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Denaro spesso paragonato a un Dio, gli si riconosce l’attributo dell’onnipotenza, di una “forza

creatrice”. Il denaro domina lasciando sopravvivere e addomesticando le religioni stesse.

Bibbia: denaro oscilla tra benedizione e maledizione. Benedizione lo porta verso Dio, la

maledizione verso il Demonio.

I Vangeli stessi presentano l’alternativa tra Dio e Mammona (usato nel nuovo testamento per

personificare il profitto/guadagno/ricchezza materiale).

Nelle “Tentazioni” Satana promette i regni del mondo e la gloria con allusioni alla ricchezza.

Zaccheo (personaggio di cui si parla nei Vangeli): devolve la metà dei suoi beni ai poveri.

San Francesco D’Assisi: indica il denaro come “sterco del demonio”.

“Faust” di Goethe: denaro sta dalla parte del diavolo, “lo spirito che sempre nega”.

Nietzsche concorda con Baudelaire: denaro definito come forma di egoismo “commercio è per

sua natura Satanico”.

Calvino: ricchezza è segno della benevolenza di Dio.

Non da sottovalutare il contrasto moderno tra protestantesimo e cattolicesimo riguardo la

questione che lascia in eredità il rapporto tra etica religiosa e capitalismo.

Il denaro rimanda al sacro dentro e fuori la religione: viene evidenziata la tendenza precoce del

denaro a staccarsi dalla concezione di “metallo” per innalzarsi all’ambito spirituale, carattere

quasi sacramentale. “Il denaro ha un carattere magico” sosteneva JP Sartre.

In tutte le culture evidente l’immagine di un Dio­denaro che si rende finalmente tangibile e

presente nella città:

­ per Shakespeare, è un “dio visibile”.

­ in Cina, il dio della ricchezza era considerato il dio universale della città.

La città degli uomini è un tempio senza confini innalzato al e dal denaro ­> un Dio che ha

trasformato silenziosamente la città e il mondo intero.

Quella del denaro è una religione grigia, piatta: ha i suoi sacerdoti, il suo popolo, i suoi templi, le

sue liturgie, i suoi riti...etc. Tutto svolto in punta di piedi perchè per il Dio­denaro non c’è nulla da

annunciare, niente da difendere perchè nell’abbondanza e nella crisi il denaro resta quello che è:

la voce di questo Dio non può essere smentita.

Un tempo si stampava l’immagine dell’imperatore o del potente sulla moneta, oggi invece il

denaro non rimanda a nient’altro se non a se stesso: è il nuovo Idolo che ha preso il posto

dell’”imperatore”. Sulle monete si stampa ancora qualche immagine sbiadita delle nazioni che

rappresenta, però, solo una decorazione.

All porte delle città non si mettono più le statue degli imperatori e dei potenti di turno ma, la

pubblicità di qualsiasi cosa che richiama in continuazione il Dio­denaro.

Le banche sono i templi austeri e severi di questo Dio.

Le “liturgie” del denaro sono frequentate con fedeltà, nei suoi templi domina il silenzio e il

segreto, la discrezione sommessa: la presenza di questo Dio è tangibile. I “confessionali del

denaro” sono le gabbie trasparenti degli operatori bancari, i box dei promotori di fondi...etc.

Il denaro non è un Dio tirchio o poco disponibile: finanzia grandi opere di bene, è un mecenate

nei confronti della cultura, promuove pubblicazioni d’arte, partecipa a iniziative internazionali, è in

prima fila nei progetti umanitari.

La religione del denaro divide i suoi adepti in caste insormontabili. Il Dio­denaro gioca in

continuazione tra credito e debito.

Nei templi del denaro il “forziere” è diventato un puro simbolo, dove stia di preciso non è dato

saperlo, in tutti i luoghi e in nessun luogo, concretamente: dove sono i soldi de proprio conto

corrente nessuno lo sa.

Anche il denaro ha i suoi sacerdoti e i suoi profeti.

I sacerdoti sono organizzati in un rigida gerarchia nella quale è difficile precisare chi stia al

vertice.

Banche in reti di banche, capitali in reti di capitali: catene interminabili per le quali il denaro

dichiara contemporaneamente la sua vicinanza e la sua distanza rispetto a tutti i suoi fedeli.

La religione del denaro è profetica , non può fare a meno di profezie giornaliere e periodiche.

I profeti del denaro amano i mezzi di comunicazione, hanno rubriche regolari su giornali e

telegiornali.

