Il metodo ecostorico altre parti dell’edificio.
Anche molte case torri furono ribassate, per sapere
P. Pierotti se ciò è stato fatto bisogna guardare sopra le poli-
se non si trova l’arco di sca-
fore dell’ultimo piano,
Ricerca dei valori originali nell’edilizia civile rico (perché così era stata originariamente concepi-
medievale ta la costruzione come nella casa n. 108 in via dei
Il problema dell’edilizia medievale lucchese è quel- l’edificio non era più alto di quanto oggi
Borghi)
lo della ricostruzione o meglio dell’accertamento appare perché gli archetti sottili delle polifore non
dei valori originali che sono rimasti integri, data potevano sostenere un peso superiore a quello del-
l’evidente possibilità di modifica dell’edilizia civile a la tettoia; in caso contrario si può ipotizzare che si
carico del proprietario o del committente che agiva sviluppasse ulteriormente in altezza.
in base alle sue esigenze del momento. Quando una casa torre era particolarmente alta il
macigno
A causa delle caratteristiche del (o pietra peso della parte superiore (che era più pesante a
geli-
serena, che dir si voglia), materiale purtroppo causa delle piccole e rare aperture che la caratteriz-
vo sensibile agli agenti atmosferici,
e con cui sono zavano) poggiava su un solido arco di pietra a sesto
costruite la maggior parte della case medievali luc- acuto; esempi di questo tipo sono in via Fillungo al
chesi, molte costruzioni ci appaiono oggi esterior- n. 9 e 15, probabilmente mozze.
rovinate,
mente anche se ciò può risultare un van- I casi che abbiamo analizzato sono documenti, an-
taggio: una garanzia di antichità dell’edificio. che se presentano talune mancanze, fondamental-
Le forze endogene (in questo caso terremoti) pare mente visibili, altri invece sono pura memoria, pre-
non abbiano condizionato in maniera ec-
invece senti magari in documenti.
cessiva lo stato di conservazione degli edifici per- È il caso dell’Augusta di Castruccio Castracani; gra-
ché, come ci dice il canonico Pietro Guidi in 802 zie ad una serie di documenti conservati all’Archivio
anni di storia lucchese è stato riportato soltanto “di di Stato possiamo farci un’idea degli edifici demo-
qualche arco lesionato, di qualche fumaiolo caduto, liti nell’aprile 1332 per l’ampliamento della piazza
di qualche muro screpolato, di qualche parete rovi- di San Michele in Foro. La testimonianza più inte-
nata, di qualche […] scampanellata” e non abbiano ressante è però quella che comprende alcune per-
fatto nessuna vittima. gamene conservate all’archivio Giunigi relative agli
L’uomo è stato la principale causa di modifiche edifici con strutture in legno; si parla di due case
edili. Nel 1370 l’Augusta di Castruccio Castracani con un contratto di affitto datato 1358 nella con-
degli Antelminelli è stata devastata dal popolo per trada di San Frediano delle quali una è “in partim
ragioni politiche con l’intervento anche di maestri murata et partim de tabulis” (in parte murata e in
di pietra e di mura che demolirono anche il castel- parte di tavolati lignei).
lo Cesareo, fatto costruire dall’imperatore Carlo di Viene inoltre citata, da un altro documento, un’al-
Boemia nel 1369. tra casa in San Michele in Foro anch’essa metà in
c’era un forte
Come ci fa intendere questo fatto, muratura e in parte lignea con solaio, a più piani e
legame tra la vita politica del Comune e gli edifici con due archi sopra di sé.
che di tale politica erano uno strumento indispen- Del 1401 è nuovamente un atto di vendita di una
sabile; è evidente perciò che gli edifici maggior- casa a più piani, di muro su tre lati e di tavole sul
mente rovinati furono le torri, elemento cardine davanti nella contrada di Santa Maria Corteorlan-
dell’immagine di Lucca per tutto il Medioevo, come dinghi.
si evince dal Dittamondo di Degli Uberti e dei dise- Nel 1443 è attestata la vendita di una casa a due
gni di Giovanni Sercambi nelle sue Croniche. piani nella contrada di San Dalmazio coperta di pia-
Le torri furono edificate già nel XIV e nel XV seco- stre e con la parte anteriore in legno; del 1445 è
ragioni esclusivamente di prestigio militare,
lo per la vendita di un’altra casa coperta di piastre nella
con l’instaurarsi di una forma di governo basata sul contrada di San Lucce verso via Fillungo murata su
inabitabili.
censo; per la loro struttura erano tre lati e con la parte anteriore in tavole.
