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un’insidia maggiore per la buona armonia dell’equipaggio in quanto getta sulla nave un’ombra che

insinua il dubbio nella coscienza dei suoi compagni: era ammalato o era un volgare simulatore che

esercitava un ricatto morale per sottrarsi al lavoro? Jimmy, così viene chiamato James dai compagni, ha

una psicologia complessa e ambigua e diffonde ambiguità anche nel comportamento di chi gli sta

attorno. È malato ma non si sa di che cosa.

Conrad inizia a scrivere questo racconto nell’estate del 1896 e lo completerà nei primi mesi dell’anno

successivo. Narcissus era però il nome reale di un veliero sul quale Conrad nel giugno del 1884 si era

imbarcato come ufficiale di seconda, in un viaggio da Bombay a Dunkirk. 1

Il Narcissus diventò parte dell’armamento della Società Capitani e Macchinisti Navali di Camogli .

Il Narcissus era stato costruito nel 1876 nei cantieri navali di Glasgow e fu da subito utilizzato per il

traffico mercantile sulle rotte coloniali. Si trattava di un veliero interamente rinforzato in ferro per

permettergli una portata superiore alle prime e più veloci navi a vapore.

Conrad, con la qualifica di ufficiale di seconda (second mate), si imbarcò sul Narcissus a Bombay il 5

giugno 1884, per intraprendere il viaggio di ritorno del veliero verso Dunkirk (Francia). Al comando c’era

un capitano scozzese quarantenne, Archibald Duncan e l’intera ciurma, compresi alcuni ufficiali, era

fatta di individui alla loro prima esperienza.

Durante il viaggio di andata numerosi membri dell’equipaggio si erano ammutinanti perciò, all’arrivo a

Bombay, il capitano Duncan dovette ricostituire un nuovo equipaggio ingaggiando marinai inglesi e di

molte altre nazionalità. Tra essi vi era un marinaio di colore della Georgia, Joseph Barron, che si imbarcò

malato e dopo lunghe sofferenze, mentre il Narcissus veleggiava all’altezza dell’Africa settentrionale, il

24 settembre del 1884 morì e, secondo la consuetudine sulle navi di lungo corso, fu seppellito in mare.

La prima variazione rispetto al viaggio reale Conrad la opera sulla destinazione finale della traversata,

non più Durnkirk bensì Londra, scelta che, secondo Di Piazza, “non è indifferente alle attese del pubblico

patriottico”. Altrettanto può dirsi per le numerose modifiche apportate alla composizione nazionale

dell’equipaggio.

LA VOCE DEL NARRA(U)TORE

IL PUNTO DI VISTA IN «THE NIGGER OF THE “NARCISSUS”»

Il critico Genette, affermando l’arbitrarietà della critica postjamesiana, che aveva eretto a punto d’onore

la norma di coerenza, propone di analizzare un cambiamento di focalizzazione, se isolato in un contesto

coerente, senza mettere così in discussione l’esistenza del codice stesso.

1 Il Narcissus, nel 1906 scampò a una forte tempesta mentre rimontava Capo Horn e, una volta in salvo, il suo equipaggio

donò un quadro votivo alla Madonna del Santuario di Montallegro a Rapallo. Nel 1907 partì dalla foce del Rodano diretto in

Cile ma una tempesta lo costrinse a poggiare a Rio de Janeiro dove venne dichiarato inadatto alla navigazione. Nel 1922 fu

vittima di una collisione e affondò nella rada di Rio de Janeiro ma venne recuperato, torno a navigare e, nel 1925, fu

mandato alla demolizione. 4

La sostituzione di “they” con il “we” non è dunque radicale e la sua funzione è quella di ridurre il campo

al punto di vista del marinaio-narratore, colui che dice “we”, ottenendo una maggiore concentrazione

sulla sua coscienza e sul suo modo di vivere gli eventi. Ci viene in tal modo offerta una testimonianza più

diretta e attendibile di quella che avrebbe potuto fornirci, o meglio riferirci, la voce onnisciente da fuori

campo.

Il cambiamento del punto di vista in The Nigger of the Narcissus è da seguire come traccia della sottesa

evoluzione da una visione oggettiva esterna a una visione soggettivata interna a questo marinaio-

narratore che troverà la sua massima realizzazione alla fine del romanzo dove il “we” diventa un “I”.

The Nigger of the Narcissus presenta dunque l’alternanza di due voci narranti attraverso le quali

vengono forniti al lettore gli eventi e le loro interpretazioni. Si tratta della voce del narratore onnisciente

e di quelle di un marinaio-narratore che fa parte della ciurma.

