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ANTROPOLOGIA MEDICA

L’antropologia medica è tra le più importanti specializzazioni delle scienze antropologiche, cerca di

coniugare l’interesse per l’esperienza del corpo, della salute e della malattia con la ricostruzione di

processi sociali, culturali, politici e istituzionali storicamente determinati. All’interno di questo ha ridefinito,

le stesse nozioni di “corpo”, “salute” e “malattia”, rimettendo in discussione il loro presunto carattere

naturale e osservando le modalità storiche attraverso cui il concetto di “natura” è stato culturalmente

costruito sulla base di assunti ideologici considerati ovvii e non criticabili.

L’antropologia medica è una scienza critica, sperimentale e dialogica, che produce ricerche etnografiche ed

elabora riflessioni teoriche specifiche sui modi in cui il corpo, la salute e la malattia sono definiti. Attribuisce

un ruolo centrale alla ricerca sul campo, condotta a diretto contatto con le realtà nei diversi contesti umani

in cui lavora etnografia.

Diversi passaggi dell’antropologia medica:

 Un certo biologismo in cui si ignoravano fattori extrabiologici, come quelli storico-sociali.

 Focus sul carattere culturalmente costruito (e non naturale) della corporeità. Confronto

comparativo di diverse realtà umane.

 Limiti dell’approccio precedente: la dicotomizzazione tra noi e gli altri. L’antropologia medica,

criticando l’astrazione del concetto di cultura, ha tentato di superare tale esistenzialismo,

considerandola come un incessante processo di produzione materiale e simbolico. Etnografie anche

nel contesto occidentale stesso. Messa in questione della medicalizzazione. La biomedicina

costruisce i corpi e ricalibra costantemente la propria azione su quei corpi stessi;

 Emerge anche in uno stesso campo culturale una variabilità di stili di pensiero e di forme di

azione.

 Messa in guardia dal trasformare in oggetti sofferenza ed esperienza di corporeità, rivelando la

negoziazione di costruzione sociale, politica e storica della realtà.

 In nessun ambito di ricerca lo sguardo del ricercatore può essere definito neutro. Approccio

riflessivo capace di cogliere l’aspetto proiettivo del nostro stesso sguardo. Noi costruiamo gli

oggetti, non conosciamo oggetti già dati.

La stessa dicitura antropologia medica viene discussa ricordandoci il carattere arbitrario delle etichette

disciplinari (Tullio Seppilli). È Bayron Good a parlare della valenza ossimorica della dicitura antropologica

medica: antropologia rimanda ad una concezione storicistica delle scienze umane, medica rimanda al

campo delle scienze biologiche.

Corpo, malattia e salute non sono gli oggetti della disciplina, ma i concetti che agiscono simbolicamente e

materialmente sui corpi viventi, pertanto non sono separabili dai contesti storici e dai campi sociali in cui

si inscrivono.

Il corpo non è un oggetto naturale, ma un prodotto storico, una costruzione culturale che varia a seconda

dei contesti socio-culturali. Non tutte le culture hanno elaborato la nozione biologica individualizzata di

corpo, come del resto anche la distinzione tra salute e malattia è estremamente variabile.

FIGURE DEL CORPO (CAP.1)

Il corpo, così come la salute e la malattie, più che oggetti sono dei concetti (macchine concettuali), compito

di catturare l’esperienza vivente per trasformarla in un concetto astratto frutto di una costruzione legata

all’ambito socio-culturale e storico, nel quale la nozione ha preso forza. Questo ci fa capire che questi modi

di rappresentare il vissuto è il prodotto di determinati contesti storici, culturali, sociali, politichi, ecc.

I significati che diamo al corpo sono socialmente costruiti, un prodotto culturale se ci spostiamo nel

tempo e nello spazio, in altre realtà, il corpo può essere pensato in modi diversi, o che alcuni gruppi umani

non abbiano un termine per indicare il corpo (es. distinguere il corpo dalla mente). Ci sono modi diversi di

intendere il Sé.

Parlare rimanda alla dicotomia mente e corpo del pensiero occidentale, e alla dicotomia di salute e

malattia. Vuol dire anche indagare le modalità in cui noi conosciamo il mondo intorno studiare il

rapporto tra corpo e mondo. Le modalità sono studiate da chi si è concentrato nell’habitus e

incorporazione.

- Postura del corpo

- Diverse posture del corpo

- Variazione delle posture del corpo.

