Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

arteria oftalmica e arteria uditiva interna.

Circonda il chiasma ottico e le strutture che si osservano nella cisterina interpeduncolare (peduncolo ipofisario, ipotalamo e corpi

mammillari) e, genericamente, è collocato a livello del corpo dello sfenoide: i rami dei nervi oculomotore, trocleare, abducente ed

oftalmico hanno decorso esterno rispetto al circolo.

Il compito del circolo è di uniformare a livello pressorio il circolo sanguigno intracranico e di compensare deficit vascolari.

CIRCOLAZIONE VENOSA DEL SNC

Le vene cerebrali hanno diametro maggiore rispetto alle arterie e decorrono sulla superficie delle circonvoluzioni, hanno parete liscia,

senza muscolatura liscia, sono prive di valvole e presentano molte anastomosi tra loro.

Le vene originano dai capillari della corteccia e dal centro semiovale e confluiscono nella rete venosa piale.

Il drenaggio del sangue avviene mediante la VENA GIUGULARE INTERNA e, poco, con la VENA OFTALMICA, anastomizzata alla vena

facciale. Si osservano diversi elementi venosi suddivisi in vene superficiali, profonde e della base:

Vene del gruppo sup. (superficiali) Vene con decorso ascendente che confluiscono nel seno sagittale superiore o vene con

o decorso discendente che confluiscono nel seno sagittale inf. o nella vena basilare: importanti sono le vene di Trolard e Labbè che

rispettivamente pongono in comunicazione il seno sagittale sup. la vena basilare e il seno trasverso con il seno sagittale sup.

Vene del gruppo medio (superficiali) Decorrono nella scissura laterale del Silvio

o Vene del gruppo inferiore (superficiali) Mediante la vena di Labbè si anastomizza con il gruppo medio delle superficiali

o Vene cerebrali interne (profonde) Rappresentate dalle vena del setto pellucido, vena terminale (tra talamo e nucleo caudato) e

o vena cioridea (per i plessi corioidei dei ventricoli laterali) confluiscono prima nella vena cerebrale interna e quindi nella grande

vena cerebrale di Galeno.

Grande vena cerebrale di Galeno Riceve le vene cerebrali interne, è un ramo impari e mediano e si apre anteriormente nel

o seno retto. Nel decorso riceve vene cerebellari, vene cuneolimbiche e vene della base

Vene della base Decorrono sulla base dell’encefalo a partire dalla sostanza perforata anteriore sino alla grande vena cerebrale

o di Galeno dove confluiscono: sono la vena basilare, che è la prosecuzione indietro della vena cerebrale anteriore e la vena

cerebrale media-profonda che si sviluppa dal lobo dell’insula e a livello della sostanza perforata anteriore continua nella v.

basilare.

TERRITORI DI DISTRIBUZIONE

ART. CEREBRALE ANT. Pt mediale di tutto l’emisfero, cuneo escluso. Giro frontale sup. e medio, circ. pre- e post-centrale.

ART. CEREBRALE MEDIA Pt laterale della faccia orbitaria del lobo frontale, pt laterale del lobo frontale, circ. temporale sup. e media,

insula e regione retro-insulare

ART. CEREBRALE POST. Faccia inf. lobo temporo-occipitale, circ. ippocampale.

BARRIERA EMATO-ENCEFALICA

I vasi sanguigni, sino ai capillari, sono avvolti da una struttura connettivale di derivazione piale: questa è separata sia dalla parete del

vaso, spazio intrapiale periarterioso, sia dalle glia che avvolgono il tessuto nervoso, spazio subpiale periarterioso: nell’insieme i due spazi

intra- e subpiali sono noti con il nome di spazio di Virchow.

L’endotelio che riveste i capelli è continuo le cui cellule sono tra loro unite da tight junction, la membrana basale superficiale è continua e,

i pedicelli degli astrociti si portano a contatto la guaina perivascolare stessa: in tal modo si crea la barriera emato-encefalica, che regola

l’osmolarità del tessuto nervoso e impedisce a sostanze dannose di entrarvi; solo alcune sostanze liposolubili possono diffondervi

Questa barriera si osserva anche tra i plessi corioidei e l’aracnoide, con il nome di barriera emato-liquorale in modo da evitare che il

sangue possa spargersi nel liquor.

LIQUOR e CIRCOLAZIONE LIQUORALE Il liquor si colloca nei ventricoli, nelle cisterne e nello spazio subaracnoidale. E’ un liquido

 2+ +

incolore, alcalino, isotonico contenente NaCl, Ca , K ed azoto non proteico oltre che tracce di glucosio, globulina e scarse cellule quali

linfociti e monociti (<10).

Si colloca prevalentemente nello spazio subaracnoideo e viene completamente rinnovato ogni 8h, ha una pressione sufficientemente

elevate da fuoriuscire a fronte di una ferita penetrante.

Probabilmente è deputato al mantenimento dell’osmolarità del liquido interstiziale tra i neuroni.

E’ secreto dai plessi corioidei del ventricolo laterale quindi si sposta ai restanti ventricolo e, passando per i forami di Magendie e Luschka,

si sposta alle cisterne e, da queste, allo spazio subaracnoidale.

Viene riassorbito dalle granulazione aracnoidali e, in piccola parte, dalle guaine nervose stesse.

PLESSI CORIOIDEI Le pareti dei ventricolo sono costituite da epitelio ependimale (cellule batiprismatiche con alcune cilia vs la cavità

ventricolare) che poggia sulla lamina propria formando con questa la tela corioidea che completa il tetto del III e del IV ventricolo.

Queste strutture possono presentare invaginazioni dell’epitelio ependimale dentro la cavità ventricolare e, pertanto, formano i plessi

corioidei che sono rappresentati da ciuffi di tessuto lunghi 2 mm costituiti, a loro volta, da epitelio corioideo ricco di microvilli e con grosse

fenestrature ma una spessa membrana basale sottostante, cosicchè il compartimento ependimale rimane separato dal compartimento

ventricolare.

VILLI e GRANULAZIONI ARACNOIDALI I villi si collocano nello spazio subaracnoidale e sono rappresentati da granulazioni di tessuto che

sporgono verso la componente ossea della volta del cranio, essendo loro prevalentemente localizzati a livello del solco sagittale superiore:

questi sono costituite dalle stesse componenti del tessuto subaracnoideo, ovvero trabecole connettivali interposte a liquor, e sporgono

verso la dura madre che, in tale regione, risulta meno spessa; solitamente sporgono vs i seni venosi della dura madre, pertanto si viene a

creare una barriera costituita dal tessuto aracnoideo e dall’endotelio vascolare, che, tuttavia, risulta percorsa da vacuoli che drenano il

liquor verso il sangue (probabilmente a causa della differenza di pressione idrostatica).

FORMAZIONI CIRCUMVENTRICOLARI All’interno dell’encefalo esistono regioni dove i capillari, qui formati da taniciti, presentano un

endotelio fenestrato ma, tra loro, giunzioni serrate, perché in queste sedi svolgono un ruolo chemocettivo, volto ad analizzare la

composizione chimica del sangue/tessuto nervoso o la presenza di sostanze dannose all’interno di questi elementi.

Queste strutture sono situate in: (1) organo vascolare della lamina terminale, che si trova anteriormente al chiasma ottico, (2) organo

subfornicale, situato in prossimità del forame di Monro e (3) nell’area postrema, sul pavimento del IV ventricolo.

Altre aree pongono in comunicazioni terminazioni sinaitiche con l’endotelio dei vasi come avviene a livello dell’eminenza mediana, sul

pavimento del III ventricolo, per l’immissione in circolo delle sostanze presenti nel circolo ipotalamo-ipofisario, a livello della ghiandola

pineale o dell’ipofisi ed infine ea livello dell’organo sub-commessurale, localizzato tra la commessura posteriore e l’acquedotto del Silvio,

per la secrezione di proteine all’interno del liquor.

MENINGI

Midollo spinale ed encefalo sono contenuti in involucri connettivali membranosi dette meningi, che sono suddivisi in

pachimeninge (dura madre) e leptomeninge (aracnoide + pia madre).

La dura madre è collocata esternamente, in rapporto con il periostio della struttura scheletrica e, separata da questo mediante lo spazio

peridurale e internamente presenta lo spazio infradurale oltre il quale si osserva l’aracnoide.

La leptomeninge è una sola unità funzionale di due membrane tra loro delimitate dallo spazio subaracnoideo, ricco di trabecole e liquido

cefalo-rachidiano: è costituito esternamente dall’aracnoide, ed internamente dalla pia madre che aderisce all’encefalo o al midollo; le

strutture trabecolari sono indicate come tessuto infraracnoidale.

DURA MADRE MIDOLLARE

Tubo membranoso che avvolge il midollo e, superiormente, è in rapporto con il periostio del rachide mediante lo spazio PERIDURALE. Il

tubo ha origine a livello del forame magno e si porta sino a L2 dove continua avvolgendosi intorno al filamento terminale ma risulta fuso

con le altre meningi.

Ha spessore non uniforme e risulta più spesso sul lato dorsale. E’ costituito da filamenti a decorso longitudinale e fibre elastiche.

La dura madre contrae rapporto anteriormente con il legamento longitudinale posteriore mentre latero-dorsalmente con i legamenti gialli

e gli archi vertebrali.

Superficie esterna presenti trabecole che occupano lo spazio peridurale e, consentono al midollo di seguire i movimenti del

 

rachide: sulle pareti laterali della superficie esterna si osservano le guaine durali dei nervi (che accolgono le radici ant. e post. dei

nervi spinali) e i legamenti meningo-vertebrali.

Questi legamenti sono suddivisibili in laterali, dorsali e ventrali che si fissano ai dischi intervertebrali, agli archi vertebrali ed ai

legamenti gialli; questi mancano solo in corrispondenza del tratto toracico e, a livello sacrale, si osservano solo sulla linea

mediana e, andando ad ancorarsi al legamento longitudinale posteriore formano con esso il legamento sacro-durale di Trolard.

Superficie interna In rapporto con l’aracnoide mediante lo spazio infradurale che risulta percorso da trabecole intardurali che si

 

portano sino all’aracnoide. Si osservano anche le inserzioni dei legamenti denticolati che hanno origine dalla pia madre.

Lo SPAZIO PERIDURALE origina a livello del forame magno e giunge sino alla II vertebra coccigea: ha forma variabile nelle diverse

strutture e in regione lombare forma un cerchio attorno alla dura madre; nel suo decorso accoglie i plessi venosi vertebrali interni e viene

percorso dalle guaine durali che avvolgono i nervi spinali.

DURA MADRE ENCEFALICA

Membrana fibrosa densa che è costituita dalla dura madre vera e propria e dal periostio interno del cranio, detto endocranio, in quanto lo

spazio peridurale è virtuale: entrambe le strutture sono costituite da fibre collagene distribuite in lamelle sovrapposte.

Lo strato esterno è lasso, ricco di cellule e vasi sanguigni mentre lo strato interno è sottile con cellule piatte che separano la dura madre

dall’aracnoide. All’interno della dura madre sono presenti i seni venosi della dura madre che drenano il sangue refluo dalla circolazione

cerebrale.

La dura madre e l’endocranio sono separate nella pt superiore della piramide, dove si crea il cavo di Mekel che accoglie il ganglio

semilunare del trigemino, nella regione della sella (dove si trova l’ipofisi) nella pt posteriore della piramide del temporale dove passa

l’acquedotto del vestibolo con il sacco endolinfatico ed, infine, a livello del forame magno.

La dura madre si continua a livello della guaina periferica dei vasi come guaina durale che aderisce a livello dei forami cranici, della

fessura orbitaria superiore e del forame ottico.

La superficie interna è liscia e presenta alcuni setti che si portano internamente andando a suddividere la cavità cranica in diverse logge

secondarie.

 GRANDE FALCE CEREBRALE Setto verticale a forma piramidale che si porta nella scissura interemisferica.

La base è posteriore e aderisce alla pt mediale della faccia superiore del tentorio del cervelletto, dove peraltro accoglie il seno

retto.

L’apice tronco aderisce alla crista galli e si estende sino alla sutura sfeno-etmoidale e sino al forame cieco.

Il margine superiore è convesso e va dal forame cieco sino alla protuberanza occipitale interna, contiene il seno sagittale

superiore e corrisponde al solco sagittale superiore.

Il margine inferiore, contenente il seno sagittale inferiore, è prossimo al corpo calloso anche se la distanza tra le due strutture

aumenta a livello del ginocchio del corpo calloso (dove, infatti, gli emisferi sono in rapporto).

Le superfici laterali contraggono rapporto con le superfici mediali degli emisferi.

 TENTORIO DEL CERVELLETTO Setto trasversale a forma di tetto rovesciato posto tra cervello e cervelletto.

All’apice permette l’inserzione della grande falce cerebrale e, qui, si colloca il seno retto.

I lati della faccia superiore aderiscono ai lobi occipitali mentre, la faccia inferiore, accoglie il verme cerebellare sup.

Il margine posteriore aderisce alla protuberanza occipitale interna e, con i margini laterali si inserisce sul solco trasverso

(accogliendo il seno trasverso prima ed il seno petroso sup. dopo) sino alla piramide del temporale dove, quindi, si osserva il foro

che accoglie il tronco che porta al ganglio del Gasser del trigemino nel cavo di Mekel.

Il margine libero forma una curva aperta anteriormente che delimita un forame ovalare, del Pacchioni, che pone in comunicazione

la loggia cerebrale con la loggia cerebellare, inoltre, anteriormente, giunge sino ai processi clinoidei anteriori a cui aderisce e

possiede due prolungamenti che formano, rispettivamente, la parte posteriore del seno cavernoso e un tratto che continua con il

diaframma della sella, all’apice del quale si trova l’orifizio per il nervo trocleare e, avanti a questo, l’orifizio per il nervo

oculomotore.

 FALCE CEREBELLARE Setto verticale che si trova nella fossa cranica posteriore tra i due emisferi cerebellari: superiormente

aderisce al tentorio, posteriormente alla protuberanza occipitale interna (e contiene il seno occipitale) e anteriormente giunge

sino all’incisura posteriore del cervelletto.

 DIAFRAMMA DELLA SELLA orizzontale, depressa al centro che si trova sopra la sella turcica andando a chiudere una

Lamina

cavità contenente l’ipofisi eccezione fatta per il forame del diaframma della sella, in posizione centrale, che dà passaggio al

peduncolo dell’ipofisi.

Lateralmente continua con la dura madre che riveste le pareti laterali del seno cavernoso e con il prolungamento che ha origine

dal margine libero del tentorio del cervelletto.

Anteriormente continua con la dura madre che forma il solco del chiasma

 Tenda olfattiva Piega incostante che si trova sulla pt anteriore della doccia olfattiva, sopra alla lamina cribrosa dell’etmoide

dove riveste il bulbo olfattivo.

SENI VENOSI DELLA DURA MADRE

Canali vascolari che si collocano tra sdoppiamenti della dura madre o tra questa e l’endocrinaio, sono deputati al drenaggio dei vasi che

irrorano cavità cranica, encefalo, orecchio interno, occhio e meningi. Questi canali, in ultima analisi, drenano, infine, alla vena giugulare

interna ma, con molte anastomosi, anche al circolo superficiale della testa.

Seno sagittale sup. = Origina a livello del foro cieco e si porta, insieme al solco sagittale superiore, decorrendo sul margine

o superiore della grande falce cerebrale, e si porta sino alla protuberanza occipitale interna dove sbocca nella cavità detta

confluente dei seni. Questo seno riceve molte vene, è in rapporto con i villi e le granulazione aracnoidali

Seno sagittale inferiore = Decorre sul margine inf. della grande falce cerebrale e termina nel seno retto. Riceve vene della falce

o cerebrale.

Seno retto = Decorre là dove la grande falce si inserisce nel tentorio del cervelletto. Riceve il seno sagittale inferiore, la grande

o vena cerebrale del Galeno e le vene del tentorio.

Seno trasverso = Nasce dalla confluenza dei seni, percorre prima il solco trasverso quindi, con il nome di seno sigmoideo, decorre

o nel solco sigmoideo sino al foro lacero posteriore dove confluisce con la vena giugulare interna.

Seno occipitale = Canale venoso che cerchia il foro occipitale e si porta, in alto, sino alla falce del cervelletto. Sbocca nel seno

o trasverso.

Seno petroso superiore = Sul margine sup. della piramide del temporale, là dove prende inserzione il tentorio del cervelletto.

o Anteriormente comunica con il seno cavernoso e posteriormente con il seno trasverso

Seno petroso inferiore = Nella parte post. del seno cavernoso sull’angolo diedro tra piramide del temporale e osso occipitale: i

o due seni petrosi inf. possono comunicare mediante il seno basilare posto sul clivo dell’occipitale.

Seno cavernoso = Seno tra dura madre ed endocranio sito collocato tra fessura orbitaria superiore, sella turcica e apice della

o piramide del temporale. In alto è chiuso dal diaframma della sella e dai prolungamenti del tentorio del cervelletto. Internamente

presenta diverse trabecole e vi passano carotide interna e nervo abducente mentre, sulle pareti laterali interne si osservano il n.

oculomotore, trocleare ed oftalmico (avvolti da dura madre).

Seno sfenoparietale = Alla base della sutura coronale. Riceve vene meningee medie e giunge, decorrendo sulla piccola ala dello

o sfenoide, sino al seno cavernoso.

ARACNOIDE

Membrana sottile senza vasi formata da cellule appiattite collegate tra loro da giunzioni aracnoidee: internamente è in rapporto con la pia

madre per mezzo di trabecole costituite da cellule trabecolari aracnoidee, fibre collagene, fibroblasti e fibre elastiche, che sono immerse, a

loro volta, nel liquor.

ARACNOIDE MIDOLLARE

Tubo addossato alla dura madre e separato da questa dallo spazio infradurale, che risulta percorso da alcune trabecole, dalle radici dei

nervi spinali con i propri vasi e dai legamenti denticolari (pia madre dura madre): superiormente continua nell’aracnoide encefalica

mentre inferiormente si fonde con le altre meningi a livello della cauda equina.

Internamente presenta lo spazio subaracnoidale che inferiormente termina poco prima della fine dello spazio infradurale: dorsalmente,

questo spazio, è diviso a metà dal setto infraracnoidale dorsale mentre ai lati è percorso dai leg. denticolati e dalle radici dei n. spinali che

dividono la parete laterale in una pt ant. e una post.

La puntura lombare raggiunge lo spazio subaracnoidale e si esegue tra L3-4 o L4-5 o sotto, passando tra le lamine vertebrali, in quanto in

tal modo non è possibile lesionare il midollo.

ARACNOIDE ENCEFALICA

Segue la dura madre ma è separata da questa dallo spazio infradurale, all’interno dei quali si osservano vasi e nervi: in prossimità dei lati

del seno sagittale superiore si osservano villi e granulazioni aracnoidali, strutture del tessuto aracnoidale, importanti per il riassorbimento

del liquor.

Lo spazio subaracnoidale non risulta uniforme in quanto, mentre la pia madre aderisce all’encefalo entrano dentro le scissure, l’arancnoide

crea dei ponti che “superano” le diverse scissure e, pertanto, formano alcuni spazi (in particolare alla base del cranio) identificati come

cisterne subaracnoidali (o rivoli se di dimensioni minori).

Cisterna cerebello-midollare – Aracnoide che va dalla faccia dorsale del midollo allungato alla base del cervelletto senza entrare

 nella fessura trasversa del cervelletto. Lo spazio è triangolare e ant. corrisponde alla faccia dorsale del bulbo mentre

superiormente al cervelletto. Il forame del Magendie, sulla volta del IV ventricolo si ponte in comunicazione con questa cisterna.

Cisterna media del ponte – Aracnoide che passa dalla faccia ventrale del midollo allungato alla vallecola del ponte formando

 questo spazio che accoglie l’arteria basilare

Cisterna laterale del ponte – Aracnoide che passa dal midollo allungato alla base del cervelletto che si trova lateralmente al

 midollo allungato. Con queste cisterne si pone in comunicazione il ventricolo laterale mediante i forami laterali presenti all’interno

dei recessi laterali del ventricolo.

Cisterna ambiens – L’aracnoide passa, dunque, dal cervelletto ai tubercoli quadrigemini sup. ed inf. e ai lati del mesencefalo a

 rivestire i peduncoli cerebrali. In questa cisterna decorre la grande vena magna di Galeno

Cisterna del corpo calloso – Tra la pt superiore del corpo calloso e la pt inferiore della grande falce cerebrale. Questa comunica in

 avanti, slargandosi a livello del ginocchio del corpo calloso con la cis della lamina terminale

Cisterna interpeduncolare – Dalla pt ventrale del ponte, nello spazio interpeduncolare, l’aracnoide si porta sino alla base del

 cervelletto.

Cisterna del chiasma – Anteriore alla cisterna interpeduncolare e posta in comunicazione con questa si colloca tra il chiasma ed il

 rostro del corpo calloso

Cisterna della lamina terminale – Aracnoide che passa dalla base di un lobo frontale all’altra, è in comunicazione con la cisterna

 del corpo calloso.

Cisterna della fossa laterale – Aracnoide che dalla base dell’encefalo si porta sulle sue pareti laterali passando superficiale rispetto

 alla scissura laterale del Silvio e creando, inferiormente, uno spazio dove si prospetta l’insula e gli opercoli oltre che la vena

cerebrale media.

PIA MADRE

Membrana connettivale più spessa dell’aracnoide con il quale è congiunta mediante lo spazio subaracnoideo.

PIA MADRE MIDOLLARE

Sottile. Inferiormente si fonde con le altre meningi a rivestire la cauda equina. Sulla superficie ventrale si osserva un nastro fibroso, detto

leg. ventrale, che copre l’arteria spinale anteriore, dorsalmente si osserva il setto infraracnoidale mentre, lateralmente, dipartono i leg.

denticolari che si portano a ventaglio alla dura madre e servono ad ancorare il midollo alle meningi.

Internamente aderisce al midollo spinale e da questa originano vasi per il midollo stesso: a livello della fessura mediana anteriore si

osserva che la pia madre entra in questa ma non forma un cavo a causa della ristrettezza della fessura pertanto i residui piali sono tra loro

addossati.

La pia madre midollare è formata da uno strato esterno con fibre collagene longitudinali e poche fibre elastiche e uno interno con fasci

collagene incrociati e senza fibre elastiche.

PIA MADRE ENCEFALICA

Riveste la superficie libera dell’encefalo ed è sottilissima. A livello del cervello forma delle pieghe che entrano nelle scissure e nei solchi

mentre, nel cervelletto, invia prolungamenti all’interno dei solchi che separano tra loro le lamelle cerebellari.

La superficie interna è in comunicazione con l’aracnoide mediante le trabecole infraracnoidali mentre, la superficie interna, è in

comunicazione con l’encefalo mediante diversi vasi e prolungamenti della pia che rivestono i n.C.

Nella pia madre encefalica si osserva solo lo strato interno, senza fibre elastiche, poche fibre collagene e fibrovlsti modificati che formano

una lamina in continuazione con le trabecole aracnoidali.

I vasi maggiori decorrono nello spazio subaracnoidale, passano sulla pia madre ma non vi si fermano.

TELE CORIOIDEE e PLESSI CORIOIDEI

A livello della fessura trasversa di cervello e cervelletto la pia madre descrive due pieghe che accolgono i plessi corioidei.

La pia madre si invagina nella fessura trasversa del cervello restano tra fornice e la superficie dorsale del diencefalo:

o inferiormente sono presenti i due talami mentre nella pt centrale si osserva il tetto del III ventricolo dove è presente anche

epitelio ependimale e, pertanto, insieme alla pia, viene a formarsi il plesso corioideo

La piadre si invagina nella fessura trasversa del cervelletto rimanendo tra verme inferiore, tonsille del cervelletto e pt dorsale del

o midollo allungato: sulla pt dorsale si osserva il IV ventricolo a livello del quale si osserva la tela corioidea del IV ventricolo.

IRRORAZIONE e INNERVAZIONE DELLE MENINGI

La dura madre è poco vascolarizzata dai rami di art. radicolari, che sulla dura madre stessa, formano una rete a maglie larghe. Le art.

sono varie e decorrono nella zona scollabile di Marchant (zona di poca adesione tra endocranio e dura):

 Arteria meningea media Ramo dell’arteria mascellare, entra nel cranio dal foro spinoso, decorre sulla superficie laterale

passando sulla squama del temporale per terminare suddividendosi in un ramo frontale ed uno parietale.

 Ramo meningeo ricorrente dell’art oftalmica (fossa cranica anteriore)

 Ramo meningeo dell’art. etmoidale inferiore Irrora anche la falce

 Arteria meningea accessoria (fossa cranica media) Ramo del mascellare che entra nel cranio per il foro ovale

 Ramo ricorrente dell’arteria lacrimale + rami della carotide interna che si dirigono al seno cavernoso

 Arteria meningea posteriore (nella fossa cranica posteriore) Origina dalla faringea ascendente ed entrano nel cranio per il foro

giugulare, il foro lacero ant. ed il canale dell’ipoglosso.

Tutti i rami arteriosi sono tra loro anastomizzati e, nel decorso, lasciano un’impronta sull’osso. Sono associate e vene satelliti e,

tendenzialmente, irrorano l’osso e vascolarizzano poco la dura madre.

Il drenaggio venoso avviene per mezzo dei seni venosi della dura madre o verso le vene satelliti delle arterie, pertanto si ha una

comunicazione tra la circolazione intra- ed extracranica.

L’innervazione ha origine da rami meningei dei v. spinali che contengono prevalentemente fibre sensitive: le fibre simpatiche solitamente

sono rami venosi che accompagnano il decorso delle arterie.

Tra i rami che irrorano le meningi sono da ricordare principalmente i rami che hanno origine dal trigemino: nervo tentorio (dell’oftalmico),

nervo meningeo (del mascellare), nervo spinoso (del mandibolare), ramo del linguale che torna al cranio seguendo il decorso del tronco

del n. ipoglosso; da questi rami originano fibre che si diramano in singoli fasci volti alla superficie interna della dura madre.

LE GRANDI VIE NERVOSE

VIA DELLA SENSIBILITÀ Le vie nervose sono connessi

poli-neuronali che connettono

tra loro diverse regioni del SN

in modo tale da portare le

informazioni sensitive dai

recettori periferici alle strutture

sovrassiali/assiali (vie della

sensibilità) e ritrasmettere, per

catene discendenti, le

informazioni motorie dalle

strutture sovrassiali/assiali agli

organi effettori.

Le diverse vie della sensibilità somatica sono organizzate in 3 sistemi principali:

Sistema anterolaterale (del lemnisco spinale) = Trasporta l’info esterocettiva-protopatica di tronco e arti; tra queste le info

o dolorifiche sono trasmesse dal fascio spino-tettale, spino-reticolare e spino-mesencefalico

Sistema posteriore (del leminisco mediale) = Trasporto l’info esterocettiva epicritica e propriocettiva cosciente.

o Sistema spino-cerebellare (fasci spino-cerebellari, cuneo-cerebellare e olivo-cerebellare) = Trasmette info della sensibilità

o propriocettiva incosciente.

Via del leminisco trigeminale = Info esterocettiva e propriocettiva cosciente

o Via trigemino-cerebellare = Info propriocettiva incosciente.

o

Le vie della sensibilità somatica generale ascendenti presenta un decorso tri-neuronale.

Il proto neurone è pseudounipolare, con il pirenoforo nei gangli della radice dorsale dei n. spinali o gangli dei n. encefalici e un neurite

volto vs i recettori periferici mentre l’altro decorre vs il nevrasse.

Il deutoneurone si trova nel nevrasse in centri di nuclei in base all’info trasportata; nel caso della via propriocettiva incosciente proietta

direttamente alla corteccia cerebellare.

Il III neurone è solitamente localizzato nel talamo e trasmette le info alla cortex o ad altre regioni corticali.

Le vie della sensibilità viscerale sono distinte in fisiologiche, quando trasmettono info sulla variazione dell’ambiente interno, e dolorifiche:

le prime appartengono al SNA parasimpatico mentre le seconde allo SNA simpatico.

Anche queste sono costituite da un neurone pseudounipolare, con il pirenoforo situato come per le vie della sensibilità generale, e con i

neuriti volti, uno vs plessi o gangli dello SNA l’altro vs le corna posteriore del midollo per giungere alla formazione reticolare e quindi

all’ipotalamo.

Le vie della sensibilità specifica sono legati ad organi di senso specifici che ricevono l’info mediante cellule nervose sensoriali primarie o

secondarie ( cellule epiteliali), direttamente in connessione con gli assoni di neuroni sensitivi che trasmettono l’info mediante i nervi

cranici.

VIE DELLA MOTILITÀ

Le vie motorie somatiche proiettano stimoli che giungono ai motonueroni spinali, il quale pirenoforo è collocato nelle corna anteriori del

midollo spinale, o ai nuclei somatomotori dei nervi cranici del tronco encefalico: da questi neuroni l’assone volge vs i muscoli striati

scheletrici.

Tra le vie motorie somatiche si osserva la distinzione tra il sistema piramidale, deputato al controllo dei movimenti volontari, ed il sistema

degli altri fasci discendenti della motilità somatica (detto extrapiramidale in clinica), deputati al controllo motorio, alle azioni automatiche

ed al mantenimento posturale.

Tratto corticospinale e cortico-nucleare I neuroni hanno il corpo nella cortex (area 4 e 6 B.) e posseggono lunghi assoni vs i

motoneuroni spinali o vs i nuclei somatomotori dei n. encefalici. Controllano il movimento volontario.

Tratto reticolospinale e vestibolospinale laterale I corpi neuronali sono nella formazione reticolare (reticolospinale) e nel nucleo

vestibolare laterale (vestibolospinale) si portano a motoneuroni spinali e regolano la postura e la coordinazione motoria. Sono

regolati da sistemi sovrassiali

Tratto tetto spinale e vestibolospinale mediale I nuclei sono nei tubercoli quadrigemellari sup. e nei nuclei vestibolari mediali:

regolano la muscolatura striata del collo e i movimenti del capo per fissare lo sguardo

Le vie della motilità viscerale sono suddivisi in SNA simpatica e parasimpatico.

I centri effettori dello SNA simpatico si trovano nel midollo spinale (neuromeri C8-L2) mentre per lo SNA parasimpatico si localizzano nel

tronco e nel midollo sacrale: gli assoni si portano in periferia mediante la radice posteriore dei n. spinali/encefalici in qualità di fibre pre-

gangliari, le quali contraggono sinapsi con i neuroni post-gangliari che portano il neurite in periferia.

L’ipotalamo influenza la motilità viscerale in quanto integrando informazioni provenienti da corteccia, ippocampo, amigdala e midollo

risponde a variazioni interne (osmolarità, pressione…)

VIE DELLA SENSIBILITÀ GENERALE

Vie che trasportano le informazioni esterocettive dalla cute/mucose esterne o propriocettive dall’apparato muscoloscheletrico: a seconda

della tipologia di informazione trasportata (estero- o proprio-) sono presenti recettori di diverso tipo (pag. 11).

VIE DELLA SENSIBILITÀ SOMATICA

SISTEMA ANTERO-LATERALE

Trasporta info esterocettive tattili, dolorifiche e termiche protopatiche e sono trasmesse con un sistema a 3 vie.

Il protoneurone si colloca nei gangli annessi alla radice posteriore del n. spinale e porta 1 neurite vs la perferia ed un altro nel nuclei

proprio del corno posteriore (lamina I, IV e V) del midollo spinale, dove contrae sinapsi con il II neurone (alcuni assoni arrivano alla

sostanza gelatinosa del Rolando, che, essendo ricca di interneuroni, modula le info in arrivo).

Le info della sensibilità tattile protopatica sono trasmesse da neurone A di medio calibro che, passando prima per la pt mediale

 della radice posteriore del midollo, si porta nel corno grigio posteriore del midollo spinale.

Le info termiche e dolorifiche deccorono nella pt laterale della radice posteriore del midollo spinale, quindi arrivano al fascio

 dorso-laterale (fibre ascendenti e discendenti dentro lo stesso neuromero) e da qui arrivano al nucleo proprio del corno

posteriore.

Il deutoneurone si colloca nel nucleo proprio del corno posteriore, proietta il neurite nell’antimero controlaterale del midollo (attraverso la

commessura bianca anteriore) e da qui si proiettano vs il nevrasse formando il lemnisco spinale: questo è un fascio spesso a sua volta

suddiviso nel tratto spinotalamico ant. (sensibilità tattile) e nel tratto spinotalamico laterale (sensibilità termica e dolorifica), i quali

presentano le fibre disposte somatotopicamente (fibre da neuromeri caudali sono esterne rispetto a quelle dei neuromeri superiori).

Alcuni fasci che fanno parte del lemnisco spinale non arrivano sino al talamo ma si arrestano a livello del tronco encefalico: tra questi il

tratto spino-reticolare (sostanza grigia midollo spinale nuclei formazione reticolare bulbo-pontina) che porta info dolorifiche dei tessuti

profondi, il tratto spino-tettale (neuroni spinali del midollo lombocervicale tubercoli quadrigemellari superiori) ed il tratto spino-

mesencefalico ( grigio periacqueduttale).

Le fibre del leminisco spinale decorrono nella pt superficiale a livello bulbare mentre, nel mesencefalo decorrono lateralmente alle fibre del

lemnisco mediale (senza più le fibre che terminano il percorso nel tronco) e si portano al nucleo ventrale posterolaterale del talamo, dove

contraggono sinapsi con il III neurone: anche nel talamo si osserva organizzazione somatotopica con info dell’arto inf. posterolaterali e

dell’arto sup. anteromediali.

