :

Il Cubofuturismo russo

“uccideremo il chiaro di luna”). Da cui si getterà sullo studio su luce/colore con le

Queste due sculture si somigliano nel movimento del passo in avanti che

famose Compenetrazioni iridescenti e sull’analisi del movimento (Bambina che

Con la grande impressione che suscitarono il Cubismo e il Futurismo in Russia (delle

vogliono offrire Boccioni e Balla. In entrambe è predominante il tema del

corre sul balcone e Dinamismo di un cane al guinzaglio).

quali il primo era senza dubbio il più conosciuto, grazie anche al solo fatto di essere

movimento e della potenza. In Forme uniche nella continuità dello spazio (1913),

sorto a Parigi, dove l’attenzione degli artisti e collezionisti di tutto il mondo era

Boccioni arriva ad esprimere uno dei massimi risultati nella sua scultura

focalizzata) si venne a creare una sorta di corrente denominabile “Cubofuturismo”, la

esaltando il movimento, non di una macchina o di un’ aeroplano ma, di un uomo.

quale non ebbe grande importanza storica, in quanto non ne scaturirono opere di

Anche se dell’uomo ben poco rimane, è quasi un uomo/macchina, un uomo

massimo livello, ma servì come laboratorio per la crescita di molti artisti, tra tutti

aerodinamico, deformato fino all’estremo esprimere lo sforzo che sta

Kazimir Malevič.

compiendo.

Balla invece,con Linee forza del pugno di Boccioni (1915) vuole ricreare una

delle occasionali risse che nascevano nelle serate futuriste attraverso il pugno

dell’amico Boccioni. Fa questo sostituendo alle parti del corpo anatomiche di

IL Boccioni la loro traiettoria nello spazio.

CAVALIERE AZZURRO E L’ASTRATTISMO

Il “Cavaliere Azzurro” è generalmente considerato come un secondo momento nell’evoluzione

dell’Espressionismo tedesco: quello in cui ci si immerge sempre più nell’interiorità, e si cerca di

comunicare più direttamente contenuti spirituali. Un Espressionismo forse più completo e

aristocratico di quello della Brùcke.

Nasce a Monaco nel 1911, e inizialmente le principali personalità del gruppo sono Kandinskij e

Marc: pittore quest’ultimo che solo in casi estremi abbandonerà la figurazione.

L’idea di Kandinskij era quella di liberare l’arte dalla schiavitù della mimesi, e di farne un

linguaggio espressivo a partire dai suoi elementi costituenti: linea, colore e massa, messi in rapporto

tra loro da qualcosa di simile al ritmo musicale.

E’ un momento rivoluzionario per l’arte. Anche se la mimesi era stata messa in crisi dai criteri di

astrazione dei fauves e degli espressionisti e dalla scomposizione dei cubisti, nessuno aveva mai

coscientemente teorizzato il suo abbandono. Anzi, Picasso e Braque, con il collage hanno tentato di

riavvicinarsi al vero, al reale.

Kandinskij invece non si guarda indietro e procede in avanti, e attraverso la forma

dell’improvvisazione musicale cerca di inventare un linguaggio che riesca a toccare lo spirito dello

spettatore senza passare attraverso la realtà, e senza nessun appiglio comparativo.

Kandinskij è convinto che certi colori, o certe forme, siano capaci di comunicare direttamente delle

sensazioni allo spettatore, e componendo la sua musica visiva prova a miscelare tutto creando un

cocktail di emozioni, sensazioni e suggestioni per lo spettatore.

Qualche anno più tardi Paul Klee intraprende lo stesso cammino, ma senza affidarsi alla musica,

con un linguaggio più essenzialmente visivo e, forse, contemporaneamente più umoristico e

scettico. I suoi titoli. Molto poetici, nascono sicuramente a posteriori rispetto alle opere. La sua

filosofia era diversa da quella di Kandinskij, egli è convinto che quella visiva sia un’arte lenta, e fa

sua la frase del filosofo Fichte: “per guardare un quadro occorre una seggiola”. La visione pittorica

di Klee finisce per rovesciare il mito della spontaneità espressionista, svelando un processo analitico

e meditato nei confronti della creatività.

