Estratto del documento

Società patrizia e cultura plebea di E. P. Thompson

Tempo, disciplina del lavoro e capitalismo industriale

1300-1650 - Cambiamenti importanti nella percezione del tempo in Europa occidentale (diffusione degli orologi, disciplina puritana e precisione borghese) influenzarono la disciplina del lavoro e la percezione del tempo da parte dei lavoratori.

Tra i popoli primitivi, il calcolo del tempo è collegato ai processi familiari nel ciclo del lavoro e delle attività domestiche, poiché sono comunità di agricoltori e pescatori con scarse o nulle strutture commerciali e amministrative. Ciò comportava ritmi di lavoro naturali, un metodo di misurazione orientato in base al compito e:

  • Lavoro umanamente più soddisfacente perché si ha la sensazione di essere al servizio di una necessità
  • Minore separazione tra lavoro e vita, relazioni sociali e lavoro intrecciati e senza conflitti

Non appena viene assunta manodopera (passaggio da lavoro indipendente, come l'artigiano o il contadino, a lavoro dipendente), si passa da un orientamento in base ai compiti a un lavoro regolato dal tempo, che diviene denaro e non è più trascorso ma speso.

Storia dell'orologio

Gli orologi si diffusero a partire dal XIV secolo (campanili, orologi comunali), ma non erano strumenti precisi, tant'è che la meridiana rimase in uso fino al XIX secolo. Nel 1658 si iniziò ad impiegare il pendolo; nel 1674 ci furono miglioramenti nei meccanismi dell'orologio da tasca; nel 1680, l'orologeria inglese prevalse sui concorrenti europei (Birmingham, Londra, Liverpool...). Fino alla metà del XVIII secolo, gli orologi erano un privilegio dei ceti abbienti, simboli di rango sociale e prestigio. Poiché possedere orologi era segno di lusso, vennero imposte tasse sul possedimento di tali strumenti (decreto Pitt, abrogato nel marzo 1798). Uno dei primi segni del miglioramento delle condizioni di vita di un gruppo di lavoratori era l'acquisto dell'orologio.

Prima dell'avvento dell'industria basata sull'impiego di macchine, gli schemi di lavoro erano discontinui: la giornata lavorativa poteva subire prolungamenti o riduzioni, perduravano occupazioni miste (in Cornovaglia minatori di stagno si occupavano anche della pesca delle sardine), si alternavano periodi di lavoro intenso e periodi di inattività. A seconda dei giorni della settimana si lavorava più o meno (San Lunedì), e l'anno lavorativo era continuamente interrotto da feste tradizionali e fiere. Questo riguardava soprattutto i lavoratori manifatturieri, ma anche i braccianti agricoli. Le dottrine moralistiche imposero di contenere i salari come misura preventiva contro l'inattività e per limitare i ritmi di lavoro irregolari ("Law book" delle Fonderie Crowley, sorveglianti preposti alla compilazione del foglio delle presenze, del registro delle ore lavorative ecc.). Simili provvedimenti furono estesi anche nei cotonifici e nelle fabbriche di ceramiche; pamphlet "friendly advice to the poor" del reverendo J. Clayton in cui si condannano le perdite di tempo causate da pigrizia dei lavoratori, feste popolari ecc. e si elogiano le scuole che insegnano i valori dell'operosità e regolarità per abituare così i bambini alla fatica - immagine moralista del tempo come denaro) portò alla lotta degli operai sugli orari con l'affermarsi delle leghe, così gli orari furono progressivamente accorciati.

XIX secolo

Perdura la propaganda sul risparmio del tempo, le classi agiate cominciarono a scoprire il problema del tempo libero delle masse. Ci fu una netta demarcazione tra lavoro e vita delle società industriali mature: se gli uomini devono fronteggiare contemporaneamente le esigenze di un'industria automatizzata e sincronizzata e quella di maggiori spazi di tempo libero, dovranno combinare in una nuova sintesi elementi della vecchia cultura e di quella nuova.

L'economia morale delle classi popolari inglesi nel secolo XVIII

Molti storici dello sviluppo sono responsabili di una riduzione economicista del termine riot e dei tumulti alimentari nell'Inghilterra del XVIII secolo, considerati semplici risposte a stimoli economici (cattivo raccolto o flessione economica). A questa visione si deve contrapporre una diversa interpretazione delle azioni di piazza, guidate dalla comune convinzione di difendere diritti e costumi tradizionali e di godere dell'approvazione della comunità. I moti per il pane costituirono una forma di azione popolare diretta, strutturata e con obiettivi precisi, innescati dall'aumento dei prezzi, dagli abusi dei negozianti e dalla fame, ma anche dalla concezione popolare di legittimità o illegittimità dei modi di esercitare il commercio, la molitura del frumento, la preparazione del pane ecc. Ciò rifletteva una consolidata visione tradizionale degli obblighi e delle norme sociali, delle corrette funzioni economiche delle rispettive parti, che nell'insieme costituivano l'economia morale del povero.