La profezia del denaro si affida a due semplici simboli: il segno più e il segno meno, esprimono

la doppia possibilità di una discesa o di una salita (questi due segni regolano l’umore del

Dio­denaro). Ai fedeli viene insegnato che il segno meno equivale al negativo mentre il segno più

al positivo.

La religione del denaro è una pratica quotidiana.

La potenza del Dio­denaro si percepisce ovunque, tutto sembra muoversi ispirato a questo Dio.

La presenza del Dio è talmente pervasiva che le sue liturgie penetrano nelle case e nei luoghi

ordinari di vita (home banking, banche e traslazioni online,...etc). Il mondo intero è prostrato ai

suoi piedi, il Dio denaro riesce a farsi adorare senza avere bisogno di una conversione.

Secondo il poeta Eugenio Montale:

denaro è una via di mezzo tra trascendenza e immanenza, si colloca a metà strada, nè Dio nè

uomo, nè cielo nè terra. Il denaro è l’unico Dio che non è mai rimasto nell’alto dei cieli e che non

è mai sceso neppure sulla terra. “Nè avere, nè essere”

Erich Fromm propone un’alternativa tra la dimensione dell’avere e quella dell’essere.

Gli uomini si riconoscono soltanto in ciò che hanno e in ciò che consumano. Il valore dell’umano

è affidato al possesso, all’avere, al denaro. Il suo agire è orientato a realizzare un profitto.

Il denaro diventa simbolo di una società che ha sacralizzato l’individuo e il possesso: il possesso

diventa l’unico criterio di valore. Il denaro è sacro e il possesso suscita ammirazione.

La “civiltà dell’avere” produce eterni frustrati: se il fine è l’avere, ci sarà sempre un avere di più

che genera insoddisfazione anche quando si possiede già molto ­> si deve tornare alla civiltà

dell’essere: a tutto ciò che rappresenta il contrario rispetto all’individualismo, all’inimicizia,

all’assenza di obblighi, all’infelicità.

Quando si rivendica la dimensione dell’essere non si propone di certo di vivere in totale povertà,

si suggerisce una via intermedia, equilibrata, via che allude a un’economia sana per persone

sane.

Nella civiltà dell’avere s’inverte il possesso con l’essere: se esisti ma non hai nulla, non sei

niente. Vali in rapporto a ciò che hai.

Denaro strattonato tra l’essere e l’avere, come se le due dimensioni fossero facilmente

distinguibili. Nessuna civiltà è solo civilità dell’avere e nessuna è solo civiltà dell’essere.

La lingua ebraica non comprende il verbo “avere”, rapporto dell’uomo con gli oggetti è affidato al

verbo ESSERE: per esempio, “Io ho” si definisce con “ciò che è mio”.

Un tempo si richiamava la priorità dell’essere sull’avere, non è più possibile farlo, il denaro

s’identifica con l’essere ormai. Senza denaro non si può più vivere, il denaro si sovrappone

all’essere. SENZA DENARO NON SI ESISTE. DENARO E’ DIVENTATO LA POSSIBILITA’

STESSA DI ESSERE.

Il denaro non è più e forse non è mai stato solamente un avere.

Quando si arriva al consumo fine a se stesso, la partita della vita si gioca in superficie, come se

si pattinasse su un lago ghiacciato, senza nessuna profondità. Tutto è fluido, smaltibile,

discutibile, rivedibile,...etc. Il denaro si trova nell’occhio del ciclone di un mondo capovolto e

frenetico, incerto e insicuro. Il denaro ha la stessa dinamicità, immediatezza, facilità di un mondo

che ha perso profondità.

Contrapposizione tra essere e avere non è mai stata pacifica, questa coppia è innervata di

fluidificazioni, sconfinamenti, dialettiche e non vive senza il senso acuto delle contraddizioni.

Tensione tra essere e avere: nell’essere non è tutto solo essere e l’avere, a sua volta, tende

all’essere (divenire assoluto).

Quando l’avere diventa assoluto: innalzamento dell’avere all’assolutezza apre la strada al

NICHILISMO (dottrina filosofica che suggerisce negazione di uno o più aspetti significativi della

vita); l’esperienza dell’avere assoluto/possesso assoluto genera morte.

Corpo umano ridotto a oggetto/strumento, ridotto a ciò che non è attraverso la manipolazione

chirurgica o, esagerando, al suicidio (ciò rappresenta una fase esagerata dell’aggressività del

possesso).

Nelle tensioni e nelle contraddizioni (tra essere e avere), si annuncia il regno del denaro che non

è più solo un AVERE ma soprattutto ESSERE: con tendenza onnivora e pervasiva, proliferativa.