Nascita dell’Astrattismo

Tra il 1910 e il 1912 Kandinskij dipinge le sue prime opere astratte, non per caso ma volutamente;

dopo aver attraversato un lungo processo di semplificazione delle forme reali e dopo accurati studi

su segni e colori. Per Kandinskij, che si prefiggeva di portare l’opera d’arte visiva allo stesso livello

di immediatezza e di astrattezza della musica, l’opera non-figuartiva era un punto di arrivo.

Picaba la pensa allo stesso modo, la pittura e la musica possono essere avvicinate. Nel dipingere La

musica è come la pittura, egli stabilisce un rapporto ideale tra l’iride e le note.

I due astrattisti più radicali sono senza dubbio Mondrian e Malevic; il primo trova nella griglia

l’ultimo stadi della sua ricerca, nella quale il risultato finale deve essere un equilibrio assoluto di

linee, superfici e colori, Delaunay si contrapporrà a Mondrian come stile, Silenzioso, quest’ultimo

quanto chiassoso il primo. Malevic può considerarsi il pioniere dell’arte astratta, proveniente dal

Cubofuturismo russo tra il 1913 e il 1914 dipinge i primi che contengono elementi del

“Suprematismo”, il movimento a cui darà vita. Malevic, pur dipingendo forme geometriche

semplici come il quadrato, la sfera e la croce, le dipinge volutamente con piccole imperfezioni. Per

Suprematismo Malevic intende la supremazia della sensibilità pura: un arte non oggettiva, non

descrittiva ma puramente contemplativa e spirituale.

Astrazione e Astrattismo

L’uso di questi due termini, a volte utilizzati come sinonimi, può a volte portare a dei

misunderstending. Difatti, il termine astrazione era già stato usato in arte prima della nascita del

movimento. Gauguin ne aveva parlato- e con lui anche uno dei suoi seguaci Nabis, Maurice Denis

( che aveva avuto questa intuizione“Ricordarsi che un quadro, prima di essere un cavallo di

battaglia, una donna nuda o un aneddoto qualsiasi, è essenzialmente una superficie coperta di colori

riuniti in un certo ordine”)-, intendendola come distacco dalla realtà e sempre più si è cercato di

allontanarsi dalla realtà, e di togliere all’arte tutto ciò che era figurativo e descrittivo. Così

l’Astrattismo sembra arrivare alla fine cronologica di un processo in corso da molti anni. Nella

sequenza quasi didattica dell’Albero di Mondrian riusciamo quasi a battere il percorso che si è

attraversato. Si andrà ancora in avanti, con Malevic, arrivando al Suprematismo. Esso stesso

dichiarerà : “La verità del pittore è l’inscindibile connesso e la fusione. Il suo vero realismo non

consiste nella luce, nell’aria, nell’acqua, nelle pietre, nel cemento, nel rame, nel ferro. La massa

vede tutti questi fenomeni particolari nel quadro: vede aria, pietra, acqua. Ma in realtà nella tela non

c’è che un solo materiale: il colore. “ Percorrendo il ragionamento, ineccepibile, di Malevic non

possiamo che constatare che la pittura da noi definita “astratta” sia in realtà “l’arte concreata”,

mentre la pittura figurativa, cioè la pura illusione, sia in realtà quella “astratta”.

DADAISMO

Il Dadaismo, tra i movimenti di Avanguardia che nascono in quegli anni, si distingue per la

particolarità di non aver apparentemente nessuna ideologia. Con i Dada sembra che il gioco, l’ironia

e la demenzialità entrino a far parte del campo artistico, dopo che per lungo tempo ne erano stati

banditi.