A partire dal III neurone ha origine la proiezione talamo-corticale che decorre nel braccio inferiore della capsula interna, quindi nella

corona radiata per poi raggiungere l’area della circonvoluzione postrolandica: in questa regione le fibnre che vanno all’area 3a portano le

info dai fusi neuromuscolare, quelli dell’area 3b e 1 portano info tattili a lento e rapido adattamente mentre le fibre che vanno all’area 2

portano info dai recettori articolari.

All’interno del talamo alcune fibre sono arrivate al nuclei talamico dorsale, intralaminare e medio posteriore: quelle del nucleo dorsale

proiettano vs l’insula e la corteccia parietale, quelle dei nuclei intralaminari proiettano diffusamente alla cortex mentre quelle posteriori

proiettano alla corteccia frontale che regola le attività astratte.

SISTEMA POSTERIORE

Sistema a 3 neuroni che trasporta info della sensibilità esterocettiva tattile epicritica (contenuti discriminabili) sia della sensibilità

propriocettiva cosciente.

Il protoneurone ha il ganglio nella radice posteriore del nervo spinale, un neurite che volge in periferia a recettori cutanei, per la

sensibilità esterocettiva epicritica, o all’apparato locomotore mentre l’altro neurite entra nella radice posteriore del midollo passando per il

solco laterale posteriore, quindi si divide in un ramo ascendente e discendente:

Ramo ascendente Fibre che vanno a costituire il fascicolo gracile, in posizione mediana deputato al trasporto delle info

o provenienti dai gangli spinali L5-1Coccigeo (Cc.) per la metà inf. del corpo e il fascicolo cuneato, posto lateralmente al gracile

deputato al trasporto delle info dei gangli spinali da C1-L5: in entrambi i fascicolo la disposizione è somatotopica.

Ramo discendente Formano il fascio ovale ed il fascio a virgola che terminano nella sostanza grigia del midollo spinale (corni

o posteriori).

Le fibre ascendenti, giunte ai rispettivi nuclei, contraggono sinapsi con il deutoneurone da cui partono le fibre arcuate interne che,

decussando a livello della decussazione del lemnisco mediano, vanno a formare il lemnisco mediale.

* Dal bulbo originano anche fibre bulbo-cerebellari che si portano al cervelletto passando per i peduncoli cerebellari inf.

Il lemnisco mediale a livello bulbare decorre tra la linea mediana ed il nucleo olivare inf., quindi nel ponte passa nella parte anteriore del

tegumento mentre nel mesencefalo è collocato lateralmente al nucleo rosso: la disposizione interna delle fibre è somatotopica, infatti, nel

bulbo le fibre dell’arto sup. sono posteriori e quelle per l’arto inf. anteriori e, dopo una rotazione di 90° queste ultime si collocano

lateralmente nel mesencefalo.

A livello del talamo le fibre del lemnisco mediano terminano nel nucleo ventrale posterolaterale (VPL) dove contraggono sinapsi con il III

neurone.

Dai III neuroni parte una fascio detto radiazione talamo-corticale che, passando per il braccio posteriore della capsula interna, si dirige vs

la parte postrolandica del lobo parietale (1,2,3a,3b).

Per quanto riguarda la sensibilità propriocettiva cosciente è da osservare l’esistenza di un’altra via nervosa: dai gangli spinali gli assoni

proiettano alla colonna del Clarke (pt laterale radice posteriore midollo da C8 a L3) da cui si sviluppa il fascio spino-cerebellare dorsale che

si dirige al peduncolo cerebellare inf.: questo fascio nel decorso perde fibre le quali terminano nel nucleo Z (craniale al nucleo graciale) da

cui originano le fibre arcuate interne che si portano quindi al talamo.

SISTEMA SPINO-CEREBELLARE

Sistema a 3 neuroni che trasporta le informazioni propriocettive incoscienti al cervelletto.

I protoneuroni hanno il pirenoforo nei gangli spinali, un neurite volto in periferia ed un altro che entra nel midollo spinale e si organizza in

due differenti tratti:

Tratto spino-cerebellare posteriore L’assone giunge alla colonne del Clarke, portano info da un ristretto gruppo muscolare della

regione inf. del corpo ed info inerenti la regolazione del tono muscolare, collocato tra T1 ed L3, da cui si sviluppa un fascio che

entra nel cervelletto passando per il peduncolo cerebellare inf.

Tratto spino-cerebellare anteriore L’assone giunge nel nucleo intermedio-mediale di Bechterew, collocato in prossimità della

colonna del Clarke, e da qui si sviluppa un assone che entra nel cervelletto mediante il peduncolo cerebellare sueperiore, a livello

della quale si osserva la decussazione dei Werneking. Porta info su campi recettivi muscolari molto ampi.

Fascio cuneo-cerebellare Origina dal nucleo cuneato accessorio, al quale arrivano info dai gangli dei neuromeri più alti, ed

entra nel peduncolo cerebellare inferiore.

Via spino-olivo-cerebellare Una volta che l’assone del protoneurone è entrato nel midollo si impegna a livello del tratto spino-

olivare (cordone ant. midollo spnale) e giunge ai nuclei accessori del complesso olivare inf., dai quali parton le fibre del tratto

olivo-cerebellare che entrano nel peduncolo cerebellare inf.

VIA SENSITIVA TRIGEMINALE

Trasporta le info della regione della testa e del collo.

I protoneuroni hanno il pirenoforo situato nel ganglio del Gasser (V -trigemino), del ganglio genicolato (VII-faciale), del ganglio superiore

(IX – glossofaringeo) e del ganglio giugulare (X-vago) che ricevono info dalla regione della testa e inviano gli assoni centripeti vs i nuclei

delle 3 radici del trigemino: il nucleo discendente, collocato nel bulbo (info sensibilità termica, dolorifica e tattile protopatica), il nucleo

sensitivo principale (info sulla sensibilità tattile epicritica) e nucleo mesencefalico (info sui muscoli oculomotori e masticatori).

Dai nuclei delle 3 radici del trigemino originano fibre che si portano, nel leminsco trigeminale, vs il nucleo ventrale posteriore mediale

(VPM) del talamo, dal quale si sviluppano fibre della radiazione talamo-corticale (la stessa del sistema posteriore).

Dai 3 nuclei hanno anche origine fibre trigemino-cerebellari che portano al cervelletto info sulla sensibilità propriocettiva incosciente dei

muscoli oculomotori e masticatori passando per il peduncolo cerebellari inf. (se arrivano dalle radici del nucleo discendente e principale) o

sup. (se arrivano dal nucleo mesencefalico).

VIE MOTRICI SOMATICHE

SISTEMA PIRAMIDALE

Il nome deriva dal fatto che i primi neuroni della via sono i piramidali di Baez (V strato). Queste vie regolano il controllo dei movimenti

volontari e si sviluppano dalla corteccia motoria, premotoria, del cingolo e motoria accessoria: all’interno della corteccia motoria, infatti, è

rappresentato l’homunculus.

VIA CORTICO-SPINALE

Ha origine dai neuroni piramidali, detti motoneuroni superiori, con i pirenofori principalmente nell’area 4 e 6 di B. all’incirca a livello della

circ. prerolandica, i cui assoni si portano, passando per il centro semiovale e la pt anteriore del braccio post. della capsula interna, alla

base dei peduncoli cerebrali (mesencefalo) dove i fasci sono separati dalla presenza dei nuclei basilari pontini, per poi volgere (e riunirsi!)

a livello del bulbo. In seguito il 70% dei fasci decussano nella decussazioni delle piramidi (pt inferiore del bulbo) e si portano, nel tratto

cortico-spinale laterale, nel cordone laterale dell’antimero midollare controlaterale mentre i fasci che non decussano si portano a costituire

il tratto cortico-spinale anteriore, che entra nel cordone anteriore dell’antimero midollare omolaterale: da questo fascio le fibre entrano

nella commessura bianca ant. e raggiungono l’antimero controlaterale.

Gli assoni terminano nelle corna ant. della massa intermedia della sostanza grigia del midollo e, in questa regione, contraggono sinapsi

con i motoneuroni spinali, i quali hanno l’assone che esce dalla radice ant. dei n. spinali e raggiungono i muscoli somatici.

VIA CORTICO-NUCLEARE

L’origine è la stessa della via cortoco-spinale ma i motoneuroni superiori hanno assoni che decorrono nel ginocchio della capsula interna,

nel fascio genicolato per poi arrivare a livello del tronco encefalico per giungere ai nuclei somato-motori dei n.C: in questa regione i nuclei

dei nervi III, IV, VI (oculomotore, trocleare ed abducente), V (trigemino), IX, X e pt craniale del VII (faciale) e ricevono fibre dalla regione

omo- e controlaterale del telencefalo; i nuclei dei n. XII e pt caudale del VII ricevono dall’emisfero controlaterale mentre i nuclei del XI

ricevono fibre omolaterali per l’innervazione dello sternocleidomastoideo e fibre crociate dall’emisfero controlaterale per l’innervazione del

trapezio.

SISTEMA EXTRAPIRAMIDALE

Vie che portano i neuriti vs i motoneuroni spinali permettendo l’esecuzione di movimenti stereotipati, la coordinazione e la regolazione

della postura.

VIA RETICOLO-SPINALE

I corpi cellulari sono collocati nei nuclei reticolari pontini (tratto reticolo-spinale mediale) e nei nuclei reticolari magnocellulari (tratto r.s.

laterale) entrambi pertinenti alla formazione reticolare mesencefalica, i quali ricevono afferenza dalla maggior parte dei territori sensitivi

( dall’area motoria + premotoria = tratto cortico-reticolare).

Gli assoni si portano, fornendo diversi collaterali per varie regioni del midollo, al cordone anteriore e alla pt anteriore del cordone laterale

del midollo spinale dove, per la maggior, parte contraggono sinapsi con interneuroni tranne per i fasci di fibre che dal nucleo

peduncolopontino si portano al nucleo reticolare gigantocellulare per poi contrarre direttamente sinapsi con i motoneuroni spinali.

VIA VESTIBOLO-SPINALE LATERALE

Ha origine dal nucleo vestibolare laterale, che riceve afferenze dal fastigio del cervelletto e dalla cortex, e si porta al cordone anteriore

nell’antimero midollare omolaterale dove contrae sinapsi principalmente con interneuroni.

Questa via determina la contrazione dei muscoli estensori della colonna e inibisce la contrazione dei flessori: in tal modo regola la postura

eretta.

VIA VESTIBOLO-SPINALE MEDIALE

Parte discendente del fascicolo longitudinale mediale che ha origine a livello del nucleo vestibolare mediale e porta le fibre nel cordone

ant. dell’antimero omolaterale del midollo sino a metà del midollo toracico: le fibre terminano a livello dei mielomeri cervicali e regolano la

muscolatura assiale di collo e pt sup. del torace in risposta a stimoli vestibolari.

VIA TETTO-SPINALE

Origina dal tubercolo quadrigemellare sup. e, sempre internamente al mesencefalo, decussa, per portarsi al cordone ant. dell’antimero

midollare controlaterale. Le fibre giungono al corno ant. dei mielomeri cervicali e regolano i movimenti riflessi di testa e collo in relazione a

stimolazioni visive

VIA RUBRO-SPINALE

Origina dalla pt magnocellulare del nucleo rosso e, sempre internamente al mesencefalo, le fibre decussano per portarsi al cordone

laterale dell’antimero midollare controlaterale a ridosso del fascio cortico-spinale: questa relazione è importante perché insieme a

quest’altro fascio regola i movimenti fini e precisi della muscolatura distale degli arti.

SISTEMI DI CONTROLLO MOTORIO

Circuiti deputati alla regolazione del controllo motorio: alcuni di essi coinvolgono i nuclei della base e partecipano alla selezione/inibizione

dei movimenti mentre altri coinvolgono il cervelletto e sono propriamente deputati alla regolazione della coordinazione.

CIRCUITO CORTICO-STRIATO-TALAMO-CORTICALE

Sistema che coinvolge i nuclei della base e porta l’info dalla cortex alle aree motorie/premotorie partecipando all’inibizione/selezione dei

movimenti effettuabili.

I nuclei coinvolti sono il corpo striato, suddiviso in neostriato (nucleo caudato + putamen) e pallido (pallido mediale e laterale), la

sostanza nera mesencefalica, suddivisa in pars reticolata (simile al pallido mediale e con il quale condivide le connessioni nervose) e pars

compacta (ricca di neuroni dopaminergici) ed il nucleo subtalamico: il corpo striato è sede d’integrazione degli impulsi che fuoriescono

come effettori a livello del pallido-mediale/pars reticolata.

Il neostriato riceve la proiezione cortico-striatale (glutammato) da tutti i lobi secondo una distribuzione topografica (anteriore la

stimolazione dalle aree associative, post. dai lobi occipito-temporale), proiezioni talamiche dai nuclei intralaminari del talamo e fibre

nigrostriatali dalla pars compacta dopaminergica della sostanza nera.

All’interno del neostriato sono presenti neuroni GABA-ENK (GABA + encefaline) e GABA-SP (GABA + sostanza P): le GABA-SP, mediante la

via diretta, si portano al pallido-mediale/pars reticolata dove inibiscono l’attività dei neuroni ivi presenti che solitamente bloccano l’attività

talamica (quindi inibendo l’inibitore il talamo si attivia) mentre le GABA-ENK, secondo la via indiretta, si portano ai neuroni del pallido-

laterale e consentendo, pertanto, l’attivazione dei neuroni del pallido-mediale/pars reticolata che come azione inibiscono a loro volta

l’attività talamica.

All’interno del pallido-mediale/pars reticolata sono presenti fibre GABAergiche con azione inibitoria che inviano fibre al talamo, mediante il

fascicolo lenticolare (campo H2 Forel) o l’ansa reticolare, che si uniscono ai fasci dento-talamici e rubro-talamici a formare il fascicolo

talamico che si porta ai nuclei ventro-laterale, ventro-anteriore e medio-dorsale del talamo i quali hanno attività eccitatoria per le aree

corticali innervate.

E’ possibile anche osservare un’azione diretta dei nuclei della base sulle vie discendenti in quanto esistono fibre pallido-fughe che,

portandosi al nucleo peduncolo-pontino, agiscono direttamente sulla formazione reticolare, dalla quale partono le vie reticolo-spinali

CIRCUITO CORTICO-PONTO-CEREBELLO-TALAMO-CORTICALE

Da tutti i lobi telencefalici si osservano fibre cortico-pontine che decorrono vs i nuclei basilari del ponte dai quali ha origine la proiezione

ponto-cerebellare, che passando per il peduncolo cerebellare medio, si porta al neocerebellum controlaterale: in tal modo la corteccia

invia informazioni sui movimenti volontari e in programma al cervelletto.

Dalla corteccia neocerebellare si sviluppano fibre vs il nucleo dentato (del cervelletto) e da questo ha, a sua volta, origine, la proiezione

dento-talamica che, passando per il peduncolo cerebellare sup., volge vs il nucleo ventro-laterale del talamo controlaterale dal quale ha

origine la radiazione talamo-corticale.

Dal nucleo dentato originano, inoltre, fibre per la pt parvicellulare del nucleo rosso controlaterale: questo crea un riverbero cerebello-

cerebellare.

Il cervelletto è in grado di influenzare le vie discendenti motorie mediante alcuni fasci che dal vestibolocerebello si portano al nucleo

vestibolare laterale del talamo ( dal quale origina la via vestibolo-spinale).

Sempre dal cervelletto originano fibre che dai nuclei globoso ed emboliforme del cervelletto si portano alla pt magnicellulare della sostanza

rossa della formazione reticolare.

VIE DISCENDENTI PER IL CONTROLLO DEL DOLORE

La percezione del dolore è integrata a livello del corno posteriore del midollo spinale (in particolare all’interno della zona marginale e della

sostanza gelatinosa), a livello del deutoneurone, che permette o meno l’invio dello stimolo doloroso al cervello.

All’interno dell’encefalo, è a livello della sostanza grigia periacqueduttale che hanno origine segnali poi inviati a modulare gli input della

sostanza gelatinosa: la s.g. periacqueduttale riceve segnali dalla cortex, dall’amigdala, dall’ipotalamo e dalla via spino-mesencefalica (

da questa l’input nocicettivo) quindi, da questa regione, si sviluppano fibre volte al nucleo del rafe magno interno alla formazione

reticolare e nucleo paragigantocellulare del bulbo dai quali si sviluppa il tratto rafe-spinale che raggiunge, infine, la sostanza gelatinosa del

midollo con azione inibitoria (GABA, serotonina, ENK, -SP).

Altre vie del controllo dello stimolo doloroso sono la formazione reticolare pontina-dorso-laterale che invia adrenalina analgesica alla

sostanza gelatinosa e da fibre che dalla cortex portano direttamente alla sostanza grigia midollare.

SISTEMA LIMBICO

Sistema di integrazione di funzioni complesse quali memoria, comportamento sessuale, connessione SNA e SNC…

E’ formato da strutture corticali (corteccia del cingolo, circ. ippocampica, ippocampo) e sottocorticali (nuclei del setto, striato ventrale,

amigdala, talamo, ipotalamo ed epitalamo): di queste solo l’ippocampo è area esclusiva del sistema limbico (SL).

L’ippocampo è costituito dall’ippocampo ventrale, detto corno di Ammone, e il giro dentato e si colloca sul pavimento del corno temporale

del ventricolo laterale, in profondità rispetto alla circ. paraippocampale con cui rimane separata per interposizione della corteccia

entorinale e del subiculum ( tessuto di transizione).

Tra le afferenze all’ippocampo sono da considerare:

Via perforante Dalla corteccia entorinale alle cell. dei granuli del giro dentato da cui si sviluppano le fibre muscoidi che

proiettano alle cell piramidali del corno di Ammone.

Via dell’alveus Dalla corteccia entorinale direttamente alle cell piramidali del corno di Ammone

Via temporo-ammonica Dalla corteccia entorinale, passando per psalterium del fornice (commessura interammonica) le fibre si

portano al corno di Ammone controlaterale.

Dalle cell piramidali del corno di Ammone si sviluppano fibre che terminano al subiculum, da cui partono fibre dirette alla corteccia

entorinale, dalla quale, infine partono fibre diffuse per la cortex.

CIRCUITO DI PAPEZ Circuito identificato nel 1937, si pensava fosse alla base delle connessioni tra l’ippocampo e il lobo limbico.

Il circuito ha origine dalla corteccia entorinale che si connette con i 3 modi visti sopra alle cell piramidali del corno di Ammone. Da queste

originano fibre che si impegnano nella fimbria, quindi nella gamba del fornice quindi percorrono tutto il fornice per andare al fornice post-

commissurale, dal quale partono fibre volte vs i corpi mammillari.

Dai corpi mammillari si sviluppa il fascio mammillo-talamico che si dirige vs i nuclei anteriori del talamo, dai quali origina un fascio che,

passando per la capsula interna, si porta al giro del cingolo.

Dalla corteccia del giro del cingolo ha origine il fascio cingolare che si porta, nuovamente, all’area entorinale.

VIA SETTO-IPPOCAMPALA e IPPOCAMPO-SETTALE Vie che connettono l’ippocampo ai nuclei del setto.

I nuclei del setto, mediale, laterale e dorsale, sono posti ventralmente al setto pellucido e dietro alla commessura ant.: il nucleo mediale è

associato anatomicamente al nucleo della banda digonale, il nucleo laterale ai nuclei del letto della stria terminalis; il nucleo accumbens,

anche se pertinente al neostriato, è associato alla pt posteriori dei nuclei del setto.

L’ippocampo ed i nuclei del setto sono reciprocamente connessi nel fornice pre-commissurale (il fornice è separato in due pt dalla

commessura anteriore.) mediante fibre ippocampico-settali e setto-ippocampali.

 Fibre ippocampico-settali: Dal corno di Ammone si sviluppano fibre per i nuclei settali laterali. Dal subiculum si sviluppano fibre

diffuse per il complesso settale ed il nucleo accumbes.

 Proiezione setto-ippocampale (GABA e serotonine): Fibre che originano dal nucleo della banda diagonale e dai nuclei settali

mediali e si portano al giro dentato, corno di Ammone, sibiculum e corteccia entorinale.

Dai nuclei del setto origina anche il fascicolo prosencefalico mediale che si portano all’area preottica mediale, ipotalamo laterale e mediale

e complesso mammillare: alcune fibre del fascicolo si portano al mesencefalo (area tegmentale ventrale, locus coeruleus, nucleo dorsale

del rafe).

Dai nuclei del setto mediale e dorsale originano fibre che si inseriscono nella stria midollare talamica per arrivare ai nuclei abenulari, dal

quale parte il tratto abenulo-interpeduncolare volto al nucleo interpeduncolare del mesencefalo.

AMIGDALA

L’amigdala si localizza nella pt craniale del lobo temporale, profondamente rispetto alla corteccia piriforme (corteccia entorinale + limen

insula) dell’uncus. E’ costituita dai nuclei corticomediale, basilaterale e centrale.

I nuclei corticomediali sono connessi, mediante la stria olfattiva laterale, alle vie olfattive ed alla corteccia piriforme; i nuclei basi laterali

sono connessi indirettamente alle vie olfattive mediante i nuclei corticomediali e direttamente con i lobi frontale e temporale.

Tra le efferenze osserviamo la via principale, detta stria terminale, che decorre tra nucleo caudato e talamo ( nel solco optostriato) a

livello del pavimento del ventricolo laterale e si porta vs la regione del setto e l’ipotalamo anteriore; alcuni fasci della stria terminale si

portano a costituire il fascicolo prosencefalico mediale che volge vs il mesencefalo, in particolare al nucleo motore dorsale del vago e al

nucleo del tratto solitario.

La via secondaria, detta via amigdalofuga, passa per la banda diagonale del Broca e si porta al nucleo accumbens.

STRIATO VENTRALE E SISTEMA LIMBICO

Lo striato ventrale è composto dal neostriato ventrale (nucleo accumbes + tubercolo olfattivo + sostanza innominata), che riceve fibre

dalla cortex del lobo limbico, dall’amigdala, dall’ippocampo e dalla corteccia entrorinale e proietta alla II componente dello striato ventrale

ovvero al pallido ventrale (pt ventrale del globo pallido, separata dalla dorsale dalla commessura anteriore) e alla pars reticolata della

sostanza nera: da questi nuclei originano assoni che si portano al nucleo medio-dorsale del talamo, a sua volta connesso con il lobo

limbico e la corteccia prefrontale. E’ coinvolto nella pianificazione e nelle risposte viscerali connesse all’affettività.

SISTEMI DI NEUROTRASMETTITORI

Gruppi di neuroni che secernono precisi neurotrasmettitori in circuiti specifici senza necessariamente passare per il talamo e, solitamente,

coinvolgono la corteccia telencefalica.

SISTEMI COLINERGICI (Acetilcolina)

Nel tronco encefalico si osservano gruppi di neuroni colinergici a livello del complesso olivare inferiore e della formazione reticolare in spazi

identificati come nucleo peduncolo-pontino, a livello della pt superiore del ponte/inferiore del mesencefalo ed il nucleo tegmentale-dorsale-

laterale, adiacente all’altro e collocato tra la sostanza grigia periacqueduttale e la sostanza grigia pontina periventricolare: i due nuclei

ricevono fibre dai nuclei noradrenergici e serotoninergici del tronco e del globo pallido e proiettano al gruppo centrale dei neuroni reticolari

pontini, al locus coeruleus e al talamo.

Altri nuclei colinergici si osservano nel prosecenfalo a livello del nuclei del setto e del nucleo basale di Meynert, ventrale alla sostanza

innominata: questi nuclei ricevono afferenza dalla regione frontale-orbitaria, dalla corteccia entorinale, dal’amigdala e proiettano alla

cortex.

SISTEMI MONOAMINERGICI (Noradrenalina, adrenalina, dopamina, serotonina)

NORADRENERGICI Presenti in 7 gruppi neuronali situati prevalentemente nella formazione reticolare e nei nuclei dei nervi

cranici (solitario, nucleo dorsale del vago). Il gruppo più esteso è il locus coeruleus.

Questi gruppi danno origine ad un fascio che si divide in ascendente, che passando per il tegmento del mesencefalo e per il

diencefalo, si unisce quindi al fascicolo prosencefalico mediale e da questo alla cortex per regolare lo stato di allerta, ed un fascio

discendente.

ADRENERGICI Si osservano 3 gruppi in prossimità della pt inferiore del bulbo a livello del complesso olivare inferiore e del

nucleo del tratto solitario. Regolano le risposte vasopressorie.

DOPAMINERGICI 8 gruppi presenti in regioni diversi tra le quali il bulbo olfattivo, aree mesencefaliche come pars compacta

della sostanza nera e l’area tegmentale-laterale e tegmentale-ventrale oltre che aree diencefaliche. Da queste regioni si

sviluppano alcune proiezioni: (1) la proiezione mesostriatale che va dalla sostanza nera allo striato, (2) la proiezione mesolimbica

che si porta alle strutture del sistema limbico (3) e la proiezione mesocorticale che si porta alla cortex. Il sistema dopaminergico

crea collegamenti inter-ipotalamici.

SEROTONINERGICI Nuclei variamente distribuiti nel tronco encefalico, in particolar modo a livello dei nuclei del rafe craniale

(nucleo dorsale del rafe, nucleo tegmentale dorsale, nucleo centrale superiore, nucleo del rafe pontino) localizzati tra ponte e

mesencefalo che, mediante il fascicolo pro encefalico mediale proiettano alla cortex, al talamo e alle strutture del sistema limbico

e a livello dei nuclei del rafe caudale (nucleo del rafe magno, nucleo pallido del rafe, nucleo scuro del rafe) che, mediante il fascio

rafe-spinale, proiettano al midollo dove regolano le sensazioni dolorifiche

SISTEMI DI AMINOACIDI COME NEUROTRASMETTITORI

Gli aminoacidi usati come neurotrasmettitori sono l’acido γ-amino-butirrico (GABA) e l’acido glutammico.

Tra i gruppi GABAergici sono da considerare le cellule del Pukinje della corteccia cerebellare, nuclei intrinseci del cervelletto e

 neuroni proiettivi del neostriato e del pallido. Si osservano anche nel sistema limbico, tronco encefalico e midollo spinale.

Tra i neuroni glutammaergici osserviamo le cellule piramidali della corteccia che proiettano nei fasci cortico-

 talamici/striatali/pontini/bulbari/spinali. Sono presenti anche nell’ippocampo, nei neuroni del complesso olivare inferiore ( da cui

nascono le fibre rampicanti) e nelle cellule del granuli cerebellari.

VIA DELLA SENSIBILITÀ GENERALE

VIA OLFATTIVA

La mucosa olfattiva si colloca sulla volta delle cavità nasali, inferiormente alla lamina cribrosa dell’etmoide, e, parzialmente, sulle pareti

della cavità nasale. E’ costituita da epitelio di rivestimento, pseudostratificato cilindrico il quale è rappresentato da 3 tipi cellulari:

1. Cellule olfattive: Recettori sensoriali primari con vita di 30-40gg che presentano un corpo cilindrico e due prolungamenti: uno, il

dendrite modificato, è volto in periferia ed emerge dalla superficie mucosa formando la vescicola olfattiva dilatata da cui

emergono 20 peluzzi olfattivi mentre l’altro volge vs la lamina propria e forma il filuzzo del nervo olfattivo, che a livello della

lamina cribrosa si uniscono in 20 gruppetti che passano attraverso la lamina cribrosa dirigendosi vs il bulbo olfattivo.

2. Cellule di sostegno: Intercalate alle cell olfattive e connesse con queste mediante gap junction. In superficie sono fornite di

microvilli.

3. Cellule basali: Cell piramidali adese alla membrana basale. Staminali

Inferiormente è presente la lamina propria contenente le ghiandole di Bowmann olfattive, tubulo-alevolari semplici a secrezione mista,

deputate alla produzione del secreto glicoproteico che riveste la mucosa avvolgendo i peluzzi olfattivi: il secreto contiene anche l’odorant

binding protein (OBP) con funzioni di carrier della molecola odorosa ai peluzzi.

Il BULBO OLFATTIVO è una struttura a 5 strati, attorno ad un nucleo di sostanza bianca, che si osserva sulla faccia inferiore del lobo

frontale, sopra alla lamina cribrosa dell’etmoide che converge, quindi, nel tratto olfattivo.

All’interno del bulbo olfattivo si osservano le cellule mitrali e le cellule capellute, i II neuroni della via olfattiva e, sempre in questa regione

sono presenti degli interneuroni, cellule poliglomerulari e cell granulari, di modulazione dello stimolo: queste strutture sono disposte,

nell’insieme, a formare il glomerulo olfattivo che contiene la sinapsi tra la cell olfattiva ed il II neurone oltre che le terminazioni nervose

degli interneuroni.

Gli strati sono, dal lato ventrale a quello basale:

I. Strato del n. olfattivo – Contiene gli assoni delle cell olfattive

II. Strato glomerulare – Presenta i glomeruli

III. Strato dei granuli esterno - Contiene i corpi delle cellule capellute

IV. Strato delle cellule mitrali – Contiene i corpi cellulari delle cell mitrali

V. Strato dei granuli interno – Contiene le cell dei granuli, gli assoni dei II neuroni della via olfattiva e delle vie afferenti.

Tra le afferenze del bulbo olfattivo sono da considerare in primo luogo gli assoni delle cellule olfattive, le afferenze dal nucleo olfattivo

anteriore controlaterale, quelle dal nucleo della bendarella diagonale e dal nucleo settale mediale oltre che rami che arrivano dai nuclei

noradrenergici e serotoninergici del locus coeruleus e i nuclei del rafe.

Le cellule mitrali e capellute, con il loro assone, rappresentano la via efferente principale della via olfattiva e, nell’insieme costituiscono il

tratto olfattivo: nel decorso degli assoni sono forniti rami collaterali che entrano in sinapsi con il nucleo olfattivo anteriore, collocato tra il

bulbo ed il tratto olfattivo, dal quale emergono fibre diretta (tramite stria olfattiva mediale e commessura anteriore) al bulbo

controlaterale.

Il TRATTO OLFATTIVO origina posteriormente al bulbo olfattivo e si porta nella pt rostrale della sostanza perforata anteriore a livello della

quale si espande nel trigono olfattivo.

A partire dal trigono olfattivo hanno origine le 3 strie olfattive:

A. Stria olfattiva laterale Fibre che dal tratto olfatti vano vanno alla corteccia prepiriforme (area olfattiva I), corteccia entorinale,

nucleo corticomediale dell’amigdala, nucleo della stria olfattiva laterale (> cortex che riveste la stria olfattiva laterale) e sostanza

perforata anteriore (>area tra tratto e trigono olfattivo).

B. Stria olfattiva intermedia Fibre che si portano al tubercolo olfattivo (>area tra la stria olfattiva mediale e laterale), alla

sostanza perforata anteriore ed all’ipotalamo

C. Stria olfattiva mediale Fibre che originano dal nucleo olfattivo anteriore e si portano, per mezzo della commessura anteriore, al

bulbo olfattivo controlaterale.

Le 2 strie olfattive proiettano le proprie fibre ad aree corticali o meno dei due emisferi senza interposizione talamica (come avviene,

invece, per le altre vie della sensibilità specifica) in quanto proietta alla paleocortex e, solo per interposizione talamica successiva proietta

alla neocortex che elabora coscientemente lo stimolo.

Si osserva lateralizzazione dell’emisfero DX.

Nel lobo temporale, a livello dell’uncus, si osservano la CORTECCIA PREPIRIFORME (giro ambiens) e la CORTECCIA PERIAMIGDALOIDEA

(giro semilunare), costituite da paleocortex antica, le quali ricevono fibre dalla stria olfattiva laterale e proiettano fibre alla neocortex

orbitofrontale mediante una ritrasmissione a livello del nucleo dorso-mediale del talamo.

La CORTECCIA PIRIFORME (area 28 B.) si colloca nella pt posteriore dalla corteccia piriforme , riceve afferenze dal bulbo olfattivo ma

anche dalle cortecce prepiriformi e periamigdaloidea per proiettare, infine, al sistema limbico.

Il TUBERCOLO OLFATTIVO è una piccola area laterale alla sostanza perforata anteriore, interposta alla stria olfattiva laterale e mediale,

che riceve afferenze dalla stria olfattiva intermedia e proietta all’ipotalamo, alla corteccia entorinale e prepiriforme.

Fibre che originano dalla pt profonda del tubercolo, mediante la stria midollare talamica, entrano nel nucleo dorso-mediale del talamo, dal

quale originao un fascio volto alla corteccia orbitofrontale.

L’AMIGDALA riceve afferenze dalla stria olfattiva laterale e proietta, mediante la stria terminale talamica, alla formazione reticolare

mesencefalica mentre l’IPOTALAMO riceve dalla stria olfattiva intermedia.

Si osserva una stretta interconnessione tra le vie olfattive e strutture caratteristiche quali il sistema limbico, per la dimensione affettiva

legata allo stimolo odoroso, all’ipotalamo ed alla formazione reticolare del mesencefalo per la modulazione dell’attività dello SNA legata

allo stimolo odoroso: in particolare si osserva che dall’ipotalamo periventricolare originano fibre che, attraverso il fascicolo longitudinale

dorsale giunge ai nervi somatomotori e visceroeffettori dei n. cranici per inserirsi nella via olfattiva riflessa (vomito, salivazione…).