Sono un corpo, ho un corpo ambiguità costitutiva della corporeità, dicotomia tra:

- Esperienza “corporea” io sono corpo, percepisco il mondo attorno a me attraverso il mio corpo,

costruisco la mia rappresentazione del mondo: l’esperienza del mondo è impossibile senza il corpo,

(approccio fenomenologico). 

- Rappresentazione mentale del corpo io ho un corpo, immagine mentale che ci siamo fatti del

corpo che viene oggettivato, razionalizzato e pensato come un’entità biologica individualizzata,

(approccio cognitivo).

Le due modalità sono due cose intensamente intrecciate.

Noi siamo come corpi che pensano. Tutta la nostra esperienza e la nostra conoscenza avvengono

attraverso un processo di incorporazione. L’immagine del corpo è legata al contesto in cui viviamo, cambia

nel tempo e rispondono a determinati modelli culturali che sono della nostra epoca.

Forma di oggettivazione massima del corpo corpo come “macchina”, il processo di oggettivazione

avviene di continuo (es. il dottore considera il corpo come una macchina anche per intervenire in modo più

freddo su un corpo malato).

Il corpo diventa come un “fatto sociale e culturale”. Infatti, dal punto di vista antropologico il corpo non è

un oggetto “naturale”, ma un prodotto storico, una costruzione culturale che varia a seconda dei contesti

stoico-culturali. Anche un corpo appena nato, nudo, non è un oggetto naturale, ma è già un prodotto

storico. Non esiste un corpo naturale.

Noi mettiamo in esposizione ogni giorno i nostri corpi, essi raccontano e ricordano la nostra storia. L’idea di

corpo non è una cosa scontata. I gruppi umani pensano che le proprie concezioni del corpo, l’uso che essi

fanno del corpo siano ovvi, parti dell’ordine naturale e non convenzioni sociali.

I corpi sono disciplinati (processo continuo), ad esempio la postura, da una serie di regole date dalla

società in cui viviamo, che proiettiamo e, a volte, neanche ce ne rendiamo conto. Il modo di porci agli altri è

costruzione, riflessione.

I modi di rappresentare il corpo non solo cambiano culturalmente, socialmente, ma sono strettamente

connesse con la nostra idea di ordine della società e del mondo. C’è una connessione tra il nostro modo di

plasmare il nostro corpo e il nostro modo di pensare nella società (cosmologia). Parlare dei nostri corpi

vuol, dire parlare anche della nostra società (concetto di ordine e disordine della società), diventando tutti

concetti relativi interconnessi (prodotti sociali).

ANTROPOPOIESI = tipo di riflessione antropologica (anthtopos – poiein = fare, fabbricare, plasmare uomini)

La prospettiva antropopoietica evidenzia il fatto che tutti i gruppi umani/società “fanno uomini” secondo

propri modelli di umanità (es. modelli di educazione). Vi sono modi diversi di plasmare uomini.

Il corpo viene plasmato concretamente, lo facciamo noi ogni giorno noi stessi, è un modo per trasmettere i

modelli culturali e riguarda tutti gli esseri umani obiettivo continuo di posizionare il corpo in un

contesto sociale, continue modificazioni sul proprio corpo; esempio: nasce il figlio, si va all’anagrafe per

segnare il figlio per farlo nascere socialmente – battesimo, il bambino nasce nella comunità cristiana.

La funzionalità dipende dalla posizione che prende il nostro corpo nella società.

Esempio di interventi del corpo, scelte cultural legate alle nostre società:

- toilette, profumazione, cosmesi, coloratura, pitture corporali;

- alimentazione e diete, interventi chimici e ormonali;

- crescita delle unghie: nella cultura mandarina era tipico nell’aristocrazia, determinava una disabilità

per cui c’è qualcun altro a tua disposizione (servo);

- modellamento della struttura muscolare ed ossea dall’esterno: tradizione nel contesto cinese

relativa a ragazze di una certa classe elevata. Esempio: piedi piccoli non potevano fare certe cose

faticose, non adatte a ragazze di una classe sociale elevata.

- Fasciatura del neonato nel XV secolo: avere la testa lunga in alcuni gruppi era un modo per

naturalizzare la propria appartenenza alle classi elevate.

Mentre lo stato sociale è qualcosa di costruito, l’intento da parte di chi appartiene alle classi

superiori è quello di rendere duraturo l’appartenenza a quella classe sociale nel tempo.

L’aristocrazia è scritta nel tempo, mentre si obbligano altri a non modificare quella parte del corpo.

