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ESTRATTO DOCUMENTO

Arteria collaterale radiale: Scende insieme al n. radiale tra m. brachiale e coracobrachiale. Termina nell’epicondilo laterale

 dove si anastomizza con arteria ricorrente radiale

Arteria collaterale media: Irrora il capo mediale del tricipite brachiale. Termina nel gomito con anastomosi con arteria

 collaterale ulnare inferiore.

ARTERIA COLLATERALE ULNARE SUPERIORE Origina da metà della brachiale e va con il n. ulnare. Al gomito fa anastomosi con

arteria ulnare ricorrente posteriore e con art. collaterali ulnari inferiori. Forma rete articolare del gomito.

ARTERIA COLLATERALE ULNARE INFERIORE Dall’ultimo terzo della brachiale. Si pone posteriormente dopo aver attraversato il setto

intermuscolare mediale e termina sull’olecrano con anastomosi con art. collaterale media e forma l’arcata sopraolecranica.

RAMI TERMINALI DELL’ARTERIA BRACHIALE

ARTERIA RADIALE

Terminazione laterale dell’arteria brachiale origina 1 cm sotto il gomito e decorre insieme al m. brachioradiale.

A livello del pr. stiloideo del radio ruota attorno al carpo e si porta nella I regione intermetacarpale, perfora il m. interosseo dorsale e

giunge al palmo della mano dove termina (vicino al V metacarpale)

E’ responsabile della costituzione delle 3 arcate anastomotiche della mano:

Ramo terminale si anastomizza con ramo profondo dell’art. ulnare

. Ramo palmare superficiale – Origina nel carpo, passa per i m. dell’eminenza tenar e si anastomizza con la pt finale dell’art.

. ulnare creano arcata palmare superficiale

Il ramo carpico dorsale si anastomizza con il ramo carpico dorsale dell’art ulnare.

. TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE MEDIALE LATERALE

PT INIZIALE M. brachioradiale M. bicipite Pronatore rotondo

PT FINALE Fascia antibrachiale (si M. supinatore Flessore radiale del carpo

sentono pulsazioni) Flessore lungo dell’alluce

M. pronatore quadrato

Carpo Incrocia tendini m. abduttore lungo, estensore breve ed estensore lungo del pollice.

Nella TABACCHIERA ANATOMICA è incrociato da vena cefalica e rami del n. radiale per pollice e indice.

Rami collaterali arteria radiale

Art. ricorrente radiale – Origina sotto alla piega del gomito e piega vs l’alto passando sopra al m. brachioradiale, tra i rami

superficiale e profondo del n. radiale. Crea la rete articolare del gomito facendo anastomosi con arteria collaterale ulnare.

Irrora m. supinatore, brachioradiale ed estensore radiale del carpo.

Rami muscolari – Per i m. dell’avambraccio

Ramo carpico palmare – nasce a livello del carpo e si anastomizza con art. ulnare. Fa parte della rete palmare del carpo che

vascolarizza la regione

Ramo palmare superficiale – Origina dall’art. radiale quando questa gira attorno al carpo. Irrora i m. del tenar e termina

nell’arteria ulnare

Ramo carpico dorsale – Origina dall’art. radiale quando questa è sulla mano, fa anastomosi con ramo carpico dorsale dell’art.

ulnare e crea l’arcata dorsale del carpo che irrora pt dorsale della mano e ha arterie che vanno ai m. interossei

Art. metacarpica dorsale – Origina sul dorso della mano e si divide in due rami per margine mediale I dito e laterale del II dito.

Art. principale del pollice – Origina quando art. passa sul palmo della mano, decorre sul metacarpale del pollice e giunge sino

alla base dove si divide nei rami cutanei

Art. radiale dell’indice – Origina dall’inizio dell’art. principale del pollice e si sposta sul margine laterale dell’indice per spostarsi

sull’art digitale sul margine mediale dell’indice.

ARTERIA ULNARE

Ramo terminale mediale dell’arteria brachiale.

Origina 1 cm sotto alla piega del gomito, si sposta medialmente e decorre sulla faccia anteriore dell’ulna. Arrivato all’osso pisiforme

piega, giunge sul palmo e si anastomizza con ramo palmare superficiale dell’art. radiale.

Nel carpo si piega tra pisiforme e uncino dell’uncinato, il canale è coperto da leg. Pisouncinato e viene detto canale del Guyon.

TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE MEDIALE LATERALE

PROSSIMALE M. epitrocleari, m. flessore Flessore profondo delle dita N. mediano

ulnare del carpo

DISTALE Fascia antibrachiale M. pronatore quadrato Flessore ulnare del carpo. Flessore ulnare

N. ulnare delle dita

Rami collaterali dell’art. ulnare

Art. ricorrente ulnare anteriore Nasce sotto la piega del gomito e piega davanti all’epitroclea e si anastomizza con art.

collaterale ulnare inferiore

Art. ricorrente ulnare superiore Nasce distale sotto il gomito, sale nel solco del n. ulnare e fa anastomosi con art. collaterale

ulnare superiore

Art. interossee Nasce sotto il gomito e si divide in due rami che vanno a pt anteriore e posteriore della membrana

interossea. Quella anteriore scende insieme al ramo interosseo anteriore del n. mediano, giunge sopra al pronatore quadrato

(fornisce art. nutritizie di ulna e radio), fora la membrana interossea, passa sul dorso della mano e fornisce rami che seguono

il decorso del n. mediano.

Quella posteriore è piccola, scavalca la membrana e passa dietro e scende tra m. superficiali e profondi e arriva al carpo dove

fa anastomosi con l’arcata dorsale del carpo. Un suo ramo fa la rete articolare del gomito.

Rami carpici Il ramo carpico palmare si anastomizza con lo stesso ramo dell’art. radiale per fare arcata palmare del carpo; il

ramo carpico dorsale origina a livello del pisiforme gira sulla pt dorsale e si unisce allo stesso ramo dell’art. radiale formano

l’arcata dorsale del carpo che ha un ramo che irrora faccia dorsale mignolo

Ramo palmare profondo Origina sotto il pisiforme, piega e incontra la pt finale dell’art. radiale e forma l’arcata palmare

profonda. Viaggia con il n. ulnare.

Rete articolare del gomito

Si crea con art. collaterali dell’art. brachiale e le ricorrenti che nascono dall’art radiale e ulnare. E’ nella regione dorsale del gomito

sopra il tendine del m tricipite. Garantisce il circolo all’avambraccio nelle varie disposizioni del braccio.

VASCOLARIZZAZIONE DORSO DELLA MANO

ARCATA DORSALE DEL CARPO ART. DIGITALI DORSALI RAMO DIGITALE DORSALE:

Pollice e laterale II dito Nascono

Nasce dall’anastomosi tra ramo carpico dorsale dell’art. ulnare e Decorrono sul margine 

radiale (e dalle art. interossee anteriori e post. Ulnari). contiguo dal 2 al 5 dalla I art metacarpica dorsale

Forniscono art. metacarpiche dorsali (per 2-3-4 metacarpi) che metacarpale, vicino alla dell’art radiale

Mignolo Nascono da ramo

giungono alla testa dei metacarpi dove si sviluppa art. perforante falange intermedia si 

distale per l’arcata palmare distale. All’origine delle art. metacarpiche dividono nei rami terminali carpico dorsale dell’art. ulnare.

si sviluppa art. perforante dorsale per l’arcata palmare profonda

VASCOLARIZZAZIONE PALMO DELLA MANO

ARCATA PALMARE PROFONDA ARCATA PALMARE SUPERFICIALE

Si crea dalla pt finale dell’art radiale e dal ramo palmare Formata quasi esclusivamente dall’art. ulnare. Origina vicino al piriforme e

profondo dell’art. ulnare. L’anastomosi è sul margine viaggia sui tendini dei m. flessori superficiali delle dita.

prossimale del ramo obliquo del m. adduttore del pollice. Coperta solo da aponeurosi palmare e m. palmare breve.

Nella pt concava fornisce rami per il carpo, nella pt convessa Incrocia i rami del n. mediano.

fornisce art. metacarpiche palmari che passano per gli Nella pt convessa dà origine alle art. digitali palmari che decorrono su 2-3-4

interossei e fanno anastomosi con art. metacarpiche dorsali e, dito (e mediale al 5) e alla base delle falangi si dividono in art. digitali

alla testa dei metacarpi si uniscono alle art. digitali palmari palmari proprie che decorrono sui lati contigui delle dita e ricevono

(dell’arcata palmare superficiale) anastomosi da art. digitali palmari connettendo l’arcata palmare con quella

dorsale.

AORTA TORACICA

Prosecuzione dell’arco dell’aorta nel mediastino posteriore. Si sviluppa dal margine inf. di T4 al margine superiore di T12, dove si

osserva il forame aortico del diaframma. Scorre lungo i corpi delle vertebre e si connette con questi grazie alle art. intercostali interne

e a fibre che collegano le vertebre all’avvenitizia del vaso. Inizialmente scorre a sx della colonna, poi mediale.

L’esofago superiormente si trova a destra, poi incrocia l’aorta e si sposta sul suo lato sinistro.

TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE DESTRA SINISTRA

Peduncolo polmonare sx Colonna vertebrale Vena azigos, Pleura e polmone sx

Perdicardio (poi atrio sx) Tronco del simpatico Dotto toracico

Esofago e poi diaframma V. emiazigos Pleura e polmone dx

RAMI COLLATERALI DELL’AORTA TORACICA

I rami si dividono in: viscerali (per gli organi del torace) e parietali (per pareti e midollo spinale).

Rami viscerali:

 Arteria bronchiale di destra Nasce dalla IV arteria interocostale di destra, si porta dietro al bronco di destra e ramifica

insieme alle ramificazioni bronchiali.

Irrora l’albero bronchiale destro, connettivo interstiziale del polmone, parete vasi polmonari, pleura polmonare e viscerale,

linfonodi, esofago e pericardio

 Arteria bronchiale di sinistra Origina dall’aorta toracica vicino a T4, va dietro al bronco e ramifica come sopra.

 Arterie pericardiche Irrorano il pericardio

 Arterie mediastiniche Irrorano t. areolare e linfonodi mediastinici. Quelli più caudali vanno anche alla pt lombare del

diaframma e sono note come art. freniche superiori

 Arterie esofagee Originano anteriormente all’aorta e irrorano l’esofago anastomizzandosi con rami esofagei dell’art. tiroidea

inferiore e con il ramo ascendente dell’art. frenica inf. sx e art. gastrica sx.

Rami parietali

ARTERIE INTERCOSTALI POSTERIORI Originano dietro all’aorta toracica e vanno agli ultimi 9-10 spazi intercostali (i primi sono

irrorati dall’art. intercostale suprema, ramo della succlavia). Può esserci origine con tronco comune e poi divisione in ramo dx e sx.

TOPOGRAFIA

Art. INTERCOSTALE SX Art. INTERCOSTALE DX CARATTERISTICHE COMUNI

A sx dell’aorta toracica. Dato che l’aorta toracica A livello della testa della costa sono incrociate sopra dalla catena del simpatico e sotto

Rapporti con pleura e è a sx passano sul corpo dai n. splancnici (posteriori), poi si spostano nel solco costale e vanno anteriormente

polmone sx, v. Azigos vertebrale. dove si dividono in ramo anteriore e posteriore dove fanno anastomosi con art.

e v. emiazigos Davanti presenta intercostale anteriore (di art. mammaria interna), art. muscolofrenica (dal VII spazio

accessoria. esofago, dotto toracico, interocostale in giù) e art. intercostale suprema (solo la III intercostale posteriore).

v. azigos, pleura e Decorrono prima sopra al m. intercostale esterno (tra pleura parietale e fascia

polmone dx. endotoracica) e poi tra m. intercostale esterno ed interno.

Rami collaterali

Ramo dorsale A livello delle vertebre entra, insieme alla branca posteriore del n. spinale, in un canale che si crea tra corpo

vertebrale e leg. costotrasversario. Si divide in ramo spinale, che entra nel canale intervertebrale e irrora midollo, n. spinali e

meningi e ramo muscolocutaneo, diretto a muscolo e cute dorso (rami perforanti).

Ramo intercostale collaterale Sul margine della costa sottostante si anastomizza con ramo anteriore dell’art. toracica interna

o della art. muscolofrenica

Ramo cutaneo laterale Insieme al ramo cutaneo laterale del n. intercostale. Irrora m. estrinseci torace e cute

Rami mammari Originano da art. intercostali posteriori dalla II alla IV e irrorano ghiandola mammaria e cute

Rami muscolari Irrorano m. intercostali, pettorali e dentato anteriore

Rami innominati Diretti a periosti, osso e midollo osseo interno alle coste. Anche a pleura parietale.

RAMI SOTTOCOSTALI Ultimo paio di n. dell’aorta toracica, decorrono insieme al XII paio di n. splancnici, sotto il margine inf. della

12esima costa. I rapporti sono come per le arterie intercostali posteriori.

Decorrono prima davanti al quadrato dei lombi e dietro al rene e poi tra i m. trasverso e obliquo interno del torace.

Terminano con anastomosi con art. epigastrica superiore, ultimo paio di art. intercostali posteriori e art. lombare.

ART. FRENICHE SUPERIORI Per parte posteriore faccia superiore del diaframma.

AORTA ADDOMINALE

Prosecuzione dell’aorta toracica. Origina dal forame aortico nel diaframma, a livello di T12 e si porta sino a L4 dove si divide nelle art.

iliache comuni di destra e sinistra e nell’art. sacrale mediana al centro.

TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE DESTRA SINISTRA

Tripode celiaco L1-4 (+ dischi) Cisterna del chilo Pilastro mediale dx diaframma

Ramo nervoso celiaco e aortico del Leg. longitudinale Dotto toracico Ganglio celiaco sx

simpatico anteriore v. Azigos Flessura duodenodigiunale (2L) e

Parete posteriore borsa omentale Arterie e vene lombari Pilastro mediale diaframma catena del simpatico

Corpo del pancreas Inser. grande psoas sx v. cava inf (a 2L)

Vena lienale Tronco simpatico sx Ganglio celiaco dx

Pt prossimale vasi genitali

Ultimo terzo del duodeno

Peritoneo parietale posteriore

Radice del mesentere

RAMI COLLATERALI DELL’AORTA ADDOMINALE

I rami sono suddivisibili in rami viscerali, destinati agli organi, ulteriormente suddivisibili in rami impari e rami pari e rami parietali per

pareti addominali e midollo spinale.

RAMI VISCERALI IMPARI

Tronco celiaco

Origina sotto l’orifizio diaframmatico e decorre orizzontale per 1 cm e si divide subito in 3 rami:

Arteria gastrica sinistra, art. gastroepatica e art. lienale

Si colloca dietro la borsa omentale TOPOGRAFIA

DESTRA SINISTRA INFERIORE

Pilastro destro del diaframma Pilastro sinistro del diaframma Margine superiore pancreas

Lobo caudato del fegato e ganglio celiaco dx Cardias e ganglio celiaco sx Vena lienale.

Rami collaterali del tronco celiaco

ARTERIA GASTRICA SINISTRA Origina a sinistra, scorre sino al cardias e poi si porta in basso a destra scorrendo nella piccola

curvatura dello stomaco (tra le due pagine del legamento epatogastrico) dove si anastomizza con art. pilorica (dell’epatica). Viaggia

insieme a vene e rami gastrici del n. vago.

Fornisce diversi rami: rami esofagei che passano per l’orifizio esofageo del diaframma (e si anastomizzano con rami esofagei dell’aorta

toracica), rami gastrici (per faccia anteriore e posteriore dello stomaco) e rami per il leg. epatogastrico.

ART. GASTROEPATICA (EPATICA COMUNE) Decorre in avanti e vs destra passando dietro alla borsa omentale e a livello del piloro

piega vs l’alto e decorre ventrale alla vena porta (formano insieme a essa il forame epiploico del Winslow) e tra il legamento

epatoduodenale. Continua sino all’ilo del fegato dove si divide in branca di destra e sinistra diretta al parenchima epatico.

Il tratto dall’origine sino al pt dove inizia l’art. gastroduodenale è detta art. epatica comune, in seguito e fino alla fine è nota come art.

epatica propria.

Rami collaterali:

Art. gastroduodenale Origina sopra al piloro e si porta tra duodeno e collo del pancras. Si divide nell’art. gastroepiploica

o destra e pancreaticoduodenale superiore. Fornisce rami:

 Art. gastroepiploica destra – Scorre sul margine destro della borsa omentale e sulla grande curvatura dello stomaco e

fa anastomosi con ramo gastroepiploico sx dell’art. iliaca. Con alcuni rami irrora stomaco, grande epiploon e pt

superiore del duondeo

 Art. pancreaticoduodenale superiore – Si divide nei rami anteriore e posteriore.

Il ramo anteriore va tra duodeno e testa del pancreas e si anastomizza con ramo ant. della art. pancreaticoduodenale

della mesenterica superiore. Irrora le strutture vicine.

Il ramo posteriore scende davanti alla v. porta e sino al coledoco e si anastomizza con ramo post dell’art.

pancreaticoduodenale della mesenterica superiore.

Arteria gastrica destra Origina in prossimità del piloro. Si porta tra i due foglietti del piccolo omento, piega sino allo sbocco

o del piloro e scorre lungo la piccola curvatura dello stomaco. Irrora piloro, piccolo omento e pareti dello stomaco.

Arteria cistica Deriva dall’arteria epatica di destra, si porta tra dotto epatico e cistico e giunge al collo superiore della

o colecisti dove invia rami per la sua parete anteriore e posteriore.

ARTERIA LIENALE Ramo più grosso vs sinistra che decorre con v. lienale e fibre nervose del plesso lienale. Decorre posteriormente

allo stomaco e alla borsa omentale, sopra al margine superiore del pancreas e segue il leg. pancreaticolienale dividendosi poi nei rami

terminali a livello dell’ilo della milza.

Fornisce diversi rami: i rami pancreatici, sboccano quando l’art. è sul suo margine superiore (tra queste art. pancreatica magna, che

percorre il dotto pancreatico), le art. gastriche brevi che irrorano il fondo dello stomaco, l’art gastroepiploica sx che nasce vicino all’ilo

splenico e percorre la grande curvatura dello stomaco andando ad anastomizzarsi con art. gastroepiploica destra (dell’art.

gastroduodenale) e ha rami gastrici per il fondo dello stomaco e rami epiploici per il grande omento.

Arteria mesenterica superiore

Nasce 1 cm sotto il tronco celiaco e irrora intestino tenue (no duodeno), cieco, colo ascendente e pt destra del colon trasverso. Si porta

in basso e vs destra sino a giungere alla fossa iliaca destra dove si anastomizza con art. ileocolica (un suo ramo collaterale): all’inizio

scorre dietro al pancreas nel suo decorso incrocia la v. splenica, la pt orizzontale del duodeno (che scavalca), v. cava inferiore, uretere

destro e m. grande psoas.

Rami collaterali

Art. pancreaticoduodenale inferiore Si crea nel pezzo dove l’art. mesenterica scavalca il duodeno e si divide in un ramo

anteriore e uno posteriore che si anastomizzano rispettivamente con art. pancreaticoduodenale superiore anteriore e

posteriore dell’epatica comune. Irrorano pancreas e duodeno.

Art. digiunali o lienali Partono dalla pt sinistra della mesenterica superiore e irrorano digiuno e ileo (non l’ultima parte), si

localizzano tra i due foglietti del mesentere e formano arcate per anastomosi e da ogni arcata si creano altre arcate più piccole

e così via. Dalle ultime arcate si sviluppano art rette che vanno alle due pt dell’ansa intestinale e sono rami terminali.

Art. ileocolica Parte dalla destra dell’art. mesenterica superiore e si divide in un ramo superiore che si anastomizza con

art.colica di destra e un ramo inf. che si anastomizza con la pt finale dell’art mesenterica superiore e fornisce alcuni rami: rami

colici e cecali per colon ascendente e ceco, art appendicolare per l’ultima pt dell’ileo anastomosi con ramo art. cecale

posteriore) e ramo ileale che va all’ultima pt dell’ileo e si anastomizza con art. mesenterica superiore. Nel decorso incrocia

uretere destro e vasi testicolari od ovarici

Art. colica destra Nasce dalla destra della mesenterica superiore, decorre dietro al peritoneo parietale e davanti a uretere e

vasi testicolari/ovarici e grande psoas: vicino alla pt destra del colon si divide in ramo ascendente che va vs art. colica media e

ramo discendente che si anastomizza con art ileocolica. Da queste unioni nascono rametti che formano arcate e poi rami

terminali diretti alla pt destra del colon.

Art. colica media Nasce sotto al pancreas, ha decorso in avanti e vs l’alto e decorre nei foglietti del mesocolon trasverso e

poi si divide in ramo destro e sx che fanno anastomosi con art. colica destra e sx (quest’ultima dell’art. mesenterica inferiore).

Arteria mesenterica inferiore

3-4 cm sotto l’origine dell’arteria mesenterica superiore. Irrora metà sx colon trasverso, colon discendente, colon ileopelvico e retto.

Scende anteriormente all’aorta e si sposta sul suo margine sx.

Incrocia art. iliaca comune di sx, continua nel mesocolon ileopelvico e prosegue sino alla piccola pelvi dove termina come arteria rettale

superiore.

Rami collaterali

Art. colica di sinistra Origina dalla pt sinistra e si porta in alto e a sx, dietro al peritoneo parietale e davanti a vasi testicolari

e ovarici e all’uretere. Si divide in ramo ascendente che si collega all’art. colica media (passa davanti al rene) e discendente

che irrora la pt sinistra del colon trasverso e il colon discendente

Art. sigmoidee Scendono in obliquo da sx e formano archi da cui si sviluppano altri archi che irrorano il colon discendente e

alla fine si anastomizzano con art. rettale superiore.

Art. rettale superiore Si dirige vs le pelvi e decorre nel mesocolon sigmoideo. Davanti a S3 si divide in rami che irrorano le

pt del retto e si dividono in rametti terminali che vanno tra t. muscolare e mucosa e si anastomizzano tra loro andando a

circondare l’estremità inferiore del retto.

RAMI VISCERALI PARI

ARTERIA SURRENALE MEDIA Origina ai lati dell’aorta vicino all’origine della mesenterica superiore, si porta a lato e in alto sino a

giungere prima al pilastro medio del diaframma e poi alla rispettiva surrene dove si anastomizza con rami dell’art. surrenale superiore e

inferiore.

*Art. surrenale destra : dietro v. cava inferiore e in rapporto con ganglio celiaco

*Art. surrenale sx : In rapporto con ganglio celiaco, art splenica e margine superiore del pancreas

ARTERIA RENALE Nasce ai lati dell’aorta in prossimità di L1. Incrocia pilastro mediale del diaframma e grande psoas e si porta sino

all’ilo del rene dove si divide in rami terminali compresi tra v. renale e pelvi. Fornisce rami per rene, pt adiposa, surrene, pelvi e

uretere.

*Art. renale destra : Dietro a v. cava inferiore, v. renale destra, testa del pancreas e pt discendente del duodeno

* Art. renale sx : Dietro v. renale sx, v. lienale e corpo del pancreas.

ARTERIA GENITALE Vascolarizzano le gonadi. Nel maschio si chianano art. testicolare, nella femmina art. ovarica.

Origina sotto l’art renale a livello di L2. TOPOGRAFIA

PT COMUNE Dietro a periteneo, m. grande e piccolo psoas. Decorrono davanti al n. genitofemorale e uretere.

Art. genitale dx Davanti v. cava inferiore e dietro a pt orizzontale del duodeno, art. colica destra e media

e ultimo tratto dell’ileo

Art. genitale sx Dietro v. mesenterica inf, art. colica di sx e colon discendente

ART. TESTICOLARE Decorre lungo il grande psoas, giunge all’anello inguinale profondo e passa nel cordone spermatico sino a

giungere allo scroto. A livello della pt posteriore del testicolo si divide in rami terminali per didimo ed

epididimo e alcuni rami vascolarizzano uretere e m. cremastere

ART. OVARICA Sito davanti all’uretere, decorre insieme al leg sospensore dell’ovario per giungere all’ilo dell’ovaio. Alcuni

rami si rapportano alla tuba uterina e si anastomizza con art. controlaterale.

Alcuni rami scendono sino alle grandi labbra e alla regione inguinale

RAMI PARIETALI DELL’AORTA ADDOMINALE

ART. FRENICA INFERIORE Origina sotto il tronco celiaco, dalla faccia anteriore dell’aorta addominale e si dirige in alto vs il pilastro

diaframmatico. Quella di sinistra passa dietro l’esofago a sx dello iato esofageo e quella destra dietro la v. cava inferiore (a lato dello

iato). Irrora il m. diaframma.

Fornisce rami collaterali : A livello del diaframma si divide in un ramo mediale che si anastomizza con art. controlaterale,

muscolofrenica e pericardicofrenica e un ramo laterale che va vs la parete del torace e si anastomizza con art. sottocostali e

muscolofrenica. Fornisce anche rami surrenali sup per la parete ant. del surrene e rami per esofago e fegato.

ART. LOMBARI Sono la prosecuzione delle art. intercostali posteriori. Sono 4 paia in corrispondenza di L1-4.

Decorrono lateralmente vs dietro sul corpo delle vertebre sino all’interruzione del processo costiforme delle vertebre lombari (quelle di

destra passano sotto v. cava inferiore), procedono dietro al m. ileopsoas e poi incontrano il m. quadrato dei lombi, perforano

l’aponeurosi posteriore del m. trasverso dell’addome e proseguono tra questo e il m. obliquo interno per anastomizzarsi con le

controlaterali, le sotto costali, l’ileolombare, la circonflessa iliaca profonda e l’epigastrica inferiore.

Come rami forniscono : A livelo dei processi costiformi creano un ramo dorsale, un ramo spinale (per midollo spinale e meningi) e un

ramo muscolodorsale (per muscoli e cute del dorso).

RAMI TERMINALI DELL’AORTA ADDOMINALE

ARTERIA SACRALE MEDIANA

Nasce posteriormente all’aorta poco prima della biforcazione, scende per le vertebre lombari sino al glomo coccigeo. In prossimità di L5

di anastomizza con art. ileolombare e davanti al sacro si anastomizza con le art. sacrali lombari.

Incrocia la v. iliaca comune di sinistra.

Rami collaterali A livello di L5 crea art.lombare ima che sarebbe la prosecuzione delle art. lombari e con alcuni rami rettali va alla

faccia posteriore del retto.

ARTERIA ILIACA COMUNE

A livello di L4, vs sinistra, l’aorta si divide in 3 rami: due arterie iliache comuni e l’art. sacrale mediana.

L’art. iliaca comune scende sino a dividersi, a livello dell’art. sacroiliaca, nel ramo esterno ed interno: l’esterno è diretto vs l’arto

inferiore e l’interno vs i visceri del peritoneo. I rami vanno a peritoneo, grande psoas, uretere, nervi prossimi e connettivo.

ARTERIA ILIACA COMUNE DX e SX Quella di DX passa obliqua sui corpi delle vertebre, separato dal peritoneo parietale dalle anse

intestinali. Quella di sx è lunga 4 cm. TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE LATERALE MEDIALE

Art. ILIACA COMUNE DX Rami del simpatico per il Separata dai corpi delle v. cava inferiore V. iliaca comune sinistra

plesso dell’ipogastrico vertebre da: V. iliaca comune destra

Uretere (in alto) v. cava inferiore M. psoas (sotto

(prossimale)

v. iliache comuni

(distale)

Catena del simpatico

Art. ILIACA COMUNE SX Rapporto con ileo. L4-5 (e il loro disco) V. iliaca comune (alla fine)

Fibre simpatiche x Catena del simpatico M. grande psoas

plesso ipogastrico N. otturatorio V. iliaca comune

superiore, Art. ileolombare (all’inizio)

art rettale superiore

uretere (in alto)

Arteria iliaca intera

Origina a livello del promontorio, vicino all’art sacroiliaca scende sino al margine superiore del grande foro ischiatico e si divide in un

ramo anteriore che continua come la prima parte dell’art. e un ramo posteriore, che va vs i forami del sacro. Nel feto l’art. iliaca ha

calibro doppio ed è indicata come art. ombelicale che raggiunge l’ombelico, si anastomizza con la controlaterale e passa nel cordone

ombelicale: alla nascita rimangono pervie poche porzioni il resto diventa legamento.

TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE LATERALE MEDIALE

Peritoneo parietale. Tronco lombosacrale v. iliaca esterna Radici vene iliache interne

Nella donna da ovaio e parte Art. sacroiliaca M. ileopsoas Peritoneo parietale separa l’art a destra

fimbriata della tuba uterina V. iliaca interna N. otturatorio (in basso) dall’ileo e a sx dal colon sigmoideo.

RAMI COLLATERALI

Il tronco anteriore si divide in diversi rami: viscerali per i visceri della cavità peritoneale e parietali per ossa del bacino e altre strutture

anatomiche. Il tronco posteriore dà origine a art. ileolombare, art. lombosacrale e art. glutea suepriore.

TRONCO ANTERIORE – RAMI VISCERALI

ART VESCICALE SUPERIORE Pt iniziale dell’art. ombelicale. Irrora pt superiore della vescica, un ramo detto art deferenziale si

anastomizza con art testicolare. Alcuni rami irrorano uretere

ART VESCIALE INFERIORE Nel maschio vescicoprostatica, nella femmina vescicovaginale. Nasce dall’art rettale media.

Irrora fondo della vescica, prostata, vescichette seminali, pt inferiori dell’uretere. Nella donna vagina, bulbo del vestibolo

ART RETTALE MEDIA Nasce insieme all’art vescicale inferiore. Irrora la pt più bassa del muscolo del retto e si anastomizza con le

altre arterie rettali. Irrora anche vescichette seminali e vagina.

ART UTERINA (femmina) Passa sopra il m elevatore dell’ano (discendente) e si porta vs il collo dell’utero passando alla base del leg

largo (pt orizzontale) sopra l’uretere (pt arcuata – concavità superiore). Al collo dell’utero lo risale (pt ascendente) accolta tra i due

foglietti del leg largo e si porta alla giunzione tra utero e tuba uterina dove si anastomizza con art ovarica e forma un’arcata che dà

rami per la tuba, il leg rotondo, la vagina (scorrono su parete anteriore e posteriore dell’organo).

ART VESCICODEFERENZIALE (maschio) Passa davanti all’uretere e giunge alle vescichette seminali. Dà origine all’art del dotto

deferente che si sviluppa in un ramo discendente (per la prostata e l’ampolla deferenziale) e un ramo ascendente che segue il condotto

deferente sino all’epididimo dove si anastomizza con art testicolare. Crea anche art vescicale inferiore che irrora pt posteriore vescica,

prostata, pt inferiore dell’uretere.

ART VAGINALE (femmina) Corrispettivo dell’art vescicale inferiore. Irrora vagina, bulbi del vestibolo, pt vicine al retto e pt inferiori

della vescica. Insieme all’art uterina crea art azigos della vagina (quelle anteriori e posteriori).

TRONCO ANTERIORE – RAMI PARIETALI

ART OTTURATORIA Parte dall’art iliaca interna e si dirige vs il foro otturato, vi passa dentro e si divide in un ramo anteriore e

posteriore che circondano il foro tra membrana otturatoria e m. otturatore esterno.

TOPOGRAFIA

LATERALE MEDIALE SUPERIORE INFERIORE

Fascia otturatoria che separa art Uretere, dotto deferente (maschio), leg largo dell’utero Nervo otturatorio v. otturatoria

da m. otturatorio interno (femmina) ed ovaio (femmina nullipara)

Rami collaterali

Rami iliaci (infrapelvici) – Per osso e m. iliaco

Ramo vescicale (infrapelvici) – Per la pt mediale della vescica

Ramo pubico (infrapelvici) – Sale lungo il pube e si anastomizza con art controlaterale e art epigastrica inferiore

Ramo anteriore (coscia) – Passa nel margine anteriore del foro e irrora m. otturatore esterno, pettineo, adduttore e graciale.

Si anastomizza con ramo posteriore e art. circonflessa del femore

Ramo posteriore (coscia) – Si porta vs l’ischio e fornisce un ramo acetabolare che va al leg. della testa del femore (interno

all’art.) e si perde nel grasso dell’acetabolo e un ramo che si anastomizza con art glutea inf.

ART PUDENDA INTERNA Ramo di divisione dell’art iliaca interna. Irrora piano perineale e genitali esterni.

Si dirige vs il basso vs il margine inferiore del grande foro ischiatico ed esce da questo (tra m piriforme e coccigeo) per entrare nella

regione glutea: passa nella pt posteriore della spina ischiatica e rientra nel perineo mediante il piccolo foro ischiatico. Qui si colloca sulla

pt interna della tuberosità ischiatica e la costeggia (mediale al m. otturatore interno e nello sdoppiamento della fascia otturatoria) e si

dirige vs il ramo dell’ischio, passa sotto il diaframma urogenitale, si sposta vs il ramo inferiore del pube e si divide nei rami terminali.

Rami collaterali

Rami muscolari: N. e muscoli relativi

Art rettali inferiori: A livello della tuberosità ischiatica perforano la parete connettivale del canale pudendo e irrorano la cute

dell’ano e il m. sfintere esterno e si anastomizza con le altre art. rettali

Art. perineale: Origina alla fine del canale pudendo e va vs il basso compresa tra i m. bulbo cavernoso e ischio cavernoso.

Vicino al diaframma urogenitale dà un ramo trasverso che decorre inferiormente a m. trasverso superficiale del perineo e si

anastomizza con le altre art della regione. Vicino a scroto/grandi labbra dà rami.

Art del pene: Si porta in avanti sino alla pt inferiore del confine ischio pubico e giunge al leg arcuato del pube dove si divide in

alcuni rami terminali come l’art del bulbo dell’uretra (scorre nel diaframma urogenitale, irrora mediamente la ghiandola

bulbouretale e si porta vs il bulbo dell’uretra dove termina irrorano il tessuto erettile del corpo cavernoso dell’uretra) e art

uretale (entra nel corpo cavernoso e irrora il glande).

Rami terminali

Art profonda del pene: Passa sotto al leg arcuato del pube e attravers la fascia inf. del diaframma urogenitale per entrare nel

corpo cavernoso e anastomizzarsi con art. controlaterale.

Art dorsale del pene: Ramo terminale dell’art pudenda interna. A livello del diaframma urogenitale si dirige vs la sinfisi pubica,

attraverso il leg sospensore del pene e decorre poi sul suo dorso, rivestita dalla fascia peninea (tra n. dorsale e v. dorsale

profonda). Si anastomizza con art controlaterale formando un’arcata che dà rami per glande e prepuzio.

Art del clitoride: Come sopra, calibro minore. Ha rami collaterali come art del bulbo del vestibolo (irrora m. perneali, bulbo del

vestibolo e vagina), art uretale (vascolarizza uretra e vestibolo della vagina) e rami terminali come art profonda del clitoride

(irrora corpo cavernoso del clitoride) e art dorsale del clitoride (sul dorso del clitoride e irrora glande e prepuzio del clitoride e

con rami irrora piccole labbra).

ARTERIA GLUTEA INFERIORE Ramo di divisione più grosso. Scorre posteriormente e laterale al m. piriforme, passa poi tra questo e il

m. coccigeo ed esce dalla pt posteriore del grande foro ischiatico, si porta posteriormente al grande e scende vs il grande trocantere

(insieme a n. ischiatico e cutaneo femorale) per scendere nella pt posteriore della coscia fornendo rami che si anastomizzano con rami

perforanti.

Rami collaterali

Rami muscolari (pelvi) – M. elevatore dell’ano, coccigeo e piriforme

Rami viscerali (pelvi) – Prostata, vescichette seminali e fondo vescicale

Rami muscolari (coscia) – M. grande gluteo, otturatore interno, gemelli, quadrato del femore, m. posteriori della coscia. Si

anastomizzano con art pudenda interna, otturatoria, circonflessa mediale del femore.

Rami coccigei (coscia) – Grande gluteo e strutture sulla faccia posteriore del coccige.

Rami terminali

Rami muscolari – Grande adduttore e quadrato del femore

Art. del nervo ischiatico – Decorre insieme al n. ischiatico e scende nella pt inferiore della coscia

Ramo anastomotico – Attraversa otturatore interno, gemelli, quadrato del femore e contribuisce a creare l’ANASTOMOSI

CROCIATA (insieme a circonflessa laterale e mediale del femore e I perforante) che fornisce un ramo articolare per

l’articolazione dell’anca.

