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Introduzione all'antropologia storica

L'antropologia storica: nuova disciplina o terreno di frontiera?

L'espressione "antropologia storica" è usata più dagli storici che non dagli antropologi. Come mai? La storia tende a impadronirsi di oggetti e metodi di ricerca di altre discipline quando esse sembrano minacciare la pretesa della storia di dare una spiegazione globale della società.

Antropologi storici tedeschi e austriaci ci tengono a precisare che il loro terreno di indagine non ha niente a che fare con l’Anthropologie per come è stata intesa dal mondo tedesco, cioè antropologia fisica o biologica. La disciplina in questo senso è uscita screditata dalle due guerre perché si era trasformata in scienza delle razze.

La crescita dell'antropologia storica

Il riavvicinamento dell’antropologia alla storia si è accompagnato con la crescita della cosiddetta "antropologia delle società complesse" → cominciando a studiare società complesse per le quali la documentazione archivistica non mancava, gli antropologi erano costretti a scegliere se ignorare o prendere in considerazione il passato sociale della società studiata.

Verso la metà degli anni ‘70 gli antropologi che si occupano di queste comunità iniziano a rendersi conto della necessità di studiare il passato. Negli anni ‘90 si ha una esplosione di questa tendenza. Si è maturata la consapevolezza della possibilità di studiare il passato anche per le società di cui si è presunto mancasse una storia documentata (ad esempio Islands of History di Marshall Sahlins del 1985).

L’antropologia ha così dilatato gli orizzonti della ricerca storica: studio di altre storie in Europa (dei gruppi subalterni) e studio della storia “dei popoli altri”.

Anni ‘50 -‘60: L’antropologo Bernard Cohn, insegnando nel dipartimento di storia, ebbe modo di osservare con occhi allenati all’indagine etnografica la tribù degli storici. Nota la sacralità che circondava l’archivio nella vita sociale degli storici e il loro culto dei fatti a cui si accompagnava il sospetto per ogni tipo di teoria.

A separare gli antropologi dagli storici negli anni ‘60 era soprattutto il profondo disinteresse degli storici per la teoria. Anche storici propensi a raccomandare un avvicinamento della storia con altre discipline, fra cui l’antropologia, si sono mostrati inquieti nel vedere “mandrie di teorici” prendere d’assalto gli studi storici.

Il postmodernismo (in cui rientra ad esempio l’antropologia interpretativa di Clifford Geertz degli anni ‘70) mette in discussione la visione del distaccato osservatore scientifico in grado di riportare i fatti in un linguaggio scientifico. A fare ciò ha contribuito molto la pubblicazione Writing Culture di James Clifford e George Marcus del 1986. Parlando della redazione del resoconto etnografico, hanno sottolineato le affinità tra produzione scritta degli antropologi e produzione letteraria arrivando alla conclusione che l’indagine antropologica può arrivare solo a verità parziali.

In campo storiografico chi critica la storia scientifica pensa lo stesso: la narrazione storica richiede un salto immaginativo che aggiunge un elemento di fiction ai fatti. A Geertz verrà rivolta l’accusa di aver condotto antropologi e storici verso il soggettivismo e il relativismo.

L’antropologia storica sembra essere, più che una nuova disciplina, un terreno di frontiera, da poco esplorato e nato dall’intersezione di antropologia e storia. Da una parte essa deve restare un progetto aperto, dall’altra è giusto che si crei uno spazio accademico non troppo vago e aleatorio e strumenti didattici.

Antropologia e storia: gli anni della separazione (1922 – 1950)

1922: inizio dell’antropologia moderna. Pubblicazione di due monografie del funzionalismo: Argonauts of the Western Pacific di Malinowski e The Andaman Islanders di Radcliffe-Brown. Anno che segna la discontinuità con l’antropologia evoluzionista di Morgan e Tylor e il diffusionismo di Rivers (UK) e Boas (USA).

Ad apparentare evoluzionisti e diffusionisti è un orientamento storico. Malinowski e Radcliffe-Brown invece cercarono di fondare l’antropologia su basi nuove, con l’esclusione della storia.

La nascita dell'antropologia sociale britannica e l'esclusione della storia

Evoluzionismo: il progresso delle società umane ha seguito un percorso simile, dalle forme più primitive a quelle più selvagge fino alla civiltà. Obiettivo: far scaturire da ampie analisi comparative le leggi che governano la crescita della società umana. Grazie a questo programma ambizioso l’antropologia riceve molto interesse.

Boas sostiene invece che gli stessi fenomeni possano svilupparsi in molti modi diversi e che le somiglianze trovano più probabilmente spiegazione in meccanismi di diffusione culturale quali il contatto o le migrazioni dei popoli → diffusionismo. Boas accusava gli evoluzionisti di eccessiva semplificazione che rendevano le loro ricostruzioni astoriche. Oppone al loro metodo comparativo lo studio accurato di piccole aree geografiche.

Le critiche avanzate da Boas sono vicine alla profezia di Maitland (storico del diritto inglese) che nel 1899 ha affermato che “l’antropologia presto si sarebbe trovata a dover scegliere se essere storia o essere nulla”. Maitland nel 1897 aveva scritto Domesday Book and Beyond → studio a ritroso dell’evoluzione dei costumi giuridici dell’Inghilterra. Non c’è stato solo progresso di idee giuridiche verso forme più moderne, ma anche ritorno a forme precedenti. Anzi afferma che i gruppi che si sono mossi più velocemente sulla via del progresso sono quelli che non sono rimasti indipendenti ma si sono appropriati di idee altrui, cosa che gli ha permesso di saltare da uno stadio A a uno stadio X senza passare per le fasi intermedie. Questo fa del Domesday Book and Beyond un manifesto diffusionista.