Obiettivo di mostrare che si è nati di classe elevata per natura.

i busti comportavano danni alla respirazione delle donne, modificavano il corpo per avere più

successo matrimoniale.

- I tatuaggi erano modi per diventare uomini. Mentre nell’occidente si tatuavano prostitute,

criminali. Mentre nell’esercito aveva un significato di riconoscimento tra i gruppi.

- Le scarificazioni, incisioni nella pelle, elementi che raccontavano la storia della propria tribù e

gruppo di parentela al quale si fa parte.

- Le bruciature e marchiature, subite dagli schiavi o criminali come segno di riconoscimento a vita. Si

vuole rendere naturale una questione di disuguaglianza. Modo di naturalizzare uno stato.

- Intaglio dei denti, amputazioni, chirurgia, il parlar bene fosse legato al lavorare bene sui denti,

imputazioni delle dita come segno di riconoscimento tra gruppi, o segno di lutto, creando una

disabilità notevole.

- Chirurgia plastica estetica, tribù poco studiata, vive in una parte del globo terrestre e svolge

interventi di chirurgia su faccia, seno, genitali successi a livello di carattere sociale. Spesso donne

sane e giovani si sottopongono a questi interventi per posizionarsi meglio nella società di

appartenenza. Pratiche ora anche molto diffuse in occidente, rientrano in modelli sociali

soprattutto diffuse sulle giovani.

- Interventi in vista della morte, trattamento del cadavere, trattamento dei resti umani,

dissoluzione: esposizione del corpo anche dopo la morte.

LE TECNICHE DEL CORPO: UN SAPERE INCARNATO

Come usiamo i corpi. Anche la salute e la malattia rientrano all’interno di determinati saperi e pratiche del

corpo, che si distinguono a seconda del periodo storico e culturale.

MARCEL MAUSS ha studiato la relazione tra comunicazione verbale e quella tacita del corpo. Tramite la

pubblicazione di un suo importante saggio, prende vita l’espressione “tecniche del corpo” negli anni Trenta

 s’intende i modi in cui gli uomini, nelle diverse società, utilizzano il proprio corpo, in riferimento alla

propria tradizione ( = pratiche trasmesse alle generazioni successive, ad esempio con l’educazione).

Inserire il concetto di tradizione vuol dire che l’uso del corpo non è naturale, ma è un prodotto socio-

culturale. Il corpo è il primo strumento che gli esseri umani utilizzano, è oggetto di manipolazione e

mezzo tecnico dell’uomo per agire sul mondo attorno a se.

Il tema del corpo viene così sottratto alle scienze biologiche e si avvia una riflessione nelle scienze umane,

in particolare nell’antropologia; infatti, Marcel Mauss mette insieme tre aspetti: biologico, psicologico e

sociale l’uomo è un insieme di queste tre dimensioni.

La tecnica è un gesto tradizionale ed efficace del corpo. Il corpo, infatti, non è un prodotto totalmente

naturale/biologico, ma è anche modellato dal contesto sociale, culturale, storico in cui viviamo (es. anche il

gesto, la parola).

Le pratiche umane (tutto ciò che facciamo) è il risultato di processi di apprendimento, di educazione,

attraverso i quali le forze sociali modellano il corpo. “Tecnica del corpo” indica, infatti, la capacità del

corpo di naturalizzare la tecnica appresa e di assorbirla fino al punto da non riconoscerne più il carattere

socioculturale processo di naturalizzazione:

- è importante che avvenga perché non possiamo tenere vigile qualsiasi azione che facciamo col

nostro corpo, in modo da concentrarsi meglio in azioni nuove AUTOMATISMO.

- Nasconde il fatto che quel modo di fare è in realtà un prodotto culturale. Sapere questo, e noi non

siamo d’accordo, possiamo modificarlo, ma devo esserne consapevole.

Esempio: nuotare, andare in bicicletta: Ci sono tanti modi per imparare a nuotare, anche senza oggetti

esterni. Come si trasmettano queste pratiche? Per andare in bicicletta uno può andare in bicicletta anche

senza aver studiato la fisica. Può non avvenire anche senza la comunicazione verbale. La maggior parte

della conoscenza tecniche si apprende guardando un modello (un altro che compie un insieme determinato

di gesti) e imitandolo (riproduciamo con il nostro corpo quell’insieme dei gesti). Si apprende in modo quasi

tacito, silenzioso, la parte verbale è del tutto marginale. Mentre altri saperi si apprendono in modo verbale.

