Posseduti ed esorcisti nel mondo ebraico
Introduzione
XVI sec. -> improvvisa apparizione di racconti di possessione, forse derivata più da un cambiamento nelle convenzioni letterarie che non dall'apparizione del fenomeno dal nulla. In questo periodo il gilgul (reincarnazione) era uno dei principali interessi dei pensatori ebrei, e a trasmigrare non era più un demone ma un fantasma cioè l'anima di un defunto morto. Ciò si verificò in particolar modo a Safed, epicentro della ricomparsa ebraica e melting pot -» influenze culturali cristiane e musulmane (Spagna).
Cap. 1: La comparsa di possessione da parte di dybbuk
Identità dei fantasmi dei morti malvagi e degli spiriti demoniaci nelle fonti ebraiche: "Pirqei de-Rabbi Eliezer", opera midrashica (cioè di interpretazione e commento dei testi sacri ebraici) del VIII sec. afferma che al momento della resurrezione la generazione del diluvio biblico non si sarebbe alzata perché trasformata in ruhot (spiriti) e mazzikim (spiriti distruttivi o, in alcune fonti mistiche ebraiche, anime trasformate di morti malvagi). R. Yosef ben Shalom Ashkenazi, qabbalista spagnolo del XV sec., cita il testo come prova del fatto che gli shedim (demoni) erano anime di morti malvagi -» destino dei malvagi è trasformarsi in demoni, i cui corpi sono di una sostanza sottile e semplice -» fusione tra termini ruhot e shedim (in realtà i termini erano usati in modo interscambiabile già prima).
Nel basso Medioevo però le autorità cristiane negavano la possibilità di possessione da parte dei morti (ma le idee popolari sostenevano proprio ciò), e lo stesso anche l'Islam, i rabbini credevano invece che i fantasmi potessero possedere i vivi come i demoni (tranne Avraham Yagel, rabbino italiano del XVI sec.). R. Hayyim Vital descrisse come si doveva fare per distinguere tra possessione da parte di un fantasma (ruah ra‘ah -> spirito di una persona che dopo la sua morte entra nel corpo di una persona viva e provoca dolore e angoscia) o di un demone (shedim -> movimenti spasmodici), ma nell'ebraismo della prima età moderna l'agente primario della possessione era sempre il fantasma.
Quest'idea di "reincarnazione" cozzava contro le credenze escatologiche ebraiche, come la resurrezione -» la letteratura ebraica qabbalista agli inizi la negava in quanto ritenuta eretica -» a partire dal XIII sec. il termine 'ibbur, prima inteso come concezione, concepimento e sinonimo di gilgul (reincarnazione), indica la temporanea introduzione di un'anima estranea in un corpo vivente dopo la nascita, ed è un fenomeno che riguarda soprattutto i vivi -» gilgul = reincarnazione che coincideva con la nascita o la concezione e corregge i peccati.
Coltivare legami con i morti: precedenti spagnoli
R. Moshe Cordovero (qabbalista più importante di Safed nel XVI sec.) nella "Tradizione riguardo alla reincarnazione" distingue così i due termini e parla anche di "'ibbur negativo" -> possibilità di improvvisa manifestazione di tratti della personalità tipici delle classi inferiori (schiavi, donne e gentili) -» ringraziamento a Dio durante la preghiera del mattino, che diventa un esorcismo liturgico.
I rabbini spagnoli inoltre elaborarono pratiche per coltivare contatti positivi con i morti. In tempi di crisi i santi vivi si devono recare alle tombe dei giusti ed il loro pianto serve a legarli alle anime dei morti e a stimolarli ad agire per loro. Cordovero cercò di spiegare nello "Zohar" come i vivi potessero raggiungere i morti: solo i giusti che si sono liberati della propria fisicità possono ammantarsi della "veste di luce" e trovarsi nel mondo delle anime.
L'adesione delle anime avviene anche riversando la propria anima sulla tomba del giusto -» congiunzione delle anime (allineando la testa con la testa del corpo -> prosternazione cimiteriale, hishtathut). Questa attività era praticata anche da R. Yizhaq Luria, che ne allargò l'applicabilità non solo ai momenti di crisi -> yihud come pratica meditativa che permette al praticante un contatto chiaroveggente con i morti e di aderire a loro in un'estasi spirituale. Secondo Luria per imprimere un sacro 'ibbur era sufficiente imitare un uomo giusto per attirarne giù l'anima.
A Safed c'era un'atmosfera carica di interesse per la reincarnazione già prima dell'arrivo di Luria -> Hallewa, qabbalista marocchino, giunse a Safed all'inizio del XVI sec. e nel suo trattato "Svelatore di misteri" si concentrò sulla reincarnazione e i suoi tormenti per scoraggiare i contemporanei a peccare (contesto: indebolimento della tradizione ebraica, i turchi costringevano i prigionieri ebrei a convertirsi all'Islam...).
I qabbalisti spagnoli ricercavano attivamente la possessione da maggid, non un'anima disincarnata ma un essere angelico -> "Angelo della rettitudine" di R. Yosef Karo, famoso per aver ricevuto il maggid più celebre della storia ebraica ed esorcista della prima narrazione ebraica della prima età moderna (Luria però godette della presenza e delle rivelazioni di Elia!).
-» parte del fondamento teorico e pratico per la ricostruzione della possessione da parte di spiriti nella cultura ebraica del XVI sec. va ricercata nella letteratura iberica del XV sec. (prima dell'espulsione degli ebrei) -» una serie di fattori (pratiche magiche, credenze popolari, cambiamenti nella demonologia) facilitarono la comparsa del concetto della possessione da parte di dybbuk nella Safed del XVI sec.
Cap. 2: I morti e i posseduti
La città dei morti
Luria vedeva costantemente i morti intorno a sé, Safed era (ed è ancora) una città che vive con i suoi morti, le tombe iniziano poco oltre le case dei vivi. Già a partire dal XV sec. molti pellegrini si recavano a Safed per morire, considerandola una città sacra. Questo perché la sua aria sottile di montagna non solo facilitava lo studio della Torah, ma permetteva con maggiore facilità la ricongiunzione delle anime dei morti alla tomba del patriarca di Hebron, cioè la porta per l'Eden -» Safed era un luogo naturale per il contatto visionario con i morti.
I morti apparivano ai vivi di Safed negli ebrei vivi di Safed -> episodi di possessione. Questi racconti sono contenuti in manoscritti del XVII sec., i quali contengono copie di manoscritti più antichi non più esistenti e opere nuove, come per esempio lo "Svelatore di misteri" di Hallewa (1545, riporta un caso di possessione da parte di spiriti molto prima dell'arrivo di Luria e Vital, l'autore del racconto e allo stesso tempo esorcista è R. Yosef Karo il quale non solo cerca di espellere l'anima disincarnata ma cerca di ottenerne il tikkun, cioè la correzione. Questa preoccupazione nei racconti antichi è assente); il diario autobiografico di Vital; "Gioite per Giacobbe" e "Ristabilimento dell'anima" di Zemah; "Parole di Giuseppe" di Sambari; "Atti del signore" di Ashkenazi.
"Un grande evento a Safed" di Falcon
Nel 1571 si verificò un caso di possessione narrato in un foglio intitolato "Un grande evento a Safed" scritto da Elijah Falcon. L'intento di questo foglio era quello di affermare la supremazia della città di Safed in quanto centro dei valori ebraici e luogo di continua incursione.
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