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Introduzione all'antropologia storica

Pier Paolo Viazzo

Cap. 1 - L'antropologia storica: nuova disciplina o terreno di frontiera?

1899 -> Maitland: l'antropologia deve scegliere tra essere storia o essere nulla.

1963 -> Thomas: la storia deve scegliere tra essere antropologia o essere nulla.

........ -> Le Goff: antropologia interlocutrice privilegiata della "nuova storia".

Contatti e scambi tra le due discipline sempre più frequenti.

Un'identità variegata: differenze disciplinari e contesti nazionali

Francia -> Febvre e Bloch rivista "Annales" -> antropologia storica come approfondimento del programma annalistico ("novelle historie") e nessun ambito proprio riconosciuto all'antropologia. Ancora negli anni '60 distinzione tra antropologia (fisica o biologica) ed ethnologie. Riavvicinare storia ed ethnologie -> Lévi-Strauss e scuola strutturalista che stava sempre più adottando la dizione di antropologia della scuola britannica.

Paesi di lingua tedesca -> 1968 Nipperdey: "historische antropologie" -> antropologia storica come antitesi alla tradizione storiografica dominante, ma disciplina di frontiera. Ancora negli anni '60 distinzione tra antropologia (fisica o biologica) ed ethnologie o völkerkunde. Solo più tardi gli studiosi tedeschi si rivolsero alla Francia e al mondo anglosassone dal quale importarono indicazioni teoriche e metodologiche.

Scuola britannica -> social anthropology che si discosta dall'antropologia fisica tipica dell'Europa continentale.

Scuola americana -> cultural anthropology.

Italia -> Carlo Ginzburg, Giovanni Levi: connubio tra le due discipline.

La crescita dell'antropologia storica

1961 -> E.E. Evans-Pritchard: delusione per il mancato riavvicinamento tra antropologia e storia.

‘80 -> antropologia crescita rapida (metà '70 -> necessità di esplorare il passato delle comunità oggetto delle indagini etnografiche), ma ancora confini netti tra storia e antropologia.

‘90 -> esplosione degli studi antropologici (possibilità di studiare il passato anche delle comunità che si era presunto non avessero una storia documentata) -» confini tra le due discipline molto sfumati (antropologia molto storicizzata ma storici ancora atteggiamento diffidente nei confronti dell'antropologia).

Storia, antropologia e teoria

A partire dagli anni '60 ciò che distingueva e separava gli storici dagli antropologi era il disinteresse dei primi per la teoria. Inoltre, diversa formazione e collocazione accademica di storici e antropologi, diversità generazionali e variazioni connesse alle evoluzioni delle discipline -» antropologia terreno di frontiera tra antropologia e storia.

Antropologia storica e storia dell'antropologia

Dressel -> obiettivo più urgente dell'antropologia storica è l'esplorazione della propria storia. Dai primi decenni del secolo fino agli anni '60 libri che proponevano una storia del pensiero antropologico, scritti da antropologi con scopi persuasivi e pedagogici. Questo compito è in realtà molto difficile, soprattutto perché gli studi antropologici procedono con molta lentezza.

Cap. 2 - Antropologia e storia: gli anni della separazione (1922-1950)

Volendo scegliere una data per la nascita dell’antropologia moderna, il 1922 sembra l’anno perfetto —> annus mirabilis del funzionalismo: Malinowski e Radcliffe-Brown pubblicano le loro ricerche sul terreno, Argonauts of the Western Pacific e The Andaman Islanders. Il 1922 è anche l’anno che segna una discontinuità tanto con l’antropologia evoluzionista (Morgan & Tylor), quanto con il diffusionismo (Rivers e Franz Boas). Contrariamente a diffusionisti e evoluzionisti, il cui approccio era sostanzialmente di tipo storico, Malinowski e Radcliffe-Brown si adoperarono per rifondare l’antropologia su basi nuove: «esclusione della storia» (cit. Thomas).

La nascita dell’antropologia sociale britannica e l’esclusione della storia

La migliore formulazione del programma dell’antropologia evoluzionista della seconda metà del XIX secolo è in Ancient society, or researches in the lines of human progress from savagery, through barbarism, to civilization di Morgan —> obiettivo degli evoluzionisti deve essere quello di individuare le varie fasi dell’evoluzione umana da uno stato di primitivismo e barbarismo allo stato di civiltà attuale; stabilire le leggi che governavano la crescita della società umana.

