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Selfie: narcisismo e identità

A che cosa serve il selfie stick?

Dal punto di vista strettamente linguistico, la parola selfie può essere tradotta in italiano come autoscatto. Nel selfie però qualcosa di diverso esiste rispetto alle classiche foto. Perché si usava l’autoscatto? Nelle fotocamere comuni era sempre presente l'autoscatto e si utilizzava per poter ricordare i momenti passati assieme a qualcuno a cui tenevamo. Fare questi autoscatti non era semplice (tempo fa era indispensabile comprare i rullini e potevano passare settimane, se non mesi prima di poter vedere le foto).

Oggi, tuttavia, potendo fotografare tutto, la dimensione del “ricordo” della foto si affievolisce: da diario in cui raccontare i propri momenti speciali, la foto è diventata oggi un bloc notes su cui prendere appunti. Sinteticamente il selfie stick serve principalmente per fare foto come si vuole, consente un vero e proprio controllo della foto; ovvero di poter scegliere dove e quando farla, decidere chi e cosa far vedere.

All’autore (Riva) qualche giornalista chiede se dentro il selfie e il selfie stick ci sia un cambiamento antropologico: stiamo diventando tutti più narcisisti? A questo proposito ha avuto molta risonanza un saggio del giornalista/scrittore Sergio Cotroneo: "Se negli ultimi trent’anni la malattia da curare era la depressione, per i prossimi venti sarà il narcisismo (…) Questo narcisismo collettivo sottrae identità e nasconde sé stessi". Interpretare il successo dei selfie solo come espressione di un narcisismo collettivo rischia di far perdere il vero senso del fenomeno; tuttavia ha anche ragione Cotroneo nel sottolineare come i selfie siano il segnale di cambiamento nel modo di essere e di esserci.

La storia dei selfie

Il selfie è comparso per la prima volta su Flickr (sito americano di condivisione di fotografie) nei primi anni di questo secolo. Il termine #selfie veniva usato come etichetta (hashtag) per indicare le foto in cui il fotografo riprendeva sé stesso. Selfie era il termine generale con cui i giovani americani indicavano i propri autoritratti che condividevano online.

Questo significato viene reso popolare dall'Oxford Dictionary, che nel 2013 ha eletto selfie come la parola dell'anno, intesa appunto come un autoscatto, tipicamente preso con uno smartphone o una webcam, condiviso sui social. Dall'analisi di questa definizione risulta evidente come la storia dei selfie sia strettamente collegata a quella di due tecnologie:

  • Smartphone
  • Social network

Data fondamentale nella storia del selfie: 2010

  • Nel giugno di quell'anno la Apple lancia l’iPhone 4, il primo iPhone ad avere due fotocamere, di cui una frontale. Lo smartphone si trasformava in un vero e proprio specchio che all’occorrenza poteva salvare l’immagine riflessa (scatto frontale = selfie). Questo rivoluzionò gli autoscatti perché non era più necessario trovare un punto dove mettere la fotocamera, verificare che tutta la scena fosse inquadrata, mettere il timer e correre per mettersi in posa prima dello scatto. Adesso bastava solamente guardarsi e premere un pulsante.
  • A capire per primi il potenziale di questo cambiamento sono i programmatori americani Systrom e Krieger, che nell’ottobre lanciano Instagram: un'app che ha l’obiettivo di migliorare gli scatti e gli autoscatti fatti con lo smartphone. A caratterizzare questa app è la presenza di numerosi filtri grafici che possono essere facilmente usati con le proprie foto per renderle comunicativamente più accattivanti. La rivoluzione è quella di scattarsi una foto e renderla “professionale” correggendo problemi come il mosso, la sovra/sottoesposizione direttamente dal proprio cellulare e subito dopo averla realizzata.

Il successo di Instagram è rapidissimo tanto che a due mesi dal lancio è già utilizzato da 1 milione di utenti. Questi dati spingono Apple a nominare Instagram app dell’anno e la fanno entrare nel mirino di Facebook.

