Psicologia dell'apprendimento e della memoria
Tutt'altro che la verità
Le credenze ingenue sulla memoria
In questo capitolo si mettono in luce quei concetti che appaiono di dominio comune sulla memoria e che si rivelano fallaci. Queste le affermazioni sbagliate su di essa, più comuni:
- Il ricordo di un evento vissuto intensamente si imprime in memoria come una fotografia.
- Ogni evento lascia una traccia distinta in memoria.
- Più l’evento è carico emotivamente, più lascerà la sua traccia in memoria.
- Se ricordo un evento è perché si è verificato.
- I fallimenti di memoria sono dovuti a cattiva memoria.
- Con l’età si perde la capacità di ricordare.
Le ingenuità
Non è detto che per una volta che si ricorda con precisione un episodio questo debba sempre ripetere. Ad esempio, Luca non si ricorda più dove ha nascosto il libretto degli assegni. Non si può inoltre affermare che un ricordo vivido, magari perché molto carico emotivamente, sia anche veridico.
L'affidabilità del testimone
È più affidabile un uomo maturo o un bambino? Donà mette in dubbio la capacità dei bambini di ricordare eventi cui hanno assistito in modo preciso. Anche i testimoni di un fatto criminoso possono tuttavia essere indotti in errore. Gli stessi inquirenti potrebbero spingere un testimone a ricordare cose e particolari del tutto inventati, facendo domande su oggetti che non erano presenti sulla scena. Il testimone è portato a "rivedere" nell'episodio quegli oggetti.
Il ricordo di volti
La capacità di riconoscere un volto risponde a una funzione adattiva, legata al rapporto dell’uomo con i suoi simili. La gente fatica a credere che il volto della persona possa andare incontro a variazioni e crede di poter ricostruire il volto del ladro partendo dalla semplice descrizione di bocca, naso, ecc., perché certe caratteristiche possono combaciare con quelle di migliaia di volti. Si è anche portati a credere di poter facilmente riconoscere persone di un’etnia diversa dalla propria. È una convinzione infondata perché è dimostrato che la nostra capacità di discriminare i volti è strettamente legata alla familiarità. Negli studi sulla testimonianza, si è visto che il riconoscimento di un presunto colpevole in molti casi non è avvenuto in una prima presentazione, ma a quelle successive. Tuttavia, non ci sono ragioni valide per pensare che un ricordo divenga più vivido col passare del tempo. Il più grossolano errore di identificazione avviene quando vi è tendenza del testimone a sostituire un confronto percettivo con uno discorsivo (alle sagome si sostituisce la coerenza con la descrizione fatta: barba, biondo, media statura, ecc.).
Perché dimentichiamo?
- Primo: perché non abbiamo appreso bene;
- Secondo: non riusciamo a recuperare l’informazione;
- Terzo: per l’interferenza di molte altre informazioni;
- Quarto: non abbiamo interesse per quelle cose.
Per ricordare bene, gli psicologi concordano nel dare importanza a un’elaborazione attiva e significativa del materiale da ricordare.
Gli scherzi della memoria visiva
La leggenda della “memoria fotografica”
Vi può essere una relazione tra vividezza del ricordo e possibilità di ricostruire in modo accurato il ricordo, è cosa dubbia. La nostra memoria visiva è normalmente molto imprecisa e si orienta solo su alcuni elementi della scena complessiva. Un testimone di un fatto criminoso non si ricorda di com’era vestito l’aggressore e a volte vi può essere totale discrepanza fra la convinzione soggettiva della fedeltà del ricordo e l’effettiva correttezza di quest’ultimo.
Storia di monaci e banconote
Ci ricordiamo i dettagli di un biglietto da 20 euro ad esempio: qual è il colore dominante? I cassieri di banca che pur hanno familiarità con le banconote hanno un ricordo ancora più scarso di quello della gente comune. Ciò viola le stesse leggi di memoria che dicono che più una cosa è presentata più sarà ricordata.
Rievocare e riconoscere
La spiegazione al fatto precedente è che il nostro sistema mnestico è attrezzato per memorizzare le informazioni in modo funzionale al loro utilizzo. Al bancario ad esempio basta riconoscere la banconota attraverso indizi molto parziali. Il turista invece deve cercare di non confondersi con le banconote e quindi deve cercare di ricordare i dettagli.