Gli antropologi evoluzionisti procedevano con un metodo in cui c’era netta separazione fra raccolta dei dati etnografici e l’attività teorica degli studiosi da tavolino, perché lo scopo era operare una ampia comparazione che portasse a formulare leggi generali. Con il diffusionismo invece la distanza fra le due operazioni si riduce.

Per dimostrare la superiorità delle ipotesi diffusioniste: spedizione allo Stretto di Torres (separa Australia e Nuova Guinea) a fine XIX secolo. Impone la fusione dei ruoli di raccoglitore di dati e teorico. Fornì un modello di indagine estensiva = fa largo uso di interpreti e cerca di raccogliere dati il più correttamente possibile nel minor tempo possibile. Rivers mette a nudo i limiti di questo metodo, incoraggiando un’indagine intensiva = antropologo vive per un anno o poco più in una comunità ristretta dove studia ogni particolare della vita di ogni membro della comunità. Il metodo intensivo quindi, a dispetto di quanto si crede, non è stato inventato da Malinowski.

Le condizioni particolari della guerra che confinarono Malinowski alle Trobriand fino alla fine del conflitto contribuirono ad accelerare il collaudo del nuovo metodo. Capitolo introduttivo di Argonauts of the Western Pacific → obiettivi dell’etnografo: ricostruire organizzazione sociale della tribù, trascrizione di testi in lingua locale, registrazione dei comportamenti dei locali di fronte agli imponderabili della vita reale. Scopo finale: afferrare il punto di vista dell’indigeno.

Malinowski esprime ostilità all’uso di metodi storici in antropologia e sostiene l’inutilità delle fonti di archivio. L’unica cosa che importa è “la storia che sopravvive in tradizioni vitali o nel funzionamento delle istituzioni”. La ricostruzione storica delle origini e dello sviluppo di un’istituzione non è essenziale a spiegarne il funzionamento attuale.

L’unico passo di Argonautiche del Pacifico Occidentale in cui la ricerca etnografica viene raffrontata alla ricerca storica rivela un debito metodologico nei confronti della scienza storica → la scienza storica è un modello di rigore metodologico. Sulle regole di tale modello è necessario sottoporre le fonti etnografiche a una critica rigorosa.

Negli anni formativi dell'antropologia sociale i suoi fondatori non erano ignari dei metodi degli storici. Al contrario essi ne campeggiavano l'applicazione alle fonti etnografiche. 1922: The Andaman Islanders. Radcliffe-Brown aveva utilizzato un metodo intermedio tra il survey work e la ricerca intensiva. Aveva subito l'influenza decisiva della scuola sociologica di Durkheim e Mauss. Scrive: “Per interpretazione di un costume si intende qui la scoperta non della sua origine ma del suo significato”, “In assenza di qualsiasi documentazione storica il massimo che potremmo fare sarebbe tentare di giungere a una ricostruzione ipotetica del passato, cosa di dubbia utilità”. Più promettente è lo studio del significato di un costume, ossia della sua funzione sociale.

1923: articolo sui metodi dell’etnologia e dell'antropologia sociale. Carta di fondazione dell'antropologia sociale. Esistono due modi di spiegazione chiaramente distinti: il metodo induttivo (di cui fanno uso gli antropologi sociali) e il metodo storico (usato dagli etnologi). Radcliffe-Brown riconosce che si può utilizzare il metodo storico per studiare i fatti della cultura a patto di possedere dati storici adeguati. Però studiando popoli non civilizzati bisogna ammettere di non possedere quasi dati storici.

Radcliffe Brown accusava l'etnologia di essere una disciplina antiquaria senza alcuna utilità pratica e sosteneva che essa fosse in un rapporto di dipendenza unilaterale con l'antropologia sociale.

In America: Boas, Kroeber e Radcliffe-Brown

A Chicago l’antropologia aveva avuto una storia intellettuale e istituzionale piuttosto anomala nel panorama statunitense. Il dipartimento di sociologia aveva accordato ampio spazio all’antropologia. L’antropologia resta quindi legata all’interesse per la scienza sociale che spiega la decisione di chiamare a Chicago a insegnare un antropologo con inclinazioni manifestamente sociologiche come Radcliffe-Brown.

Nel mondo americano però le scuole boasiane – e la loro concezione di rapporti fra antropologia e storia – restavano dominanti. Boas riconosce che in ambito dell’etnologia ogni ricostruzione di carattere storico deve affidarsi a inferenze e metodi indiretti. La ricerca storica però è essenziale per l’antropologia, come disciplina che si concentra sul tentativo di comprendere i fenomeni individuali piuttosto che sulla definizione di leggi generali, che, a causa della complessità del materiale, risulterebbero vaghe.

Scambio di vedute fra Radcliffe-Brown e Alfred Kroeber, il più eminente allievo di Boas. 1934: Kroeber pubblica un saggio sulle terminologie di parentela di cinque gruppi amerindiani della California. Afferma che i sistemi di parentela sono sistemi di pensiero con una loro esistenza storica che deve essere esplorata prima che il sociologo ne esplori i rapporti con le istituzioni sociali. Radcliffe-Brown replica dicendo che esistono due tipi di storia: la storia particolareggiata e documentata dello storico, e la storia ipotetica dell’etnologo. Il sociologo non può accettare quest’ultima come surrogato della storia documentata. La sequenza di Kroeber deve essere rovesciata e etnologia ed antropologia sociale devono essere riconosciute come discipline distinte.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noemicalgaro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia storica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Domenici Davide.
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