“Ticket sull’essere”

Senza avere nulla, non si è nulla; senza denaro non si esiste, non ci si può permettere di

esistere. Uno degli aspetti fondamentali di questo disastro è il CONSUMISMO.

La realtà del denaro è un sistema di vita dove le volontà individuali e collettive contano poco.

Ticket (pagamento) per qualsiasi attività quotidiana: ticket per potersi muovere, per sostare, per

vedere da lontano montagne e monumenti...etc. Ticket che si rivolgono al semplice fatto di

essere, negando il diritto alla vita se non si rende qualcosa in termini di denaro

Casi che chiariscono bene questo concetto: mobilità urbana e flussi turistici (entrambi sottoposti

alla limitazione di libertà attraverso il ticket).

Per quanto riguarda il “ticket sulla mobilità urbana” usa come scusa materie come:

inquinamento, sovraffollamento delle città d’arte,...etc per giustificare i limiti alla mobilità

personale. Libertà scoppiata cui si dichiara la fine, liberalismo del denaro che coincide con

totalitarismo di fatto.

Per quanto riguarda “ticket sul turismo”, usato per: ingresso nelle città d’arte, far pagare il

godimento della vista di una piazza storica,...etc.

Niente ha diritto di essere se non rende subito qualcosa (in termini di denaro)!

Ticket sull’essere è la punta dell’iceberg della speculazione sulla vita: se qualcosa non rende

non deve essere, ciò che non rende è la semplice esistenza.

Ticket come semplice biglietto di pagamento per l’essere al mondo, questo domina l’esistenza,

imposizione generalizzata del ticket riflette IMPERIALISMO DEL DENARO.

Ticket trasforma l’esistenza stessa in colpa e in debito, per la religione del denaro, “esistere è

essere in debito”.

La libertà, vista come un vanto dalla cultura moderna, è minacciata dal ticket. Vita ridotta a una

specie di esistenza autostradale, si vive tra pedaggi d’ingresso e d’uscita.

La contraddizione totalitaria della liberissima società dei consumi, non consiste nel ridurre tutto a

consumo ma nell’imporre senza che nessuno protesti sul serio e convincendosi che sia

normale un ticket per accedere al diritto stesso di consumare.

Esistenza dove tutto si compra e tutto si vende, l’essere è prostituito e tutto (tranne il denaro) è

una variabile dipendente. “Accoglienza e denaro”

Termini “economia” ed “ecologia” derivano dalla stessa radice greca: Oikos ­ casa. La casa è la

città degli uomini, il denaro è il crocevia e incontra l’ospitalità da una parte e dall’altra.

DENARO CONTROLLA L’ESSERE.

L’esistenza non è il puro fatto di esserci, esistere è uno star fuori, essere in ricerca di un posto

che gli uomini ( a differenza degli animali) non trovano naturalmente, di una casa.

Accogliere è il movimento fondamentale dell’esistenza, si nasce accolti e si vive cercando

accoglienza; si viene al mondo ospitati e si esiste rivolti all’ospitalità.

Segreto dell’ospitalità: ospitati nel mondo, si ospita il mondo; accolti nella vita, si accoglie la vita;

ospiti dell’altra persona e insieme accolti da colui cui si apre la porta.

Con il denaro sembrano aprirsi nuove e vaste possibilità per l’accoglienza, questa interrompe la

solitudine. Basti pensare alla rete mondiale dell’ospitalità resa possibile dal denaro, il mondo

globale è un’accoglienza generalizzata; il denaro rompe le barriere fisiche e culturali

dell’accoglienza su base etnica, di cultura...etc; sembra che il denaro lavori per l’INCLUSIONE e

non per l’esclusione, eppure produce esclusione dentro l’inclusione, inospitalità dentro

ospitalità…

Denaro spinge verso l’accoglienza: nel momento stesso in cui contribuisce ad affermarla, la

ostacola. Trionfo dell’accoglienza generalizzata coincide con la sua crisi, perchè? Scontri di

civiltà, migrazione dei popoli, problemi inediti, crisi economiche...etc

Il denaro, per un certo verso, se ne infischia del rifiuto per ragioni culturali, religiose, xenofobe: tra

l’immigrato senza lavoro e il cittadino povero non fa nessuna differenza.

Il denaro è la condizione per ACCOGLIENZA GLOBALIZZATA, grazie al denaro lo straniero si

trasforma in turista...etc il denaro decide di un’espulsione o accoglienza.

