Estratto del documento

Antropologia culturale: il cibo

Ciborami

La letteratura antropologica tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta ha sempre dedicato una sezione al sostentamento e all’economia domestica, in cui vengono menzionati il cibo e le abitudini alimentari, ma non occuperà una posizione centrale nell’analisi antropologica fino agli anni Ottanta. Sidney Mintz riteneva che ciò dipendesse dal fatto che il cibo e la cucina fossero d’interesse femminile in contrapposizione alla maggioranza maschile degli antropologi e che lo studio del cibo fosse meno importante in confronto ad altri temi più importanti quali la guerra, la magia… Dal 2010 in poi, con l’aumentare delle antropologhe, il cibo ha assunto sempre maggior importanza. Il ciboramo indica quel panorama di persone, gruppi ed individui in movimento nella contemporaneità, elemento essenziale nella dimensione mutevole del mondo globale.

Per Sidney Mintz, il cibo occupa una posizione centrale e diventa una prospettiva da cui osservare le dinamiche sociali all’interno di un dato contesto. Il cibo ha due funzioni: quella nutritiva e quella sociale. Nancy Pollock afferma che il cibo diventi portatore di simboli condivisi da un gruppo che trasmette i sistemi di valori, perciò esso è strettamente collegato alle visioni del mondo delle società. Durante il suo viaggio a Tonga negli anni Novanta notò che il concetto di mangiare è un atto più sociale che biologico: è infatti per gli abitanti di Tonga importante offrire del cibo quando si va a fare visita a qualcuno. Ma oltre ad essere offerto, è anche scambiato all’interno della comunità, per essere compreso nelle attività di compravendita del mercato orto-frutticolo locale, diventando un valore economico all’interno di un sistema economico che integra un’economia capitalistica ad un’economia storicamente basata sullo scambio di beni. È infatti presente in tutto ciò che essi fanno, che si tratti di famiglia, chiesa o comunità.

Per studiare il cibo è molto importante assistere ai banchetti durante i quali è importante la sua esposizione più che il suo consumo. Questa esposizione dà valore alla famiglia che offre il cibo, dando vita ad un gioco di reciprocità nella comunità che a Tonga prende il nome di generosità. La mancata generosità comporta talvolta l’esclusione dalla socialità. Questa generosità non è estesa solo alla propria comunità: durante le feste, la presenza di stranieri ai propri banchetti è segno di status sociale. Il sistema di scambio in questi banchetti si è modificato come si sono modificati gli alimenti scambiati. Inizialmente, durante importanti cerimonie, si donavano cesti di tubero pregiato, ora sostituiti con alimenti di importazione.

La costante presenza di feste fa in modo che gli abitanti di Tonga passino molto tempo a mangiare. L’antropologa K. James ha svolto uno studio etnografico di un funerale a Tonga, durante il quale ha notato che le spese funerarie sono molto elevate (quasi un anno e mezzo di stipendio medio). Le famiglie più agiate prendono un catering, mentre quelle normali passano le intere giornate a cucinare. Circa un terzo delle spese è da attribuire al cibo, al quale dobbiamo aggiungere l’accoglienza dei parenti/amici attraverso il cibo (affittando panche, tavoli, piatti ecc.). Un’altra parte dell’importo totale è spesa per coprire le spese che la preparazione di questi cibi contempla (bolletta, gas...). Futa Helu riconosceva nell’eccessivo consumo di cibo un modo per dimostrare la ricchezza della propria terra: sebbene cerimonie come l’inasi (offerta del primo raccolto ai capi) non sono più praticate allo stesso modo di un tempo, il cibo è ancora veicolo di valori e centro di pratiche sociali.

Durante i banchetti vengono allestiti lunghi tavoli (kai pola) arricchiti da una grande quantità di cibo, la quale non viene consumata subito, ma gli invitati sono muniti di sacchetti di plastica e scatole di cartone per portare via gli avanzi alle proprie famiglie: ciò che indicherebbe un’assenza di autocontrollo nella cultura eurocentrica è invece sinonimo di condivisione a Tonga.

