Davanti al dolore degli altri
Virginia Woolf e la guerra
Nel 1938, Virginia Woolf pubblica “Le tre ghinee”, riflessioni coraggiose sulla guerra in cui afferma che la guerra è uno sport maschile. Scrive in risposta alla richiesta di un avvocato, al quale spiega che davanti alle fotografie della Guerra di Secessione Spagnola entrambi avrebbero provato orrore e disprezzo. In queste foto a volte non si riconosce neppure il soggetto a seguito delle terribili menomazioni. Queste immagini scioccanti dovrebbero per la Woolf "affratellare le persone di buona volontà". Non soffrire per queste foto significa per lei essere un mostro.
Il potere della fotografia
Fotografia: strumento che rende reale ciò che i privilegiati dalle loro case non vorrebbero vedere. La guerra civile spagnola vede come bersaglio i civili. Ma Franco aveva già inflitto le stesse torture 20 anni prima ai marocchini, e lì nessuno parve indignarsi. Ogni foto ha una sua identità, e va spiegata con una didascalia (per Woolf le didascalie non servivano!). La didascalia può invece cambiare il senso di una foto. Inoltre, davanti a una foto non tutti sentiranno le stesse cose. Un bambino ebreo morto in una foto può essere motivo di gioia per i palestinesi e di tristezza per gli israeliani. Le foto quindi ci permettono di guardare "il dolore degli altri" ma le reazioni che ne possono scaturire possono essere opposte.
Nota bene: Se è il proprio esercito a commettere atrocità documentate da foto, di solito si parla di "montatura": l'atrocità fotografata sicuramente non ha mai avuto luogo. Le reazioni alle foto di guerra possono essere opposte: appelli per la pace, proclami per la guerra, consapevolezza che nel mondo succedono cose orribili. Molti pensavano che mostrando sempre più spesso foto di guerra la gente ne avrebbe capito l'insensatezza.
Ernst Friedrich e la fotografia di guerra
Ernst Friedrich pubblicò nel 1924 "Guerra alla Guerra" dove la foto fa da terapia d'urto. Foto di archivi militari e medici. Sono immagini difficili da guardare e nella sezione "i volti della guerra" vi erano i volti feriti e dilaniati di soldati. C'è una didascalia in 4 lingue per ogni foto. Il libro fu accolto solo da pacifisti e dalla sinistra, ma venne subito censurato nelle normali librerie. Nel 1930 il libro era arrivato alla decima edizione e tradotto in molte lingue. Ma in pochi anni un'altra terribile guerra sarebbe stata alle porte.
Il ruolo dei giornalisti e della fotografia moderna
I giornalisti ci permettono di seguire le atrocità che avvengono in paesi che non sono i nostri. La guerra è ormai entrata grazie a loro in ogni casa. Già alla fine del XIX secolo ci si chiedeva come rispondere alla costante crescita di informazioni sui tormenti della guerra. Ma queste informazioni entrano ed escono dalle nostre case in fretta e cadono nel dimenticatoio. La fotografia però possiede una sola lingua, il suo lessico è immediato, è destinata a tutti.
Le prime guerre in cui esisteva la macchina fotografica non potevano essere fotografate mentre si combatteva, perché i tempi di posa richiesti dal mezzo erano troppo lunghi (guerra di Crimea, Indipendenza Americana). Davano solo un'idea del terrore e della devastazione. Per questo si dovette attendere il perfezionamento delle macchine fotografiche, che permettevano di scattare in tempi rapidi. È il caso della Leica che fotografò la Guerra di Resistenza Spagnola (1936-39). Si poteva fotografare la battaglia in svolgimento, l'attimo tragico. La foto più ricordata: soldato colpito fotografato da Robert Capa.
La prima guerra ripresa da telecamere fu invece quella del Vietnam. Da questo momento la guerra farà parte dell'incessante flusso di intrattenimento domestico riservatoci dalla TV. Un evento diventa reale perché fotografato o filmato. Dopo l'attentato dell'11 settembre i sopravvissuti dissero "sembrava un film": un nuovo modo per assimilare catastrofi. (non più "sembrava un incubo").
L'incessante susseguirsi di immagini domina il nostro ambiente, ma quando dobbiamo ricordare è la fotografia l'immagine più incisiva. Lo shock oggi è diventato uno dei più importanti criteri di valore e incentivi al consumo. Bisogna allora sempre cercare le immagini più drammatiche.
Sessant'anni fa tutte le immagini erano una novità, oggi non più. Oggi conosciamo benissimo la guerra mediata dalla macchina fotografica. Con le macchine portatili infatti la foto acquisisce un'autorità superiore al resoconto verbale. 1945: anno in cui la foto prende questa valenza: prime foto a Buchenwald e Dachau dopo la liberazione dei campi e foto a Hiroshima.
Bisogna però ricordare che dietro la macchina fotografica sta sempre un fotografo. La fotografia è infatti l'unica tra le arti maggiori in cui la formazione professionale e gli anni di studio non garantiscono un vantaggio su chi è fotografo dilettante. Grande è il ruolo del caso e della fortuna quando si scatta una foto.
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