Joseph Conrad: La figura del mare
Introduzione
Joseph Conrad: il riflesso del mare. C’è un libro che rappresenta la testimonianza più esplicita e consapevole di quanto il mare abbia contribuito a forgiare la sua personalità di scrittore oltre che di uomo. Si tratta di un testo che può essere definito come un’autobiografia in chiave saggistica, romanzata, pubblicata nel 1906 con il titolo emblematico di “The Mirror of the Sea”. La seconda edizione del 1919 si arricchisce di una delle famose Author’s Notes, spesso apposte al testo a cui si riferiscono in un momento successivo alla scrittura dello stesso. Tali prefazioni, “piuttosto che configurare un’arte del romanzo ci sembrano definire compiutamente una assai puntuale autobiografia d’artista: lette di seguito ci rivelano come Conrad abbia ripercorso, nel breve arco di tempo di un anno e mezzo, tutta la sua carriera di scrittore, nell’intento di spiegare al lettore della sua opera completa la genesi e la composizione di racconti e romanzi.
The Mirror of the Sea e A Personal Record sono entrambi brani in cui l’autore medita sul rapporto tra presente e futuro ed entrambi riguardano l’esordio della sua duplice carriera: una legata al mare e l’altra legata alla scrittura. La recensione di Michele Mari recita così: “Joseph Conrad, quando l’arte di scrivere viene dal mare. […] L’arte della scrittura di Conrad coincide con l’arte di navigare e il libro è particolarmente ricco di descrizioni tecniche legate sia alla navigazione che all’uso della lingua.”
Secondo Traversetti “il mare, il teatro della sua effettiva esperienza e dei suoi maggiori romanzi, ha in Conrad un’anima ambivalente. Il mare è anche luogo metafisico: spazio isolato, astorico, di pienezza e di solitudine, in cui i conflitti spirituali raggiungono con facilità le posizioni estreme e radicali e in cui gli uomini vengono a trovarsi, drammaticamente, alle prese con l’Assoluto.”
The Nigger of the Narcissus
The Nigger of the Narcissus è il romanzo che segna una svolta nella storia di Conrad scrittore che qui “mostra un nuovo, più rigoroso impegno stilistico” al servizio della fedele riproduzione dell’enigmatico spettacolo del mondo. È il primo grande racconto di mare, quello in cui l’autore esprime la sua intenzione di rendere omaggio al mare e ai marinai con un sentimento che è ancora di entusiasmo celebrativo. Conrad si riconcilia con la scrittura quando gli si presenta l’occasione contingente di scrivere del mare con la solida competenza del marinaio veterano, come succede con i due articoli sul Titanic.
La critica conradiana
Il problema con cui si è confrontata tanta critica conradiana riguarda la collocazione di Conrad all'interno della letteratura inglese moderna e la sua appartenenza all’Ottocento o al Novecento. Il problema è di contesto culturale e ideologico. Marlow, il narratore testimone, costituisce un espediente che garantisce l’oggettività drammatica del romanzo dotandola nel contempo di quell’aspetto soggettivo che il romanzo tradizionale affidava al narratore onnisciente.
Guetti, confrontando Conrad con la letteratura del romanzo d’avventura vittoriano, muove la sua analisi delineando la distinzione tra satira e significato per dimostrare come in Conrad prevalga la preoccupazione del significato, espresso attraverso un linguaggio dalla natura quasi ambigua messa in relazione con l’uso conradiano della figura retorica. Tutte le figure retoriche conradiane sono collocate tra il significato e la storia e questi due poli si fondono secondo un processo vago: la retorica conradiana si pone alla confluenza di significato e storia, non limitandosi a suggerire un significato importante ma cambiando di fatto la storia.
La retorica crea in The Nigger of the Narcissus una sorta di mistero morale: la storia ha inizio con una contrapposizione di tipo morale tra il codice del mare e la vita sulla terraferma, e il mondo di sogno che viene descritto è un mondo nel quale i momenti della storia diventano momenti di una visione fantastica che è pure incredibilmente realistica.
Lo stile e il linguaggio di Conrad diventano strumenti nelle mani del narratore per sondare l’abisso dell’oscurità e tornarne con qualche rivelazione di verità. I narratori conradiani sono oggettivi e, nello spesso esasperato raccontare e riraccontare le loro storie, rivelano il tentativo di raggiungere quella verità elusiva che si nasconde dietro la superficie dei fatti.
Conrad è un esponente dell’impressionismo letterario, pratica secondo la quale lo scrittore cerca di tradurre la realtà attraverso immagini che rappresentano già in se stesse. Lo studioso conradiano sa che in Conrad il processo creativo vale molto più dei risultati e che l’opera spesso parla più di se stessa che dei personaggi. Conrad respinge la natura ambivalente della sua identità incarnando gli aspetti di sfruttamento e repressione della civiltà in due personaggi negativi, Donkin e Jimmy.
Conrad è consapevole dello sviluppo del pensiero filosofico europeo del tempo. Il lettore vedrà ribadita la posizione di Conrad quale figura annunciatrice della rivoluzione narrativa del Novecento, quale rappresentante del modernismo con tutte le contraddizioni e le incertezze che questo comporta. L’opera di Conrad così analizzata, sia attraverso una visione ampia incentrata sui temi generali sia attraverso una lettura ravvicinata del testo, riflette la ricerca che l’autore conduce tanto nella direzione della teoria poetica che in quella della realizzazione narrativa.
