FILOSOFIA DEL VIAGGIO
Viaggio comunità e racconto
Una dimensione umana recente
Il turismo come fenomeno di massa si può considerare come un fatto nelle società occidentali,
favorito dalla di usione di benessere e dallo sviluppo tecnologico delle comunicazioni, che permettono
di ridurre i tempi di percorrenza e di avvicinare luoghi e persone. Recenti, tuttavia non sono né
l’abitudine a orientarsi periodicamente verso una meta diversa rispetto a quella abituale e né il gusto
per l’incontro con realtà di erenti.
Il bisogno di uscire da sé, di orientarsi verso l’altro accompagna l’uomo da sempre, tanto che la stessa
situazione originaria dell’umanità viene fatta risalire ad una condizione nomade. Certamente le ragioni
di questa erano legate a stili di vita o motivi di sopravvivenza, ma al tempo stesso si riveste anche di
un signi cato simbolico, al punto che il fenomeno del turismo si può considerare anche come una
memoria collettiva, inconscia della condizione nomade. D’altra parte nessuna civiltà è mai stata del
tutto sedentaria. La domanda sui con ni del mondo, la curiosità sulla diversità, il rapporto con
di erenti organizzazioni di vita hanno sempre stimolato l’allontanamento da sé e l’incontro con l’altro.
Inoltre, l’incontro con l’altro ha sempre accomunato anche le grandi culture religiose, si parla appunto
di viaggi rituali. Il pellegrinaggio è sempre stato visto dalle religioni come forma religiosa di viaggio, dal
quale si torna con la conferma della propria identità e con la restituzione alla propria appartenenza.
circolare lineare.
Per l’uomo tutto è sempre in movimento secondo un ritmo che è al tempo stesso e
A prima vista tutto si compie in modo circolare, il ritmo rassicurante del giro completo, dove il
movimento ritorna al punto di partenza. Il viaggio per eccellenza dell’uomo è quello della sua
esistenza, che però non ha un punto in cui tornare ma si estende in avanti, qui in viaggio non è il un
tour (giro) ma ha un avanzamento costante. Tutto ciò che appartiene all’umano come tale è sottoposto
a questa attrazione in avanti, a questa chiamata verso una meta sempre diversa che non coincide mai
con la propria identità. All’immagine del cerchio si sostituisce la linea e la vita stessa dell’individuo
viene descritta in termini di viaggio e di cammino. L’uomo è un essere in viaggio così come la società,
sempre alla ricerca di una con gurazione migliore. Per no i rapporti con le persone non si esprimono
solo nel direzione del ritorno a stabilità ma crescono e si trasformano senza mai ripetersi.
Il ripetersi dell’identico. Viaggio e globalizzazione
Nell’età della globalizzazione ci si chiede se l’esperienza del viaggio sia ancora possibile. Questa
facilitare
infatti, implica una rottura, un’uscita da sé che la globalizzazione sembra al tempo stesso ed
impedire. facilita,
Per un verso infatti la in quanto con l’uni cazione delle politiche, delle monete, degli
stili di vita è più facile lo spostamento globale, ed anche le di coltà linguistiche o culturali e monetarie
impedisce
vengono compensante grazie all’imporsi di standard comuni dominanti. Dall’altro però la
nel momento in cui pare garantirla al massimo. L’uniformità riduce sempre più il viaggio ad un solo
spostamento, uniformità che sembra far ritrovare sé stessi, senza essersi però mai allontanati da sé. Il
mondo appare come una grande metropoli dove l’identico si ripete. Si tratta di un’identità che viene
sottratta a se stessa, perché il mondo sfuma la possibilità di riconoscerla risucchiata come dentro
l’omologazione della globalizzazione. Nessuno è più identico a sé stesso, tutto tende a essere uguale
attraverso gli standard della globalizzazione, che investono anche il viaggio e che per un verso tende a
presentarsi come globale, ma vi si rischia che non vi sia più nessun viaggio (parad. globalizzazione).