TRONCO POSTERIORE DELL’ART. ILIACA INTERNA

ART ILEOLOMBARE Decorso ascendente laterale passa davanti ad art sacroiliaca e al tronco lombosacrale, passa dietro al n.

otturatorio e ai vasi iliaci esterni sino al m. psoas dove si divide in ramo lombare (per psoas e quadrato dei lombi, un ramo entra nel

foro intervertebrale di L5 e va alla cauda equina) e un ramo iliaco (che si anastomizza con art circonflessa iliaca profonda – dell’iliaca

esterna).

ART SACRALI LATERALE SUPERIORE Decorre medialmente al I-II foro sacrale anteriore e vi entra formano un ramo spinale per le

vertebre sacrali e il canale vertebrale e un ramo muscolocutaneo che esce dal I foro sacrale posteriore e irrora m. della doccia sacrale e

cute.

ART SACRALI LATERALE INFERIORE Incrocia il m. piriforme e giunge all’art sacro coccigea dove si anastomizza con la controlaterale

e fornisce rami spinali che entrano nei fori sacrali anteriori e vanno al ramo spinale dell’art sopracitata.

ART GLUTEA SUPERIORE E’ il ramo terminale del tronco posteriore dell’art iliaca interna. Si porta in basso a livello del tronco

lombosacrale e del I ramo spinale. Esce dalla pt superiore del grande foro ischiatico ed esce dalla pelvi.

A livello intrapelvico fornisce rami per m. otturatorio interno, piriforme e per l’osso dell’anca.

Uscito dalla regione pelvica si divide in un ramo superficiale e uno profondo:

Ramo superficiale: Va sulla faccia profonda del grande gluteo e si ramifica irrorano questo e la regione cutanea sopra il sacro

 (perforando il tendine di inserzione del grande gluteo). Anastomosi con art sacrali laterali.

Ramo profondo: Entra tra piccolo e medio gluteo e si divide in un ramo superiore che irrora i muscoli e si anastomizza con art

 circonflessa profonda e ramo inferiore che irrora piccolo gluteo e art. dell’anca anastomizzandosi con art glutea inferiore e

circonflessa laterale del femore.

Arteria iliaca esterna

Altra biforcazione dell’iliaca comune. Prosegue sul margine mediale del grande psoas (alcuni rami lo irrorano) e si porta sopra l’art

sacroiliaca e sino alla lacuna dei vasi. Sotto al leg inguinale diventa art FEMORALE.

TOPOGRAFIA

AVANTI-MEDIALE DIETRO-LATERALE

Peritoneo parietale, t. peritoneale (separano a dx ileo,a sx colon sigmoideo). In alto incrocia uretere e vasi Grande psoas

ovarici/testicolari,condotto deferenziale (leg rotondo dell’utero) e v. circonflesse iliache profonde.

Rami collaterali

ART. EPIGASTRICA INFERIORE Torna in alto nel tessuto sottoperitoneale. Si avvolge attorno al margine mediale dell’anello inguinale

profondo, incrocia condotto deferente/leg rotondo dell’utero, alza il foglietto parietale del peritoneo creando la piega ombelicale laterale

(delimita fossetta inguinale laterale dalla mediale), fora la fascia trasversale e prosegue lungo la pt posteriore del retto dell’addome.

Anastomosi con epigastrica sup. Rami collaterali:

Art. cremasterica/del leg rotondo: Decorre nel canale inguinale/leg rotondo e, in caso, irrora il m. cremastere.

Ramo pubico: Vicino all’anello femorale, anastomosi con ramo pubico dell’art otturatoria

Ramo muscolare: M. dell’addome e del peritoneo. Anastomosi con art circonflessa iliaca e lombare

Ramo cutaneo: Perforare aponeurosi dell’obliquo esterno e vascolarizzano cute.

ART. CIRCONFLESSA ILIACA PROFONDA Sale dietro al leg inguinale tra fascia trasversa e fascia iliaca, perfora la trasversa e, dopo

aver superato la spina iliaca anterosuperiore, si porta sul labbro interno dell’ileo: qui emette un ramo ascendente che decorre tra

obliquo interno e trasverso dell’addome. Anastomosi con art epigastrica inferiore, lombari.

Arteria femorale

Origina a livello della lacuna dei vasi e forma una linea retta che va dal centro del canale inguinale sino al condilo mediale del femore,

passa anteromedialmente alla coscia. Continua nell’art poplitea. Seguita dal n. safeno nel suo decorso (poi questo esce insieme all’art

suprema del ginocchio).

Origina tra spina iliaca anterosuperiore e sinfisi pubica e va sulla pt laterale della lacuna dei vasi.

TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE LATERALE MEDIALE

I TRATTO Foglietto superficiale della fascia Ileopsoas e pettineo N. femorale diviso nei V. femorale

Nel triangolo lata (sopra ci sono i linfonodi rivestiti dal foglietto rami terminali

di Scarpa inguinali) profondo di fascia lata

II TRATTO Lamina fibrosa, sartorio e fascia v. femorale,

Doccia degli femorale m. adduttore lungo

adduttori* m. grande adduttore

*Tra vasto mediale quadricipite femorale e adduttore lungo

RAMI COLLATERALI DELL’ART FEMORALE

ART EPIGASTRICA SUPERFICIALE Origina sotto al leg inguinale, fora la fascia lata e torna in alto, davanti al leg inguinale e sino

all’ombelico per anastomizzarsi con art epigastrica controlaterale e quella inferiore.

ART CIRCONFLESSA ILIACA SUPERFICIALE Origina sotto l’altra, fora la fascia lata e giunge alla spina iliaca anterosuperiore dove si

anastomizza con l’art circonflessa iliaca profonda.

ART PUDENDE ESTERNE (sup & inf) La superiore ha decorso sottocutaneo, fora la fascia lata e si anastomizzaz con art pudenda

interna. L’inferiore decorre tra m. pettineo e adduttore lungo, perfora la fascia lata e irrora scroto/grandi labbra per poi anastomizzarsi

con art pudenda interna

ART FEMORALE PROFONDA 3 cm sotto al leg inguinale posterolaterale all’art femorale. Decorre tra vasto mediale del quadricipite

femorale e il m. pettineo e si porta a livello dell’inserzione del m. adduttore breve e lungo (sul femore) dove termina andando a

perforare il m. grande adduttore (qua si chiama III art perforante). Con i vari rami si crea un’anastomosi tra art circonflessa mediale

del femore e glutea inferiore che connette l’iliaca interna alla femorale.

Art circonflessa laterale del femore: Vicino all’origine ha decorso laterale tra il sartorio e il retto del femore. Si divide in un

 ramo ascendente che va sino al grande trocantere dove fa circolo anastomotico con art circonflessa mediale e ramo

discendente che irrora il quadricipite femorale e si anastomizza con la 3° perforante.

Art circonflessa mediale del femore: Passa tra m. pettineo e collo del femore, arriva sulla pt posteriore del femore e si divide in

 un ramo ascendente che va all’articolazione e un ramo discendente per i m. posteriori, anastomosi con art glutea inf. e I

perforante.

Art. perforanti: Sono tre e si portano nella pt posteriore passando per fori nell’aponeurosi tra i m. della coscia. Terminano

 sempre in un ramo ascendente e discendente che si anastomizzano tra loro.

La 1° perfora adduttori vicino al margine inferiore del pettineo ed irrora m. adduttore breve, grande adduttore, bicipite

femorale e grande gluteo (è art nutritizia superiore del femore), la 2° origina sotto all’adduttore breve e va ala pt posteriore

della coscia (art nutritizia inf del femore), la 3° è l’art terminale e irrora il grande adduttore (si anastomizza con rami dell’art

poplitea).

Arteria poplitea

Si sviluppa dal termine del canale degli adduttori e giunge al solco per il tendine del m. soleo.

Prossimalmente è a contatto con la fossa poplitea e la capsula articolare e distalmente continua tra i m. gastrocnemio + plantare, da

una pt, e m. popliteo dall’altra. Decorre insieme alla v. poplitea (prima dietro e poi interna) e al n. tibiale il tutto avvolto in una guaina

di connettivo dove sono presenti linfonodi. Termina con l’art tibiale anteriore e posteriore.

Rami collaterali

 Art. surali: Originano nel cavo popliteo. Irrorano gemelli, soleo e plantare

 Art. articolari superiori del ginocchio (laterale e mediale): Originano anteriormente all’art poplitea e circondano il condilo

mediale e laterale del femore per creare la rete articolare del ginocchio.

 Art articolare media: Piccola che buca la capsula art (sopra al leg popliteo obliquo) e irrora i leg crociati

 Art articolari inferiori del ginocchio: come sopra ma diretti ai condili tibiali.

Art. tibiale anteriore

Origina sotto al tendine del soleo, si sposta anteriormente alla membrana interossea e termina nel retinacolo tarsale dove diventa art.

pedidia.

All’origine è situata tra le diverse origini del m. tibiale post., poi decorre sulla faccia anteriore della membrana interossea e davanti ha i

m. tibiale anteriore, estensore lungo delle dita prima e dell’alluce dopo.

Nell’ultima pt ha decorso superficiale. Decorre insieme a 2 vene satelliti e il n. perniero profondo (laterale e poi davanti).

Rami collaterali

Rami muscolari: per m. tibiale anteriore, estensore lungo delle dita e dell’alluce.

Art ricorrente tibiale post: Nasce vicino all’origine (ma non c’è quasi mai!) e si anastomizza con art articolari inf. del ginocchio.

Art. ricorrente tibiale anteriore: Origina dopo che l’art tibiale è passata sulla pt anteriore della membrana interossea e in parte

forma la rete articolare del ginocchio.

Art malleolare anteriore laterale: Origina vicino all’articolazione tibiotarsica e crea le rete malleolare laterale insieme a art

peroniera e dorsale del piede: la rete irrora malleolo laterale, calcagno laterale, art tibiotarsica e la cute.

Art malleolare anteriore mediale: Più piccolo ma come sopra, crea la rete malleolare mediale con art tibiale post.

ARTERIA PEDIDIA

Ramo terminale dell’art tibiale anteriore, origina a livello dell’articolazione tibiotarsale e si porta nel I spazio metatarsale dove scorre in

superficie. Termina nella I art metatarsale dorsale e nel ramo plantare profondo

TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE LATERALE MEDIALE

Fascia del m. estensore breve Ossa tarsali I tendine del m. estensore lungo M. estensore lungo dell’alluce, ramo mediale

delle dita delle dita. del n. peroniero profondo

Rami collaterali

ART. ARCUATA: Art più importante del dorso del piede. Origina prima della biforcazione. Crea un arco convesso

anteriormente che va sino al margine laterale dove si anastomizza con art tarsale laterale e art plantare laterale. Nel suo

decorso dà origine alla II, III e IV art metatarsale dorsale che vanno negli spazi intermetatarsali e, alle falangi, si

dividono ognuna in due art. digitali profonde. Dalla IV art metatarsale dorsale origina un art digitale dorsale latelare per il

5° dito.

Le art metatarsali prossimalmente ricevono ramo perforante prossimale e distalmente creano un ramo perforante distale

per connettersi con art della pianta del peide.

Art. tarsali mediale: Sono due e creano la rete malleolare mediale per la pt mediale del piede.

Art tarsale laterale: Origina alla testa dell’astragalo e va lateralmente sotto all’estensore breve delle dita (che irrora) e

irrora ossa del tarso e cute.

Rami terminali

I art metatarsale dorsale: Decorre nel I spazio intermetatarsale sino all’art metatarsofalangea e dà poi origine alle art digitali

dorsali dell’alluce e all’art digitale mediale del 2° dito. Anastomosi con I art metatarsale dorsale

Ramo plantare profondo: A livello del I spazio intermetetarsale entra nella pianta del piede e forma 1 arcata insieme all’art

planatare laterale.

Arteria tibiale posteriore

Ramo terminale più grosso dell’art poplitea. Decorre con due vene satelliti e il n. tibiale. Termina sulla pt mediale del calcagno e scorre

nella doccia calcaneare (mediale al tendine di Achille). Prossimalmente è coperta solo dal m. tricipite della sura (scorre tra m.

superficiali e profondi), poi diviene superficiale e poggia sulla tibia e sull’art tibiotarsica: in quest’ultima regione, posteriormente, è

coperta solo dai m. flessore lungo dell’alluce e, anteriormente, con il flessore lungo delle dita. Termina nell’art plantare laterale e

mediale.

Rami collaterali

Rami muscolari (m. posteriori della gamba) e rami cutanei

Art ricorrente tibiale mediale: Perfora il m. soleo, irrora cute mediale della gamba e rete articolare ginocchio

Art circonflessa fibulare: circonda il collo della fibula, irrora cute, articolazione, osso m. peroniero e soleo e partecipa alla rete

articolare del ginocchio

Art nutritizia della tibia: Origine prossimale e va distale per entrare nell’osso dove si divide in ramo asc/disc

Art malleolare posteriore mediale: Crea la rete malleolare mediale (tibia)

Rami calcaneari mediali: 2/3 rami, originano nella doccia calcaneale e creano la rete calcaneale.

ART PERONIERA: Collaterale più importante. Origina sotto il tendine del soleo, va davanti al perone e poi ha decorso rettilineo

sino al malleolo laterale dove si divide in vari rami. Nel decorso ha, dietro, il m. soleo e il m. flessore lungo dell’alluce e,

davanti, il m. tibiale posteriore e la membrana interossea. Rami collaterali:

Rami muscolari

o Art nutritizia del perone

o Ramo perforante che attraversa la membrana interossa sopra la sindesmosi tibiofibulare e si anastomizza con art

o malleolare anteriore laterale e forma rete malleolare laterale e rete calcaneale.

Art malleolare: va dal perone al malleolo e crea rete malleolare laterale.

o

Come rami terminali ha rami calcaneari laterali che con anastomosi con art tarsale laterale e rami calcaneari mediali crea la

rete calcaneare

ART PLANTARE MEDIALE Ramo terminale più sottile, decorre nel retinacolo dei flessori e poi si divide in un ramo superficiale e uno

profondo che decorrono nel margine mediale della pianta del piede tra flessore breve ed estensore dell’alluce: il primo si anastomizza

con art digitale plantare mediale dell’alluce e il secondo con art plantare mediale.

ART PLANTARE LATERALE Art principale della pt plantare del piede. Prima decorre obliquamente sino alla base del V metatarsale e

poi torna sul I metatarsale formando l’ARCATA PLANTARE che poggia sulle metatarsali ed è coperta dal capo lungo del m. adduttore

dell’alluce. Ha alcuni rami collaterali:

Rami muscolari e cutanei (pt laterale della pianta del piede)

. Rami anastomotici, che vanno laterali e si anastomizzano con art arcuata e art tarsale laterale.

. I art metatarsale palmare: origina dove termina art plantare laterale, va nel primo spazio intermetatarsale e si divide in un

. ramo mediale (anastomosi con art digitale plantare mediale) e laterale (I art metatarsale dorsale).

II, III, IV e V art metatarsale plantare Vanno negli spazi intermetatarsali e all’art metatarsofalangea si dividono in due art

. digitali plantari (la V non si biforca). Originano dall’arcata plantare.

L’arcata planatare fornisce un’irrorazione uniforme del piede ma è diversa dalla mano perché manca arcata plantare

superficiale/profonda. Anche le art perforanti spesso non irrorano precisamente come la mano. Per l’alluce la sua irrorazione è data

quasi esclusivamente dai rami dorsali, nelle altre dita ci sono 2 rami dorsali e 2 plantari in anastomosi tra loro.

Rete anastomotica del ginocchio E’ presente una rete profonda sottile appoggiata alle ossa e una superficiale sopra la rotula. In

questa rete centrano art. articolari sup e inf del ginocchio, ramo discendente dell’art suprema del ginocchio, rami ricorrente art tibiale

anteriore e posteriore e art circonflessa fibulare.

La rete irrora art tibiofemorale e la capsula articolare. E’ molto importante per la creazione di circoli collaterali.

Rete arteriosa malleolare Rete dell’art tibiotarsica. Sono due, una mediale e una laterale, e originano dai rami malleolari delle art

tibiali anteriori e posteriori, art peroniera e art pedidia.

Rete arteriosa calcaneale Attorno al calcagno e al canale calcaneale. Formata da rami calcaneali di art tibiale anteriore e

posteriore e art peroniera. CAPILLARI

I capillari sono sottili vasi di congiunzione tra le arterie terminali e le radici delle venule. Si trovano a stretto contatto con i tessuti e

permettono lo scambio di materiale nutritivo. Il loro lume permette il passaggio di un eritrocita alla volta e i capillari si modificano in

base alle necessità metaboliche dell’organismo.

STRUTTURA La parete è composto da uno o più strati di cellule endoteliali (fusiformi se il capillare è molto piccolo).

Le cellule endoteliali hanno un nucleo ellittico e poggiano su una membrana basale sostenuta da fibre reticolari, sopra queste ci sono i

periciti che hanno prolungamenti primari (perpendicolari) o secondari (trasversali al vaso).

CAPILLARI CONTINUI

T. muscolare, connettivo e nervoso. Le cellule endoteliali sono piatte e in comunicazione con il lume a livello del nucleo e tra loro sono

in comunicazione con giunzioni interdigitate (nell’encefalo sono giunzioni serrate) e pertanto la parete è continua. Sopra c’è una lamina

basale e vs questa o vs il lume sono presenti vescicole di pinocitosi. Sopra alla lamina basale è presente uno strato di fasci collagenici

che accolgono i periciti (qui la membrana basale è interrotta).

CAPILLARI FENESTRATI

Nella corticale del rene, ghiandole endocrine, pancreas e tubo digerente. La parete è formata da cellule endoteliali le cui estremità non

sono strettamente adese tra loro ma presentano fenestrature (50-100 nm) chiuse da un diaframma “tipo” membrana basale (tranne

nei glomeruli renali dove non è presente). Sotto l’endotelio vi è una membrana basale continua e sopra questo i periciti.

SINUSOIDI

Nel fegato, midollo osseo, poche ghiandole endocrine e organi linfatici. Capillari con lume irregolare e grande che fanno anastomosi tra

loro, i numerosi pori e le discontinuità permettono la diffusione delle sostanze fuori dal vaso ed esternamente alla parete sono presenti

fascetti di collagene. Tra le cellule endoteliali sono presenti macrofagi (l’origine di questi sistemi capillari si pensa sia monocita).

VENE

Condotti che portano il sangue refluo al cuore.

Vene polmonari Portano nell’ASx il sangue ossigenato.

Vene della circolazione generale Dirette ad ADx. Vene del cuore, vene di arti inferiore, addome e pelvi dirette alla cava inferiore,

vene sovra diaframmatiche dirette alla cava superiore.

Vena porta Drena il sangue dal tratto intestinale sottodiaframmatico e dalla milza.

CARATTERISTICHE VENE

Parete più sottile, meno elastica e più collagenica

Depressibili e comprimibili (tranne quelle del collo)

Sistema valvolare sviluppato

Molte anastomosi (anche nelle grosse vene)

Più numerose delle arterie (il volume sanguigno è doppio) per l’esistenza di rami non corrispondenti ad arterie e delle vene

satelliti quasi sempre in coppia.

Regime pressorio minore dell’albero arterioso

La distinzione nelle tre tonache (intima, media e avvenitizia) non è così definita come nelle arterie

Il calibro dei vasi diminuisce dalla periferia vs il centro pertanto diminuisce il letto vascolare (= e quindi il raggio) e aumenta la velocità

andando vs il cuore.

Le vene possono essere classificate di grosso, medio e piccolo calibro ma non è una divisione strutturale.

Le vene vengono anche divise come superficiali (arti, collo, pareti del torace e dell’addome) e profonde (sottofasciali – tra i muscoli o

nei distretti viscerali), spesso connesse da vene con sistema valvolare: queste ultime sono spesso vene satelliti nello stesso fascio

vascolonervoso con delle arteria, nervo e vaso linfatico.

VALVOLE Sono tasche nelle pareti con concavità vs il cuore. Il margine libero è sottile, quello aderente è spesso e sopra la valvola è

spesso presente il seno venoso (rigonfiamento del vaso): nell’insieme questo sistema permette la distensione della parete vicino al

seno in caso di reflusso che chiude il dispositivo valvolare impedendo al sangue di tornare indietro. Le valvole sono bigemine (presenti

a coppie).

Sono presenti in regioni dove il sangue fluisce contrario alla gravità o dove la vena è nell’interstizio muscolare.

ANASTOMOSI Sono presenti a tutti i livelli venosi e formano reti ricche di anastomosi detti plessi venosi (le connessioni tra vene

superficiali e profonde sono dette rami perforanti) e hanno un dispositivo valvolare e i circoli collaterali sono molto numerosi.

Distinzione in base alla struttura: vene di piccolo calibro, vene recettive e vene propulsive.

VENE DI PICCOLO CALIBRO: La parete è sottile, inizialmente è simile ai capillari e le cellule del sangue possono attraversare la

 parete (emperipolesi). Nelle vene di calibro maggiore compare una tonaca media di collagene e rade cellule muscolari disposte

a spirale. E’ presente una tonaca avvenitizia che continua con l’ambiente circostante.

VENE DI TIPO RECETTIVO: Presente una tonaca di tipo fibroelastico con poche cellule muscolari. Si trovano in regioni

 sopradiaframmatiche o in alcuni distretti viscerali dove il sangue fluisce secondo gravità.

VENE DI TIPO PROPULSIVO: La tonaca intima presenta cellule endoteliali appoggiate su uno strato di fibre collagene che

 contengono alcune cellule elastiche e poche cellule muscolari disposte obliquamente. La tonaca media ha netta predominanza

di cellule muscolari rispetto alle elastiche e l’avvenitizia è composta da fibre elastiche e collagene.

Le tonache sono tra loro distinte, quete vene si trovano in molti distretti viscerali e nelle regioni sottodiaframmatiche dove il

sangue fluisce contro gravità e la componente muscolare aiuta il deflusso.

VENE DELLA CIRCOLAZIONE POLMONARE

VENE POLMONARI

Sono quattro, due per lato, una inferiore e l’altra superiore. La parete è ricca di fibre elastiche. La lunghezza media è di 1,5 cm e il

diametro è di 13-16 mm, maggiore a destra. Il calibro può essere inferiore rispetto alle arterie polmonari.

Le vene polmonari superiori hanno decorso obliquo e vs il basso, quelle inferiori decorso trasversale.

Dal polmone destro originano tre vene polmonari (sup, inf e media) ma nel decorso la media confluisce nella superiore.

Nell’ASx entrano nella parete posterosuperiore, quelle a destra vicino al setto interatriale: in prossimità dell’atrio sono avvolte dal

pericardio e dalle cellule del miocardio.

Le vene polmonari DX anteriormente entrano in rapporto con v. cava superiore e n. frenico; le v. polmonari di SX dietro entrano in

rapporto con l’aorta toracica. Nel decorso ricevono rami venosi bronchiali e mediastinici.

VENE DELLA CIRCOLAZIONE GENERALE

Il sangue refluo arriva a ADx per seno coronario (visto per il cuore), v. cava superiore e inferiore.

VENA CAVA SUPERIORE (V. RICETTIVA)

Raccoglie il sangue dei distretti sopradiaframmatici (tranne il cuore). Origina dalla confluenza dei tronchi brachiocefalico destra e

sinistra, al margine inf. della I articolazione condrosternale, è lunga 7 cm e ha decorso rettilineo sino alla III cartilagine costale di DX.

Termina nella parete posterosuperiore del cuore in modo obliquo: pertanto la sua pt posteriore è più lunga. In prossimità del cuore +

rivestita dal pericardio e dalla sierosa.

Non ha valvole. TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE MEDIALE LATERALE

PT LIBERA Timo e residui, un po’ a lato con Origine bronco principale Pt superiore aorta N. frenico DX

polmone DX e pleura DX, trachea ascendente e origine

mediastinica DX gruppi linfonodi e n. vago di tronco brachiocefalico

destra

PT INTRAPERICARDICA Pericardio e margine polmone Art polmonare DX, v. Aorta ascendente N. frenico DX

DX la separano da II spazio polmonare superiore DX,

intercostale DX bronco DX e linfonodi

Rami affluenti Come ramo riceve solo la v. azigos, piccole vene mediastiniche e pericardiche.

Radici (origini) Tronco brachiocefalico dx e sx

Vena Azigos (TIPO PROPULSIVO)

Impari, 25 cm. Porta sangue da midollo spinale, torace e mediastino posteriore.

L’origine è sottodiaframmatica a partire dalla v. lombare ascendente dx (che arriva dalla v. iliaca comune); a volte ha una radice

mediale (in questo caso l’altra origine è identificata come laterale) dalla v. cava inferiore.

Passa dalla cavità addominale a quella toracica passando tra il pilastro mediale e il pilastro medio del diaframma.

A livello di T4 crea un arco con concavità vs il basso e scavalca il bronco principale di DX per arrivare alla pt posteriore della v. cava

superiore. Vicino all’arco ha valvole non sufficienti.

TOPOGRAFIA (dentro al mediastino posteriore)

ANTERIORE POSTERIORE LATERALE

Esofago Corpi vertebrali (leggermente a destra) - Art. intercostali DX Aorta - Dotto toracico

RAMI AFFLUENTI V. AZIGOS

La v. azigos riceve rami parietali e rami viscerali.

Rami affluenti parietali

VENE INTERCOSTALI

Sono 12 paia, alcune confluiscono nella v. azigos, altre nella emiazigos e altre ancora nella v. emiazigos accessoria. Hanno origine dalla

confluenza del ramo intercostale propriamente detto (che scorre nel solco intercostale), ed è in contatto anteriormente con la v.

toracica interna, e dal ramo dorsospinale (che porta sangue da cute, m. dorso, meningi e midollo).

* Nei primi spazi intercostali alcune v. costo ascellari anastomotiche uniscono v. intercostali alla v. ascellare.

V. intercostale suprema DX una delle v. intercostali, affluisce alla v. azigos.

V. EMIAZIGOS SX Continua dalla v. lombare ascendente SX (anastomosi della v. iliaca comune) che passa tra i pilastri sx e

intermedio del diaframma, si porta nel mediastino posteriore, alla sx dei corpi vertebrali (davanti alla v. intercostali e all’aorta

toracica) e poi, a livello di T8 si sposta a dx della colonna (passando dietro all’esofago, trachea…) per giungere alla v. azigos.

Suoi rami affluenti sono le ultime 5-6 v. intercostali SX.

V. EMIAZIGOS ACCESSORIA Origina dalla confluenza delle prime 6-7 v. intercostali di SX, decorre vs il basso a sx della

colonna vertebrale e, a T7, si sposta sul lato destro per affluire nella v. azigos.

A volte le prime 2-3 v. intercostali confluiscono in una v. a parte, v. intercostale suprema SX, che poi giunge al tronco

brachiocefalico SX

Rami affluenti viscerali

V. bronchiali posteriori, esofagee, mediastiniche e v. freniche superiore che drenano il sangue da queste strutture a v. azigos,

emiazigos ed emiazigos accessoria.

Plessi venosi vertebrali

Le strutture venose della colonna si organizzano esternamente ed internamente al canale vertebrale e porta il sangue di cute, m. del

dorso, meningi, midollo e corpi vertebrali.

Livello cervicale Drenano a v. vertebrale e giugulare che affluiscono ai tronchi venosi brachicefalici

Livello toracico Drenano al ramo dorsospinale che va a v. azigos, emiazigos ed emiazigos accessoria

Livello lombare Rami che affluiscono alle v. lombari (v. cava inf.) o alle v. ileolombare e sacrale (che affluiscono alla v.

iliaca interna).

PLESSI VENOSI VERTEBRALI ESTERNI I plessi venosi sono divisi in anteriori e posteriori.

I plessi anteriori sono craniali alla colonna vertebrali e giungono alle v. intervertebrali.

I plessi posteriori sono dietro alle lamine (tra p. trasversi e spinosi) e affluiscono nelle altre vene sopraindicate.

PLESSI VENOSI VERTEBRALI INTERNI Sono dentro al canale vertebrale e confluiscono alle v. basi vertebrali (drenano dai corpi

vertebrali) ed alle v. midollari (midollo e meningi). Sono uno anteriore e due posteriori, connessi da plessi anastomostici trasversali, e

formano anelli sovrapposti: quello a livello del foro occipitale, plesso venoso del foro occipitale, è connesso alle v. vertebrali, al seno

occipitale, sigmoideo ed al plesso basilare.

VENE INTERVERTEBRALI Passano per il foro intervertebrale, accompagnate dall’inizio del nervo, e raggiungono v. vertebrali, ramo

dorsospinale delle intercostali, v. lombari o v. sacrali laterali.

Tronchi venosi brachicefalici (v. anonime) TIPO RICETTIVO

Originano dalla confluenza tra vena giugulare interna e vena succlavia, dietro all’articolazione sternoclavicolare, e terminano dietro alla

I articolazione condrosternale, formando la vena cava superiore.

Drenano il sangue da testa, collo, arti sup. e alcune componenti del torace.

Sono tenute beanti da fasce del collo, non hanno valvole. TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE LATERALE

TRONCO DX - 3 cm. Art. sternoclavicolare Tronco art. brachiocefalico N. frenico

Dall’origine scende N. vago DX Apice polmone DX e cupola

verticalmente. pleurica (un po’ dietro)

TRONCO SX – 6 cm Manubrio sterno Art toracica interna SX, succlavia SX, carotide

Decorso obliquo dietro al Separato da art. comune SX

manubrio dello sterno. sternocostale SX dai m. N. frenico

Confluisce nel tronco DX sternoioideo, N. vago SX

(inferiormente ha l’arco sternotiroideo, timo e Trachea

aortico) residui Tronco art. brachiocefalico

RAMI AFFLUENTI DEI TRONCHI VENOSI BRACHIOCEFALICI

 VENE TIROIDEE INFERIORI: Originano dal plesso tiroideo impari, posto anteriormente all’istmo della tiroide. Decorrono nella pt

mediana del collo. Sono DX e SX che originano nei rispettivi tronchi brachicefalici. A volte è presente la vena tiroidea ima

(mediana) che sbocca nel tronco brachiocefalico di SX.

 VENA TORACICA INTERNA: Origina dalla confluenza delle v. epigastriche superiori e v. muscolo freniche (che drenano dai

rispettivi territori). Come rami ha anche intercostali anteriori, rami sternali, perforanti e v. mediastiniche.

Crea una connessione tra il sistema della v. cava inferiore e superiore.

 VENE PERICARDICOFRENICHE: Passano craniali al diaframma e poi si spostano sulla pt laterale del diaframma.

 VENE TIMICHE

 V. PERICARICHE: Varie, terminano a volte in azigos, cava superiore o toracica interna.

 V. MEDIASTINICHE ANTERIORI

 V. VERTEBRALE: Origina anteriormente alla membrana atlanto-occipitale posteriore e deriva dai plessi venosi vertebrali interni.

Scende nei forami trasversari fino a C6 dove si porta anteriormente per arrivare al tronco brachiocefalico omolaterale. Vi

affluiscono rami muscolari, v. intervertebrali, v. cervicale ascendente (porta sangue del plesso vertebrale esterno e dai muscoli

scaleni/prescaleni) e v. cervicale profonda (porta sangue del plesso sottoccipitale e passa dietro ai processi trasversi).

 V. GIUGULARE POSTERIORE: Origina da vene encefaliche e dallo speco vertebrale, scende tra semispinale di testa e collo,

lateralmente alla nuca e va al tronco brachiocefalico SX

RADICI (ORIGINE) DEI TRONCHI BRACHIOCEFALICI DX E SX

VENA SUCCLAVIA

Fornita di valvole, lunga 12 mm, è un prolungamento della v. ascellare e termina unendosi alla v. giugulare interna per formare il

tronco brachiocefalico del proprio lato. La fascia cervicale media e fascia del m. succlavio la tengono beante.

TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE SUPERIORE INFERIORE

M. succlavio Art. succlavia (con questa forma un arco che Capo clavicolare dello sternocleidomastoideo I costa

scavalca la I costa). Tra questi c’è il n. vago e il n. Fascia cervicale media Cupola pleurica

frenico

Rami della succlavia

VENA GIUGULARE ESTERNA (V. RICETTIVO) Origina all’angolo della mandibola (sotto e mediale alla ghiandola parotide) per la

confluenza della v. retro mandibolare e la v. auricolare posteriore. Scende laterale e, a metà della clavicola, sbocca nella v. succlavia

(vicino alla confluenza tra questa e la giugulare interna). Ha due valvole insufficienti e prima di queste c’è la dilatazione e si parla di

seno giugulare. Nel suo decorso è coperta dal platisma, all’inizio incrocia lo sternocleidomastoideo ed il n. cutaneo del collo e poi si

porta davanti al m. omoioideo.

Rami affluenti

V. sottocutanea posteriore del collo: Origina nella pt occipitale e si trova dietro lo sternocleidomastoideo.

 V. soprascapolare e v. trasversa del collo: si uniscono in un tronco comune che giunge nella pt terminale della giugulare

 esterna. Sono satelliti art omonime

V. giugulare anteriore: Origina vs lo ioide e porta il sangue della regione sottomandibolare, scende mediale al m.

 sternocleidomastoideo e poi si sposta dietro andando a formare un tronco comune detto arco venoso del giugulo che passa

sotto la tiroide.

VENA GIUGULARE INTERNA

Origina dietro al foro giugulare per confluenza, principalmente, del seno trasverso (in cui confluiscono i seni della dura madre, encefalo

e degli organi di vista e udito): all’origine presenta una dilatazione, bulbo superiore della v. giugulare, che si colloca nella fossa

giugulare.

Decorre nel collo, nella guaina carotidea, posteriormente alla carotide e poi laterale alla carotide comune, con decorso obliquo e arriva

alla regione retrosternale dove sbocca nel tronco brachiocefalico: anche alla fine vi è una dilatazione, bulbo inferiore, a volte con

valvole. TOPOGRAFIA

SEGMENTO CRANIALE FASCIO VASCOLONERVOSO COLLO TRATTO INFERIORE

Dietro m. retto laterale della testa Lato Carotide comune Passa tra i due capi dello

 

Lato Pr. trasverso atlante Anterolat. N. vago sternocleidomastoideo.

  Dietro M. scaleno anteriore,

Anterolaterale N. accessorio, Sopra M. sternocleidomastoideo 

 

Anteriore M. omoioideo, ansa Art succlavia

glossofaringeo, vago ed ipoglosso 

dell’ipoglosso

Rami affluenti Seno petroso inferiore, vena del canalicolo della chiocciola, v. emissarie del plesso venoso carotideo interno, v.

facciale, v. linguale, v. faringea, v. tiroidea superiore e media.

Radici della vena giugulare interna

SENO VENOSO DELLA DURA MADRE

Sono dei seni che si trovano tra due strati della dura madre encefalica, con struttura endoteliale con sopra lo strato sottoendoteliale

(connettivo elastico) e sopra il tessuto fibroso della dura madre. Non hanno valvole e sono beanti e ricevono il sangue da vene

encefaliche. Hanno lacune venose (tratti irregolare) a livello della confluenza in essere delle v. meningee e diploiche.

SENO SAGITTALE SUPERIORE Impari e mediano. Origina dietro al foro cieco del frontale e termina nel grande foro occipitale interno.

Decorre lungo la falce cerebrale e la doccia sagittale dell’osso frontale. Riceve vene cerebrali superiori, diploiche e meningee. Comunica

con la parte superficiale con la v. emissaria parietale.

SENO SAGITTALE INFERIORE Occupa i 2/3 inferiori della falce cerebrale. Inizia a fondo cieco e termina nel seno retto. Riceve vena

della falce e del corpo calloso

SENO RETTO Origina dal seno sagittale inferiore e termina nel seno trasverso. Decorre dalla falce cerebrale al tentorio del cervelletto

(anteroposteriore). Riceve la grande vena cerebrale di Galeno e le v. del tentorio.

SENO TRASVERSO Origina dalla confluenza del sagittale superiore e del seno retto e arriva al forame giugulare dove termina a pieno

canale nella v. giugulare interna. Decorre nel solco trasverso della squama dell’occipitale e del parietale (nel margine aderente del

tentorio del cervelletto), poi decorre nel seno sigmoideo del temporale. Quello DX è solitamente più spesso. Riceve v. cerebrali inferiori,

cerebellari, uditive interne, del seno petroso superiore e occipitale. E’ connesso con la rete venosa superficiale con la vena emissaria

mastoidea.

SENO OCCIPITALE A volte manca. In caso è sul margine aderente della falce cerebellare e si divide nei rami che circondano il margini

del forame magno per terminare nei seni trasversi.