In San Michele in foro, dietro l’abside della chiesa L’ultima casa in legno è della stessa raccolta del
ci sono dei resti che testimoniano la trasformazio- 1467 in Santa Maria Corteorlandinghi e anch’essa è
ne subita da una torre: essa venne probabilmente murata su tre lati, coperta di piastre e di legno nella
inserita in una costruzione più ampia ed uniforma- parte anteriore.
ta ad essa, già verso la fine del XIV secolo o l’inizio Ciò dimostra che il legno era importante anche
del successivo, come dimostrano le bifore e le tri- nell’utilizzo per gli elementi costitutivi oltre che per
fore ad archetti trilobati che sono di quel periodo; quelli accessori; gli intercolunni probabilmente era-
venne inoltre ribassata all’altezza del 2° piano fino no riempiti con tavolati e gli stessi ceselli decorativi
al suo smantellamento quasi completo; il macigno dei mattoni degli archi sono la transizione su cotto
con cui era stata fatta venne riutilizzato per la so- di motivi originariamente lignei.
praelevazione del 3° piano e nel completamento di 1
I documenti dell’Archivio Guinigi però, testimonian- come ci dimostrano le finestre quadrangolari che
doci edifici con l’intera parte anteriore “de tabulis” non sono situate allo stesso livello delle preesisten-
ci fanno intendere che la struttura portante degli ti polifore; inoltre le volte a botte e a crociera sono
edifici lucchesi non era solo basata sul sistema degli state sostituite da travature.
archivolti ma che gli elementi di collegamento tra I recenti restauri hanno nuovamente trasformato
i pilastri potevano essere costituiti anche da travi l’edilizia medievale lucchese (mi riferisco a quelli
di legno; questo schema è documentabile solo in della dittatura fascista).
un edificio in corte del Pesce dive restano alcune Una lapide all’inizio di via Fillungo ci informa che
travature in legno, purtroppo rovinate. Il fatto che questa via è stata ripristinata in maniera non omo-
però una trave aggettante posta all’ultimo pia- genea, con criteri che noi non sappiamo. Talora i
no fosse sormontata da un arco in mattoni con lo falsi sono tanto smaccanti da apparire evidenti ma,
scopo evidente di scaricare il peso della muratura nella maggior parte dei casi è impossibile stabilire
sovrastante, può essere considerata una prova che con cortezza quali siano i veri resti e dove invece il
dimostra che tale trave non fu giudicata sufficiente ripristinatore abbia integrato o addirittura lavorato
per sorreggere il peso delle strutture murate; però di fantasia.
visto che è aggettante si può dedurre che essa coe- L’originalità resta quindi il problema dell’edilizia
sistesse con l’arco e che fungesse solo da supporto medievale lucchese; questo termine è utilizzabile
per dei terrazzi in legno. Uno esempio migliore per anche se ipotizzare un raffronto critico sicuro fra
questo tipo di case si ha a Pisa con case torri che opere attribuibili a maestri murari medievali sia dif-
presentano travature monolitiche di solido verru- ficilissimo, quasi impossibile.
cano. La facies dell’edilizia medievale si presenta però
Nuovi canoni architettonici si sviluppano poi duran- nell’unità persistente di alcuni schemi fondamenta-
te la permanenza di strutture in legno con strutture li, estremamente composita varia e originale.
in muratura; per tali canoni l’edificio non è più co- Lucca però è una delle città che ha meglio conser-
struito seguendo il disegno concatenato delle linee vato la sua autenticità per quanto riguarda l’edilizia
dei pilastri ma si presenta come un solido unitario e medievale ed esiste quindi la base per un’approfon-
grava su tutto il perimetro di base. dita ricerca storica critica.
La nuova architettura va a trasformare e in genere Il Camposanto di Pisa non è di Giovanni di
si sovrappone alle strutture medievali; l’edilizia me- Simone
dievali sarà il primo strato sul quale se ne accumu- Peleo Bacci, primo soprintendente di Pisa, nel 1918
leranno altri nel tempo con diversi canoni. pubblica un saggio dal titolo “Il Camposanto di Pisa
Rari sono gli interventi radicali, l’elemento medieva- non è di Giovanni di Nicola Pisano”.