Il denaro si muove continuamente tra un segno più e un segno meno. L’eccesso di denaro rende

padroni del mondo, genera degli Dei in terra.

Denaro e il mondo virtuale, artificiale si amano; la moneta è ormai virtuale, elettronica. Il virtuale è

un ambiente artificiale, non naturale, cui il denaro si accompagna volentieri.

Il denaro è l’unica realtà che riesce a essere presente nello stesso modo sia nel reale sia nel

virtuale.

Denaro controlla sia il reale che il virtuale.

“Denaro e parola”

Nella Lingua greca il termine “seme” significa insieme: parola e moneta.

Il denaro è immateriale. S’impone come una lingua che coinvolge tutti più delle stesse lingue

tradizionali. Denaro come lingua universale: ha solo bisogno di essere convertita non tradotta o

interpretata. Il denaro sembra realizzare il sogno di una lingua universale, senza le contraddizioni

e le controindicazioni della lingua unica, esprime l’esigenza di semplificare affidandosi al segno

più e al segno meno.

Michel Serres “ il denaro è l’equivalente generale, vale tutto e vale se stesso, il denaro è il jolly,

ha tutti i valori, ha tutti i sensi per non averne nessuno”.

L’educazione tende a sostituire il dialogo sull’approvazione o la disapprovazione dei

comportamenti ricorrendo al linguaggio spiccio del denaro che, usato come “PREMIO” rende

superflua ogni altra parola.

Il denaro sgancia l’agire dai processi della comprensione comune per guadagnarsi uno statuto di

valore a sè stante che chiamiamo AUTOREFERENZIALE.

Il denaro eredita il sogno della LINGUA UNICA, vi aggiunge immediatezza e velocità, uccide la

parola senza suscitare subito quest’impressione.

E’ una lingua universale come la musica o la matematica, si colloca intenzionalmente nell’ordine

del puro segno che non rinvia a nient’altro se non a se stesso in quanto segno (segno mibile del

più e del meno). Semplice senza essete banale, universale senza essere fisso.

Non c’è molto da comunicare se non il poco e il tanto, il meno e il più.

Ogni cosa può essere scambiata, confrontata e unificata. Il denaro significa ogni cosa in quanto

convertibile nello scambio, riesce a essere insieme: segno e significato.

Per il denaro ogni diversità è equiparabile a una differenza di numeri: il denaro trasforma ogni

qualità in quantità.

Denaro: equivalenza differente che annienta ogni identità, oppure, differenza equivalente che

brucia ogni differenza.

Lingua universale del denaro, lingua semplificata, ridotta al minimo, capace di monopolizzare

tutto. Alla lingua unica corrisponde un pensiero unico, il denaro è monopensiero, la sua forza

poggia su due premesse:

­ conversione totale dell’essere e del valore con lo scambio

­ confusione tra il massimo di semplificazione e il massimo di razionalità

Niente esiste veramente prima del denaro! Denaro ha rilevanza come lingua perchè sorretto da

pensiero: ogni semplificazione in vista dello scopo da raggiungere rappresenta il massimo di

razionalià, tutto ciò che non mira nel tempo più breve possibile al raggiungimento dello scopo

viene spacciato per illogico e inefficiente. Il risultato è evidente: si è passati dalla

smaterializzazione della moneta alla monetizzazione del pensiero. Il denaro non è più il

possesso o l’avere, è lingua e parola, pensiero e azione. Si è fatto a suo modo immateriale.

Parola e pensiero vivono all’interno di una pluralità essenziale e insopprimibile, al di fuori di

questa pluralità nessuna lingua e nessun pensiero sono possibili perchè tutto diventa già parlato

e già pensato, già detto e già giustificato in anticipo. Nella lingua unica non è possibile nessuna

variazione di senso, nessuna discussione, nessuna eccezione, nessuna protesta, nessun

dialogo nè differenza. Il denaro si muove tra trascendenza e immanenza che non sono mai

quello che sembrano. Lingua unica e pensiero unici sono, da un lato impegnati a ridurre le spese

della comprensione, il dispendio interpretativo ma soprattutto il rischio del dissenso.

“Denaro, potere, insicurezza”

Rapporta tra il denaro e il potere viene spesso inquadrato nell’ottica di una contrapposizione; di

fronte all’impressione che il denaro possa tutto si reagisce polemicamente ricordando che non è

così: non compra tutto, non da la felicità.

Da un lato l’onnipotenza del denaro che sembra potere tutto; dall’altro lato la compensazione di

un limite perchè qualcosa gli sfugge.

La contrapposizione tra onnipotenza del denaro e il suo limite è rassicurante.