L’artisticità e la creatività che Dada propone non richiede particolare predisposizione artistica o

tecniche specialistiche: tutti possono fare un’opera Dada. Infatti alcune opere nascono per caso

(come le poesie di Tzara, composte con ritagli di giornali pescati a caso da un sacchettino dove

erano stati precedentemente mescolati), alcune sono fatte di materiali poveri o ritagli di quotidiani

(come i collage di Schwitters), altre non sono neppure “eseguite” (come i ready-made di Duchamp)

ma solamente “scelte”.

Ed è proprio con quest’affermazione di non serietà, di indifferenza per il “mestiere” che fanno

capire che l’arte non può essere praticata da tutti ma solo dagli artisti: l’arte si nasconde nel “gesto”

compiuto dall’artista, l’atto mentale supera quello manuale.

Come i futuristi, i dadaisti si propongono di distruggere il passato come atto indispensabile per la

costituzione di un nuovo futuro. Ma la attuano in maniera più ironica e disincantata, credendo che il

gioco possa essere più serio di qualsiasi mirabolante utopia.

L’origine del nome Dada è controversa, è senza dubbio un non-senso, probabilmente scelto perchè

più che una parola è un suono, irriverente e beffardo.

Tra Parigi e New York Picaba, Duchamp e Man Ray toccano le vette della creatività Dada.

Marcel Duchamp (1887-1968) può essere considerato il più significativo artista del

Dadaismo, dopo aver abbandonato la pittura cubista si dedica all’esperienza

sconcertante dei ready-made. Non dissimile da un ready-made è il Grande vetro, dove

lui “sceglie” due immagini da sue opere precedenti, con l’unica differenza che nel Vetro

deve riprodurle, e lo fa facendoli sembrare quasi reali. Poco più tardi di Duchamp un

altro ex-cubista, alle soglie dell’Astrattismo: Francis Picabia (1879-1953) si mette a

disegnare curiosi macchinari di un’umanità disumanizzata, spesso commentate da frasi

irriverenti, allusioni sessuali o errori di ortografia. In pratica entrambi teorizzano una

Man Ray (1890-1976) , primo Dadaista americano è una figura poliedrica, che a

sorta di antiarte e antipittura, in cui è evidente che l’artisticità non ha nulla a che fare

fianco di Duchamp attraversa Dadaismo e Surrealismo, divenendo quasi un

con l’abilità esecutiva, e non è nella contemplazione il piacere ma nello sforzo mentale

modello per ciò che si può intendere con artista d’Avanguardia. Uno dei suoi

dello spettatore. mezzi preferiti è la fotografia, che anche grazie a lui si eleverà a livello di arte. I

suoi ready-made differiscono da quelli di Duchamp per il titolo, spesso scelto per

creare un gioco di parole, e quindi titolo e oggetto formano un tutt’uno.

Anche il Dada tedesco al contempo forniva sviluppi interessanti, soprattutto con

Max Ernst (1890-1976), che sarà il futuro capofila della pittura Surrealista. Si

segnala subito per un linguaggio articolato che si sviluppa su più registri:

collage, fotomontaggio, più innumerevoli tecniche pittoriche che sfoggerà nel

suo periodo surrealista.

È il primo dadaista che trasferisce la tecnica di straniamento dell’immagine

ottenuta da De Chirico nel collage.

Forse è il fotomontaggio il linguaggio più interessante che porta il Dadaismo

tedesco, praticato da diversi artisti, come George Grosz e Raoul Hausmann,

quest’ultimo in particolare sembra l’inventore di questa tecnica. Che ha la sua

particolarità nel fatto che per un attimo si ha la sensazione di vedere un’

immagine reale, e subito dopo si scopre l’inganno di cui siamo stati vittime.