Il romanzo si apre con il discorso indiretto oggettivo, in una terza persona plurale formale e distaccata

(“they”) ed è narrato in modo onnisciente fino all’inizio del secondo capitolo dove l’uso dell’aggettivo

possessivo di prima persona plurale segnala l’emergere del marinaio-narratore.

La voce del narratore onnisciente racconta la storia dall’esterno così come richiede la convenzione,

mentre il narratore-marinaio riferisce dall’interno quanto avviene sulla nave del cui equipaggio lui stesso

fa parte.

Cornad limita il suo narratore a riferire gli eventi ai quale partecipa effettivamente o di cui sente dire.

Svolge la funzione di un narratore-agente che aiuta a produrre un effetto di controllo sul corso degli

eventi del romanzo. Tuttavia non si limita a riferire semplicemente gli eventi: questo narratore infatti,

quale portavoce della ciurma intera, riflette nei suoi commenti il turbamento psicologico di tutti i suoi

compagni di fronte al dilemma di Wait, cioè la loro incertezza nei confronti della malattia di Wait.

È coerente con la suddivisione dei due campi di competenza. L’idea di dare al suo testo un duplice

angolo di visione era presente in Cornad fin durante la primissima stesura di questo romanzo, e ciò con

lo scopo di fornire il lettore di una prospettiva duplice: questo gli avrebbe permesso infatti di creare una

distanza tra le nozioni limitate della ciurma di cui il marinaio-narratore si fa portavoce e il più ampio

raggio di comprensione su Wait che appartiene al narratore onnisciente.

In The Nigger of the Narcissus il tempo è lineare, gli slittamenti avvengono a livello delle due voci

narranti, la seconda delle quali ha la funzione di restringere la visone al punto di vista del marinaio-

narratore autorizzando l’accesso alla sua coscienza.

Il ricorso alla similitudine costituisce uno standard stilistico di Conrad nella narrazione in terza persona.

Conrad si serve della similitudine o della metafora per suggerire soltanto stati o atteggiamenti

psicologici, mentre le esplicite affermazioni sugli atteggiamenti o sulle emozioni dei personaggi sono

sospese fino all’apparire della prima persona “we” che se ne incaricherà.

5

Conrad sta compiendo un’operazione di rottura delle convenzioni dell’onniscienza.

L’introduzione di “we” provoca l’effetto di un’improvvisa distensione.

Una volta avvenuto l’ingresso nella coscienza non servono più i dettagli fisiologici né le metafore per

ricostruire la soggettività.

Perciò in Conrad non avviene che i due campi sui quali si basa ogni “fiction”, cioè quello

dell’elaborazione di uno spazio fisico esterno e quello della costruzione di uno spazio psicologico interno

sconfinino uno nell’altro come avviene in tutta la narrativa che adotta l’onniscienza.

Il narratore diventa così una forza amalgamante che ha la capacità, oltre che la funzione, di dare un

senso alla caoticità degli eventi e di rendere trasparente quanto c’è di oscuro o di poco chiaro negli

individui, si permette infatti di commentare e di valutare la morale dei personaggi dei quali sa leggere i

pensieri nascosti.

La prima persona appare più spesso nel romanzo in contesti di stress emotivo o morale, perché in questi

casi la descrizione del dettagli fisico è insufficiente.

La fiction reclama un esplicito agente conscio, le cui reazioni possano convalidare la progressione degli

eventi.

Alla fine del romanzo si compie il passaggio dall’evento, dal puro fatto alla coscienza di esso.

Ed è proprio questa conquista finale della coscienza di sé che ci aiuta a definire la “voce” che narra la

vicenda de Narcissus cioè l’identità del narratore che racconta a storia.

Si tratta di una voce che attraversa essa stessa una vicenda passando, come abbiamo visto, da un

“they/them” a un “we/us” per arrivare alla fine ad un “I/me”. Questo processo di affermazione

dell’autocoscienza è segnalato linguisticamente dall’uso differenziato della terza persona: all’inizio era

intersa al nominativo mentre alla fine è intesa all’accusativo.

L’affermazione dell’«I» è però il punto di arrivo del cammino che il soggetto compie verso

l’autocoscienza, la tappa intermedia è rappresentata dalla voce che dice “noi”.

Definire la voce che narra la vicenda del Narcissus significa definire l’identità del narratore che racconta

questa storia.

Questo tipo di narrazione è definito dall’uso del tempo passato.

Come sempre in Cornad “lo scenario esotico è di natura sinistra e misteriosa e costruisce come un

adombramento e un simbolo di una misterioso paesaggio interiore”. Personaggi e mondo esterno

partecipano di un umore unificante.