le fa sempre sentire la sua presenza anche quando Questo è stato dedotto dall’epigrafe a sinistra del
si opera in senso completamente nuovo e, ovvia- vecchio ingresso del Camposanto che recita:
mente, in maniera maggiore quando si applicano
solo interventi di ammodernamento o adegua- “ANNO D(OMIINI) MCCLXX VIII T(EM)P(O)R(E)
mento. Questa trasformazioni secondario di attua D(OMI)NI FEDERIGI ARCHI
in tre operazioni fondamentali: sostituzione delle EPI(SCOPI) PIS(ANE) EC(CLESIE) D(OMI)NI TERLLATI
polifore ad archi con finestra monofore rettango- POTESTATIS OPERARIO ORLLANDO SARDELLA ET
lari, scarico del peso dell’edificio su tutto il perime- JOH(ANN)E MAG(IST)RO EDIFICA(N)TE
tro di base (questa è una conseguenza della prima
operazione), intonaco sulle facciate. Spesso anche Perché questo “Johanne magistro edificante” non è
gli archi di scarico vengono interrotti in favore delle Giovanni Pisano secondo Bacci?
finestre rettangolari, rendendo inutile la presenza A) Perché Giovanni era fiero di essere il figlio di Ni-
dei pilastri che indeboliscono la costruzione. cola e non si sarebbe mai firmato senza tale titolo.
Le polifore e gli archi vengono però tagliati con l’in- B) non costruttore;
Perché Giovanni fu scultore e
serimento della nuova finestra (non vengono di- ebbe il senso armonico della linea, anima da artista
strutti quindi) e il resto è coperto dall’intonaco. gotico
L’intonaco ci fa anche distinguere una muratu- C) Perché se permesso e non concesso che Giovan-
ra medievale, con mattoni ben ordinati, da una di ni fosse stato architetto del Camposanto, esso do-
epoca successiva, con mattoni e pietrisco senz’ordi- rassomigliare a quelle strutture che il Pisa-
vrebbe
ne perché nascosti dalla calce. no nell’architrave del Duomo di Siena, nella scena
Il problema degli interni delle case lucchesi è diffi- di Giovacchino al tempio e nel Pulpito del Duomo
cilmente risolvibile, questo perché a noi sono giunti di Pisa, nella presentazione al tempio; ovvero di
solo i perimetri murari esterni e la distribuzione di caratteristiche più gotiche.
vani risulta alterata.
Anche la distribuzione dei piani non è medievale 2 guenti.
Pierotti risponde che
B) te-
L’attività di Giovanni Pisano come architetto è Vi sono infatti una moltitudine di documenti (dal
stimoniata sicuramente nel Duomo di Siena dov’è 1260 al 1308) che testimoniano dei Giovanni, o del
duomo di Massa Ma- tutti con la carica di
capomastro, collaboratore al fu Simone o senza patronimico,
rittima San Qui- magister, tranne uno in cui Giovanni del fu Simone
e senz’altro partecipa ai lavori del
rico d’Orcia. è sì capomagister, ma dell’Opera di San Francesco
C) (1264).
Ci sono due spiegazioni che contrastano la tesi 16 agosto 1267
del Bacci, secondo Pierotti: Un documento del testimonia nuo-
Una di carattere formale: un Giovanni senza nome, capomagister
probabilmente Giovan- vamente
dipendente dalle decisione del committente, fu dell’Opera del Duomo,
ni, questo documento potreb-
quasi costretto a non creare disarmonia con gli al- be davvero riferirsi al Giovanni de fu Simone, per-
i Pisano erano a Siena per il pulpito.
tri tre monumenti presenti in Piazza del Duomo che ché
già esistono, segnati tutti dal ritmo moderato degli Il documento del 1264 che dimostra la presenza di
maniera romanica.
archetti ciechi alla un Giovanni del fu Simone capomastro dell’Opera
Una di carattere funzionale: pre-
Giovanni infatti pro- di San Francesco è un contratto che illustra la
khan senza di un gruppo di cavatori al cui comando è
getta un Camposanto a forma di (edificio appunto Giovanni, che estraggono pietre e marmi
costituito da un muro che racchiude un ampio cor- dal monte Pisano per San Francesco;
tile ed un porticato, per la sosta delle carovane dl questa chiesa
deserto, tipico della cultura persiano è conosciuto però è in mattoni. Dobbiamo quindi chiederci dove
anche come caravanserraglio), con le arcate inter- poi questo marmo sia stato collocato.
ne trilobate, schema conosciuto ai mercanti pisani, Studi recenti (1993) di Marco Franzini, hanno con-
una parete perimetra- il cilindro interno della Torre Pendete,
progetto che già presentava fermato che
le continua adibita ad un grande ciclo di affreschi dal quarto ricorso in su, sia di un particolare mate-
che conseguentemente impediva la creazione di riale piuttosto scadente, probabilmente proprio la
finestre spinte di archi interni contraffortate pietra cavata dal monte Pisano.
e le Stesso materiale o
perché la copertura era a capriate. Niente, in pra- sopraelevazio-
simile è stato rinvenuto anche nella
tica, era affine con il gotico. ne delle mura cittadine.
tesi “A”
La non viene neppure contrastata, tanto Vale probabilmente, in considerazione della si-
assurda e infondata.