VIA OTTICA

Campo visivo Quelle che viene osservato che è suddiviso in 4 quadranti da una linea orizzontale ed una verticale. La maggior parte del

campo visivo è proiettata ad entrambe le retine, soltanto per pt più laterali/periferiche si proiettano sulla retina omolaterale pertanto

vengono definite regioni monoculari.

Campo retinico L’immagine del mondo esterno proiettata sulla retina e capovolta. La retina viene comunemente suddivisa in una metà

nasale ed una temporale: pertanto, il quadrante alto/dx del campo visivo è proiettato in basso/temporale sulla retina e si osserva che le pt

nasali ricevono il campo visivo omolaterale, quelle temporali ricevono il campo visivo controlaterale.

RETINA

La retina è la pt interna del bulbo oculare, collocata tra l’uvea (elemento vascolare dell’occhio) ed il corpo vitreo (pt centrale), viene

suddivisa dall’ora serrata, piccola linea circolare, in una parte anteriore a diretto contatto con il corpo ciliare e l’iride ed una zona

posteriore detta retina visiva.

All’interno della retina visiva si osserva due strutture peculiari: (1) la papilla ottica, regione dove convergono le fibre nervose per andare a

formare il nervo ottico (II n.C, pertinenza diencefalica) priva di capacità visiva perché senza fotorecettori e (2) la macula lutea, area

centrale della retina che corrisponde alla pt posteriore dell’asse visivo e contiene la fovea centralis, regione di massima acuità visiva.

La retina è costituita da X strati che sono analizzati con l’apparato uditivo (in fondo!).

I FOTORECETTORI sono costituiti da un segmento esterno, composto da pile di RE impilate che contengono i pigmenti fotosensibili, che

continua in un segmento interno contenente gli organuli citoplasmatici che, a sua volta, termina nella fibra contenente nucleo e

terminazione sinaptica.

Esistono due tipologie di recettori:

BASTONCELLI – Il segmento esterno è cilindrico con rodopsina come pigmento interno che viene eccitato da lunghezze d’onda di

o 390-770 nm. Non sono presenti nella fovea e la densità aumenta vicino all’ora serrata. Più bastoncelli convergono su una cell.

bipolare. A causa dell’ampia quantità di rodopsina e del rapporto con le cell bipolari (più bastoncelli attivano 1 cell bipolare) i

bastoncelli sono molto sensibili alla luce ma con poca capacità discriminativa, pertanto si usano nella visione scotopica/notturna.

CONI – Il segmento esterno è conico e presentano le opsine come pigmenti: un cono può avere 3 tipologie di opsine in base alla

o lunghezza d’onda assorbita. Si concentrano nella macula dove peraltro vi è convergenza con le cell bipolari (1:1); sono presenti

anche nella fovea dove manca la convergenza. A causa della convergenza e delle diverse tipologie di opsine si usano per la

discriminazione dei colori e la visione tricromica/diurna.

Le CELL BIPOLARI sono interposte tra i fotorecettori e le cellule multipolari. Esistono le cellule bipolari MONOSINAPTICHE, che

contraggono sinapsi con un fotorecettore ed una cell multipolare o cellule bipolari MULTISINAPTICHE, che contraggono sinapsi con più

fotorecettori e più cell multipolari.

LE CELL MULTIPOLARI sono grandi neuroni che contraggono sinapsi con le bipolari a livello dendritico e somatico e presentano un neurite

che, passando per la papilla ottica, vanno a costituire il n. ottico.

Le CELL ORIZZONTALI ed AMACRINE sono interneuroni con azione inibitoria (consentono il fenomeno dell’inibizione laterale) che si

collocano, rispettivamente, nello strato plessiforme esterno dove contraggono rapporto con fotorecettori e cell bipolari e nello strato dei

granuli interno dove contraggono rapporto con cell bipolari e multipolari.

Inoltre si osservano astrociti, cellule gliali e cellule di Muller che hanno un decorso radiale e attraversano tutta la retina.

DAL BULBO ALLA CORTECCIA VISIVA

Il nervo ottico è lungo 5cm e si viene a costituire a partire dai neuriti delle cellule multipolari: attraversa la sclera e si riveste di mielina,

contiene c.ca 1mln di fibre nervose.

Entra all’interno della cavità cranica mediante il foro ottico e quindi si impegna nel chiasma ottico, dove soltanto le fibre della pt nasale

decussano vs l’emisfero controlaterale per dare, origine, insieme alle fibre non decussate e dalla pt posterolaterale del chiasma ottico, al

tratto ottico che trasporta le info della pt controlaterale del campo visivo (pt temporale omolaterale/porta campo visivo controlaterale + pt

nasale controlaterale).

IL tratto ottico decorre posterolateralmente, gira attorno al diencefalo e, la maggior parte delle fibre si portano sino al corpo genicolato

laterale; solo alcune si portano ai tubercoli quadrigemellari superiori ed all’area preottica: tutte le fibre dispongono di una organizzazione

retinotopica.

Il corpo genicolato laterale, struttura pertinente al metatalamo e sita posterolateralmente al pulvinar, è suddivisa in 7 strati ognuno dei

quali possiede una mappa visuotopica dell’emicampo visivo controlaterale: dal corpo genicolato laterale ha origine la radiazione ottica che

si porta vs l’area visiva primaria.

Nella radiazione ottica alcune fibre si portano vs la pt sublenticolare e retrolenticolare della capsula interna e da qui giungono alla

corteccia visiva I superiore alla scissura calcarina mentre le fibre che portano l’info dal quadrante superiore del campo visivo si portano

anterolateralmente passando sopra al corno inf. del ventricolo laterale ( formano l’ansa di Meyner) quindi ripiegano e si portano vs la pt

subcalcarina della corteccia visiva I.

CORTECCIA VISIVA

Si colloca nel labbro superiore ed inferiore della scissura calcarina. E’ anche nota come area striata per la presenza, nello strato IV della

corteccia, della stria del Gennari, ovvero di un fascio di sostanza bianca costituito dalla radiazione ottica.

Quest’area presenta una disposizione visuotopica: nel labbro superiore arrivano le info dal campo visivo inferiore e viceversa, inoltre, le pt

anteriori dell’area portano le info dal campo visivo periferico mentre le aree posteriori (lobo occipitale) portano le info del campo visivo

centrale.

Oltre all’area visiva centrale si osservano anche aree visive di associazione variamente connesse con l’area visiva I:

Nel lobo occipitale si osserva l’area visiva II/parastriata e III/prestriata.

o Nel lobo parietale si osserva l’area visiva parietale posteriore

o Nella pt laterale del lobo temporale si osserva l’area visiva temporale mediana, mentre nella sua pt inferiore si osserva l’area

o temporale inferiore

Nel lobo frontale, anteriormente alle aree premotorie, si osservano i campi oculari frontali, necessari al coordinamento dei

o movimenti oculari.

Le aree parieto-occipitali sono deputate al riconoscimento della posizione dell’oggetto mentre le aree temporali sono importanti per

l’identificazione dello stesso. Nelle pt inferiori dei lobi temporo-occipitale si osserva la capacità di discriminare i colori.

PARTE NON GENICOLATA DELLA VIA OTTICA Dal tratto ottico (pt pre-genicolata) si osserva un contingente di fibre che non si portano

al genicolo laterale ma, mediante il braccio congiuntivo sup., si portano al tubercolo quadrigemellare superiore ed all’area pretettale.

Il TUBERCOLO QUADRIGEMELLARE SUPERIORE è un’area deputata alla produzione di archi riflessi in risposta a stimoli di natura uditiva,

ottica e sensitivo-somatica in quanto è in questa regione che si osservano mappe oto-acustiche: quest’area riceve afferenze dalla

proiezione retino-tettale e, in piccola parte, dalla corteccia visiva.

Tra le efferenze del tubercolo quadrigemellare sono da ricordare: (1) il fascio tettospinale, deputato alla coordinazione della testa in base

allo sguardo, (2) parte del fascicolo longitudinale mediale, che invia impulsi al nucleo somatomotore del n. oculomotore ed infine (3) il

tratto-tetto-ponto-cerebellare che coinvolge nel suo decorso il cervelletto.

L’AREA PRETETTALE è collocata anteriore al tubercolo quadrigemellare superiore e postero-inferiore al talamo dorsale ed è costituito da 5

nuclei che mediano i riflessi viscerali (riflesso di accomodazione + riflesso pupillare) in relazione allo stimolo visivo: quest’area invia i

propri fasci al nucleo viscero-effettore del n. oculomotore.

Altre fibre, dal tratto ottico, si portano al nucleo sovrachiasmatico, alla formazione reticolare ed ai nuclei del fascicolo longitudinale

mediale. Riflesso pupillare – Restringimento della pupilla a seguito di stimolazione luminosa dovuto all’afferenze che dalle retina si portano

all’area pretettale e da questo volgono ai nuclei visceroeffettori dei n. oculomotore. E’ un riflesso bilaterale, pertanto se è

stimolato un solo occhio il restringimento è bilaterale.

Riflesso di accomodazione – Variazione della messa a fuoco da un oggetto lontano ad uno vicino ed è dovuto all’azione di

convergenza dei bulbi oculari (riflesso somatomotorio) e la variazione della curvatura del cristallino in risposta alla contrazione

del muscolo ciliare (riflesso visceromotorio).

A livello cerebrale è la corteccia che invia efferenze ai tubercoli quadrigemellari superiori che mediano la convergenza oculare.

I movimenti oculari possono essere saccadici (spostamento dello sguardo), di fissazione, inseguimento lento (mantenere lo sguardo su un

oggetto in movimento), convergenza e movimenti vestibolari (mantenere fisso lo sguardo su un pt mentre la testa è in movimento).

MOVIMENTI SACCADICI (spostamento dello sguardo)

Il movimento del bulbo oculare è mediato da 3 paia di n.C. (III, IV e VI) che agiscono su 6 muscoli striati: in particolare la coordinazione

dei movimenti è data dall’attività dei centri dello sguardo nel tronco encefalico.

Formazione reticolare pontina: Regola i movimenti sul piano orizzontale. Il centro si colloca cranialmente al nucleo del n.

 abducente. Riceve afferenze dalla cortex, dal tubercolo quadrigemellare sup. e dai nuclei vestibolari omolaterali e invia efferenze

a al nucleo del n. oculomotore comune controlaterale ed al nucleo del n. abducente omolaterale: in tal modo si ottiene

l’abudzione dell’occhio omolaterale e l’adduzione del controlaterale.

Nucleo interstiziale del fascicolo longitudinale mediale: Si colloca nel mesencefalo a livello del grigio periacqueduttale e regola in

 movimenti di alcuni muscoli oculari; questo nucleo regola principalmente movimenti rapidi mentre i movimenti tonici sono

regolati dai nuclei del Cajal, sempre in regione mesecefalica.

Inoltre, i movimenti saccadici sono regolati dal campo oculare frontale (area 8 B.), collocato anteriormente all’area premotoria, il quale

riceve influenze dall’area premotoria e dai nuclei della base e invia le efferenze a vie polisinaptiche che comprendono i tubercoli

quadrigemellari superiori, i centri dello sguardo ed infine i nuclei dei 3 n.C.

MOVIMENTI di FISSAZIONE e di INSEGUIMENTO LENTO (fissare oggetto in movimento)

Sono movimenti involontari controllati dalla corteccia temporale mediale, in particolare dal campo oculare parietale posteriore ( vicino

alla cortex associativa del lobo occipitale) deputato alla selezione dell’oggetto da “fissare” che invia efferenze ai centri dello sguardo

tronco-encefalici. I movimenti di inseguimento lento coinvolgono anche cerveletto e nuclei vestibolari.

VIA ACUSTICA

L’organo spirale del Corti, che possiede le cellule sensoriali, si colloca all’interno del condotto cocleare, struttura facente parte della coclea.

Il condotto cocleare suddivide la coclea nella scala del vestibolo, sopra e nella scala del timpano, inferiormente al condotto cocleare:

questo assume forma triangolare ed è delimitato superiormente dalla membrana vestibolare ed inferiormente dalla membrana basilare a

cui aderisce per tutto il suo decorso.

Nel condotto cocleare sono presenti diverse tipologie di cellule:

Cellule a pilastro Alte ed impiantate sulla membrana basilare. Sono poste su due file identificate come pilastro interno e

pilastro esterno. Queste cellule sono provviste di una testa, a contatto con le teste delle altre cellule, con le quali forma l’arcata

del Corti, e dei piedi che rimangono separati dai piedi delle altre cellule in modo da creare una galleria detta galleria del Corti.

Cellule di Deiters Sono costituite da un corpo che poggia su una membrana basilare ed una testa appiattita (detta falange) e si

collocano lateralmente alle cellule del pilastro esterno creando, nell’insieme, piccolo spazi intercellulari detti spazi di Nuel che

rimangono in diretta comunicazione con la galleria del Corti.

Queste cellule, inoltre, nella pt apicale, creano piccoli spazi dove accolgono la pt apicale delle cellule acustiche, con cui rimangono

unite mediante giunzioni serrate che, nell’insieme formano la lamina reticolare, deputata alla separazione del liquido

extracellulare, cortilinfa, e l’endolinfa contenuta nel condotto cocleare.

Celule di Hensen e cell di Claudius Sono cellule di sostegno

Cellule acustiche interne Poste centralmente nella galleria del Corti, medialmente alle cellule dei pilastri interni (ed alla galleria

da essi formati), sono munite di 20 cilia vibratili nel polo apicale.

Cellule acustiche esterne Collocate in file diverse che aumentano di densità nei giri più piccoli della chiocciola. Sono

ricchissime di sterocilia.

La membrana basolaterale delle cellule acustiche interne ed esterne è raggiunta dai neuriti dai neuroni bipolari situati nel ganglio

spirale del Corti: nell’acustica interna il rapporto è 1acustica:10 neuroni mentre sono minori per le cellule acustiche esterne.

Le cellule acustiche sono rivestite dalla membrana tectoria, costituita da fibre collagene e da mucopolisaccaridi: questa membrana è

strettamente adesa alle sterocilia delle cellule acustiche e, quando la membrana basale vibra è la membrana tectoria a causare una

variazione della vibrazione nelle stereocilia.

I PROTONEURONI SENSITIVI si collocano all’interno del ganglio spirale del Corti, situato, a sua volta, nel canale spirale del modiolo della

chiocciola. Il ganglio a spirale ha forma spiraloide e contiene i neuroni bipolari opposito-polari, con i neuriti periferici che decorrono

radialmente alla spirale ossea che riveste il ganglio e ne fuoriescono mediante i foramina nervina per andare all’organo del Corti; i neuriti

centripeti, invece, seguono i canalicoli ossei nel fondo del meato acustico interno a livello del tractus spiralis foraminosus: a questo livello

si crea il nervo cocleare (divisione cocleare del n. statoacustico) che decorre nel meato acustico insieme al n. vestibolare e, a livello della

fossetta sopraolivare, penetra nel tronco encefalico per giungere ai nuclei cocleari.

A partire dai nuclei cocleari la via acustica si porta vs il corpo genicolato mediale intercalandosi a nuclei di relè obbligati come il tubercolo

quadrigemellare inferiore, e nuclei di relè non obbligati come il nucleo del corpo trapezoide, il complesso olivare inf. ed i nuclei del

lemnisco mediale: tutte queste stazioni mantegono una disposizione tonotopica delle cellule che, a gruppi, vibrano solo in risposta a

determinate vibrazioni.

I NUCLEI COCLEARI VENTRALE e DORSALE sono situati rostralmente al bulbo, vicino al peduncolo cerebellare inferiore, all’interno del

corpo restiforme. Entrambi ricevono afferenza dai protoneuroni del ganglio spirale del Corti.

Questi nuclei inviano fibre che decussano a livello del: (1) corpo trapezoide, che attraversa il tronco passando vicino alla pt ventrale del

tegmento pontino e riceve fibre dal nucleo cocleare ventrale e (2) stria acustica dorsale, che riceve fibre dal nucleo cocleare dorsale e

attraversa il tronco passando inferiormente al pavimento del IV ventricolo.

Nucleo cocleare ventrale Dà proiezioni bilaterali che passando o meno per stazioni di relè si portano al tubercolo quadrigemino

o inferiore. Tra le stazioni di relè importanti si trova il complesso olivare superiori, che viene raggiunto, a sua volta fa fibre omo- e

controlaterali: quelle di provenienza contro- hanno decussato a livello dei nuclei del corpo trapezoide.

Il complesso olivare superiore è una regione importante per l’identificazione della fonte sonora: con i suoi nuclei mediali rileva le

differenze di tempo nell’arrivo dello stimolo da un’orecchio all’altro mentre i suoi nuclei laterali rilevano la differenza di intensità;

da questo complesso alcune fibre si portano al tubercolo quadrigemino superiore.

Nucleo cocleare dorsale Dà proieizioni bilaterali che si portano al tubercolo quadrigemino inferiore.

o Le proiezioni di origine controlaterale decussano a livello della stria acustica dorsale.

Dal complesso olivare inferiore originano fibre che vanno a costituire il lemnisco laterale, volto vs i tubercoli quadrigemini inf. che al suo

interno presenta anche alcuni nuclei del lemnisco laterale: i nuclei ventrali contraggono sinapsi con fibre provenienti dal nucleo cocleare

dorsale mentre i nuclei dorsali con fibre provenienti dai nuclei cocleari ventrali.

I TUBERCOLI QUDRIGEMINI INF. presentano una costituzione tonotopica dove le basse frequenze hanno localizzazione dorsale e le alte

frequenze si collocano ventralmente. Dai tubercoli originano fasci che si portano, mediante il braccio congiuntivo inferiore, vs il CORPO

GENICOLATO MEDIALE, da cui partono fibre che, passando per il braccio sotto-lenticolare della capsula interna, si portano alle aree

acustiche I.

L’area ACUSTICA PRIMARIA si colloca nella pt profonda della scissura latearle e corrisponde alla circ. temporale ant. trasversa, detta

anche circonvoluzione di Heschl: questa presenta organizzazione tonotopica con le basse frequenze rappresentate antero-lateralmente e le

alte postero-medialmente.

Quest’area è connessa con le aree associative del lobo temporale (22 B.) deputate al riconoscimento e all’interpretazione dei suoni;

quest’area, nell’emisfero sx (settorializzazione SX linguaggio) corrisponde all’area di Wernicke per l’interpretazione del linguaggio.

La VIA OTTICA presenta anche vie discendenti (cortico-genicolate, cortico-collicolari, collicolo-olivari…) tra le quali è di primari importanza

il fascio olivo-cocleare che ha origine dal complesso olivare superiore, emerge dal tronco insieme al ramo vestibolare del n. statoacustico e

si porta alla divisione cocleare per mezzo dell’anastomosi nervosa di Oort: questo fascio contrae sinapsi con le cell acustiche interne ed

esterne rilasciano Ach con azione inibitoria su queste, riducendo pertanto la vibrazione della membrana tectoria Si riduce anche solo

un’area della membrana, intensificando la stimolazione delle aree adiacenti per eliminare il rumore di fondo.

RIFLESSI UDITIVI Dal tubercolo quadrigemino inf. partono alcune fibre per il tubercolo quadrigemino superiore che, a sua volta, regola

i muscoli di testa e collo (mediante il fascio tetto-spinale agisce sul midollo spinale) e sui muscoli estrinseci dell’occhio (mediante azioni sui

nuclei somato-motori dei n. oculomotori).

Alcune fibre con origine dal complesso olivare superiore si portano al nucleo motore del n. trigemino e faciale ( fibre motorie) per agire,

rispettivamente, sul m. tensore del timpano e sullo stapedio al fine di regolare la catena degli ossicini che mediano la vibrazione vs

l’orecchio medio.

VIA VESTIBOLARE

La via vestibolare è preposta all’analisi degli stimoli vestibolari che contribuiscono alla percezione ed al mantenimento della postura. I

protoneuroni si collocano nel ganglio di Scarpa e hanno il neurite periferico volto vs le cellule sensoriali e quello centripeto volto vs i nuclei

vestibolari del tronco encefalico.

LABIRINTO VESTIBOLARE

Posto all’interno della parte vestibolare del labirinto membranoso, presenta due dilatazioni (utricolo e sacculo), collocati nel vestibolo del

labirinto osseo ed in comunicazione tra loro mediante il dotto otrico-sacculare e 3 canali semicircolari, con i quali l’utricolo risulta in

comunicazione; il sacculo è in rapporto con il vestibolo della coclea per mezzo del dotto reuniente.

All’interno di UTRICOLO e SACCULO è presenta la macula, contenente le cellule recettoriali della sensibilità vestibolare: essa si colloca sul

pavimento dell’utricolo quando il capo è in posizione eretta mentre si colloca sulla parete mediale, in posizione verticale nel sacculo.

La macula è costituita da cellule recettoriali e cellule di sostegno:

Cellule capellute di I tipo – Terminazioni efferenti a calice, nessuna terminazione afferente le raggiunge

Cell capellute di II tipo – Presenta terminazioni afferenti ed efferenti

Sull’apice delle CELLULE CAPELLUTE si osservano diverse sterocilia ed un solo chinocilio (cilio vibratile) posto all’estremità della membrana

apicale: le sterocilia vi si dispongono lateralmente con lunghezza sempre minore (a scala!).

Chinociglio e sterocilia sono immersi nella membrana otolitica, una sostanza gelatinosa ricca di otoliti (proteine e carbonato di calcio) e

presenta un alto peso specifico, pertanto risulta sempre in movimento.

Gli spostamenti della membrana otolitica si riflettono sulle stereocilia che si avvicinando ad attivare il chinocilio o vi si allontanano

inibendolo: in tal modo, data la presenza di diverse stero- e chinocilia si ha una costante attivazione/inattivazione delle cellule capellute in

base alla posizione del capo; in particolare l’attivazione della macula utricolare percepisce i movimenti sul piano orizzontale, quella

sacculare sul piano verticale.

I CANALI SEMICIRCOLARI sono 3 per lato, sup., post., e laterale tra loro disposti ortogonalmente e sono tutti in comunicazione con

un’estremità dell’utricolo a livello del quale presenta un rigonfiamento detto ampolla che presenta la cresta ampollare: queste contegono

cell capellute della cresta ampollare, simili alle altre cell capellute ma immerse in una matrice di mucopolisaccaridi con peso specifico

simile all’endolinfa presente nei canali semicircolari ( pertanto si ha riflessione dei movimenti della linfa nel gel di mucopolisaccaridi):

questa struttura è deputata all’analisi dell’accelerazione angolare.

I protoneuroni si localizzano a livello del ganglio di Scarpa, collocato nella pt laterale del meato acustico interno e presentano un neurite

che si porta sino al labirinto membranoso per innervare le cellule capellute mentre l’altro neurite si porta, insieme agli altri, a costituire il

NERVO VESTIBOLARE (ramo vestibolare del n. statoacustico VIII) che porta le sue fibre sino ai nuclei vestibolari, tranne alcune che

entrano, mediante il peduncolo cerebellare inferiore, nel vestibolocerebello.

I nuclei vestibolari si collocano nella pt rostrale del bulbo e caudale del ponte, sono 4 per lato (superiore, mediale, laterale ed inferiore) e

ricevono fibre afferenti dalle creste ampollari ( i nuclei vestibolari sup. e mediale), dalla macula utricolare ( nucleo vestibolare laterale)

e dalla macula sacculare ( nucleo vestibolare inferiore).

CONNESSIONI CON IL CERVELLETTO I nuclei vestibolari superiore, mediale ed inferiore proiettano al vestibolocerebello, il quale ha

ricevute fibre, anche direttamente dal n. vestibolare (senza tappa nei n. vestibolari) che decorrono nel peduncolo cerebellare inferiore.

Alcune fibre si portano dal nucleo vestibolare inferiore sino al complesso olivare inf. e da questo al cervelletto.

Il cervelletto reinoltra le fibre inibitorie ai nuclei vestibolari: la maggior parte delle fibre originano dalla cell. di Purkinje della corteccia

cerebellare e si portano ai nuclei passano per il peduncolo cerebellare inferiore mentre altre (poche) fanno tappa ai nuclei cerebellari.

Alcune rare fibre eccitatorie originano dal nucleo del fastigium e si portano ai nuclei vestibolari laterale ed inferiore bilateralmente.

CONNESSIONI CON IL TRONCO ENCEFALICO Sono presenti diverse connessioni:

 Proiezioni ai nuclei dei n. implicati nell’oculomozione: in particolare si osserva che, mediante il fascicolo longitudinale mediale, il

(1) nucleo vestibolare sup. proietta al nucleo del n. trocleare ed oculomotore comune, il (2) nucleo vestibolare mediale proietta al

nucleo del n. oculomotore e interstiziale del Cajal, infine, il (3) nucleo vestibolare inferiore proietta ai nuclei dei n. oculomotore

comune e trocleare.

Queste proiezione sono rilevanti per la coordiazione dei movimenti di rotazione occhi/testa ( riflesso vestibolo-oculare).

 Proiezioni ai nuclei reticolare del ponte e reticolare gigantocellulare del bulbo che sono nuclei motori appartenenti alla formazione

reticolare

 Proiezione ai nculei del tratto solitario e nucleo dorsale del vago, per l’induzione di vomito e nausea a seguito di stimolazione

prolungata dell’apparato vestibolare.

CONNESSIONI CON IL MIDOLLO SPINALE Si osservano due principali connessioni con il midollo spinale:

Tratto vestibolo-spinale laterale – Principale via discendente. Ha origine dal nucleo vestibolare laterale e si porta sino al corno

anteriore della sostanza grigia del midollo in prossimità del rigonfiamento cervicale e lombare

Tratto vestibolo-spinale mediale – Origina dal nucleo vestibolare mediale, termina nel corno anteriore dei neuromeri cervicali

andando a costituire la pt discendente del fascicolo longitudinale mediale.

CONNESSIONI CON LA CORTECCIA Non si conosce ancora un’area della corteccia responsabile dell’analisi degli stimoli vestibolari,

tuttavia, sono presenti connessioni verso questa mediante fasci ascendente ch originano dai nuclei vestibolare superiore e laterale che,

decorrendo nel fascicolo longitudinale mediale (omo- e contro-) si portano al nucleo ventrale postero-laterale talamico e da questo si

portano all’area prossima al solco intraparietale, alla corteccia somatosensitiva ed all’insula posteriore.

Il sistema vestibolare è importante per il mantenimento della postura eretta e dell’equilibrio che viene mantenuta mediante i muscoli

antigravitazionali (m. estensori arto inf., flessori arto sup. oltre che muscolatura assile): questi sono attivati dal fascio vestibolo-spinale

laterale, che origina dal nucleo vestibolare laterale, che agisce estendendo i muscoli dell’arto inf. e flettendo quelli dell’arto superiore.

L’azione è mediata dal nucleo vestibolare laterale in quanto esso riceve fibre direttamente dal sacculo e dall’utricolo oltre che dalle cellule

di Purkinje del cervelletto.

I nuclei vestibolari, inoltre, agiscono sulla formazione reticolare bulbare e pontina, avendo, dunque, un’influenza sulla muscolatura assile.

Riflesso vestibolo-oculare Il movimento di nistagmo (mantenimento della fissazione con la testa in rotazione) è dato dal susseguirsi di

inseguimenti lenti e ritorno (saccadico) indietro. Questi movimento necessitano di una stretta coordinazione tra la posizione del capo e i

movimenti del bulbo oculare.

La componente di inseguimento lenta è determinata dai nuclei vestibolari con fibre che proiettano nel fascicolo longitudinale mediale

mentre la componente saccadica è mediata dalla formazione reticolare parameridiana del ponte.

VIA GUSTATIVA

I CALICI GUSTATIVI si collocano nella lingua, nell’orofaringe e nell’epiglottide: a livello della lingua essi si collocano nelle papille vallate

(10 interne alla V linguale) e nelle papille fungiformi, intercalate alle papille filiforme sull’apice linguale.

I calici gustativi presentano una forma ovalare inglobata dentro epitelio di rivestimento e presentano un polo basale a contatto con la

membrana basale della mucosa linguale ed un polo apicale fornito di un canale gustativo aperto in superficie.

I calici contengono alcune varietà cellulari: (1) cellule gustative, di natura epiteliale fornite anch’esse di una pt basale ed una apicale a sua

volta fornita di microvilli, detti peli gustativi, che si proiettano nel canale gustativo e posseggono i recettori gustativi, proteine

transmembrana sensibili al gusto; oltre queste cellule i calici gustativi posseggono cellule basali staminali e cellule di sostegno.

SENSAZIONI GUSTATIVE

Dolce, acido, amaro, salato e umami sono i gusti rilevabili ed ognuno di questi è in grado di attiviare specifici recettori gustativi

appartenenti alle cellule gustative (generalmente un recettore è sensibile ad un solo tipo di gusto).

Salato Ioni inorganici

Dolce Zuccheri, sali inorganici, aminoacidi come L-idrossiprolina

Amaro Aminoacidi idrofobici, sali e polifenoli.

I CALICI GUSTATIVI sono innervati da protoneuroni che giungono in sede mediante il decorso di 3 nervi cranici e posseggono il ganglio a

livello del decorso dei n. cranici:

 Nervo intermedio del faciale, per i calici gustativi anteriori della lingua, con il corpo nel ganglio genicolato che presenta il neurite

periferico che, inizialmente, segue il decorso del nervo faciale, entra poi nell’orecchio medio diventano nervo della corda del

timpano con decorso sulla superficie interna della membrana timpanica, quindi fuoriesce dall’oreccho mediante la fessura petro-

timpanica per entrare nel contesto nel nervo linguale ( branca del trigemino).

 Nervo glossofaringeo, per la parte posteriore della lingua e l’orofaringe, con il corpo nel ganglio petroso ed il neruite che fuorisce

dal cranio mediante il foro giugulare per entrare dentro al plesso faringeo.

 Nervo vago, che innerva i calici dell’epiglottide, con il corpo nel ganglio nodoso e il neurite con decorso simile per l’innervazione

del nervo glossofaringeo.

I neuriti centripeti dei protoneuroni della sensibilità gustativa si portano, dunque, alla pt rostrale del nucleo del tratto solitario/nucleo

gustativo, del tronco encefalico.

Da questo nucleo emerge una proiezione talamica che, decorrendo lateralmente al lemnisco mediale, si porta sino al nucleo ventrale-

posteromediale del talamo (forse decussa prima!) dal quale origina, a sua volta, un fascio che si porta all’area gustativa della corteccia

(area 43 B.) situata nell’opercolo parietale vicino all’area sensitiva della lingua.

E’, forse, presente un’altra via gustativa che vede una stazione di relè tra il nucleo gustativo ed il talamo che è rappresentata dalla

formazione reticolare nella pt superiore del ponte che, oltre che riproiettare il fascio vs il talamo, fornisce anche fibre vs l’ipotalamo ( nel

tratto tegmentale centrale) e verso il sistema limbico.

VIE NERVOSE VISCERALI

Comprende vie di moto, sistema visceroeffettore e via della sensibilità, detta sensibilità enterocettiva.

Il SNA regola la vita vegetativa della maggior parte degli apparati, regolandone l’attività e ricevendo, da essi, stimoli che, tuttavia, non

raggiungono mai il livello di coscienza.

Lo SNA è costituito dal sistema simpatico, parasimpatico e metasimpatico: gli organi ricevono stimolazione sia para- che simpatica; il

metasimpatico è rappresentato da neuroni localizzati sulla pareti di organi cavi o all’interno di organi parenchimatosi.

VIE EFFETTRICI SIMPATICHE E PARASIMPATICHE

Le vie effetrici sono costituite da una catena di 2 neuroni, detto centrale/pregangliare e gangliare/postgangliare.

Neurone pregangliare Il corpo è all’interno dell’encefalo, solitamente tronco encefalico o midollo, e l’assone proietta al II

 

neurone ed è mielinico di piccolo calibro (fibre B)

Neurone postgangliare Il corpo è localizzato in un ganglio periferico e il suo assone si porta all’organo bersaglio. Gli assoni

 

sono amilenici di piccolo calibro (fibre C)

Il rapporto tra i due neuroni è 1:30, cosicchè un solo neurone centrale influenza diversi neuroni post-gangliari.

Nel SNA SIMPATICO il neurone centrale (Ach) ha il corpo nella colonna intermedio-laterale della sostanza grigia del midollo spinale dai

neuromeri toracici ai lombari superiori (sino a L2) e presentano gli assoni che fuoriescono dalla radice anteriore dei nervi spinali per

raggiungere i neuroni gangliari (noradrenalina) dei gangli pre- o paravertebrali simpatici o, direttamente, l’organo bersaglio; dai gangli

pre- o paravertebrali i neuroni gangliari emettono l’assone che raggiunge l’organo mediante interposizione dei plessi nervosi splancnico.

Nel SNA PARASIMPATICO il neruone centrale (Ach) si colloca nei nuclei viscero-effettori di alcuni nervi cranici (III, VII, IX e X n.C detti

sistema parasimpatico encefalico) e all’interno delle colonne visceroeffetrici dei neuromeri sacrali ( sistema parasimpatico sacrale) e da

questi emettono neuriti che si portano al ganglio parasimpatico (Ach), solitamente localizzato in prossimità o sull’organo bersaglio.

I sistemi simpatico e parasimpatico solitamente, ma non sempre, innervano contemporaneamente gli organi bersaglio in modo da

generare risposte opposte, differenti (come la secrezione mucosa o sierosa nelle ghiandole salivari) o variare il livello di intesità della

risposta dell’organismo.

VIE DELLA SENSIBILITÀ VISCERALE

I protoneuroni si collocano all’interno di gangli spinali o encefalici e sono neuroni pseudounipolari con 1 solo neurite che si biforca a T

volgendo, quindi, in periferia verso i visceri innervati e vs il SNC.