Viaggio e consumo consumismo
Uno degli aspetti della globalizzazione è il come fenomeno generalizzato, il viaggio si
presenta come prodotto da scegliere. Perché questo avvenga però bisogna che il viaggio-prodotto sia
facilmente reperibile e riconoscibile. Il viaggio come fenomeno di massa si giusti ca in questo modo, a
di erenza del tempo in cui il “turista” era soprattutto il nobile o l’intellettuale. Anche in questo caso si
garantiva lo standard internazionale, attraverso la rete dei grandi alberghi dove si imitava lo stile di vita
delle classi agiate. Il rapporto tra viaggio e consumo non si esprime solo nella forma che il turismo
assume come fenomeno massa, ma si spinge più in là; da un lato, viaggiare equivale a consumare, e
dall’altro, il consumo rientra tra le motivazioni principali del viaggio. Viaggiare è consumare. Se il
fenomeno del consumo permette di viaggiare a molte persone in modo facile ed economico, lo stesso
fenomeno rischia però di impoverire il signi cato del viaggio. Il viaggio viene proposto come sotto
forma di pubblicità, e questo fa perdere quel carattere di ritualità che fa percepire il distacco da sé e
dalla propria quotidianità. Il viaggio ridotto a prodotto di consumo rischia inoltre di trovarsi consumato
prima di essere e ettuato, come se il consumo fosse anticipato nell’o erta; nessuna avventura sarà
allora possibile. Il viaggio di consumo presenta inoltre un carattere anonimo che potrebbe contraddire
le sue caratteristiche, sia da parte di chi viaggia che da quella di chi si incontra. Il viaggio troppo
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confezionato vale per tutti e per nessuno: per tutti perché tutti possono accedere alle scelte; e dunque
per nessuno perché le scelte corrispondono a standard. Viaggi dunque senza incontro.
Viaggio e alterità distacco dall’identico, con una frattura dell’ordinario, con un’alterità
Il viaggio è il rapporto con il
di cui si va in cerca e che si incontra. In questi intrecci di alterità sono soprattutto gli uomini ad
esserne al centro. Senza percezione di alterità (anche temporale e spaziale) non c’è dimensione di
viaggio. L’alterità struttura il viaggio in due modi diversi: (1) è momento indispensabile del passaggio
da un’identità iniziale alla stessa, che si ritrova presso di sé dopo il viaggio (circolare), (2) è anche
uscita dalla propria identità senza più un ritorno preciso (lineare). L’odissea di Ulisse presenta un
circolare,
viaggio dove si parte da casa per ritornarci e il viaggio si esprime con il sentimento di
lontananza dalle proprie radici. Diverso invece, il viaggio di Abramo dove il partire vale più del tornare,
il futuro del cammino è più importante del passato, suggerisce quindi l’idea che nello stesso viaggiare
vi sia l’esperienza più autentica dell’identità. Nel viaggio l’identità si trova fuori di sé, estraniata, ma
nonostante questo rimane presso di sé grazie all’alterità che l’avvolge. Senza il ritorno a casa, il
momento iniziale del viaggio si carica di un forte signi cato simbolico.
Il momento iniziale del viaggio diventa metafora di ogni rottura con l’identità stessa, lasciare ed uscire
diventano sinonimi della ricerca di ogni nuova identità, se non l’identità stessa. Il viaggio però essere
assunto come metafora e ci sono inoltre molte metafore del viaggio. Il viaggio stesso è metafora che si
nutre nello scambio di signi cati tra viaggio ed esistenza dell’uomo.
Viaggio e racconto
La dimensione linguistica va al di là della metafora in quanto chi viaggia racconta ad altri
rapporto fra viaggio e
quell’esperienza e prolunga così in qualche modo il viaggio stesso. C’è sempre
racconto, infatti nella letteratura compaiono anche molti racconti di viaggi.
Ogni cultura possiede i suoi racconti di viaggio e si struttura intorno a narrazioni in cui si riconosce
collettivamente. Ogni racconto ed ogni storia dell’umanità assume i connotati del viaggio. Nel rapporto
tra viaggio e racconto c’è anche una sovrapposizione; tra questi passa una somiglianza di struttura. È
al racconto che si a da di solito una storia, un’avventura, un’esistenza e questo rinvia alla
consapevolezza del rapporto fra viaggio e vita. Hanno una struttura molto simile: infatti entrambi
ubbidiscono ad un ritmo composto da un inizio, una situazione intermedia ed una conclusione,
presentano inoltre una serie di personaggi (anche secondari) che hanno funzione di aiuto (amici) o
ostacolo (nemici).