Il Gattamelata a cavallo
Questo paragrafo riguarda gli scherzi della memoria visiva, in particolare sono analizzate le risposte dei cittadini sul riconoscimento e descrizione di monumenti presenti nelle loro città. I padovani in particolare, specie quelli più assidui a frequentare la piazza del santo, non riportavano l’orientamento della statua del cavaliere Gattamelata, posta in tale piazza, in modo corretto. Un’altra indagine fatta a Bergamo riporta come i suoi concittadini non si ricordassero che la statua ivi posta, di Garibaldi, lo ritraesse senza il cavallo. Molti sbagliavano l’orientamento, meno di un terzo riuscivano a ricordare i dettagli.
Le etichette variabili
Ciò che appare è che la mente umana è soggetta a delle limitazioni e non può fare attenzione a tutto ciò che vede e che sente. Le debolezze della memoria riflettono i limiti del sistema di elaborazione delle informazioni e meno il sistema di mantenimento. La memoria visiva potrebbe immagazzinare più elementi se questi fossero stati inizialmente elaborati. La percezione è selettiva (vedi es. anatra/coniglio in una stessa figura), e questa selettività è influenzata dalla tendenza a interpretare quello che si vede. Selettività ed astrazione ci consentono di registrare le informazioni più importanti e che ad esse venga dato un significato che rende possibile l’integrazione con altre rappresentazioni di memoria.
La mente smarrita
Gli inganni dell’orientamento spaziale
Perché non ci si ricorda i posti appena visitati o una strada accuratamente descritta?
La memoria spaziale
Gli incidenti di memoria spaziale sono simili a quelli descritti per la memoria visiva, dato che questi due processi sono simili sul piano mentale. La memoria spaziale ha però dei punti di forza dovuti al suo carattere adattivo e ancor prima, primitivo. L’uomo infatti è sul punto più elevato della scala biologica che include tutti quegli esseri viventi per i quali la memoria spaziale è essenziale (tane, prede, fuggire, ripararsi). Le proprietà spaziali di un’informazione sono quelle che più possiamo memorizzare automaticamente e i ricordi spaziali sono quelli più evocativi.
I limiti del ricordo spaziale
Una descrizione spaziale ad esempio per aiutare un turista a Venezia, può anche essere complessa perché può includere molte informazioni di cui tener conto e l’incapacità di riuscirci a causa dei limiti della memoria di lavoro. Questa memoria ci consente di mantenere presenti momentaneamente le informazioni di cui la mente ha “bisogno per lavorare”, per esempio quando dobbiamo orientarci, memorizzare un ambiente, ragionare su uno spazio, costruire una rappresentazione.
Semplificare e schematizzare
Per superare gli ostacoli e le difficoltà dell’ambiente spaziale la mente umana utilizza lo “schematismo spaziale”. Esso rappresenta la semplificazione della rappresentazione di base a una o poche categorie basilari che consentono di codificare le informazioni proposte. Questa semplificazione viene usata in ambito geografico per aiutare per esempio a collocare le montagne che sono correlate con il nord, mentre i fiumi sono associati al sud anche se con distorsioni dato che non è sempre proprio così.
La geografia semplificata
Lo schematismo nord-sud trascura la forte inclinazione ovest-est dell’Italia e di fronte a un’indagine sulla posizione dei capoluoghi di provincia rispetto a quest’asse, molti sono stati gli errori. Agli errori verbali si affiancava invece una veritiera corrispondenza sulla carta delle posizioni delle varie città.
Differenti principi unificatori: Route e Survey
Possiamo pensare di dare una descrizione di un parco divertimenti. Ci sono due modi per farlo. Uno consiste nella descrizione route e uno in quella survey, tra i molti altri possibili. Nel primo caso la descrizione induce una presentazione che ha come punto di riferimento un percorso e una persona che si muove lungo di esso. Questo modo route aiuta l’orientamento dentro il parco ma vale quando il percorso non è troppo complicato. Il metodo della rappresentazione survey è un po’ più evoluto però anche più difficile da fare. Può essere così proposto il parco: è una specie di area quadrata i cui lati corrispondono ai punti cardinali, a metà del lato nord-ovest c’è l’ingresso e così via.