Critica di Franz Boas: la teoria evoluzionista presta il fianco ad una «obiezione di carattere fondamentale» —> se gli evoluzionisti accettavano il fatto che il progresso umano fosse da vedere in modo uniforme e unilaterale, Franz Boas riteneva evidente che gli stessi fenomeni evolutivi si possono sviluppare attraverso una moltitudine di modi: le similarità trovavano spiegazione «non in una supposta unità psichica dell’umanità né in analoghi imperativi ambientali, bensì nei meccanismi di diffusione culturale quale il contatto o le migrazioni dei popoli».

Alle maestose ricostruzioni storiche ma paradossalmente “astoriche”, Franz Boas contrapponeva un metodo basato sullo studio di piccole aree geografiche che consentisse di valutare l’influenza dell’ambiente fisico, di far emergere prestiti culturali e relazioni di interdipendenza con aree confinanti, in modo tale da cogliere la vicenda umana nella sua complessità e nella sua variabilità: ciò che proponeva in definitiva Franz Boas era il Metodo storico, che gli evoluzionisti avevano cercato di abbandonare totalmente —> 1899, la “profezia di Maitland”: «l’antropologia dovrà presto scegliere se essere storia o continuare ad essere nulla».

Importante che Maitland avesse già un paio di anni prima proposto alla critica un suo volume, Doomsday Book and Beyond (1897), in cui lo studioso si distingueva per l’originalità del progetto storiografico e per l’arditezza metodologica: utilizzando le rilevazioni catastali contenute nel Doomsday Book (1086, Guglielmo il Conquistatore), Maitland non si limita a studiare l’Inghilterra dei decenni successivi alla compilazione del catasto reale ma, attraverso un «vero e proprio lavoro di scavo», anche le strutture fondiarie e i modelli insediativi ad esso precedenti. Fatto sta che Maitland si accorse che molto spesso le idee giuridiche dell’Inghilterra anglosassone molto spesso non denotavano un progresso bensì un retrocess, ovvero un ritorno a forme precedenti. «Tale è la complessità delle vicende umane e tale la loro interdipendenza, che non possiamo sperare in leggi scientifiche che formulino una sequenza di stadi per ogni provincia dell’attività umana». Fatto sta che «se la natura non fa salti, la cultura è assolutamente in grado di farli» —> il testo di Maitland è un vero e proprio manifesto del diffusionismo: dal punto di vista storico, lo studioso non avrebbe dovuto allontanarsi troppo dal periodo preso in questione mentre, dal punto di vista antropologico, egli avrebbe dovuto studiare un’area limitata e da vicino al fine di meglio comprenderne «i costumi nella loro relazione con la cultura complessiva della tribù che li pratica, in correlazione con una ricerca della loro distribuzione geografica fra le tribù limitrofe».

Spedizione allo Stretto di Torres (aprile-novembre 1898): sotto la guida di Alfred Haddon, un gruppo di qualificati antropologi di Cambridge condusse ricerche antropologiche e psicologiche sul terreno di 28 isole abitate da popolazioni malesiane. «La spedizione doveva fornire un modello di indagine estensiva (survey work) destinato a dominare la ricerca antropologica per un ventennio». Presto la ricerca mostrò i suoi limiti e ricevette le prime critiche nel 1913 da Rivers, che pure aveva partecipato al progetto ma che, a distanza di quindici anni, proponeva ora la possibilità di condurre indagini intensive, ossia ricerche in cui «l’antropologo vive normalmente per un anno o più in una comunità di 4-500 persone e ne studia ogni giorno ogni particolare della loro vita». N.B.: il metodo intensivo non fu inventato, come si è soliti ritenere, da Malinowski bensì da Rivers che nel suo scritto «segna già, a livello programmatico, la transizione dell’antropologia britannica dal modello della spedizione di Torres al consueto modello moderno di indagine sociologica, più strettamente focalizzata da parte di un osservatore partecipante».