Nel XVIII secolo, si può parlare di relazione tramite il pane, infatti molti lavoratori vivevano essenzialmente di questo. Il pane poteva essere di frumento, grano, segale, orzo, avena a seconda del grado di povertà e delle caratteristiche agricole delle zone. Durante il secolo, tuttavia, andò crescendo il consumo di pane bianco, migliore rispetto alle altre varietà integrali ritenute invece spesso adulterate.

Fino alla fine del secolo, la vendita del pane si basava su un modello paternalistico: vendita diretta dal produttore al consumatore, vendita all'ingrosso al locale mercato pubblico, i mercati erano controllati (i primi acquirenti erano i poveri e solo dopo i grandi commercianti), i mugnai e i fornai erano considerati persone al servizio della comunità. Col passare del tempo, però, divenne consuetudine degli agricoltori vendere il grano su campione, una pratica subdola che portò alla perdita di limpidezza nelle procedure di compra-vendita e soprattutto al risentimento popolare al mutare delle vecchie pratiche di mercato. I paternalisti erano consapevoli del mutamento in atto, anche se in caso di emergenza tornavano a questo modello, anche solo sul piano simbolico, per controllare le masse turbolente.

Il nuovo modello liberista dell'economia politica, quello di Adam Smith, segnò la messa in crisi dei fondamenti morali della teoria dello scambio e del consumo. Secondo questo modello, le scorte nazionali di frumento sarebbero state distribuite facilmente durante l'arco dell'anno in base al meccanismo dei prezzi, l'unica minaccia era costituita dalle interferenze dello Stato e del pregiudizio popolare. Questo modello presuppone un insieme di piccoli e grandi agricoltori che durante l'anno portano il loro grano al mercato, ma alla fine del secolo erano sempre più i piccoli agricoltori che rinviavano la vendita fino a che i prezzi del mercato raggiungessero un livello per loro soddisfacente.

Dopo il 1750, gli anni di carestia furono accompagnati da un'ondata di pamphlet e lettere ai giornali (a lungo portarono anche l'imprimatur della chiesa). Le forme di ostilità si realizzarono anche con l'azione diretta da parte della folla, approvata dall'etica popolare ma non dal modello paternalista, in particolar modo contro gli esportatori di grano, che potevano aggravare la situazione di carestia locale; gli agricoltori, che non portavano più le merci al mercato; i pesi e le misure, la cui varietà lasciava margini di manovra al piccolo affarismo; i mugnai, i quali cominciarono a macinare grano per proprio conto ed ebbero sempre meno tempo per i piccoli clienti.

Il termine riot è inadeguato per rivendicazioni e contesti così specifici; le insurrezioni erano organizzate e alla base del loro modello stava la volontà di imporre i prezzi. Questo modello riproduceva le misure di emergenza per i periodi di carestia, il cui funzionamento era stato codificato (1580-1630) nel Book of Orders (caduto in disuso ma comunque ricordato dalla folla). Questo documento dava ai magistrati la potestà di ispezionare le riserve di frumento, ordinare la quantità di grano da mandare al mercato e di applicare con rigore la legislazione sulla compra-vendita. Non era affidato loro il compito di imporre i prezzi, ma di assicurarsi che i poveri «fossero riforniti del grano necessario col massimo favore dei prezzi». La folla cercava con la persuasione o con la forza di utilizzare un magistrato o altre autorità per presiedere alla regolamentazione dei prezzi. Assalivano mulini e granai non per rubare il cibo ma per punire i proprietari; spesso erano le donne a dare il via ai tumulti, grazie alla maggiore impunità rispetto agli uomini dalle rappresaglie delle autorità. Si trasformavano spesso in un'occasione di contrattazione, ma comunque il tumulto era una calamità.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 9
Riassunto esame Antropologia storica, docente Barbierato, libro consigliato Società patrizia, cultura plebea, Thompson Pag. 1 Riassunto esame Antropologia storica, docente Barbierato, libro consigliato Società patrizia, cultura plebea, Thompson Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 9.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Antropologia storica, docente Barbierato, libro consigliato Società patrizia, cultura plebea, Thompson Pag. 6
1 su 9
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nina128 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia storica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Barbierato Federico.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community