Se qualcosa gli sfugge, il denaro non potrà essere trattato come un signore incontrastato; resta,

però, signore incontrastato del proprio regno. Conflitto tra ciò che è possibile e ciò che è

impossibile appartiene intimamente al denaro. Ciò che sfugge al denaro è destinato a essere

rappresentato come un’ “isola felice” di un mondo che sembra andare diversamente.

Per il denaro, la possibilità e l’impossibilità coincidono.

La questione dell’onnipotenza nasce con il denaro stesso. La funzione del denaro è di rendere

scambiabile tutto con tutto. Mezzo di scambio totale, il denaro ha la capacità di convertire ogni

cosa con qualsiasi altra.

Da questo gli deriva il suo “valore eminente” superiore a qualsiasi altra cosa scambiata,

compreso l’umano. Il denaro vale infinitamente di più di ciò che scambia: mentre fissa un valore

lo devia e lo sposta su se stesso.

Il denaro porta con sè una prospettiva totalizzante: tendenza del denaro a farsi assoluto in

quanto mediatore di tutto con tutto.

Denaro è mezzo di tutti i mezzi, l’oggetto di tutti gli oggetti, la sua possibilità in sè è vuota perché

consiste nell’aprire ogni altra possibilità: IL DENARO SARà PIUTTOSTO LA POSSIBILITA’

STESSA DI OGNI POSSIBILITà, RENDE POSSIBILI TUTTI I CONTENUTI.

Schopenauer: ritiene naturale e inevitabile che i desideri degli uomini siano rivolti principalmente

al denaro ­ la sua ricerca non soddisfa un bisogno ma piuttosto la possibilità di poterli soddisfare

tutti.

Definizioni che sono state date del denaro:

­ “denaro è la forma dell’unità e della possibilità di tutte le cose” Hegel e Simmel

­ “prostituto del genere umano” Shakespeare

­ “ruffiano universale” “onnipotente” ...etc

­ “mi unisce alla vita umana che unisce me alla società, che mi collega alla natutra e gli

altri uomini” Marx

Il denaro è il sostituto polivalente delle cose stesse però, il denaro, non può tutto.

La VERITà e la FEDE sfuggono al denaro, ciò che al denaro non è permesso è tutto ciò che vi è

di più profondo nell’umano: i diritti umani, la giustizia, l’ambiente, intelligenza, creatività,

fiducia...etc

Il denaro e il potere (Habermas) non possono comprare nè imporre la solidarietà tra gli uomini e

il senso delle cose.

Ciò che sfugge al denaro ne rivela una contraddizione interna, uno sgretolarsi della sua

presenza all’onnipotenza (falsa universalità). Se compro l’amore non ho l’amore, se acquisto

bellezza non ho bellezza, se compro l’intelligenza resto stupido.

Non esiste un regno del denaro e un regno contrapposto del fuori denaro, il denaro può tutto e

insieme non può tutto.

Le infinite possibilità del denaro sono anche delle infinite impossibilità perchè il suo potere

coincide con il suo limite.

Segno meno e segno più in continua altalena tra di loro.

Nell’apertura di ogni possibilità si trova anche la chiusura, libera e schiavizza.

L’impossibilità corrode e attraversa la sfera stessa di ciò che è possibile.

Il fatto che quasi tutto si possa vendere e comprare in virtù del denaro non significa che sia

veramente possibile scambiare quello che si vende e quello che si compra.

Il potere del denaro deriva dalla conversione totale di ogni qualità in una quantità che alla fine

troverà soltanto nel denaro stesso l’unico oggetto perfettamente adeguato alla logica dello

scambio.

Il meccanismo innescato dal denaro parte dalle cose, inizia come possibilità delle cose ­

possibilità della possibilità stessa ­ e finisce come possibilità di se stesso.

DENARO FINE A SE STESSO.

Da mezzo universale di scambio, il denaro si trasforma in fine, la sua presunta onnipotenza

riguarda la possibilità che apre ogni possibilità, lo scambio generalizzato di tutto con tutto, la sua

impostazione totalizzante. L’onnipotenza del denaro si libera del riferimento agli oggetti.

All’apice del suo successo, il denaro scambia solo denaro.

E’ mezzo senza fini e, dunque, l’unico vero fine che rimane per sempre, al tempo stesso,

mezzo. E’ forma senza materia e dunque l’unica vera forma.

Il denaro si spiritualizza, si fa puro segno, linguaggio, simbolo.


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Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Linguaggi dei media
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martina694 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Riva Franco.

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