Pierotti la considera tuazione politico-economica del tempo che vede,
Tesi del Bacci per l’assegnazione della paternità dopo i continui scontri tra canonici e vescovi, pote-
del Camposanto a Simone del fu Giovanni: re ecclesiastico e civile, il Comune che infine è co-
marzo 1266
Nel Nicola va a Siena per realizzare il stretto ad appoggiare gli ordini mendicanti neonati,
l’ipotesi che vede i Francescani lucrare sulla vendi-
pulpito.
1268, ta delle pietre al comune che li usa per le mura e
Nel a novembre, Nicola riceve l’ultimo paga- l’Opera di Santa Maria Maggiore per la torre.
mento.
Fino a quel momento Bacci presume che nessuno Difficile dire quanto fossero esclusi i Pisano da tutti
della bottega del Pisano torni a Pisa, il figlio Gio- questi lavori. Probabilmente Nicola sarà stato coin-
vanni compreso. volto nelle vicende del Battistero, legato ai canonici.
16 agosto 1267 i lavo-
In una pergamena del viene cita- Quando Pisano padre stipula il contratto per
“magistro Johanne capomagistro supradi- ri del Pulpito del Duomo di Siena il 29 settembre
to un
cte Opere” (di Santa Maria Maggiore). Se Nicola 1265, non cessano,
i rapporti con Pisa ma sono solo
e Giovanni sono a Siena conseguentemente il ca- 1268
intervallati. Nel i lavori a Siena sono finiti e i
pomastro dei lavori sopracitato non può che esse- Pisano tornano a Pisa dove il ruolo di capomastro a
re Giovanni del fu Simone, non è mai stato tolto.
attestato per la prima Nicola
(“magistro […] murorum”,
volta come costruttore Calmati i conflitti che animavano un po’ tutti in città
quindi “magister” non “capomagister”) in un do- probabilmente Nicola Pisano viene richiamato dal
27 agosto 1260.
cumento del Comune concedendo però al maestro di imporre
1270 a lui il ruolo di
Nel il podestà Andalò di Bologna sancisce una nuove condizioni che conferiscono
esenzione fiscale al capomastro dell’Opera di S. capomastro del Battistero e a Giovanni del Duo-
Maria Maggiore mo. per
che limita il suo imponibile a non Il contratto di esonero era probabilmente
prorogato anche nel Brevia del 1275; accaparrarsi i servizi di Giovanni (nei Brevia del
più di 10 lire, 1286).
questa esenzione per Bacci è a favore di Giovanni
del fu Simone, per lui l’allora capomastro. Nel 1298 Guido figlio di Giovanni Simoni viene ci-
“quandam Johanis”
Il problema della tesi di Bacci è però il documento tato come quindi a quella data
27 agosto 1260 in cui Giovanni non viene pre-
del Giovanni del fu Simone è certamente morto.
sentato come capomastro ma, come detto prima, un’esen-
Altri Brevia però del 1305 viene segnata
come costruttore e ciò distrugge tutte le tesi se- zione fiscale cancellata con la parola “vacat” a Gio-
3
vanni; quasi puramente tecnico, occorreva che i futuri cre-
siccome sappiamo che una esenzione fiscale
veniva semplicemente ativi si formassero sugli stili tradizionali dell’archi-
ad una persona deceduta
omessa nelle revisioni statutarie tettura al cui insegnamento la stessa storia dell’ar-
e sappiamo come chitettura era finalizzata.
sopra dimostrato che a quella data Giovanni Simoni Nella facoltà di Lettere al tempo di Ragghianti il
era morto, quindi questo Giovanni è sicuramente il problema di formare architetti non c’era ergo il fare
Pisano, figlio di Nicola.
Nicola Pisano - Giovanni del fu Si- storia e critica dell’architettura non era un proble-
La successione
mone - Giovanni Pisano ma, salvo il fare restio di alcuni storici dell’arte che
è quella ipotizzata dal Bac-
il Breve del popolo e della non amavano lasciar tanto spazio a storia dell’ar-
ci ma un documento,
campagne di Pisa, “in qua di- chitettura, secondo loro legata indissolubilmente
utilizza l’espressione
rieto” la continuità tra l’opera di da interpretazioni puramente formali.
per sottolineare
Giovanni Pisano e quella del padre Nicola, in suc- Ecco, questo era ed è tuttora il dibattito in corso;
cessione diretta. ovvero se l’architettura possa e
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