Il dibattito alimentare a Tonga

“Per noi mangiare è una cosa seria” c’è stato un dibattito scientifico riguardo la questione alimentare a Tonga. Randy Thaman sostiene che in quest’isola i sistemi alimentari hanno subito un drastico cambiamento, nocivo per la salute, passando da un’alimentazione basata sui prodotti locali ad una basata su cibo d’importazione. Inoltre, ritiene che monetizzazione e urbanizzazione siano le cause della caduta ecologica, fisiologica e culturale della società tongana. Nancy Pollock invece muove una critica alle ipotesi di Thaman: lei afferma che se negli anni Sessanta e Settanta si era previsto che il consumo di cibo locale sarebbe stato rimpiazzato da cibi importati da oltreoceano, invece i cibi principali tongani e la loro importanza sono persisti nel tempo. Pollock divise in ordine di importanza per ogni contesto insulare gli alimenti consumati.

La domenica a Tonga è un giorno di festa: ci si veste con il vestito buono, tutti i negozi chiudono e il tempo si scandisce secondo un regime di ‘preghiera, cibo, sonno’. Questo tempo festivo differisce dal tempo cerimoniale (primo anno di vita di un bambino, banchetti indetti da un nobile/capo) perché il tempo festivo nella Tonga contemporanea è duplice: da un lato cerimoniale in cui il cibo è utilizzato come strumento di riproduzione sociale e dall’altro di riposo in cui il cibo è strumento di socializzazione e condivisione. Il cibo scandisce il tempo e gli spazi, generi e ruoli tramite una rigida regolamentazione degli alimenti che sono sempre buoni da mangiare.

“Non posso certo presentarmi ad un matrimonio con un cesto carote!”

Il cibo è sottoposto ad una gerarchizzazione su una scala che distingue gli alimenti più preziosi da quelli meno preziosi. Questa distinzione precisa quali alimenti possono essere mangiati nelle diverse occasioni: ad esempio, le banane bollite sono considerate cibo inappropriato per feste cerimoniali. Gli alimenti che stanno ai vertici della scala gerarchica sono quelli che, oltre ad avere un alto valore nutritivo, sono più importanti perché scambiati o donati costruiscono le relazioni sociali: ad esempio, i tuberi all’interno dei quali vi è un’ulteriore divisione gerarchica, dei quali l’igname è il più pregiato.

L’igname e il maiale sono molto importanti all’interno di questa gerarchia, entrambi sono molto pregiati e sfoggiati nelle cerimonie. Prima dell’arrivo dei maiali, nella gerarchia il posto più alto era occupato dalla carne di cane. Con l’arrivo dei maiali questi venivano allevati e uccisi per le cerimonie, dunque i cani passarono in secondo piano. Le gerarchie alimentari sono dinamiche, per cui subentrano nuovi alimenti e si posizionano in rapporto a quelli già presenti: nonostante tale dinamismo, i tuberi occupano comunque il vertice della dieta tongana.

A Tonga vengono importati grandi varietà di cibi sia attraverso i parenti che vivono all’estero, ma anche attraverso l’importazione di cibo vera e propria. Alcuni studi hanno dimostrato che le ragazze, ancora più dei ragazzi, si nutrono di cibo importato; perché questo è di status più alto rispetto al cibo tradizionale, e le ragazze appartengono ad uno status più alto rispetto ai loro fratelli. A Tonga viene considerato cibo solo ciò che è pesante, grasso e solido come le costolette d’agnello e la carne in scatola: perciò mangiare un gelato è considerato uno snack e non ‘mangiare’: il Taro Futuna, una specie di tubero, è considerato ai vertici della gerarchia alimentare in quanto riempie più della patata dolce.