Sarà il mare l’elemento che Conrad elegge a strumento e veicolo al contempo di questa ricerca. Il mare riflette il percorso artistico e biografico dell’autore e ne diventa profonda metafora.
The Nigger of the Narcissus: Il racconto del mare
A Conrad, che ha trascorso molti anni come marinaio e poi come capitano di lungo corso nella marina mercantile inglese, dopo aver terminato il suo secondo romanzo An Outcast of the Island nel settembre 1895, si prospetta l’ultima occasione di riprendere il mare con l’offerta del comando di un veliero. Le condizioni sono tuttavia così sfavorevoli da costringerlo a rifiutare. Non si imbarcherà mai più anche se il mare diventerà argomento di una grande quantità di romanzi e racconti di vita marinaresca e ambientazione tropicale che pubblicherà una volta stabilitosi definitivamente in Inghilterra.
The Nigger of the Narcissus, pubblicato a puntante sulla “New Review” nel 1897 e in volume nel 1898, è il primo racconto o romanzo breve in cui l’autore rivive la sua esperienza di marinaio creando una bellissima storia di mare dove la narrazione della tempesta si sviluppa parallelamente all’analisi delle reazioni psicologiche dei vari marinai dell’equipaggio di fronte al pericolo. Conrad è stato spesso relegato nel filone dei libri di avventura per gli aspetti esteriori e più vistosi della sua arte. L’attenzione dell’autore è sempre per i casi di coscienza complessi e per i fatti misteriosi, tutti i suoi protagonisti sono anime desolate e solitarie, spesso avventurieri o reietti. Perciò, il sinistro paesaggio esotico non è un semplice scenario esteriore ma riflette la solitudine interiore.
The Nigger of the Narcissus è un romanzo di avventura, racconta infatti un’avventura per mare che coinvolge l’intero equipaggio del veliero Narcissus costretto ad affrontare varie avversità durante una traversata: la tempesta, la bonaccia e i venti contrari. L’impianto narrativo è dei più semplici. La nave parte da Bombay ed è diretta a Londra. Anche l’ordine cronologico è rigidamente rispettato ed è scandito dalle varie sequenze del racconto: la partenza dal porto di Bombay con la dettagliata descrizione dell’equipaggio che contiene due membri sospetti, il negro James Wait e Donkin; la prima fase tranquilla del viaggio; la tempesta; la minaccia di ammutinamento; la bonaccia; la morte di Wait e l’arrivo nel porto di Londra.
Si tratta di uomini semplici e ignoranti tuttavia capaci di una loro grandezza, quella che deriva dal coraggio, dalla lealtà e fedeltà ai propri compiti, dall’accettazione incondizionata delle loro difficili condizioni di vita che comportano solo sacrificio, lavoro e abnegazione di sé. Sono gli uomini che Conrad riteneva meglio rappresentassero quei valori ideali nei quali ha sempre dichiarato di credere e attraverso di essi compie la prima celebrazione dell’austera servitù del mare. L’armonia di questa piccola comunità ideale è tuttavia insidiata dalla presenza di James Wait e di Donkin. Donkin rappresenta l’anti-ideale, il marinaio ribelle e protestatario che non ha vocazione ed è opportunista. Conrad fin dall’inizio manifesta il suo disprezzo per lui. James Wait rappresenta invece un’insidia maggiore per la buona armonia dell’equipaggio in quanto getta sulla nave un’ombra che insinua il dubbio nella coscienza dei suoi compagni: era ammalato o era un volgare simulatore che esercitava un ricatto morale per sottrarsi al lavoro? Jimmy, così viene chiamato James dai compagni, ha una psicologia complessa e ambigua e diffonde ambiguità anche nel comportamento di chi gli sta attorno. È malato ma non si sa di che cosa.
Conrad inizia a scrivere questo racconto nell’estate del 1896 e lo completerà nei primi mesi dell’anno successivo. Narcissus era però il nome reale di un veliero sul quale Conrad nel giugno del 1884 si era imbarcato come ufficiale di seconda, in un viaggio da Bombay a Dunkirk. Il Narcissus diventò parte dell’armamento della Società Capitani e Macchinisti Navali di Camogli. Il Narcissus era stato costruito nel 1876 nei cantieri navali di Glasgow e fu da subito utilizzato per il traffico mercantile sulle rotte coloniali. Si trattava di un veliero interamente rinforzato in ferro per permettergli una portata superiore alle prime e più veloci navi a vapore.
Conrad, con la qualifica di ufficiale di seconda (second mate), si imbarcò sul Narcissus a Bombay il 5 giugno 1884, per intraprendere il viaggio di ritorno del veliero verso Dunkirk (Francia). Al comando c’era un capitano scozzese quarantenne, Archibald Duncan e l’intera ciurma, compresi alcuni ufficiali, era fatta di individui alla loro prima esperienza. Durante il viaggio di andata numerosi membri dell’equipaggio si erano ammutinati perciò, all’arrivo a Bombay, il capitano Duncan dovette ricostituire un nuovo equipaggio ingaggiando marinai inglesi e di molte altre nazionalità. Tra essi vi era un marinaio di colore della Georgia, Joseph Barron, che si imbarcò malato e dopo lunghe sofferenze, mentre il Narcissus veleggiava all’altezza dell’Africa settentrionale, il 24 settembre del 1884 morì e, secondo la consuetudine sulle navi di lungo corso, fu seppellito in mare. La prima variazione rispetto al viaggio reale Conrad la opera sulla destinazione finale della traversata, non più Dunkirk bensì Londra, scelta che, secondo Di Piazza,
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