Kurt Schwitters (1887-1948) è forse la più grande figura di collagista del

Novecento, se è vero che Arp e Duchamp utilizzano prima i lui materiali trovati,

anche poverissimi, nelle loro opere, è però Schwitters che riesce ad ottenere il

giusto equilibrio tra l’insolente povertà dei materiali utilizzati (biglietti del tram,

ritagli di giornale, pezzi di cartone e di legno, chiodi ecc…) e la costruzione

severa e geometrica della composizione.

La sua più grandiosa opera è purtroppo andata distrutta: il Merzbau,che l’autore

realizza in una stanza della sua abitazione. È un enorme collage ambientale,

quasi una scultura in cui lo spettatore entra dentro invece di girare attorno. Che

aprirà la strada a molte istallazioni contemporanee come l’intrigo di sgabelli

creato da Ai Wei Wei alla scorsa biennale di Venezia

Il montaggio delle immagini

Hausmann, probabile inventore del fotomontaggio, crea un modello narrativo che

avrà molto successo soprattutto nell’ambito del Dadaismo berlinese. Nei temi dei

montaggi sembrano però ripercorrere temi futuristi come: la città moderna, la

fusione uomo macchina (Tatlin at home di Hausmann dove “Tatlin” ha un

cervello meccanico o Heartfield, il tecnico del montaggio di Grosz dove

Heartfield ha il cuore meccanico).

COSTRUTTIVISMO, NEOPLASTICISMO, BAUHAUS

Tra il 1917, anno dello scoppio della Rivoluzione russa, e il 1919, anno della fondazione del

Bauhaus a Weimar, tre esperienze apparentemente diverse: Costruttivismo russo, Neoplasticismo

olandese e l’esperienza del Bauhaus, sembrano convergere su una stessa soluzione: la necessità di

aprire una via di comunicazione tra l’Avanguardia più avanzata e la vita reale, mettendo la prima al

servizio della seconda.

I principi su cui si basano il Suprematismo di Malevic e il Neoplasticismo di Mondrian non sono

identici, anche se hanno punti di contatto tra loro: innanzi tutto che l’arte deve occuparsi di

problemi assoluti, e non particolari, Malevic riduce la questione della pittura alla scelta di forme

assolute che poi combina tra loro, ma mantenendo sempre la distinzione tra sfondo e figura. Mentre

per Mondrian il percorso può dirsi concluso solo quando - nel 1918 - giunge a eliminare l’ultima

contraddizione della sua pittura: la distinzione tra figura e sfondo. Egli si imponeva regole ferree,

tra queste quella di usare solo i tre colori principali (blu, giallo e rosso) e di non usare diagonali.

Difatti nel 1925 si allontana dal gruppo “De Stij” poiché questo aveva deciso di usare anche le

diagonali e i colori complementari. Nel 1917 la generazione di pittori russi provenienti dal

Cubofuturismo e che avevano aderito al Suprematismo di Malevic converge nel Costruttivismo, che

metterà l’arte al servizio della Rivoluzione. Malevic si opporrà a questo utilizzo utilitaristico

dell’opera d’arte, fermamente convinto dell’atto spirituale, ma nel 1919 fu costretto ad annunciare

la morte del Suprematismo e nel 1923 aderirà al Costruttivismo. D’altro canto anche Mondrian era

fermamente convinto dei principi prettamente spirituali dell’arte, ma accetta subito l’idea che i

principi neoplastici vengano usati come base teorica di attuazioni pratiche, ad esempio

architettoniche. Tuttavia l’architettura neoplastici sta lasciò poche prove del suo passaggio, mentre

invece il Costruttivismo russo si spinse a formulare la sua teoria che vedeva la figura dell’artista

come “ingegnere estetico” della futura società. Purtroppo la Russia di quegli anni, devastata dalle

guerre, era più impegnata a ricostruire piuttosto che a progettare nuove idee, e tutte queste idee

rimasero solamente progetti e utopia.