Per la gerarchia del cibo è importante quanto un cibo sazi, tant’è che ai primogeniti maschi vengono assegnati terreni tutti coltivati a tuberi, spesso in compresenza con palme da cocco abbastanza alte da non intaccare l’apporto di sole alla coltivazione bassa. La coltivazione si suddivide in alta e bassa e quella del cocco è un importante prodotto in quanto è anche materia prima per l’artigianato (dalla barba del cocco si ricavano corde ad esempio). La verdura non è contemplata all’interno dell’alimentazione tongana in quanto è considerata un pasto povero, e per verdura non intendiamo i prodotti della natura locale (come le foglie di taro). La verdura risulta essere utilizzata solo per decorare piatti o in piccole quantità da aggiungere a zuppe di carne. I Tongani non coltivano verdura per tre motivi: innanzitutto perché non ritengono che sia un bene di scambio, poi perché è di piccole dimensioni e quindi in opposizione al corpo di un tongano e infine perché non è parte della dieta locale se non solo durante il ricovero in ospedale. La coltivazione di igname è seguita solo da uomini in quanto il mito vuole che l’igname sia donna.

In conclusione possiamo dire che a Tonga “cibo” è sinonimo di “tubero”, in quanto unico alimento realmente sostanzioso. Il resto (carne, pesce, verdura e frutta) è solo un accompagnamento del cibo vero, sostanzioso, un tubero appunto.

“I tongani non sanno cucinare”

Le modalità di preparazione del cibo sono cambiate col tempo sia grazie all’utilizzo di nuove strumentazioni, sia grazie ai contatti con altri tipi di cucina che influenzano quella esistente. A momenti diversi equivale una modalità di preparazione dei cibi differente. Durante la settimana i cibi vengono generalmente cotti sui fornelli: il cibo viene bollito e reso soffice. Nei momenti festivi e cerimoniali viene praticato un tipo di cottura chiamata ‘umu’ e consiste in una fossa scavata ad una profondità di circa un metro dove dentro vengono poste delle pietre sopra le quali viene acceso un fuoco; dopo che la legna si è consumata, vengono adagiati i cibi sopra le pietre roventi. Il buco viene poi ricoperto con delle foglie di taro e lasciato per ore a cuocere: questo assicura cibi di consistenza morbida. Il forno sotterraneo viene usato tutt’oggi.

I tongani non sanno cucinare e tale mancanza viene attribuita al fatto che siano sempre stati dominatori e facessero cucinare alle genti delle popolazioni colonizzate: in realtà non si può parlare di vero e proprio impero tongano perché i capi si stabilivano sulle isole del Pacifico sposando le donne del posto e stabilendo ponti commerciali con il luogo di origine. Le pratiche alimentari annotano un cambiamento dagli anni Sessanta quando il regno di Tonga si è aperto agli scambi commerciali con paesi come Australia, Cina e Nuova Zelanda. Ciò oltre a consistere al commercio di beni ha creato un fenomeno di immigrazione ed emigrazione che ha cambiato molto lo stile di vita tongano: tale cambiamento consiste nel fatto che la capacità di cucinare venga oggi a coincidere con la capacità di procurarsi cibo in abbondanza.

Il tempo dedicato alla cucina è sempre meno in confronto con l’interesse ad altre occupazioni. Mancanza di tempo e pigrizia, indotta dall’elettricità, sono i motivi principali di questo misero sforzo culinario. Nonostante ciò, il momento di preparazione dei cibi è considerato sempre un momento importante: questo spiega la totale assenza di Fast Food. Oggi i tempi di preparazione si sono ampiamente ridotti in quanto tutto è preparato in acqua bollita o latte di cocco e condito con il sale. La scarsità del tempo dedicato alla cucina è segno di uno status sociale: una famiglia che ha denaro liquido per procurarsi i prodotti tramite i mercati anziché procurarseli direttamente dal mare è considerata emancipata e ricca.