Tra le vie della sensibilità viscerale si possono identificare le:

Fibre afferenti al tronco encefalico – Sono connesse con i nervi cranici e, in particolar modo, con il ganglio nodoso del n. vago e

con il ganglio petroso del n. glossofaringeo.

Fibre afferenti al midollo – Sono connesse con i nervi spinali e il corpo si colloca nei gangli spinali annessi alla radice posteriore

del midollo.

La maggior parte dei visceri riceve innervazione da entrambe le tipologie di fibre, eccezion fatta per i visceri pelvici che sono innervati solo

da 2 tipologie di fibre afferenti al midollo ovvero le fibre dei neuromeri toraco-lombari ( mediante i nervi ipogastrici) e dei neuromeri

sacrali ( mediante il plesso pelvico).

Le fibre della sensibilità viscerale sono anche suddivisibili fisiologicamente: (1) fibre che rispondono a stimoli di bassa intensità, che non

superano la soglia di attivazione fisiologica e sono solitamente le fibre del tronco e (2) fibre che rispondono a stimoli ad alta densità, che

rispodono a stimoli che superano la soglia come gli stimoli dolorosi e solitamente si collocano all’interno delle fibre afferenti al midollo:

pertanto le fibre afferenti al tronco portano stimoli di sazietà, nausea e via dicendo mentre quelle afferenti al midollo sono coinvolte nella

trasmissione del dolore.

Il METASIMPATICO è un SNA che si colloca sulla pareti degli organi cavi o nello stroma/connettivo degli organi parenchimatosi: i gangli si

collocano nei punti nodali dei plessi delle fibre intramurali e gli assoni si addentrano nel connettivo degli organi parechimatosi o formano

reti complesse tra le tonache di organi cavi.

Il metasimpatico è prevalentemente influenzato dal SNA parasimpatico e media funzioni riflesse con attività locale indipendente dal SNC

come la secrezione ghiandolare e la peristalsi.

SISTEMA VISCEROEFFETTORE SIMPATICO

I corpi cellulari sono collati nella colonna/nucleo intermedio-laterale del midollo spinale, la quale decorre per quasi tutta la lunghezza del

midollo per arrestarsi ai primi segmenti lombari; in prossimità di questo nucleo è presente anche il nucleo intermedio-mediale che

possiede neuroni che influenzano l’attività della colonna intermedio-laterale e media i riflessi che pongono i comunicazione il sistema

somato-motore e viscero-effettore.

Gli assoni mielinici dei neuroni centrali fuoriescono mediante la radice anteriore dei nervi spinali per portarsi ai gangli PARAVERTEBRALI

del simpatico, in qualità di fibre pre-gangliari mediante i rami comunicanti bianchi.

Nei gangli PARAVERTEBRALI, collocati ai lati di tutto il rachide e costituiti da gangli in successione tra loro connessi mediante cordoni

intermedi e suddivisi in 5 tratti a seconda della regione del rachide adiacente (cervicale, toracico, lombare, sacrale e coccigeo), dove

possono contrarre sinapsi con i corpi dei neuroni gangliari ivi presenti o dove, semplicemente, attraversano il ganglio per portarsi ai gangli

PRE-VERTEBRALI o direttamente al viscero.

Nel caso i neuroni centrali contraggano sinapsi in questa regione con i neuroni gangliari, da questi, originano fibre dette rami comunicanti

grigi che si portano nuovamente vs il nervo spinale e con questo a innervare distretti somatici (vasi…) o si portano a seguire il decorso dei

nervi splancici per giungere ai visceri di testa, collo e torace.

I gangli PREVERTEBRALI si collocano sulla superficie anteriore dell’aorta, in prossimità dello sbocco delle collaterali e tra i più rilevanti

sono da ricordare il ganglio celiaco, aortico-renale, mesenterico-sup. ed inf., dove contraggono sinapsi con i neuroni gangliari che

presentano il neurite che si porta nei plessi nervosi simpatici e da questi ai visceri di addome e pelvi.

SISTEMA VISCERO-EFFETTORE PARASIMPATICO

I corpi cellulari dei neuroni centrali del SNA parasimpatico si localizzano nei nuclei viscero-effettori di alcuni nervi cranici a livello del

tronco encefalico (sistema parasimpatico encefalico) e nel midollo sacrale (parasimpatico sacrale): gli assoni dei neuroni centrali del

parasimpatico encefalico fuoriescono dalla regione decorrendo insieme ai n.C. e costituendone la pt viscero-effettrici mentre nel caso del

parasimpatico sacrale fuoriescono insieme ai n. spinali.

I NUCLEI VISCERO-EFFETTORI DEL TRONCO ENCEFALICO sono:

Nucleo di Edinger-Westphal (del n. oculomotore comune) La fibra pre-gangliare fuoriesce insieme al n. oculomotore cokmune

o per entrare nella cavità orbitaria dove giunge al ganglio ciliare per contrarre sinpasi con il neurone gangliare che, emettendo i

nervi ciliari brevi si porta sino al n. ciliare e allo sfintere della pupilla.

Nucleo salivatorio superiore (del n. intermedio del faciale) La fibra pre-gangliare fuoerisce insieme al n. intermedio del n.

o faciale, poi entra nelle fibre del n. della corda del timpano (parete interna timpano) e fuoriesce, con questo, mediante la fessura

petro-timpanica per entrare, poi, nel contesto del n. linguale ( branca mandibolare del trigemino) ed arrivare, quindi, ai gangli

sottomandibolare e sottolinguale dove contraggono sinapsi con i neuroni gangliari che emettono fibre post-gangliari che si

portano alle ghiandole salivari maggiori e minori.

Nucleo muco-naso-lacrimale (del n. faciale propriamente detto) Le fibre pre-gangliari escono insieme al n. faciale propriamente

o detto, quindi si spostano nelle fibre del n. grande petroso che, insieme al n. petroso profondo, forma il n. vidiano: questo esce dal

canale pterigoideo ed entra nella fossa pterigopalatina dove si trova il ganglio pterigo-palatina contenente i neuroni gangliari che

emettono fibre per le ghiandole nasali, orali, palatine e lacrimali

Nucleo salivatorio inferiore (del n. glossofaringeo) Le fibre pregangliari seguono il n. glossofaringeo quindi raggiungono il

o ganglio otico, siutato nel foro ovale tra i nervi timpanico e piccolo petroso, contenente i neuroni gangliari che emettono fibre che

volgono, insieme al nervo auricolotemporale (ramo terminale della branca mandibolare del trigemino) alla ghiandola parotide

Nucleo motore dorsale del vago Le fibre pregangliari seguono il nervo vago (sono la componente viscero-effettrice del vago

o stesso), fuoriescono da regioni diverse del cranio ed entrano nella cavità toracica per dirigersi nei plessi nervosi dei visceri di

torace ed addome. I neuroni gangliari si trovano nei gangli delle pareti degli organi cavi e nello stroma degli organi

parenchimatosi di torace e addome eccezion fatta per colon e tratto digerente successivo

Il PARASIMPATICO SACRALE presente i corpi dei neuroni centrali disposti nella colonna intermedio-laterale (così come per le vie

simpatiche) che fuoriescono dal midollo mediante le radici anteriori di n. spinali e si portano ai plessi nervosi delle pelvi e della pt inferiore

dell’addome per entrare poi nei gangli che si collocano nel contesto degli organi dell’ultimo tratto del digerente e degli organi pelvici.

Il sistema VISCERO-EFFETTORE simpatico e parasimpatico è regolato da fibre che arrivano da corteccia cerebrale, corteccia entorinale,

cervelletto ed ippocampo: l’area maggiormente predisposta a controllare il sistema visceroeffettore è l’ipotalamo che risulta connesso con

le strutture del tronco e del midollo mediante i fasci ipotalamo-spinale dove, contranedo rapporto con i corpi dei neuroni centrali ne regola

l’attività.

Per tale attività l’ipotalamo è quindi connesso conn strutture corticali e riceve anche informazione dalle vie ascendenti senstivi oltre che

risulta essere in grado di rilevare osmolarità, pA e temperatura.

E’ da osservare che l’ipotalamo è in grado di influenzare l’attività del sistema mediante la via anatomica appena descritta e la via

neuroumorale che coinvolge gli ormoni.

A livello del tronco encefalico il nucleo del tratto solitario, ricevendo buona parte delle vie della sensibilità viscerale è importante nella

regolazione dell’attività del sistema viscero-effettore e della produzione di circuiti riflessi che escludono strutture superiori.

VIE DELLA SENSIBILITÀ VISCERALE

Sono presenti due vie della sensibilità viscerale e il decorso delle vie è simile a quello della via della sensibilità motoria.

Le FIBRE AFFERENTI AL TRONCO ENCEFALICO sono fibre che si osservano nel decorso del n. vago e del glossofaringeo.

PT VISCERO-SENSITIVA DEL GLOSSOFARINGEO – Il corpo dei I protoneuroni è collocato nel ganglio petroso e da questi emerge

o un assone periferico che si porta a lingua, tonsille, faringe (NO ai calici gustativi), glomo e seno carotideo per rilevare la

pressione e la composizione chimica del sangue.

PT VISCERO-SENSITIVA DEL VAGO – Il corpo cellulare si colloca nel ganglio nodoso dove si trovano i neuroni pseudounipolari che

o emettono il neurite volto in periferia al collo (ghiandole tiroide, paratiroide, faringe ed esofago per deglutizione), al torace (cuore,

grossi vasi, corpi aortici e recettori della pressione) ai polmoni (mucosa e muscolatura bronchiale oltre che il tessuto connettivo

interalveolare), pareti dello stomaco, intestino e ghiandole annesse al canale alimentare.

Il neurite centripeto dei neuroni pseudounipolari siti nel ganglio petroso e nodoso si portano al nucleo del tratto solitario dove si osservano

i deutoneuroni (II neuroni) della via che proiettano, a loro volta, al nucleo ventromediale del talamo e da questo alla cortex o all’insula.

Dal nucleo del tratto solitario si osservano fibre che si portano, senza relè nel talamo, vs la formazione reticolare, ipotalamo ed amigdala.

Le afferenze delle fibre del tronco encefalico non sono direttamente connesse alla sensazione dolorifica eccezione fatta per alcune fibre che

portano l’info dai bronchi; le info di queste fibre raramente giungono a livello cosciente.

Le FIBRE AFFERENTI VISCERALI SPINALI presentano il protoneurone collocato nel ganglio spinale sulla radice posteriore dei n. spinali del

tratto toraco-lombo-sacrale: i neuriti volti in periferia seguono il decorso del sistema simpatico toracolombare o del parasimpatico sacrale,

e, nel decorso, attraversano i gangli della catena paravertebrale (simpatico).

Il neurite centripeto, invece, si porta all’interno del midollo spinale dove contrae rapporto con il II neurone della via che si trovano nel

collo del corno posteriore della sostanza grigia (colonna sensitivo-viscerale) – lamina I- da cui emerge un fascio ascendente, il fascio

spino-talamico, con decorso nel cordone laterale, insieme al lemnisco spinale, che raggiunge, infine, talamo (tranne alcune fibre dirette al

nucleo del tratto solitario) e formazione reticolare e da qui l’area somestesica primaria e l’insula.

Dal neurite centripeto si osservano anche fibre che, dentro al midollo, divergono per contrarre sinapsi con interneuroni delle corna

posteriori che formano archi riflessi con le cellule viscero-effettrici presenti, invece, nella colonna intermedio-laterale.

DOLORE VISCERALE E DOLORE RIFERITO Il dolore viscerale è dovuto alla distensione eccessiva delle pareti di un organo cavo o dalla

rapida contrazione di un organo parenchimatoso e la sensibilità dolorifica è mediata dalle fibre afferenti viscerali spinali (quelle sopra!):

solitamente viene avvertito come dolore diffuso e proiettato ad aree somatiche (dolore riferito).

Il dolore riferito di un determinato organo è dato dalla regione somatica che viene innervata da neuroni sensitivi di un determinato

segmento spinale; pertanto possiamo dedurre una certa relazione tra le fibre afferenti viscerali e le fibre afferenti somatiche in relazione al

neurone con il quale, queste, contraggono sinapsi a livello della lamina I del midollo spinale.

E’ pertanto facile riferire dolore su un determinato territorio somatico nonostante il dolore, sia in realtà di origine viscerale.

NERVI CRANICI

L’encefalo è connesso con il SNP mediante 12 paia di nervi cranici (n.C) che fuoriescono dall’encefalo per mezzo dei fori posti sulla base

cranica e sono numerati da quello con emergenza più rostrale sino a quello più caudale: il I paio di n.C ha pertinenza telencefalica, il II n.C

ha pertinenza diencefalica mentre i restanti appartengono al tronco (III-IV mesencefalo; V-VI-VII ponte; i restanti al bulbo).

Possono essere solo motori, solo sensitivi o misti. I n. spinali, invece, sono esclusivamente misti

 VII, IX e X possiedono tutte le componenti (visceromotoria, viscerosensitiva, somatomotoria e somatosensitiva); i n. C III o V 2

 componenti e gli altri solo una.

Alcuni n.C (I, II, VII, VIII, IX, X) trasportano la sensibilità specifica

 La sostanza grigia è disposta in modo tale che un solo nucleo possa riceve stimoli della sensibilità da diversi n.C, e, un solo

 nucleo è, pertanto, molto più esteso rispetto alla regione di emergenza del n.C.

I n.C. non si costituiscono quando si uniscono le radici ant. e post. e non fuoriescono dal tronco in regioni caratteristiche come

 avviene, invece, per il midollo dove i n.S. escono dai solchi laterali

I n.C. non hanno una distribuzione perferica segmentale precisa come avviene,invece, per i n.S.

 Some Says Money Matter But My Brother Says Big Boobs Matter Most (ricordare solo motorio (M), sensitivo (S), misto (B)).

I NERVO CRANICO – NERVO OLFATTIVO

Nervo sensoriale che trasporta la sensibilità specifica dell’olfatto pertanto si distribuisce alla mucosa olfattiva.

Il nucleo principale risiede nel BULBO OLFATTIVO

NUCLEO PRINCIPALE SEDE DI EMERGENZA FUORIUSCITA DAL CRANIO

Bulbo olfattivo Bulbo olfattivo sulla faccia inf. lobo frontale Lamina cribrosa dell’etmoide

DECORSO Le cell. olfattive primarie forniscono fibre che si organizzano dapprima nei fascetti primari, a livello della tonaca propria,

quindi in fascetti secondari, che si organizzano nei filuzzi del nervo olfattivo che si impegnano nella lamina cribrosa dell’etmoide per

giungere, dopo un breve decorso sulla faccia endocrania dell’etmoide al lobo olfattivo sulla pt. Inferiore del lobo frontale.

II NERVO CRANICO – NERVO OTTICO

Nervo sensoriale che trasporta la sensibilità specifica della vista, si distribuisce alla retina.

NUCLEO PRINCIPALE SEDE DI EMERGENZA FUORIUSCITA DAL CRANIO

Corpi genicolati laterali Chiasma ottico nel diencefalo Foro ottico

DECORSO I neuroni multipolari della retina si uniscono a livello della papilla ottica per formare a il nervo ottico. Questo abbandona il

bulbo oculare passando internamente all’anello tendineo di Zinn ed entra nel cranio a livello del FORO OTTICO, quindi si impegna sul

pavimento della fossa cranica anteriore per arrivare al chaisma ottico dove avviene una parziale decussazione, in seguito alla quale si

osserva la formazione dei tratti ottici, che si portano sino ai corpi genicolati laterali del diencefalo.

Subito dietro al bulbo oculare riceve l’arteria e la vena centrali della retina.

III NERVO CRANICO – NERVO OCULOMOTORE COMUNE

Nervo motorio con una componente somatomotoria per i muscoli estrinseci dell’occhio (muscolo retto mediale, sup. ed inf. e muscolo

obliquo inferiore) e per il muscolo elevatore della palpebra ed una componente visceromotoria parasimpatica per i muscoli intrinseci

dell’occhio (muscolo sfintere della pupilla e muscolo ciliare).

NUCLEO PRINCIPALE SEDE EMERGENZA USCITA DAL CRANIO GANGLI ANNESSI

Somatomotoria Nucleo somatomotore III Fossa Fessura orbitaria sup. X

- Mesencefalo- interpeduncolare

Visceromotoria Nucleo di Edinger-Westphal Ganglio ciliare, nel decorso del

(mesencefalo) ramo oftalmico del n. trigemino

DECORSO Le fibre escono dalla fossa interpeduncolare, sita sulla faccia mediale dei peduncoli cerebrali, si impegna nella cisterna

interpeduncolare quindi, a livello del processo clinoideo posteriore fora la dura madre sulla parete laterale del seno cavernoso. Dal seno

cavernoso giunge alla fessura orbitaria superiore, si impegna dentro all’anello tendineo di Zinn dopo il quale si divide in un ramo

superiore, che poi si porta al m. retto superiore ed al m. elevatore della palpebra ed un ramo inferiore, che si porta, ulteriormente

suddiviso, al m. retto inferiore, mediale ed al m. oblioquo inferiore: dal ramo che volge al m. obliquo inferiore parte un ramo con la

componente pre-gangliare visceroeffettrice che va al ganglio ciliare dal quale, in seguito, origineranno le fibre post-gangliari per i muscoli

intrinseci del bulbo oculare.

Anello tendineo di Zinn – Formazione ad imbuto vicino al foro ottico che funge da origine per i muscoli retti, obliquo superiore ed

 elevatore della palpebra. Nella pt superiore è separato in due dal decorso del nervo ottico e dell’arteria oftalmica mentre

inferiormente è separato in due dai rami dell’oculomotore, vena oftalmica superiore, nervo abducente e ramo naso-ciliare del

nervo oftalmico.

RAPPORTI Nella cisterna inter-aracnoidea presenta sopra l’art. cerebellare superiore e sotto l’art. cerebrale posteriore.

All’interno del seno cavernoso passa superiormente al ganglio del Gasser, da cui origina il nervo oftalmico che quindi si divide nei suoi

rami e incrocia (dal basso vs l’alto) il nervo oftalmico stesso che, inoltre, incrocia anche il nervo trocleare che dal basso volge verso l’alto.

NOTE Nel decorso accoglie anche fibre sensitive per la branca oftalmica del trigemino e a fibre simpatiche post-gangliari per il plesso

carotideo

IV PAIO DI NERVI CRANICI – NERVO TROCLEARE

Nervo somatomotorio che si porta al muscolo obliquo superiore del bulbo oculare controlaterale. La sua caratteristica principale è di essere

l’unico nervo che emerge sulla faccia posteriore del tronco encefalico.

NUCLEO PRINCIPALE EMERGENZA FUORIUSCITA DAL CRANIO

Nucleo trocleare (mesencefalo) Solco trasversale (posteriore al mesencefalo) Fessura orbitaria superiore

DECORSO Dal solco trasversale il nervo descrive un arco aperto medialmente, dirigendosi prima indietro quindi piegando

anteriormente, che abbraccia il peduncolo cerebrale omolaterale: nel decorso passa tra l’arteria cerebellare superiore, sopra e l’arteria

cerebrale posteriore sotto.

A livello del processo clinoideo posteriore perfora la dura madre entrando nella pt laterale del seno cavernoso.

All’interno del seno cavernoso si colloca sotto al n. oculomotore e sopra al nervo oftalmico e, qua, riceve la branca oftalmica del trigemino

e le fibre simpatiche post-gangliari del plesso carotideo, quindi piega vs l’alto incrociando il nervo oculomotore e si impegna nella fessura

orbitaria superiore.

In seguito al decorso nella fessura orbitaria superiore, passa esternamente all’anello tendineo di Zinn, passa sopra al tendine del muscolo

elevatore della palpebra ed infine giunge al muscolo obliquo superiore.

V NERVO CRANICO – NERVO TRIGEMINO

Il più voluminoso nervo cranico. E’ un nervo misto ed emerge dal ponte mediante una radice somatomotoria piccola, per i muscoli

masticatori, e una radice somatosensitiva particolarmente voluminosa che porta le info dala cute della faccia, congiuntiva, mucosa di

bocca e naso, alveoli e denti. In parte veicola anche fibre di natura viscerale.

NUCLEO PRINCIPALE EMERGENZA USCITA DAL CRANIO GANGLIO ANNESSO

I Fessura orbitaria sup.

Somatomotoria Nucleo masticatorio Superficie X

II Foro rotondo

anterolaterale del

Somatosensitiva Nucleo mesencefalico + Ganglio del Gasser

III Foro ovale

ponte

Nucleo pontino + 

Nucleo della radice discendente

bulbare

 La componente SOMATOSENSITIVA ESTEROCETTIVA ha i protoneuroni nel ganglio del Gasser, all’apice della piramide del

temporale, con il neurite periferico che si divide in 3 branche (I o nervo oftalmico, II o nervo mascellare e III o nervo

mandibolare) mentre il neurite centrale va vs il nucleo pontino ed il nucleo bulbo-spinale.

 La componente SOMATOSENSITIVA PROPRIOCETTIVA dei muscoli masticatori vede i protoneuroni collocarsi direttamente nel

nucleo sensitivo mesencefalico, nel quale sono presenti anche deutoneuroni per la via sensitiva propriocettiva muscolare dei

muscoli dell’occhio.

 La componente SOMATOMOTORIA ha origine dal nucleo masticatorio nel ponte, emerge da questo e passa inferiormente al

ganglio del Gasser per poi decorre insieme alla III branca e innervare muscoli masticatori, m. tensore del velo del palato, m.

tensore del velo del timpano e ventre anteriore del digastrico.

Associati alle tre branche del trigemino si osservano gangli parasimpatici che ricevono fibre pre-gangliari da nuclei di altri nervi (x

anastomosi anche fibre del simpatico) ed inviano fibre post-gangliari lungo il decorso delle branche stesse. I gangli presenti sono: ganglio

ciliare, ganglio sfenopalatino, ganglio otico, ganglio sottomandibolare e ganglio sottolinguale.

DECORSO DEL NERVO TRIGEMINO Le radici somatomotoria e somatosensitiva fuoriescono dal ponte sotto al peduncolo cerebellare

medio e si portanto avanti/sopra per arrivare alla piramide del temporale, rimanendo sotto al tentorio del cervelletto, quindi perfora la

dura madre ed esce nel cavo di Meckel dove si colloca il ganglio del Gasser.

Il ganglio del Gasser è una semiluna aperta anterosuperiormente, medialmente in contatto con il seno cavernoso e riceve dal lato concavo

(dietro) il ramo somatosensitivo, perché il somatomotorio vi passa inferiormente e dal suo lato aperto originano le 3 branche:

medialmente l’olfalmico, al centro il mascellare e lateralmente il mandibolare.

NERVO OFTALMICO

I branca del trigemino che si porta ad innervare somatosensitivamente la cute della fronte, bulbo oculare, mucosa della cavità nasale e

volta cranica. Nel suo decorso si osserva il ganglio ciliare da cui emergono le fibre post-gangliari per il m. intriseci dell’occhio.

Origina dalla pt mediale della concavità del ganglio del Gasser e, nel cavo di Meckel, dà come ricorrente il nervo ricorrente meningeo per

la dura madre del seno cavernoso, quindi, decorre nella parete laterale del seno cavernoso dal basso vs l’alto incrociando i nervi della

regione e, prima di impegnarsi nella fessura orbitaria superiore si divide nei rami terminali.

Tra le anastomosi del nervo oftalmico si osservano quelle con il plesso simpatico carotideo e quello con i n. oculomotore, troclare ed

abducente.

I rami terminali sono:

NERVO NASOCILIARE Ramo mediale di divisione dell’oftalmico. Entra nell’anello tendineo di Zinn e decorre medialmente

 

incrociando art. oftalmico e nervo ottico per impegnarsi tra il m. obliquo superiore e retto mediale del’occhio, dove fornisce alcuni

rami terminali:

Nervo infratroclare: Si porta alla faccia mediale dell’orbita sotto alla troclea del m. obliquo superiore. Riceve un ramo

o anastomotico da n. sovratrocleare ( n. frontale) e innerva via lacrimali, pt mediale congiuntiva e palpebra, cute della

radice del naso.

Nervo etmoidale superiore: Entra nel canale etmoidale sup. e passa alla pt endocranica della lamina cribrosa per

o innervare la dura madre, riattraversa la lamina cribrosa e si divide in un ramo nasale est. e int

Fornisce anche alcuni rami collaterali come: la radice lunga del ganglio ciliare, che non entra nel ganglio e va al bulbo oculare, i

nervi ciliari lunghi che entrano nel bulbo insieme ai n. ciliari brevi e innervano iride e cornea ed, infine, il n. etmoidale posteriore

che entra nel canale etmoidale per innervare le cell etmoidali posteriori.

NERVO FRONTALE Passa sopra all’anello tendineo di Zinn e decorre sulla pt superiore della cavità orbitaria a contatto con il

 

periostio e sopra al m. elevatore della palpebra superiore, per terminare con due rami:

Nervo sovratrocleare: Esce dalla cavità orbitaria passando sopra la troclea del m. obliquo sup., dove fornisce un ramo

o per il n. naso ciliare. Si divide in rami per la palpebra sup., radice del naso e glabella

Nervo sovraorbitario: Esce, insieme all’art. sovra orbitaria, dall’incisura sovra orbitaria e si porta alla fronte dove fornisce

o rami per cute, palpebra e congiuntiva.

NERVO LACRIMALE Passa lateralmente all’anello tendineo di Zinn e decorre nella cavità orbitaria adeso alla parete per portarsi,

 

insieme all’art lacrimale, alla ghiandola lacrimale oltre che alla congiuntiva e palpebra superolaterale. Vicino alla ghiandola riceve

un ramo zigomatico-temporale che trasporta fibre post-gangliari per la contrazione della ghiandola.

GANGLIO CILIARE = Ganglio di forma appiattita che si colloca nella massa adiposa della parete post. della cavità orbitaria tra il muscolo

retto laterale ed il nervo ottico. Come rami afferenti riceve: (1) radice breve del ganglio ciliare, componente viscerosensitiva del n.

oculomotore comune, (2) radice lunga del ganglio ciliare, collaterale del n. nasociliare, che origina nel ganglio cervicale sup., salgono nel

seno cavernoso, si anastomizzano con il n. oftalmico, passano nel ganglio ciliare senza impegnar visi e si immettono nei nervi ciliari brevi,

(3) radice simpatica del ganglio ciliare, che ha origine dal plesso carotideo e contiene fibre vasomotrici che arrivano dal ganglio cervicale

superiore e (3) i nervi ciliari brevi che entrano nel bulbo mediante i fori attorno al foro ottico.

NERVO MASCELLARE

II branca del trigemino che si distribuisce a diverse regioni della faccia e, nel decorso, accoglie il ganglio sfenopalatino, che dona fibre

post-gangliari per le ghiandole palatine, lacrimale e nasali; nel decorso, inoltre, riceve anastomosi da rami post- gangliari simpatiche.

Origina dal pt intermedio del ganglio del Gasser nel cavo di Meckel quindi si impegna nella parete laterale del seno cavernoso con decorso

vs il basso sino al foro rotondo, sulla grande ala dello sfenoide, a livello del quale fuoriesce per entrare nella pt posterosuperiore della

fossa pterigopalatina.

Dalla fossa pterigopalatina si porta avanti ed in basso, passando sopra ai rami dell’art. mascellare interna, ed entra mediante la fessura

orbitaria inferiore nella cavità orbitaria dove decorre nel solco e poi nel foro infraorbitario per terminare nel ramo terminale: il nervo

infraorbitario che, dopo essersi impegnato nella cavità orbitaria esce dal foro infraorbitario ed entra nella fossa canina mascellare dove dà

diversi rami tra cui: rami ascendenti palpebrali per congiuntiva e palpebra, rami nasali per cute ala del naso e mucosa del vestibolo e rami

labiali superiori per labbro sup. e mucosa gengivale.

Nel decorso, il nervo mascellare, dà alcuni collaterali:

Nervo meningeo medio Ramo ricorrente che emerge prima del passaggio nel foro rotondo e segue il ramo frontale dell’arteria

meningea media per innervare la dura madre

Nervo zigomatico Origina dopo il passaggio del foro rotondo e, al limite con la fessura orbitaria inf., si porta sui lati della cavità

orbitaria dove si divide nei terminali: il n. zigomatico-temporale, che invia un ramo al n. lacrimale con fibre post-gangliari per la

ghiandola lacrimale quindi entra nella fossa temporale, quindi innerva la pt anteriore dello zigomo e il n. zigomatico-facciale, che

epassa per un canalicolo dello zigomo e ne innerva la cute.

Nervi sfenopalatini 2/3 rami che emergono dal mascellare a livello della fossa pterigopalatina e, a livello del ganglio

sfenopalatino, fornisce fibre somatosensitive (che non contraggono sinapsi nel ganglio) e continuano nei n. nasali postero-

superiori e palatini, e fibre visceroeffettrici che contraggono sinapsi nel ganglio sfenopalatino da dove emergono rami post-

gangliari che vanno al ramo lacrimale (I branca trigemino) o ai n. nasali posterosup.

Nervi alveolari sup. Divisi in ant., che origina dal mascellare, medio e post. che originano dal n. infraorbitario passano dentro

al seno mascellare quindi arrivano al processo alveolare sup. dove si anastomizzano con il plesso alveolare superiore.

Il GANGLIO SFENOPALATINO si colloca superiormente nella fossa pterigopalatina, anteriormente al canale pterigoideo ed al foro rotondo:

riceve afferenze dal n. vidiano, le cui fibre pre-gangliari sono originate dal nucleo muco-naso-lacrimale annesso al n. intermedio, oltre che

fibre post-gangliari simpatiche. Fornisce diversi rami post-gangliari:

Nervi sfenopalatini già descritti

Nervo faringeo Fibre che escono dalla pt posteriore del ganglio, decorrono nel canale palatino vaginale e vanno alla mucosa del

seno sfenoidale e alla pt superiore della rinofaringe

Nervi nasali postero-superiori Presentano fibre somatosensitive e fibre post-gangliari originate nel ganglio sfeno-palatino per le

ghiandole mucose nasali. Hanno origina dalla regione mediale del ganglio e si dividono in rami laterali e mediali, rispettivamente

per la cavità ed il setto nasale: tra le ultime è importante il nervo naso palatino che decorre nel vomere e si impegna nel canale

incisivo per distribuirsi al palato duro.

Nervi palatini Originano dalla pt inferiore del ganglio e sono divisi in maggiore e minori che entrano, nel canale palatino

maggiore e minore e, rispettivamente, irrorarano il palato duro, anastomizzandosi con il nervo naso-palatino ed il palato molle.

NERVO MANDIBOLARE

III branca del trigemino costituito da fibre somatomotorie e somatosensitive.

La componente somatomotoria ha origine dal nucleo masticatorio del tronco e innerva i muscoli masticatori, tensore del velo del palato e

del velo del timpano, al ventre ant. del digastrico ed al muscolo miloioideo.

La componente somatosentivia esterocettiva ha origine dal ganglio del Gasser e va alla mucosa buccale, ai denti ed alla gengiva inf., alla

cute della regione temporale ed al meato acustico esterno.

La componente somatosensitiva propriocettiva ha origine dal nucleo mesencefalico e invia info propriocettive sui muscoli masticatori.

Nel decorso del nervo si osservano i gangli otico, sottomandibolare e sottolinguale, che emettono fibre parasimpatiche per la ghiandola

parotide, sottolinguale e sottomandibolare.

Il nervo mandibolare origina con due rami dalla pt inferolaterale del ganglio del Gasser e da fibre motrici che passano inferiormente al

ganglio del Gasser e si impegna nella fossa infratemporale dove, dopo aver fornito come collaterale il nervo spinoso che entra nel foro

spinoso ed insieme all’art. meningea media irrora la dura madre, si divide infine nei suoi rami terminali antero-laterale e posteromediale.

RAMO ANTEROLATERALE Si divide rapidamente dei suoi rami terminali.

 

Nervo masseterino: Composto da fibre motrici si dirige anteriormente all’articolazione ATM, passa per l’incisura del ramo

o della mandibola e si distribuisce alla faccia profonda del m. massetere.

Fornisce anche un ramo sensitivo per la pt anteriore dell’ATM

Nervi temporali profondi Rami motori che si dirigo lateralmente/alto vs la regione temporale per irrorare il muscolo

o temporale

Nervo pterigoideo esterno Ramo per il muscolo omonimo

o Nervo buccinatorio Nervo sensitivo, costituito da fibre post-gangliari originate dal ganglio otico, che passano tra i due

o capi del m. pterigoideo esterno per arrivare al ramo della mandibola e passare alla faccia esterna del m. buccinatore

dove fornisce rami per questo muscolo, per la mucosa della guancia e fibre per l’attività secretrice delle ghiandole

malari. Alcuni rami innervano le gengibe degli ultimi molari sup.

I rami si anastomizzano, infine, con la componente buccale del n. facciale.

TRONCO POSTEROMEDIALE Tronco molto breve che si divide rapidamente nei rami terminali:

 

Nervo alveolare inf. (pg. 214 B.): Misto, origina posteriormente rispetto al nervo linguale e nel decorso descrive una

o curva aperta antero-sup., per arrivare al foro mandibolare (faccia mediale della mandibola) ed impegnarsi nel canale

mandibolare dopo aver fornito un ramo miloioideo (va nel solco e al m. omonimo); percorre, quindi, tutto il canale

fornendo rami per il plesso alveolare inf. e fornisce i rami terminali che sono rappresentati dal n. mentale, che fuoriesce

dal foro mentoniero (I e II premolare inf.) e va a mucosa e cute del labbro) ed il n. incisivo che giunge sino alla sinfisi

mentale e innerva i denti inf.