CONFLUENTE DEI SENI Si trova nella protuberanza occipitale interna, qui confluiscono il seno sagittale superiore e il retto e

originano i seni trasverso e occipitale.

SENO CAVERNOSO Origina mediale alla fessura orbitaria superiore e si porta sino alla piramide del temporale terminando nei seni

petrosi sup. e inf., nel plesso basilare e nel plesso venoso pterigoideo con la rete venosa del forame ovale. E’ lato della sella turcica

dello sfenoide. Nel lume ha tante trabecole ed è attraversata da numerosi strutture vascolari (carotide interna posteriormente, plesso

carotideo del simpatico) e nervose (sotto il n. abducente e a lato il n. oculomotore comune, trocleare, branca oftalmica e mascellare del

trigemino).

Riceve le v. oftalmiche, superiore, inferiore, v. centrale della retina, v. cerebrali, seno sfenoparietale, v. grande anastomotica. I seni

cavernosi comunicano tra loro grazie ai seni intercavernosi ant. e post., le vene ossee dello sfenoide, v. durali e ipofisiarie.

SENO SFENOPARIETALE (Brechet) Origina dal seno sagittale superiore e termina nel seno cavernoso. Decorre in un solco occipitale

e sulla piccole ali dello sfenoide. Riceve v. diploiche, meningee, cerebrali anteriori e media superificiale.

SENO PETROSO SUPERIORE Collega seno cavernoso e il seno trasverso sboccando in esso vicino alla sua confluenza nel seno

sigmoideo. Decorre nel seno petroso del temporale e nel margine aderente del tentorio del cervelletto.

Riceve v. cerebrali inferiori, cerebellari, vene del ponte, v. timpaniche, v. dell’acquedotto del vestibolo.

SENO PETROSO INFERIORE Collega seno cavernoso alla giugulare interna. Decorre nel seno petroso inferiore sino al foro giugulare

dove si immette nella giugulare vicino al bulbo superiore. Inizialmente è anche in comunicazione con il plesso basilare.

Riceve v. meningee, v. del cervelletto, del ponte, del midollo allungato, v. uditive interne; nella pt finale riceve anche v. condiloidea

anteriore, seno petroccipitale e v. faringee.

PLESSO BASILARE Struttura venosa che si trova sul clivo dell’occipitale (tra due strati di dura madre). E’ in collegamento con il seno

cavernoso, i seni petrosi sup e inf., e con il plesso vertebrale interno.

VASI CHE AFFLUISCONO NEI SENI VENOSI DELLA DURA MADRE

VENE DIPLOICHE: Decorrono nella diploe delle ossa craniche, hanno parete endoteliale rivestita da un solo strato di cellule

fibroelastiche. A volte presentano valvole.

V. diploica frontale – Nella pt mediale del osso frontale, continua nel foro orbitario come v. sovraorbitaria

 V. diploica temporale superiore – Pt laterale del frontale, esce dalla grande ala dello sfenoide e continua nel seno

 sfenoparietale/v. meningea media/v. temporale profonda

V. dipoloica temporale posteriore – Decorre nel parietale sino al pr mastoideo dove continua nel seno trasverso, o

 nella v. auricolare posteriore

V. diploica occipitale – Nell’occipitale e continua nelle v. occipitali e nel seno trasverso.

VENE DELLA DURA MADRE: Decorrono nel tentorio del cervelletto e nella falce cerebrale e sboccano nei seni della dura madre

VENA OFTALMICA SUPERIORE: Segue l’art oftalmica. Origina dalla pt mediale della cavità orbitaria dalla vena nasofrontale

(connessione con v. facciale anteriore) e v. sovraorbitaria, e termina del seno cavernoso.

Decorre nella parete superomediale e attraversa la fessura orbitaria superiore. Incrocia n. ottico nel decorso.

Riceve v. etmoidali ant e post., v. lacrimale, muscolare e v. vorticose superiori.

VENA OFTALMICA INFERIORE: Origina dall’angolo inferomediale dell’orbita e termina nel seno cavernoso. Decorre nella pt

inferiore dell’orbita, sotto al m. retto inferiore ed entra nella fessura orbitaria superoriroe.

V. CENTRALE DELLA RETINA: Decorre insieme all’art omonima e termina nel seno cavernoso.

V. DELL’ACQUEDOTTO DEL VESTIBOLO: Porta sangue dal vestibolo e dai canali semicircolari. Sbocca nel seno petroso inferiroe

V. UDITIVE INTERNE: Sangue dal labirinto e n. acustico, vanno nel seno petroso inferiore.

V. CEREBRALI: Numerose, parete sottili. Distinte in superficiale e profonde.

Le v. cerebrali superficiali drenano il sangue dagli emisferi, decorrono nelle scissure e arrivano alla pia madre per poi passare

nei seni della dura madre della volta o della base del cranio:

V. cerebrali superficiali superiori – Drenano la pt superomediale degli emisferi. Arrivano al seno sagittale superiore.

 V. cerebrali superficiali inferiori – Portano il sangue delle pt inferomediale. Tra queste sono importanti la v. dell’Insula,

 che decorre nella scissura del Silvio e sbocca nella v. cerebrale media, e la v. cerebrale media superficiale che decorre

nella scissura laterale e sbocca nel seno sfenoparietale: un suo ramo, v. grande anastomotica, è craniale e giunge al

seno sagittale superiore e connette questo ai seni della base del cranio.

Le v. cerebrali profonde portano il sangue dei nuclei della base, ventricoli, e pt centrali degli emisferi sino al seno retto.

V. cerebrali interne – Originano dalla confluenza della v. talamostriate e corioidee e termina nella grande v. di

 Galeno. Decorre tra i due foglietti della tela corioidea.

Grande vena cerebrale di Galeno – Va nella fessura trasversa dell’encefalo al corpo calloso sino al seno retto. Nel

 decorso riceve v. del corno d’ammone, v. quadri gemelle, v. del corpo calloso, v. basilare.

V. DEL CERVELLETTO: Molto anastomizzate sono v. cerebellare superiore mediana che sbocca nella grande vena cerebrale, la

v. cerebellare inferiore mediana che sbocca nel seno trasverso e le v. cerebellari laterali ant. e post. che vanno al seno petroso

superiore e al seno trasverso

V. DEL PONTE: Sulla pt anteriore del ponte. Connessa caudalmente con v. del midollo allungato, cranialmente con v. basilari e

ai lati con v. cerebellari anteriori e post.

V. DEL MIDOLLO ALLUNGATO: Anastomizzate con v. del midollo spinato e con quelle del cervelletto.

Rami affluenti alla vena giugulare interna

Vengono divisi in rami superiori, che arrivano al tratto iniziale della vena e il loro TdD è quello dell’art carotide esterna, e i rami inferiori

che sboccano nel tratto cervicale.

RAMI AFFLUENTI SUPERIORI

VENA TIROIDEA SUPERIORE Origina dalle pt superiore dei lobi laterali della tiroide, va anterolateralmente per giungere alla giugulare

interna. Riceve v. laringea superiore, cricotiroidea e sternocleidomastoidea.

VENA TIROIDEA MEDIA Pt inferiore dei lobi laterali della tiroide

VENA FARINGEA Origina dal plesso venoso faringeo nella pt esterna della faringe. Riceve v. meningee e del plesso venoso

pterigoideo.

VENA LINGUALE Origina nel margine posteriore del m. ioglosso dalla confluenza delle v. della lingua (sottolinguale, profonda e

dorsale della lingua, satellite del n. ipoglosso). Va alla giugulare interna,a a volte la raggiunge in un tronco comune con la tiroidea

superiore e la facciale nel tronco tirolinguofacciale.

VENA FACCIALE COMUNE Origina all’angolo della mandibola, dalla confluenza tra v. facciale anteriore e posteriore, ha decorso vs il

dietro sotto al platisma e arriva alla giugulare interna a livello dell’osso ioide.

 V. facciale anteriore: Origina all’angolo mediale dell’occhio come v. angolare (anastomosi con v. oftalmiche) e continua

lateralmente alla radice del naso passando sotto al grande zigomatico, risorio e plastima sino a giugnere all’angolo della

mandibola e quindi nella facciale comune. TdD – Arteria facciale.

Vi affluiscono v. labiali, ramo facciale profondo, v. buccali, masseterine, parotidee anteriori, sottomentali e palatina.

 V. facciale posteriore: Origina davanti al padiglione auricolare dallo sbocco della temporale superficiale (cuoi capelluto e altre

vene extracraniche) e media (sotto fasciale, sita sopra al temporale, deriva dalle v. palpebrali latearli) e si porta vs la radice

dell’arcata zigomatica, entra nella parotide, arriva prima al ramo poi all’angolo della mandibola e poi entra nella facciale

anteriore.

Riceve v. auricolari anteriori, parotidee post., articolari della mandibola, stilomastoidea e v. trasversa della faccia, v.

mascellare interna (deriva da plesso venoso pterigoideo sito tra i m. temporali e pterigoideo esterno).

VENA ASCELLARE

Origina sul margine inferiore del grande pettorale, dalla confluenza delle due v. brachiali, e termina nella succlavia a livello della I

costa. Decorre nel cavo ascellare con rapporti simili a quelli dell’arteria.

Rimane beante a causa della fascia coracoclavicolare ed è fornita di valvole. La parete è spessa e muscolare.

Viene considerata la vena distrettuale di raccolta del circolo venoso dell’arto superiore e in parte drena territori di spalla e ascella.

Riceve v. toracica suprema, toracoacromiali, toracica laterale*, sottoscapolare, circonflessa ant e post dell’omero e v. cefalica.

* Con la toracica laterale partecipa all’anastomosi tra cava sup. e inf. perché quest’ultima è connessa alle vene costo ascellari,

connesse con v. epigastrica superificiale, ramo della v. femorale.

RADICI DELLA V. ASCELLARE Sono divise in superficiali, che decorrono nel sottocutaneo e profonde, che accompagnano le arterie.

Tutte le vene hanno valvole.

Vene superficiali dell’arto superiore

Hanno decorso a contatto con la fascia superficiale, hanno sistemi valvolari e sono proporzionali al muscolo; hanno pareti

prevalentemente muscolari e molte anastomosi.

Hanno origine dalla parte distale della mano dalla rete venosa palmare e dorsale (unite tra loro alla base dei metacarpi) che

continuano, nell’avambraccio, nella vena cefalica (radiale) e basilica (ulnare) e, a volte, nella v. cefalica accessoria, che ha origine

mediale e si unisce alla cefalica a metà dell’avambraccio.

Rete venosa del palmo – Rami esili che terminano nella rete dorsale

Rete venosa del dorso – Principale sistema di scarico, ha rami grossi con molte anastomosi. Confluisce nelle v. dell’avambraccio.

VENA CEFALICA Origina dalla rete venosa dorsale, vs il radio, e si porta sulla pt volare dell’avambraccio a livello

 

sottocutaneo. A livello del gomito emette v. mediana del gomito che si collega alle v. profonde ed alla v. basilica.

Continua nel solco bicipitale laterale prima e deltoideopettorale dopo per portarsi alla clavicola dove, dopo aver bucato la

fascia, continua nella v. ascellare.

Riceve rami dalla faccia volare e dorsale dell’avambraccio, dalle pt laterali di braccio e spalla, la v. toracoacromiale e v.

cefalica accessoria.

VENA BASILICA Origina dalla rete venosa dorsale, vs l’ulna, corre sul lato dorsale dell’avambraccio e al 1/3 superiore di

 

questo si porta sulla faccia volare. Al gomito riceve la v. mediana del gomito ed entra in rapporto con rami del n. cutaneo

mediale dell’avambraccio.

Continua nel solco bicipitale mediale dell’avambraccio e a metà fora la fascia brachiale per connettersi alla v. brachiale

mediale. Riceve molti rami (come per la cefalica) e ha molte anastomosi con la cefalica.

VENA MEDIANA DELL’AVAMBRACCIO Origina dalla rete venosa palmare della mano e si porta nel lato volare

 

dell’avambraccio per buttarsi poi nella v. mediana del gomito o nella basilica (a volte con rami va alla cefalica).

Vene profonde dell’arto superiore

Sono in rapporto con le rispettive arterie (due vene per ogni arteria) e drenano il sangue dal territorio profondo.

Hanno valvole ed entrano in rapporto con la rete superficiale.

Hanno origine dalle v. palmari digitali, che proseguono nell’arcata palmare superficiale (insieme all’arcata arteriosa superficiale) e dalle

v. palmari metacarpiche, che vanno nell’arcata palmare profonda (con l’arcata arteriosa profonda).

Queste continuano nelle due vene ulnari (che ricevono le v. interossee ant. e post.) e due radiali, che seguono le rispettive arterie, e si

uniscono a livello del gomito per dare le due vene brachiali (quella mediale nel suo decorso riceve la v. basilica), satelliti delle arterie

omonime, che a livello del margine inferiore del grande pettorale, confluiscono nell’arteria ascellare.

VENA CAVA INFERIORE (V. TIPO PROPULSIVO)

Drena il sangue dagli organi sottodiaframmatici e giunge all’ADX (postero-inferiormente) del cuore.

Il TdD è quello dell’aorta addominale e vi corrisponde tranne per la pt dove si localizza la VENA PORTA: questa porta il sangue degli

organi addominali dell’apparato digerente (da stomaco al retto) al fegato, qua si ramifica e passa per i sinusoidi epatici e poi si

ricongiunge alla v. cava inferiore.

La v. cava inferiore è grossa e lunga c.ca 22 cm, origina a L5 dalla confluenza delle due v. iliache comuni e ha decorso ascendente

(sulla DX della colonna - incrocia art renale DX), passa posteriormente al fegato, tra i pilastri medio e DX del diaframma, attraversa il

pericardio e si apre nella pt postero inferiore del cuore.

Da pdv strutturale è meno muscolare nel tratto toracico e vicino allo sbocco nel cuore è avvolta da fasci di miocardio, in questa sede

presenta la valvola di Eustachio, inattiva nell’adulto. TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE LATERALE MEDIALE

PT Dal basso vs l’alto: -L3/L4 e dischi -Pt discendente del Per tutto il decorso l’aorta.

ADDOMINALE Art iliaca comune DX -Leg longitudinale ant duodeno Anche pilastro medio del

peritoneo parietale post. -Margine mediale del -Margine mediale rene diaframma e lobo caudato

Radice mesentere grande psoas DX DX e ghiandola del fegato.

Art genitale DX -Tronco simpatico surrenale DX

Pt orizzontale del duodeno -Art renale, surrenale -Lobo DX del fegato

Testa pancreas media e frenica che

Bulbo duodenale separano v. cava dal

* Crea pt post. Forame epiploico pilastro medio del

Fegato (in fossa v. cava) diaframma.

PT TORACICA Intrapericardica: piega riflessione del Nella pt extrapericardica: Intrapericardica: piega Intrapericardica: piega

pericardio Polmone e pleura DX riflessione del riflessione del pericardio

N. frenico DX pericardio

RAMI DELLA V. CAVA INFERIORE

Vengono suddivisi in rami parietali e viscerali.

RAMI PARIETALI

VENE LOMBARI Corrispondenti delle v. intercostali. In numero di 4/5 per lato. Sono composte da radici: quella ventrale drena il

sangue dai m. larghi dell’addome, quella dorsale dai m. delle docce vertebrali e radici che drenano il sangue dal midollo, dai plesso

venosi vertebrali e dai corpi delle vertebre. Queste v. si formano nel foro intervertebrale, hanno decorso a lato delle coste e arrivano

alla pt posteriore della v. cava inferiore; sono connesse longitudinalmente da v. lombare ascendente che comunica sotto con v. lombare

e sopra crea v. azigos ed emiazigos e pertanto è un sistema di connessione tra la v. cava inferiore e superiore.

VENE FRENICHE INFERIORI Originano dalla rete venosa sottodiaframmatica e sfociano nella v. cava inferiore sotto allo sbocco delle

v. epatiche.

RAMI VISCERALI

VENE RENALI Originano dall’ilo renale (da 3-6 rami che escono dal parenchima) e, con decorso obliquo, entrano ad angolo retto nella

v. cava inferiore a livello di L2.

Vene renali SX: tre volte più lunga della DX. Passa dietro alla v. lienale ed al corpo del pancreas e poi anteriormente all’aorta

. addominale (sotto lo sbocco della mesenterica superiore); a volte passa sia dietro che davanti o solo dietro. Riceve v. genitale

DX e v. surrenale SX.

Vena renale DX: Corta e diretta. Dietro parte discendente del duodeno

.

VENA SURRENALE Nascono dall’ilo della ghiandola surrenale. Quella DX è breve ed entra direttamente nella v. cava inferiore, quella

SX prima di entrarvi passa dietro al corpo del pancreas.

VENE TESTICOLARI Originano dalla pt posteriore del testicolo e dalla testa dell’epididimo e si uniscono in una radice che si unisce a

sua volta ai rami venosi che provengono dal corpo e dalla coda dell’epididimo e formano il plesso venoso pampiniforme che decorre

anteriormente al condotto deferente e all’art spermatica interna.

Le v. anteriore del plesso proseguono in due vene che vanno ai lati dell’art testicolare (passando davati a grande psoas e uretere) e poi

danno origine ad un’unica vena che arriva obliqua alla cava inferiore a DX o ad angolo retto.

VENE OVARICHE Originano dal plesso venoso del leg. largo, che a sua volta è in contatto con tuba uterina e ilo ovarico, che si

connette al plesso venoso uterovaginale formando il plesso venoso pampiniforme che accerchia l’art ovarica e decorre insieme al leg

sospensore dell’ovaio per poi formare le v. satelliti dell’art ovarica e andare a confluire nella v. cava inferiore a DX o nella v. renale a

SX.

VENE EPATICHE (PROPULSIVO) Dal parenchima epatico originano le v. centro lobulari, poi le sottolobulari ed infine le epatiche che

emergono a livello della fossa della v. cava posteriore al fegato. Le v. principali sono quella DX, media e SX, non hanno t. connettivo e

sono a diretto contatto con il parenchima epatico ed entrano nella cava inferiore tra il fegato e il diaframma (quella SX e media spesso

formano il tronco di Rex). Sono presenti anche le v. epatiche minori che entrano direttamente nella cava nella pt inferiore della fossa

della v. cava e drenano il sangue da regioni del lobo destro e caudato.

SISTEMA DELLA VENA PORTA

Conduce al fegato il sangue dell’apparato digerente sottodiaframmatico, di milza e della cistifellea e in seguito lo porta alla v. cava

inferiore. All’origine e alla fine è connesso a due sistemi capillari.

Il tronco della v. porta origina a 2L, dietro alla testa del pancreas e davanti alla v. cava inferiore, a partire dalla confluenza della

mesenterica superiore e del tronco v. mesenterica inferiore e v. lienale.

Decorre vs la pt superiore del duodeno, sale sul piccolo omento davanti al forame epiploico, e si porta dietro al coledoco dove viene

circondata da n. del plesso epatico, vasi linfatici e linfonodi. Giunta all’ilo del fegato si divide nei rami terminali DX (che riceve la v.

cistica) e SX: ognuno di questi, dentro al fegato, si divide in ramo parameridiano e laterale per i diversi territori epatici.

Ramo SX Più lungo, ha decorso curvilineo e termina a cul de sac nel recesso di Rex, collegato al legamento rotondo (residuo

v. ombelicale SX).

Ramo DX Rettilineo, riceve v. paraombelicale ed è connesso con leg. venoso (del dotto venoso).

 TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE MEDIALE LATERALE

Testa pancreas, prima parte del duodeno, entra nel legamento epatoduodenale e v. cava Aorta Condotto del coledoco

alla sua fine forma la pt anteriore del forame epiploico inferiore

RAMI AFFLUENTI DELLA VENA PORTA

VENA GASTRICA SX Origina da rami che portano il sangue dalla facce gastriche anteriori e posteriori e termina nella pt iniziale della

v. porta. Decorre sulla piccola curvatura dello stomaco fino al cardias dove riceve le v. esofagee inf.

VENA GASTRICA DX Decorre sulla piccola curvatura vs il piloro. Drena sangue di stomaco e piloro. All’origine comunica con la v.

gastrica sx e nel decorso riceve la vena prepilorica anteriormente

VENE CISTICHE A volte sboccano autonomamente nella v. porta, altre volte portano il sangue della pt anteriore della colecisti vs il

parenchima epatico e quindi nelle v epatiche o vs le vene dei dotti biliari

VENE OMBELICALI Vena prenatale che origina dai villi coriali della madre, si porta lungo il cordone e quindi nella cavità addominale

dove percorre il leg falciforme sino alla pt inferiore del fegato, per entrare poi nel ramo SX della v. porta. Dopo essere passata nella pt

inferiore del fegato continua come condotto venoso di Aranzio che termina nella v. epatica SX. Porta sangue ossigenato da madre a

feto.

Alla nascita vena e condotto si obliterano e diventano leg rotondo e leg venoso.

VENE PARAOMBELICALI Esili rami che dalla parete anteriore dell’addome vanno alla v. porta. Decorre sul leg rotondo sino alla faccia

inferiore del fegato. Fa anastomosi con v. epigastrica superficiali, inferiore e superiore SX e crea un sistema di connessione portocavale.

RADICI DELLA VENA PORTA

VENA MESENTERICA SUPERIORE Origina dai rami di drenaggio dell’intestino tenue e pt DX dell’intestino crasso.

Decorre formando una curva concava a DX che va sino all’unione tra lienale e mesenterica inferiore (per formare la v. porta).

TOPOGRAFIA

POSTERIORE MEDIALE

Uretere destro e v. cava inf., pt orizzontale duodeno e testa del pancreas. Art mesenterica superiore

Rami affluenti: V. digiunali, ileali, ileo coliche, v. colica DX e media, v. pancreaticoduodenale, v. pancreatiche, v. duodenali e v.

gastroepiploica DX.

VENA MESENTERICA INFERIORE Drena il sangue dalla metà SX dell’intestino crasso.

Nasce come v. emorroidaria superiore che fa anastomosi con v. rettali medie e inf., si sviluppa con decorso ascendente dietro al

peritoneo parietale e, dopo la flessura duodenodigiunale, diventa v. mesenterica inferiore.

TOPOGRAFIA

ANTERIORE LATERALE MEDIALE

v. RETTALE SUP Peritoneo parietale Art mesenterica sup. Uretere SX

v. MESENTERICA INF Pancreas

Rami affluenti: v. colica sinistra (dal colon ascendente) e v. sigmoidea.

VENA LIENALE Drena il sangue di milza, stomaco, pancreas e grande omento.

Origina da v. lienali nell’ilo della milza e continua nelle v. gastriche brevi. Termina nella v. mesenterica superiore.

Decorre nel legamento posteriore della milza e continua prima sulla faccia superiore della coda del pancreas e poi nella faccia posteriore

del corpo dello stesso. Passa anteriormente al rene SX ma ne rimane separata dal diaframma.

E’ separata dall’aorta addominale per mezzo dell’art mesenterica superiore e della v. renale SX.

Riceve: v. gastriepiploica SX, 6 v. pancreatiche, v. duodenali e v. gastrica posteriore.

Vene porte accessorie: Sistemi venosi collaterali alla v. porta che affluiscono a questa a livello della diramazione epatica: tra queste

la v. del legamento falciforme e quella del leg. rotondo, v. cistiche, v. ombelicali e via dicendo.

Creano un circolo collaterale portocavale.

Anastomosi portocavale: Anastomosi tramite diversi rami che permettono di riportare all’ADX, tramite la v. cava inferiore, il sangue

della v. porta ostruite. Esistono diverse anastomosi:

Anastomosi esofagee: Tra la v. gastrica DX (sistema portale) e le v. esofagee inf. (sistema cavale). In caso di circolo

 collaterale le v. si dilatano e possono andare incontro a varicosità che può portare ad ematemesi mortale.

Anastomosi rettali: Tra le v. rettali sup. (della v. mesenterica inf, circolo portale) e le v. rettali medie e inf. (dell’iliaca interna,

 circolo sistemico). Varicosità causa emorroidi

Anastomosi paraombelicali: Anastomosi tra v. paraombelicali e v. epigastriche (c. sistemico). Varicosità a raggiera attorno

 all’ombelico causa caput Medusae.

Anastomosi peritoneali: Tra v. mesenterica (c. portale) e v. lombari, sacrale mediana, spermatiche interne e renali (c.

 sistemico). Insieme formano il sistema di Retzius.

RADICI DELLA VENA CAVA INFERIORE

VENE ILIACHE COMUNI Originano dalla vena iliaca esterna ed interna a livello dell’art sacroiliaca. Hanno decorso obliquo vs l’alto sino

a 5L dove si uniscono per formare la v. cava inferiore. Drenano il sangue dagli arti inferiori, pelvi, genitali esterni e parete addominale.

V. iliaca comune DX: Contrae rapporto con l’arteria omonima. Ha decorso verticale e posteriormente incrocia il n. otturatore

che va vs il foro otturato. Non ha valvole né affluenti, origina da v. iliaca interna ed esterna DX.

V. iliaca comune SX: Ha decorso obliquo e si trova dietro all’art omonima. Davanti ha il mesocolon sigmoideo ei vasi rettali

superiori. Ha come affluente le v. sacrali mediane. Origina dalla v. iliaca esterna ed interna SX.

V. sacrali mediane – Drenano la pt anococcigea. Sono 2, decorrono a lato dell’art omonima. Anastomosi con v. sacrali

o laterali per formare il plesso venoso sacrale anteriori. Vanno all’iliaca comune SX.

VENA ILIACA INTERNA Drena il sangue da pelvi, genitali esterni e arto inferiore. Origina sopra il grande foro ischiatico, ha decorso

verticale sull’art sacroiliaca e termina unendosi all’art iliaca esterna. Contrae rapporto posteriormente con plesso sacrale e art iliaca

interna.

Rami affluenti

Vengono suddivisi in rami viscerali, che originano da plessi venosi privi di valvole che circondano gli organi viscerali, e rami parietali.

V. PUDENDA INTERNA (SATELLITE): Origina sotto alla sinfisi pubica dall’art dorsale profonda del pene/clitoride e dal plesso

venoso pudendo. Decorre lungo la branca ischiopubica, prima sotto e poi nel canale pudendo, sino alla spina ischiatica; passa

dietro all’inserzione del m. coccigeo, entra nel bacino dove sbocca nella v. iliaca interna.

Riceve v. profonda del pene/clitoride, v. uretali, v. bulbo dell’uretra/vestibolo, v. scrotali/labiali posteriori, v. rettali inf.

PLESSO VENOSO PUDENDO: Inferiore alla sinfisi pubica, dietro al legamento arcuato del pube, si colloca davanti a

prostata/uretra ed è in comunicazione con il plesso vescicolo-prostatico/vaginale. Come affluente ha l’art dorsale profonda del

pene, le v. vescicali anteriori, della prostata/uretra. Termina nelle v. pudende.

PLESSO VENOSO VESCICOLOPROSTATICO: A lato della prostata e nella pt inferiore della vescica, anteriormente è in

comunicazione con il plesso venoso pudendo. Come rami ha v. vesciali laterali e post., v. prostata/tratto terminale uretere, v.

vescichette seminali/dotto deferente. Termina nelle v. vescicali.

PLESSO VENOSO VESCICOLOVAGINALE: Anteriormente ha il plesso v. pudendo, medialmente il plesso v. uterovaginale, post.

il p. emorroidario. Riceve rami da vescica e vagina e termina nelle v. vescicali/Vaginali.

PLESSO VENOSO UTEROVAGINALE: Anteriormente ha il plesso vescicolovaginale, dietro il p. emorroidario e si connette anche

con il plesso pampiniforme. Si estende nel legamento largo dell’utero sino alla pt anteriore della vagina. Scarica nelle v.

uterine che confluiscono nella v. iliaca destra

VENA RETTALE MEDIA: Va dal plesso rettale sino alla v. iliaca destra. Decorre a lato del m. elevatore dell’ano. Riceve rami da

vagina, prostata, vescichette seminali.

PLESSO VENOSO RETTALE: Circonda l’intestino retto. Va dal plesso vescicoprostatico/vaginale sino alle v. emorroidarie

superiori, media e inferiore. Riceve v. superficiali del perineo e v. sacrale mediana

VENA OTTURATORIA: Drena la parte mediale della coscia. Origina da un ramo anteriore (genitali esterni) ed uno posteriore

(m. quadrato del femore, adduttori e art dell’anca). Nel decorso entra nel foro otturato, passa in alto vs dietro e poi tra

l’uretere e l’art iliaca interna e giunge alla v. iliaca interna. Fa anastomosi con rami di coscia

VENA GLUTEA SUPERIORE: Origina dai rami superficiale e profondo che drenano il sangue della regione glutea. Entra nelle

pelvi per il grande foro ischiatico e si sposta sino alla v. iliaca interna. Anastomosi con v. glutea inf.

VENA GLUTEA INFERIORE: Decorre insieme all’art glutea inferiore. Drena dalla pt postero-inferiore della coscia. Origida da due

rami, entra grazie al grande foro ischiatico e si sposta sino all’iliaca intera. Anastomosi con v circonflessa del gemore e

perforante superiore.

VENA SACRALE LATERALE: Decorre lungo il sacro e termina nella v. iliaca interna. Riceve i rami intervertebrali della regione.

Crea per anastomosi il plesso sacrale anteriore.

VENA ILEOLOMBARE: Drena i m. del dorso, dello psoas e dell’iliaco. Origina da un ramo iliaco e uno lombare, decorre dietro

allo psoas e si unisce alla v. iliaca interna. Connessa con v. lombare ascendente dell’azigos a DX ed emiazigos a SX.

VENA ILIACA ESTERNA

Origina sotto il leg inguinale e termina unendosi insieme all’iliaca interna a formare l’iliaca comune.

Nel decorso entra nella lacuna dei vasi, quindi nelle pelvi, ha decorso posteromediale, sul lato mediale del m. psoas fino all’art

sacroiliaca. TOPOGRAFIA

POSTERIORE MEDIALE PROSSIMALE MEDIALE DISTALE

A DX Art iliaca interna, uretere, vasi ovarici

Grande psoas Dotto deferente, leg. rotondo dell’utero e peritoneo.

A SX Art omonima.

RAMI AFFLUENTI

 V. EPIGASTRICA PROFONDA: Drena il sangue dei m. obliquo esterno, retto dell’addome e t. sottoperitoneale.

Origina da questi e termina, con decorso discendente, nell’iliaca esterna (sopra il leg inguinale). Comunica con la v. epigastrica

superiore (dell’iliaca interna)

 V. CIRCONFLESSA ILIACA PROFONDA: Sono due e corrispondono all’art omonima. Si uniscono all’iliaca esterna sopra al

legamento inguinale

Nell’arto inferiore le v. sono suddivise in profonde, che seguono le art e hanno molte valvole, e superficiali, indipendenti dalla rete

arteriosa e con pareti ricche di t. muscolare.

Vena femorale (PROPULSIVA nell’adulto)

Principale v. dell’arto inferiore. Origina dalla v. poplitea dalla fine del canale degli adduttori e va sino al leg inguinale.

Ha 4-5 valvole (costanti quella allo sbocco della v. femorale profonda e dell’anello femorale) e segue l’arteria: prima è posterolaterale a

questa e poi mediale.

Drena il sangue della rete profonda e superficiale dell’arto inferiore, della regione anterolaterale dell’addome e dei genitali esterni.

Rami collaterali: v. pudende esterne (scroto/grandi labbra), v. dorsale sottocutanea del pene/clitoride (decorso mediale), v. epigastrica

superficiale (pt inferiore dell’addome), v. circonflessa iliaca superficiale (natica e parete addome), v. toracoepigastrica (anastomosi con

toracica laterale della v. ascellare).

*Si forma un importante circolo anastomostico tra i rami della giugulare esterna, ascellare e tronco brachiocefalico insieme alla

femorale e alle vene paraombelicali: si crea un sistema portocavale infero-superiore.

RADICI SUPERFICIALI DELLA V. FEMORALE (descrizione centripeta)

Vene CUTANEE PLANTARI Le vene digitali plantari formano alla base delle dita un arco venoso plantare cutaneo (concavità

posteriore) che drena alle v. marginali laterale e mediale ed è in comunicazione con la rete anastomotica plantare cutanea, a sua volta

connessa con altri sistemi superficiali di drenaggio, e con le v. profonde plantari. Hanno molte valvole.

Vene CUTANEE DORSALI Le v. digitali dorsali scorrono sul dorso delle dita e sono connesse alle v. metatarsali dorsali che arrivano

all’arco venoso dorsale cutaneo (concavità vs il dietro) a livello delle ossa metatarsali che si connette a sua volta alla rete venosa

cutanea dorsale del piede che arriva al margine superiore della gamba.

Dall’arco venoso dorsale si formano due vene: la v. marginale mediale, che continua nella grande safena, e la v. margine laterale che

continua nella piccola safena.

Vena GRANDE SAFENA (PROPULSIVO) Origina dalla v. marginale mediale e si porta sul lato mediale della gamba descrivendo un arco

con concavità anteriore (passa dietro al malleolo mediale). Prosegue sul m. sartorio e resta sempre superficiale, adesa alla fascia lata,

sino a 3-4 cm sotto al leg inguinale dove entra nella v. femorale, dopo aver perforato la fascia cribrosa. E’ ricca di fibre muscolari.

Drena il sangue della regione dorsale del piede e mediale della gamba, riceve i rami anteromediali della gamba e la v. nutritizia della

tibia: ogni tanto le drenanti di questa v. nella coscia si uniscono a formare un tronco detto v. safena accessoria che poi entra nella v.

safena. E’ molto anastomizzata con la piccola safena.

Vena PICCOLA SAFENA (PROPULSIVO) Origina a livello della caviglia e termina nella fossa poplitea. Drena il sangue della regione

posterolaterale. Inizialmente ha un decorso superficiale, in seguito subfasciale.

Origina dalla v. marginale laterale, dietro al malleolo laterale e segue il tendine di Achille, continua tra i due m. gemelli, fora la fascia

della gamba e sbocca nella v. poplitea: a questo livello riceve la v. femoropoplitea (drena pt posteriore della coscia). Decorre insieme al

n. cutaneo mediale.

RADICI PROFONDE DELLA V. FEMORALE

Vene PIANTA DEL PIEDE Le v. digitali plantari continuano nelle 4 vene metatarsali planati che formano l’arco profondo venoso

plantare, che va alle due v. planari laterali che, unite alle mediali, formano le tibiali posteriori

Vene del DORSO DEL PIEDE Iniziano sul dorso del piede come v. metatarsali dorsali e hanno decorso simile alle arterie. Danno poi

origine alle tibiali anteriori.

Vene TIBIALI POSTERIORI Decorrono insieme all’art omonima. Drenano il sangue della regione plantare, della pt posteriore della

gamba, delle v. peroniere (decorso uguale all’art peroniera) e delle v. superficiali della gamba.

Vene TIBIALI ANTERIORI Sono due, seguono il decorso dell’art omonima. Origina dalle v. del dorso del piede e si porta sulla pt

anteriore della gamba e si sposta sulla regione posteriore superando il margine superiore della m. interossea, insieme alle tibiali post

danno origine alla v. tibiale.

Vena POPLITEA (PROPULSIVO) Origina dal solco del tendine del m. soleo e termina all’inizio del canale degli adduttori. E’ nella stessa

guaina dell’arteria femorale che prima è laterale e poi mediale. Decorre con il n. tibiale. Riceve la piccola safena, rami muscolari e

cutanei del’art poplitea e rami dai m. gemelli.

Vena FEMORALE PROFONDA Viaggia insieme all’art omonima e decorre dall’art poplitea sino al triangolo femorale dove continua nella

v. femorale. Drena il sangue dalla regione anterofemorale.

Riceve v. perforanti, circonflesse mediale e laterale. Tramite un sistema di anastomosi si connette con i rami dell’art iliaca interna e

della femorale consentendo la creazione del circolo collaterale in caso di otturazione della v. femorale.

SISTEMA LINFATICO

Sistema ad una via. Trasporta sostanze particolari e proteine dagli spazi interstiziali dei tessuti al sistema sanguigno.

La sua mancata funzione causa un’eccessiva concentrazione di proteine nei fluidi interstiziali con conseguente accumulo di liquidi nella

regione (edema). Ha un ruolo importante nella regolazione idrostatica ed omeostatica.

Le proteine extravasano dai capillari ematici e sono convogliate vs i capillari linfatici capaci di assorbire macromolecole: in essi la

concentrazione proteica è alta (sempre minore rispetto a quella nel plasma).