  • Facebook, il social network più grande e famoso del mondo, è in grado di precedere il futuro della tecnologia e dei modi di utilizzarla. Per raggiungere l'obiettivo di capire "dove vogliamo essere nei prossimi sei mesi e dove vogliamo essere nei prossimi trent’anni", l’azienda crea Facebook IQ: gruppo di ricerca multidisciplinare il cui obiettivo è comprendere i trend tecnologici e i cambiamenti sociali ad essi associati; il team è composto da: visionari, ricercatori, scrittori, trend spotter, sociologi, antropologi e scienziati.

Anno 2011

  • Facebook aveva deciso di potenziare la dimensione visiva del proprio social e di renderla un elemento chiave della narrazione sociale dei momenti importanti della vita dei propri utenti, per questo aggiunge il profilo Timeline.
  • Principali cambiamenti:
    • Ogni utente doveva scegliere una foto come copertina del proprio profilo, in aggiunta al suo viso, che sarebbe stata visibile a tutti gli utenti del social network.
    • La storia dell’utente veniva riassunta da una timeline; ovvero una linea temporale che avrebbe mostrato gli eventi più importanti della vita dell’utente.

Anno 2012

  • Grazie alle intuizioni del team di ricerca Facebook IQ, Facebook decide di acquistare Instagram nell’aprile del 2012 per la cifra record di 1 miliardo di dollari. Facebook aveva compreso il successo di Instagram che rappresentava l’indice di un cambiamento nel modo di utilizzare lo smartphone di cui il selfie era il segnale più evidente. Instagram poteva diventare il cuore di un nuovo social, che trovava nell’immagine visiva e nei selfie il proprio linguaggio.
  • Per quanto riguarda Instagram, Facebook dopo l’acquisto, cominciò a trasformarlo in un vero e proprio social network.

Anno 2013

  • Facebook aggiunge la possibilità di creare un profilo personalizzato dell’utente; migliora anche le modalità di ricerca e condivisione delle foto introducendo gli hashtag e il geotag (posizione geografica).
  • Ma al di fuori degli USA, che sarebbe poi entrata nel mirino di Facebook per aver aperto la strada alla diffusione del selfie: WhatsApp, piattaforma di messaggistica istantanea, creata nel 2009 da Koum per l’iPhone 3GS.

WhatsApp permetteva a due o più persone, precedentemente incluse in una stessa lista, di iscriversi in tempo reale. Alcune differenze di WhatsApp rispetto ai classici SMS:

  • Mandare un messaggio non ha costo, richiede solo che il cellulare sia connesso a Internet.
  • Consente di scegliere da chi essere contattati, bloccando i contatti indesiderati.
  • Garantisce l’identità dell’interlocutore, nel senso che è l’utente manualmente che inserisce nella lista le persone con cui vuole comunicare.
  • Segnala se il messaggio è stato letto facendo apparire una doppia spunta blu di fianco ad esso, in più è presente una schermata specifica "info messaggio" che indica se il messaggio è stato consegnato, visto o letto.

Ma a trasformare WhatsApp è stata la possibilità di creare gruppi chiusi di utenti in grado di condividere tra loro foto, video, collegamenti e messaggi a costo zero e senza che altri possano vedere ciò che stanno condividendo o scrivendo. Ma con i social network si ha una nuova criticità: gli “amici” non sono tutti veri amici dato che si tende a dare la propria amicizia anche a conoscenti occasionali o a perfetti sconosciuti e pertanto può accadere che il selfie venga visto o commentato anche da persone che non si vorrebbero.

Su WhatsApp anche questo problema viene superato perché il mio selfie viene condiviso solo con un gruppo ristretto di persone che sono in grado di controllare con precisione. In breve tempo WhatsApp diventa la piattaforma di riferimento per la condivisione di immagini e selfie, raggiungendo i 450 milioni di utenti alla fine del 2013. È proprio questo ad attirare, a fine 2013, l’interesse di Facebook che annuncia la sua volontà di comprarlo nel febbraio 2014 per 19 miliardi di dollari. WhatsApp diventa la piattaforma di social media più usata al mondo, più di Facebook.