Inoltre, solitamente i nostri corpi riposano da seduti, o maggiormente coricati. Non è così ovunque. In

alcuni popoli ci si riposa accovacciati, in altri in piedi con una gamba alzata.

La trasmissione dei saperi del copro da una persona ad altri avviene per mimesi (= termine greco,

imitazione). L’apprendimento corporeo avviene spesso in modo tacito, non si fonda sulla comunicazione

verbale.

Anche il genere è una tecnica del corpo, una performance appresa attraverso la mimesi e l’azione

pedagogica dei processi di educazione e modellamento culturale (es. regole, divieti, come posizionare il

proprio corpo davanti agli altri = corpo chino, accetta la propria posizione, o corpo ribelle). Anche il modo di

camminare, che sembra così normale, in realtà è costruito. L’identità maschile e femminile, infatti, non

sono essenze ma concetti relazionali. 

- SAPERE ESPLICITO, CONSAPEVOLE punta dell’iceberg. 

- DIMENSIONE TACITA E INCORPORATA DELLA CONOSCENZA grande parte sommersa dell’iceberg.

HABITUS E INCORPORAZIONE

HABITUS

Introdotto da Marcel Mauss, l’HABITUS (le abitudini) è l’insieme dei comportamenti “naturalizzati”, frutto

di un processo graduale di apprendimento che avviene attraverso un’esposizione del nostro corpo

all’ambiente sociale esterno. I modi di camminare, di correre, di nuotare, di sedersi, di dormire, ci appaiono

naturali, spontanei, invece sono comportamenti appresi così bene da diventare come una seconda natura.

Questo concetto di habitus fu ripreso dal sociologo PIERRE BORDIEU, il quale affermò che l’habitus è

l’insieme delle diposizioni incorporate dell’individuo, che sono da intendersi sia come il risultato di

un’azione organizzatrice che agisce sul corpo umano all’esterno, sia come modi di essere che esprimono

una potenzialità di azione. È strutturato e strutturante dei nostri modi di vivere processo di

incorporazione.

Acquista man mano complessità perché entro la nozione di habitus vi è da una parte una concezione statica

(meccanica, si agisce senza più riflettere tecnica del corpo) e dall’altra un aspetto dinamico. Mette in

relazione l’individualità con la collettività, mostra come i comportamenti collettivi vengano incorporati

dall’individuo.

NOZIONE DI CAMPO DI FORZE

Se noi collochiamo il soggetto nel campo di forze entro il quale vive, stiamo mostrando la dinamicità di

questo processo. Inoltre, le relazioni di dominio e potere si esercitano sui corpi e attraverso i corpi.

Esempio: la sofferenza psicologica è il risultato di un processo

di incorporazione dei conflitti agenti nei rapporti di forza che

regolano l’esperienza sociale.

L’habitus è il prodotto dell’incorporazione. Il campo di forze è

di diverso tipo: strutture di potere, contesto politico,

economico, culturale, sociale. Se il corpo è soggetto, siamo

dentro un campo di forze. Anche la malattie e la sofferenza

rientrano in processi di incorporazione.

La relazione tra campo di forze e habitus è reciproco.

L’INCORPORAZIONE

L’incorporazione è la condizione essenziale dell’uomo dello stare al mondo abitandolo con il proprio

corpo e abituandosi ad esso. Rappresenta il modo in cui gli esseri umani vivono l’esperienza corporea del

mondo e ne producono la rappresentazione. Oggetto e soggetto della rappresentazione del corpo sono

indivisbili: è il corpo a conoscere il mondo e a produrre le sue rappresentazioni.

L’incorporazione è anche un principio metodologico, perché riguarda i processi storici di costruzione della

corporeità e i modi corporei di produzione della storia e, intrecciando i processi di percezione,

rappresentazione e azione, coinvolge anche lo studioso. È Csordas che propone di utilizzare

l’incorporazione come paradigma, come un punto di critica radicale alle dicotomie (mente/corpo,

soggetto/oggetto, natura/cultura, materia/spirito).

CORPO E INCORPORAZIONE PER FRANCO BASAGLIA

Corporeità = l’intero complesso dell’uomo nel suo essere umano. Ogni espressione, ogni atteggiamento

con cui l’uomo si dà e coglie il mondo è corpo ed è il corpo il complesso di possibilità che da esso emanano

e che realizzano, nel suo apparire, la sua mondanità umanizzata.

Il corpo come luogo dell’agentività = è proprio il corpo che mi dà la possibilità di agire, di tendere verso la

realizzazione del mio possibile. <

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria2001b di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Cossu Tatiana.
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