Nervo linguale: Nervo sensitivo che origina anteriormente al n. alveolare inf. descrivendo curva aperta anterosup. per

o passare, prima, tra m. pterigoideo esterno ed int. e poi tra pterigoideo int. e ramo della mandibola per arrivare alla

loggia sottomandibolare dove percorre il solco gengivo-linguale, rivestito solo dalla mucosa che copre il pavimento della

cavità buccale, incrociando da sotto il dotto sottomandibolare.

Innerva con fibre sensitive l’apice della lingua e, a livello dell’incrocio con m. pterigoideo esterno, si anastomizza con la

corda del timpano ( del n. facciale) che immette in questo fibre pre-gangliari originate dal nucleo salivatorio superiore

che vanno ai gangli sotto-mandibolari e sottolinguali per l’attività secretoria delle ghiandole omonime (e ha anche fibre

sensitive per stimoli gustativi).

Il nervo linguale emette come terminale il n. sottolinguale che giunge sino alla gengiva dei denti inf.

Nervo auricolotemporale: Nervo sensitivo che emerge post. rispetto al n. mandibolare con due capi che avvolgono

o l’arteria meningea media, in seguito si porta medialmente all’ATM, perfora la fascia parotidea e si porta, infine, alla

ghiandola parotide. In ultimo fuoriesce da questo e devia entrano nel meato acustico esterno e proseguendo, in alto, vs

la regione temporale.

All’inizio riceve anastomosi da fibre post-gangliari originate dal ganglio otico, che sono dirette alla parotide e rami

sensitivi per la cute della regione masseterina.

Nervo pterigoideo interno Nervo motore che origina posteromedialmente al n. mandibolare e va vs il muscolo

o omonimo portando anche fibre motorie per il m. tensore del velo del timpano e del velo del palato.

Il GANGLIO OTICO, parasimpatico, si colloca nel tetto della fossa infratemporale, sotto al foro ovale, e riceve afferenza dal nervo piccolo

petroso superficiale, ramo del nervo timpanico del glossofaringeo, che decorre sulla fossa cranica media.

Riceve anche fibre simpatiche dal plesso dell’art. meningea media che avevano origine dal ganglio cervicale superiore e che attraversano il

ganglio otico senza arrestar visi ma continuano nei rami che da esso hanno origine.

Riceve anche fibre pregangliari che sono originate dal nucleo salivatorio inferiore che seguendo il n. glossofaringeo arrivano al nervo

timpanico e passano quindi al ganglio otico.

Le fibre post-gangliari eccito-secretrici passano per il nervo auricolo-temporale e per i rami del mandibolare e vanno alle ghiandole salivari

minori e alla ghiandola parotide. Originano anche fibre vasodilatatrici –costrittrici oltre che alcuni rami che, nati dal ganglio del Gasser,

innervano il m. tensore del velo del palato e tensore del timpano.

Il GANGLIO SOTTOMANDIBOLARE e -LINGUALE si localizzano nella loggia sottomandibolare sul decorso del n. linguale.

Le fibre pre-gangliari hanno origine dal nucleo salivatorio superiore, nel tronco encefalico, e decorrono insieme al nervo intermedio del

facciale, passano poi per la corda del timpano e poi si impegnano nel nervo linguale a livello della fossa infratemporale.

Le fibre post-gangliari si dirigono direttamente alla ghiandola sottomandibolare o tornano sul decorso del nervo linguale che poi ne

distribuisce le efferenze alle due ghiandole.

V PAIO DI NERVI CRANICI – NERVO ABDUCENTE

Nervo somatomotorio che si porta ad irrorare il muscolo retto laterale del bulbo oculare omolaterale.

NUCLEO PRINCIPALE EMERGENZA FUORIUSCITA DAL CRANIO

Nucleo abducente Solco bulbopontino – ventrale al ponte Fessura orbitaria superiore

DECORSO Origina dal nucleo omonimo ed esce dal ponte a livello del solco bulbopontino, sotto alle piramidi bulbari, quindi decorre nella

cisterna cerebello-pontina sino all’apice della piramide del temporale per perforare, quindi, la dura madre e decorrere in essa lateralmente

all’arteria carotide interna; passa per la fessura orbitaria superiore e, quindi, si impegna tra i due rami del nervo oculomotore comune

nell’anello tendineo di Zinn per arrivare al m. retto laterale.

Porta anche fibre somatosensitive per la propriocezione del muscolo innervato che, passando per il nervo oftalmico, formano un ramo

anastomotico tra questo e l’abducente. Riceve anche fibre simpatiche post-gangliari del plesso carotideo.

VI PAIO DI NERVI CRANICI – NERVO FACCIALE

Nervo costituito da 2 strutture distinte: nervo facciale propriamente detto e nervo intermedio.

Nervo facciale propr. detto Costituito da fibre somato-motorie che originano dal nucleo motore facciale (ponte) e si portano ai

 

m. mimici della faccia, pellicciai, padiglione auricolare, stapedio e ventre posteriore del digastrico.

Nervo intermedio Nervo visceroeffettore e viscerosensitivo.

 

La pt viscerosensitiva presenta i protoneuroni nel ganglio genicolato con il neurite perferico che va ai 2/3 ant. della lingua per la

sensibilità gustativa specifica ed il neurite centripeto volto al nucleo del tratto solitario ( dal ganglio genicolato nascono, anche,

fibre somatosensitive per la sensibilità esterocettiva del padiglione auricolare che sono portate al nucleo della radice discendente

del trigemino).

La pt visceroeffettrice, invece, originano dal nucleo muconasolacrimale (per mucosa palato, naso) che si portano sino al ganglio

sfenopalatino sul decorso del n. mascellare e dal nucleo salivatorio sup. (per ghiandole sottolinguale e –mandibolare) sul decorso

del n. linguale.

NUCLEO PRINCIPALE EMERGENZA USCITA DAL CRANIO GANGLIO ANNESSO

Somatomotoria Nucleo motore facciale - ponte Fossetta Foro stilo mastoideo

(facciale) sovra-olivare

Visceroeffettrice Nucleo muconasolacrimale + nucleo G. sfenopalatino e g.

(intermedio) salivatorio sup. sottomandibolare e –linguale

Somatosensitiva Nucleo della radice discendente del Ganglio genicolato

Intermedio trigemino

Sensibilità Nucleo del tratto solitario Ganglio genicolato

specifica (int.)

DECORSO DEL NERVO FACCIALE/INT. Emergono a livello fossetta sopraolivare, sulla faccia mediale tra bulbo e ponte, e si osserva che

il facciale è collocato medialmente all’intermedio, che a sua volta è mediale al n. statoacustico.

Si dirigono anterolateralmente vs il meato acustico interno ed entrano nell’apertura interna dello stesso per decorrere, infine, nella doccia

facciale, internamente alla piramide del temporale (facciale alto, int. sotto).

Il canale facciale, in regione infrapetroso persenta una suddivisione in 3 segmenti con direzioni diverse perché il decorso “piega” a livello

dei ginocchi: in un primo tratto ha decorso antero-laterale perpendicolare alla piramide, quindi piega posterolateralmente parallelo alla

piramide ed, infine, decorre vs il basso fuoriuscendo dal foro stilo mastoideo.

In regione intrapetrosa il n. intermedio, a livello del I ginocchio, entra nel ganglio genicolato da cui partono fibre somato-sensitive e della

sensibilità specifica che rientrano nel decorso del n. facciale o del n. petroso sup.

Il n. intermedio percorre tutto il canale, esce dal foro stilo mastoideo, si colloca in regione latero-faringea ed entra nella loggia parotidea

per impegnarsi nella parotide ed uscire vicino al collo della mandibola per dividersi nei rami terminali.

COLLATERALI INTRAPETROSI

Nervo grande petroso superficiale Nervo visceroeffettore, che porta fibre pregangliari dal nucleo muco-naso-lacrimale per le

 

ghiandole della mucosa orale oltre che fibre della sensibilità specifica. Origina dal I tratto del n. facciale e fuoriesce dallo hiatus

del canale collocandosi nella fossa cranica media rivestito da dura madre per fuoriuscire dal foro lacero anteriore e situarsi nella

fossa infratemporale.

A livello della fossa infratemporale si unisce con il n. petroso profondo ( plesso carotideo interno) a formare il n. vidiano che

passa per il canale omonimo per giungere al ganglio sfenopalatino (sul n. mascellare, alle diverse ghiandole

Nervo stapedio Nervo somatomotorio che esce dal III tratto del canale facciale, passa per un canale dentro alla piramide dove

 

passa anche il tendine dello stapedio e lo innerva

Corda del timpano Nervo viscerosensitivo x fibre post-gangliari della sensibilità gustativa e per fibre pregangliari che dal nucleo

 

salivatorio sup. giungono alle ghiandole sottomandibolare e –linguale.

Origina dal III tratto del n. facciale, poco prima del foro stilomastoideo, quindi entra nella cassa del timpano passando tra

incudine e martello restando sulla faccia mediale della membrana timpanic, quindi entra nella fessura petro-timpanica mediante

la quale giunge alla fossa infratemporale dietro all’ATM e resta profondo al m. pterigoideo interno, al m. tensore del velo del

palato, all’arteria meningea media ed alle radici del n. auricolotemporale per confluire, ad angolo acuto, nel linguale, in prossimità

del m. pterigoideo esterno.

COLLATERALI EXTRAPETROSI

Nervo per i muscoli digastrico e stiloioideo con un tronco comune e si dirigono posteriormente, subito dopo l’uscita dal

Nascono

foro stilomastoideo.

Nervo auricolare posteriore Fibre somato-motorie e somato-sensitive. Origina dopo l’uscita dal foro stilomastoideo e si divide

subito in un ramo per il m. occipitale ed un ramo verticale che volge ai m. auricolari post. e sup.

RAMI TERMINALI DEL FACCIALE

All’interno della loggia parotidea il facciale dà origine a due tronchi terminali che, insieme al n. auricolotemporale

( mandibolare) ed al n. grande auricolare (plesso cervicale) formano il PLESSO FACCIALE interno alla parotide.

 Tronco temporofacciale Volge vs l’alto per innervare i muscoli pellicciai delle regioni della testa sopra alla commessura labiale:

tra i diversi nervi, il n. buccinatore si anastomizza con il n. buccale del mandibolare

 Tronco cervicofacciale Volge in basso e innerva muscoli di mento e labbro inf, di collo e plastisma.

VIII PAIO DI NERVI CRANICI – NERVO STATOACUSTICO

E’ costituito da due nervi differenti rappresentati dal n. vestibolare e dal n. cocleare.

N. vestibolare Trasporta la sensibilità del sistema vestibolare. I protoneuroni sono nel ganglio vestibolare di Scarpa, sulla pt

 

laterale del meato acustico interno e portano i neuriti periferici alle macule di sacculo/utricolo e alle creste ampollari dei canali

semicircolari mentre il neurite centrale volge vs i 4 nuclei vestibolari

N. cocleare Trasporta gli stimoli della sensibilità acustica. Il protoneurone si colloca nel ganglio spirale del Corti, a livello del

 

modiolo della chiocciola che porta i neuriti periferici vs le cellule dell’organo del Corti e quelli centrali vs i nuclei cocleari

NUCLEO PRINCIPALE EMERGENZA USCITA DAL CRANIO GANGLIO ANNESSO

Sensibilità specifica 4 nuclei vestibolari Fossetta retrolivare del Meato acustico interno Ganglio vestibolare di

(n. vestibolare) tronco Scarpa

Sensibilità specifica Nucleo cocleare Ganglio spirale del Corti

(n. cocleare)

DECORSO COMUNE Il nervo statoacustico emerge dalla fossetta retro-olivare, lateralmente alle due componenti del facciale, e si porta

sino al meato acustico interno dove si pone inferiormente al n. intermedio (che causa una doccia sulla pt superiore del n. statoacustico).

All’interno del meato acustico si divide nelle due componenti: il nervo vestibolare si pone nell’area posterosup. e posteroinferiore mentre il

nervo cocleare si pone nell’area anteroinferiore (pag. 103 AnastasiI) – rispettivamente sopra e sotto nel canale del meato interno-.

In seguito alla divergenza il nervo vestibolare giunge al ganglio vestibolare e si divide nel ramo sup. che, passando per i fori dell’area

vestibolare superiore si porta sino a macula di utricolo e creste ampollari dei canali semicircolari e nel ramo inf. che, passando per i i fori

dell’area vestibolare inferiore va alla macula del sacculo.

In seguito alla divergenza il nervo cocleare percorre tutto il canale e ne esce alla fine in prossimità del tractus spiralis foraminosus,

percorre i canalicoli della chiocciola ed arriva al ganglio spirale.

IX PAIO DI NERVI CRANICI – NERVO GLOSSOFARINGEO

Nervo che presenta tutte le componenti nervose.

La componente visceroeffettrice consente la secrezione della ghiandola parotide e ghiandole minori.

La componente somatomotoria si porta ad innervare il muscolo stilofaringeo

La componente somatosensitiva raccoglie stimoli da un tratto del padiglione auricolare.

La componente viscerosensitiva raccoglie la sensibilità specifica della pt posteriore della lingua e la sensibilità enterocettiva del glomo

carotideo, del seno carotideo, della mucosa e della cassa del timpano

NUCLEO PRINCIPALE EMERGENZA USCITA DAL CRANIO GANGLI ANNESSI

Visceroeffettrice Nucleo salivatorio inferiore Solco dei n. misti Foro giugulare Ganglio otico

(lateroposteriormente al

Somatomotorie Pt rostrale nucleo ambiguo bulbo)

Somatosensitive Nucleo della radice discendente Ganglio sup. sul n.

del trigemino glossofaringeo

Viscerosensitive Nucleo del tratto solitario Ganglio petroso

DECORSO Le fibre emergono dalla pt posterolaterale del bulbo, nel solco dei nervi misti, restando superiori alle fibre radicolari del nervo

vago, quindi, si dirigono vs il foro giugulare e lo attraversano restano antero-mediali rispoetto al n. vago ed al n. accessorio: a livello del

foro è presente il ganglio superiore per le fibre somatosensitive, mentre, inferiormente è presente il ganglio petroso per le fibre

viscerosensitive.

Il nervo prosegue passando tra carotide interna e n. vago descrivendo, nel decorso, una curva a concavità anterosuperiore, quindi passa

tra i m. stilofaringeo e stiloglosso, passa sulla parete laterale della faringe e, alla base della tonsilla palatina entra nella radice della lingua

dove fornisce i rami terminali.

RAMI COLLATERALI (molti e numerosi)

Ramo stilofaringeo – muscolo omonimo

 Rami tonsillari – Fibre per la tonsilla palatina e l’istmo delle fauci

 Rami faringei – Faringe e, insieme al ramo faringeo del vago costituisce il plesso faringeo

 Nervo timpanico – Ramo parasimpatico con fibre post-gangliari che emergono dal ganglio petroso, deccorono superiormente e poi

si impegnano nel piccolo canale timpanico nella piramide del temporale per giugnere sino all’orecchio medio.

Risalgono l’orecchio medio emettendo ramuscoli che formano il plesso timpanico, per la mucosa dell’orecchio medio, quindi sale

vs l’alto in qualità di nervo piccolo petroso superficiale, che decorre vicino al grande petroso superficiale dopo essere passato per

lo hiatus accessorio anterosup. della piramide. In seguito arriva alla fossa infratemporale e termina nel ganglio otico dopo fanno

tappa le fibre pre-gangliari viscero-effettrici per la ghiandola parotide e salivari minori. Dal ganglio otico si sviluppano, inoltre,

fibre per il seno (biforcazione) e glomo (origine carotide esterna) che rispettivamente rilevano la pressione e la composizione del

sangue.

I RAMI TERMINALI del n. glossofaringeo sono rappresentati dai rami linguali che decorrono trasversali insieme alle fibre del m. stiloglosso

e giungono sino alle papille vallate raccogliendo info sulla sensibilità gustativa e porta fibre parasimpatica pregangliari per la secrezione di

piccole ghiandole mucose (i gangli sono sul decorso dei nervi).

X PAIO DI NERVI CRANICI – NERVO VAGO

Nervo che presenta tutte le componenti.

La componente visceroeffettrice invia fibre che si portano al cuore, parete dell’aorta, ghiandole e muscolatura delle vie respiratorie, app.

digerente e parte del tratto urinario.

La componente somatomotoria si porta ad innervare muscoli di faringe, laringe e pt dell’esofago

La componente viscerosensitiva trasporta info dalle mucosa di laringe, faringe, trachea, esofago e altre strutture toraco-addominali oltre

che fibre gustative (sensibilità specifiche) per i calici gustativi di orofaringe ed epiglottide.

La componente viscerosensitiva porta info dal padiglione dell’orecchio, meato acustico esterno e membrana laterale del timpano.

NUCLEO PROPRIO EMERGENZA USCITA DAL CRANIO GANGLIO ANNESSO

Visceroeffettrice Nucleo motore dorsale del vago Solco dei nervi misti Foro giugulare Gangli vicino agli organi

Somatomotoria Nucleo ambiguo

Viscerosensitiva Nucleo del tratto solitario Ganglio nodoso

Somatosensitiva Nucleo della radice del trigemino Ganglio giugulare

Sensibilità spec. Nucleo gustativo (ponte) Ganglio nodoso

DECORSO Origina dal solco dei nervi misti con diverse radicole e rimane inferiore rispetto all’emergenza del glossofaringeo, quindi si

porta anterolateralmente e attraversa lo spazio aracnoideo per poi dirigersi verso il foro giugulare, a livello del quale si osservano, sopra il

ganglio giugulare ed inferiormente con aspetto fusiforme il ganglio nodoso.

Il nervo attraversa anteromedialmente il canale giugulare e contrae rapporto medialmente con il nervo glossofaringeo e post. con il nervo

accessorio.

DECORSO CERVICALE – Il vago si trova nello spazio laterofaringeo e volge vs il basso: qua il nervo accessorio vi si allontana

 postero-medialmente e quello glossofaringeo devia anteromedialmente.

Nel tratto centrale della regione cervicale il vago si pone nell’angolo diedro tra carotide e giugulare interna e contrae rapporto con

il nervo ipoglosso che prima è collocato posteromedialmente quindi piega dietro e passa al lato del vago; dopo questo rapporto il

vago entra nel fascio vascolonervoso del collo e attraversa verticalmente la loggia carotidea.

DECORSO TORACICO VAGO DX – Passa tra art. succlavia (dietro) e v. succlavia (avanti) e, in questo tratto, emette il nervo

 laringeo ricorrente che passa sotto, dall’avanti all’indietro, all’arteria succlavia.

Quindi converge vs la trachea e si colloca posteromedialmente alla v. cava superiore sino a giungere alla biforcazione tracheale

dove si porta, poi, dietro al bronco DX per formare il plesso polmonare DX e poi continua sulla pt posteriore dell’esofago per

formare, insieme al vago di SX, il plesso esofageo posteriore. Infine converge nel tronco vagale posteriore.

DECORSO TORACICO VAGO SX – Decorre tra l’art carotide comune, davanti, e l’art succlavia prima e la vena anonima di SX che

 vi si trovano dietro. In seguito passa posteriormente all’arco aortico ed emette il n. laringeo ricorrente SX, che passa

inferiormente all’arco aortico dall’avanti all’indietro.

Continua vs la biforcazione tracheale, passa dietro al bronco SX, dove crea il plesso polmonare SX, quindi si colloca sulla pt

anteriore dell’esofago dove crea il plesso esofageo ant. Infine converge nel tronco vagale anteriore.

DECORSO ADDOMINALE TRONCO VAGALE POSTERIORE (Vago Dx) – Passa per l’orifizio esofageo e quindi dietro al cardias dove

 crea il plesso gastrico post. per continuare sulla parete posteriore dell’addome come ramo celiaco che volge al ganglio celiaco DX,

a cui arriva anche il nervo grande splancnico di DX ( del simpatico) ed insieme, i due rami formano l’ansa memorabile impari.

Nel decorso fornisce rami per il plesso epatico, splenico, renale, surrenale e mesenterico superiore.

DECORSO ADDOMINALE TRONCO VAGALE ANT. (Vago SX) Si impegna nell’orifizio esofageo quindi passa sulla faccia anteriore

 

dello stomaco dove crea il plesso gastrico anteriore che, a sua volta, innerva la maggior parte dello stomaco, pt I e II duodenale

e testa del pancreas.

RAMI COLLATERALI CERVICALI

Ramo meningeo – Nervo sensitivo e motore che si porta nella fossa cranica media.

 Ramo auricolare – Fibre somatosensitive con i protoneuroni siti nel ganglio superiore che trasporta info dalla cute del padiglione

 auricolare e dal meato acustico esterno.

Nervo laringeo superiore – Emerge dal ganglio nodoso, si porta in basso con una curva aperta anteriormente e resta mediale

 rispetto all’arteria carotide interna, a livello della quale riceve un ramo anastomotico dal ganglio cervicale sup. del simpatico.

Decorre dunque sul m. costrittore medio della faringe, incrocia l’art. carotide interna là dove origina l’art. linguale, per giungere al

grande corno dell’osso ioide.

A livello dell’osso ioide si divide in un ramo esterno, che scende sulla faccia laterale della laringe, innervando il m. cricotirodeo,

perforando il cono elastico e fornendo rami per la mucosa della glottide ed un ramo sensitivo interno che fora la membrana

tiroidea e scende in basso formando l’ansa anastomotica insieme ad un ramo del nervo larigeno inferiore.

Rami cardiaci – 1 o 3 rami che originano inf. rispetto all’origine del n. laringeo superiore tra i quali si osserva il n. cardiaco

 superiore che scende anteriormente alla carotide comune per giungere all’arco dell’aorta, unirsi con il nervo controlaterale e

formare il plesso cardiaco alla base del cuore, a cui sono frammisti piccoli gangli da cui emergono fibre post-gangliari

parasimpatiche inibitorie agli atri e altre fibre che forma il plesso coronario; le fibre simpatiche con azione attivatrice originano

invece dai 3 gangli cervicali e da gangli toracici.

Rami per il glomo aortico – Rami viscerosensitivi, nati dal ganglio nodoso, che formano un plesso insieme a rami del

 glossofaringeo e a rami post-gangliari simpatici dei gangli cervicali che risultano deputati al trasporto delle info su pA e pH del

sangue, tra questi vi è il piccolo nervo depressore che trasporta impulsi che causano una via riflessa parasimpatica inibitoria.

Rami faringei – Rami somatomotori che originano ai lati della faringe e si porta a formare il plesso faringeo per il m. tensore del

 velo del palato e per il m. dell’ugola.

Nervo laringeo inferiore/ricorrente- A SX origina sotto all’arco dell’aorta e vi passa inferiormente per poi tornrare vs la laringe, in

 alto mentre, quello di SX circonda da sotto l’arteria succlavia e torna, poi, alla laringe: i due nervi, nel tratto ascendente, hano

decorso simile e passano nell’angolo laterale tra trachea ed esofago e, quindi, si impegnano sotto i lobi della tiroide dove

incrociano l’arteria tiroidea inf. per poi dividersi in un ramo anteriore ed uno posteriore che si portano ai muscoli intrinseci della

laringe (tranne il cricotiroideo che è innervato dal n. laringeo sup.!!).

Nel decorso fornisce il ramo cardiaco medio, rami tracheali, esofagei e laringei.

RAMI COLLATERALI TORACICI – Formano per lo più strutture plessiformi.

Nervi cardiaci inferiori – Originano inf. rispetto all’origine dei nervi laringei ricorrenti e converge vs la base del mediastino

o fornendo, nel decorso, rami viscerosensitivi tracheali e bronchiali: da questi ultimi rami nascono rami simpatici che vanno all’ilo

del polmone per creare il plesso polmonare.

Rami pericardici – Pt anteriore e posteriore del pericardio

o Rami esofagei – Fibre viscerosensitive e fibre visceroeffetrici parasimpatiche che promuovono l’onda peristaltica e la deglutizione.

o

RAMI COLLATERALI ADDOMINALI

Costituiti solo da fibre viscerali dove le visceroeffettrici sono parasimpatiche che presentano il nucleo principale a livello del nucleo motore

dorsale del vago e dunque si portano vs i plessi della cavità addominale mentre le viscerosensitive presentano il protoneurone nel ganglio

nodoso che porta info sulla distensione/contrazione della muscolatura liscia.

Tronco vagale anteriore (vago sx) – Si porta sulla piccola curvatura dello stomaco dove crea il plesso gastrico anteriore che

fornisce anche rami che, passando per il piccolo omento, partecipano alla formazione del plesso epatico

Tronco vagale posteriore (vago dx) – Si colloca sulla pt posteriore dello stomaco e fornisce alcuni ramii che creano il plesso

gastrico posteriore, per confluire poi vs il ganglio celiaco dal quale hanno, poi, origine fibre visceroeffettrici e viscerosensitive

volte alle regioni addominali dei plessi pari e impari.

XI PAIO DI NERVI CRANICI – NERVO ACCESSORIO

Nervo somatomotorio con sede nel nucleo spinale dell’accessorio che ha forma colonnare per i primi neuromeri midollari: si porta alla pt

superiore del trapezio ed al m. sternocleidomastoideo.

NUCLEO PROPRIO EMERGENZA USCITA DAL CRANIO

Nucleo spianale accessorio Primi 4 neuromeri cervicali Entra per il foro occipitale, esce dal foro giugulare.

DECORSO Le fibre emergono dai primi 4 neuromeri sacrali, superano lo spazio subaracnoideo e si portano, con un tronco comune,

superiormente passando per il canale vertebrale prima ed il forame magno poi, restando dietro all’arteria vertebrale.

All’interno della fossa cranica media si porta al foro giugulare, lo attraversa anteromedialmente – dietro al n. vago – e si porta, poi, in

basso incrociando da dietro la vena giugulare interna: arriva, quindi al m. sternocleidomastoideo, lo innerva e quindi emerge dal suo

margine posteriore per spostarsi nella regione sovraclaveare dove si porta alla faccia profonda del trapezio, che innerva.

Porta alcune fibre somatomotorie dal m. sternocleidomastoideo e dal trapezio che poi sono dirette vs i primi nervi spinali.

XII PAIO DI NERVI CRANICI – NERVO IPOGLOSSO

Nervo somatomotorio che innerva i m. della lingua che nell’ultimo tratto porta fibre somatomotorie del plesso cervicale per i m. sotto- e

sopraioidea oltre che fibre somatosensitive dei suddetti muscoli.

NUCLEO PROPRIO EMERGENZA USCITA DAL CRANIO

Nucleo del nervo ipoglosso (bulbo) Solco antero-laterale del bulbo Canale dell’ipoglosso

DECORSO Emerge dal solco antero-laterale del bulbo, tra l’oliva e la piramide,con diverse radicole che si uniscono prima in due tronchi

poi in un ramo comune che, passando per il canale dell’ipoglosso (dietro al condilo dell’occipitale) fuoriesce dalla cavità cranica per

collocarsi in regione laterofaringeo retro-stiloidea.

Decorre, quindi, vs la radice della lingua mantenendosi dietro al fascio vascolonervoso per poi impegnarsi tra la carotide interna (mediale)

e la vena giugulare (laterale), passare profondo al capo posteriore del m. digastrico per formare, poi, un’ansa attorno al ramo

sternocleidomastoideo dell’arteria occipitale. In seguito si porta sino all’apice del grande corno dello ioide, quindi torna superiormente

incrociando nuovamente il digastrico, a livello del tendine intermedio, per collocarsi nella loggia sottomandibolare dove decorre tra il m.

ioglosso e la ghiandola sottomandibolare stessa.

Si sposta quindi anteriormente tra il m. ioglosso e il miloioideo e resta inferiormente alla ghiandola sottomandibolare per anastomizzarsi,

infine, con il n. linguale, prima di dividersi nei rami linguali, terminali.

RAMI COLLATERALI

Ramo somatomotori per m. genioglosso, ioglosso e m. stiloglosso

 Rami anastomotici con la catena del simpatico, il nervo vago, il n. linguale ed il plesso cervicale: tra questi ultimi alcuni rami

 connettono il I nervo spinale cervicale all’ipoglosso costituendo la pt superiore dell’ansa cervicale mentre i rami che emergono dal

II e III n.S. emergono come nervo cervicale discendente che passa anteriormente al m. scaleno anteriore e si anastomizzano ad

un ramo discendente che emerge dallo ioglosso per formare l’ansa dell’ipoglosso collocata davanti al fascio vascolonervoso.

Rami vascolari simpatici per l’arteria carotide interna e la vena giugulare

Nel suo decorso, il N. IPOGLOSSO, distribuisce rami che non gli sono pertinenti ma che emergono dal plesso cervicale e si portano ad

innervare i m. genioioideo e sottoioidei passando attraverso l’ansa dell’ipoglosso.

SISTEMA NERVOSO PERIFERICO

Il nevrasse è collegato con la periferia mediante il SNP che è costituito da fibre somatiche e viscerali: le prime mediano gli impulsi della

vita di relazione mentre i secondi mediano gli impulsi della vita vegetativa.

Le fibre somatomotrici si dirigono, mediante un solo motoneurone spinale, verso ossa, muscoli e cute mentre le fibre visceroeffettrici

hanno origine nel nevrasse con una fibra pre-gangliare che contrae sinapsi in un ganglio periferico con una fibra post-gangliare che si

porta in periferia.

Le fibre –sensitive (sia viscerali che somatiche) hanno la via strutturata similarmente infatti presentano lo pseudoneurone all’interno di un

ganglio encefalo-spinale che risulta essere un neurone pseudounipolare con il neurite che dopo un breve tratto in parte si porta in periferia

mentre in parte volge in direzione centripeta.

STRUTTURA

I nervi sono cordoni biancastri che emergono dal midollo come radici che nel decorso forniscono collaterali prima di finire in rami

terminali: se questi tra loro si uniscono si parla di anastomosi nervosa; se le anastomosi sono numerose si parla di plesso.

Ogni nervo corrisponde ad una propria arteria, una vena e fibre simpatiche destinate alla parete stessa del nervo.

Il nervo è costituito da molte fibre, che a seconda della dimensione sono distinte in fasci primari, secondari o terziari, avvolte in una

guaina connettivale con funzione protettiva e trofica, in quanto consente il passaggio di vasi dirette al nervo.

La guaina connettivale più esterna, epinevrio, avvolge la fibra e da questa partono lamelle concentriche, perinevrio, di connettivo che si

portano ad avvolgere i fasci secondari, le quali sono costituite da fibroblasti tra loro uniti da giunzioni occludenti e fibre collagene: il

perinervio è una barriera selettiva per gli elementi che possono penetrare nel nervo stesso.

Lo strato connettivale più interno è noto come endonevrio ed è costituito da una singola rete di connettivo che avvolge le singole fibre

accompagnando, vs queste, i singoli capillari.

Nei n. cranici, epi- e perinevrio sono rappresentati dalla prosecuzione delle meningi al di fuori della cavità cranica.

L’assone delle fibre del SNP è avvolto dalle cellule di Schwann che crescono unitamente al crescere dell’assone: se le cell di Schwann si

avvolgono una sola volta attorno al neurite si parla di assone mielinico, altrimenti si parla di assone mielinico.

Qualora la fibra fosse mielinica si osserva che la cellula di Schwann si è avvolta diverse volte attorno al neurite, lasciando nello strato più

esterno degli avvolgimenti, detto neurilemma, nucleo e citoplasma: l’avvolgimento permette alla cellula nervosa di limitare gli spazi dove

si può depolarizzare per consentire questo fenomeno soltanto a livello dei nodi di Ranvier, ovvero dove due cellule di Schwann risultano

contingue (ma NON adese tra loro) e dove, pertanto, il neurite è rivestito solamente da lamina basale.

Sempre nel rivestimento mielinico si possono osservare tratti di rivestimento che presentano invaginazioni, dette incisure di Schimdt –

Lantermann, ovvero regioni dove le lamelle della cellule di Schwann sono distaccate per consentire al citoplasma di pervenire anche nelle

regioni più profonde del rivestimento stesso.

In base alle caratteristiche morfologiche è possibile suddividere le fibre:

A. Ulteriormente suddivise in Aα, Aβ, Aγ ed Aδ in ordine di dimensione decrescente. In questa categoria troviamo fibre

somatosensitive e somatomotorie.

B. Fibre mieliniche con diametro da 1 a 3µm. Sono fibre viscerosensitive e visceroeffettrici

C. Fibre amieliniche comprendenti fibre visceroeffettrici post-gangliari simpatiche e fibre somatosensitive per la termo- e

nocicezione.

TERMINAZIONI PERIFERICHE

Neuroni somatomotori e visceroeffettori, in prossimità della fibra o della componente muscolare dell’organo bersaglio, terminano cone le

giunzioni neuromuscolari, a livello della quale sono liberati neurotrasmettitori che causano una variazione nello stato elettrico dell’organo.

Fibre somatomotorie e fibre post-gangliari parasimpatiche rilasciano Ach mentre le fibre simpatiche rilasciano noradrenalina.

Nel caso di terminazione nervosa tra una motoneurone somatico e la fibra muscolare veloce osserviamo la placca neuromuscolare mentre

nel caso di innervazione di una fibra a contrazione lenta e tonica si osserva una placca a grappolo, dove l’assone si suddivide in diverse

terminazioni che, in alcuni punti dove si concencentrano vescicole di neurotrasmettitore, perdono il rivestimento mielinico e la

trasmissione sinaptica risulta possibile.