Anno 2014

  • Un’altra pietra miliare del selfie è il 3 marzo 2014: durante l’86esima edizione della notte degli Oscar viene scattato dalla presentatrice Ellen DeGeneres quello che fino ad ora è stato il selfie più condiviso della storia. Nonostante la foto fosse il risultato di un’abile mossa promozionale di Samsung per lanciare il proprio smartphone (Samsung S5), la sua grande diffusione su tutti i media ha avuto due effetti:
    • Da una parte ha fatto conoscere la parola selfie e il suo significato al grande pubblico.
    • Dall’altra ha reso i selfie un comportamento socialmente desiderabile (se lo fanno i famosi, lo faccio anche io).

È da questo momento che i selfie smettono di essere un comportamento di nicchia ed è divenuto un fenomeno sociale anche al di fuori degli Stati Uniti. Sempre all’inizio del 2014 l’Accademia della Crusca incomincia ad occuparsi dei selfie creando una pagina dedicata sul proprio sito. L’analisi dell’Accademia, oltre a confermare che in Italia il termine è diventato popolare a partire dall’estate del 2013, evidenzia anche un dubbio che a lungo ha tenuto impegnati i linguisti: la parola selfie è di genere maschile o femminile? Il termine successivamente è stato introdotto anche nel dizionario Italiano Zanichelli e nell’enciclopedia Treccani e da allora il genere maschile “il selfie” ha finito per prevalere.

  • Secondo la ricerca “State of the Selfie” già nel 2014 venivano condivisi online oltre 90 milioni di selfie al giorno e il controllo di questa enorme massa di immagini è in mano a Facebook.
  • Facebook guadagna soldi principalmente attraverso la pubblicità; infatti, i dati che Facebook raccoglie sui propri utenti consentono agli inserzionisti di identificare con elevata precisione il target dei propri annunci. Per questo Zuckerberg ha creato un laboratorio di ricerca, il Facebook Artificial Intelligence Research (FAIR), in cui i suoi ricercatori hanno l’obiettivo di riuscire a comprendere in maniera automatica il contenuto di ogni selfie per capirci meglio.

Siamo tutti narcisisti?

Perché qualcuno vorrebbe usare il selfie stick? Se si considerano i ritratti pittorici come gli equivalenti dei selfie dell’età pre-fotografica si può prendere alcuni spunti dalle riflessioni di Plinio il Vecchio che sosteneva che il ritratto avesse tre funzioni principali: commemorativa, didattica, celebrativa. Se adottiamo questa riflessione per i selfie, si nota come sia importante principalmente l’obiettivo celebrativo: storicamente i ritratti celebravano le gesta dei regnanti e dei personaggi famosi, generando rispetto ed emulazione in chi li guardava. Oggi apparentemente i selfie vogliono ottenere lo stesso obiettivo, ovvero generare rispetto ed emulazione in chi li guarda. In quest’ottica si può spiegare il successo dei selfie stick; nel senso che se la realizzazione di un ritratto richiedeva uno studio attento dei contenuti della scena e mesi di posa, oggi il selfie stick vuole aiutare ad ottenere lo stesso risultato solo in qualche minuto.

"Questo desiderio di generare rispetto ed emulazione sempre e comunque, non è il sintomo di un crescente narcisismo? Il selfie non nasconde un desiderio patologico di voler piacere a tutti?" Nel 2014 l’American Psychiatric Association annuncia di aver aggiunto un nuovo disturbo mentale al proprio manuale diagnostico: la selfite (selfitis) o dipendenza dal selfie. Tale disturbo veniva descritto come un desiderio ossessivo compulsivo di realizzare fotografie di sé stesso per poi pubblicarle online, con tre livelli diversi di gravità:

  1. Livello borderline: vengono inclusi tutti i soggetti che si scattano almeno tre selfie al giorno, ma senza pubblicarli sui social network.
  2. Selfite acuta...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Barons98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica e filosofia della persona e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Pelgreffi Igor.
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