Il sistema linfatico, inoltre, trasporto cellule immunocompetenti, linfociti, sino alle stazioni linfonodali, siti molto importanti per la

presentazione di antigeni e la creazione di cloni linfocitari (anche se sono spesso sede di metastasi).

Esistono diversi tipi di vasi linfatici: di conduzione e con alta capacità di assorbimento.

Vasi con alta capacità di assorbimento – detti capillari linfatici riescono a rimuovere fluidi e proteine dalla matrice

extracellulare: da questa originano a fondo cieco e si uniscono a formare una rete linfatica superficiale o profonda dell’organo.

Vasi di conduzione – Dai capillari linfatici precollettori (con valvole) ai collettori prelinfonodali con attività propulsiva al

  

linfonodo locoregionale ai collettori postlinfonodali tronco linfatico (non assorbe, l’endotelio è rivestito da lamina basale

 

continua e muscolatura liscia) dotti linfatici (non assorbe, solo dotto toracico e dotto linfatico DX).

Dotto toracico: Origina dalla cisterna del chilo (L2) e drena la linfa delle regioni inferiori del corpo, regione toracica SX, arto SX, testa e

collo SX.

Dotto linfatico DX: Origina dalla giunzione giugulo-succlavia DX e drena le restanti regioni.

Ovunque vi è un sistema di vasi linfatici ma non in tutto gli organi è presente l’apparato linfatico vero e proprio ma spesso, come nel

SNC, troviamo solo i condotti prelinfatici che convogliano fluidi ai linfonodi ma non un’estesa rete.

Linfa

Nello scorrimento del sangue ai capillari vi è un’extravasazione del sangue (circa 15 ml/min) che al 90% viene riassorbito nel circolo

venoso mentre il restante diventa liquido interstiziale (insieme con esso anche proteine plasmatiche che non possono rifluire nel vaso

venoso contro gradiente di concentrazione).

Il filtrato plasmatico si sposta vs il capillare linfatico perdendo nutrienti e acquistando ormoni e prodotti catabolici dove sarà assorbito:

in questa sede vi è anche l’assorbimento di cellule che presentano antigeni (la regolazione è diversa!).

All’interno del linfonodo la linfa subisce una variazione di composizione e nel collettore postlinfonodale la concentrazione proteica è

maggiore.

La matrice extracellulare (ME) determina le caratteristiche fisiobiologiche del tessuto: fibre strutturali e adesive regolano l’impalcatura

mentre i GAG (glicosamminoglicani) ne regolano l’idratazione.

I GAG si associano ad un nucleo proteico a formare i proteoglicani con carica negativa, mediante l’attrazione/repulsione ionica, regolano

il volume dell’interstizio e la pressione osmotica, quindi l’idratazione dell’interstizio.

La composizione della matrice extracellulare regola anche la diffusione di molecole all’interno dell’interstizio.

Struttura dei capillari linfatici

La forma è solitamente cilindrica. Le cellule endoteliali sono piatte con invaginazioni di vescicole sia verso il lume che vs l’interstizio. Le

cellule sono tra loro adese mediante sovrapposizioni e giunzioni serrate ma non è esclusa l’apertura delle giunzioni per il passaggio del

filtrato. La maggior parte dei capillari manca di membrana basale: i capillari, pertanto, sono a diretto contatto con la ME.

L’apertura degli spazi tra le cellule endoteliali abbassa la pressione interna del vaso causando l’assorbimento del liquido (che altrimenti

sarebbe contro gradiente): l’apertura degli spazi è causata dall’ancoraggio di cellule endoteliali ad elementi della ME come fibre simili

all’elastina o fibre collagene.

Struttura dei vasi linfatici di conduzione

La confluenza dei vasi linfatici crea vasi di diametro maggiore: in essi la membrana basale diviene continua e compaiono fibre muscolari

lisce ed elementi connettivali. Nei vasi linfatici più grandi invece si possono notare tre strati:

Endotelio e membrana basale

. Fibre muscolari più fibre collagene/elastiche

. Esternamente uno strato di avvenitizia formato da fibroblasti e fibre di connettivo.

.

Lo scorrimento della linfa nei vasi non è garantito da una pompa ma, essendo lento, non necessita di grandi forze propulsive. Tra i

sistemi di contrazione troviamo: contrazione muscolatura adiacente al vaso, pulsazione arteriosa dei vasi adiacenti al vaso linfatico,

contrazione dei linfociti (la cui parete è muscolare), variazione della pressione interstiziale, movimenti respiratori. I vasi sono inoltre

dotati di valvole per evitare il reflusso della linfa in seguito al rilassamento della parete.

PRECOLLETTORI Endotelio e componente connettivale con alcune fibre muscolari lisce con andamento a spirale. Le valvole sono

assenti. Possono essere presenti internamente agli organi. La loro unione forma i collettori prelinfonodali.

COLLETTORI PRE-POSTLINFONODALI Possono essere superficiali, nel connettivo sottocutaneo indipendenti dal decorso aterovenoso,

o profondi, sotto la fascia comune o interni ai visceri che possono essere satelliti dei vasi sanguiferi. Sono provvisti di coppie di valvole

semilunari che favoriscono il flusso centripeto: l’ampia presenza di valvole e successive dilatazioni della parete ne determina l’aspetto a

filo di perla.

I collettori prelinfonodali versano nella stazione linfonodale che in seguito porta la linfa ai collettori postlinfonodali.

Non è possibile apprezzare la distinzione di tre tonache ma sono vasi provvisti di fibre muscolari con andamento elicoidale contrapposto

nello strato più interno rispetto a quello più esterno.

I vasi sono esternamente circondati da fibre amieliniche e vasi sanguiferi, dalle regioni periferiche fasci connettivali si irradiano dentro

al vaso per tenerlo beante. Non sono presenti elementi elastici.

A livello dello sbocco dentro al linfonodo del collettore prelinfonodale il suo strato connettivo esterno prosegue con il connettivo

capsulare del linfonodo stesso e quello dell’endotelio con quello del seno sottocapsulare.

DRENAGGIO LINFATICO TESTA E COLLO

In questa regione sono presenti molti linfonodi e questo fatto influenza particolarmente la prognosi in caso di metastasi linfonodali.

Per determinare la posizione dei linfonodi è opportuno suddividere la regione cervicale in due triangoli separati dallo

sternocleidomastoideo che ha decorso obliquo:

 Il triangolo posteriore anteriormente è delimitato dal m. sternocleidomastoideo e posteriormente dal trapezio.

Viene suddiviso in altre due regioni dal ventre inferiore del m. omoioideo: triangolo occipitale e sovraclaveare.

 Il triangolo anteriore posteriormente ha lo sternocleidomastoideo e avanti il corpo della mandibola e viene suddiviso in altre

quattro regioni (due sopraioidee e due sottoioidee).

TRIANGOLO SOTTOMENTONIERO – Anteriormente dal ventre anteriore del digastrico, sotto dall’osso ioide e

cranialmente dalla sinfisi mandibolare.

TRIANGOLO SOTTOMANDIBOLARE – Medialmente ha il ventre anteriore del digastrico, posteriormente il ventre post.

del digastrico laterosuperiormente ha il corpo mandibolare e il m. miloioideo

TRIANGOLO CAROTIDEO – Avanti ha il ventre post del digastrico, medialmente il ventre superiore dell’omoioideo e

lateralmente lo sternocleidomastoideo.

TRIANGOLO MUSCOLARE – Medialmente dal margine inf. dello sternoioideo, posteriormente dal margine anteriore

dello sternocleidomastoideo e sopra dal ventre superiore dell’omoioideo.

Esistono linfonodi superficiali e profondi e tutti drenano, in ultima analisi, nei tronchi linfatici giugulari DX e SX: quelli confluiti a DX

formano il dotto linfatico DX che sbocca alla giunzione giugulare interna-succlavia, quelli sboccati a SX arrivano al dotto toracico che

sbocca sempre tra giugulare interna e succlavia.

I linfonodi cervicali sono suddivisibili in due catene per un totale di 10 categorie linfonodali.

CATENA ORIZZONTALE SUPERIORE

TOPOGRAFIA AFFERENZE EFFERENZE

SOTTOMENTONIERO Fascia sulla faccia inf. del m. miloioideo. Nel Labbra, lingua, pt Linfonodi retro mandibolari e

triangolo sottomentoniero. anteriore bocca giugulomoidei

SOTTOMANDIBOLARE Tra mandibola e ghiandola sottomandibolare. Ghiandola, denti, pt Linf. vena giugulare interna e

Tra i due ventri del digastrico con base il m. laterali naso. controlaterali

miloioideo

PAROTIDEO Pt inferiore ghiandola: diviso intraghiandolari, Capello, orecchie, Linf. vena giugulare interna

sopra e sottoaponeurotoci regione infratemp.

MASTOIDEO Origine sternocleidomastoideo Padiglione auricolare, Linf vena giugulare interna

meato acustico est

OCCIPITALE Sopra al trapezio Pt occipitale Linf. n accessorio spinale e linf.

triangolo posteriore.

CATENA VERTICALE TOPOGRAFIA AFFERENZE EFFERENZE

CERVICALI SUPERFICIALI Davanti a sottoioideo e Pt anteriore collo Linf art cervicale trasversa e v.

ANTERIORI sternocleidomastoideo (SCM), rivestiti dal giugulare interna.

plastisma

CERVICALI SUPERFICIALI Superficiali a SCM Lato del collo Linf art cervicale trasversa e v.

giugulare interna.

LINF CERVICALI PROFONDI Anteriore – davanti a giugulare interna v. giugulare esterna, Tronco linfatico giugulare

(della V. GIUGULARE (superiori sino a biforcazione carotidea, retrolaterofaringei,

INTERNA) medi sotto 3 cm biforcazione Cavità nasali, organi

inferiori sino a clavicola) app respiratorio

Post – Esterni a v. giugulare esterna superiore

TRIANGOLO POSTERIORE Nel decorso del n accessorio spinale, sul Lato del collo, cingolo Linf cervicali profondi e catena

margine anteriore del trapezio. Iniziano scapolomerale orizzontale inferiore.

all’origine della catena linfatica della v.

giugulare interna: inferiori, regione

sopraclaveare, superiori, come gli inferiori

dei l. cervicali profondi

CATENA ORIZZONTALE INFERIORE SOPRACLAVEARE

TOPOGRAFIA AFFERENZE EFFERENZE

L. ART CERVICALE TRASVERSA o Decorso art omonima con linfa Linf paraspinali, sottoclaveari e Linf succlavi

CATENA CERVICALE TRASVERSA senso contrario sangue regione mammaria

ALTRI GRUPPI LINFONODALI:

Linfonodi viscerali: drenano organi apparato respiratorio/digerente superiore

Linf. retrofaringei: Sopra la fascia prevertebrale e quella che riveste la pt posteriore della rinofaringe. Sono divisi in mediali

(involuzione nello sviluppo) e laterali. Vi arrivano collettori delle regioni laterocraniali della rinofaringe. Vanno ai linfonodi

dell’art trasversa e della v. giugulare interna

Linf linguali: sull’art linguale

Linf antetragici: Anteriori al trago. Drenano padiglione auricolare

Linf facciali superficiali: Malari, buccinatori e sopramandibolari

E’ possibile, altrimenti, una classificazione a livelli basata sulla palpabilità dei linfonodi.

VASI LINFATICI DI TESTA E COLLO La testa viene suddivisa in tre zone. La regione anteriore/frontale afferisce ai linfonodi parotidei,

quella media/auricolare ai linfonodi mastoidei e cervicali (sup. e inf.) e quella posteriore/nucale ai linf. occipitali e cervicali profondi.

Zone e relativo drenaggio:

Area perioculare: linf sottomandibolari, cervicali superiori e parotidei

. Rinofaringe: Linfonodi retrofaringei e cervicali profondi

. Parti anteriori cavo orale: linfonodi sottomandibolari e sottomentonieri, la restante pt della cavità orale dai linf del triangolo

. posteriore o del n. accessorio spinale

Lingua: drenata da rete linfatica composto da l. sottomentali, giugulo miloioidei, sottomandibolari, della giugulare interna e gli

. accessori del n. spinale.

Drenaggio linfatico arto superiore e parete toracica

I linfonodi ascellari sono molto importanti perché drenano la linfa di arto superiore, parete omolaterale del torace e della pt superiore

dell’addome (vicino alle coste).

Topografia dell’ascella Piramide quadrangolare.

ANTERIORE POSTERIORE MEDIALE LATERALE INFERIORE

Grande e piccolo pettorale M. sottoscapolare, Dentato anteriore ed è Solco bicipitale Fascia ascellare che va dal

grande rotondo e grande delimitata dalla I costa e dell’omero piccolo pettorale al grande

dorsale la clavicola dorsale

* Mantenuta in sede dal leg. sospensore dell’ascella, fascia che parte dal succlavio, circonda il piccolo pettorale e si ancora alla fascia

ascellare.

Nel cavo ascellare sono presenti circa 20-30 linfonodi suddivisibili in 5 gruppi.

TOPOGRAFIA AFFERENZE EFFERENZE

BRACHIALE/LATERALE Faccia posteromediale ascella Collettori superficiali e profondi arto Linf. centrali e apicali

superiore

ANTERIORE/PETTORALE Pt mediale ascella (da II a IV costa) Parete anterolaterale del torace, Linf. centrali e apicali

vicino al dentato anteriore mammella, regione

sopraombelicale dell’addome

SOTTOSCAPOLARE Pt posteriore ascella Muscoli e cute pt posteriore del Linf. centrali e apicali

torace e pt posteroinf. del collo

CENTRALE T. adiposo dell’ascella Altri linfonodi ascella Linf apicali

APICALI/ Dietro alla pt superiore del m. Altri linfonodi ascellari Tronco linfatico succlavio

SOTTOCLAVICOLARE piccolo pettorale. Mediale alla v. per la confluenza giugulosucclavia

ascellare

ARTO SUPERIORE

I linfonodi si trovano principalmente nella cavità ascellare, solo alcuni sono nella pt libera dell’arto superiore.

Superficiali palma della mano ed epitrocleari che ricevono ultime tre dita, pt ulnare dell’avambraccio e sboccano nei collettori satelliti

della v. basilica

Profondi Radiali, interossei anteriore e posteriore, cubitali e brachiali.

I vasi linfatici si dividono in superficiali e profondi.

I collettori superficiali originano nel connettivo sottocutaneo del dorso e palmo della mano e nell’avambraccio si raccolgono nei collettori

mediali, laterali e anteriori: a livello del braccio i collettori mediali decorrono sul margine mediale del bicipite, forano l’aponeurosi

brachiale e giungono ai linfonodi ascellari profondi, quelli laterali decorrono nel solco delteoideopettorale per giungere poi ai linfonodi

laterali e profondi dell’ascella.

I collettori profondi sono satelliti delle arterie e drenano la linfa di ossa, muscoli e articolazioni, passano ai collettori brachiali del braccio

per poi passare ai linfonodi laterali.

PARETE TORACICA

Rimane diviso in sistema superficiale e profondo.

Linfonodi superficiali Tributari dei linfonodi ascellari

Linfonodi profondi Sternali, intercostali e diaframmatici

I collettori superficiali decorrono nel territorio parietale di spalla, collo e pt superiore dell’addome. Quelli nella regione anteriore si

portano ai linfonodi anteriori, quelli posteriori ai linfonodi posteriori.

I collettori profondi sono suddivisibili in alcune regioni di distribuzione:

Muscoli toracici Importanti quelli che drenano dal grande pettorale e vanno ai linf ascellari posteriori e ant.

M. intercostali Si dirigono vs i linfonodi intercostali laterali, poi mediali ed infine sternali

Del diaframma Sono sulla pt convessa del muscolo, vanno ai linfonodi diaframmatici anteriori e posteriori.

Per quanto riguarda il drenaggio della mammella, importante per le metastasi del carcinoma mammario, i collettori originano in

prossimità dei dotti galattofori vicino alla rete subareolare cutanea, perforano la fascia ascellare e si portano vs i linfonodi superiori

anteriori.

I collettori profondi, che originano dai lobuli mediali e laterali, passano sotto ai m. pettorale insieme all’arteria mammaria e si portano

nei linfonodi sternali, satelliti dell’arteria mammaria e connessi con i plessi linfatici del fegato, del diaframma e dei linfatici ascellari

controlaterali.

Drenaggio linfatico dell’arto inferiore

I vasi collettori che giungono alle catene linfatiche esterne, comuni ed aortiche laterali.

Nell’arto inferiore esistono alcune stazioni linfonodali:

LINFONODI ISOLATI Linfonodi tibiale anteriore e posteriore, linfonodi peronieri come satelliti dei vasi. Sono diretti ai

 

collettori poplitei

LINFONODI POPLITEI Localizzati nel cavo popliteo, ricevono collettori superficiali satelliti della v. piccola safena o profondi

 

satelliti dei vasi sanguiferi

LINFONODI INGUINALI (più IMPORTANTE) Drenano i collettori dell’arto inferiore, genitali esterni, perineo e alcune regioni

 

dell’addome. Sono suddivisi in profondi e superficiali

Linfonodi inguinali superficiali – Nel sottocutaneo del triangolo femorale, vicino allo sbocco della v. grande safena

o nella v. femorale: a questo livello si pongono convenzionalmente due linee perpendicolari alla confluenza venosa che

dividono la regione in due pt superiori e due inferiori per la collocazione dei linfonodi; vengono anche divisi in

linfonodi allineati alla v. grande safena o l. sopra il leg. inguinale

Linfonodi profondi – Sotto la fascia criborsa del triangolo femorale, mediali alla v. femorale. Il più importante è il linf.

o di Cloquet sito nel margine esterno del leg lacunare, identifica l’anello femorale.

I collettori superficiali decorrono nel sottocutaneo o subito sotto la fascia superficiale. Originano da dorso e pianta del piede. Sono

suddivisi in collettori mediali, satelliti alla v. grande safena e diretti ai linf inguinali profondi, i collettori laterali diretti ai linf poplitei ed i

collettori glutei superficiali che vanno ai linf inguinali superficiali superolaterali.

I collettori profondi originano da ossa, articolazioni e muscoli, seguono il decorso dei vasi e vanno ai collettori poplitei e femorali per poi

dirigersi ai linfonodi inguinali profondi.

Nel drenaggio ascellare i collettori fanno a capo dei linf ascellari profondi, in quello inguinale è tutto drenato dai linf superficiali.

Drenaggio linfatico visceri toracici

I linfonodi dei visceri toracici sono raggruppati in 14 gruppi, associati in 3 regioni, che sfociano nel dotto toracico o nel dotto linfatico

destro, quelli che emergono dai gruppi tracheobronchiali, brachicefalico e parasternali, dopo essersi uniti a formare i tronchi

broncomediastinici dx e sx emergono nella confluenza giugulosucclavia indipendentemente.

SEDE AFFERENZE EFFERENZE

LINF MEDIASTINICI Mediastino anterosuperiore, Tiroide – Timo – Cuore – Con i linf tracheobronchiali

ANTEROSUPERIORI davanti a v. brachiocefaliche Pericardio – Linf diaframmatici formano i tronchi bronco

laterali mediastinici dx e sx

LINF TRACHEOBRONCHIALI Paratracheali Polmoni, bronchi, trachea, Con i linf tracheobronchiali

Tracheobronchiali superiori cuore, linf mediastinici post formano i tronchi bronco

Linf biforcazione ilari mediastinici dx e sx

LINF MEDIASTINICI Dietro al pericardio, attorno Pericardio posteriore Linf tracheobronchiali o

POSTERIORI all’aorta toracica e all’esofago Esofago – Diaframma direttamente nel dotto toracico

DRENAGGIO CUORE Gli atri hanno pochi vasi linfatici che vanno dall’endocardio all’epicardio per confluire nei collettori dei ventricoli.

I ventricoli hanno un drenaggio esteso che si sviluppa come plesso sub endocardico che continua nel plesso subepicardico per

continuare nei collettori cardiaci superficiali: il maggiore collettore emerge da VSX e decorre nel solco interventricolare anteriore; a

livello del solco coronario riceve il drenaggio della faccia diaframmatica, poi passa sotto auricola SX sino ai linf tracheobronchiali

inferiori.

DRENAGGIO TRACHEA E BRONCHI Drenaggio superficiale (sopra la mucosa) e profondo (sotto la mucosa) che si dirige

posteriormente vs i linf paratracheali, tracheobronchiali o della biforcazione.

DRENAGGIO POLMONI E PLEURE Il polmone presenta un drenaggio linfatico superficiale, sulla superficie dei lobi polmonari e dirette

ai linf broncopolmonari, e profondo, nel connettivo lasso che circondano i bronchi (dai bronchioli terminali – NO ALVEOLI- sino all’ilo del

polmone) che giungono ai linf ilari.

I linfonodi della pleura viscerale raggiungono il drenaggio superficiale del polmone, quelli viscerali vanno ai linf sternali (pleura costale),

linf diaframmatici e mediastinici posteriori.

DRENAGGIO ESOFAGO I vasi linfatici cervicali dell’esofago vanno ai linf cervicali profondi, i vasi toracici ai linf mediastinici posteriori

mentre i vasi linfatici addominali sono diretti ai linf gastrici di sx.

DRENAGGIO TIMO Il drenaggio va ai linf mediastinici anterosuperiori.

Drenaggio addome e pelvi

La maggiore parte della linfa deriva dall’intestino ed, in parte, è compito del sistema linfatico ridurre i liquidi e i nutrienti dagli interstizi

della mucosa.

PARETE ADDOMINALE

Il drenaggio superficiale della regione parietale anterolaterale è mediato dai linfonodi inguinali superficiali. I vasi seguono l’arteria

epigastrica e circonflessa iliaca superficiale.

Il drenaggio parietale posteriore e lombare, mediante collettori che scorrono sulla cresta iliaca, arriva ai linf inguinali superficiali. Quello

della regione parietale alta ai linf ascellari.

Il drenaggio profondo mediante collettori che seguono l’epigastrica profonda e la circonflessa iliaca profonda arrivano al sistema di

drenaggio viscerale addominopelvico.

Sistema di drenaggio viscerali ADDOMINOPELVICO La linfa che proviene dal drenaggio dei visceri e parete addominale, arto inferiore

e visceri pelvici torna al sistema venoso mediante passaggio per il dotto toracico.

Il sistema di drenaggio è composto da una serie di plessi interconnessi tra loro mediante apposite catene linfonodali; tra questi si

identifica: il plesso iliaco esterno ed interno che fanno capo al plesso iliaco comune cui segue il plesso lomboaortico, che accerchia

l’aorta addominale (qua arrivano visceri pelvi e addome) che sbocca nei due tronchi linfatici lombari che portano al dotto toracico.

LINFONODI

Il sistema di linfonodi è vasto e si racchiude in tre gruppi, nell’insieme noti come LINFONODI LOMBOAORTICI: linfonodi preaortici,

aortici laterali e retroaortici (estensione degli altri gruppi linfonodali).

Gli organi ha propri linfonodi che, mediante collettori post-linfonodali, portano la linfa vs i linfonodi preaortici e aortici laterali; a

quest’ultimo si dirigono anche linfonodi dell’arto inf. mediante la catena linfonodale iliaca esterna.

LINFONODI PREAORTICI

Linfonodi che si sviluppano all’origine dei rami aortici più importanti (celiaci, mesenterici sup. e inf.). TdD Rami ventrali impari aorta

addominale

I linfonodi celiaci sono terminali e drenano dal tratto da tutto il drenaggio sotto elencato:

Drenaggio stomaco e duodeno: Le tonache hanno vasi linfatici, che nascono vicino all’epitelio, uniti tra loro da vasi trasversali,

che portano a vasi posti superficialmente alla muscolaris mucosae. I vasi comunicano con i vasi dell’esofago vicini al cardias e i

vasi del duodeno vicino al piloro. Portano a linfonodi gastrici di sx (sulla piccola curvatura), gastroepiploici (tra le pagine del

leg. Gastrocolico) e pilorici (al piloro dello stomaco, ricevono vasi duodenali).

Drenaggio linfatico del fegato: I vasi linfatici profondi si trovano negli spazi portali che ricevono la linfa principalmente dallo

spazio perisinusale del Disse; quelli superficiali sono nel connettivo lasso sottosieroso.

I lifonodi epatici (3-6) sono sul piccolo omento a livello del coledoco e dell’arteria epatica e ricevono vasi dalla pt anteriore del

fegato (i posteriori vanno ai linf sulla v. cava inferiore e ai linf. Cardiali) e di altri visceri addominali.

Drenaggio colecisti e vie biliari extraepatiche: Diretti ai linfonodi epatici, quelli inferiori ai linf pancreaticolienali.

Drenaggio pancreas e milza: I capillari sono vicini alla membrana basale delle cellule acinose (ma non nelle isole del

Langerhans) e confluiscono in vasi che seguono il decorso dei vasi pancreatici per giungere ai linfonodi pancreaticolienali, sul

margine superiore del pancreas (ricevono anche vasi di organi contigui).

I linfonodi mesenterici superiori e inferiori ricevono dalla parte distale della flessura duodenodigiunale sino alla pt superiore del canale

anale: Drenaggio digiuno e ileo - Sono presenti vasi linfatici nella sottomucosa che ricevono chilomicroni (acidi grassi >

12 atomi di C) a livello basolaterale degli enterociti (quelli più piccoli passano al sistema venoso portale). I vasi nella

sottomucosa sono detti vasi chiliferi e vanno sino ai linf mesenterici, tra i foglietti del mesentere, molto abbondanti vicino al

digiuno.

Drenaggio cieco e appendice - Molti vasi nell’apposito tessuto linfoide, diretti ai linfonodi del mesenteriolo e quindi ai gruppi

anteriore e posteriore del linf. Ileocolici (attorno all’omonima arteria).

Drenaggio colon - In numero minore rispetto a quelli sopra. I vasi del colon ascendente e trasverso vanno ai linf mesenterici

superiore, i vasi del colon discendente e sigma vanno ai linf mesenterici inferiori. Passano per linf sull’arteria colica SX

Drenaggio ampolla renale e canale anale - Il drenaggio del canale anale è suddiviso in tre regioni: la parte superiore drena ai

linf pararettali (segue i vasi emorroidari superiori) e poi va ai linf del mesocolon ileopelvico e poi linf mesenterici inferiori, la

parte inferiore drena ai linf iliaci interni, la parte sotto alla giunzione cutaneomucosa, drena ai linf inguinali superficiali

LINFONODI AORTICI LATERALI

Drenano la linfa del TdD dei rami laterali pari splancnici dell’aorta come arto inferiore, reni, surreni, uretere, testicoli,

ovaie, visceri pelvici (no intestino), regione sottoombelicale della parete addominale, perineo.

Buona parte drenano direttamente. Quelli dei visceri pelvici, parti laterali e anteriore della parete addominale invece

passano prima per i linfonodi iliaci.

I linfonodi inguinali invece vanno ai linf iliaci esterni comuni aortici laterali.

 

I linfonodi iliaci esterni drenano la linfa dei vasi omonimia dall’anello inguinale sino a L5 e, con rami collettori, formano il

plesso iliaco esterno: ricevono collettori inguinali superficiali profondi, apparato genitale ed urinario e dai m. adduttori

della coscia. Vanno vs i linfonodi iliaci comuni

I linfonodi iliaci interni drenano la linfa dei vasi omonimi, formano il plesso iliaco interno e vanno ai linfonodi iliaci

comuni. Ricevono linfa da vie urinarie, organi genitali, perineo, retto, cavo pelvico, muscoli regione posteriore della

coscia e natica.

I linfonodi iliaci comuni sono anteriori al promontori del sacro e seguono il decorso dei vasi formano il plesso iliaco

comune: congiunge i plessi iliaci interni ed esterni con i linfonodi aortici laterali.

 Drenaggio renale – Segue i vasi renali. I vasi profondi partono dai lobuli della corticale (interno al nefrone),

continuano in linfatici interlobulari e, infine, in linfatici interlobari. I vasi superficiali sono sottocapsulari e

convergono con i linfatici profondi a livello dell’ilo. Infine arrivano ai linfonodi aortici laterali.

 Drenaggio dell’uretere – I capillari sono interni alle tre tonache (mucosa, muscolare e avvenitizia). A seconda

che provengano dalla pt superiore, media o inferiore dell’uretere vanno, rispettivamente, ai linf aortici laterali

(direttamente), ai linf iliaci comuni od iliaci esterni o interni.

 Drenaggio della vescica – I capillari sono nelle tre tonache, formano 3 gruppi e arrivano ai linf iliaci esterni

 Drenaggio uretra maschile - quelli della pt prostatica e membranosa vanno ai linf iliaci interni (anche tutti quelli

dell’uretra femminile), quelli della pt peninea ai linf inguinali profondi.

 Drenaggio apparato genitale femminile – I vasi dell’ovaio seguono i vasi ovarici e vanno ai linf. Aortici laterali, i

linfatici dell’utero sono destinati ai linf iliaci interni esterni (drenano corpo), ai linf aortici laterali (drenano parte

superiore collo e fondo dell’utero) e linf inguinali superficiali (drenano la zona dello sbocco tubarico). I vasi che

drenano la vagina vanno ai linf inguinali superficiali.

 Drenaggio apparato genitale maschile - I vasi della parete del testicolo seguono il cordone spermatico e

arrivano ai linf aortici laterali. Dalle vescichette seminali e dalla prostata vanno ai linf iliaci interni.

I linfatici penieni che drenano glande, prepuzio e cute vanno ai linf inguinali superficiali mentre quelli che

drenano tessuto erettile e uretra peniena vanno ai linf iliaci interni.

DOTTO TORACICO

Origina a L2 dalla confluenza dei tronchi linfatici lombare (dx e sx) e il tronco linfatico intestinale. E’ lungo da 40 a 50

cm. Termina alla base del collo a livello della confluenza tra v. succlavia di sx e la vena giugulare interna. Ha valvole.

All’origine ha una dilatazione detta cisterna del chilo/di pecquet, si trova davanti alla vertebre L e T e dietro all’aorta,

mediale al pilastro mediale del diaframma e passa attraverso questo mediante l’orifizio aortico.

Nel mediastino ha a SX l’aorta e a DX la v. azigos e si trova dietro all’esofago. Prosegue con decorso obliquo e si trova

dietro all’ilo del polmone SX e alla parte posteriore dell’aorta. Alla base del collo si piega in avanti e a SX, passa sopra

la cupola pleurica e giunge alla confluenza giugulosucclavia.

TRONCO LINFATICO LOMBARE Efferente dei linfonodi aortici laterali. Drena la regione sotto ombelicale della parete

addominale, parete pelvica e perineale

TRONCO LINFATICO INTESTINALE Efferente dei linf celiaci che a loro volta ricevono il drenaggio dei linf preaortici

DOTTO LINFATICO DESTRO

Non è costante. Può formarsi dalla confluenza del tronco giugulare, tronco linfatico succlavio e tronco

broncomediastinico di destra. E’ lungo circa 12 mm e sbocca a destra, nella confluenza giugulosucclavia destra.

TRONCO LINFATICO GIUGULARE dal plesso linfatico cervicale profondo. Drenano parte corrispondente di

Originano

testa e collo, seguono il decorso della v. giugulare interna (dorsalmente). Quello DX termina nel dotto linf destro, quello

di SX giunge al dotto toracico vicino alla fine.

TRONCO SUCCLAVIO Origina dai collettori efferenti del gruppo sottoclavicolare dei linf ascellari. Drenano arto

superiore, parete superiore addome, parete del torace e mammella. Decorrono ventrali alla v. succlavia.

Quello DX termina del dotto linfatico DX, quello SX nel dotto toracico o sboccano indipendentemente nella confluenza

giugulo succlavio. ORGANI LINFOIDI ED EMOPOIETICI

Gli organi ematopoietici sono quelli che producono gli elementi figurati del sangue, ma, solo il midollo osseo ne produce l’intera gamma.

Le cellule della risposta immunitaria si spostano poi in organi linfoidi o nel connettivo interstiziale di organi non linfoidi.

I linfociti sono responsabili della risposta immunitaria quando si associano a cellule di vario tipo (epiteliali, linea monocito-macrofago e

altre cellule con antigeni) che ne determinano l’attività e lo sviluppo.

I linfociti derivano da progenitori all’interno del midollo osseo e, precocemente, si differenziano in: linfociti B, all’interno del midollo, o

linfociti T, migrando nel timo dove avviene la maturazione; timo e midollo sono organi emopoietici primari.

Una volta sviluppatisi, invece, si spostano negli organi effetrici, passando per via ematica o linfatica. Tra questa seconda categoria di

organi troviamo: milza, linfonodi e MALT (tessuto linfoide associato a mucose).

ORGANI LINFOIDI PRIMARI – CENTRALI

Nel midollo osseo e nel timo avviene la maturazione dei linfociti B e T e, parte del processo maturativo, consiste nel riarrangiamento

genico dei geni coinvolti nell’espressione del recettore per l’antigene.

Negli organi centrali vi è il microambiente corretto per la maturazione dei linfociti che avviene per interazione dei progenitori dei linfociti

con cellule stromali (originate dal mesenchima) e fattori solubili come l’interleuchina 7.

TIMO Vi arrivano le cellule originate da midollo osseo (o fegato fetale) e si ha la maturazione, verso l’8ava sett di sviluppo, nella pt

epiteliale di esso per interazione dei progenitori con cellule epiteliali, macrofagi e cellule interdigitate. In esso avviene:

Proliferazione: Interazione tra timociti e cellule epiteliali. Espansione policlonale nella regione subcapsulare dei lobuli timici.

Selezione positiva: Espansione di timociti con recettori (TcR) che riconoscono molecole del complesso maggiore di

istocompatibilità (MHC) in quanto complementare con MHC di classe II o I espresse da cellule del timo non linfoidi

Selezione negativa: Eliminazione di timociti che reagiscono con antigeni propri del corpo. Avviene per interazione dei timociti

con cellule interdigitate nella pt midollare dei lobuli timici.

ORGANI LINFOIDI PERIFERICI

In questi organi, milza, MALT e linfonodi, con localizzazione variabile avviene la presentazione dell’antigene (o di cellule con l’antigene)

a linfociti B e T maturi. L’incontro tra antigene e linfocita è aumentato a causa della dinamicità e del ricircolo dei linfonodi in questi siti.

In questi organi troviamo un’ampia variabilità cellulare: linfociti, cellule della linea monocito-macrofago e cellule di varia natura

(interdigitate, dendritiche…) atte alla presentazione dell’antigene ai linfociti.

Linfociti T e B occupano sedi diverse all’interno dello stesso organo emopoietico periferico.

Quando il linfocita lega l’antigene si hanno fenomeni di attivazione e proliferazione che generano due differenti tipi cellulari: cellule

effettrici (plasmacellule per i B, T-helper o T-citotossiche per i linfociti T), con il compito di produrre anticorpi, o cellule della memoria;

queste due famiglie cellulari occupano sedi diverse all’interno dello stesso organo.

Tipologie di immunità:

 Immunità sistemica. Gli organi emopoietici periferici sono collocati in posizione strategica per difendere l’organismo: i linfonodi

sono situati in regioni varie del corpo mentre la milza riceve gli antigeni trasportati per via ematica; gli anticorpi presenti in un

dato momento all’interno di questi organi viene dosata nel siero.

 Il MALT ha una linea di difesa a sé ed è rappresentato da aggregati (da pochi elementi e strutture di notevole rilevanza – come

le placche del Peyer) di tessuto linfoide nella lamina propria e nella tonaca sottomucosa del canale alimentare, vie respiratore,

urinarie e genitali. Anche nel MALT sono presenti regioni B e T-dipendenti, entrambe le regioni sono comunque a stretto

contatto con l’epitelio della mucosa, in quanto questo è attraversato dagli antigeni presenti nel lume o appoggiati alla mucosa

e ha il compito di secernere gli anticorpi prodotti localmente (solitamente IgA).

Nell’epitelio sovrastante il MALT sono presenti molti linfociti di tipo T che esprimono recettori gamma/delta detti linfociti

intraepiteliali (IEL) che, probabilmente, hanno il compito di garantire una risposta immunitaria nelle mucose indipendente

dall’immunità sistemica.

L’entrata dei linfociti negli organi periferici (homing) avviene in base all’interazioni tra linfociti e cellule dell’endotelio nelle regioni dove

è sono presenti venule ad endotelio alto (HEV), particolari venule post-capillari localizzate in regioni T-dipendenti dei tessuti linfoidi o in

regioni coinvolte in un processo infiammatorio (le citochine attivano lo sviluppo di HEV).