GANGLI

I gangli sono ammassi di cellule nervose che si collocano lungo il decorso dei nervi.

Gangli ENCEFALO-SPINALI: Gangli contenenti neuroni preposti all’invio di informazioni sulla sensibilità che sono avvolti da una

 capsula fibrosa che invia sepimenti all’interno del ganglio stesso. All’interno del ganglio le cellule nervose si lolicazzano in

periferia mentre i neuriti sono disposti nella regione centrale. Il ganglio risulta costituito, quindi, da: cellule principali con

pirenoforo voluminoso, avvolto da cellule satelliti, dal quale diparte un assone con decorso contorto che dopo qualche ansa si

suddivide a T con un tratto del neurite che volge in periferia e l’altro che volge verso il centro e cellule satelliti, con funzione

trofica e protettiva come nel caso delle cellule di Schwann (infatti fuori dal ganglio sono in comunicazione con queste).

Solo le cellule nervose nei gangli di Scarpa e del Corti non hanno il neurite a T ma la cellule è opposito-polare perché da essa

dipartono due distinti neuriti.

Ganglio VISCERALI: Il ganglio può essere più o meno spesso e si colloca nel decorso di un nervo o in prossimità dell’organo

 bersaglio. Il ganglio è avvolto da una capsula connettivale che invia filamenti all’interno dove sono presenti fibre prevalentemente

mieliniche. Anche questi gangli sono costituti da cellule principali, con pirenoforo più piccolo rispetto a quello dei gangli encefo-

spinali ma sono disposte di un ampio numero di dendriti e cellule satelliti.

NERVI SPINALI

Le 33 paia di nervi spinali escono dalle superfici laterali del midollo e sono suddivise in base alle regione del rachide occupata: i n.S.

cervicali sono 8, numerati in base alla vertebra sottostante (l’ottavo n.S. emerge tra C7 e T1), i toracici sono 12, i sacrali 5 ed i coccigei 3

dove solo il I emerge dalla dura madre in quanto i restanti restano all’interno della cauda equina; dai toracici in avanti si numerano in

base alla vertebra sovrastante.

I nervi spinali fuoriescono dai solchi latero-anteriore e latero-posteriore del midollo come radicole che si uniscono, poi, a formare la radice

anteriore e la radice posteriore:

Radice anteriore Radice somato-motoria o viscero-effettrice. E’ meno voluminosa rispetto alla radice sensitiva posteriore.

 

La componente somatomotoria è costituita da fibre del motoneurone spinale, localizzato nelle corna anteriori del midollo, che

volgono in periferia. La componente visceroeffettrice simpatica ha il neurone collocato nel nucleo intermedio laterale del midollo

spinale tra C8-L2 la cui fibra si porta verso il ganglio simpatico mentre la componente viscero-effettrice parasimpatica ha il

neurone collocato nelle colonne laterali dei neuromeri S2-S4 la cui fibra si porta ai gangli parasimpatici pelvici. Sempre mieliniche

Radice posteriore Fibre somatosensitive e viscerosensitive costituite dal neurite centripeto del psuedoneurone collocato nel

 

ganglio encefalo-spinale. Possono essere mieliniche o amieliniche.

Le radici anteriore e posteriore forano la dura madre, che fornisce loro una guaina, e si portano verso il corrispondente foro intervertebrale

unite a formare il NERVO SPINALE misto (componente motoria e sensitiva).

La lunghezza del nervo è in relazione alla sede di emergenza: i n.S. cervicali emergono dal foro occipitale adiacente mentre, i successivi,

presentano il forame collocato inferiormente quindi divergono in obliquo vs il basso cosicchè i n.S. coccigei risultano avere un decorso

quasi verticale.

Lo spessore del n.S. dipende dal territorio di distribuzione: i n.S. cervicali aumentano di volume dal I all’VIII (laddove C-VI e T-I sono i più

spessi in quanto destinati al plesso brachiale), quindi i toracici diminuiscono di volume; i n.S. lombari aumentano di volume dall’alto vs il

basso e L-V è il più spesso dei n.S. quindi diminuiscono nuovamente.

Fuoriuscita dal foro intervertebrale il nervo si suddivide, nuovamente, in un ramo anteriore ed uno posteriore, entrambi misti: i rami

posteriori si dirigono verso la regione dorsale del tronco mentre quelli anteriore si dirigono ventralmente a formare i plessi nervosi da cui

poi si sviluppano fibre per la cute e la muscolatura delle regioni ventrali e appendicolari.

I plessi spinali hanno origine nel corso dello sviluppo e, con essi, si vengono a creare anastomosi tra nervi diversi, pertanto, le fibre che ne

fuoriesconon contengono fasci che derivano da n.S. diversi.

Genericamente, tuttavia, così come i n.S, sono disposti ordinamentamente, questa disposizione è mantenuta anche per i territori di

distribuzione periferica detti miomeri (per i muscoli) e dermatomeri (per la cute) a cui giungono fibre di un ramo ant. e post. di un n.S.

specifico.

I dermatomeri presentano forme ad anello su collo e tronco, con aspetto più trapezoidale a livello cervicale, che assumono forme

complesse nel caso degli arti in quanto strutture formatesi successivamente nello sviluppo.

I miomeri sono, invece, rappresentati da gruppi di muscoli innervati da un solo nervo (gruppi monoradicolari) o da un solo muscolo

innervato da rami diversi (pluriradicolare).

COLLATERALI DEI N.SPINALI Il n.S., prima della suddivisione nella ramo ant. e post. fornisce alcuni collaterali:

Ramo meningeo: rientra nel canale vertebrale e si porta a meningi e tessuto osseo. Porta anche qualche ramo comunicante grigio

 nel suo decorso.

Ramo comunicante bianco: Fibra mielinica pre-gangliare da C-VIII a L-II che volge vs il ganglio della catena del simpatico.

 Nel ramo ci sono anche fibre amieliniche viscerosensitive il cui pirenoforo è nel ganglio spinale (sul decorso della fibra stessa)

Ramo comunicante grigio: Fibre post-gangliari amieliniche che, dopo essere emerse dalla catena del simpatico, tornano vs il n.S.

 per decorrere con questo vs i territori di distribuzione.

RAMI POSTERIORI DEI NERVI SPINALI

I rami dorsali si portano alla pt dorsale del tronco con fibre motorie per i m. spinodorsali e con fibre sensitive x cute ed i m. della regione.

I rami dorsali, eccezion fatta per il C-I e C-II, presentano diametro minore rispetto ai rispettivi rami ventrali, ed emergono dal foro

intervertebrale a livello del quale si separano dalla rispettiva componente ventrale e divergono dorsalmente, passando tra i processi

trasversi di due vertebre contigue con decorso basso/lato: raggiunta la doccia vertebrale si dividono in un ramo mediale ed uno laterale,

dove uno dei due rami comprende anche la componente cutanea.

NERVO SOTTOCCIPITALE (C-I) Più voluminoso del corrispettivo anteriore. E’ un ramo solo motorio. Emerge dal n.S. C-I e continua

orizzontalmente sino a giungere all’interstizio triangolare, spazio tra il m. grande retto posteriore della testa medialmente ed i m. obliqui

sup. ed inf., a livello del quale resta profondo rispetto ai m. semispinale e splenio della testa e dove si divide nei rami terminali per i m.

suboccipitali. Nel decorso fornisce un solo ramo anastomotico per un ramo collaterale del n.S. C-II.

NERVO GRANDE OCCIPITALE (C-II) Più grande ramo dorsale dei n.S. misto a prevalenza sensitiva. Emerge dal n.S. C-II a livello del

margine inferiore del m. obliquo inferiore della testa, attorno al quale ruota (vs l’esterno) per portarsi vs l’lato dove fora il m. semispinale

e si porta nella regione sub-occipitale dove termina dividendosi i 3 rami terminali volti al m. occipitale ed alla galea aponeurotica.

Il TdD confina anteriormente con il TdD del n. sovraorbitario ( n.C. oftalmico) e lateralmente con il TdD del n. piccolo occipitale (

plesso cervicale).

Nel decorso fornisce rami nervosi per: m. obliquo inf., m. semispinale, lunghissimo della testa, splenio e trapezio.

Fornisce, inoltre, collaterali per rami che emergono da C-I e C-III.

NERVO III OCCIPITALE (C-III) Emerge tra epistrofeo e C3 e decorre lateralmente rispetto ai precedenti. E’ più voluminoso rispetto ai

successivi. Dopo aver perforato i piani muscolari si divide in un ramo anastomotico per C-II, in un ramo laterale che si comporta come i

rami laterai degli altri rami dorsali dei n.S (innerva m. intertrasversario laterale, lunghissimo e splenio della testa) ed un ramo mediale che

si porta medialmente, tra semispinale di testa e collo, per giungere sino al legamento nucale dove fornisce rami che risalgono sino alla

cute della nuca, restando mediali al n. grande occipitale.

RAMI DORSALI DA C-IV a C-VIII Calibro minore rispetto ai precedenti. Volgono posteriormente dove si dividono in un ramo mediale ed

uno laterale per i m. superficiali di nuca e collo.

RAMI DORSALI DEI N.S. TORACICI Il decorso è come per il rami cervicali: il ramo mediale nel decorso diminuisce di calibro e diventa

esclusivamente motorio mentre il ramo laterale aumenta di calibro e, da solo motorio quale è all’origine, acquisisce fibre somatosensitive.

RAMI DORSALI DEI N.S. LOMBARI Distribuzione uguale ai precedenti. I rami mediali risultano prevalentemente muscolari mentre i rami

laterali sono voluminosi e giungono sino alla regione glutea come nervi superiore della natica.

RAMI DORSALI DEI N. SACROCOCCIGEI Arrivano alla regione dorsale passando per fori (da S-I a S-IV) e per lo hiatus sacrale (S-V) e,

dopo essersi collocati nella regione sacrale si anastomizzano tra loro per fornire rami mediali e laterali, i quali si portano ai m. della

regione sacrale, al m. grande gluteo e alle rispettive regioni cutanee come nervi medi della natica.

RAMI ANTERIORI DEI NERVI SPINALI

Si dirigono antero-lateralmente per innervare muscoli e cute della pt ventrale del tronco e degli arti.

I rami anteriore hanno dimensione maggiore, tranne per C-I e C-II, rispetto ai rami dorsali: quelli toracici presentano distribuzione

metamerica mentre i restanti si anastomizzano in modo complesso a costituire i PLESSI.

PLESSO CERVICALE

Formato dai rami anteriori dei n.S. da C-I a C-IV e costituito da arcate anastomotiche poste verticalmente.

Ogni ramo anteriore, quando si trova davanti al processo trasverso della vertebra corrispondente, si divide in un ramo ascendente ed uno

discendente che si anastomizzano con i rami anteriori dei n.S. sup. ed inferiori, formando le anse cervicali sup., media ed inf.: si ricordi

che C-I ha solo un ramo discendente mentre C-IV ha il ramo discendente che, anastomizzandosi con l’ascendente di C-V entra a far parte

del plesso brachiale.

Il plesso si colloca profondamente nel collo nello spazio tra m. scaleno anteriore (davanti) e scaleno medio+elevatore della scapola: si

osserva passando dietro allo sternocleidomastoideo per entrare nella regione cervicale occupata anteromedialmente dal fascio

vascolonervoso del collo, dai n.C. vago, ipoglosso, accessorio e glossofaringeo e dal ganglio cervicale sup. del simpatico.

Il plesso cervicale riceve RAMI ANASTOMOTICI da diverse strutture:

5 rami comunicanti grigi che emergono dalla catena del simpatico

 Connessione con un solo ramuscolo tra il n. vago ed il plesso cervicale

 Connessione con l’ipoglosso mediante 3 rami: dal ramo anteriore di C-I si osserva un ramo che si connette alla pt discendente

 dell’ipoglosso prima di confluire nell’ansa cervicale superiore (tra C-I e C-II), mentre C-II e C-III forniscono due rami che si

uniscono in un tronco comune detto nervo cervicale discendente che si porta all’ipoglosso costituendo con esso parte dell’ansa

dell’ipoglosso.

Il plesso cervicale fornisce anche diversi RAMI CUTANEI sensitivi che si portano alla cute perforando la fascia cervicale superficiale a livello

del margine posteriore dello sternocleidomastoideo (SCM)

Nervo cutaneo trasverso del collo – Dall’ansa cervicale media (C-II/C-III) emerge dal margine post. dello SCM e si porta sulla sua

faccia laterale e, a livello del margine ant. dello SCM fora la fascia cervicale superficiale, prima ed il platisma poi, distribuendosi

alla cute della regione sopra- e sottoioidea.

Nervo piccolo occipitale – Dall’ansa cervicale media emerge dal margine post. dello SCM e risale sino alla regione occipitale-

mastoidea

Nervo grande auricolare – Dall’ansa cervicale media origina il più spesso dei rami cutanei dal margine post. dello SCM per poi

decorrervi superficialmente sino al padiglione auricolare di cui innerva la cute. Nel decorso fornisce rami per l’innervazione della

cute della zona parotidea e della zona messeterina.

Nervi sopracavicolare – Dall’ansa cervicale inf. emerge un tronco comune che, restando profondo allo SCM si divide nei rami ant.

medio e post che si portano oltre clavicola e scapola per innervarne la pt cutanea

Il plesso cervicale fornisce, anche, diversi RAMI MUSCOLARI:

Rami a disposizione segmentale – Innervano la muscolatura vertebrale prossima al plesso. Tra i m. innervati sono da ricordare il

m. retto ant. e laterale della testa, il m. lungo della testa e del collo, i m. scaleno ant. e medio, il m. elevatore della scapola ed il

m. romboide.

Nervi x SCM e trapezio – Emergono dall’ansa cervicale media e si portano ai muscoli rispettivi dove si anastomizzano con rami del

n. accessorio

N. cervicale discendente – Nasce da C-II e C-III mediante due radici e si porta dietro alla v. giugulare interna sino al tendine

intermedio del m. omoioideo a livello del quale si anastomizza con la radice superiore dell’ansa cervicale (C-I + ramo

dell’ipoglosso) per formare l’ansa dell’ipoglosso: dalla pt convessa dell’ansa dipartono rami per il m. omoioide, sternoioideo e

sternotiroideo.

Nervo frenico – Ramo più grosso del plesso cervicale che fornisce le fibre motorie per il diaframma e fibre sensitive per strutture

mediastiniche. Ha origine da C-IV e da alcune radicole che emergono da C-III e C-V e si porta inferiormente passando sulla faccia

anteriore del m. scaleno anteriore che abbandona quando si impegna tra art. e v. succlavia (rispettivamene dietro e davanti).

Prosegue, quindi, sulla faccia anteromediale della cupola pleurica e passa tra i due capi dello SCM quindi si sposta sulla faccia

mediastinica dei polmoni.

Il n. frenico DX fiancheggia v. anonima DX e v. cava sup., scende verticale corrispondendo all’atrio DX e passa anteriormente

all’ilo del diaframma e giunge al diaframma.

Il n. frenico SX passa superficiale all’arco aortico e ha decorso un po’ obliquo quando corrisponde ad atrio e ventricolo SX, passa

anteriore all’ilo del polmone e giunge alla fogliola SX del centro frenico del diaframma.

A livello del diaframma si sviluppano rami terminali: alcune fibre sensitive si portano a pleura, pericardio e grossi vasi mentre

fibre che si sviluppano dal n. frenico di SX continua anche nella regione addominale sino a giungere al plesso celiaco.

PLESSO BRACHIALE

Origina dai n.S da C-V a T-I oltre che alcuni rami che arrivano da C-IV e T-II ed è suddiviso dapprima nei tronchi primari, poi nei tronchi

secondari ed infine nei rami terminali.

 Il TRONCO PRIMARIO SUPERIORE si sviluppa dall’anastomosi tra il ramo discendente di C-IV e da C-V e C-VI.

 Il TRONCO PRIMARIO MEDIO corrisponde al ramo anteriore di C-VII.

 Il TRONCO PRIMARIO INFERIORE si sviluppa da C-VII, T-I ed il ramo ascendente di T-II.

I tre tronchi passano dalla regione al lato della colonna vertebrale al cavo ascellare, occupando la loggia sopraclavicolare e, postero-

inferiormente alla clavicola si dividono in un ramo ant. e post. per dare vita ai tronchi secondari, interni al cavo ascellare.

Il TRONCO SECONDARIO POST origina dalle suddivisioni posteriori dei 3 tronchi primari.

o Il TRONCO SECONDARIO LAT origina dalla suddivisione ant. del tronco primario sup. e del medio

o Il TRONCO SECONDARIO MEDIALE continua dalla suddivisione anteriore del tronco primario inferiore.

o

Il plesso è dunque suddiviso in diverse parti.

Una PT SOVRACLAVEARE compresa tra i m. scalento anteriore (davanti) ed i m. scaleno medio e post. (dietro) è unita a questi mediante

del connettivo, dipedente dalla fascia cervicale superficiale, che, insieme alla fascia cervicale media, riveste il plesso nella pt infero-

mediale della loggia stessa e separano il plesso dall’arteria succlavia, sita anteriormente.

Una PT SOTTOCLAVERARE, tra la loggia sopraclaveare ed il cavo ascellare, contiene i tronchi secondari: qui il plesso, dapprima collocato

post. rispetto all’arteria ascellare vi si pone attorno (post, mediale e laterale) e anteriormente è coperto dalla fascia clavipettorale e dietro

poggia sul m. sottoscapolare, grande dorsale e grande rotondo.

Si impegna quindi, nella pt del CAVO ASCELLARE dove il tronco secondario post. dà origine al n. radiale ed il n. ascellare, il tronco

secondario laterale dà origine al n. muscolocutaneo e alla radice laterale del n. mediano e, infine, il tronco secondario mediano dà origine

alla radice mediale del n. mediano, al n. ulnare, al n. cutaneo del braccio ed al n. cutaneo mediale dell’avambraccio.

RAMI ANASTOMOTICI

Si osservano rami anastomotici con il plesso cervicale, rami comunicanti grigi che originano dalla catena del simpatico e si portano al

plesso brachiale ed anastomosi con il ramo anteriore dell’n.S. C-II.

RAMI COLLATERALI

Sono prevalentemente rami motrici che si distribuiscono ai muscoli del cingolo scapolare, del dorso, del torace oltre che ad alcuni rami con

distribuzione metamerica. Vengono suddivisi in rami dorsali e ventrali.

Rami dorsali:

Nervo dorsale della scapola Origina dalle radici del tronco primario superiore e si porta vs l’angolo mediale della scapola, a

 

livello del quale fornisce rami per il m. elevatore della scapola, quindi scende sul margine vertebrale della scapola dove si porta

ad innervare il m. romboide ed il dentato posteriore-superiore.

Nervo toracico lungo Origina dal tronco I sup. e medio, decorre dietro al plesso brachiale poi sulla parete mediale della cavità

 

ascellare fornendo rami, poi, alle digitazione del m. grande dentato.

Nervi sottoscapolari Due n. che emergono dai tronchi II posteriore: quello sup. va al m. sottoscapolare, quello inf. va al m.

 

sottoscapolare ed al m. grande rotondo

Nervo toraco-dorsale Origina dal tronco II posteriore, scende parallelo al toracico lungo e si porta sino al margine ascellare

 

della scapola dove fornisce rami alla faccia profonda del grande dorsale.

Nervo ascellare (considerato anche terminale) Possiede anche fibre sensitive per la cute della regione deltoidea e

 

dell’articolazione scapolomerale. Origina dal tronco II posteriore, all’interno del cavo ascellare, ne esce per portarsi dietro sino

alla loggia posteriore del braccio dove passa per il quadrilatero di Velpeau (sopra: m. sottoscapolare –avanti- e piccolo rotondo –

dietro; sotto: m. grande rotondo; mediale: capo lungo tricipite; lato: collo chirurgico dell’omero) a livello del quale fornisce il n.

cutaneo laterale del braccio (che va basso/lato per la regione postero-laterale del braccio) per poi circondare il collo chirurgico

dell’omero e giungere nella pt profonda del deltoide, che innerva.

Rami ventrali:

Nervo succlavio Origina dal tronco I superiore e si porta al m. succlavio

Nervo del m. grande pettorale Emerge dal tronco II laterale, decorre basso/mediale per perforare la fascia clavipettorale ed

arrivare al m. grande pettorale (con fibre sensitive per la pt anteromediale del braccio)

Nervo del m. piccolo pettorale Emerge dal tronco II mediale, in parte si anastomizza con il n. del m. grande pettorale, quindi si

porta ad innervare il piccolo pettorale

N. sovrascapolare Origina dal tronco I superiore, si porta basso/dietro e passa, insieme alla v. sovrascapolare, nell’incisura

sovrascapolare (coperta in alto dal leg. trasverso della scapola) per arrivare alla fossa sovraspinata dove innerva il m.

sovraspinato, quindi passa lateralmente alla spina della scapla ed arrivano alla fossa sottospinata dove innerva il m. omonimo.

RAMI TERMINALI Innervano pt distali e prossimali del braccio. Il n. radiale è l’unico con origine dorsale mentre gli altri hanno origine

ventrale e, latero-medialmente, sono: n. muscolocutaneo, n. mediano, m. ulnare, n. cutaneo mediale dell’avambraccio e n. cutaneo

mediale del braccio.

NERVO RADIALE (C-V T-I)

Ha origine da tutti i n.S. per innervare con fibre motorie la pt post. del braccio ed i muscoli latero-post. dell’avambraccio e con fibre

sensitive la pt post. del braccio e la medio-post. dell’avambraccio e del polso, la metà laterale del dorso della mano e delle prime 3 dita

(tranne ultime falangi di medio e indice).

Origina dal tronco II posteriore, esce dalla cavità ascellare e decorre posterolateralmente, insieme all’art. omerale profonda (sul lato) tra il

capo lungo ed il capo mediale del m. tricipite quindi decorre nel solco del n. radiale dell’omero, quindi, a livello del gomito, si sposta sul

margine laterale dell’osso dove fora l setto intermuscolare laterale per cllocarsi nella loggia ant. del braccio passando tra il m. brachiale

(mediale) ed il m. brachioradiale (laterale) ed arrivare, infine, all’epicondilo.

Rami collaterali:

N. cutaneo posteriore del braccio – Cute faccia posteromediale del braccio. Si anastomizza con fibre del n. costo-intervertebrale

o (II nervo intercostale)

N. cutaneo post. dell’avambraccio

o Rami muscolari per i 3 capi del tricipite, m. anconeo, m. brachioradiale e m. estensore radiale del carpo.

o

Rami terminali (nascono a livello dell’articolazione del gomito):

Ramo radiale profondo (prevalentemente motore) Passando attraverso al m. supinatore giunge alla regione posteriore

dell’avambraccio dove passa tra lo strato profondo e superficiale dei m. sino al terzo distale dove continua come nervo interosseo

per la pt dorsale del polso.

Nel decorso innerva m. estensore radiale breve del carpo, supinatore, estensore comune delle dita, estensore proprio del

mignolo, estensore ulnare del carpo, abduttore lungo del pollice, estensore breve del pollice, estensore lungo del pollice ed est.

proprio dell’indice. I rami sensitivi vanno all’articolazione del polso

Ramo radiale superficiale (SOLO sensitivo) Decorre nella pt anterolaterale dell’avambraccio ed inizialmente si colloca vicino

all’art. radiale poi, al terzo distale si sposta sul margine laterale dove passa profondo al m. brachioradiale, quindi fora la fascia

antibrachiale e passa lateropost. all’articolazione del polso dove innerva la metà laterale della mano e, con i rami terminali detti

n. digitali dorsali propri del pollice, indice e medio, innerva le prime 3 dita (tranne le falangi distali).

NERVO MUSCOLOCUTANEO (C-V C-VII)

Nervo misto la cui componente motoria arriva solo al braccio. E’ il più laterale dei rami terminali del plesso brachiale e, all’origine, è il più

profondo nel cavo ascellare (poggia sul m. sottoscapolare).

Origina dal tronco II laterale quindi esce dal cavo ascellare forando il m. coracobrachiale per arrivare nella loggia anteriore del braccio

quindi decorre tra m. bicipite e brachiale e poi tra brachiale e brachioradiale sino al gomito, a livello del quale fora la fascia brachioradiale

e diventano sottocuteneo. A livello del gomito diventano n. cutaneo laterale dell’avambraccio con un ramo ant. ed uno post. per la pt

anterolaterale e posterolaterale del braccio.

Nel suo decorso fornisce rami per i m. coracobrachiale, brachiale e bicipiti, rami somatosensitivi per l’omero e per l’articolazione del

gomito

NERVO MEDIANO (C-V T-I)

Il nervo (misto) più voluminoso del plesso e porta le fibre motorie all’avambraccio (senza dare collaterali nel braccio) x i m. dell’epitroclea,

dell’eminenza tenar e i lombricali mentre la pt sensitiva è destinata alla pt anteriore del polso, a metà lat. della mano e delle prime 4 dita

(dove innerva solo la metà laterale della 4a perché il resto è innervato dal n. ulnare).

Origina da un tronco comune tra il tronco II laterale e mediale che ha aspetto di un arco detto forca del n. mediano, collocato davanti

all’arteria brachiale.

Inizialmente è mediano rispetto al n. muscolocutaneo e lateralmente rispetto al n. ulnare e ai 2 n. cutanei.

Decorre nella loggia ant. del braccio, separato dal n. ulnare (che decorre nella loggia post.) solo dal setto intermuscolare mediano,

insieme all’arteria brachiale: decorre sul margine mediale del m. coracobrachiale prima e bicipite poi, quindi, scavalca l’arteria brachiale e

si pone medialmente a questa per arrivare alla piega del gomito.

Dopo il gomito torna profondo e passa tra il capo ulnare ed omerale del m. pronatore rotondo, quindi incrocia l’arteria ulnare e passa sotto

l’arcata tendinea del m. flessore superficiale delle dita per andare sino al polso (satellite dell’art.) passando tra m. flessore lungo del

pollice e flessore profondo delle dita e passa nel polso a livello della guaina tendinea per i due muscoli appena citati. Al palmo della mano

dà i terminali.

Rami collaterali:

N. superiore del m. pronatore rotondo

o N. per i m. superficiali – M. pronatore rotondo, palmare lungo, flessore radiale del carpo, flessore superficiale dita

o Rami muscolari profondi – M. flessore lungo del pollice, m. flex profondo delle dita

o N. interosseo – Per la membrana interossea a cui arriva passando sotto al m. pronatore quadrato; quindi prosegue sino

o all’articolazione radiocarpica

N. palmare cutaneo – Per la cute dell’eminenza tenar e della pt media.

o

Rami terminali

Nervo dell’eminenza tenar Costituito da 3 rami per m. abduttore breve del pollice, opponente del pollice e capo superficiale del

m. flessore breve del pollice.

Nervi digitali palmari propri (sono laterale e mediale pollice e laterale dell’indice) Alla cute della pt palmare del pollice, metà

laterale dell’indice e sue ultime falangi. Rami per il I m. lombricale.

N. fitiali palmari comuni (laterale e mediale) Decorrono nel I e II spazio interosseo quindi si divide in 4 rami detti palmare

mediale dell’indice e del medio e palmare laterale del medio e dell’anulare che danno fibre sensitive per la pt palmare indice,

medio e metà laterale dell’anulare; danno anche fibre per l’estremità dorsale delle prime 4 dita.

Innervano II e III m. lombricale.

NERVO ULNARE (C-VII T-I)

Nervo misto, non emette rami del braccio ed innerva con fibre motorie alcuni m. dell’avambraccio e tutti i m. dell’eminenza ipotenare,

interossei e m. lombricali della mano. Con fibre sensitive va alla cute mediale del carpo e della mano dove a livello palmare innerva

medialmente dal piano passante per il 4dito e, a livello dorsale innerva medialmente dal piano passante per il 3dito.

Origina dal tronco II mediale e ha decorso mediale/superficiale nel cavo ascellare mentre si dirige vs la loggia anteriore: scende

medialmente all’art. brachiale poi perfora il setto intermuscolare mediale e passa, dunque, nella loggia post. del braccio per decorrere sul

lato mediale del m. tricipite e arrivare al gomito.

Dopo il gomito decorre nella doccia epitrocleocranica (rivestito da fasci di fibre che coprono la doccia) quindi contorna l’ulna e vi passa

anteriormente per continuare a scendere rimanendo coperto prima dai tendini dei m. epitrocleari quindi dal m. flessore ulnare del carpo.

Al carpo passa superficiale al leg. trasverso del carpo e all’osso pisiforme fornisce i rami terminali

Rami collaterali:

Rami articolari per l’art. del gomito

Rami muscolari – Per il m. flessore ulnare del carpo e m. flessore profondo delle dita

Nervo dorsale della mano – Origina dal terzo distale dell’avambraccio e passa tra il flex ulnare del carpo e l’ulna per arrivare nella

pt dorsale del carpo, perforare la fascia antibrachiale e fornire 3 rami digitati per la superficie dorsale del mignolo (2 rami) e per

la I falange dell’anulare e la pt mediale della I falange del medio.

Rami terminali:

 Ramo palmare superficiale della mano Dalla sua origine dal n. ulnare continua sino all’eminenza ipotenar dove dà un ramo per

il m. palmare breve quindi, a livello dell’uncino dell’uncinato passa nel canale del Guyon (tra uncino dell’uncinato e pisiforme) si

divide in un n. digitale palamre mediale del mignolo ed un n. digitale palmare comune, che decorre nel IV spazio interosseo e poi

si divide in un n. digitale plamare laterale del mignolo ed un n. digitale palmare mediale dell’anulare.

 Ramo palmare profondo della mano Fibre motori che decorre nei 3 metacarpi centrali creando un’arcata concava

laterosuperiormente dalla cui faccia convessa emergono rami per i m. dell’eminenza ipotenar, m. interossei palmari e dorsali, m.

lombricali, m. adduttore del pollice e per il capo profondo del m. flex breve del pollice.

NERVO CUTANEO MEDIALE DEL BRACCIO (C-VIII T-I)

Nervo sensitivo (più sottile del plesso) che va alla cute della faccia mediale del braccio.

Origina dal tronco II mediale nel cavo ascellare, dove si anastomizza con il I e II nervo intercostale per poi decorrere medialmente all’art.

brachiale ed alla v. basilica per la metà superiore del braccio, quindi, fora la fascia brachiale per diventare sottocutaneo e scende nella pt

mediale del braccio sino all’epitroclea.

Nel decorso fornisce rami per la cute della cavità ascellare e la pt mediale del braccio.

NERVO CUTANEO MEDIALE DELL’AVAMBRACCIO (C-VIII T-I)

Nervo sensitivo che irrora la cute della faccia mediale dell’avambraccio e una pt ventrale della pt distale del braccio.

Origina dal tronco II mediale e si colloca tra art. e vena ascellare per poi spostarsi medialmente all’art. brachiale, a livello della quale dà

un ramuscolo che fora la fascia brachiale per la cute ventrale dell’ultima pt del braccio.

Quindi decorre mediale all’art basilica e, insieme a questa, fora la fascia brachiale e passa nello strato sottocutaneo per giungere sopra

all’epitroclea dove si divide in un ramo ant. per la piega del gomito e la pt anteriore dell’avambraccio ed un ramo post. per la faccia

posteromediale dell’avambraccio.

NERVI INTERCOSTALI

Ramo anteriori dei n.S. da T-I a T-XII che decorrono nel corrispondente spazio intercostale, tranne l’ultimo che decorre nel margine

inferiore dell’ultima costa: sono deputati all’innervazione sensitiva della parete antero-laterale toracoaddominale e dell’innervazione dei m.

della parete.

T-I partecipa anche alla costituzione del plesso brachiale, T-II si anastomizza con il n. cutaneo mediale del braccio e con il n. cutaneo

posteriore del radiale, da T-III e T-VI innervano la parete addominale, da T-VII a T-XI innervano la parete di torace ed addome ed, infine,

T-XII innerva addome, regione glutea e partecipa alla costituzione del plesso brachiale.

DECORSO Origina nella pt centrale dello spazio intercostale per poi divergere sul margine inf. della costa sovrastante.

Decorrono, inizialmente, tra la fascia intercostale interna e la fascia endotoracica poi, dopo l’angolo costale, si collocano tra

il m. intercostale profondo ed il m. intercostale interno per tornare, nel tratto finale, in mezzo allo spazio intercostale.

Da T-I a T-VI decorrono per tutto lo spazio e, a livello dello sterno, forano la parete del torace e forniscono rami cutanei ant. per la parete

antero-laterale del torace: tra questi rami, dal secondo al quarto, innervano la pt mediale della mammella con il nome di rami mammari.

Da T-IV a T-XII, dopo aver fornito i rami cutanei ant. divergono obliquamente decorrendo tra il m. obliquo interno e il m. trasverso

dell’addome per giungere al m. retto dell’addome dove forniscono i rami cutanei ant. per la parete addominale.

Si osservano diversi RAMI ANASTOMOTICI tra i nervi intercostali e altre formazioni: mediante rami comunicanti bianchi e grigi questi si

anastomizzano con rami derivati dalla catena del simpatico. Inoltre si osservano T-I e T-II che entrano a far parte del plesso brachiale e

dei suoi rami terminali.

Rami terminali:

 Rami muscolari con origine posteriore per i m. sottocostali, m. dentato posteriore, m. intercostale interno, medio ed esterno

 Rami muscolari con origine ant. che innervano il m. trasverso del torace e, da T-VI in poi, innervano anche m. della parete

addominale (trasverso e retto dell’addome, obliquo interno ed esterno, m. piramidale).