Lo spazio delle donne
Le donne hanno scarso orientamento nello spazio? Non è affatto vero che il disorientamento spaziale sia una caratteristica di tutte le donne: alcune mostrano un ottimo orientamento nello spazio. Forse l’uomo ha sviluppato nel corso dell’evoluzione maggiori attività spaziali, mentre alla donna ha avuto il compito di stare in casa e non le ha potute sviluppare. Le donne non dimostrano più difficoltà nei test di orientamento spaziale; ad esempio, in quelle che avevano fatto corso di orienteering, rispetto ai maschi, avevano però scarsa precisione nel compito più astratto di rotazione mentale. Quando veniva fatto fare loro un rilassamento prima della prova, scompariva ogni differenza rispetto ai maschi, allora può essere che l’ansia giochi a sfavore del risultato positivo del compito specie per le donne che forse ne sono più affette.
È successo realmente?
Eventi vissuti, eventi pensati
Può succedere di scambiare un ricordo o una fantasia di pensiero per un episodio direttamente sperimentato? La capacità di discernere tra realtà e immaginazione è solitamente sotto il controllo della nostra mente e viene definita “monitoraggio della realtà”. Succede a volte però che il monitoraggio non funzioni, e si scambi un ricordo di fantasia per un episodio vissuto. Reagan soleva ricordare in certi discorsi episodi che lui definiva vissuti in guerra; la descrizione era verosimile, peccato si trattasse dell’esatto resoconto della sequenza di un film.
Le false memorie
È un fenomeno in larga misura spontaneo, su cui però possono fare ampiamente leva anche arbitrarie manipolazioni dall’esterno. Reagan vedeva tutti i dettagli dell’episodio che stava raccontando e per dipingere gli scenari non aveva bisogno di suggerimenti da nessuno.
Il sonno che non c’è
Si è cercato di dimostrare quanto facile sia indurre una persona a credere che sia successo qualcosa anche se non è mai accaduto. È stato fatto un esperimento con studenti dove si associavano a una serie di parole che avevano un certo contesto, il braccio alzato dell’insegnante. Il contesto riguardava parole con tema il sonno e questa parola, anche se non presentata, veniva ricordata come facente parte delle parole della lista da riordinare. In generale tutte le parole vengono associate al braccio alzato dell’insegnante anche quando non era così. La spiegazione può essere che gli studenti sono portati a ricordare la parola nel contesto di un evento sia per il braccio alzato, sia per la parola sonno tale da determinare un vero e proprio falso ricordo. Questi sono innocui, mentre non lo sono i falsi ricordi che emergono in ambito processuale.
Monitoraggio della realtà
Tra memoria si porta dietro un numero impressionante di ricordi: episodi, emozioni, informazioni di ogni tipo, e non è sempre facile districarsi e trovare percorsi giusti per ogni evento. I bambini possono monitorare con una certa facilità le fonti esterne però possono avere difficoltà a discriminare tra azioni pensate e azioni compiute effettivamente, fra piano reale e piano d’immaginazione. Gli anziani hanno problemi a contestualizzare adeguatamente il ricordo e rintracciare la fonte, processi che si svolgono nei lobi frontali, più soggetti all’indebolimento. L’anziano ha difficoltà a ricordarsi chi gli ha detto una certa cosa, se davvero ha compiuto quell’azione, ecc. Egli ha anche la tendenza a ripetere più di una volta le stesse azioni, errore conseguenza di un cattivo monitoraggio della realtà.
I deficit di monitoraggio
La memoria dell’anziano può fallire nel ricordare se un evento si è verificato oppure no e questo secondo gli studiosi perché soffrirebbero di “inflazione immaginativa” in maggior quantità rispetto ai giovani. Più si immagina un evento, più tendiamo a credere di averlo vissuto. Altri studiosi sottolineano la generale debolezza di analisi del contesto da parte degli anziani. Il problema per alcuni insorgerebbe nel momento del recupero dell’informazione dell’evento, momento in cui all’anziano verrebbe a sfuggire il contesto associato. Per altri l’anziano opera già in partenza un monitoraggio insufficiente, cioè presenterebbe fin dall’inizio scarsa attenzione al contesto associato all’evento con conseguente debole memorizzazione dello stesso.
Verità e sincerità
Gli errori dell’autobiografo
Il narratore che fa l’autobiografia della sua vita si impegna con il lettore in un patto di sincerità per dire solo la verità riguardo agli episodi raccontati della sua vita. Può egli sempre onorare questo patto?
Il memorabile esame di Goldoni
Racconta Goldoni nella sua biografia del suo esame di maturità con dovizia di particolari: l’atmosfera di quel giorno, cosa provava, com’era la traduzione, l’abbraccio con il padre alla fine dell’esame.
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