E’ stato osservato che l’interazione tra linfociti e cellule endoteliali determina la migrazione e l’homing dei linfociti: sui linfociti sono

presenti molecole che indirizzano il linfocita vs milza, linfonodi o MALT e sugli organi linfoidi sono presenti molecole dette addressine,

che determinano l’ingresso, nell’organo, del linfocita.

TIMO

Organo linfoepiteliale sito in parte nel mediastino anteriore e in parte nel collo. Importante nello sviluppo, dopo al pubertà va incontro

ad involuzione. In esso si ha la maturazione dei progenitori linfoidi in linfociti T dalla regione corticale esterna alla regione midollare

interna dei lobuli nel quale è suddiviso l’organo.

La maturazione è garantita dall’interazione tra cellule linfoidi e non linfoidi presenti nell’organo oltre che alle citochine prodotte

dall’interazione tra le altre componenti cellulari e oltre il 95% della popolazione linfocitaria interna all’organo in esso va incontro ad

apoptosi per selezione negativa.

LOCALIZZAZIONE, FORMA E RAPPORTI

Impari e mediano, composto da due lobi simmetrici detti lobi timici. Ha la forma di una piramide quadrangolare con base inferiore, nel

mediastino, e apice nel collo. Colore rosa/biancastro alla nascita, dopo riceve infiltrazioni di t. adiposo.

In alto i lobi possono presentare prolungamenti detti corni timici. Nel periodo di max sviluppo pesa circa 30 g.

TOPOGRAFIA

ANTERIORE POSTERIORE LATI

COLLO Fascia cervicale media Trachea v. giugulari interne

M. sottoioidei Carotidi comuni

PT Manubrio e corpo dello sterno, estremità All’apertura sup. del torace: Pleura mediastinica e polmoni

MEDIASTINICA sternali 4-6 spazi intercostali. tronco venoso brachicefalico SX A SX tra pleura e timo ci sono il

Vasi toracici interni. (dietro tronco art. brachicelifaco + n. frenico e i vasi

Tra la gabbia toracica e il timo si frappongono: art carotide comune SX). pericardicofrenici.

fascia endotoracica Nel mediastino:

inserzione sternali m. sterno tiroidei v. cava superiore

seni pleurici costo mediastinici arco aortico (pt ascendente)

margini anteriori dei polmoni Origine aorta e tronco polmonare

(divisi dal pericardio).

Non sono presenti appositi mezzi di fissità e per la maggior parte l’organo aderisce alle strutture posteriori e, superiormente, alla

ghiandola tiroide mediante i corni.

Loggia timica Creata dal foglietto posteriore della fascia cervicale media che passa dietro al timo sino a congiungersi con i vasi alla

base del cuore. Anteriormente è creata dalla fascia endotoracica, dietro lo sterno. La loggia è lassa sull’organo.

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE Si sviluppano direttamente (o indirettamente mediante rami pericardicofrenici o mediastinici anteriore) dalla art.

toracica interna. Un’art posteriore deriva dal tronco brachicefalico, arco dell’aorta o art. carotide comune SX.

VENE Sboccano nelle v. toraciche interne, tiroidee, pericardiche o freniche. Una v. posteriore si apre nel tronco

brachicefalico di SX

VASI LINFATICI Affluiscono ai linfonodi mediastinici anteriori o ai linf tracheobronchiali.

STRUTTURA

In sezione è formato da tanti lobuli ognuno dei quali presenta una regione corticale e una midollare.

In realtà ogni lobo è composto da un filo continuo di parenchima midollare che nella forma dell’organo è ripiegato su se stesso e

rivestito dalla sostanza corticale.

Ogni lobo è rivestito da una capsula connettivale che manda in profondità setti interlobulari che a loro volta si interpongono alla

sostanza corticale dividendola in lobulini: capsula e setti sono riccamente innervati e vascolarizzati.

Al vetrino la regione corticale è molto più scura della regione midollare e la causa sono i rapporti tra i diversi tipi cellulari: cellule

epiteliali, linfociti (detti timociti), macrofagi e cellule interdigitate.

CELLULE EPITELIALI TIMICHE Formano un reticolo tridimensionale. I linfociti si addentrano tra le cellule epiteliali che

 

pertanto si dispongono a forma reticolare o stellata: all’estremità della ramificazione si vedono desmosomi di congiunzione tra

una cellula epiteliale e l’altra.

Le cellule sono grandi, con nuclei grandi e all’interno del citoplasma sono presenti vacuoli (si pensa a funzione secretoria).

Vs la periferia della regione corticale si vedono le CELLULE NUTRICI, cellule epiteliali che accolgono in invaginazioni del

citoplasma molti linfoblasti (linfociti proliferanti) e producono citochina IL-7 per la regolazione della proliferazione.

Nella regione midollare troviamo i CORPUSCOLI DI HASSALL (corpuscoli timici), cellule disposte concentricamente a cipolla di

cui quelle più centrali sono necrotiche e vanno incontro a lisi.

TIMOCITI Sono presenti maggiormente nella regione corticale

 

MACROFAGI Presenti in entrambe le regioni, attorno ai vasi, e soprattutto nella giunzione corticomidollare. Alcuni

 

contengono linfociti fagocitati all’interno di fagolisosomi dopo la selezione negativa.

CELLULE INTERDIGITATE Simili alle cellule che presentano gli antigeni negli organi emopoietici periferici (nelle regioni T-

 

dipendenti)

I vasi arteriosi giungono alla regione midollare mediante sepimenti connettivali. La regione corticale riceve nutrimento da arteriole che

scorrono nella regione corticomidollare e che continuano prima in venule e poi in vene midollari. Tra le venule alcune sono venule ad

endotelio alto.

Alcune cellule epiteliali avvolgono capillari e vasi per formare una barriera ematotimica, impenetrabile nella regione corticale e

penetrabile nella giunzione corticomidollare: la barriera serve per evitare che linfociti T ancora immaturi entrino precocemente in

circolo, prima delle selezione positiva o negativa.

MILZA

La milza è un organo molto vascolarizzato che riceve sangue dall’arteria lineale e, in seguito alla sua attività di filtrazione, lo riversa

nella vena lienale ( connessa alla v. porta). E’ importante anche per la distruzione di eritrociti e piastrine danneggiate (attività

emacaretica).

Il filtro è assicurato da diverse cellule con attività fagocitaria situate nella regione dell’organo detta polpa rossa, mentre il tessuto

linfoide si colloca attorno a diramazioni dell’arteria e viene identificato come polpa bianca o come guaina linfoide periarteriolare (PALS),

all’interno del quale si distinguono zone B e T-dipedenti.

La regione collocata tra la polpa bianca e quella rossa viene identificata come zona marginale e ha una struttura vascolare particolare.

FORMA, POSIZIONE E RAPPORTI

La milza è ovale con asse maggiore obliquo (dall’interno vs l’esterno, dal dietro vs l’avanti) parallelo all’asse

della X costa: lunga 13 cm, pesa 250 g. Il colore è rosso scuro e ha consistenza molle (si rompe in seguito

a traumi addominali). Palpabile solo con splenomegalia.

E’ suddivisa in una faccia esterna, diaframmatica, e una interna, viscerale.

La faccia viscerale è divisa in due da un solco: la pt anteriore è detta faccia gastrica, quella posteriore è la

faccia renale. Nella faccia gastrica, al limite con il solco, si trova l’ilo dell’organo sormontato dalla tuberosità

lineale.

La milza ha tre margini: margine superiore, divide la faccia gastrica e diaframmatica ed è dentellato, il

margine posteriore, divide la faccia renale dalla diaframmatica e il margine interno separa la faccia gastrica

e renale.

La milza ha due poli: uno superiore arrotondato e uno inferiore, appuntito.

FACCIA DIAFRAMMATICA: in contatto con il diaframma, rapporta la milza con pleura e polmone SX e con la

parete costale. Corrisponde a IX, X e XI costa tra la linea angoloscapolare e l’ascellare anteriore.

FACCIA GASTRICA: Proiettata in avanti e medialmente è in rapporto con la faccia posteriore del fondo dello

stomaco, sopra, e con la flessura SX del colon in basso.

La regione dell’ilo corrisponde alla borsa omentale ed è in rapporto con la coda del pancreas.

FACCIA RENALE: Inferiore alla faccia gastrica entra in rapporto con la faccia anteriore del rene e del surrene SX.

POLO SUPERIORE: A contatto con la colonna vertebrale

POLO INFERIORE: nella fossetta lineale, che si trova nella parte superiore del leg frenocolico SX. Nemmeno con l’inspirazione supera

l’arco costale.

La loggia lienale, avvolge l’organo e si trova nel piano sovramesocolico proiettata nell’ipocondrio SX. Delimitata sopra, dietro e

lateralmente dal diaframma e sotto dal rene SX.

MEZZI DI FISSITA’

Tenuta in sede principalmente dai leg peritoneali e dalla pressione addominale.

Il peritoneo avvolge completamente l’organo tranne in alcune regioni dove si sposta ad avvolgere altri organi addominali come

pancreas, stomaco e diaframma: in queste regioni si costituiscono i leg peritoneali, che sono composti da due foglietti di sierosa adesi e

si aprono ad avvolgere la milza (si interrompono solo nelle adesione parietali dell’organo

Leg gastrolienale Dalla pt anteriore dell’ilo della milza al fondo dello stomaco. Verticale. Nel suo decorso accompagna vasi

gastrici brevi, affluenti alla v. iliaca e rami dell’arteria iliaca. Nel suo margine inferiore si trova l’art. gastroepiploica SX.

Legamento pancreaticolienale Va dalla pt posteriore dell’ilo della milza alla faccia anteriore di rene e surrene SX, alla parete

addominale dove la sierosa ricopre il pancreas e al diaframma. Nel suo decorso porta il peduncolo vascolonervoso della milza e

la coda del pancreas.

Legamento frenicolienale Parte del margine superiore del leg. Pancreaticolineale. Va dal polo superiore e ilo della milza al

diaframma.

Legamento frenocolico Non aderisce direttamente alla milza ma la tiene adesa. Va dalla pt costale del diaframma alla

flessura SX del colon.

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE – Riceve sangue dall’art lienale ( tronco celiaco) che ha decorso sinuoso da DX verso SX passando sopra la vena

o lienale. L’art lienale entra in rapporto con il margine superiore del pancreas (in prossimità di L1) ed è rivestita dal peritoneo

parietale che delimita la parte posteriore della borsa omentale.

Ha, come rami collaterali, arterie pancreatiche e art gastrica superiore e, dopo 5 cm, si divide nei rami terminali, superiore e

inferiore (da cui alcune art gastriche brevi che vanno allo stomaco passando per il leg gastrolienale); dal ramo inferiore nasce

l’art gastroepiploica SX.

VENE - 6-8 rami che emergono dal parenchima si uniscono in due tronchi che poi, insieme, formano la vena lineale: questa

o riceve la v. gastroepiploica SX (a livello della coda del pancreas), ha decorso parallelo, riceve la v. mesenterica inferiore e va

alla v. porta.

LINFATICO – I vasi superficiali sono sopra la capsula fibrosa, sotto al peritoneo e sboccano a livello dell’ilo. I vasi profondi sono

o nelle compagini connettivali, associati alle vene e con decorso prossimo alle trabecole fibrose dell’organo; sboccano a livello

dell’ilo. I vasi superficiali e profondi arrivano ai linf sul leg pancreaticolienale (vicino alla coda del pancreas) detti linf

pacreaticolineali.

STRUTTURA

La milza è rivestita da una capsula di connettivo contente poche fibre muscolari lisce (no contrazioni) con alcune spesse trabecole che

entrano nell’organo ma non lo dividono in lobi perché sono molto corte. La capsula entra a livello dell’ilo e i vasi seguono le trabecole

che si sviluppano a partire dalla capsula.

La polpa rossa è composta da tessuto connettivo reticolare. Presenta vasi a lume ampio e parete sottile detti sinusoidi e accumuli di

sangue, detti cordoni splenici, tra i vari sinusoidi. All’interno della polpa rossa ci sono aggregati di cellule linfoidi che formano la polpa

bianca e solitamente si pongono attorno ai vasi formano i PALS. Tra la polpa rossa e quella bianca vi è una regione marginale.

La struttura della milza dipende dalle ramificazioni dell’arteria lineale che entra a partire dalle trabecole di connettivo e poi si ramifica; a

livello delle trabecole dove si circonda di una guaina di tessuto linfoide. In sezione sembrano elementi tondi con l’arteria al centro e la

polpa bianca attorno e formano i corpuscoli lienali. La guaina non termina all’uscita del vaso dal corpuscolo lienale ma lo accerchiano

per un breve pezzo.

Dopo aver attraversato il corpuscolo lienale l’arteria passa nella polpa rossa dove si divide in sottili rami detti arteriolo penicillari, che

proseguono nei capillari a guscio: questi ultimi sono endotelio rivestito da un guscio di elementi allungati trasversali al lume che sono

macrofagi.

I capillari a guscio terminano aprendosi nei cordoni cellulari splenici (fine aperto) o proseguono direttamente nei seni venosi della polpa

rossa (circolo chiuso). Alcuni rami dell’arteriola invece vanno nel seno marginale (della regione marginale), quindi nel seno cavernoso

perimarginale e poi direttamente al seno venoso.

I rami che confluiscono nel seno venoso si spostano poi sino alla vena lineale all’ilo dell’organo.

POLPA BIANCA Linfociti, macrofagi e altre cellule in un reticolo di connettivo che accerchia le arteriole. Hanno forma cilindrica e nella

periferia hanno una zona mantellare con centri germinativi (vedi struttura linfonodi).

ZONA MARGINALE Ha cellule con formazioni simili ai cordoni cellulari della polpa rossa. A contatto con i follicoli linfoidi si trova il seno

marginale composto da spazi vascolari appiattiti ed esterno a questo il seno cavernoso perimarginale (se manca il marginale è questo a

contatto con il seno marginale). In essa sono presenti macrofagi e svolgono attività di emocateresi.

POLPA ROSSA Cordoni cellulari tra i seni venosi. I seni venosi sono composti da endotelio senza lamina basale; le cellule endoteliali

sono parallele all’asse del vaso e presentano fenestrature. Al posto della lamina basale ci sono fibre reticolare che formano strutture a

poligono che circondano il vaso (come una botte e i cerchi – i cerchi sono le fibre reticolari)

Oltre alla più importante struttura vascolare è da considerare la struttura del parenchima della polpa bianca e della polpa rossa.

Polpa bianca Le guaine del tessuto linfoide attorno alle arteriole formano i corpuscoli lienali (del Malpighi) e in essi troviamo

la zona T-dipendente a ridosso delle arteriole (che compone il PALS) e, in periferia, si localizzano i linfociti B formano i follicoli

linfoidi secondari con ampi centri germinativi e sono prossime a cellule che presentano antigeni.

Polpa rossa Il parenchima è formato dai cordoni della polpa che formano una rete tridimensionale attorno ai seni venosi.

I cordoni sono formati da uno stroma reticolare nel quale sono imbrigliati linfociti, macrofagi e altri elementi figurati del

sangue. I macrofagi sono la popolazione prevalente.

LINFONODI

Organi capsulari reniformi collocati nel decorso dei vasi linfatici a gruppi. In alcune regioni come collo, ascella, cavità retro peritoneale

sono molto abbondanti. All’interno presentano regioni dedicate ai linfociti T e altre ai linfociti B e la disposizione è tale per rendere facile

la presentazione dell’antigene da parte di cellule che li portano. All’interno del linfocita è presenta la risposta cellulo-mediata e anche la

formazione di cellule della memoria.

STRUTTURA

CAPSULA - Formata da t. connettivo denso di collagene che si invagina in un pt per formare l’ilo: qui entrano i vasi linfatici che poi

formano una seno sottocapsulare e qui escono il vaso linfatico efferente, vasi sanguiferi e nervi. La capsula ha sepimenti di connettivo

che entrano e lungo i quali entra la linfa nell’organo.

STROMA RETICOLARE - Formato da fibre reticolari e cellule reticolari (fibroblasti) che creano le fibre.

PARENCHIMA - Linfociti e altre cellule presenti all’interno dello stroma reticolare. Vi si distinguono diverse regioni:

Regione corticale Sono presenti aggregati di linfociti detti follicoli, se sono presenti solo linfociti addensati sono detti follicoli

o primari; se al centro hanno un nucleo di elementi linfoidi voluminosi (tra cui linfociti T) detto centro germinativo e la zona

periferica è identificata come zona mantellare (con linfociti B che esprimono IgM e IgD) si parla di follicoli secondari.

Nei centri germinativi vi è una pt centrale scura e una esterna chiara (ognuna di queste ha una parte basale e una apicale):

nella pt scura si trovano i centroblasti che migrano vs la pt basale della zona chiara diventando centrociti che, spostandosi vs

la pt apicale diventano blasti B secondari, plasmacellule o cellule della memoria.

In questa regione sono presenti cellule follicolari dendritiche, che tra loro formano una rete tridimensionale (legata grazie ai

desmosomi), che presentano l’iccosoma, un complesso immunitario composto da antigene, anticorpo e complemento: queste

cellule servono a presentare l’antigene ai centrociti che, se non hanno i recettori adeguati, vanno incontro ad apoptosi (sono

presenti anche cellule dendritiche che presentano l’antigene ai linfociti T).

I territori tra follicoli sono indicati come territori corticali interfollicolari.

Paracortex Intermedia alla zona corticale e quella midollare. Contiene linfociti (molti T), linfoblasti, macrofagi e altre cellule

o come le cellule interdigitate dotate di molecole di MHC classe II (poca attività fagocitaria) che presentano l’antigene ai linfociti.

Nel caso di linfociti percorsi da vasi linfatici che drenano linfa dai territori cutanei sono presenti anche cellule a velo che hanno

sempre il compito di presentare gli antigeni: sono cellule del Langherans che internamente hanno granuli di Birbeck i quali

sono persi quando entrano nella paracortex perché la cellula diventa interdigitata.

In questa regione sono presenti anche venule ad endotelio alto (possono vedersi linfociti che le attraversano nel vetrino!

Zona midollare Sono presenti cordoni con varietà cellulare diversa tra i vari seni linfatici.

o

I vasi linfatici, sempre tappezzati da macrofagi (macrofagi del seno) entrano nella cellula andando a formare un SENO MARGINALE

sottocapsulare, decorrono come SENO CORTICALE lungo le trabecole di connettivo e arrivano ai cordoni midollari come SENI

MIDOLLARE. Tornano vs l’ilo come SENO TERMINALE e proseguono come singoli vasi postlinfonodali.

I vasi sanguiferi entrano ed escono mediante l’ilo e, una volta giunti a livello delle trabecole, formano una fitta rete capillare.

TESSUTO LINFOIDE ASSOCIATO ALLE MUCOSE (MALT)

Il MALT si trova nella lamina propria delle mucose (a volte si espande nelle sottomucose) ed è composto da aggregati di tessuto

linfoide. Si trova in quasi tutte le mucose e in particolare nel canale alimentare (GALT), nelle vie respiratorie (BALT) e anche in organi

pieni annessi al canale alimentare (come ghiandole salivari e parotide).

Il MALT può presentarsi come poche cellule linfoidi aggregati a noduli di tessuto linfoide (come le placche del Peyer) a veri e propri

organi (come le tonsille palatine) e si trova in particolare nell’anello di Waldeyer (tonsille palatine, tubariche e linguali), l’ileo,

l’appendice, tonsilla faringea, laringea e albero tracheobronchiale.

Il MALT è responsabile delle risposte immunitarie a livello delle mucose, attivate da stimolazione antigenica locale.

Risposta umorale produzione di IgA che sono trasportate dall’epitelio alla mucosa

 

Risposta cellulare Contro cellule neoplastiche o infettate da virus.

 

La caratteristica principale dei linfociti interni al MALT è la loro migrazione: grazie a sistemi di riconoscimento e localizzazione tra

linfociti ed endotelio, i linfociti possono riconsocere un antigene a livello di una mucosa e spostarsi poi in un’altra mucosa a svolgere la

funzione effettrice passando per alcune stazioni linfonodali precise.

PLACCHE DEL PEYER Nella pubertà (massimo sviluppo) si trovano nella lamina propria e tonaca sottomucosa dell’ileo, sono composte

da circa 200 noduli linfatici aggregati, e possono essere rilevati sulla pt interna dell’intestino tenue (dove mancano i villi) e sono

rivestite da epitelio intestinale e tra ogni nodulo vi è tessuto interfollicolare.

In queste sono presenti zone T-dipendenti e B-dipendenti.

Nell’epitelio che riveste le placche del Peyer, noto come FAE (follicle associated epithelium), sono presenti cellule M (microfold) che

presentano molte micropliche, a livello del lume, che accolgono linfociti, macrofagi ed antigeni: queste cellule hanno il compito di

presentare alle placche nella lamina propria sottostante, gli antigeni in modo da portarli in quella precisa zona.

MIDOLLO OSSEO

La produzione di elementi figurati del sangue è effettuta da: sacco vitellino nel I mese di vita fetale, dal fegato nel II mese, dalla milza

e dai linfonodi nel III mese e dal midollo osseo dal IV mese in avanti. Il passaggio da un organo di produzione all’altro non è netto ma

si ha un passaggio sfumato.

Dopo la nascita il midollo osseo produce da sé tutti gli elementi figurati del sangue, contiene linfociti T e B in via di differenziazione e

plasmacellule mature.

Si colloca nelle cavità midollari delle ossa: diafisi e celletta sotto la sostanza spugnosa nelle ossa lunghe, nelle ossa piatte e brevi.

Alla nascita tutte le cavità sono piene di midollo osseo rosso che poi viene sostituito da midollo giallo (per accumulo di tessuto adiposo)

o grigio gelatinoso (per accumulo di collagene e glicoproteine che rendono il midollo simile a connettivo fibroso): nel vecchio le regioni

dove è presente midollo rosso sono molto diminuite e questo si trova per lo più nelle cavigtà interne di ossa piatte e brevi.

Nel midollo rosso è possibile trovare: compartimento mieloide, predominante e produce gli elementi figurati del sangue e

compartimento linfoide che produce cellule B mature e cellule pretimiche (linfociti T immaturi).

Il midollo è composto da fibre reticolari che formano una rete tridimensionale e si ancorano all’endostio (pt interna delle ossa) e tra

queste il parenchima mieloide e linfoide, composto da cellule in vari stadi di differenziazione.

Cellule reticolari/stromali del midollo osseo, come cellule endoteliali, periciti e fibrociti, producono il microambiente necessario allo

sviluppo mieloide e linfoide.

VASCOLARIZZAZIONE Alcune art nutritizie delle ossa diventano art midollari che infine si ramificano come capillari arteriosi che

formano anastomosi e hanno parete discontinua (per permettere l’ingresso in circolo degli elementi figurati del sangue), che

proseugono in venule e poi vene satelliti delle art nutritizie.

ANATOMIA II (SPLANCNOLOGIA)

PUNTI SCHELETROMETRICI e LINEE SUPERFICIALI

Linee orizzontali del tronco

ANGOLO STERNALE A livello della II costa

CLAVICOLARE Art sterno clavicolare

BASISTERNALE Giunzione xifosternale – delimita torace e addome

TANGENTE all’ARCO COSTALE Margine più basso delle X coste

OMBELICALE TRASVERSA Passa per l’ombelico

BISILIACA Tra le due spine iliache antero-superiore

TRANSPILORICA Metà tra margine superiore dello sterno e sinfisi pubica

INTERTUBERCOLARE Unisce i due tubercoli pubici

Linee del DORSO A partire dal margine inf della scapola (c.ca VIII costa)

Linee verticali del tronco

MEDIOSTERNALE Metà dello sterno, continua sotto con la XIFOPUBICA

MARGINOSTERNALE Passa per il margine dello sterno

PARASTERNALE Due dita a lato della margino sternale

EMICLAVEARE Dal pt di mezzo della clavicola

ASCELLARE ANTERIORE Margine laterale del grande pettorale

ASCELLARE MEDIA Dal pt più profondo dell’ascella

ASCELLARE POSTERIORE Dal margine inferiore del m. grande dorsale

ANGOLOSCAPOLARE Dall’angolo inf. Della scapola

PARAVERTEBRALE 2-3 cm medialmente rispetto all’angoloscapolare

SPONDILOIDEA Passa sopra tutti i processi spinosi delle vertebre.

Viscere Organo che si colloca dentro una cavità somatica/splancnica di testa e tronco.

VISCERI DELLA TESTA Collocati nello splancnocranio, vi appartengono primi organi vie digestive e respiratori: questi ultimi sono

sopra ai primi. Al localizzazione e funzione di questi organi vi partecipano anche elementi dell’apparato locomotore. La muscolatura

intrinseca degli organi è striata.

Vie aerifere Naso, cavità paranasali e rinofaringe

Vie digestive Bocca, istmo delle fauci e parte della faringe

VISCERI DEL COLLO I visceri della testa proseguono nel collo. L’orofaringe si pone in comunicazione con la pt laringea della faringe e

con la faringe stessa. Le vie aerifere si spostano anteriormente rispetto alle vie digestive.

In questa regione si trovano anche alcune ghiandole endocrine come tiroide e paratiroidi.

Tutti i visceri del collo sono accolti nella loggia viscerale mediana (ant: fascia cervicale media; post: rachide; lati: muscolofasciali).

In logge diverse dalla loggia viscerali maggiore troviamo le ghiandole salivari maggiori (parotide, sottomandibolare e –linguale).

VISCERI DEL TORACE Trachea ed esofago proseguono nel torace dove si possono individuare 2 logge pleuropolmonari e, tra queste,

il mediastino.

Nel mediastino scorrono l’esofago, che poi scende attraverso il diaframma, e la trachea che, a metà del mediastino, si divide nei due

bronchi spostandosi lateralmente vs le logge pleuropolmonari: queste sono cavità sierose riveste da pleura polmonare che, a livello

dell’ilo del polmone, si specchia nella pleura parietale (che a sua volta aderisce alle superfici del polmone).

VISCERI DEL TORACE Contiene la cavità sierosa addominale, separata dalla cavità toracica per mezzo del diaframma. E’ rivestita dal

peritoneo parietale che, in alcuni pt, si solleva per andare a rivestire i singoli organi (tutti dell’app digerente tranne la milza) che, per

tale motivo sono detti intraperitoneali. Alcuni organi (pancreas, pt intestino, reni, ureteri, surrene), invece, sono esterni al peritoneo e

pertanto sono detti retroperitoneali: alcuni contraggono brevi rapporti con il peritoneo (mediante la faccia anteriore), altri sono

contenuti in logge connettivali e non contraggono rapporti con il peritoneo.

Questa complessa disposizione di lamine e pareti divide l’addome in diverse regioni: la più importante è la suddivisione creata da una

lamina peritoneale orizzontale che crea lo spazio sovramesocolico e lo spazio sottomesocolico.

Topografia Gli organi viscerali dell’addome vengono proiettati sulla parete anteriore, di facile esame semeiologico, mediante linee

facilmente tracciabili.

 Margine superiore linea basi sternale

 Margini laterali Dalle linee ascellari anteriori alle spine iliache anterosuperiori.

 Margine latero-inferiori Dalle spine iliache anterosuperiori ai tubercoli pubici

 Margine inferiore Linea orizzontale tra i due tubercoli pubici.

Lo spazio dell’addome è suddiviso orizzontalmente dalla linea tangente all’arco costale e bisiliaca che creano tre spazi: quello superiore

è il PIANO EPIGASTRICO, quello intermedio MESOGASTRICO e quello inferiore IPOGASTRICO.

Questi tre spazi sono ulteriormente suddivisi da due linee verticali che si sviluppano dal punto emiclaveare al tubercolo pubico.

Grazie a queste suddivisioni nell’epigastrio troviamo due regioni dell’IPOCONDRIO DX e SX e l’EPIGASTRIO propriamente detto, nel

mesogastrio troviamo due regioni ADDOMINALI LATERALI e la regione MESOGATRICA propriamente detta al centro ed infine,

nell’IPOGASTRIO, troviamo l’IPOGASTRIO prop detto al centro e due regioni INGUINOADDOMINALI ai lati.

VISCERI DELLE PELVI Cavità che comunica con la cavità addominale mediante lo stretto superiore delle pelvi e, in questa cavità,

entrano sia i visceri intraperitoneali che retroperitoneali. Questa cavità presenta, come pareti, il DIAFRAMMA PELVICO ( composto

prevalentemente dal m. elevatore dell’ano) che comunica con il DIAFRAMMA UROGENITALE della regione del perineo.

Il peritoneo parietale scende nella regione pelvica ma copre solo in parte le pareti della cavità pelvica perché si porta a rivestire i visceri

contenuti in essa creando recessi e cavi ( I visceri, quindi, solo in parte sono rivestiti dal peritoneo).

I visceri non inclusi nel peritoneo sono collocati nello spazio pelvisottoperitoneale e sono racchiusi in un sistema di fasce e legamenti di

origine connettivale.

VISCERI DEL PERITONEO Piano muscoloaponeurotico situato sotto al diaframma pelvico formato, davanti, dal DIAFRAMMA

UROGENITALE ( attraversato da organi urogenitali, in particolare crea logge per organi erettili e ghiandole dell’apparato genitale) e

dietro dalle FOSSE ISCHIORETTALI, che non accoglie visceri e dove scorrono dispositivi vascolonervosi.

IMPORTANTE PER LO STUDIO

I visceri sono accolti in cavità sierose o logge connettivali: quando si parla di cavità sierosa si sottende ad un organo mobile mentre nel

secondo caso l’organo ha sede fissa.

Nel caso di visceri accolti in CAVITA’ SIEROSE i mezzi di fissità sono il peritoneo che si allontana dall’organo per avvolgerne un altro

creando dei fasci indicati come EPIPLOON e MESO.

Nel caso di visceri accolti in LOGGE CONNETTIVALI i mezzi di fissità sono l’aderenza alle pareti della loggia e legamenti di origine

fibrosa.

Dal pdv della vascolarizzazione è importante osservare la differenza tra organizzazione vascolonervosa di tipo ILARE, nella quale nervi e

vasi entrano nell’organo da un unico punto, e l’organizzazione di TIPO DIFFUSO dove si ha un plesso dove vasi e nervi entrano ed

escono da più punti della superficie dell’organo.

Nel caso di organo cavo si studia la CONFIGURAZIONE interna della parete del lume, nel caso di organi pieni si studia la

CONFORMAZIONE interna del parenchima, dello stroma e della parte vascolare.

APPARATO DIGERENTE

L’apparato digerente serve per l’assunzione, la masticazione e la digestione del cibo che forniscono all’organismo elementi semplici che,

immessi nella via sanguifera e linfatica, vengono usati come energia. L’app digerente è anche responsabile dell’escrezione di cataboliti

che, se accumulati, diverrebbero tossici.

L’app digerente si apre con la rima buccale e termina con la cavità anale: risulta essere un lungo tubo con caratteristiche della tonaca

mucosa del canale differenti per ogni parte per permetterne le funzioni che sono anche garantite dalla presenza di organi extramurali

connessi all’app mediante dotti escretori; tra questi troviamo le ghiandole salivari maggiori annesse alla bocca, fegato e pancreas

annessi al duodeno.

L’app digerente si sviluppa in diverse parti del corpo:

Testa Bocca, istmo delle fauci e parte della faringe

 

Collo Faringe ed esofago

 

Torace Esofago

 

Addome Esofago, stomaco, intestino tenue e la maggior parte del colon

 

Pelvi Pt del colon e intestino retto.

 

BOCCA

Formazione particolarmente complessa. In essa troviamo il vestibolo della bocca e la cavità buccale prop detta.

VESTIBOLO DELLA BOCCA A ferro di cavallo. In essa si aprono le ghiandole salivari minori. Di fronte al II molare sup si trova il dotto

parotideo (di Stenone).

ANTERIORE LATERALE POSTERIORE SOPRA/SOTTO

Labbra Guance Arcata alveolo- Fornici sup e inf (a livello dell’unione tra mucosa delle labbra e mucosa alveolare/gengive).

dentale Sulla linea mediana anteriore si trovano i frenuli

CAVITÀ BUCCALE Tra il vestibolo della bocca e l’istmo delle fauci. Ha forma ovoidale. In comunicazione con il vestibolo mediante gli

spazi interdentali e retromolari, è in comunicazione con l’esterno mediante la rima buccale e le labbra.

ANTERIORE LATERALE VOLTA PAVIMENTO POSTERIORE

Arcate alveolo-dentali Guance Palato duro Lingua e solco sottolinguale Palato molle e Istmo delle fauci

LABBRA

Tra la piramide nasale e il mento. Se chiuse formano una linea orizzontale detta rima buccale che termina ai lati con le commessure

labiali. Sono in contatto con le arcate gengivodentali, pertanto ne assumono la forma convessa.

 Parte cutanea.: Nel labbro sup tra il setto nasale ed il margine libero del labbro stesso decorre il filtro che termina in basso con

il tubercolo labiale. Può presentare peli. Nel labbro inferiore, invece, si osserva il solco labiomentale.

 Parte intermedia: Liscia e dal colorito rosso per la sottigliezza dell’epitelio e per la presenza di eleidina nelle cellule epiteliali

 Parte mucosa: Colorito roseo e granulare per la presenza delle ghiandole salivari minori in profondità

VASCOLARIZZAZIONE

Arterie Le art LABIALI (art facciale) irrorano il labbro sup. e inf., partecipano art sottomentale, infraorbitaria, buccinatoria,

mentale e trasversa della faccia.

Vene Sboccano nella v. sottomentale e v. facciale anteriore

Linfatico Rete sottocutanea e rete sottomucosa. Rete labbro sup afferisce ai linfonodi sottomandibolari; rete labbro inf.

Afferisce ai linfonodi sottomentali e sottomandibolari

STRUTTURA

Esternamente le labbra sono rivestite da cute ed internamente da mucosa. Tra i due strati si trovano diversi m. strati.

Cute: Sottile epitelio squamoso (pavimentoso – cellule piatte) pluristratificato cheratinizzato con follicoli piliferi, ghiandole sebacee e

sudoripare. Il derma aderisce ai m. pellicciai e in esso si trovano fibre elastiche e fibre m. striate. Le papille dermiche sono appiattite.

Parte intermedia: Cheratinizzazione intermedia tra la parte mucosa e quella cutanea. Molte papille dermiche (sollevamento del derma

nell’epidermide). Presenza di qualche ghiandola sudoripara.

Parte cutanea: L’epitelio è pluristratificato squamoso non cheratinizzato. La lamina propria si solleva in alte papille dermiche.

Tra la pt lamina propria e i m. striati vi è una pt di connettivo lasso nel quale si collocano le ghiandole labiali (tubuloacinose ramificate,

secrezione mista) i cui condotti si aprono nel vestibolo della bocca. Insieme alla parotide contribuiscono alla lubrificazione del vestibolo.

GUANCE

La faccia esterna è solitamente convessa. La faccia interna è divisa dalle regioni circostanti dai solchi vestibolari e dal

rafe pterigo-mandibolare.

Nella pt posteriore delle guance, interposto tra massetere (lateralmente) e m. buccinatore (medialmente) si trova il

corpo adiposo di Bichat, utile alla suzione e grande nel neonato.

VASCOLARIZZAZIONE

Arterie Art provengono dall’art facciale, trasversa della faccia e alcuni rami della mascellare

Vene Rami sboccano nella v. facciale, temporale superficiale e plessi pterigoideo e masseterino.

Linfatico Rete sottocutanea e sottomucosa che vanno ai linfonodi parotidei e sottomandibolari

STRUTTURA

Possiamo osservare diversi strati:

I. Piano cutaneo: simile a quello delle labbra. Contiene ghiandole sudoripare e sebacee

II. Piano sottocutaneo: Vi fanno inserzione alcuni m. mimici

III. Piano muscolo-aponeurotico

IV. Piano mucosa: La lamina propria di questo piano accoglie ghiandole salivari malari/geniene. La mucosa aderisce

alla fascia profonda del m buccinatore (dietro è spessa e si assottiglia vicino al dotto parotideo).

ARCATE ALVEOLODENTALI

Formate dalla mandibola e ossa mascellari, alveoli dentali (coperti dalle gengive) e denti. Sono la parte anterolaterale della cavità

buccale prop detta.

DENTI

Composto da una pt visibile, CORONA, ed una parte non visibile, RADICE. E’ formato da 4 strati: smalto, corona (fa parte del

paroodonto) che sono esterni e dentina e polpa che sono interni; la polpa si colloca nella cavità pulpare che risulta maggiore nella

corona rispetto alla radice.