 Ramo cutaneo laterale – Emerge ad angolo acuto, vs il basso, anteriormente alla linea ascellare anteriore e, attraversando il m.

intercostale esterno diventa sottocutaneo (o, nel caso della parete addominale i rispettivi m.) per fornire un ramo cutaneo

anteriore ed uno posteriore.

Il ramo posteriore del II ramo cutaneo laterale emerge con il nome di n. intercostobrachiale, attraversa il cavo ascellare, e si

anastomizza con il n. cutaneo mediale del braccio e, dopo aver forato la fascia brachiale, con il n. cutaneo posteriore del n.

radiale.

I rami cutanei laterali T-IV T-VI innervano, con il nome di rami mammari laterali, la pt laterale della mammella.

PLESSO LOMBARE

Formato dai rami ant. dei n.S. da L-I a L-IV (oltre che da un’anastomosi con T-XII) e si colloca tra i processi costiformi, dietro, ed i corpi

vertebrali anteromedialmente ed emerge dalla pt laterale dello psoas, da cui è pervalentemente nascosto.

Viene a formarsi dai rami ant., detti radici del plesso, che si portano lateralmente suddividendosi, a loro volta, in 3 rami: due rami

periferici/terminali ed un terzo ramo che si anastomizza con la radice del plesso inferiore.

 L-I = N. ileoipogastrico + al n. ileoinguinale + I ansa anastomotica

 L-II = N. cutaneo laterale della coscia + n. genitofemorale + II ansa anastomotica (che si suddivide, ulteriormente, in radice sup.

del nervo otturatorio + radice sup. del nervo femorale)

 L-III = Radice media del n. otturatorio + radice media del n. femorale + III ansa anastomotica

 L-IV = Radice inf. del nervo femorale + radice inf. del n. otturatorio + IV ansa anastomotica, che si porta vs LV andando a

formare il tronco lombosacrale, importante per il plesso sacrale.

Ha forma di triangolo con base volta vs i corpi vertebrali ed apice alla confluenza delle radici del plesso che si collocano tra i fasci del m.

psoas. Anteromedialmente al plesso lombare, davanti ai corpi vertebrali si osserva il tratto lombare della catena del simpatico. Il plesso si

trova sulla pt ventrale del m. psoas e risulta rivestito dal peritoneo parietale posteriore.

Si osservano RAMI ANASTOMOTICI con T-XII e L-V oltre che rami anastomotici comunicanti biachi e grigi con i gangli della catena del

simpatico: in particolare, L-III e L-IV sono anastomizzati alla catena solo mediante rami grigi.

RAMI COLLATERALI

I RAMI COLLATERALI BREVI sono nervi motori per i m. intertrasversi laterali, per il m. grande e piccolo psoas e per il m. quadrato dei

lombi.

NERVO ILEOIPOGASTRICO – Emerge dal ramo ant. di L-I, si dirige obliquamente vs il basso forando dapprima l’aponeurosi del m.

trasverso e collocandosi, dunque, tra il m. trasverso ed il m. obliquo interno e forando, poi, il m. retto dell’addome per dividersi nei rami

terminali:

Ramo genitale – Passa nel canale inguinale e va alla cute dei genitali esterni

 Ramo cutaneo ant. – Emerge dopo la perforazione del m. retto ed innerva la cute della regione ipogastrica

 Rami muscolari – Per i m. obliquo interno, esterno e trasverso dell’addome. Per il m. retto ed il m. piramidale.

 Ramo cutaneo laterale – Emerge in prossimità della cresta iliaca, passa tra obliquo int. ed est. e innerva la cute della natica

NERVO ILEOINGUINALE – Nasce dal ramo ant. di L-I e ripete il tragitto del n. ileoipogastrico per arrivare sino alla spina iliaca

anterosuperiore dove si divide nei rami terminali:

Ramo genitale – Scende nel canale inguinale in prossimità del cordone spermatico/leg. rotondo, quindi esce dall’orifizio

superficiale del canale dove termina con rami cutanei, per la pt mediale della coscia, e rami scrotali/labiali per lo scroto/grandi

labbra

Ramo cutaneo ant., rami muscolari e ramo cutaneo laterale che si comportano come gli omonimi del n. ileoipogastrico.

NERVO GENITOFEMORALE – Nasce dal ramo ant. di L-II e si porta anteriormente forando il grande psoas a livello di L3-L4 per assumere,

poi, decorso verticale incrociando dietro l’uretere ed arrivano al leg. inguinale dove fornisce rami terminali:

Ramo genitale – Entra nel canale inguinale e si porta alla cute dello scroto/grandi labbra. Nel decorso fornisce ramuscoli

muscoalri per il m. trasverso, obliquo interno e cremastere.

Ramo femorale – Decorre insieme all’art. iliaca esterna e, insieme a questa passa per la lacuna dei vasi dopo la quale diviene

sottocutanea, fora la fascia cribrosa ed innerva la cute della regione anterosuperiore della coscia.

NERVO CUTANEO LATERALE DELLA COSCIA – Tronco SOLO sensitivo che nasce dalla radice del plesso posteriore di T-II e T-III, trapassa il

grande psoas e si porta alla fossa iliaca che attraversa passando inferiormente alla fascia del m. iliaco. Si impegna tra spina iliaca

antersup. ed anteroinf. e, a livello della coscia diventa sottocutaneo fornendo rami terminali:

Ramo gluteo – Decorre posteriormente sino alla cute della natica

o Ramo femorale – Decorre verticalmente sino al ginocchio per la cute della faccia anterolaterale della coscia.

o

RAMI TERMINALI (per cute e m. arto inf.)

NERVO OTTURATORIO – Nervo misto per la parte motoria inferomediale della coscia e per la pt sensitiva del ginocchio.

Emerge con 3 radici dai rami ant. di L-II, L-III ed L-IV che nell’insieme costituiscono un tronco che passa interno al m. grande psoas e

volge vs il bacino: allo stretto superiore del bacino passa sul margine mediale del m. grande psoas decorrendo, poi, dietro ai vasi iliaci

comuni e lateralmente ai vasi iliaci interni sulla parete laterale della piccola pelvi sino a giungere al canale otturatorio che impegna

fornendo, a questo livello, il solo collaterale ovvero il n. per il m. otturatorio esterno. Emerge dal canale otturatorio e fornisce i rami

terminali:

Ramo anteriore – Scende anteriormente al m. otturatorio esterno, arriva alla pt mediale della coscia dove si colloca tra m.

adduttore lungo e breve (fornendo rami per questi e per il m. gracile) a livello dei quali fornisce rami anastomotici pper il m.

safeno ed il m.cutaneo mediale della coscia ( entrambi n. femorale) formando, con essi, il plesso sottosartoriale per la cute

inferomediale della coscia, dove termina andando sino al ginocchio

Ramo posteriore – Scende tra i m. adduttore breve e lungo fornendo, nel decorso, rami per il m. otturatorio esterno, adduttore

breve, piccolo e grande oltre che rami sensitivi per anca e ginocchio

NERVO FEMORALE - Nervo misto che innerva pt anteromediale della coscia, pt mediale della gamba e dorsomediale del piede; nel decorso

fornisce collaterali per i m. grande psoas, m. iliaco, m. pettineo, per l’arteria femorale (che accompagna sino a metò della coscia).

Emerge con 3 radici dai rami post. di L-II, L-III ed L-IV (porta alcune fibre di L-I) che decorrono interne al grande psoas per formare un

solo tronco a livello di L5 che emerge infero-esternamente dal m. grande psoas per decorrere, poi, tra m. psoas ed iliaco rimanendo

separato dal peritoneo per interposizione della fascia iliaca.

A livello del leg. inguinale presegue nella lacuna dei vasi e, giunto al triangolo di Scarpa, si divide nei rami terminali:

Nervo muscolocutaneo laterale – Nervo misto la cui componente motoria va al m. sartorio e la componente sensitiva va la faccia

 anteriore della coscia. Decorre sulla faccia profonda del m. sartorio terminando con:

Rami muscolari per il sartorio

o Nervo perforante anteriore e medio – Forano la fascia del sartorio, nel terzo sup. ed inf., diventano quindi sottocutanei

o ed innervano la cute della faccia anteriore della coscia

Nervo accessorio del safeno – Presenta un ramo superficiale, satellite della v. grande safena, che si anastomizza alla fine

o con il n. safeno ed un ramo prodondo che è satellite dell’arteria femorale che segue sino al ginocchio

Nervo muscolocutaneo mediale – Si porta sulla faccia mediale della coscia dove termina con rami muscolari per il m. pettineo ed

 adduttore lungo e rami cutanei per la faccia superomediale della coscia (la pt non innervata dai rami genitali!!)

Nervo del m. quadricipite – Ramo motorio profondo che innerva ognuna della quattro componenti del quadricipite. Ha qualche

 ramo sensitivo per il periostio del femore e l’articolazione del ginocchio

Nervo safeno – Diretta prosecuzione del n. femorale deputato all’innervazione della pt posteromediale della coscia, della gamba e

 all’innervazione della patella. Inizialmente decorre satellite rispetto all’arteria femorale per entrare, con essa, nel canale degli

adduttori, ed emergerne prima della fine per spostarsi sul condilo mediale del femore e decorre sulla faccia profonda del m.

sartorio a livello del quale si divide nei rami terminali, dopo aver fornito collaterali cutanei e per l’art. del ginocchio:

Ramo infrapatellare: Fora il sartorio, diverge vs il lato e passa inferiormente alla rotula creando una concavità vs l’alto.

o Innerva la regione cutanea ed il legamento patellare.

Ramo tibiale: Continuazione del n. safeno che prosegue circondando il condilo mediale per spostarsi sulla faccia mediale

o della gamba dove prosegue satellite alla v. grande safena che seuge sino al malleolo mediale per innervare, la pt

posteromediale della gamba sino alla pt dorsomediale del piede sino alla base del I dito.

PLESSO SACRALE

Si forma dall’unione tra il tronco lombosacrale, costituito da L-IV ed L-V, ed i rami anteriori dei n.S. da S-I ad S-III: quando le radici

arrivano alla pt ant. del grande foro ischiatico si uniscono in un tronco comune che forma il n. ischiatico.

Il tronco lombosacrale rileva parte delle fibre di L-IV e tutte le fibre di L-V e decorre lungo l’ala del sacro.

S-I dà tutte le fibre al plesso sacrale, S-II (n. bigemino) si divide in un ramo sup., coinvolto nel plesso sacrale ed un ramo inf. che entra a

far parte del plesso pudendo mentre di S-III solo poche fibre fanno parte del plesso sacrale.

Il plesso ha forma triangolare con la base che corrisponde alla pt laterale dell’osso sacro e l’apice in prossimità del grande foro ischiatico e

si trova nella pt laterale della piccola pelvi dove rimane coperto dadalla fascia pelvica che separa il plesso dai vasi iliaci interni, dai gangli

della catena del simpatico, dal retto e dal cavo di Douglas; è invece in rapporto con l’arteria sacrale lat., sup. ed inf., con l’art. ischiatica e

pudenda.

Fornisce RAMI ANASTOMOTICI per il plesso lombare ed il pudendo, inoltre con rami comunicanti grigi si anastomizza con i gangli della

catena del simpatico.

RAMI COLLATERALI

Suddivisi in rami anteriori/motori che emergono dalla pt ant. del plesso e rami posteriori.

Rami anteriori che emergono dal grande foro ischiatico ed innervano i m. gemello inf., sup., m. otturatorio interno e m. quadrato

del femore (con questo decorrono poche fibre sensitive per l’articolazione coxofemorale).

Nervo gluteo sup – Fibre motorio per il piccolo e medio gluteo

Nervo gluteo inferiore – Fibre motorie per il grande gluteo

Nervo per il m. piriforme – Fibre motorie

Nervo cutaneo posteriore del femore – Fibre sensitive per la regioen glutea, perineo e per la pt posteriore di coscia e gamba.

Emerge con 3 radici dai rami ant. dei n.S. da S-I ad S-III che si uniscono posteriormente al n. ischiatico in un tronco che esce

dalla pt inferiore del grande foro ischiatico per decorrere mediale al n. ischiatico superficialmente al m. gemello inf. e sup., m.

otturatorio interno e m. quadrato del femore e ricoperto dal m. grande gluteo per portarsi poi tra il m. bicipite femorale e

semitendinoso e terminare, infine, nella fossa poplitea dove fornisce rami terminali per la pt superficiale del polpaccio. Nel

decorso fornisce rami cutanei per natica, regione perineali, pt posteriore di scroto/grandi labbra e faccia posteriore della coscia.

RAMI TERMINALI

NERVO ISCHIATICO Nervo più grande del corpo umano. E’ misto ed innerva i m. della pt posteriore della coscia, m. e cute di gamba e

piede eccezion fatta per la cute dorsomediale che è innervata dal n. safeno.

All’origine è largo 1,5 cm e spesso anteroposteriormente 0,5 cm.

Origina dai rami anteriori dei n.S. da L-IV a S-III che, dopo aver costituito il plesso sacrale, si uniscono in un tronco comune che esce dal

grande foro ischiatico passando sotto al margine inf. del m. piriforme per proseguire tra il grande trocantere e la tuberosità ischiatica: nel

decorso è accompagnato medialmente dall’art. glutea inferiore.

Prosegue il suo decorso passando superficialmente al gemello inf. e sup., al m. otturatorio interne e del m. quadrato del femore

rimanendo, tuttavia, ricoperto dal m. grande gluteo per continuare, dunque, nella loggia posteriore della coscia dove assume decorso

verticale (sempre insieme all’arteria) passando tra il m. grande adduttore, posto medialmente, ed il capo breve del m. bicipite, posto

lateralmente. A livello della fossa poplitea assume decorso superficiale, è rivestito solo da una fascia, e si divide nei rami terminali.

Nel decorso fornisce rami muscolari per il capo lungo e breve del bicipite femorale, per il m. semitendinoso, m. semimembranoso e per il

m. grande adduttore. Fornisce anche rami articolare per ginocchio e art. dell’anca.

I rami terminali del grande ischiatico sono:

 Nervo tibiale – Prosegue il decorso del nervo ischiatico ed è deputato all’innervazione motoria della loggia posteriore della gamba

ed all’innervazione sensitiva dell’area postero-laterale della gamba, tallone, pianta e pt laterale del piede di cui innerva anche le

falangi distali e la pt latero-dorsale del V dito.

Il n. tibiale origina dalla fossa poplitea all’interstizio tra m. bicipite femorale e m. semimembranosa quindi scende passando

superficiale ai vasi poplitei e si impegna tra i due capi del m. gastrocnemio e poi nell’anello del soleo.

A livello della gamba si colloca lateralmente rispetto ai vasi tibiale e prosegue vs il malleolo mediale tibiale: inizialmente si trova

tra m. tibiale posteriore e m. flessore lungo delle dita poi si sposta tra m. flex lungo delle dita e flex lungo dell’alluce e si dirige

sino al collo del piede dove occupa una posizione intermedia tra malleolo tibiale e tendine calcaneale.

Nel decorso fornisce rami muscolari superficiali per il m. popliteo, gemello sup. ed inf., m. soleo, m. plantare, m. gracile

o e rami profondi per il m. tibiale post. e m. flex lungo delle dita e dell’alluce.

Dà anche rami sensitivi articolari e cutanei: tra questi sono da ricordare il n. calcaneale interno, n. cutaneo plantare e n.

cutaneo mediale della sura;

Il n. cutaneo mediano della sura (collaterale) è emesso in regione poplitea e scende verticalmente tra i due m. gemelli a

o livello dei quali si mantiene laterale alla v. safena per poi diventare sottocutaneo ed anastomizzarsi con il n. cutaneo

laterale del polpaccio ( del n. peroniero comune) con il quale forma il n. surale, che innerva sensitivamente la pt

dorsolaterale della gamba e del piede, tra cui la faccia dorso-mediale del V dito e la pt laterale del IV dito.

Il n. tibiale fornisce i suoi rami terminali dopo essere passato dietro al malleolo tibiale:

Nervo plantare mediale: Decorre sulla pt mediale del piede ed è incrociato, da sopra, dai vasi plantari che poi si

o spostano medialmente a questo. Passa tra il m. abduttore dell’alluce e flex breve delle dita (fornendo rami per il m.

abduttore dell’alluce, capo mediale del m. flex breve dell’alluce, m. flex breve delle dita e I-II m. lombricali) e, alla base

dei metatarsi di divide nei rami terminali detti I n. digitale proprio e I-II e III n. digitale comune (suddivisi poi nei

rispettivi n. digitali propri) che irrorano la cute plantare e l’estremità dorsale delle dita dalla 1-3, la pt mediale del 4dito.

Nervo plantare laterale: Si dirige medialmente e decorre a lato dell’art. plantare laterale passando tra il m. flex breve

o delle dita ed il m. quadrato della pianta e, giunto alla base del III metatarsale si divide in un ramo terminale superficiali,

che dà il n. digitale plantare proprio (per la cute del 5dito) e 2 nervi digitali plantari propri (per cute plantare 5dito, metà

del 4dito e le estremità dorsali degli stessi) e rami muscolari (per il m. flex breve ed opponente del 5dito e m. interossei

dl IV spazio intermetatarsale) ed un ramo profondo che costituisce un’arco aperto posteriormente che dà rami muscolari

(m. interossei dei primi 3 spazi intermetatarsali, m. del 3 e 4 lombricale, capo obliquo e trasverso del m. adduttore

dell’alluce e capo laterale del m. flex breve dell’alluce).

 Nervo peroniero comune – Ramo terminale dell’ischiatico che innerva con fibre motorie la pt anterolaterale di gamba, piede e m.

estensore breve delle dita e fibre sensitive per la metà laterale della gamba, collo e dorso del piede, faccia dorsale delle dita

tranne che la pt laterale della faccia dorsale del V dita, innerva sensitivamente anche articolazione del ginocchio, tibiofibulare,

tibiotarsica ed intrinseche del piede.

Origina dalla fossa poplitea e decorre lateralmente al margine mediale del bicipite femorale per portarsi sulla faccia laterale della

gamba,a livello della quale incrocia il tendine del m. bicipite, dove Nel suo decorso fornisce collaterali per m. tibiale anteriore,

ramo ricorrente per l’art. del ginocchio ed il n. cutaneo laterale della sura, che decorre superficialmente al capo laterale del

gastrocnemio ed infine si anastomizza con il n. cutaneo mediale del polpaccio per dare il n. surale.

Il n. peroniero comune circonda, infine, il collo della fibula fornendo rami terminali:

Nervo peroniero superficiale: Ramo terminale laterale che scende passando tra le origine del m. peroniero lungo e poi

o tra il m. peroniero lungo ed il m. estensore lungo delle dita per, poi, forare la fascia crurale, diventare sottocutaneo e

fornire rami terminali per la faccia dorsale del piede.

I suoi rami terminali sono il n. cutaneo dorsale intermedio (pt dorsale 3-4dito) ed il n. cutaneo dorsale-mediale, con

decorso insieme al m. estensore lungo dell’alluce (per la pt dorsale di alluce, secondo e un po’ del terzo dito)

Nervo peroniero profondo: Ramo terminale mediale, dopo che il n. peroniero comune è girato attorno al collo della

o fibula, questo prosegue sulla faccia ant. della gamba dove fora il setto intermuscolare e scende passando tra il m.

estensore lungo delle dita ed il m. tibiale anteriore per arrivare al collo del piede dove incrocia da sotto il tendine del m.

estensore lungo dell’alluce.

Nel piede decorre tra m. estensore lungo dell’alluce (a lato) e m. estensore breve delle dita (mediale) per diventare,

infine, sottocutaneo dove si anastomizza con il n. cutaneo dorsale-mediale ( del n. peroniero superficiale) che innerva

la cute dorsale di 1-2dito.

*Nel suo decorso fornisce alla gamba fibre motorie per m. tibiale anteriore, estensore lungo delle dita e dell’alluce e

peroniero anteriore.

PLESSO PUDENDO

Plesso formato dall’anastomosi tra il ramo anteriore dei n.S. S-III ed S-IV, insieme a parte delle fibre di S-II. E’ deputato deputato

all’innervazione di genitali, intestino, vie urinarie, diaframma pelvio e cute del perineo.

Si colloca sul margine sup. del m. ischiococcigeo e anteriormente contrae rapporto con la fascia pelvica che lo rende addossato, insieme ai

vasi sacrali laterali, alla parete della piccola pelvi. E’ separato dall’ampolla dai cavi pararettali.

Si unisce come tronco comune a formare il ramo terminale, ovvero il nervo pudendo.

Fornisce RAMI ANASTOMOTICI da tutte le sue radici per il plesso sacrale e rami anastomostici per S-V del plesso coccigeo.

Mediante rami comunicanti grigi si unisce alla catena del simpatico.

Fornisce diversi rami collaterali:

 Rami viscerali Fibre pregangliari parasimpatiche che emergono dalla pt anteriore del plesso a partire da S-II sino a S-IV e si

portano alle pareti di vescica, retto e vagina. A volte si uniscono al plesso ipogastrico e pelvico ( derivati dalla catena del

simpatico).

 Nervo del m. elevatore dell’ano + n. del m. ischiococcigeo Rami motori per i due nervi. Originano da S-IV

 Nervo inf. mediale della natica Nervo sensitico che origina dal ramo ant. di S-II ed S-III, emerge dal foro ischiatico per passare

dietro alla spina ischiatica e giungere sino al m. grande gluteo che oltrepasa per portarsi alla cute della pt inferomediale della

natica

 Nervo emorroidale inf. Nervo misto che emerge dai rami ant. di S-III ed S-IV che esce dal grande foro ischiatico passando,

come il n. ischiatico, sotto al margine inf. del m. piriforme, e poi rientra nella fossa ischiorettale per innervare con fibre motorie il

m. sfintere dell’ano e con fibre sensitive la cute di ano e perineo post.

NERVO PUDENDO – E’ il RAMO TERMINALE del plesso pudendo che origina anteriormente da tutte le radici che costituiscono il plesso. E’

un n. misto che porta anche fibre pregangliari simpatiche con azione vasodilatatrice.

Emerge obliquamente, insieme ai vasi pudendi, passando prima per il grande foro ischiatico e rientrando nella fossa ischio rettale

mediante il piccolo foro ischiatico dopo il quale si divide nei rami terminali:

N. perineale: Continua il decorso del n. pudendo e, dietro al trigono urogenitale, si divide in un ramo superficiale ed uno

profondo. Il ramo superficiale passa posteriormente al m. trasverso superficiale del perineo e, dopo essere diventato

sottocutaneo va alla cute di perineo, scroto e faccia inf. del pene/grande labbro per terminare in anastomosi con il ramo

perineale del n. cutaneo posteriore della coscia (plesso sacrale).

Il ramo profondo spassa sup. rispetto al m. trasverso superficiale ed arriva in uno spazio triangolare delimitato dietro dal m.

trasverso superficiale, esternamente dal m. ischiocavernoso ed internamente dal m. bulbocavernoso a livello del quale fornisce

rami muscolari e rami cutanei per la cute del bulbo e della mucosa dell’uretra.

Nervo dorsale del pene/clitoride: Decorre sulla branca ischiopubica insieme ai vasi pudendi e, al margine inf. della sinfisi pubica

attraversa il leg. sottopubico per proseguire sul dorso del pene/clitoride, lateralmente al leg. sospensore dell’organo. Nel

maschio prosegue nella doccia creata dai due corpi cavernosi e fino al glande mentre nella femmina termina a livello del clitoride

fornendo rami per le piccole labbra.

PLESSO COCCIGEO

Plesso formato dal ramo ant. di S-V, Co-I ed in parte rami derivanti da S-IV. Si colloca ai lati del coccigeo, anteriormente al m.

ischiococcigeo e rivestito dalla fascia pelvica. E’ connesso per anastomosi di rami comunicanti grigi alla catena del simpatico.

Presenta collaterali anteriori, viscerali, costituiti da fibre pregangliari parasimpatico che si portano al plesso ipogastrico dove si uniscono a

fibre simpatiche e collaterali posteriori somatici , che vanno alla regione anococcigea: tra questi è importante il n. anococcigeo che passa

anteriormente al m. ischiococcigeo fornendo rami per l’orifizio anale e l’apice del coccige.

SISTEMA SIMPATICO

Il sistema simpatico controlla l’attività secretiva delle ghiandole e la motilità delle pareti di visceri e vasi presiedendo, pertanto, alla vita

vegetativa. Gli impulsi che trasporta al SNC non arrivano MAI allo stato di coscienza.

CENTRI NEVRASSIALI

La componente visceroeffetrice, invia stimoli per la contrazione di ghiandole e della muscolatura liscia ed è situata in neuroni che a loro

volta ricevono stimoli da di- e telencefalo o fanno parte di archi riflessi.

La componente viscerosensitiva riceve impulsi provenienti dai gangli encefalo-spinali che presentano neuroni a T con un neurite volto ai

visceri ed uno volto a centri superiori.

Il sistema SIMPATICO è ulteriormente suddiviso in simpatico e parasimpatico: il primo si colloca nella regione toraco-lombare del midollo

spinale mentre la seconda si colloca nel tronco e nella regione sacrale del midollo.

ORGANI NERVOSI PERIFERICI

I NERVI della componente visceroeffettrice sono in numero di due: un neurone pregangliare mielinico di piccolo calibro (fibra di tipo B) che

origina dai centri nevrassiali e si porta sino al ganglio dove contrae rapporto con il neurone post-gangliare amielinico di piccolo calibro

(tipo C) con colore grigio che porta lo stimolo dal ganglio alla periferia.

I nervi della componente viscerosensitiva, invece, presentano la stessa disposizione del sistema somatico, infatti, nel ganglio encefalo-

spinale, sono presenti neuroni pseudounipolari con il neurite che si sdoppia a T.

Il sistema ENTERICO si colloca nella parete degli organi cavi e negli organi parenchimatosi ed è rappresentato da fibre viscerali e gangli

microscopici: le fibre sono pregangliari mieliniche che appartengono per lo più al parasimpatico che si portano ai gangli che emettono fibre

post-gangliari amieliniche. Le fibre nervose del metasimpatico giungono al plesso sottomucoso di Meissner ed al plesso mioenterico

dell’apparato digerente.

ORGANIZZAZIONE PERIFERICA DEL SISTEMA SIMPATICO Al lato della colonna vertebrale si osserva una catena nervosa detta catena

del simpatico che contiene, intercalati, i gangli paravertebrali del simpatico, suddivisi in base alla regione del rachide adiacente unite tra

loro da cordoni intermedi. Dalla catena del simpatico emergono fibre mieliniche (bianche) e amieliniche (grigie) che si dispongono nei rami

comunicanti. Invia, anche, rami periferici post-gangliari amiliniche che seguono il decorso dei vasi e sono dette fibre perivascolari e fibre

pregangliari che volgono ai visceri e sono dette nervi viscerali.

Oltre ai gangli della catena del simpatico osserviamo anche i gangli paraortici, che si collocano sull’aorta in prossimità dell’emergenza dei

suoi collaterali, e gangli terminali che trovano lungo i plessi perivascolari e, da questi, proiettano fibre che vanno dentro al parenchima

dell’organo.

Le fibre EFFETTRICI emergono, insieme alle fibre somatomotorie, dalla radice anteriore del simpatico dei n.S. da T-I ad L-II e, dopo poco,

le fibre si spostano sul ramo comunicante bianco che giunge alla catena del simpatico: i rami comunicanti bianchi possono essere di breve

o media lunghezza e raggiungere, quindi, la catena del simpatico in gangli adiacenti o vicini (emettendo collaterali nel decorso) o essere

lunghi e passare in un ramo periferico che va sino ai gangli pre-vertebrali, periferici o del metasimpatico; solo nel caso della ghiandola

surrenale le fibre nervose giungono direttamente all’organo.

Le fibre postgangliari che emergono dal ganglio paravertebrale si portano al viscero mediante il nervo splancnico o il plesso

 periarterioso (le fibre che seguono il decorso dei vasi). Queste possono anche giungere a regioni somatiche (ghiandole cutanee o

vasi superficiali) le fibre arrivano passando per il plesso periarterioso o unendosi, con rami comunicanti grigi, ai nervi spinali

Le fibre postgangliari del ganglio par aortico emergono decorrono con il plesso periarterioso

 Le fibre del metasimpatico si esauriscono nell’organo dopo un breve percorso.

Il sistema effettore è regolato da centri del SNC situato nella formazione reticolare, nell’ipotalamo, nel talamo e nei lobi frontale e limbico.

Nelle vie VISCEROSENSITIVE i neuroni sono localizzati nei gangli encefalo-spinali. Questi neuroni hanno il neurite che, dopo aver percorso

un breve tratto, si divide a T: una pt volge in direzione centripeta e, passando per la radice posteriore, insieme alle fibre somatosensitive

e si porta sino alla colonna sensitiva-viscerale nel corno posteriore del midollo mentre un’altra volge in periferia e, se giunge ai visceri, si

porta prima ad un ganglio della catena del simpatico e, da questi, si portano ai visceri o vanno a regioni somatiche passando direttamente

nei nervi spinali o per i plessi perivascolari.

ORGANIZZAZIONE PERIFERICA DEL SISTEMA PARASIMPATICO Le fibre parasimpatiche decorrono sempre frammite ad i nervi somatici,

infatti, i gangli parasimpatici sono annessi al decorso del nervo stesso.

Le fibre EFFERENTI che nascono dai nuclei del tronco si portano ad una certa distanza e terminano in sinpasi con neuroni collocati in un

ganglio sul decorso del trigemino o uno dei suoi rami e da questi si sviluppano fibre post-gangliari che sono trasportati secondo il decorso

del n.C.; un’eccezione si osserva nel caso delle fibre visceroeffettrici che emergono dal trigemino, i cui gangli sono da collocare in

prossimità dell’organo da innervare.

Le fibre efferenti che originano dalla regione sacrale emergono dalla radice anteriore del n.S. e giungono a gangli collocati sul pavimento

pelvico

Le fibre AFFERENTI del parasimpatico hanno il neurone collocato in gangli sensitivi annessi ai nervi encefalici che sono specifici per una

sola sensibilità (non come le fibre afferenti somatomotori o della sensibilità specifica nei quali in un solo nuclei sono presenti diverse

sensibilità).

TRAMISSIONE CHIMICA

Tutti i neuroni pregangliari e della maggior parte dei neuroni post-gangliari parasimpatici e di qualche postgangliare simpatici sono

colinergici e usano Ach come neurotrasmettitore, che ha azione vasodilatatrice ed eccitosecretrice ed agiscono su recettori muscarinici e

nicotinici.

Il neurotrasmettitore della maggior parte dei postgangliari simpatici è la noradrenalina, pertanto sono neuroni adrenergice ed agisce su

recettori α e β, i quali mediano specifiche risposte in ogni compartimento innervato.

FUNZIONI DEL SISTEMA SIMPATICO

Vasi viscerali, muscoli erettori del pelo, milza e fegato sono innervati SOLO da fibre simpatiche mentre la maggior parte delle altre

strutture ricevono un’innervazione sia simpatica che parasimpatica: in questo caso i due sistemi possono creare un’innervazione

antagonista (come nel cuore dove il simpatico è eccitatore ed il para- è inibitore) o sinergica come nel caso di alcune ghiandole salivari se

innervate dal simpatico secernono un secreto sieroso altrimenti se innervate dal para- presentano un secreto mucoso.

E’ stato osservato che distretti viscerali presentano innervazione afferente ed efferente che costituisce una via riflessa viscerale nella

quale stimoli afferenti inducono risposte efferenti dalla stessa via ma, connessione tra diverse aree del sistema simpatico, producono

risposte efferenti anche in altri distretti viscerali.

Inoltre si osserva come stimolazioni viscerosensitive attivano anche risposte somatomotorie, mentre stimoli somatomotori attivano anche

risposte visceroeffettrici.

Le AFFERENZE dello SNA portano info dai visceri pelvici, dall’apparato gastroenterico, respiratorio, cardiaco e da organi di addome testa

con fibre amieliniche e mieliniche sino al nucleo del tratto solitario dal quale partono fibre per la sostanza grigia periacqueduttale che, a

sua volta, è connesso con la pt laterale dell’ipotalamo, il nucleo centrale dell’amigdale e tutte le strutture del sistema limbico.

Le EFFERENZE del SNA simpatico regolano la dilatazione pupillare, la frequenza e forza della contrazione cardiaca, la bronco dilatazione, la

riduzioni della secrezione gastroenterica e della peristalsi e l’erezione del pelo (risposte attacco-fuga).

Queste risposte sono regolate dai nuclei paraventricolare e preottici mediali dell’ipotalamo, dall’area laterale dell’ippocampo, dal nucleo

centrale dell’amigfala e dai neuroni reticolari del bulbo: queste aree inviano fibre alle regioni midollari che mediano le risposte effettrici

dello SNA simpatico.

Si ricordi che amigdala e fibre ipotalamiche inviano i propri fasci mediante il fascicolo longitudinale dorsale che contiene anche fibre

reticolo spinali laterali che arrivano da formazioni reticolari ponto-bulbari.

Le EFFERENZE del SNA parasimpatico regolano le risposte inverse allo SNA simpatico (oltre che erezione, defecazione e minzione) e sono

regolate dai nuclei ipotalamici che inviano efferenze ai nuclei parasimpatici craniali e, mediante il fascio ipotalamo-spinale, inviano

efferenze anche ai nuclei parasimpatici sacrali: considerando che l’ipotalamo regola anche le secrezioni ipofisarie è facile capire come le

risposte simpatiche e parasimpatiche influenzino anche l’attività endocrina.