Il viaggio aiuta a porre l’attenzione sul signi cato dello scardinamento dell’immobilità iniziale e sul
tempo del movimento e dell’estraniamento. È come se viaggio fa uscire il racconto dal suo essere
linguistico per dargli sicità e permette così di concepire quel carattere di rottura. Sempre il viaggio
inoltre permette di ragionare sulla conclusione che non è mai solo un superamento della crisi ma
anche una trasformazione interna che raramente corrisponde al ritorno al punto iniziale. Non tutti i
viaggi e non tutti i racconti però si concludono con un ritorno, alcuni si aprono all’in nito o vengono
interrotti o niscono male. In ogni caso, il punto di ritorno non coincide mai con quello di partenza.
Quando si viaggia veramente si torna in maniera diversa, perché si passa attraverso diversità che
costringono al confronto. Inoltre viaggio e racconto parlano anche di personaggi, infatti non si viaggia
mai da soli, ma con altri e tra gli altri che hanno di continuo funzioni di aiuto o ostacolo. L’alterità a cui
il viaggio chiama si presenta anche nella forma di un’alterità umana, che accompagna o che ospita
oppure che viene incontro.
Comunità e viaggio
Si introduce anche la dimensione comunitaria, la similitudine tra viaggiare e raccontare si estende
anche a questo aspetto; raccontare è stare in una comunità e viaggiare è muoversi tra e dentro
comunità. La società contemporanea è caratterizzata da una forte mobilità, al punto che il movimento
costante delle persone sembra mettere in moto un viaggio globale e una comunità globale.
Viaggio e accoglienza vanno di pari passo, al punto che i ruoli del viaggiare e dell’accogliere alla ne
dell’ospitalità).
si invertono (legge L’incontro con e delle comunità è un altro aspetto importante
dell’esperienza del viaggio; il viaggio di chi viaggia suscita un viaggio anche per chi ospita. Accogliere
è in un certo senso anche viaggiare. Le dimensioni spazio-temporali del viaggio sono nello stesso
tempo dimensioni culturali ed umane, perché a viaggiare è l’uomo ma anche perché il viaggio avviene
con altri e tra altri. Ad una geogra a sica se ne accompagna una umana.
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Comunità ed accoglienza sico culturale.
Ogni comunità si riconosce nella sua interazione di uno spazio ed uno Lo spazio sico,
il territorio, si può anche intendere in modo simbolico. Le recenti migrazioni documentano come anche
le culture non sono per forza connesse allo spazio sico d’origine. Le comunità sono territori culturali.
Spazio e cultura interagiscono fra di loro e anche con le culture e gli spazi limitro e lontani.
Dall’interscambio deriva che lo spazio naturale si fa culturale, e che quello cultuale si neutralizza. Il
luogo di una comunità è anche il suo spazio sico, e lo spazio sico è pure l’identità culturale della
comunità. Spesso per connotare un certo tipo di comunità si aggiunge un aggettivo che chiama in
causa il luogo naturale della comunità stessa. Il caso della città invece, è signi cativo, perché la
costruzione di una città equivale ad insediare in uno spazio naturale un luogo sico di ritorno, pensato
a partire dalla cultura e dall’interscambio cultura-ambiente. La comunità umana viene ospitata dalla
natura e al tempo stesso crea il luogo della propria ospitalità. Questa tendenza è diventata
predominante nell’età della tecnica e della globalizzazione.
Tra comunità e ospitalità si da una sovrapposizione sottile, no al punto di pensare che accogliere sia
un atto comunitario. È in riferimento alla comunità che la dialettica di identità e di alterità sottesa al
viaggio prende tutto il suo signi cato. La comunità è lo sfondo di riferimento del viaggio: punto di
partenza e punto di arrivo. La stessa dialettica di identità e di diversità si esprime nella avventure
dell’ospitalità. L’accoglienza diventa il modo in cui una cultura si apre alla diversità. Una comunità
dimostra di avere tanta più identità quanto più riesce ad aprirsi e a o rire ad altri questa identità.
Senza la correlazione di identità e di alterità nessun riconoscimento del sé e dell’altro sono possibili.