Il passaggio tra radice e corona è definito COLLETTO. La radice comunica con la cavità periodontale mediante il FORO APICALE.

Solitamente l’arcata mascellare è disposta più vs il vestibolo rispetto all’arcata mandibolare. Tutti i denti si articolano con due denti

contigui dell’arcata controlaterale (tranne il I incisivo e il III molare).

I denti sono 32, divisi in superiori e inferiori. Ogni emiarcata presenta circa 8 denti: 2 incisivi, 1 canino, 2 premolari e 3 molari.

Presentano un margine libero (per i denti anteriori: incisivi e canini), una faccia vestibolare (vs il vestibolo), una faccia palatale (vs la

lingua) e due facce di contatto (interdentali, detta mesiale e distale).

CARATTERISTICHE

INCISIVI Sono 8. Hanno radice unica. Incidono il cibo. La corona ha forma a cuneo. La faccia vestibolare è convessa.

CANINI Sono 4. Hanno radice unica. Sono i denti più stabili e determinano la bozza canina. Sono i denti più lunghi. La corona

presenta un tubercolo molto sviluppato.

PREMOLARI Sono 8. La corona è cilindrica. La radice è unica tranne che per il I premolare superiore che ha due radici.

MOLARI Sono 12. Non sostituiscono denti da latte. Diviso in 4 cuspidi, divise da una croce e ha 3 radici: due vestibolari e una

linguale.

SMALTO

Ha origine epiteliale. Formato al 96% da materiale inorganico (cristalli di idrossiapatite), si organizza in prismi sovrapposti e divisi da

sostanza interprismica, sempre composta da cristalli di idrossiapatite ma disposti con inclinazione varia e non ordinata. Ogni prisma

presenta strie trasversali, dovute all’incremento giornaliero di smalto (l’apposizione di smalto crea anche altri sistemi di linee trasversali

ed incrementali): dal complesso sistema di linee derivano le zone chiare e scure del dente.

Nell’adulto, a causa di ipomineralizzazione, si notano zone di formazioni eccessive o fessure dello smalto. Il confine tra smalto e dentina

è detto è una giunzione irregolare.

DENTINA

Origine mesenchimale. Tessuto connettivo avascolarizzato che circoscrive la camera pulpare, nella corona è situata sotto allo smalto

mentre nella radice è sotto al cemento. Composta da fibre collagene mineralizzate e tubuli dentinali. I tubuli dentinali hanno decorso

ondulato e sono rivestiti da predentina ipomineralizzata, detta intertubulare, composta da fibre collagene e sostanza cementante.

La dentina viene deposta di continuo, prima in forma di predentina; il confine tra le due è delimitato dai calcosferi (fronte di

mineralizzazione).

POLPA DEL DENTE

Tessuto connettivo lasso vascolarizzato ed innervato presente dentro la camera pulpare. Ha cellule immerse in una matrice

intercellulare composta in parte da fibre collagene di I e III tipo. A ridosso della camera pulpare si notano odontoblasti.

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE I denti sup. ricevono sangue dai rami alveolari sup. (ant e post) dell’art mascellare. I denti inf. sono irrorati dall’art

 

alveolare inferiore.

VENE Stesso decorso delle arterie. V. superiori sboccano nelle v. alveolari sup. e nelle v. infraorbitarie; le v. inferiori invece

 

sboccano nelle v. alveolari inferiori.

LINFATICO Vanno ai linf sottomandibolari e linf cervicali profondi

 

PARAODONTO

Insieme dei tessuti duri, cemento e t. osseo alveolare e t. molli, legamento periodontale e gengiva che circondano il dente.

GENGIVA

Circonda i processi alveolari e il colletto del dente ed entra tra i singoli denti a formare la papilla gengivale/libera che risulta separata

dal dente dal solco gengivale (0.5-2 mm). La faccia vestibolare continua, in alto, con la mucosa alveolare dei solchi vestibolari (di

colore rosso scuro): tra le due si nota la linea mucogengivale. La faccia palatale continua in alto con il palato duro ed inferiormente con

il pavimento della cavità buccale.

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE La gengiva sup riceve rami dall’art mascellare (principalmente), dall’art palatina maggiore, dall’art

o infraorbitaria (con rami perforanti) e dall’art buccale (per anastomosi).

La gengiva inf. riceve rami dall’art alveolare inf., dall’art mentale, labiale inf. e miloioidea.

VENE Affluiscono alle v. facciali, linguale, mascellare e plesso pterigoideo

o LINFATICO Portano ai linf sottomandibolari e sternocleidomastoidei sup.

o

STRUTTURA La mucosa è formata da epitelio di rivestimento e lamina propria.

La gengiva libera è formata da epitelio squamoso stratificato cheratinizzato e lamina propria (con papille dermiche coniche).

La superficie vs il dente è formata da epitelio squamoso stratificato non cheratinizzato (epitelio sulculare) con lamina senza papille.

CEMENTO

T. paraodontale calcificato. Sembra t. osseo ma, essendo avascolare, non è paragonabile al t. osseo.

Nella corona si trova il cemento acellulare mentre vs l’apice della radice si trova il cemento cellulare (con lacune cementocitarie simili a

quelle degli osteociti). Si espande di circa 1 mm nel canale radicolare oltre il foro apicale della radice.

Nel cemento acellulare si trovano fibre collagene perpendicolari alla superficie esterna che sono la prosecuzione delle fibre del leg.

Periodontale.

LEGAMENTO PERIODONTALE

Struttura connettivale che si colloca tra le pareti della cavità alveolare e le radici del dente, entrando in contatto sia con il connettivo

della gengiva che con la polpa del dente. E’ composto da fibre di Sharpey che si ancorano al cemento e all’osso alveolare.

Vi sono 5 gruppi di fibre:

Gruppo della cresta alveolare: Dal cemento del colletto vanno alla cresta alveolare

 Gruppo orizzontale: Dal colletto all’osso alveolare con decorso orizzontale

 Gruppo obliquo

 Gruppo apicale: Dagli apici vanno vs l’osso alveolare in tutte le direzioni

 Gruppo interradicolare: Tra le radici dei denti pluridicolari (con più radici).

Tra i vari fasci collagene si trovano vasi e nervi. Il ruolo di questo legamento è proteggere le strutture circostanti dalle sollecitazioni e

ancorare il dente alle formazioni ossee contigue.

PALATO

Formazione osteofibromucosa che costituisce la volta della cavità buccale: composto da palato duro e palato molle.

PALATO DURO

Composto dai pr palatini del mascellare e dalle lamine orizzontali delle ossa palatine. In avanti arriva sino alle gengive sup. e dietro

prosegue con il palato molle. Al centro presenta il rafe palatino (sarebbe la linea di fusione dei pr. palatini) che termina in avanti con la

papilla incisiva (dietro ai due incisivi) dove sbocca il canale incisivo. Ai lati del rafe si vedono le pieghe palatine trasverse.

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE Rami art palatina maggiore ( ramo mascellare)

VENE Vanno a quelle del palato molle o al plesso pterigoideo

LINFATICI Linf cervicali profondi (dietro al ventre posteriore del digastrico).

STRUTTURA La mucosa è addossata al periostio ed è composta da epitelio squamoso stratificato cheratinizzato con tonaca propria

con molte papille alte. Aderisce al periostio tranne che in prossimità delle arcate dentali dove tra le due strutture c’è uno strato

fibroadiposo dove scorrono vasi e nervi.

Nella parte anteriore del palato duro aderisce al periostio mediante fibre creando lacune piene di tessuto adiposo; posteriormente

invece le lacune sono occupate da ghiandole palatine (tubuloacinose ramificate, secrezione mucosa).

PALATO MOLLE

Mobile. Formato da una lamina muscolare rivestita da ambo le parti da mucosa. Ha il compito di isolare la rinofaringe durante la

deglutizione. Inizialmente è orizzontale e in seguito diventa obliquo.

Ha una faccia inferiore, liscia, percorsa dal rafe del palato molle; una superficie superiore con superficie irregolare che in avanti si porta

sino al pavimento delle cavità nasali; un margine anteriore; due margini laterali fissati ai pr. pterigoidei dello sfenoide ed un margine

inferiore che delimita sopra l’istmo delle fauci e presenta un’appendice appuntita, l’ugola palatina e si porta ai lati di questa in due

pieghe: la piega glossopalatina vs la radice della lingua e la piega faringopalatina sulle pareti laterali della faringe.

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE: Art palatina discendente ( art mascellare), art palatina ascendente ( art facciale) ed art faringea ascendente (

 carotide esterna).

VENE: Sboccano nelle v. palatine sup. (che insieme alle v. post. Della cavità nasale vanno al plesso pterigoideo) e le v.

 palatine inf. che vanno alla giugulare interna.

LINFATICI: Vasi sup. vanno ai linf retro faringei, i vasi inf. vanno ai linf cervicali profondi.

STRUTTURA

Formata da diversi strati:

 Mucosa orale Epitelio pavimento stratificato non cheratinizzato con tonaca propria molto vascolarizzata (con ghiandole e

gemme gustative)

 Strato sottomucoso orale

 Strato muscolare I M. glosso palatino

 Aponeurosi palatina Scheletro fibroso delle fibre tendinee del m. tensore del palato che davanti si ins. nel palato duro, ai lati

ai pr. pterigoidei dello sfenoide e continua con i m. posteriori a cui dà inserzione.

 Strato muscolare II m. elevatori del palato, m. faringopalatini e m. azigos (formano il corpo dell’ugola)

Due

 Sottomucosa faringea Connettivo lasso

 Mucosa faringea respiratoria, epitelio cilindrico ciliato con cellule caliciformi. La tonaca propria ha t. linfoide, fibre

Mucosa

elastiche e ghiandole tubuloacinose ramificate a secrezione mista

PARTE MUSCOLARE ORIGINE INSERZIONE

M. TENSORE DEL VELO DEL PALATO Grandi ali dello sfenoide e pr. Palato molle, dove forma l’aponeurosi palatina

Due strati: uno sup. carnoso e uno inf. pterigoidei

tendineo

M. ELEVATORE DEL VELO DEL PALATO Piramide del temporale Aponeurosi palatina.

M. DELL’UGOLA Aponeurosi palatina (vicino a spina Apice dell’ugola

nasale)

M. GLOSSOPALATINO Faccia ant. aponeurosi palatina Margine laterale della lingua

(crea arco glosso palatino) (fasci al setto linguale con fasci dallo ioglosso)

M. FARINGOPALATINO Faccia post. aponeurosi palatina Fasci laterali : Margine post. lamina della cartilagine tiroidea

(crea arco faringopalatino) Uncino pterigoideo Margine mediale: Rafe mediano (faccia post. faringe)

SOLCO SOTTOLINGUALE

Parte del pavimento della cavità buccale a contatto con la faccia inf. della lingua.

ANTERIORE/LATO LATO POSTERIORE

Arcate dentali inf. Mucosa che va dalla gengiva alla faccia inf. della lingua Archi glossopalatini

Al centro si trova il frenulo della lingua e ai suoi lati un rilievo detto caruncola sottolinguale, sul quale sboccano il dotto

sottomandibolare e il dotto della ghiandola salivare maggiore, e continua nella piega sottolinguale vs l’esterno dove si trova il margine

superiore della ghiandola sottolinguale (sulla piega si aprono i dotti escretori minori della ghiandola sottolinguale).

La mucosa è sottile e si vedono le vene situate nella sottomucosa. Inferiormente c’è un piano muscolare.

LINGUA

Organo mobile composto da massa muscolare rivestita da mucosa. Forma il pavimento della cavità buccale.

Funzione Masticazione, fonazione, creazione bolo alimentare, deglutizione, sensibilità gustativa e tattile.

Viene suddivisa in corpo e radice, che si attacca alle pt ossee (mandibola, ioide, pr. stiloidei): il limite tra le due pt è rappresentato dal

solco terminale (a forma di V vs l’avanti), le cui estremità giungono agli archi glossopalatini, al centro del quale si vede il foro cieco

(riempito dal canale tireoglosso).

Corpo: Apice: sottile e arrotondato, in rapporto con la faccia linguale dei denti incisivi.

Dorso: Nel mezzo si vede il solco mediano che giunge sino al solco terminale (così vediamo la parte pre e postsulcale)

Faccia inferiore: Percorsa dal frenulo, ai lati si vedono le pieghe fimbriate e, nel bambino, anche le sottolinguali.

Margini laterali: Arrotondati

Base: Volge vs la faringe e si unisce all’epiglottide mediante 2 pieghe glossoepiglottidee laterali e 1 mediana (sarebbe il leg.

glossoepiglottido rivestito da mucosa): tra queste ci sono depressioni dette vallecole glossoepiglottidee.

I lati della base proseguono sino agli archi palatini e formano il pavimento dell’istmo delle fauci.

Radice: Composta da connettivo, vasi, nervi e muscoli. Non è visibile. E’ il pt di fissazione sulle ossa.

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE – Irrorazione principale dell’art. linguale. La base è irrorante, anche, dai rami dell’art. palatina ascendente (

 facciale) e art. faringea ascendente ( carotide esterna).

La faccia inferiore è irrorata dall’art. sottolinguale che prosegue nel corpo come art. linguale profonda.

Le art. irrorano tutto, quindi, nella lamina propria, formano una rete da cui partono ramuscoli.

VENE – Sboccano in v. sottolinguale, linguale profonda, dorsale, v. del n. ipoglosso: tutte insieme sboccano nelle v. linguale

 ( va a giugulare interna).

LINFATICO – E’ presente una rete mucosa. L’apice drena ai linf. sottomentali, il corpo ai linf. sottomandibolari e cervicali

 profondi e base ed apice drenano ai linf cervicali profondi (satelliti della v. giugulare interna).

STRUTTURA

Composta da scheletro fibroso dove attaccano muscoli estrinseci ed intriseci. Rivestita da mucosa (e a volte tonaca sottomucosa).

SCHELETRO FIBROSO La membrana ioglossa ha direzione orizzontale. Origina dal margine superiore dell’osso ioide e si porta tra i

fasci muscolari della radice linguale. In avanti dà inserzione al setto linguale che si trova tra i 2 m. genioglossi, va dall’osso ioide sino

all’apice linguale e dà inserzione a fasci di muscoli e, in alto, giunge quasi alla mucosa.

MUSCOLI ESTRINSECI Hanno origine fuori dalla lingua. Oltre quelli descritti ci sono il glossopalatino (vedi palato molle) e il

faringoglosso (vedi m. costrittore della faringe).

CARATTERISTICHE ORIGINE INSERZIONE

GENIOGLOSSO Più voluminoso. Spina mentale (a ventaglio) Fasci alti: apice lingua

Permette alla lingua di Fasci medi: Dorso linguale

andare sul pavimento Fasci inf:Margine sup. ioide e base epiglottide

IOGLOSSO Tira lingua in basso Margine sup. ioide (grande Ai lati della lingua.

corno) Fasci post e medi sino al setto della lingua; fasci ant

sino all’apice.

CONDROGLOSSO Tira lingua in basso Piccolo corno ioide. M. longitudinale inferiore

STILOGLOSSO Sposta sopra e ai lati Pr. stiloideo e dal leg. Fascio esterno: va all’apice e si ins. al setto

stilomandibolare Fasci interno: fora il m. ioglosso e si ins al setto

AMIGDALOGLOSSO Solleva base della lingua Aponeurosi faringea (tratto Sulla linea mediana della base della lingua si

sopra la tonsilla) incrociano con i fasci controlaterali.

MUSCOLI INTRINSECI Origine e ins. all’interno della lingua

CARATTERISTICHE ORIGINE INSERZIONE

LONGITUDINALE SUP. Impari. Aumenta convessità sup. lingua Lamina propria mucosa dorso Base.

LONGITUDINALE INF. Pari. Trae apice in dietro e in basso Lamina propria base Faccia inf. del corpo

TRASVERSO Tra i due sopra. Accorcia diametro trasverso Lati del setto linguale Sottomucosa margini linguali

VERTICALE Appiattisce lingua Lamina propria dorso Sottomucosa faccia inf.

TONACA MUCOSA Sempre composta da epitelio pavimento stratificato NON cheratinizzato più lamina propria di connettivo denso.

Nella faccia superiore presenta molte papille (si vedono al rilievo):

Papille filiformi: Origina dalla lamina propria e si espandono con molti fili. All’apice dei fili l’epitelio di rivestimento è cornificato

 a causa delle continue sollecitazioni. Hanno l’importante compito di trattenere gli alimenti (impedendo lo scivolamento) e

hanno funzione tattile a causa dell’innervazione (in patologia sono le papille che assumono colorito biancastro)

Papille fungiformi: A forma di fungo. Molto numerose all’apice (sono solo sul dorso). L’epitelio di rivestimento non è

 cheratinizzato e si possono notare i vasi. Sono i puntini di colore rosso. Ogni papilla ha 2-3 calici gustativi.

Papille vallate: Davanti al solco terminale. Sono un grosso bozzo connettivale (non visibile) che non si sposta dalla lamina

 propria e, pertanto, si ha un avvallamento dell’epitelio. In esse sono presenti molti calici gustativi e, sul fondo, molte ghiandole

gustative (con secreto fluido per lasciare sempre libere di “guastare” alle papille).

Papille foliate: Pochi nell’uomo. Sono ai margini del corpo della lingua, vicino a rilevi filiformi della lamina propria. Contengono

 molti calici gustativi.

Nella faccia inferiore, la mucosa, è molto vascolarizzata e qua si ha l’assorbimento dei farmaci.

A livello della pt dorsale della RADICE, la tonaca mucosa, presenta rilievi detti mammelloni, aggregati di tessuto linfoide che formano,

nell’insieme, la TONSILLA LINGUALE: nei solchi adiacenti si collocano ghiandole salivari (secrezione mucosa), ghiandole della radice e

linfociti. La tonsilla linguale si riconosce dalla palatina per la minore estensione e per la mancata netta differenza tra t. linfoide e t.

fibromuscolare.

TONACA SOTTOMUCOSA Variabile nelle diverse zone della lingua: nel corpo manca e la mucosa aderisce direttamente al piano

fibromuscolare. E’ presente alla base della lingua e vs i margini si assottiglia. Si trova, anche, nella faccia inf. della lingua per svincolare

la mucosa mobile di questa regione rispetto agli strati inferiori..

GHIANDOLE Sono tutte tubuloacinose ramificate e la secrezione è diversa per ogni gruppo. Si localizzano nella lamina propria della

mucosa, nella tonaca sottomucosa o tra i fasci muscolari.

Ghiandole anteriori : Secrezione mista. Si trovano nella sottomucosa della faccia inf., i dotti si aprono tra le pieghe fimbriate

Ghiandole laterali: Secrezione mucosa o mista. Tra i fasci muscolari dei margini.

Ghiandole posteriori profonde: Secreto sieroso. Sono ghiandole gustative. Riversano il secreto nelle papille vallate e filiformi

Ghiandole post. superficiali della base: Secrezione mucosa. Sono nella sottomucosa inferiore alla tonsilla linguale. Il secreto va

nei solchi adiacenti

CALICI GUSTATIVI Sono l’organo gustativo e sono situate nell’epitelio pavimentoso delle papille vallate e fungiformi (alcune, rade,

anche in altre regioni). L’asse è perpendicolare all’epitelio. Hanno un polo profondo (a contatto con la membrana basale) e un polo

superficiale a contatto con l’esterno mediante il canale gustativo (fornito di poro esterno – vs l’esterno – ed interno): sono formate da

epitelio che si distingue dall’epitelio di rivestimento per l’asse orientato perpendicolarmente. Nei calici gustativi troviamo diverse cellule:

 Cellule gustative: Circa 20 per calice. Sono cellule epiteliali specifiche per la ricezione di stimoli (connesse alla terminazione

nervosa): all’apice hanno i peli gustativi che sporgono nel canale gustativo (e sono fatti di matrice densa amorfa) che hanno

una membrana plasmatica attraversata da proteine transmembrana a 7 eliche, che ne rappresentano i recettori gustativi,

connesse a proteine G.

 Cellule di sostegno: Forma a metà tra cellule staminali e gustative. Hanno forma a pilastro, perifericamente, e a bastoncello,

vicino alle cellule gustative.

 Cellule basali: Sono cellule staminali perché le c. gustative sono rigenerate ogni 12 gg.

TIPI DI MUCOSA DELLA CAVITÀ ORALE

MASTICATORIA DI RIVESTIMENTO SPECIALIZZATA

Su gengive e palato duro, dove vi è costante Pt interna guance, labbra, faccia inf. lingua, palato Sul dorso, dove sono presenti papille

sollecitazione. Aderisce bene alla lamina molle e zone con poco attrito. che rendono la zona innervata.

propria che si alza in papille gustative. E’ L’epitelio non è cheratinizzato, è presenta una

cheratinizzata tonaca sottomucosa di connettivo lasso.

GHIANDOLE SALIVARI MAGGIORI

Sono PAROTIDE, SOTTOMANDIBOLARE e SOTTOLINGUALE e sono ghiandole extramurali perché, nel corso dello sviluppo fuoriescono

dalla parete del canale alimentare: parotide e sottomandibolare si trovano in due logge del collo mentre la sottolinguale sotto al solco

sottolinguale.

Con i loro dotti comunicano rispettivamente con il vestibolo della bocca (parotide) e con la cavità buccale (sottomand. e sottoling).

Il loro compito è la produzione della saliva e in questo sono coadiuvate dalle ghiandole salivari minori con funzione di lubrificazione

localizzata nella sede del dotto.

SALIVA Secrezione mucosa e sierosa: il muco ha funzione di lubrificazione e creazione del bolo alimentare. La saliva contiene

proteine enzimatiche, le quali svolgono una prima digestione dei polisaccaridi, e una componente antibatterica (lisozima e IgA)

soprattutto nelle zone dove ristagnano detriti alimentari.

GHIANDOLE PAROTIDI

Più voluminose e situate nella regione parotidea (sotto padiglione auricolare – davanti a sternocleidomastoideo – dietro al ramo della

mandibola). Sono accolte nella loggia parotidea all’interno della fascia parotidea: in superficie, la fascia, si trova tra la cute e la

ghiandola mentre in profondità si avvicina alla faringe e tra questa e la ghiandola vi è uno strato di grasso. Pesa circa 30g.

Viene suddivisa in una pt SUPERFICIALE ed una PROFONDA.

La parte superficiale corrisponde alla pt esterna e sembra un triangolo con base superiore.

MARGINE ANT MARGINE POST BASE APICE

M. messetere (si M. sternocleidomastoideo Pt cartilaginea del meato Vicino a ghiandola sottomandibolare (tra i due si nota il setto

sovrappone) acustico esterno e arcata interghiandolare composto dai 2 foglietti uniti della fascia

zigomatica parotidea

La faccia posteriore è meno in contatto con la fascia parotidea e ha forma di un triangolo. Questa termina profondamente nel processo

faringeo che si porta fuori dalla fascia parotidea (vs lo spazio laterofaringeo – tra leg. stilomandibolare e sfenomandibolare) sino a

passare davanti alla carotide interna.

FACCIA ANTERIORE FACCIA POSTERIORE FACCIA SUPERIORE

M. messetere – Pt post. del ramo della Pr. mastoideo (temporale) – M. Art temporomandibolare e meato acustico

mandibola – M. pterigoideo interno sternocleidomastoideo – ventre post. del interno.

digastrico – m. stiliani (fascio di Riolano)

RAPPORTI VASCOLONERVOSI IMPORTANTI

L’arteria carotide esterna è a contatto con la faccia profonda della parotide e vi entra dentro (vs il lato e vs dietro) fornendo

rami parotidei e ramo auricolare posteriore e poi dividendosi nei rami terminali (vedi circolatorio).

* A volte anche art. trasversa della faccia e occipitale entrano nella parotide.

La vena giugulare esterna entra nella parotide (dopo confluenza dei rami di origine), la percorre superficialmente rispetto

all’art carotide esterna, e vi esce al ramo della mandibola per proseguire sopra lo sternocleidomastoideo.

I linfonodi si trovano in un gruppo sulla faccia superficiale e un altro sulla faccia profonda (sul decorso di art e v.)

Il n. facciale, dopo aver attraversato il foro stilomastoideo, entra nella parotide (esterno a art e v.) e si divide nei suoi rami

terminali ( cervicofacciale e temporofacciale).

Il n. auricolotemporale ( dal mandibolare - dal trigemino) entra nella parotide a livello del condilo ed esce sotto l’arcata

zigomatica.

Il DOTTO ESCRETORE decorre sulla faccia esterna ed esce sul margine anteriore, percorre il m. messetere e passa in uno sdoppiamento

del corpo adiposo della guancia, perfora il m. bucciatore e arriva alla mucosa della guancia al II molare superiore (in tutto 4 cm): dal

lobulo dell’orecchio all’ala del naso.

A livello del m. buccinatore è accerchiata da ghiandole salivari minori/malari, sulla faccia esterna del massetere c’è un satellite della

ghiandola detto parotide accessoria.

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE – Rami da carotide esterna, rami auricolari anteriori ( temporale superficiale), rami trasversa della faccia e art.

mascellare interna

VENE – Sboccano nella v. facciale anteriore e nella v. giugulare esterna.

LINFATICI – Vanno ai linf. parotidei prima e poi ai linf. giugulari esterni e cervicali profondi

NERVI – N. glossofaringeo con azione eccitosecretrice (parasimpatica). Fibre simpatiche formano un plesso attorno alla

carotide esterna e all’art. meningea media.

GHIANDOLE SOTTOMANDIBOLARI

Nella regione sopraioidea all’interno delle logge sottomandibolari, avvolte da connettivo.

RAPPORTI

Post M. pterigoideo interno.

FACCIA LATERALE 

Anteriormente Fossa sottomandibolare della mandibola; tra mandibola e ghiandola scorrono art e v. sottomentale e

art. facciale (ci sono anche linfonodi)

FACCIA MEDIALE M. milioiodeo, joglosso, stiloioideo e tendine intermedio del m. digastrico.

Da qui nasce un prolungamento anteriore che giunge sino alla ghiandola sottolinguale

FACCIA INFERIORE Fascia cervicale superficiale

Il dotto (sottomandibolare) di Wharton decorre insieme al prolungamento anteriore (esce dalla faccia mediale), decorre sulla faccia

interna della ghiandola sottolinguale e sbocca nel solco sottolinguale (a livello della caruncola).

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE: Art. facciale e suo ramo sottomentale

 VENE: Sboccano in sottomentale e facciale anteriore

 LINFATICI: Vanno ai linf. sottomandibolari che poi afferiscono ai linf. cervicali profondi.

GHIANDOLE SOTTOLINGUALI

Insieme di piccoli lobuli tra loro individuali sotto al solco sottolinguale: tra questi vi è un dotto maggiore detto ghiandoa sottolinguale

maggiore. Ha forma ovoidale e pesa 2-3g.

FACCIA LATERALE F. MEDIALE MARGINE SUP. MARGINE INF. POLO ANTERIORE POLO POST.

Fossetta M. genioglosso e longitudinale inf. Mucosa della M. miloioideo M. genioglosso e Prolungamento ant.

sottolinguale della della lingua – art. sottolinguale e piega ghiandola contro della ghiandola

mandibola dotto sottomandibolare sottolinguale laterale sottomandibolare.

I dotti escretori sono vari, uno per ogni lobulo della ghiandola e si aprono nel solco sottolinguale. Il dotto della ghiandola salivare

maggiore decorre laterale al dotto sottomandibolare ed emerge nella caruncola.

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE: Rami della sottolinguale e sottomentale

VENE: tributarie della sottolinguale e sottomentale

LINFATICI: Vanno ai linf. sottomandibolari.

STRUTTURA GHIANDOLE SALIVARI MAGGIORI

Riassunto di istologia Le ghiandole salivari maggiori sono tubuloacinose composte. Per le parotidi il secreto è sieroso (fluido) e

l’adenomero è ad acino o a semiluna, per ghiandole sottomandibolari e sottolinguali il secreto è rispettivamente più sieroso e più

mucoso.

 Acino/semiluna – Cellule sierose con attività di sintesi proteica, grande Golgi ed RE con molti mitocondri, nucleo centrale e

sopra esso granuli con secreto sieroso che, fondendosi con la membrana plasmatica, secerne all’esterno il secreto.

Le cellule dell’acino o della semiluna delimitano il lume dell’acino e poggiano su lamina basale prima e tessuto mio epiteliale

poi che garantisce una leggera contrazione per aiutare l’attività secretoria

 Tubuli – Il nucleo è vs la base e sopra vi è un grosso Golgi e granuli di muco pronti all’esocitosi. Il lume è maggiore rispetto

alle ghiandole sierose perché il muco defluisce meno facilmente.

 Nel caso di ghiandole miste l’adenomero vs il lume è tubulare e alla base, vs la lamina basale, è presenta la semiluna (sierosa)

del Gianuzzi.

STRUTTURA GHIANDOLE PAROTIDI Ghiandole sierose con adenomeri acinosi che aprono prima in un dotto preterminale (cellule

epiteliali e t. mioepiteliale sottostante) che si uniscono a formare i condotti salivari/striati.

Nei condotti salivari le cellule delle pareti sono alte e prismatiche con nucleo vs l’apice e base striata a causa di invaginazioni della

membrana plasmatica che accolgono mitocondri (e dove avviene scambio ionico per permettere primo riassorbimento di acqua che

rende la soluzione ipotonica rispetto al sangue).

I condotti striati confluiscono in condotti interlobulari che, a loro volta, confluiscono nel DOTTO PAROTIDEO DI STENONE, nel vestibolo

della cavità orale (rivestito da epitelio cilindrico pluristratificato) che ha, all’apice, alcune cellule caliciformi mucipare.

In prossimità dello sbocco del dotto di Stenone si trova un cavo epiteliali solido detto organo di Chievitz.

STRUTTURA GHIANDOLE SOTTOMANDIBOLARI Ghiandole a secrezione prevalentemente sierosa, con qualche tubulo ma per lo più

acini (stessa struttura della parotide). In prossimità non si vedono ghiandole solo mucose. Gli adenomeri sierosi, in questo caso, sono

le semilune, sottese al tubulo che poi continua nel condotto preterminale.

STRUTTURA GHIANDOLE SOTTOLINGUALI Secrezione sieromucosa con maggioranza di muco. Sono presenti molti tubuli e solo alcuni

sono appoggiati sulle semilune. Non sono presenti molti condotti preterminali.

ISTMO DELLE FAUCI

Regione che collega la bocca alla faringe. La volta è composta dal palato molle con l’ugola, il pavimento è la base della lingua e i

margini laterali sono gli archi faringei (entro i quali si colloca la fossa tonsillea e la tonsilla palatina).

ARCHI FARINGEI

Sono due: arco glossopalatino (anteriore) e arco faringopalatino (inferiore).

L’arco glossopalatino deriva dal palato molle e termina dietro il margine laterale del SOLCO TERMINALE della lingua; nel suo spessore

accoglie il m. glossopalatino. Circoscrive l’apertura anteriore dell’istmo.

L’arco faringopalatino origina come sopra e termina sulle pareti laterali della faringe e circoscrive l’apertura posteriore dell’istmo.

Accoglie il m. faringopalatino.

FOSSE TONSILLARI

Forma triangolare e collocate tra i due archi faringei, il pavimento è il margine laterale della lingua e la volta è composta dall’unione dei

due archi faringei a livello del palato molle. Sono occupati dalle tonsille palatine e sopra (tra questi e la pt superiore delle tonsille) si

trova la fossa sovratonsillare.

TONSILLE PALATINE

Organo linfoide pari. Insieme ad altre formazioni linfoidi (tonsilla linguale, faringea, laringea e tubarica) forma l’ANELLO LINFATICO DI

WALDEYER con funzione di difendere le prime vie digestive ed aeree. Ha forma ovale con asse maggiore verticale.

FACCIA MEDIALE Vs l’istmo delle fauci. Possiede orifizi che immettono nelle cripte tonsillari (rivestite in fondo da mucosa).

A volte presenta una piega triangolare, che deriva dalla mucosa dell’arco glossopalatino: tra questa e la tonsilla

può esserci una tasca che mette in comunicazione la tonsilla con la fossetta sovratonsillare.

FACCIA LATERALE Leggermente convessa (utile per asportazione) ed è rivestita da una capsula fibrosa. Entra in rapporto con la fossa

tonsillare composta da: m. amigdaloglosso, aponeurosi faringea, m. costrittore superiore della faringe e

stiloglosso.

Esternamente alla fossa si trovano il n. ipoglosso e l’art palatina ascendete ( art facciale) da cui parte il ramo

tonsillare.

Dietro alla fossa tonsillare vi è lo spazio faringomadibolare (tra mandibola e margini laterali della faringe) e la

tonsilla occupa lo spazio anteriore di questa regione; nella pt posteriore si trova l’art carotide interna, v. giugulare

interna e i n. accessorio, vago ed ipoglosso (tutti ad almeno 2 cm di distanza!).

MARGINE ANTERIORE Arco glossopalatino e m. glossopalatino: se manca al piega triangolare, è presente un solco pretonsillare.

MARGINE POSTERIORE Arco faringopalatino e solco retrotonsillare

POLO SUPERIORE Angolo tra i due archi faringei

POLO INFERIORE Base della lingua e tonsilla linguale

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE: rami che arrivano dai vasi degli archi faringei e dall’art tonsillare (che perfora la capsula che accoglie la tonsilla).

VENE: sulla faccia tonsillare vi è un plesso tonsillare che sbocca nella v. palatina ascendente

LINFATICO: Linf cervicali giugulo-digastrici e linf. dell’angolo mandibolare

STRUTTURA La faccia mediale è composta da tonaca mucosa (che continua poi nelle mucose del resto dell’istmo) mentre la faccia

laterale presenta un tessuto fibroso (crea una capsula che avvolge la tonsilla separandola dal piano muscolare profondo).

La tonaca mucosa è composta da epitelio pavimentoso stratificato parzialmente cheratinizzato (non lo è vicino alle cripte tonsillari) con

lamina propria: insieme penetrano in 12 fosse nel sottostante tessuto linfoide. Il limite tra epitelio e lamina propria non è distinguibile a

causa dei numerosi linfociti presenti (oltre a macrofagi e granulociti).

Sulla lamina propri crea diverse papille, no sulle cripte, ed è coperta da molti follicoli linfoidi primari e secondari (quelli con il centro

germinativo): a causa della presenza di tale tessuto la tonsilla riesce a trattenere antigeni (sono presenti HEV).

Nelle cripte è possibile osservare alcune papille di connettivo (con vasi e nervi) della sottomucosa; nella pt esterna, la sottomucosa,

crea uno strato fibroso che avvolge la tonsilla.

Attorno alla periferia della tonsilla si trovano ghiandole sia sierose che mucose.

FARINGE

Tratto del canale compreso tra l’istmo delle fauci e l’esofago. Con la deglutizione dà passaggio al bolo alimentare e riceve anche aria

dalle cavità nasali (mediante le coane); entra in comunicazione con la laringe (app. respiratorio) mediante l’adito della laringe e sulla

faringe sboccano anche le tube uditive.

La faringe si sviluppa verticalmente dalla base del cranio sino a C6, è lunga 14 cm. Superiormente risulta slargata mentre, nella pt

inferiore, assume aspetto tubulare ristretto.

RINOFARINGE Dalla volta della faringe sino al palato molle che, in posizione orizzontale durante la deglutizione, esclude

questo tratto del canale alimentare, dal passaggio del bolo alimentare

OROFARINGE Dal palato molle (quando orizzontale) ad una linea orizzontale passante per il margine superiore dello ioide.

LARINGOFARINGE Dall’orofaringe sino a C6.

PARETE ANTERIORE Completa solo a livello della faccia posteriore della laringe e ha concavità anteriore: qui entra in contatto con

cartilagini e m. aritenoidi (obliquo e trasverso), m. cricoaritenoideo post. e faccia post. della lamina cricoidea.

Sopra questa parete si trova adito della laringe, epiglottide, istmo delle fauci, pt posteriore del palato molle ed,

infine, le coane.

PARETE POSTERIORE Sito nella spazio retrofaringeo, composto da connettivo lasso che entra in rapporto con la fascia cervicale

profonda. Continua nello spazio retroesofageo.

PARETI LATERALI Pt mediale dello spazio faringomandibolare (dove passano i vasi elencati sopra!): in questo spazio può giungervi

(tra mandibola e m. pterigoideo interno) il prolungamento faringeo della parotide.

Le pareti laterali contraggono rapporto con art. carotide interna e suoi rami collaterali, con lamine della

cartilagine tiroide, lobi della ghiandola tiroide e grossi corni dell’osso ioide.