In definitiva, il Costruttivismo non riesce nel suo tentativo di creare il suo progetto di un’arte

realmente popolare, vedendo anzi trionfare, dopo la morte di Lenin, i principi del “Realismo

Socialista”, cioè di un’arte che è solo “una piccola ruota nell’ingranaggio della rivoluzione” e che

andrà somigliando a quella delle dittature europee di segno opposto.

Bauhaus

Il Bauhaus nasce come scuola di architetture e di arti applicate a Weimar, nel 1919. Si trasferirà

dapprima a Dessau e poi a Berlino, dove il regime nazista lo sopperirà nel 1933. All’interno

venivano forniti due tipi di insegnamenti: uno più teorico dai “Maestri di forma” (pittori e architetti

tra i quali anche Kandinskij e Klee) e uno più pratico dai “Maestri artigiani” , esperti in

metallurgica, falegnameria, ceramica, tessitura ecc…

Il Bauhaus secondo i suoi principi progettazione/produzione pone le basi del moderno design, della

grafica e dell’architettura creando anche le basi di nuove professioni molto importanti nella società

di oggi.

Nel periodo della sua attività divenne un’importante cinghia di trasmissione tra l’astrattismo e l’arte

non figurativa (considerati lontanissimi dalla realtà) e la realtà pratica, mostrando il ruolo positivo

che poteva avere tale arte per la società.

DE CHIRICO E LA METAFISICA

La nascita di una vera e propria scuola metafisica avviene attorno al 1916-17, quando spinti dagli

eventi bellici si ritrovano a Ferrara Giorgio De Chirico, il fratello Alberto Savinio e Carlo Carrà,

affascinato dall’esplorazione di De Chirico.

La Metafisica era in realtà già nata tra il 1910-11 per opera del solo De Chirico (1888-1979).

D’origine italiana nasce in Grecia, giunge in Italia nel 1905 ma se ne va presto per Monaco, dove

continua gli studi artistici e apprezza soprattutto le opere tardo romantiche e tardo simboliste come

Bocklin e Klinger, e legge Schopenhauer e Nietzsche, che tanta parte hanno nella sua riflessione

sull’esistenza e sull’arte. Torna brevemente in Italia per poi trasferirsi a Parigi, dove nel 1912

espone le prime opere metafisiche al Salon d’Automne di quell’anno. Troviamo già in alcune opere

elementi che saranno poi centrali nella più matura esperienza metafisica che fiorirà tra il 1912-13 e

il 1918: paesaggi assolati, pomeridiani e deserti con porticati e arcate, dove la presenza umana è

assente o ridotta a esili figurette che esaltano ancora di più la malinconia e la solitudine di questi

vuoti teatri dell’anima, e la combinazione di elementi illogica e quasi aleatoria.

Dalle cosiddette Piazze d’Italia si passa a delle vere e proprie nature morte metafisiche; dove

troviamo la mescolanza di busti classici con oggetti banali e quotidiani, come in Canto d’amore

dove accanto all’Apollo pone un guanto di caucciù, a possibile allusione sessuale.

In questo senso il termine “metafisica” può essere letto come “al di là della fisica”, cioè come

l’intenzione di leggere la natura profonda e nascosta del mondo. Ebbe il sostegno del poeta

Guillaume Apollinaire (al quale dedico un famosissimo quadro: Ritratto di Guillaume Apollinaire)

che capì subito il suo talento. E anche grazie alla sua amicizia iniziò la sua fama, che riscuoterà

soprattutto nel gruppo di intellettuali che da lì a qualche anno daranno vita al Surrealismo.

Dopo le nature morte iniziarono ad apparire i manichini in De Chirico, come nel famosissimo Le

muse inquietanti.

La Metafisica non nasce come un’Avanguardia, ma anzi come anti-Avanguardia, perché pone una

severa critica ai risultai dell’Avanguardie. Ma infondo il suo caricare di significati simbolici oggetti


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in arti e scienze dello spettacolo
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabrizio.sani.1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Sbrilli Antonella.

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