Quando la possibilità del riconoscimento di uno speci co culturale viene meno, la comunità non è più
individuabile precisamente se non per frammenti. L’identità di una comunità è complessa; che implica
fattori, come quello della lingua che tendono a riproporsi anche nelle nuove forme degli intrecci
multiculturali e dei riti della globalizzazione. L’identità mostra che ogni comunità sta già sullo sfondo di
una diversità accolta, di un’accoglienza data e restituita. L’accoglienza si esercita nel punto
organizzato di equilibrio tra identità e diversità che è la comunità stessa.
Accoglienza e cultura materiale
La comunità mostra se stessa sotto aspetti molteplici. Il racconto di una comunità si deposita anche a
livello materiale e gestuale. Il viaggio come la comunità non stanno senza corporeità. Ed è all’interno
l’apertura, l’accoglienza l’ospitalità
della concretezza materiale della cultura di questa comunità che e
si possono manifestare in modo compiuto. Se non c’è comunità senza corporeità, senza cultura
materiale, non ci sarà vera accoglienza. Anche nel viaggio, il richiamo della tipicità locale resiste e
interessa accanto al sistema dei marchi di fabbrica e delle garanzie di reazione turistica. Nelle
comunità radicate nel territorio emergono aspetti della cultura materiale: il rapporto con il territorio
signi ca un modo di pensare la costruzione, anche la scansione del tempo riveste un ruolo
fondamentale, soprattutto tra i tempi di festa e di lavoro, infatti; le feste indicano momenti di
espressione dell’identità di una comunità e anche il cibo ha un ruolo importante, che diventa fattore
per il dialogo con la comunità che accoglie.
Accoglienza e discrezione. Spunti per l’etica
Il turista non è necessariamente il viaggiatore, la condizione del turista è quella di chi si trova nello
stesso tempo in sé e fuori di sé. Al viaggio è essenziale il movimento di rottura, la presenza di una
diversità, che suggerisce la doppia situazione dell’ospite e dell’ospitante. Chi viaggia deve stare sul
dell’apertura,
alto del movimento verso il diverso, e in questo aprirsi all’altro c’è anche la proposta di
sé, della propria cultura di appartenenza o lingua. Chi ospita invece sta sul lato di proposta di identità
che sottende l’apertura al diverso. Viaggiare e ricevere domandano un’etica dell’accoglienza e una
della discrezione. Viaggiare e ricevere sono molto vicini. Viaggiare mette in gioco qualcosa di umano e
dell’umano. La situazione del viaggio è uno stare tra identità e di erenza, in un’apertura ad altro e altri.
L’etica dell’accoglienza suggerisce di aprire senza negare; per questo, la comunità che ospita deve
mostrarsi senza spettacolo, la riduzione a quest’ultimo impedisce una logica dell’accoglienza. L’ospite
va rispettato nella sua alterità come portatore di una ricerca che parte da lontano. I beni della comunità
devono essere accessibili e reperibili. Anche l’o erta di ospitalità si distende tra standard garantiti
sottolinea una tipicità. Far percepire la diversità ma con discrezione.
L’etica della discrezione non riguarda solo chi ospita ma anche chi viaggia. La condizione di chi
viaggia è quella di una provvisorietà strutturale, è un trovarsi fuori di sé, il ricordarsi di una non
appartenenza. La presenza deve quindi essere dialogica e rispettosa nei confronti di chi si incontra. Il
viaggio è un esercizio dei rapporto con gli altri in una situazione dove non si è presso di sé. La
discrezione diventa sinonimo di contrario di occupazione e padronanza sull’altro.
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Accoglienza e discrezione attraversano tutti i ruoli del fenomeno del turismo, richieste a chi ospita e a
ospitalità).
chi viaggia (legge Senza accoglienza e senza discrezione non avviene nessun incontro,
nessun viaggio e i protagonisti ripropongono ovunque solo sé stessi: il perpetuarsi noioso
dell’identico.
Accoglienza, denaro e insicurezza
Un mondo ospitale
Nel nostro mondo la parola accoglienza è diventata dominante; accoglienza mondializzata,
standardizzata. Tutti si muovono ovunque con leggerezza, il turismo si è globalizzato e accoglienza e
reception son le parole d’ordine. Nel globale vai incontro al mondo che mi viene incontro, nessuno sta
più presso di sé. Viviamo nella rete, non c’è più nessuno se non u
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