“Quando sono al villaggio mangio tutto il tempo”

Una ricerca è stata svolta nella capitale dell’arcipelago, Nuku’alofa: è la zona più urbanizzata del regno, anche se il paesaggio urbano è costituito da piccole case di legno attorno a vie asfaltate. I quartieri della capitale sono villaggi e sono abitati da molti degli abitanti della capitale durante la settimana, mentre nel week-end questi raggiungono i villaggi rurali di provenienza fuori dalla capitale. Tutti coloro che non sono nati a Nuku’alofa ma ci vivono devono comprare i beni di prima necessità al mercato: questa condizione è condivisa da quelli che lavorano negli uffici, nella burocrazia o ad impieghi che non consentono loro di integrare il lavoro dei campi col lavoro di ufficio. Chi è immigrato dalle isole e chi lavora a tempo pieno negli uffici è più vulnerabile dal punto di vista della salute. Tuttavia, le differenze tra dieta rurale e dieta urbana sono minime e rintracciabili solo nello stile di vita più attivo in campagna. Molto spesso avviene uno scambio di prodotti: ad esempio i pescatori vendevano il pesce al mercato per procacciarsi i soldi per comprare la carne.

Abitudini alimentari e modalità di consumo

Vi sono alcuni elementi che accomunano la popolazione urbana del Regno. Il primo aspetto è la quantità. A Tonga si mangia in quantità perché è considerato tongano tutto ciò che è grande e abbondante come loro. Secondo C. Q. Moaeteau ci si nutre tutte le volte che si trova cibo perché non si sa quando sarà la prossima volta: i tongani rispetto al mangiare usano il motto “carpe diem”. La soglia di quantità di cibo ingeribile è il momento in cui si smette di mangiare, sollevando la questione del senso di sazietà. Infatti, nelle occasioni cerimoniali si ingeriscono quantità enormi di cibo e sembra che la sazietà giunga quando la quantità di cibo ingerito provoca sonnolenza. La capacità di riempirsi lo stomaco con grandi quantità di cibo è accompagnata dalla capacità di sostenere la fame: essi sono capaci anche di stare tutto il giorno senza toccare cibo. Questo aspetto ha le sue origini nella storia delle abitudini alimentari delle popolazioni polinesiane: infatti, queste popolazioni alternavano momenti di abbondante consumo di cibo a lunghi momenti di digiuno. Questa condizione favoriva un’elasticità dello stomaco e un livello diverso di senso di sazietà. Secondo lo scienziato Neel, le popolazioni del Pacifico sono più esposte all’obesità perché a causa di questa alternanza tra consumo e digiuno il metabolismo si è rallentato e quindi conserva più a lungo i grassi. È anche vero che la questione dell’obesità nel Pacifico è più complessa e variabile a seconda del contesto; il gusto è un aspetto spesso sottovalutato nell’analisi degli elementi che determinano le abitudini alimentari, invece è elemento importante per i Tonganesi che privilegiano tutto ciò che è grasso e quindi buono al palato.

“Probabilmente l’economia è una scusa per il gusto”

A Tonga si consuma molto più cibo inscatolato che fresco, localmente disponibile: secondo la maggior parte degli intervistati è dovuto ad una scarsa disponibilità economica. Le famiglie hanno scarsa disponibilità economica perché gran parte della loro liquidità è spesa per assolvere obblighi di vario genere (uniformi scolastiche, obblighi per Chiesa e funerali).

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 15
Riassunto esame antropologia culturale, prof. Faranda, libro consigliato Il peso del corpo, Cottino Pag. 1 Riassunto esame antropologia culturale, prof. Faranda, libro consigliato Il peso del corpo, Cottino Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame antropologia culturale, prof. Faranda, libro consigliato Il peso del corpo, Cottino Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame antropologia culturale, prof. Faranda, libro consigliato Il peso del corpo, Cottino Pag. 11
1 su 15
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabrizio.sani.1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Faranda Laura.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community