Malinowski: il suo testo fondamentale Argonauts of the Western Pacific, che tratta del suo soggiorno, forzato dallo scoppio della Grande Guerra, nelle Trobriand, si apre con la codificazione definitiva del metodo intensivo —> 3 linee essenziali per l’etnografo: la ricostruzione dell’organizzazione sociale della tribù; la trascrizione di testi in lingua locale; la registrazione dei comportamenti dei locali quali si manifestavano di fronte agli imponderabili della vita reale. L’obbiettivo era comunque quello di «afferrare il punto di vista dell’indigeno, il suo rapporto con la vita, rendersi conto della sua visione del suo mondo».

Già negli anni Venti del ‘900, Malinowski iniziava a manifestare la sua pressoché totale insofferenza della contaminazione storica nell’antropologia e, all’interno di uno dei suoi ultimi lavori, sostenne la totale inutilità delle fonti di archivio e di una ricerca convenzionalmente storica per lo studio del mutamento sociale in Africa: ad essere importante era solamente «la storia che sopravvive o in tradizioni ancora vitali o nel funzionamento delle istituzioni». —> N.B.: eppure Malinowski, in uno dei passi più famosi del suo testo principe del 1922, rileva un debito metodologico nei confronti della scienza storica: «l’etnografo è cronista e storico allo stesso tempo, mentre le sue fonti sono indubbiamente di facile accesso, ma anche supremamente elusive e complesse, perché non sono fissate in immutabili documenti materiali, ma incarnate nel comportamento e nella memoria di uomini viventi». In generale, però, a partire dal 1910 l’antropologia stava iniziando a ispirarsi all’insegnamento di Maitland avvicinando sempre di più le proprie tecniche a quelle della ricerca storica.

Radcliffe-Brown e The Andaman Islanders (1922): per arrivare alla stesura del suo testo del ‘22, Radcliffe-Brown, allievo di Haddon e Rivers, aveva utilizzato un metodo ibrido tra il survey work e la ricerca intensiva. Secondo quanto egli riporta nel capitolo dedicato all’interpretazione di un cerimoniale, quello cioè in cui più è visibile l’influenza degli studi sociologici di Durkheim, per Radcliffe-Brown la cosa più importante da fare, quando si studia un costume, è intenderne non la sua origine storica bensì il suo significato, ovvero la sua funzione sociale. «Ogni costume o credenza svolge in una società primitiva un suo ruolo nella vita sociale della comunità». In un articolo del 1923, R.B. si adoperò anche in un’opera di chiarimento terminologico: dinanzi alle varie proposte che gli studiosi avevano avanzato negli anni per indicare lo studio della cultura, egli riteneva opportuno distinguere tra etnografia (per indicare lo studio portato innanzi attraverso le modalità suggerite dal metodo storico) e antropologia sociale (per indicare gli studi che si avvalevano del metodo induttivo). —> il problema è che è possibile fare etnografia soltanto se si hanno a disposizione dati storici adeguati; nel caso, dunque, dello studio delle istituzioni di popoli non civilizzati il risultato dello studio etnografico sarebbe unicamente una ricostruzione congetturale e solamente pseudostorica. —> l’articolo del ’23 è considerato da molti come la carta di fondazione dell’antropologia sociale come «scienza indipendente dotata di un proprio campo di indagine e metodi distintivi», tanto che l’obbiettivo di questa doveva essere la «scoperta di leggi che non sono assolutamente psicologiche». Inoltre, R.B. si sofferma anche sulle differenze tra etnografia, scienza «antiquaria», e antropologia sociale: «il rapporto fra di esse sarà da considerarsi unilaterale (one-sided dependence). Mentre l’antropologia sociale può fare a meno dell’etnologia, quest’ultima pare non poter fare a meno di presupposti che appartengono in modo specifico all’antropologia sociale».

—> N.B.: la visione di Radcliffe-Brown era destinata a trionfare in UK e negli altri Paesi del Commonwealth, ma fu respinta quasi del tutto in Germania, Francia e in Italia.

In America: Boas, Kroeber e Radcliffe-Brown

Radcliffe-Brown, dopo cinque anni di insegnamento presso l’università Città del Capo, nel 1926 si trasferì a Chicago per portare le sue idee innovative anche presso la giovane università della città dell’Illinois. Negli USA, però, la corrente di studi antropologici dominante del periodo era ancora di matrice boasiana. Le ragioni che giustificavano lo studio del passato anche quando la documentazione storica era scarsa o pressoché inesistente erano state indicate da Franz Boas in un articolo del 1920, in cui lo studioso rite...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nina128 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia storica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Barbierato Federico.
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