È frequente che il comparire del sole causi ansia e sgomento tra i marinai. L’immagine del sole che sorge

mette in luce una situazione di tensione tra l’equipaggio.

La coincidenza tra mondo esterno e mondo interiore dei marinai è tale che spesso essi vengono confusi

nella descrizione e sovrapposti mediante uno scambio di termini riferiti all’uno o all’altro.

6

La natura qui rappresentata ha per lo più l’aspetto di una presenza che vigila sull’uomo non per

proteggerlo ma per minacciarlo.

Per Conrad il processo creativo vale molto di più dei risultati e l‘opera parla molto di più di se stessa che

dei personaggi.

La funzione drammatica e la funzione ideologica sono presenti nel testo con un rapporto di

proporzionalità inversa.

Crediamo di poter definire il carattere degli interventi indiretti del narratore di The Nigger of the

Narcissus come moralistico-esplicativo sia per quanto riguarda quelli attribuibili al narratore che dice

“they”, che quelli attribuibili al narratore che dice “we” e poi “I”.

Può apparire inverosimile affidare alla mente di un marinaio una facoltà di giudizio così sofisticata da

risultare omologa a quella del narratore onnisciente, ma proprio in questa identità cogliamo la natura

essenzialmente unitaria della voce narrante.

Il narratore non stabilisce con il lettore un dialogo diretto, non ci sono infatti appelli espliciti al lettore.

La funzione fàtica e quella conativa, funzioni che stabiliscono la comunicazione in ogni situazione

narrativa, sono comunque sempre presti, anche se non esplicitamente.

L’intenzione dell’autore sarebbe quella di presentarci il mondo del Narcissus come una comunità ideale

basata sui valori della solidarietà e della “brotherhood of the sea” tra i suoi membri, e che sia lo specchio

di quella società preindustriale che sta per essere distrutta e sostituita da quella industriale,

simboleggiata quest’ultima nel testo dalla metropoli di Londra.

L’opposizione di questi due mondi crea all’interno del racconto una serie dicotomica di immagini

simboliche a essi corrispondenti e con valenze opposte: avrà cioè valore positivo tutto quanto

rappresenta il vecchio mondo e viceversa sarà negativizzato tutto ciò che rappresenta il nuovo.

La prima antitesi che compare è quella tra il veliero Narcissus e i piroscafi, legata all’opposizione più

generale tra mare e terra.

Conrad è partecipe di quell’ottica ideologica diffusa nella cultura europea a cavallo tra i due secoli che

opponeva la comunità alla società. La contrapposizione tra il Narcissus quale nave destinata a viaggiare

per mare e lo “steamer”, legato invece alla terra, traduce quella tra il free trade e il capitalismo

imperialistico protezionistico.

Il Narcissus arriva in porto senza aver superato la crisi che lo ha intaccato durante il viaggio, per cui la

conclusione del viaggio per questo veliero ha coinciso con la sua morte e quindi on la morte anche di

quei valori etici che doveva incarnare. Con esso muore la società in cui Conrad credeva e che raffigurava

con l’immagine del veliero. 7

Conrad riesce a essere autocritico e critico nei confronti della sua ideologia dimostrando di sapere che

l’unico modo possibile per far rivivere i valori in ci crede è quello di farne materia di opera dl’arte: solo

essa gli permette di esprimere la sua fedeltà a un modello sociale che non può avere un referente reale.

Le prime tracce lasciate dalla voce narrante nel testo coincidono con il momento in cui essa dice “noi”;

prima ci era fornita solo una descrizione dei marinai dall’esterno, senza che un soggetto, almeno

apparentemente, interne visse per guardarli e descriverli.

Il “noi”, che si esprime sul mare di contro al “they” sulla terra, indica il costituirsi sul mare di una

comunità basata sulla “brotherhood of the sea”.

Il “noi” è il soggetto corale dell’unità, perciò la crisi che intacca la nave è una crisi di questo “noi”,

consiste cioè nella minaccia della sua integrità e della conseguente istituzione di soggetti individuali,

cioè di tanti “io”.

Si capisce allora perche Jimmy e Donkin, i portatori della crisi, siano anche quelli che dicono spesso “io”.

Donkin afferma i suoi diritti individuali e Jimmy il suo diritto alla vita.

Una volta giunto in porto il “noi” si ripartisce in tanti “io” separati tra loro, sono gli “io” che popolano

Londra. Questa città, immagine della terra stessa, è il luogo in cui emerge definitivamente quell’«io» che

si era andato preparando per tutto il racconto.