ESTREMITÀ SUPERIORE Entra in rapporto con la base cranica, unisce le spine dello sfenoide e le lamine interne dei pr. pterigoidei.

Può accogliere, nella rinofaringe, la tonsilla faringea.

ESTREMITÀ POSTERIORE Piano passante per il margine inf. della cartilagine cricoide

CONFIGURAZIONE INTERNA

Parete anteriore Irregolare con delle pieghe. Ai lati delle pieghe dovute alle cartilagini cricoide e aritenoide si notano due

solchi detti recessi piriformi (sul cui fondo si vede una piega del nervo laringeo superiore)

Parete posteriore Rilevi dovuti a delle ghiandole

Pareti laterali Si notano le sporgenze dovute ai grandi corni dello ioide.7 mm dietro i cornetti nasali inferiori (ossa a sé delle

cavità nasali) si vedono gli orifizi faringei delle tube uditive composti da un labbro anteriore e uno posteriore (sporgente) detto

torus tubaris.

Orifizi tubarici: nella pt inferiore sono spessi per la presenza del m. elevatore del palato molle. Il labbro anteriore

o prosegue vs il palato molle con una piega detta salpingopalatina mentre il labbro posteriore scende nelle pt laterali

della faringe con la piega salpingofaringea.

Sopra l’orifizio si trova una fossetta sovratubarica e sopra questa il recesso faringeo.

Sotto si nota la tonsilla tubarica, dovuta ad aggregati di t. linfoide.

Volta della faringe Parete concava dove si nota la tonsilla faringea, formata da pieghe separate da solchi (talvolta entrano in

una profondità detta borsa faringea). Nell’adulto la parete è liscia.

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE – Art faringea ascendente è la principale ( carotide esterna). Rami palatina ascendente e tiroidea superiore.

 VENE – Organizzate nel plesso superficiale e profondo. Sboccano prima in rami faringei e poi nella v. giugulare interna.

 LINFATICO – Una rete mucosa ed un’altra nella tonaca muscolare che drenano in colletori posteriori (linf. cervicali profondi),

 laterali (linf cervicali profondi sul ventre posteriore del digastrico) ed anteroinferiori (linf catena giugulare).

STRUTTURA

Dal lume vs l’esterno troviamo: tonaca avvenitizia, tonaca muscolare, t. fibroelastica (fascia faringea) e t. mucosa. Una tonaca

sottomucosa c’è solo (parzialmente) ai lati.

Tonaca avvenitizia Connettivo lasso che avvolge i muscoli e la fascia faringea (quando non coperta da muscoli).

Muscoli M. costrittori (sono 3 in parte sovrapposti) e m. elevatori (stilofaringeo e faringopalatino – descritti nel palato molle).

 ORIGINE INSERZIONE CARATTERISTICHE

M. COSTRITTORE SUPERIORE Lamina mediale dei pr. Pt posteriore della faringe sul Costringe la rinofaringe e alza

pterigoidei rafe faringeo. la pt posteriore della faringe.

Rafe pterigomandibolare Insieme ai fasci di origine e al

Linea miloioidea mandibola m. genioglosso crea il m.

Radice della lingua faringoglosso

M. COSTRITTORE MEDIO Grande e piccolo corno dello Rafe faringeo. Triangolo con base vs il rafe e

ioide apice allo ioide.

Costrittore orofaringe

M. COSTRITTORE INFERIORE Linea obliqua cartilagine tiroide Rafe faringeo Lamina trapezoidale

Costrittore laringofaringe,

elevatore laringe

M. STILOFARINGEO Faccia interna pr. stiloideo Alcuni fasci alla fascia faringea, Entra in rapporto con i

altri all’epiglottide ed ala costrittori

cartilagine cricoide e tiroide.

Strato fibroelastico (fascia faringea) Sotteso alla tonaca muscolare e sopra la tonaca mucosa. Nelle pareti laterali ha meno rapporti

con la tonaca mucosa per la presenza di uno strato sottomucoso. Interne a questo strato sono presenti ghiandole faringee

(tubuloacinose ramificate a secrezione mista) con dotti nella faringe.

Tonaca mucosa Presenta struttura diversa nelle diverse parti della faringe.

Parte nasale: Epitelio respiratorio (prismatico pluriseriato) con cilia vibratili all’apice. Contiene cellule caliciforme mucipare.

Nel giovane è tutto epitelio respiratorio, nel vecchio l’epitelio è in parte pavimentoso stratificato non corneificato.

Nella lamina propria sono presenti ghiandole tubuloacinose ramificate a secrezione mista.

In prossimità dello sbocco delle tube uditive si notano la tonsilla tubarica e faringea (t. linfoide nella lamina propria che

penetra nel sovrastante epitelio) organizzate in follicoli secondari.

Parte laringea e buccale: Epitelio pavimentoso stratificato non corneificato su una lamina propria di connettivo denso. Sono

presenti alcuni calici gustativi.

ESOFAGO

Sito tra faringe e stomaco. Decorso verticale con inizio a C6 e fine a livello della X costa.

CURVATURE Da C6 e T4 il decorso è verticale e addossato alla colonna vertebrale (ne segue la curvatura) poi si separa dalla colonna

descrivendo una curva con concavità anteriore (sul pno sagittale). Sul pno frontale descrive prima una curva con convessità a SX e,

sotto all’arco dell’aorta, forma una curvatura convessa vs DX.

RESTRINGIMENTI L’esofago si restringe in 4 punti e tra questi ha un aspetto fusiforme.

Restringimento cricoideo: Inizio dell’esofago, a livello della cartilagine cricoide

 Restringimento aortico e bronchiale: dovuti ai rapporti con l’arco dell’aorta e il bronco SX

 Restringimento diaframmatico: a livello dell’orifizio esofago nel diaframma.

 ANTERIORE POSTERIORE LATERALMENTE

PT CERVICALE Trachea (connessa con Spazio retroesofageo Lobi tiroidei – Art tiroidee inferiori e carotidi comuni

(C6-T2 4 cm) fascetti connettivali) (sopra retrofaringeo N. ricorrenti

 Lobo SX tiroide e sotto mediastino

M. sterno tiroideo e post.)

sternoioideo e dietro fascia

cervicale profonda DX V. azigos e pleura mediastinica che si estende tra v.

PT MEDIASTINICA PT membranosa trachea e Colonna fino a T4 

(in mediastino post.) tratto iniziale del bronco (dove c’è biforcazione azigos ed esofago nel seno interavisogesofageo.

SX Pleura mediastinica, arco e tratto discendente aorta.

EPIBRONCHIALE SX. tracheale) 

Trachea ed esofago sono La pleura crea il seno interaorticoesofageo tra aorta

uniti dal fascio muscolare discendente ed esofago.

(liscio) tracheoesofageo.

PT MEDIASTINICA Linfonodi biforcazione Separato da colonna, N. vaghi che, in rapporto con l’esofago, si dividono in un ramo

IPOBRONCHIALE tracheale in mezzo decorrono ant. e post., che si uniscono, rispettivamente, sulla faccia

(sotto incrocio Faccia posteriore v. azigos,v. anteriore e posteriore dell’esofago.

esofago e bronco SX) pericardio emiazigos, dotto

A livello del bronco SX toracico e tratto

l’unione è data dal fascio toracico aorta

muscolare discendente

broncoesofageo.

PT DIAFRAMMATICA Orifizio esofageo Orifizio esofageo Orifizio esofageo. Può esserci fascetto muscolare che si stacca

dal diaframma per unirsi all’esofago

DX Lobo caudato del fegato

PT ADDOMINALE Faccia inf. lobo SX fegato. Aorta addominale 

SX Fondo dello stomaco.

Pilastri mediale 

diaframma

Nel tratto ADDOMINALE, l’esofago, è rivestito, sulla faccia anteriore, da peritoneo (dietro no, perché peritoneo non sale sopra cardias).

Il peritoneo prosegue a rivestire la faccia anteriore dello stomaco (a SX), la faccia inf. del diaframma (sopra) e vs il fegato (a DX –

compone l’origine del legamento epatogastrico).

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE (Da sopra a sotto) Art tiroidea inf. (pt cervicale), art. bronchiale , intercostali e aorta toracica (pt mediastinica), art.

freniche inf. e gastrica SX (pt diaframmatica e addominale)

VENE Plesso periesofageo che nella pt superiore drena alla v. cava superiore. Nella pt addominale le v. dell’esofago

sboccano nella v. gastrica SX (v. porta). C’è anastomosi portocavale.

LINFATICI Linf cervicali profondi, paratracheali, mediastinici posteriori e gastrici superiore.

STRUTTURA Vi sono alcuni strati di parete sovrapposti per tutta la lunghezza del tratto di canale alimentare.

T. MUCOSA: Sollevata in molte pieghe che assumono forma stellata.

Formata da epitelio di rivestimento (stratificato non corneificato), lamina propria, muscolaris mucosae (nella pt inferiore sono

molto spessi). Sulla superficie della mucosa si aprono i dotti delle ghiandole esofagee (tubulari ramificate – nella sottomucosa)

e, attorno allo sbocco dei dotti, alcuni noduli linfatici.

Nella lamina propria vicino allo stomaco sono presenti ghiadole cardiali esofagee (simili alle ghiandole del cardias) e isole di

mucosa gastrica che sono eterotrope ( Funzione con sede errata!)

T. SOTTOMUCOSA: Connettivo lasso con ghiandole esofagee, tubulari ramificate a secrezione mucosa

T. MUSCOLARE: Nella pt iniziale ha fibre striate, vs la fine le fibre sono lisce.

All’inizio è la prosecuzione della muscolatura della faringe e si dispone internamente ad anello ed esternamente con fasci

longitudinali.

T. AVVENITIZIA: connettivo lasso con fasci elastici

T. SIEROSA: Solo dove è presente il peritoneo

STOMACO

Tra esofago ed intestino tenue, occupa l’ipocondrio SX e parte dell’epigastrio. Ha lunghezza di 30 cm, nel maschio accoglie 1200 ml e a

seconda dello stato funzionale dell’organo ha aspetto diverso. In esso il cibo ristagna ed è sottoposto all’azione dei succhi digestivi.

Presenta l’estremità prossimale a cupola e quella distale risulta conica, l’asse è prima verticale, poi orizzontale e infine obliquo vs l’alto.

Lo stomaco presenta una parete anteriore ed una posteriore, due margini e due sbocchi, rispettivamente cardias e piloro.

Le pareti sono lisce e convesse: quella anteriore guarda vs l’alto, quella posteriore vs il basso.

Il margine destro è noto come piccola curvatura, misura 15 cm e si sviluppa dal margine dx dell’esofago sino al margine superiore del

duondeno: ha convessità rivolta vs DX che alla fine piega orizzontalmente e poi verticalmente e in dietro (piega angolare).

Il margine SX è noto come grande curvatura, misura 40 cm, in alto si sviluppa dal cardias descrivendo subito una cupola (FONDO

DELLO STOMACO), decorrendo, poi, verticalmente prima e orizzontalmente dopo. Tra cardias e cupola si può osservare l’INCISURA

CARDIALE.

Il piloro, invece, è segnato dalla presenza, in superficie, del solco pilorico ( internamente corrisponde allo sfintere pilorico).

CARDIAS 0.5 cm sotto allo sbocco esofageo

FONDO Forma di cupola che si adatta al diaframma. La fine è un piano orizzontale passante per il cardias.

(grande tuberosità)

CORPO Forma cilindrica, vs il basso si stringe. Termina con linea obliqua passante per piega angolare e grande curvatura.

PT PILORICA Obliqua vs l’alto e DX. Ha forma conica e forma con il corpo la piega angolare (90°). In esso si notano due regioni:

antro pilorico (rigonfio) e canale pilorico che confina con il duodeno mediante il solco pilorico.

Confini In alto diaframma; in basso colon trasverso; a lato parete toracica e diframma; davanti con la parete toracica e addominale.

Aprendo la parete addominale si vedono solo pt pilorica e la pt inferiore del corpo dello stomaco perché la pt superiore è coperta da

fegato, diaframma e in parte dalla gabbia toracica.

RAPPORTI Superiore Rapporto con cupola diaframmatica (dietro pericardio, pleura, cuore e polmone SX)

FONDO 

Ant./Mediale Lobo SX del fegato

Ant. Parete ant. torace

PARETE ANT. 

Sup. Ipocondrio SX (tra V e IX costa)

TORACICA 

DX Lobo SX del fegato

SX Muscolo trasverso dell’addome (sopra seno pleurale costodiaframmatico, margine inf. polmone e parete toracica)

SPAZIO SEMILUNARE DEL TRAUBE (corrispondenza della faccia sulla parete toracica)

Semiluna convessa in alto e a SX.

Sopra V-VI costa; sotto pr. xifoideo; laterale da linea verticale da V e IX costa (qualche cm esterno a linea emiclaveare)

Importante auscultazione di gas della bolla gastrica.

PARETE ANT. Terzo inferiore del corpo e piloro.

ADDOMINALE Sopra è coperta dal fegato.

Il TRIANGOLO DI LABBE’ è l’unica pt a contatto con la parete addominale: inferiormente IX cart. costale; SX dall’arco

costale; DX dal margine anteriore del fegato.

PARETE POST. Rapporti con organi dello spazio sovramesocolico, dall’alto:

Diaframma – Milza – Ghiandola surrenale – Rene SX – Pancreas – Mesocolon (dietro: pt ascendente duodeno, flessura

duodeno digiunale e anse intestino tenue mesenteriale) – Colon trasverso

PICCOLA CURVA Coperta dal lobo SX del fegato. Si sviluppa da T11-12 sino a 1L (le incrocia e si porta alla loro DX).

Concavità abbraccia aorta, pilastri mediali del diaframma, art. e plesso celiaco e colonna vertebrale.

GRANDE CURVA Dall’alto vs il basso: centro tendineo del diaframma – M. trasverso dell’addome – Flessura SX del colon e colon

trasverso.

CARDIAS A livello di X costa, sul pilastro SX del diframma. Coperto dal lobo SX del fegato.

A SX ha n. vago SX; posteriormente ha il n. vago DX

PILORO Altezza L1. Dietro ha testa del pancreas, anteriormente è coperta dal lobo quadrato del fegato.

COMPORTAMENTO DEL PERITONEO Lo stomaco è rivestito da una lamina anteriore e una posteriore del peritoneo.

La superficie anteriore dello stomaco guarda vs la GRANDE CAVITÀ PERITONEALE, la pt posteriore vs la BORSA OMENTALE (che rimane

connessa con la grande cavità peritoneale per mezzo del forma epiploico del Wilson).

LEG. GASTROFRENICO: La lamina anteriore riveste la faccia anteriore dello stomaco, prosegue in alto sulla faccia anteriore

dell’esofago e in basso sul duodeno. La lamina posteriore riveste la parete posteriore ma non prosegue oltre il cardias

Superioremente la lamina ant. e post. si riflettono, rispettivamente, sul diaframma e sulla parete posteriore dell’addome:

pertanto, rimangono scoperti cardias, faccia post. dell’esofago e fondo dello stomaco che sono a contatto con il diaframma.

LEG. GASTROLIENALE: Le lamina si avvicinano e formano il leg. che va dalla faccia posteriore dello stomaco (grande

curvatura) all’ilo della milza. In esso decorrono vasi gastrici brevi

LEG. GASTROCOLICO: Nella pt orizzontale della grande curvatura (pt sotto dello stomaco) formano questo leg. che diparte a

ventaglio e va alla flessura SX del colon, al colon trasverso, alla flessura colica DX e al duodeno. Anche detta RADICE

ANTERIORE DEL GRANDE OMENTO

LEG. GASTROEPATICO: Sulla piccola curvatura le lamine si uniscono e formano questo leg. che prosegue nel leg.

EPATODUODENALE creando il PICCOLO OMENTO (che si fissa sul solco trasverso e solco del condotto venoso del fegato).

CONFIGURAZIONE INTERNA

Colore grigio-roseo (rossa nel corso della digestione per afflusso di sangue). Nell’organo a riposo si vedono pieghe gastriche,

longitudinali secondo l’asse dell’organo e anastomizzate a formare una rete a maglie (tranne una piega sollevata che unisce

direttamente esofago al piloro – via gastrica breve).

Ad organo disteso le pieghe scompaiono e si notano dei solchi permanenti che formano rilievi di forma variabile dette areole gastriche:

all’interno di queste su notano numerosi infossamenti detti fossette gastriche, all’interno delle quali si aprono i dotti delle ghiandole

(tubulari) dello stomaco, e tra queste la mucosa si solleva a formare le creste gastriche.

Nel CARDIAS si vede un orlo dentellato che delimita la mucosa esofagea da quella gastrica. L’orifizio è ovale.

Nel PILORO si osserva una sporgenza interna che forma la valvola pilorica che delimita l’orifizio pilorico: la valvola è formata dalla

mucosa, sottomucosa e tonaca muscolare (il cui strato è noto come sfintere pilorico).

VASCOLARIZZAZIONE 

ARTERIE: L’art. gastrica DX ( art gastroepatica) e art. gastrica SX (art. lienale) formano un arco lungo la piccola curvatura.

Stessa cosa fanno art. gastroepiploica DX ( art gastroepatica) e SX (art. lineale) sulla grande curvatura e a livello

sottosieroso; poi entrano sotto la sierosa sulla parete ant. e post. dello stomaco e si ramificano nei diversi strati della struttura

dello stomaco sino a giungere ai capillari che circondano le ghiandole o irrorano l’epitelio di rivestimento.

Le art. gastriche brevi decorrono sul fondo e sul leg. gastrolienale.

VENE: Si crea una prima rete sottoepiteliale che poi diventa sottoghiandolare (tra ghiandole e muscolaris mucosae) per

diventare poi sottosierosa. Le v. sono tributarie a v. coronaria dello stomaco e v. pilorica nella piccola curvatura, delle v.

gastroepiloiche DX e SX nella grande curvatura e delle v. gastriche brevi sul fondo dello stomaco: sono tutte v. tributarie della

v. porta (direttamente e non – tramite v. mesenterica sup. e v. lienale). Alcuni rami vanno in v. esofagee, surrenali e

diaframmatiche inf. tributarie della v. cava inferiore. Si crea anastomosi portocavale.

LINFATICO: Si crea un primo plesso mucoso e poi uno sottomucoso. I vasi efferenti vs la piccola curvatura vanno vs il linf

gastrici superiori (satellite art. gastrica SX), quelli vs la grande curvatura vs i linf gastrici inf (satelliti art gastroepiploica SX) e

linf pilorici, quelli che drenano dal fondo dello stomaco vanno ai linf lienali.

STRUTTURA

Nello stomaco viene secreto succo gastrico per effettuare la digestione di proteine e lipidi: per funzionare, il succo deve agire in

ambiente a pH acido e questo è possibile mediante secrezione di HCl grazie all’ormone gastrina secreto dalle cellule G della mucosa

pilorica.

Le pieghe descritte nella configurazione interna sono la continuazione delle pieghe dell’esofago e sono dovuti a sollevamenti di mucosa

e sottomucosa.

TONACA MUCOSA La superficie è descritta sopra (nella config. Interna).

Epitelio di rivestimento - Cellule prismatiche e alte con pochi microvilli. Il nucleo è nella metà inferobasale, sotto vi è

o abbondante RE e sopra il complesso di Golgi: tra questo e l’apice vi sono granuli di secrezione che espellono il secreto quando

il granulo si fonde con la membrana plasmatica; il secreto è il MUCO GASTRICO, importante per la protezione delle pareti

gastriche dagli enzimi digestivi e con attività di passaggio di ioni bicarbonato (basici) dal sangue al lume dello stomaco

Lamina propria - Composta da connettivo, fibre collagene, macrofagi, granulociti eosinofili e plasmacellule. Possiede capillari

o sanguini con pori giustapposti all’epitelio di rivestimento. La pt superficiale della lamina propria è connettiva, quella inferiore

racchiude le ghiandole gastriche. Presenza di ammassa linfocitari.

GHIANDOLE CARDIALI Presenti nei primi cm dello stomaco e, talvolta nell’esofago. Sono ramificate composte

 

(divisione dicotomica alla fine), il secreto è di glicoproteine neutre e questo spinge il nucleo vs la base della cellula

GHIANDOLE GASTRICHE PROP. DETTE Nel fondo e nel corpo dello stomaco. Sono tubulari semplici. Sono nei fondi

 

delle fossette gastriche prossime a cellule staminali (rimpiazzano sia l’epitelio che le cellule del tubulo ghiandolare).

Cellule delle ghiandole gastriche:

Cellule staminali: Presenti solo allo sbocco del tubulo, non hanno organelli e hanno pochi microvili. Il nucleo

 è centrale

Cellule del colletto: Nucleo vs la base. Contengono molti granuli di secreto (proteoglicani acidi) che vengono

 immessi alla pt apicale della cellula per esocitosi

Cellule adelomorfe: Più numerose, in abbondanza nel fondo. Sono alte e prismatiche. Il nucleo è al centro e

 sotto questo si nota un RE granulare (i ribosomi determinano la basofilia della cellula). Presente un Golgi

esteso con granuli di pro secreto molto grandi; presente qualche microvillo. Il secreto è il pepsinogeno

(forma inattiva della pepsina) e la rennina (che digerisce le proteine del latte).

Cellule delomorfe/di rivestimento: Abbondanti nel corpo del tubulo. Il corpo in parte emerge all’interno del

 tubulo. Sono acidofile e ricche di mitocondri (Golgi lontano dal nucleo). Al loro interno si nota, a partire dal

tubulo ghiandolare, una serie di canalicoli (capillari di secrezione intracellulari) che aumentano la superficie

secernente. Questi si addentrano nella cellula e presentano molti capillari: sotto questi è presente il sistema

tubulovescicolare (insieme di tubuli e vescicole) che aumenta ancora più la superficie secernente.

Le cellule sono connesse tra loro da desmosomi.

Queste cellule secernono anche fattore intrinseco che lega e permette l’assorbimento della B12.

Cellule endocrine: Cellule che si trovano nella parete del tubulo ghiandolare. Sono anche note come

 argentaffini per la presenza di granuli elettrondensi: le principali secernono serotonina, altre cellule in minor

numero secernono altri ormoni che hanno azione sulla muscolatura liscia e sulle ghiandole gastriche.

GHIANDOLE PILORICHE Le creste sono molto più sviluppate perché le fossette sono profonde. Al loro fondo si

 

trovano tubuli ghiandolari ramificati che secernono glicoproteine neutre. Presentano un corredo cellulare simile a

quello delle ghiandole cardiali e hanno tante cellule G che secernono gastrina, ormone che stimola la produzione di

HCl dalle cellule delomorfe delle ghiandole gastriche prop. dette con azione paracrina.

Muscolaris mucosae - Spessa e formata da uno strato interno, circolare, e uno esterno longitudinale. Alcuni fasci di

o muscolatura invadono il connettivo soprastante. La contrazione aiuta la fuoriuscita del secreto

TONACA SOTTOMUCOSA Composta da fibre elastiche e tessuto adiposo. In essa si trova il plesso nervoso sottomucoso.

TONACA MUSCOLARE Molto spessa. Tra lo strato longitudinale esterno e quello circolare interno si osservano fibre oblique che si

irradiano vs dall’incisura cardiale alla grande curvatura. Lo strato interno circolare, è invece importante a livello del piloro dove forma lo

sfintere pilorico che solleva mucosa e sottomucosa nel passaggio tra piloro e duodeno.

TONACA SIEROSA Composto da mesotelio (del peritoneo) e strato sottomesoteliale di connettivo denso. Aderisce alla tonaca

muscolare mediante una sottosierosa lassa che, nelle curvature, porta con sé vasi, nervi e linfonodi.

INTESTINO TENUE

Va dallo stomaco, sfintere pilorico, all’intestino crasso, valvola ileocecale. In esso avvengono digestione e assorbimento.

Va dall’epigastrio alla fossa iliaca DX, in parte occupa la piccola pelvi. Lungo 7 m, accoglie 6000 ml; costituisce i 4/5 dell’intestino.

In base al rivestimento del peritoneo e alla mobilità si localizza il duodeno, fisso, e l’intestino mesenteriale (diviso ulteriormente in

digiuno e ileo), mobile.

DUODENO

Va dal piloro all’intestino t. mesenteriale, è lungo 30 cm e va da L1 a L2 e si localizza a DX della linea lombare. Ha calibro di 47 mm.

Si differenzia dall’intestino tenue mesenteriale per la localizzazione profonda (a causa del peritoneo) e per il diametro maggiore.

In esso si osservano 4 regioni distinte:

Superiore Mobile, all’inizio presenta la dilatazione detta bulbo duodenale e decorre inferiormente al lobo quadrato del fegato

sino al collo della colecisti

Discendente Piega bruscamente, creando la flessione superiore del duodeno e scende a DX della colonna per terminare al

polo inferiore del rene DX

Orizzontale Si crea la flessione inferiore del duodeno e questo piega a SX, a livello di L3, incrociando aorta e v. cava

inferiore.

Ascendente Piega vs l’alto e passa a SX di aorta e colonna vertebrale. A livello di L2 (e a livello della radice del mesocolon

trasverso) piega bruscamente in avanti e vs il basso a formare la flessura duodenodigiunale.

Sup./Ant. Lobo quadrato del fegato e collo colecisti (leg. duodenocistico)

SUPERIORE 

Inf. Testa del pancreas

Post. Condotto coledoco, art. epatica e v. porta

Ant. (dall’alto in basso) Corpo colecisti – Mesocolon – Colon trasverso – Anse intestino tenue mesenteriale

DISCENDENTE 

Post. mediale rene DX – vasi e pelvi renale – pt iniziale uretere DX

Unita al pancreas da Margine

Lat. Lobo DX del fegato – flessura DX del colon – pt craniale colon ascendente

t. connettivo fibroso, 

Med. Testa del pancreas (a forma di doccia perché accoglie il duodeno)

vasi sanguigni e 

condotti escretori del

pancreas L’inserzione posteriore del mesocolon trasverso permette di individuare una parte sovramesocolica (I e II tratto) ed

una pt sottomesocolica

Sup. Testa del pancreas

ORIZZONTALE 

Ant. Vasi mesenterici sup. e colon trasverso

Inf. Anse intestino mesenteriale (in parte sono anche anteriori).

Post. V. cava inferiore e aorta

Ant. (dal basso vs l’alto) Anse intestinali – Mesocolon trasverso (che separa dalla faccia posteriore dello stomaco)

ASCENDENTE 

Post. Vasi renali e uretere SX

Lateralmente colica (a volte margine mediale

Art

Medialmente Pancreas e aorta.

FLESSURA Collega duodeno e digiuno a livello di L1-2. E’ adesa alla parete addominale posteriore dal peritoneo parietale. Si

DUODENODIGIUNALE fissa al diaframma mediante il m. sospensore del duodeno (di Treitz) che ha due ventri e collega l’orifizio esofageo

alla flessura duodenodigiunale (passando a SX del tronco celico).

Inf. Mesocolon trasverso (leg peritoneale), nel pt dove si passa da un dispositivo sieroso fisso a mobile.

Sup. Entra in rapporto con la radice del mesocolon trasverso (mediante questo entra in rapporto con la borsa

omentale) e con il corpo del pancreas

SX Arco vascolare di Treitz (incrocia art. colica SX e v. mesenterica inf.)

*Attorno alla flessura duodenodigiunale il peritoneo forma delle pieghe che immettono in fossette duodenali: alcune di queste sono

importanti perché accolgono vasi retroperitoneali; tra queste sono da ricordare l’inferoesterna, la supero sterna e la paraduodenale

arteriosa, nella quale il peritoneo si alza ad accogliere l’art colica SX.

COMPORTAMENTO DEL PERITONEO Riveste in modo incompleto (tranne nella pt superiore) il duodeno e si trova anteriormente a

questo applicandolo alla parete addominale posteriore.

Leg EPATODUODENALE – Continuazione del leg. EPATOGASTRICO, forma il piccolo omento che va vs l’ilo del fegato (nel

decorso accoglie art epatica e dotto coledoco). La pt del leg. epatogastrica forma la parte flaccida del piccolo omento, quella

epatoduodenale è la pt tesa (anche perché dà passaggio al peduncolo epatico).

Il margine DX del piccolo omento delimita anteriormente il forame epiploico e, da questa pt, diparte il leg. DUDENORENALE

che va vs la faccia anteriore del rene DX

Leg. DUODENOCOLICO – Continuazione del leg. GASTROCOLICO. Va dalla I parte del duodeno al colon trasverso.

La pt discendente del duodeno è rivestita solo anteriormente e a DX dal peritoneo, la pt orizzontale è rivestita anteriormente dal

peritoneo e risulta incrociata dalla radice del mesocolon trasverso mentre la pt ascendente è rivestita in parte e solo anteriormente dal

peritoneo: pertanto, la pt discendente e ascendente sono mobili.

La flessura duodenodigiunale è fissa a causa del m. che la sospende al diaframma.

CONFIGURAZIONE INTERNA

La pt superiore è liscia e con il mezzo di contrasto (radiologico) si riempie uniformemente, soprattutto nel bulbo duodenale.

Dalla pt discendente e per tutto il resto dell’intestino tenue si notano invece pieghe circolari/valvole conniventi (vedi intestino t.

mesenteriale!) e, pertanto, non risulta omogenea con mezzo di contrasto.

Elementi caratteristici del duodeno sono:

Piega longitudinale Piega a livello della parte posteromediale della pt discendente del duodeno dovuto allo scorrimento del

condotto coledoco che solleva il lume del duodeno per poi perforare obliquamente la sua parete.

Papilla maggiore Bottone alla fine della piega longitudinale al cui apice emergono il dotto coledoco e il dotto pancreatico a

volte riunitisi in un unico tronco alla base della papilla nell’ampolla duodenale

Papilla minore Superoanteriormente alla papilla maggiore, in essa sbocca il dotto pancreatico accessorio.

INTESTINO TENUE MESENTERIALE

Decorre dal duodeno all’intestino crasso e va da L2 sino alla fossa iliaca DX dove, mediante un orifizio con valvola ileocecale (prossimo

all’art sacroiliaca DX) passa alla seconda pt dell’intestino. E’ lungo 7m, il diametro iniziale è di 47 mm che si riduce a 27 vs la fine.

Questo tratto è noto come “mesenteriale” perché accolto nel margine libero di una plica del peritoneo detta mesentere che si distacca

dalla parete posteriore per andare ad avvolgere questo tratto del canale alimentare.

E’ composto da digiuno (perché nel cadavere è vuoto) e ileo (3/5 distali): non vi è netta differenza; criteri differenziali sono il maggiore

diametro e la maggiore presenza di villi nel duodeno.

Questa parte dell’intestino è mobile e, a causa della sua lunghezza, descrive numerose anse e circonvoluzioni che nell’insieme formano

la matassa intestinale, inferiore al colon ed al mesocolon trasverso.

In base alla disposizione della radice mesenteriale e del suo decorso si possono descrivere gruppi di anse:

I. Anse site nell’ipocondrio SX sino alla flessura colica SX

II. Anse nell’ipocondrio DX sino alla flessura colica DX

III. Anse nella fossa iliaca SX

IV. Anse tra i muscoli psoas DX e SX, in parte scende nella piccola pelvi

Ogni gruppo di anse presenta un margine libero (anterolaterale) ed uno aderente/concavo che continua nel mesentere e al quale

arrivano vasi e nervi (dopo aver perforato i due foglietti della sierosa).

ANTERIORE POSTERIORE LATERALMENTE SUPERIORE INFERIORE

DX Cieco e colon

Grande omento, Peritoneo della parete posteriore e Colon e mesocolon Fosse iliache (nell’angolo

pertanto entrano in tramite questo a: ascendente trasverso separano tra queste e l’addome)

SX Colon discendente

rapporto con il pt inf. duodeno l’int. Tenue da Anello inguinale

peritoneo della Pr. uncinato pancreas e colo iliaco (coperti dalle stomaco e visceri addominale

parete anterolaterale Corpi vertebre L anse del tenue) sovramesocolici Anello femorale.

dell’addome Aorta Scendono sino al cavo

V. cava rettovescicale/rettouretale.

Reni

Ureteri

M. grande psoas

M. quadrato lombi

*Nel 2% dei casi poco sopra la valvola ileocecale si trova un diverticolo sul margine convesso/libero dell’ansa intestinale, detto

diverticolo ileale, rivestito da peritoneo e può essere unito all’ombelico da un cordone fibroso: deriva dal condotto vitellino che univa

l’ansa ombelicale (primitiva) al sacco vitellino e, in questo caso, non è andato incontro ad atrofia.

COMPORTAMENTO DEL PERITONEO Il MESENTERE è una duplicatura del peritoneo della parete posteriore che si separa da questa

parete per andare ad avvolgere l’intestino mesenteriale (che già di per sé è avvolto da una guaina sierosa).

La RADICE DEL MESENTERE è la pt che si stacca dalla parete addominale posteriore: si sviluppa da L2obliquamente vs il basso sino alla

fossa iliaca DX (davanti all’art sacroiliaca) a livello della valvola ileocecale. Nel suo decorso incrocia:

Ultime pt del duodeno

Aorta, v. cava inferiroe e art. iliaca comune DX

All’interno della fossa iliaca supera m. grande psoas e incrocia: uretere DX, origine art iliaca esterna e vasi genitali.

All’origine e vs la fine l’altezza del mesentere è minima mentre giunge sino a 12 cm nel suo decorso: per tale motivo il tenue risulta

particolarmente mobile nelle regioni centrali.

La lunghezza del margine libero dipende dalla lunghezza dell’intestino tenue e, dato che solitamente è di alcuni metri, esso non risulta

perfettamente adeso all’intestino ma crea diverse pieghe.

Tra i due foglietti del mesentere (due lamine sierose) decorrono vasi sanguiferi e linfatici, e nervi per l’int. tenue mesenteriale.

CONFIGURAZIONE INTERNA Sono presenti, soprattutto nella pt più prossimale del tenue, delle pieghe trasversali all’asse maggiore

dell’intestino dette pieghe circolari (anche se non formano un cerchio completo!) il cui asse è determinato da innalzamento della

sottomucosa.

Dal piloro sino alla valvola ileocecale, invece si notano, sia nel margine libero che nel fondo delle pieghe, numerosissimi villi intestinali

2

dapprima anastomizzati tra loro ed in seguito a forma di cono: sono oltre 1000 per cm e sono lunghi 0.4 mm.

Pieghe circolari e villi detengono l’importante funzione di ampliare la superficie di assorbimento.

Nel tenue, inoltre, sono presenti (in particolar modo nel digiuno) alcune sporgenze biancastre (come spilli) che sono i noduli linfatici

solitari; vs l’ileo, invece, sono molto frequenti e con forma variabile le placche del Peyer (nodulo linfatico) che si osservano come

spessori della mucosa con direzione lungo l’asse del canale alimentare, situati nel margine convesso.

VASCOLARIZZAZIONE

ARTERIE DUODENO: Le principali art. sono le art. pancreaticoduodenale sup. ( art. epatica) e l’art. pancreaticoduodenale inf.

( art mesenterica superiore) che, per anastomosi, formano arcate sulla faccia ant. e post. del pancreas, vicino alla concavità

del duodeno e poi forniscono rami al canale alimentare.

ARTERIE INT. MESENTERIALE: Rami intestinali che nascono dal mesentere e, per l’ultimo tratto di anse, anastomosi tra ramo

inf. art ileocolica ( art. mesenterica sup.) e art. mesenterica sup. I rami intestinali si anastomizzano a formare arcate da cui

partono poi art. rette che, biforcandosi, superano la tonaca muscolare prima per entrare poi nella sottomucosa e fornire

ramuscoli alla mucosa ed ai vili.

VENE: uguale decorso delle arterie. Sboccano nella v. pancreaticoduodenale, nelle v. duodenali ed intestinali che sboccano

nella v. mesenterica sup. ( v. porta).

LINFATICO: I vasi linfatici originano nella sottomucosa e attorno alle ghiandole e perforano la muscolaris mucosae sino a

giungere alla sottomucosa prima e alla muscolare dopo (povera di vasi) dove si creano i collettori efferenti.

I linfatici del duodeno vanno ai linfonodi pancreatici sup. e pancreaticoduodenale; i linfatici del mesentere vanno ai numerosi

linfonodi interni al mesentere e sono connesse ai linfonodi del tenue, fegato, stomaco e pancreas: insieme sono tributari di

preoaortici e formano il tronco linfatico intestinale ( radice del dotto toracico).