SIMPATICO TORACOLOMBARE

L’ortosimpatico si colloca nel tratto toraco-lombare del midollo spinale e nei gangli para- e prevertebrali.

La catena del simpatico si estende dalla base del cranio sino al coccige ed è suddivisa in base al tratto di rachide adiacente.

SEGMENTO CERVICALE

Decorre dalla base del cranio sino all’apertura sup. del torace, posteriormente è separato dai pr. trasversi delle vertebre dalla fascia

prevertebrale e, anteriormente a questo, si osserva il fascio vascolonervoso del collo e l’art. succlavia.

Ganglio cervicale superiore – Ganglio fusato di 2-3 cm tra C2-C3. Anteriormente contrae rapporto con la v. giugulare interna ed il

n. vago

Ganglio cervicale medio – Poco apprezzabile. Si colloca ant. ai pr. trasversi di C4-C5

Ganglio cervicale inferiore – Molto spesso è associato al I ganglio toracico e nell’insieme formano il ganglio stellato lungo 2 cm.

si trova posteriormente all’arteria succlavia ed alla cupola pleurica.

Tra i rami comunicanti osserviamo: un ramo comunicante bianco, che porta le fibre pregangliari del n.S. T-I al ganglio cervicale superiore

e un ramo comunicante grigio, che collegano il ganglio al n.S. T-I ed ai n.C. con fibre post-gangliari per l’iinervazione delle ghiandole

sudoripare, vasi cutanei del collo e dell’arto sup.

Tra i rami periferici osserviamo: rami perivascolari, che seguono il decorso di carotide int., est., art. vertebrale e succlavia per distribuirsi

ai visceri di testa e collo e rami viscerali.

Nervo carotideo interno (perivascolare) Origina dal ganglio cervicale superiore e segue i rami di divisione dell’art. carotide

 interna e, a livello del canale carotico sulla piramide del temporale e del seno cavernoso si formano, rispettivamente, i plessi

carotideo e cavernoso.

Questo nervo invia anche collaterali a n.C. come il ramo timpanico, petroso (che in parte entra nella costituzione del n. vidiano),

la radice simpatica del ganglio ciliare e del ganglio otico oltreché rami per n.C. dal III al VI.

Questo nervo agisce sulla secrezione della ghiandola lacrimale, pineale e salivare e sul m. dilatatore della pupilla.

Rami carotidei esterni (perivascolare) Si portano sino alla biforcazione della carotide comune dove costituiscono un plesso

 

intercarotideo, che dà origine a rami che seguono il decorso della carotide esterna per la secrezione delle ghiandole salivari mag.

Nervo vertebrale (perivascolare) Segue le divisioni intra- ed extracraniche dell’arteria vertebrale

 

Rami del plesso succlavio (perivascolare) Accompagnano l’art. succlavia ed i relativi collaterali senza, tuttavia, giungere sino ai

 

terminali che sono innervati dai rami del plesso brachiale.

Rami viscerali Rami faringei, esofagei e laringei. Tra questi osserviamo i rami cardiaci sup., medio ed inf., che originano dai

 

rispettivi gangli e si portano alla biforcazione tracheale dove costituiscono il plesso cardiaco che agiscono attivando la FC. Con

questi rami decoroono anche fibre simpatiche che hanno origine dai n.S. dei primi toracici.

SEGMENTO TORACICO

Decorre dall’apertura superiore del torace sino al diaframma, si colloca ai lati della colonna, anteriormente rispetto ai vasi intercostali e

posteriormente alla pleura parietale (che separa la catena del simpatico dai polmoni): la catena del simpatico di SX è in rapporto con

l’aorta mentre quella di DX con la v. azigos. E’ costituito da 11 gangli, perché il 12esimo corrisponde, in alto, al ganglio stellato.

E’ connesso con rami comunicanti bianchi (fibre mieliniche pregangliari) che dai nervi intercostali si portano ai gangli pre- o paravertebrali.

E’ connesso con rami comunicanti grigi (fibre mieliniche post-) ai nervi intercostali portando, con essi, fibre visceroeffettrici.

Tra i rami periferici osserviamo:

Rami del plesso aortico (perivascolare) – Rami che si portano all’arco dell’aorta a livello del quale costituiscono un plesso che

o invia rami al plesso cardiaco ed al plesso polmonare, entrambi in parte costituiti da rami collaterali del nervo vago: il plesso

polmonare vede una componente simpatica di fibre post-gangliari con azione broncodilatativa e vasocostrittrice.

Rami esofagei (viscerale)

o Nervo grande splancnico (viscerale) – Ramo che emerge con 4-5 rami dalla catena del simpatico e si porta da questo in basso e

o lateralmente per terminare anterolateralmente all’aorta a livello del diaframma dove, con anastomosi con il ganglio ed il plesso

celiaco, contribuisce a costituire l’ansa memorabile di Wrisberg

Nervo piccolo splancnico (viscerale) – Ramo che nasce con 3 radici dalla catena del simpatico, segue il decorso nel n. sopracitato

o e si connette al plesso celiaco, renale e surrenale.

SEGMENTO LOMBARE

Decorre dal diaframma sino alle ali del sacro e si localizza anterolateralmente alla vertebre e medialmente all’inserzione vertebrale del m.

grande psoas: la catena simpatico di DX è in rapporto anteriormente con la v. cava inferiore. E’ costituito da 4-5 gangli.

Rami comunicanti bianchi (fibre pre- mieliniche) – Sono due e connettono i primi due n.S. lombari al ganglio lombare, sacrale e

prevertebrale addominale

Rami comunicanti grigi (fibre post- amieliniche) – Connettono il ganglio ai n.S. a cui portano fibre post-gangliari che sono dirette vs

ghiadole sudoripare, muscoli erettori dei peli e vasi degli arti inferiori.

RAMI PERIFERICI

Nel caso del segmento lombare i rami perivascolari e viscerali vanno a costituire una formazione molto anastomizzata anteriormente

all’aorta che coinvolge molti plessi pre-vertebrali addominali: queste formazioni sono suddivide in plesso celiaco, ant. al tronco celiaco,

plesso aorticoaddominale, inferoant. all’art. mesenterica superiore e plesso ipogastrico, anteriormente all’art. sacrale mediana.

PLESSO CELIACO Plesso impari collocanto ant. all’aorta tra il tronco celiaco e l’art. mesenterica superiore. E’ formata da molti gangli (da

ricordare sono i renoaortici, all’orgine dell’art. renali e i gangli mesenterici sup., all’origine dell’art omonima). Ai lati dell’art. celiaca si

osservano due gangli irregolari e posti orizzontalmente detti GANGLI CELIACI/SEMILUNARI che ricevono fibre dal n. frenico, n. piccolo

splancnico e altre formazioni gangliari: il ganglio semilunare di DX riceve anche il n. grande splancnico (dal lato) e il n. vago di DX (dalla

pt mediale) e, insieme a essi forma l’ansa memorabile di Wrisberg. Il ganglio semilunare di SX riceve invece, dal lato, solo il n. grande

splancnico di SX.

Afferenze – Arrivano dai rami perivascolari e viscerali della catena lombare e toracica, dai n. grande e piccolo splancnico, dal n.

frenico e dalle terminazioni del n. vago.

Efferenze – Dal plesso celiaco si osservano rami che, seguendo il decorso dei collaterali, formano plessi secondari impari o pari.

Tra questi troviamo i plessi pari frenico, surrenale, renale, spermatico e i plessi impari lienale, epatico, gastrico e mesenterico sup

Al plesso celiaco giungono, senza regola apparente sulla distribuzione, fibre pre- e postgangliari oltreche fibre viscerosensitive originate

dai n.S. che si portano sulle pareti dei vasi, ai visceri ed ai corpuscoli di Pacini disseminati nel peritoneo.

Gli effetti mediati dal plesso celiaco sono Vascocostrizione vasi epatici, inibizione della contrazione della cistifellea, aumento dell’attività

glicogenolitica epatica, spremitura della milza, inibizione gastrica, aumento contrazione sfinterica, costrizione dei vasi renali che,

genericamente, possono causare senso di vomito e nausea.

PLESSO AORTICO-ADDOMINALE Decorre inf. all’origine della mesenterica sup. e si porta sino alla biforcazione nelle art. iliache comuni.

E’ costituito da vari gangli che ricevono fibre dai plessi adiacenti e alcuni rami emersi dal n. piccolo splancnico. Da questo plesso

emergono fibre perivascolari che, seguono il decorso dell’art. mesenterica inf. creano il plesso mesenterico inf.

PLESSO IPOGASTRICO Anteriore all’art. sacrale mediana. E’ in continuità con i plessi adiacenti e riceve fibre dalla catena del simpatico

adiacente. Dà origine ad un plesso secondario che, seguendo l’art. iliaca esterna forma il plesso iliaco, che si porta sino all’art femorale

(non ai suoi terminali).

SEGMENTO PELVICO

Decorso anteriore ai fori sacrali ant., decorre sino alla I vertebra coccigea e ha direzione obliqua medialmente. E’ formato da 4 gangli

sacrali ed un ganglio coccigeo.

Rami comunicanti grigi Fibre post- che lo collegano i n.S. sacrali e pudendi, che portano queste fibre vaso effettrici sino alle ghiandole

sudoripare e ai m. erettori dei peli.

I vasi perivascolari e viscerali si uniscono a formare il PLESSO PUDENDO, che risulta il plesso più esteso del simpatico, ed è delimitato

posteriormente dalle pareti anterolaterali della pelvi, ant. si porta ad abbracciare retto e pareti laterali della vescica (nella femmina utero e

vagina), superiormente è rivestito dal diaframma pelvico e peritoneo ed inf. poggia sul m. elevatore dell’ano.

Riceve fibre pre e post-gangliari che emergono dalla catena del simpatico e dal plesso ipogastrico sovrastante e fibre parasimpatiche del

plesso pudendo, invia efferenze lungo i collaterali dell’arteria ipogastrica formando plessi secondari che sono: plesso emorroidale medio e

vescicale per ambo i sessi; nel mascio il plesso prostatico, deferenziale e cavernoso del pene e, nella femmina il plesso cavernoso del

clitoride e il plesso utero-vaginale (dentro questo è importante il ganglio cervicale).

Le fibre di questo plesso mediano la contrazione della muscolatura di prostata, vescichette seminali, vasocostrizione per l’erezione e

inviano le fibre dolorifiche dei visceri pelvici e dell’utero.

PARASIMPATICO ENCEFALICO – SACRALE

Il parasimpatico ENCEFALICO comprende centri nevrassiali del tronco e fibre afferenti/efferenti annessi ad alcuni n.C. (leggere questi!).

Parasimpatico annesso all’oculomotore Fibre per la contrazione pupillare e l’accomodazione visiva. Originano come fibre

pregangliari dal nucleo mesencefalico di Edinger-Westphal e si portano sino al ganglio ciliare sul decorso del n.C. III che invia le

fibre postgangliari mediante i n. brevi ciliari al m. sfintere della pupilla ed al m. ciliare

Parasimpatico annesso al faciale (VII) Regola la secrezione della ghiandola lacrimale e delle cavità nasali. Le fibre pregangliari

emergono dal nucleo muconasolacrimale e, decorrendo insieme al faciale giungono al ganglio genicolato dopo il quale seguono le

fibre del n. grande petroso superficiale e del n. vidiano sino a giungere la ganglio sfenopalatino da cui emergono le fibre

postgangliari che, con il n. zigomatico o nasali arrivano ai territori di innervazione

Parasimpatico annesso al n. intermedio (VII) Regolano la secrezione della ghiandola sottomandibolare e –linguale e portano

alcune fibre della sensibilità specifica gustativa.

Le fibre pregangliari emergono dal nucleo salivatorio superiore e , seguendo n. intermedio corda del timpano n. linguale,

 

arrivano al ganglio sottomandibolare e –linguale.

Le fibre viscerosensitive hanno il protoneurone nel ganglio genicolato con il neruite periferico per i 2/3 ant, della lingua passando

per il n. linguale e il neurite centrale che va al nucleo del tratto solitario

Parasimpatico del glossofaringeo (IX) Regola la vasodilatazione di parotide e ghiandole salivari minori e invia fibre

viscerosensitive per la sensibilità gustativa del terzo posteriore della lingua e per glomo e seno carotideo.

Le fibre visceroeffettrici pregangliari originano dal nucleo salivatorio inf. e mediante il n. glossofaringeo n. timpanico,

arrivanoal ganglio otico dal quale partono le fibre post-gangliari che, mediante il n. auricolotemporale e collaterali del n.

mandibolare, arrivano alla parotide e alle altre ghiandole.

Le fibre viscerosensitive hanno il protoneurone collocato nel ganglio petroso con i prolungamenti periferici sche seguono i rami

faringei e tonsillari oltreche il n. timpanico e il n. del seno carotideo giungono ai visceri bersaglio mentre il neurite centrale volge

al nucleo del tratto solitario.

Parasimpatico annesso al n. vago (X) Fibre visceroeffettrici che stimolano rilassamento cardiaco, broncocostrizione, aumentano

la secrezione ghiandolare e l’aumento della peristalsi, la secrezione pancreatica di insulina e la secrezione di bile dalla colecisti.

Le fibre viscerosensitive portano stimoli dai calici gustativi della faringe, dalla mucosa laringo-faringea, dal seno e glomo aortico e

dagli atri (per info sulla pressione atriale).

Le fibre pre- originano dal nucleo motore dorsale del vago e, con il suo decorso, si portano ai gangli vicini agli organi bersaglio.

I neuroni viscerosensitivi hanno i protoneuroni nel ganglio nodoso con i prolungamenti periferici che seguono il n. vago ed i

prolungamenti centrali che si portano al nucleo del tratto solitario.

Il parasimpatico SACRALE presenta centri nevrassiali nella pt sacrale del midollo e fibre afferenti/efferenti che seguono il n. sacrale.

Parasimpatico sacrale Fibre visceroeffettrici che stimolano contrazione m. sfintere della viscera e contrazione degli sfinteri

 

rettali, dilatano i corpi cavernosi del pene stimolando l’erezione. Le fibre viscerosensitive portano stimoli dolorifici dalla

prostata/collo dell’utero.

Le fibre vasoeffettrici pregangliari si collocano nella colonna effettrice viscerali (lamina IV) del midollo sacrale ed emergono

seguendo il decorso dei n.S. da S-II ad S-V che passano per il plesso sacrale e pudendo per poi seguire i n. viscerali e pudendi

sino ai gangli prossimi all’organo.

Le fibre viscerosensitive hanno il protoenurone in gangli spinali annessi alle radici posteriori dei n.S. sacrali.

APPARATO VISIVO

L’apparato della vista si colloca ai lati della radice del naso ed è composto dal bulbo oculare e dagli organi accessori dell’occhio.

BULBO OCULARE

Il bulbo è l’apparato fotosensibile, ha forma sferoidale ed è accolto dalla cavita orbitaria ma risulta separato da questa per mezzo di una

capsula connettivale detta fascia del bulbo.

CAVITÀ ORBITARIA

Accolgono il globo ottico, una base esterna e 4 margini.

La base è la parte più esterna, ha i margini nel margine sovra orbitario e lateralmente nel p. zigomatico del frontale, sopra si vede il foro

sovra orbitario. Sotto il margine corrisponde all’osso zigomatico e al mascellare e medialmente con il p. frontale del mascellare.

La parte superiore della cavità è composta dalla pt. orizzontale del frontale e dalla pt. inferiore delle piccole ali dello sfenoide e lateralmente

c’è la fossa della ghiandola lacrimale, anteromedialmente al quale è presente la fossetta trocleare che dà attacco all’anello fibrocartilagineo,

o troclea, del m. obliquo superiore.

La pt. inferiore presenta la faccia orbitaria del mascellare e il pr. orbitario dell’osso palatino: su essa si osserva una doccia che poi diventa

canale infraorbitario, percorso dalla branca mascellare del trigemino che emerge sulla faccia ant. del mascellare come foro infraorbitario.

Lateralmente è composta dal frontale, dalla pt orbitaria dell’osso zigomatico e dalla grande ala dello sfenoide e c’è il foro zigomaticorbitario,

che dà passaggio al n. zigomatico.

La regione mediale è composta da p. frontale del mascellare, osso lacrimale, lamina orbitaria etmoide e pt. laterale del corpo sfenoidale. Ci

sono fossa e canale del sacco lacrimale: la fossa, mediante il canale nasolacrimale, comunica con il meato nasale inf.

L’apice dell’orbita è nella fessura orbitaria sup. che mette in comunicazione cavità orbitarie e cavità cranica. C’è, inferiolateralmente la

fessura orbitale inf. e i fori etmoidale ant. e post. e lateralmente il foro ottico che dà passaggio al n. ottico e l’arteria oftalmica.

Si definisce periorbita il periostio che riveste la cavità orbitaria.

Il bulbo presenta anteriormente due segmenti sferici adesi uno all’altro detti, rispettivamente, cornea e sclera: la linea passante per i

centri di entrambi i segmenti è detto asse anatomico, quello passante per la cornea e la retina è l’asse ottico mentre quello passante per

la cornea e la fovea è detto asse visivo (diverge di 7° rispetto all’asse ottico!).

L’equatore è una linea retta che divide l’occhio in una parte anteriore ed una posteriore mentre, in sezione frontale, l’occhio è suddiviso da

un meridiano ant. e da uno post. in 4 quadranti.

L’occhio si colloca nella cavità orbitaria ma è separato dalla fascia del bulbo da uno spazio contenente il corpo adiposo dell’orbita inoltre, è

rivestito da 3 membrane:

Tonaca fibrosa – Anteriormente contiene la cornea e posteriormente la sclera che tra loro sono in continuità lateroant. all’occhio a

 livello del limbus sclerocorneale.

Tonaca vascolare – Nella pt posteriore è nota come coroide e anteriormente continua nel corpo ciliare, prima, e nell’iride, poi.

 L’iride è un diaframma presentante un foro al centro detto pupilla che regola la quantità di luce che entra nell’occhio

Tonaca nervosa - La retina che posteriormente poggia sulla coroide in prossimità della quale emerge il nervo ottico e, pertanto, è

 detta parte visiva della retina mentre anteriormente continua sino al corpo ciliare e all’iride ed, essendo priva di cellule della

visione, è detta parte cieca della retina: il limite tra le due parti è delimitato da un restringimento detto ora serrata.

Tra cornea e iride si osserva uno spazio detto camera ant. ripieno di un liquido trasparente detto umor acqueo.

Posteriormente all’iride si trova il cristallino, una struttura a forma di lente biconvessa, che rimane connessa al corpo ciliare per mezzo di

fibre zonulari ( appartenenti alla zonula ciliare) e, lo spazio tra cristallino, irid e corpo ciliare è detto camera posteriore dell’occhio.

Lo spazio che, infine, si colloca tra cristallino e retina contiene una sostanza gelatinosa e trasparente ed è detta corpo vitreo.

Nell’insieme corpo vitreo, cristallino, umor acqueo e cornea costituiscono l’apparato diottrico dell’occhio che sembra una lente convergente

e possiede un ampio potere refrattivo.

TONACA ESTERNA DELL’OCCHIO

SCLERA

Lamina biancastra composta da fibre elastiche e connettivali tra loro intrecciate che formano un tessuto di protezione per le altre

membrane: esternamente è in rapporto con la capsula di Tenone (fascia del bulbo) ma vi rimane separata da uno spazio ricco di trabecole

connettivali mentre, internamente, è in rapporto con la coroide, il corpo ciliare e la pt esterna dell’iride sempre separato da queste

strutture mediante l’interposizione di connettivo che, nell’insieme, forma lo spazio pericoroideo, attraversato da vasi e nervi e causa del

facile distacco della sclera dalla coroide ( quando succede si nota lamina cotonata e pigmentata sopra la sclera detta lamina fusca).

Nella pt posteriore della sclera si osservano fasci di fibre di sua pertinenza che si portano a livello del foro di uscita del nervo ottico

andando a costituire la lamina cribrosa, che le fibre volte al n. ottico, devono attraversare.

La sclera, ant., contrae rapporto con la congiuntiva bulbare, pt biancastra dell’occhio.

La sclera non possiede vasi propri ma su essa si forma un plesso sclerare costituito da art. ciliari anteriori e posteriori brevi che sboccano

nelle vene ciliari e v. arteriose; manca un proprio apparato linfatico ma alcuni vasi si osservano tra le trabecole connettivali e si portano ai

linfatici delle altre zone e della capsula di Tenone; i nervi derivano dai ramuscoli dei nervi ciliari brevi.

CORNEA

Pt anteriore della tonaca fibrosa. E’ in continuità con la sclera mediante il limbus sclerocorneale, che è tagliato obliquamente.

La cornea, anteriormente, presenta una curvatura maggiore rispetto alla curva interna e contrae rapporto con la congiuntiva bulbare (che

si considera parte della cornea data l’adesione) mentre, internamente, delimita la camera anteriore dell’occhio.

La struttura della cornea è suddivisa in 5 strati che, dalla superficie all’interno sono:

Epitelio corneale – Pavimentoso non corneificato. Le cell superficiali sono dette alari, possiedono microvilli, e sono adese

mediante zonule occludens. Le cell intermedio hanno forma variabile e sono adese da apparati giunzionali mentre le cell basali

poggiano su una membrana basale e possiedono attività mitotica. Questo strato, ant, continua con l’epitelio congiuntivale,

riccamente innervato dalla braca oftalmica del trigemino

Membrana di Bowman – Formtata da fibre collagene poste in una sostanza cementante

Stroma corneale – Parte più sviluppata. E’ costituita da lamelle contenenti fibre collagene disposte parallelamente dentro la

stessa lamella e perpendicolarmente rispetto a lamelle adiacenti. Le fibre sono immerse in una matrice cementate di acido

ialuronsolforico che rende ricca di acqua la regione e, tra le fibre, si trovano le cell corneali ( leucociti migranti).

Membrana di Descemet – In periferia aderisce al limbus sclerocorneale. E’ formato da un reticolo immerso in un materiale amorfo

Endotelio – Cellule endoteliali che tra loro sono unite per giunzioni occludens discontinue.

La cornea non possiede vasi ematici e linfatici eccezione fatta per le regioni in prossimità del limbus, regione dove confluisce la linfa che si

collocava negli spazi tra lamelle e che si porta vs i vasi linfatici della congiuntiva bulbare.

La corna è riccamente innervata.

TONACA VASCOLARE DELL’OCCHIO – UVEA

Si colloca tra la tonaca esterna e la tonaca nervosa. E’ ricca di vasi ed è fortemente pigmentata e, anteropost., è suddivisa in 3 parti che

sono dall’avanti all’indietro l’iride, il corpo ciliare e la coroide.

IRIDE

Disco circolare posto ant. al cristallino e post. alla camera anteriore che, contenendo umor acqueo, separa l’iride dalla cornea.

La pt centrale dell’iride presenta un’apertura circolare detta pupilla.

La pt anteriore dell’iride può assumere diverse colorazione che è determinata dalla pigmentazione molto scura della parte iridea della

retina che determina una riflessione del colore detto colorazione fondamentale dell’iride (varia da azzurro a grigio) che è alterato

dall’eventuale presenza di pigmentazione nello strato esterno dell’iride.

La faccia posteriore dell’iride costituisce la parete anteriore della camera posteriore dell’occhio.

L’iride è formata da 3 strutture sovrapposte:

Endotelio – In continuità con l’endotelio della corna, presenta alcune cripte prive di endotelio

 Stroma – Parte più voluminosa composta da connettivo fibrillare. E’ innervato e vascolarizzato e presenta una struttura

 muscolare concentrica detta m. sfinterere della pupilla che, se contratto, determina la miosi, ovvero il restringimento pupillare.

Epitelio – Viene ulteriormente suddiviso in una parte interna contenente una pigmentazione nera ed uno strato esterno che

 contrae rapporto con la pt ciliare della retina ed è formato da elementi mioepiteliali che costituiscono il m. dilatatore della pupilla

che determina la midriasi.

La vascolarizzazione dell’iride è trattata in seguito.

L’iride manca di propri vasi linfatici ma sono presenti alcune lacune linfatiche.

L’iride è fortemente innervata con fibre viscerosensitive e visceroeffettrici che seguono il decorso dei rami ciliari brevi dal ganglio ciliare o

dei rami ciliari lunghi derivati dal n. oftalmico: la componente visceroeffettrice per il m. sfintere della pupilla vede fibre pre- che emergono

dal nucleo di Edinger-Westphal e si portano al ganglio ciliare da cui partono le fibre post parasimpatiche mentre la componente

visceroeffettrice per il m. dilatatore della pupilla vede le fibre pre- emergere dal centro ciliospinale del midollo (C-VII T-I) che si portano

al ganglio cervicale sup. dal quale emergono fibre post- simpatiche.

CORPO CILIARE

Zona intermedia della tonaca vascolare che si estende tra l’iride e la coroide, con la quale confina a livello dell’ora serrata.

Internamente è delimitata dalla pt ciliare della retina.

Il corpo ciliare ha forma circolare anteroposteriormente ed è formato da tre elementi: la corona ciliare, che presenta molti processi ciliari

volti internamente e tra loro separati da regioni dette vallecule dai quali partono fibre della zonula ciliare di Zinn per il cristallino, l’orbicolo

ciliare, intermedio ed, infine, il muscolo ciliare collocato tra la pt interna della sclera e nella pt esterna del corpo ciliare che risulta

costituito da una componente di fibre longitudinali e circolari.

La vascolarizzazione è analizzata in seguito, manca di vasi linfatici propri ma presenta lacune linfatiche. E’ innervata dai rami dei n. ciliari

brevi che si portano al m. ciliare: questo è innervato con fibre pre- che arrivano dal nucleo viscerale dell’oculomotore per giungere al

ganglio ciliare dal quale emergono fibre post- parasimpatiche.

COROIDE

Lamina che riveste la pt posteriore del bulbo ed è in rapporto con il corpo ciliare mediante l’ora serrata: nella pt post. presenta una foro di

1.5mm per il passaggio del nervo ottico.

Ha color ruggine per l’intensa vascolarizzazione e pigmentazione che, deputata all’assorbimento dei fasci di luce che trapassano la retina,

impedisce il fenomeno di rifrazione.

La coroide è adesa esternamente alla sclera mediante lo strato coroideo detto lamina sovracoroidea che, nel distaccamente della sclera

riamane insieme a questa a formare la lamina fusca: i restanti strati della coroide sono la lamina vascolare, ricca di ramificazione di art. e

vene proprie della coroide e lamina corio capillare, che contra rapporto con la retina a cui volge i propri vasi (la retina non ha VASI).

I vasi sono analizzati in seguito, non sono presenti vasi linfatici propri ma ci sono molte lacune linfatiche soprattutto nello spazio

sovracoroideo, i nervi sono ramificazioni dei n. ciliari.

RETINA

La retina è la pt più interna del bulbo oculare e presenta un tessuto di natura nervosa: è la pt di tessuto tra il foro ottico e la periferia

dell’iride e viene ulteriormente suddivisa in una parte cieca, anteriormente all’ora serrata, in cui sono presenti due foglietti di retina di

natura epiteliale ed una parte visiva, dietro all’ora serrata, dove i due foglietto esterno (adeso alla coroide) è di natura epiteliale

pigmentata mentre il foglietto interno è in rapporto con il corpo vitreo ed è di natura nervosa.

Nella retina si possono osservare tre strutture caratteristiche: (1) la papilla ottica, regione circolare dove si addensano le fibre per andare

a costituire il nervo ottico che si trova in una depressione, escavazione fisiologia, nella pt posteriore del bulbo; (2) la macula lutea, che si

colloca lateralmente alla papilla ottica, corrisponde all’estremità posteriore dell’asse visiva ed emerge con un rilievo nel corpo vitreo e (3)

la fovea centralis, posta al centro della macula lutea e corrispondente alla regione di massimità acuità visiva.

STRUTTURA

La retina ha colore rosso per la presenza di rodopsina ed è costituita da 10 strati che, dalla coroide sino al corpo vitreo sono:

I. STRATO DELL’EPITELIO PIGMENTATO (foglietto esterno) Costituito da elementi epiteliali che aderiscono alla membrana basale

della coroide. Contiene un pigmento detto fuscina. Le cellule hanno forma esagonale e con la pt interna volgono vs i coni e

bastoncelli mediante microvilli. In questa zona avviene un fenomeno di fagocitosi dei dischi membranosi della pt più esterna del

recettore.

II. STRATO DEI CONI e BASTONCELLI Strato contenente il segmento esterno di coni e bastoncelli: i coni presentano 3 tipologie

diverse di opsine, che rilevano onde di luce diverse mentre i bastoncelli rilevano le luci a bassa intensità.

I bastoncelli sono posti perpendicolarmente all’asse della membrana e sono presenti in gruppi separati tra loro dalla presenza di

coni che sono gli unici elementi costituenti la fovea centralis: verso l’ora serrata aumentano i bastoncelli e i coni si fanno sempre

più radi.

Coni e bastoncelli presentano un articolo esterno (cono coni/ cilindro bastoncelli) che è costituito da dischi di RE impilate tra

 

loro: questo strato continua con un cilio di connessione, formtao da 9 coppie di microtubuli, che continua con l’ellissoide, formato

un centriolo (9 gruppi di 3 tubuli ciascuno) ed un centriolo secondario e ricco di mitocondri, a cui segue un segmento mioide, in

cui diminuiscono i mitocondri e aumenta il RE: dal cilio sino al segmento mioide si parla di articolo interno, questo si connette al

pirenofori mediante una fibra esterna.

III. MEMBRANA LIMITANTE ESTERNA Parte dove sono presenti le fibre esterne che uniscono l’articolo interno al pirenoforo. Le fibre

esterne sono tra loro connesse con apposite giunzioni sia con le espansioni terminali che con le cell di Muller.

IV. STRATO DEI GRANULI ESTERNI Strato contenente i pirenofori di coni e bastoncelli tra loro separati da prolungamenti lamellari

delle cellule del Muller

V. STRATO PLESSIFORME ESTERNO Strato formato da fibre intrecciate a livello del quale si osservano le triadi, ovvero le sinpasi

tra le sferule bastoncellari o i pedicelli dei coni con due cellule orizzontali ed una cellula bipolare. In questa regione si osservano

anche cell di Muller.

VI. STRATO DEI GRANULI INTERNO Strato contenente i corpi cellulari delle cell multipolari, orizzontali, Muller ed amacrine

(neuroni associativi composti solo da pirenoforo e dendrite).

VII. STRATO PLESSIFORME ESTERNO Fomrato da fibre intrecciate e dalle terminazioni delle cell bipolari: queste contraggono

sinapsi di tipo in (se lo stimolo di luce era centrale) od off (se lo stimolo era periferico nel campo visivo) nel caso di cell bipolari

dei coni e cell multipolari o sinapsi normale se tra cell bipolari dei bastoncelli e cell multipolari

VIII. STRATO DELLE CELLULE MULTIPOLARI Contiene i corpi cellulari delle cellule multipolari che sono cellule gangliari. Queste

cellule hanno i dendriti che contraggono sinapsi con cell bipolari ed amacrine mentre l’assone si porta vs la papilla ottica e,

insieme agli altri assoni, forma il nervo ottico. In questo strato si trovano espansioni delle cell di Muller e parte di astrociti

IX. STRATO DELLE FIBRE NERVOSE Strato sottile in prossimità dell’ora serrata e spesso in prossimità della papilla ottica in quanto

riceve le fibre delle cellule multipolari che si portano vs la papilla: in essa al centro sono presenti gli assoni delle cell periferiche

mentre nella periferia gli assoni delle cellule poste in prossimità.

X. MEMBRANA LIMITANTE ESTERNA Strato contenente cell di Muller e astrociti che è separato dal corpo vitreo per mezzo di una

membrana basale.

CELLULE DELLA RETINA

CELLULE BIPOLARI Neuroni posti perpendicolarmente che meddiante un assone esterno contraggono sinapsi con coni, bastoncelli

o cell. orizzontali a livello dello strato plessiforme esterno. Il pirenoforo di queste cellule si trova nello strato

dei granuli interno. Un altro assone contrae sinpasi con un cellula gangliare e con una cell. amacrina nella

diade.

Si definiscono nane se contraggono rapporto 1:1 con un fotorecettore (questo succede nella macula) o

multisinaptiche quando contraggono rapporto con più di un fotorecettore.

La sinapsi tra coni e cellule bipolari può essere off o on.

CELLULE ORIZZONTALI Interneuroni inibitori che si collocano nello strato plessiforme esterno e contraggono sinapsi con coni e

bastoncelli. Usano GABA

CELLULE GANGLIARI Neuroni multipolari i cui dendriti contraggono sinapsi nella diade a livello dello strato plessiforme interno

mentre gli assoni si portano nella papilla ottica a formare il nervo ottico. Sono disposti in un solo strato a

livello della fovea ed in periferia mentre aumentano di strati in prossimità della fovea.

Si dicono a parasole quando contraggono rapporti con più cellule bipolari mentre nane quando, nella fovea,

ricevono una sola cell. bipolare nana.


ACQUISTATO

18 volte

PAGINE

91

PESO

1.64 MB

AUTORE

Lydia90

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico)
SSD:
Docente: Onori Paolo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lydia90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Onori Paolo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Anatomia umana

Riassunto esame Anatomia umana, prof. Onori, libro consigliato Anastasi
Appunto
Anatomia III (Neuroanatomia)
Appunto
Anatomia umana - Apparato locomotore
Appunto
Riassunto esame Anatomia Umana, prof Onori, libro consigliato Anastasi
Appunto