Il viaggio compiuto dall’«io» del testo è lo stesso viaggio che ha compiuto Conrad dall’Oriente

all’Occidente staccandosi dalla vita del mare per diventare scrittore in Occidente.

L’evoluzione della voce narrante corrisponde al processo di acquisizione dell’autocoscienza da parte del

soggetto comparso alla fine.

Non è un caso che The Nigger of the Narcissus sia anche il testo in cui Conrad inserisce una prefazione

che costituisce il manifesto poetico della sua arte. Tale Preface compare, insieme all’ultima puntata del

romanzo, sul numero del dicembre 1897 della rivista letteraria “The New Review” che aveva accettato di

pubblicare il romanzo a puntate a partire dal numero di agosto di quello stesso anno.

Conrad, con le sue opere precedenti, aveva subito l’onta di recensioni spesso poco favorevoli. Se avesse

fallito di nuovo sarebbe tornato a navigare. Nonostante alcune clamorose stroncature, il romanzo riceve

da subito una migliore accoglienza, soprattutto in America.

Il successo del romanzo segnò una svolta per Conrad che ne suggella l’importanza nella prefazione

rivolta ai lettori americani in una nuova edizione proposta nel 1914, a quasi vent’anni di distanza dalla

prima. 8

L’IMPRESSIONISMO LETTERARIO

LA DESCRIZIONE IMPRESSIONISTICA DI CONRAD

È nelle parti di testo in cui la narrazione è condotta in terza persona che sono evidenti le qualità

descrittive tipiche di Conrad: una meticolosa attenzione al dettaglio fisico, ai gesti significativi, al

movimento.

È proprio la descrizione del mondo esterno, quello che Conrad stesso nella Preface chiama “visible

universe”, la responsabile della maggior parte della tessitura figurativa del nostro testo.

L’impressionismo letterario aveva in comune con quello pittorico una rappresentazione del vero

secondo l’impressione personale dell’artista, in modo rapido e sintetico.

Lo scrittore impressionista non aspira più a vivere in modo ordinato e preciso la realtà, quanto piuttosto

2

a suggerire , cogliere e ricreare per il lettore l’impressione del momento.

Tutto questo suggerisce una relazione con le dottrine estetiche di Hulme e di quel gruppo di poeti che

3

Pound definì “Imagistes” che sono risultati essere debitori di qualcosa all’esempio di Conrad. Se

esaminiamo un’affermazione di Pound sull’immagine, “An image is that which presents an intellectual

and emotional complex in an instant of time” vediamo come essa si possa avvicinare all’operazione

artistica di Conrad che è soprattutto un’operazione soggettiva in quanto al sua arte non è basata sulle

forme esteriori dell’impressionismo. Perciò l’artista organizza nell’immagine quello che è il risultato al

tempo stesso di conoscenza e di emozione.

La facoltà metaforica conradiana viene stimolata nei momenti di crisi emotive e morali e nelle scene di

azione concentrata e accelerata, e distingue la produzione di immagini in due tendenze che indica con i

termini di inwardness e outwardness, dove le ultime sono quelle finalizzate “a rendere la massima

giustizia all’universo visibile” mentre le prime sono volte alla rappresentazione dei contenuti soggettivi.

The Nigger of the Narcissus occupa una posizione cruciale nell’itinerario figurativo di Conrad: costituisce

l’unico testo in cui le immagini “esteriori” sono la maggioranza, in cui perciò l’impressionismo di Conrad

è ancora un po’ troppo sensoriale, non ha cioè ancora raggiunto il suo carattere distintivo di

rappresentazione degli stati interiori.

Siccome l’immagine “interiore” tende a oggettivizzare dei contenuti o delle operazioni mentali e

l’immagine “esteriore” conferisce alle impressioni sensoriali un contenuto emotivo o intuitivo, entrambe

2 La Preface a The Nigger of the “Narcissus” contiene tutte le parole chiave della teoria simbolista: i termini mistery ed

enigma, ricorrenti anche nella sua narrativa, avevano per Conrad un valore simbolico. Le stesse immagini ricorrenti di

clouds e veils sono finalizzate a suggerire un regno di misteri dietro il velo delle apparenza superficiali. Sempre nella Preface

il potere delle parole è espresso dalla formula chiaramente simbolista di “magic suggestiveness” che costituisce una

sorprendente equivalenza con la definizione baudelairiana della poesia.

3 Nel 1912 Pound definì per la prima volta Aldington e Doolittle “Imagistes” e nell’ottobre dello stesso anno usò il termine per

la stampa per la prima volta facendo riferimento alla poetica di Hulme.

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze linguistiche (BRESCIA - MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.possenti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Bendelli Giuliana.

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