STRUTTURA

Nell’intestino tenue si termina la digestione grazie ad enzimi pancreatici, enzimi nella mucosa duodenale e bile e inizia il processo di

assorbimento delle sostanze digerite grazie all’ampia superficie della parete intestinale garantita dalla pieghe circolari (abbondanti nel

duodeno, rade e distanti tra digiuno ed ileo) e dai villi intestinali, rilievi di mucosa che inferiormente presenta lamina propria,

muscolaris mucosae (fornisce solo alcuni fasci al villo, non fa parte della sua struttura) e tonaca sottomucosa.

Ogni enterocita presenta sulla superficie luminale numerosi microvilli, estroflessione di citoplasma rivestiti da membrana plasmatica con

dentro fasci di microfilamenti di actina: questi non si notano al microscopio ma sembrano una banda striata detta orletto striato,

interrotto solo a livello delle cellule caliciformi mucipare. 2

Tra pieghe, villi e microvilli la superficie di assorbimento è di circa 400 m .

TONACA MUCOSA Epitelio di rivestimento e lamina propria che costituisce lo stroma dei villi e contiene noduli linfatici e

ghiandole/cripte intestinali (tubulari semplici). Inferiormente è presente la muscolaris mucosae

Epitelio di rivestimento – Formato da enterociti e cellule caliciformi mucipare (anche cellule endocrine e linfociti intraepiteliali).

ENTEROCITI: Coprono i villi e le cripte. Hanno numerosi microvilli. Il nucleo è vs la base mentre il Golgi è ai lati di

o questo o tra il nucleo e la superficie apicale. All’apice sono presenti vescicole di micropinocitosi e, alla base dei

microvilli, la trama terminale (cheratina e miosina).

Il villo ha l’asse composto da filamenti di actina ancorati all’apice a complessi di α-actinina e, uniti tra loro, da ponti

trasversali di villina e fimbrina.

Sotto alla trama terminale si vedono cisterne del RE liscio per la risintesi di trigliceridi a partire dagli acidi grassi

assorbiti. Sono presenti anche vescicole lisce nello spazio intercellulare (a lato degli enterociti), insieme a mitocondri

e corpi lisosomiali, che ricevono i trigliceridi neosintetizzati.

Gli enterociti sono rivestiti da un glicocalice che copre l’orletto striato (si localizza anche ai lati ma non si vede!) dove

si vede con molte estroflessioni: questo possiede enzimi digestivi e rilascio aminoacidi e monosaccaridi.

Gli enterociti sono tra loro adesi tra desmosomi e, sotto questi, zonule aderenti e occludenti.

CELLULE CALICIFORMI MUCIPARE: Ghiandole unicellulari intraepiteliali che secernono muco, importante per la

o progressione del contenuto non assorbito (infatti aumentano esponenzialmente sino all’ileo).

Il citoplasma è poco e vs l’apice, il nucleo è vs la base e attorno a questo si colloca il RE dove avviene la sintesi della

componente dei proteoglicani acidi secreti. Sopra il nucleo si trova il Golgi, dove avviene l’assemblamento dei

proteoglicani e sopra questo le goccioline di muco.

Cellule endocrine basigranulose tra gli enterociti e a contatto con la lamina basale

o

Lamina propria –Ha una pt superficiale che compone l’asse dei villi e una pt profonda intercalata ai tubuli ghiandolari.

Il connettivo è composto da fibre collagene ed elastiche, mastociti, macrofagi, plasmacellule e altre cellule del connettivo.

Nel connettivo superficiale che forma l’asse dei villi si notano dei capillari sanguini con endotelio che presenta pori rivolto vs

l’epitelio assorbente, a questi seguono vene lungo l’asse del villo.

Per quanto riguarda i vasi linfatici sono presenti vasi chiliferi nei villi conici, con inizio a fondo cieco all’apice del villo e vasi a

rete nei capillari linfatici laminari: i vasi linfatici sono la via preferenziale per l’assorbimento dei trigliceridi.

GHIANDOLE LAMINARI o CRIPTE DI LIEBERKUHN: L’epitelio ghiandolare è composto da enterociti e cellule caliciformi

o mucipare oltre che da cellule endocrine e cellule G (come nella mucosa pilorica dello stomaco), alla base sono

presenti staminali per il rinnovamento (circa 3 gg) degli enterociti apicali della ghiandola. Alla profondità della cellule

sono presenti anche fibroblasti che migrano vs l’apice.

CELLULE DI PANETH: si trovano nella parte profonda delle cripte, presenta un apice acidofilo e una base basofila,

o nucleo vs la base e inferiormente a questo RE. Il Golgi è superiore al nucleo e sopra a questo si notano granuli di

secrezione che contengono proteoglicani neutri e proteine oltre che lisozima, importante per la degradazione delle

pareti batteriche e la regolazione della flora intestinale.

NODULI LINFATICI: Aggregati di tessuto linfoide. Nel duodeno e nel digiuno si trovano come noduli linfatici solitari (il

o cui apice è privo di villi e cripte) mentre nell’ileo si osservano le placche del Peyer, rilievi della mucosa di tessuto

linfoide (misto di linfociti T, B e macrofagi) che risponde a stimolazioni antigeniche del lume intestinale e produce IgA

che possono essere secrete.

TONACA SOTTOMUCOSA Simile a quella dello stomaco. Accoglie le ghiandole duodenali, il cui dotto perfora la muscolaris mucosae

per giungere sino alle ghiandole intestinali, con secreto di proteoglicani neutri.

TONACA MUSCOLARE Strati di fibrocellule circolari interamente e longitudinali esternamente

TONACA SIEROSA Simile al peritoneo con uno strato di mesotelio esterno e uno interno di connettivo sottomesoteliale.

INTESTINO CRASSO

Tra intestino tenue, a livello della fossa iliaca DX, ed orifizio anale.

Intestino cieco Nella fossa iliaca DX, è dotato dell’appendice vermiforme e piega vs l’alto

Colon ascendente Sino alla faccia inferiore del fegato, nell’ipocondrio DX, piega a SX creano la flessura DX del colon

Colon trasverso Sino al polo inferiore della milza sino all’ipocondrio SX

Colon discendente Scende sino alla fossa iliaca SX

Colon sigmoideo Composto dalla pt iliaca, che entra nella cavità pelvica, e dalla pt pelvica che si sposta medialmente e

prosegue nell’intestino retto

Intestino retto Si apre, nel perineo post., nell’orifizio anale.

Rispetto all’intestino tenue è più grande (diametro iniziale 28 cm finale 17) con la pt dell’intestino retto molto ristretta, le sue

funzioni sono diverse e risulta più fisso.

Al suo esterno si notano delle gibbosità separate da solchi (che internamente si riflettono rispettivamente come tasche e pieghe

semilunari) e tre/due lamine centrali di t. muscolare liscio dette tenie dell’intestino crasso: ai margini di questo ci sono frange

peritoneali ripiene di tessuto adiposo dette appendici epiploiche.

INTESTINO CIECO

Collocato nella fossa iliaca DX ha il fondo rivolto vs il basso; a causa delle migrazioni nel corso dello sviluppo (percorre a ritroso lo

spazio occupato dal colon) può collocarsi anche in altre regioni.

Si vede lo spazio in cui termina il cieco grazie a due solchi (anteriore e posteriore) che decorrono sulla faccia anteriore e posteriore del

tratto terminale dell’ileo sino alle tenie anteriori e posteriori del crasso; internamente il limite tra cieco ed ileo è dato dalla valvola

ileocecale.

Il fondo del cieco è liscio, il resto presenta le tipiche gibbosità del crasso. Nella faccia mediale del cieco, sotto allo sbocco ileale, si

osserva lo sbocco del’appendice vermiforme.

Le tenie hanno origine in prossimità dell’orifizio dell’appendice vermiforme e subito si dividono in anteriore, media e posteriore.

L’intestino cieco è completamente rivestito da peritoneo e non ha rapporti con il peritoneo viscerale posteriore che, tra cieco e colon

ascendente, torna verso il peritoneo paritale.

ANTERIORE POSTERIORE LATERALE MEDIALE

Parete addominale anteriore Peritoneo parietale che Peritoneo parietale Vasi iliaci esterni

(in vacuità tra queste ci possono riveste la fossa iliaca che riveste la fossa M. psoas

essere anse del tenue) iliaca Anse int. tenue mesenteriale.

Nella pt superiore vi è lo sbocco ileocecale.

VALVOLA ILEOCECALE (ILEOCECOCOLICA)

E’ composta da int. cieco, ileo e colon ascendente.

Formata da un labbro superiore, trasversale all’asse del cieco, e un labbro inferiore, con orientamento quasi verticale: insieme

delimitano l’orifizio ileocecale e, si uniscono alle estremità dell’orifizio (commessure) dove proseguono nei frenuli.

La sua funzione è quella di evitare il reflusso del contenuto dal cieco all’ileo.

In prossimità di questa ci sono fasci di muscolatura liscia che vanno dall’ileo al cieco e sino al colon.

APPENDINCE VERMIFORME

Origina 2-3 cm sotto all’orifizio ileocecale ed è uno stretto canale a fondo cieco rivolto vs il basso.

E’ posto inferiormente ad una piega peritoneale, mesenteriolo, che va dall’appendice al cieco e all’ultimo tratto del int. mesenteriale.

La sua direzione è variabile e le patologie dipendono da un mal posizionamento del colon: se rivolta vs l’alto decorre dietro al cieco, se

rivolta in basso giunge sino alla piccola pelvi, se di lato decorre insieme al m. iliaco mentre se diretta medialmente decorre insieme

all’int. tenue mesenteriale. La sua origine è sempre nel cieco e si localizza con il punto di McBurney metà della linea che va dalla

spina iliaca superoanteriore all’ombelico.

COMPORTAMENTO DEL PERITONEO

Riveste il cieco e lo abbandona per andare vs il peritoneo parietale, a volte forma delle fossette retrocecali.

Il peritoneo, a livello dello sbocco ileocecale forma due fossette ileocecali (SEMPRE): quella anteriore è nella pt anterosuperiore dello

sbocco, dietro entra in rapporto con il mesentere e anteriormente con una piega che va dal foglietto DX del mesentere sino al cieco,

quella posteriore è nella pt inferiore dell’angolo ileocecale ed è dovuta ad una piega ileo appendicolare che va dall’ileo al margine

superiore dell’appendice.

Il peritoneo abbandona il cieco mediante una lamina a due foglietti detta mesenteriolo (triangolo a base superiore) con base

sull’angolo ileocecale ed ileo ed apice all’apice dell’appendice (un margine è adeso all’appendice) che, a volte, nella femmina, prosegue

sino al margine superiore del legamento largo dando origine al leg appendico-ovarico.

COLON ASCENDENTE

Lungo circa 15 cm, parte dal cieco (fossa iliaca DX) e sale sino alle flessura destra del colon (regione addominale laterale DX).

E’ avvolto dal peritoneo tranne che nella faccia post. dato che questo continua nel peritoneo parietale.

Le tenie sono anteriori, posteromediale e posterolaterale.

ANTERIORE POSTERIORE LATERALE MEDIALE

Parete addominale ant. M. iliaco - M. quadrato dei lombi Parete addominale laterale con cui M. psoas

Anse intestino tenue M. trasverso dell’addome delimita lo spazio Anse intestinali

Faccia ant. rene DX parietocolico DX Uretere e vasi genitali

Faccia inf. lobo DX fegato Chiude spazio mesenterio colico DX

FLESSURA DESTRA DEL COLON

Tra il tratto ascendente e trasverso dove si forma un angolo acuto/retto che guarda avanti e in basso. Si trova nell’ipocondrio DX.

Ant. ha faccia inf. del fegato (su cui lascia l’impronta colica) e cistifellea mentre post. presenta la faccia anteriore del rene DX.

Il peritoneo riveste tutta la flessura e da questo diparte un meso che si porta al peritoneo parietale decorrendo sull’estremità DX del

meocolon trasverso.

Leg. epatocolico a faccia inf. del fegato

 Flessura

Leg. colecistocolico Daccia inf. cistifellea all’estremità DX del colon trasverso

 

Leg. frenocolico DX Dal diaframma alla flessura DX del colon.

 

COLON TRASVERSO

Si sviluppa dall’ipocondrio DX sino a quello SX con decorso che passa per l’epigastrio formando una curvatura con convessità inferiore.

Completamente avvolto dal peritoneo e collegato alla parete addominale posteriore dal mesocolon trasverso.

Le tenie sono inferiori, posterosuperiore e posteroinferiore.

MESOCOLON TRASVERSO – Piega del peritoneo posteriore avvolge il colon trasverso. Formato da due lamine. Divide la cavità

addominale in uno spazio sovra e sottomesocolico.

La radice del mesocolon si sviluppa dalla parete addominale posteriore secondo una linea obliqua (da DX –bassa- vs SX- alta)

e nel suo decorso incrocia (da SX vs DX) la faccia anteriore del rene SX, margine inf. coda del pancreas, la flessura

duodenodigiunale, la faccia anteriore della testa del pancreas e la pt discendente del duodeno

ANTERIORE POSTERIORE SUPERIORE INFERIORE

Grande omento che si inserisce Faccia ant. rene DX e SX Faccia inf. lobo DX del fegato Anse tenue

sul colon trasverso Pt discendente del duodeno Cistifellea

Parete addominale ant. Testa pancreas Corpo e grande curvatura dello stomaco (connesso

mediante leg. gastrocolico – ha i vasi gastroepiploici)

FLESSURA SX DEL COLON

Angolo acuto vs avanti e in basso. Si trova nell’ipocondrio SX (superiormente rispetto alla flessura DX) e rimane mantenuta in sede dal

leg frenocolico SX, che congiunge il margine superiore dell’angolo al diaframma (passando per la milza).

Ant. è in rapporto con il fondo dello stomaco, post. è in rapporto con rene e surrene SX mentre a lato contrae rapporto con il polo inf.

della milza.

COLON DISCENDENTE

Attraversa lo spazio addominale laterale SX e giunge sino alla fossa iliaca SX dove prosegue con il colon iliaco.

Il peritoneo copre questo tratto del colon così come ricopre il tratto SX.

ANTERIORE POSTERIORE LATERALE MEDIALE

Anse del tenue Diaframma Parete laterale addome e delimita Margine laterale rene SX e anse dell’ int.

M. quadrato lombi e trasverso addome lo spazio parietocolico SX tenue. Delimita spazio mesenteriocolico SX

COLON ILEOPELVIO – SIGMOIDEO

Suddiviso in colon iliaco e colon pelvico.

COLON ILIACO Decorre sulla cresta iliaca DX sino al margine mediale del m. grande psoas e descrive una curva con concavità

superiore.

Il peritoneo lo avvolge in modo imperfetto superiormente mentre inferiormente lo avvolge perfettamente e da questo parte un breve

meso che aumenta la sua altezza sino al colon pelvico detto mesocolon ileopelvico.

E’ in rapporto con le anse intestinale tranne posteriormente dove contrae rapporto con i m. psoas e iliaco.

COLON PELVICO Decorre lateromedialmente nella piccola pelvi e a L3 prosegue nell’intestino retto. Inizialmente si colloca nella pt SX

della piccola pelvi poi descrive una curva vs l’alto e si sposta dapprima sulla DX e poi medialmente.

MESOCOLON ILEOPELVICO: Divide la cavità sottomesocolica dalle pelvi. E’ una piega del peritoneo parietale che avvolge il

colon iliaco e pelvico.

La sua radice ha forma di una V rovesciata: il braccio SX si sviluppa dal margine interno del m. grande psoas di SX e segue i

vasi iliaci esterni (scavalca vasi genitali e uretere SX) salendo sino alla biforcazione dell’aorta a L4 mentre il braccio DX parte

dal corpo di S3 e sale quasi verticalmente sino alla biforcazione dell’aorta.

All’intersezione dei due segmenti, vicino all’art. iliaca comune SX, si osserva la fossetta intersigmoidea che si colloca sul

margine mediale del grande psoas e può salire diversi cm, anche sino a L4.

Le tenie, nel colon pelvico, sono ridotte a due e vanno, vs la fine, a confondersi con i fasci di muscolatura longitudinale dell’intestino

retto. La superficie del colon perde le gibbosità e diventa liscia.

ANTERIORE POSTERIORE SUPERIORMENTE INFERIORMENTE

Vescica (maschio) Faccia ant. sacro e alla su SX con Anse del tenue Cavo rettouterino o

Utero e leg. largo (femmina) uretere e vasi genitali SX rettovescicale

INTESTINO RETTO

Decorso interno alla piccola pelvi, nel perineo posteriore, e sfocia nell’orifizio anale. Si osserva una parte pelvica ed una perineale che si

distinguono in base all’inserzione del m. elevatore dell’ano: la pt pelvica, ampolla rettale, è dilata e si trova sopra l’inserzione del m.

mentre la pt perinale, canale anale, si trova inferiormente.

Ha decorso verticale sulla faccia anteriore del sacro: prima descrive una concavità anteriore (a livello della prostata e della vagina

media)detta curva sacrale, e in seguito esegue una convessità anteriore, curva perineale e decorre in basso e vs il dietro; sono presenti

anche curve sul piano frontale.

Sulla parete esterna e ai lati sono presenti dei solchi che creano delle pieghe semilunari internamente.

A canale disteso si osservano 4 pareti mentre a canale vacuo le due pareti laterali diventano margini.

Il PERITONEO riveste la faccia anteriore dell’int. retto sino al cavo rettouterino e rettovescicale di Douglas (di cui forma il pavimento) e

sui lati abbandona l’int. per giungere al peritoneo parietale: la parete post e buona parte delle pareti laterali sono prive di rivestimento

e, pertanto, si distingue nell’int. retto una parte peritoneale e una parte sottoperitoneale.

ANTERIORE POSTERIORE LATERALE

PT PERITONEALE Anse intestinali S3-S5 e coccige Peritoneo solo superoanteriore.

maschio Cavo rettovescicali M. elevatore ano Rapporto con recessi pararettali e dietro

M. piriforme e plesso sacrale. questi la piccola pelvi

PT PERITONEALE Cavo rettouterino

femmina Anse tenue Tra l’int. e le ossa si ha lo

PT L’aponeurosi prostatoperitoneale Rivestimento della fascia del retto e

spazio retro rettale con art.

SOTTOPERITONEALE separa da: contrae rapporto con i rami dell’art. iliaca

sacrale media che termina in

maschio Trigono vescicale interna, plesso ipogastrico, vescichette

basso nel glomo coccigeo,

Faccia post. prostata seminali e dotto deferente (maschio) e m.

massa che si trova all’apice

Condotti deferenti elevatore dell’ano.

del coccige.

Vescichette seminali Lateropost. Art. sacrali laterali, rami

PT Il setto retto vaginale separa dalla 

iliaca interna.

SOTTOPERITONEALE parete post. della vagina.

femmina ANTERIORMENTE POSTEROLATERALMENTE

PT PERINALE maschio Apice della prostata M. elevatore dell’ano

Pt membranosa e bulbo uretra M. sfintere esterno

Trigono rettouretale Nel connettivo denso si trovano ghiandole bulbo uretrali, m. dell’ano

elevatore dell’ano, sfintere esterno dell’ano, trasverso superficiale dell’ano e

bulbocavernoso

PT PERINEALE femmina Parete post. della vagina

Trigono rettovescicale Nel connettivo denso si trovano m. sfintere esterno dell’ano,

trasverso superficiale del perineo e costrittore della vagina

MEZZI DI FISSITÀ Peritoneo, fascia pelvica, m. elevatore dell’ano e addensamenti fibrosi attorno ai vasi rettali, detti ali del retto.

CONFIGURAZIONE INTERNA INT. RETTO

La superficie interna del retto presenta pieghe longitudinali, che mancano quando il retto è disteso, e 3 pieghe trasversali

corrispondenti ai solchi della superficie esterna, sollevate a causa della sottomucosa e della tonaca muscolare.

A 2 cm sopra l’orifizio anale si trovano le colonne anali, delle pieghe con concavità superiore, che formano la linea pettinata (circolare

per tutto il canale anale): questa presenta delle tasche dette seni anali al fondo delle quali si aprono le ghiandole anali.

Inferiormente alla linea pettinata si trovano pieghe che formano l’anello emorroidale.

L’orifizio anale è nel perineo post., circa 3 cm davanti al coccige, è formato da un labbro DX e uno SX che si chiudono nelle

commessure sup. e inf.

Nella cute perianale sono presenti molte ghiandole sudoripari dette ghiandole circumanali.

VASCOLARIZZAZIONE INT. CRASSO

CIECO, APPENDICE e COLON

ARTERIE CIECO E APPENDICE: Art. ileocolica ( Art. mesenterica sup.) che fornisce ramo ant. e post. cecali, art. colica (per

colon ascendente), art. ileale (pt finale dell’ileo) e art. appendicolare.

ART. COLON: Art. colica DX ( art. mesenterica sup.) e art. colica SX (art. mesenterica inf.) e loro anastomosi di Riolano

VENE CIECO e COLON: Sbocco in v. mesenteriche sup. e inf.

LINFATICI: Vanno ai linf. mesocolici.

INTESTINO RETTO

ARTERIE: Art. rettale sup. ( art. mesenterica inf.), media ( art. iliaca int.) e inferiore ( art. iliaca int.) oltre a rami dell’art

sacrale media.

VENE: V. rettali sup., medie e inf. che sboccano nel plesso emorroidale (sottomucosa retto) diviso in interno (a livello della

linea pettinata ed esterno in prossimità dell’orifizio anale. La v. rettale sup drena ala v. porta, le altre alla v. cava inf. e qui si

ha anastomosi portocavale.

LINFATICI: I vasi della zona pelvica vanno ai linf. anorettali e linf. del mesocolon ileopelvico; quelli dell’anello emorroidale

vanno ai linf. ipogastrici; quelli della pt anale vanno ai linf. anorettali o ai linf. inguinali meidali

STRUTTURA INTESTINO CRASSO

Ovunque simile tranne in alcune pt come la valvola ileocecale, appendice vermiforme e int. retto.

TONACA MUCOSA - Non presenta villi. L’epitelio di rivestimento è simile a quello del tenue, l’orletto striato è più corto, e si

 interrompe dove sboccano le ghiandole intestinali.

La lamina propria accoglie le ghiandole intestinali e noduli linfatici solitari.

Le ghinadole sono tubulari semplici formate da epitelio e cellule caliciformi mucipare. Nel fondo sono presenti cellule di Paneth.

La muscolaris mucosae è formata da uno strato interno circolare ed uno esterno longitudinale.

TONACA SOTTOMUCOSA - Simile al tenue, contiene il plesso nervoso sottomucoso del Messier.

 TONACA MUSCOLARE - Si raccolgono intorno alle tenie e sono fatte dallo strato interno circolare e quello esterno longitudinale.

 Contiene il plesso mi enterico.

TONACA SIEROSA - Solo nelle pt del peritoneo, dove questo manca si trova la t. avvenitizia. Estensioni della sierosa sono le

 appendici epiploiche, che partono dalle tenie, nel colon.

VALVOLA ILEOCECALE Struttura intermedia tra int. tenue e crasso. I labbri sono provvisti di doppia tonaca mucosa che, vs l’ileo, ha

la consistenza della tonaca mucosa dell’ileo (villi) e vs il crasso assomiglia alla mucosa di questa pt.

Nelle pieghe sono presenti la t. sottomucosa e due strati di t. muscolare

APPENDICE VERMIFORME La parete ha la stessa struttura dell’int. crasso ma è infiltrato da t. linfoide.

Sono presenti infiltrazioni linfoidi nella lamina propria che formano follicoli con centri germinativi (follicoli secondari).

La t. muscolare è piatta e non organizzata in tenie.

INT. RETTO A livello dell’ampolla rettale la struttura è simile a quella dell’intestino crasso.

A livello del canale anale si notano alcune differenze:

T. mucosa – Nella regione colonnare è simile al resto dell’int. crasso mentre, a partire dalla linea pettinata, mostra epitelio

pavimentoso stratificato che vicino all’orifizio anale risulta corneificato e presenti annessi di peli, ghiandole sebacee e

sudoripare.

T. sottomucosa – Lassa vicino all’anello emorroidale.

T. muscolare – Nella zona colonnare presenta il tipico interno circolare e l’esterno longitudinale.

Nella pt inferiore, invece, si osserva l’ispessimento a causa della presenza dello sfintere interno (LISCIO) dell’ano che è

infiltrato da fasci longitudinali dello strato esterno: si vengono quindi a osservare uno strato int. ed esterno longitudinali e uno

strato intermedio circolare ( lo strato esterno long. Subisce infiltrazioni del m. elevatore dell’ano – striato).

Nella pt più inferiore la t. muscolare entra in rapporto con lo sfintere esterno (STRIATO) dell’ano.

FEGATO

Più grande organo pieno dell’organismo. E’ una ghiandola anficrina, sia endocrina che la più grande ghiandola esocrina extraparietale

annessa al canale alimentare nel quale secerne bile, importante per la digestione dei grassi.

Il fegato è anche interposto tra la circolazione portale e cavale ed è coinvolto in creazione di proteine, enzimi e co-fattori importante

per la digestione dei metaboliti che gli arrivano per via sanguigna da milza, stomaco e intestino; inoltre è importante per le sue funzioni

di disintossicazione.

Si colloca nello spazio sovramesocolico di DX e si trova nell’ipocondrio DX, epigastrio e in piccola parte nell’ipocondrio SX.

E’ collocato sotto al diaframma, sopra stomaco e colon trasverso e davanti alle vertebre toraciche.

L’aia epatica (proiezione del fegato sulla parete anteriore dell’addome) è di forma triangolare: il margine superiore si colloca sotto la V

costa a DX, sulla linea emiclaveare, e prosegue eseguendo una curva con concavità inferiore per arrivare inferiormente al V spazio

intercostale; il margine inferiore si sviluppa dalla IX-X costa sulla linea emiclaveare salendo fino alla V nell’ipocondrio di DX (sempre

sulla linea emiclaveare).

Diametro trasversale – 28 cm; diametro anteropost. 17; diametro verticale 8 cm.

Ha colore rosso bruno per l’ampia quantità di sangue e facilmente comprimibile (anche dagli altri organi nel corso dello sviluppo).

Ha un peso medio di 2kg (di cui almeno 400 g sono dovuti al sangue circolante.

TOPOGRAFIA

In esso si descrive una parete anterosuperiore/diaframmatico e una posteroinferiore/viscerale; presenta due margini: uno anteroinf.

acuto e uno posteriore arrotondato.

FACCIA DIAFRAMMATICA Delimitata inf. dal margine inferiore e superiormente dalla riflessione del peritoneo che forma il foglietto

superiore del leg. coronario. La faccia è liscia e al centro si nota un solco, solco sagittale superiore, che divide la faccia diaframmatica in

un lobo DX e uno SX, che va dal basso vs l’alto e da DX a SX.

I foglietti peritoneali che rivestono i lobi, a livello del solco si uniscono a formare il leg. falciforme.

Lobo DX: Liscio ed esteso. Superiormente si possono vedere le impressione diaframmatiche come dei solchi con decorso

anteroposteriore mentre, inferiormente, si nota l’importan del margine libero dell’arcata costale.

Lobo SX: Meno estesa. In prossimità del solco sagittale si può notare l’impressione cardiaca dell’apice del cuore.

FACCIA ANTEROSUPERIORE Contrae rapporto con diaframma che separa il fegato da DX vs SX da: cavità pleurica, base polmone DX,

pericardio, faccia diaframmatica del cuore e pt cardiaca.

Esplorabile alla percussione con triangolo delimitato dalle arcate costali e da linea passante per X costa DX e

VIII costa SX (questa linea è margine anteroDX del triangolo di Labbè per la palpazione dello stomaco).

FACCIA VISCERALE Direzione posteroinferiore vs SX. E’ suddivisa da tre solchi: sagittale DX e SX e trasversale (corrisponde all’ilo del

fegato) che individua nella faccia viscerale tre parti, DX, media e SX. Il solo trasverso, inoltre, divide la pt media nel lobo QUADRATO,

inferopost., e CAUDATO, anterosuperiore.

Solco sagittale DX: La pt anteriore (vs il basso) accoglie la cistifellea e giunge al margine anteriore a livello dell’incisura cistica,

la pt posteriore è anche detta fossa della vena cava, accoglie la v. cava. Le due pt sono separate da un tratto di parenchima

detto tubercolo caudato.

Solco sagittale SX: Anteriormente presenta il leg. rotondo del fegato (residuo v. ombelicale) che si porta anteriormente mentre

nella pt posteriore ha il leg. venoso (residuo condotto venoso di Aranzio).

Solco trasverso: Vs la pt inferiore (opposta alla cistifellea) contiene il peduncolo epatico che dal dietro vs l’avanti contiene:

rami divisione della v. porta e art. epatica, dotti epatici DX e SX, linfatici del fegato, rami del plesso epatico (nervoso) e plesso

biliare.

FACCIA VISCERALE LOBO DX Presenta diverse depressioni.

Ant Impronta colica della flessura DX del colon

Post Impronta rene e surrene DX

Centrale Impronta duodenale

Depressioni gastrica (rapporto con piccola curvatura dello stomaco) e impronta esofagea

FACCIA VISCERALE LOBO SX Impronta

Rilevi Tubercolo omentale (dietro impronta gastrica)

LOBO QUADRATO Impronte faccia anteriore pt pilorica dello stomaco e I porzione del duodeno

LOBO CAUDATO (post. all’ILO) Sito dentro alla retrocavità degli epiploon.

Contrae rapporti con pilastro DX diaframma e v. cava inf.

Ha due processi: papillare, a SX, che sporge nel solco trasverso e caudato, a DX, divide solco sagittale DX

MARGINE OTTUSO (faccia post.) In rapporto con il diaframma e con le strutture che vi passano: v. cava inf., aorta ed esofago.

A DX della v. cava si trova l’impronta di rene e surrene DX

A DX della v. cava si nota il processo caudato.

I foglietti del peritoneo qua si riflettono e pertanto la faccia è solo parzialmente rivestita da peritoneo e i

foglietti peritoneali formano il leg. coronario: alle estremità di questo (dove si uniscono) si vedono i leg.

triangolare di SX e di DX.

MARGINE ANTEROINFERIORE Presenta l’incisura ombelicale/del leg. rotondo e l’incisura cistica che, rispettivamente, sono la pt

anteriore del solco sagittale SX e DX

MEZZI DI FISSITÀ E LEGAMENTI

I mezzi di fissità principali, tra fegato e diaframma, sono la v. cava inferiore, che passa per l’orifizio del diaframma e poi si sposta nel

solco sagittale DX (pt posteriore), il connettivo che unisce la faccia inf. del diaframma alla pt nuda del fegato e i leg peritoneali, formati

dal peritoneo che si trova sia sulla faccia diaframmatica che su quella viscerale e dipartono da questo per andare vs altri visceri:

 LEG. FALCIFORME Dalla faccia inf. del diaframma alla pt sovra ombelicale della parete ant. dell’addome e anche al solco

sagittale della faccia diaframmatica (che divide lobo DX e SX). La faccia SX entra in rapporto con il lobo SX del fegato, la faccia

DX con il diaframma; il margine superiore segue il diaframma e prosegue sulla parete ant. dell’addome sino all’ombelico

mentre il margine inferiore scorre sulla faccia diaframmatica sul grande solco sagittale sino alla v. cava inferiore; la base

corrisponde alla pt libera del leg. rotondo.

Questo leg. divide lo spazio tra fegato e diaframma in spazio interpatofrenico SX e DX.

 LEG ROTONDO Alla base del leg. falciforme che lo contiene. Residuo della v. ombelicale.

 LEG CORONARIO E’ il vero leg. del fegato ed è formato dalla riflessione, sul margine ottuso del fegato, de peritoneo

viscerale: un foglietto decorre anterosuperiormente ed è diviso in una metà DX e SX che aderiscono alle facce del leg.

falciforme, l’altro foglietto decorre nella pt posteriore sotto la v. cava inf. Sono tra loro distanti almeno 4 cm e pertanto

lasciano una pt del fegato scoperto e in rapporto con il diaframma solo mediante la capsula connettivale del fegato di Glisson.

 LEG TRIANGOLARI Pt di unione delle due lamine del peritoneo viscerale. Quello SX va dalla fossa della v. cava all’estremità

SX del fegato

 PICCOLO OMENTO (PICCOLO EPIPLOON) Formato da due parti. Residuo del mesogastrio ventrale.

LEG EPATOGASTRICO (pt flaccida) – Va dall’ilo del fegato alla piccola curvatura dello stomaco. In essa decorrono vasi

o e n. tra cui il n. gastroepatico. Compone pt della parete anteriore della retrocavità degli epiploon.

LEG EPATODUODENALE (pt tesa) – Va dal solco trasverso del fegato al margine superiore della prima parte del

o duodeno. In esso decorrono parti del peduncolo epatico.

La sua pt libera delimita anteriormente il forame epiploico del Winson, entrata nella retrocavità degli epiploon; se si

prolunga con il margine DX sul peritoneo di colecisti, duodeno e colon trasverso forma il leg. colecistiduodenocolico.

 LEG EPATORENALE Dalla faccia viscerale del fegato al polo superiore del rene e surrene DX

 LEG EPATOCOLICO Dalla faccia viscerale alla flessura colica DX.

VASCOLARIZZAZIONE Il sangue fluisce nel fegato mediante la v. porta e l’art. epatica che, insieme a vie biliari extraepatiche, vasi

linfatici e n., formano il peduncolo epatico che entra nell’ilo del fegato: nel peduncolo epatoduodenale la v. porta si trova inferiormente,

l’art epatica ant. e a SX, le vie biliari extraepatiche (qui dotto epatico comune e prima pt del coledoco) ant. e a DX.

Il sangue refluo emerge dalle v. epatiche che confluiscono nella v. cava inf., che emergono dalla faccia posteriore del fegato.

V. PORTA - Origina dietro la testa del pancreas da v. mesenterica sup. e tronco splenomesenterico. SI dirige in alto e a DX

per entrare nel peduncolo epatico dove si divide nel ramo DX e SX: il ramo DX entra nel parenchima e si divide in un ramo

laterale e uno parameridiano DX, il ramo SX fornisce ramo laterale SX, parameridiano SX e ramo del lobo caudato.

I rami diventano poi perilobulari e interlobulari per arrivare alla rete capillare dei sinusoidi epatici.

V. PORTA ACCESSORIA - V. che vanno nel parenchima epatico senza unirsi al tronco principale della v. porta: tra queste

troviamo le v. del leg. falciforme, le v. cistiche, paraombelicali e del piccolo epiploon

ARTERIA EPATICA – Origina come art. epatica comune e, dopo aver dato alcuni rami, diventa art. epatica propria che entra nel

peduncolo epatico e, nell’ilo, anteriormente alla v. porta si divide in DX (che dà origine all’art. cistica e va ai segmenti ant. e

post.) e SX (che va al lobo caudato) che poi irrorano prima le vie biliari e il connettivo, poi le vie biliari interlobulari ed infine,

confluisce con la rete sinusoidale interlobulare.

VENE EPATICHE – Originano dalle v. centro lobulari che creano tronchi sempre maggiori detti v. epatica DX, mediana e SX,

che sboccano nella v. cava a livello della sua fossa (che riceve altre piccole v. epatiche): sono composte da strato di connettivo

appoggiato su uno strato di endotelio interno

LINFATICI – I linfatici non sono presenti nei lobuli epatici. I vasi linfatici si trovano negli spazi portali e seguono o il decorso

della v. porta per andare ai linf. ilàri, o le v. epatiche per andare nella v. cava inf. e poi ai linf. sopradiaframmatici.

I linfatici superficiali sottosierosi vanno ai linf sopradiaframmatici, ai linf ilàri o, seguendo il leg. falciforme, ai linf retroxifoide.

SEGMENTI EPATICI In base alla vascolarizzazione e alla disposizione delle vie biliari si distinguono zone diverse del parenchima

epatico, importanti da un pdv anatomo-chirurgico (per l’epatoctomia parziale).

La v. porta irrora due diverse regioni, DX e SX, del fegato e queste regioni sono divise da una linea ideale, di Cantlie, passante per il

margine SX della v. porta e la pt centrale della fossa cistica.

Il ramo DX della v. porta si distingue in un ramo laterale e uno pare meridiano (più centrale) ed ognuno di questi dà origine ad un ramo

ant. e post. dividendo pertanto il lobo DX in quattro parti; il ramo SX si divide in un ramo per la pt posteriore del lobo SX, un ramo per


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AUTORE

Lydia90

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico)
SSD:
Docente: Onori Paolo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lydia90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Onori Paolo.

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