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Sociologia generale

La sociologia contemporanea

La comprensione della società (cap.1)

Che cos’è la sociologia? Che vuol dire avere una visione e una lettura sociologica della realtà?

Lo studio dei sociologi si basa su un modo di osservare le cose suggerito da una specifica teoria sociologica.

L’immaginazione sociologica

Charles Wright Mills ripreso poi nella teoria conflittualitista, presenta il concetto di immaginazione sociologica. I

sociologi non guardano mai la realtà freddamente, senza leggerla e interpretarla attraverso prospettive teoriche,

perché la sociologia è una disciplina con alla base una teoria. Studiare la sociologia significa capire molto meglio noi

stessi e guardare la realtà soffermandosi sul diverso e ambiguo, stupirci ogni volta nella realtà che ci circonda,

altrimenti non si è un sociologo.

Bisogna abbandonare l’approccio psicologico, il nostro interesse non è il problema psicologico dell’individuo, ma il

fenomeno sociale di quella realtà.

L’immaginazione sociologica è quella curiosità addestrata (è in tutti noi, poi tramite l’addestramento/ la formazione si

impara ad utilizzarla e metterla in pratica) che consente di riformulare i problemi sociali in problemi sociologici.

Es. capire perché il problema sociale della tossicodipendenza nella sua dimensione sociologica apre determinate

domande. È un modo di guardare la realtà.

Sempre Mills ci dice che l’immaginazione sociologica permette a chi la possiede di valutare il grande contesto dei fatti

storici nei suoi riflessi sulla vita interiore e sul comportamento esteriore. Chi ha questa immaginazione sociologica ha

la capacità di mettere insieme biografia e storia (la biografia è la vita interiore di ognuno di noi ma ci proietta

esternamente in ciò che viviamo).

L’immaginazione sociologica è anche vedere un dato esterno di contesto come un dato che potenzialmente entra

nella vita di ognuno di noi. È un riflettere su se stessi liberi dalle abitudini familiari della vita quotidiana, al fine di

guardare la realtà con occhi diversi. È una curiosità che non capita sempre di avere ma che crea una connessione

importante e ci permette di uscire dall’abitudine. L’abitudine tende a non guardare la realtà nel suo esplicitarsi in

senso pieno. Se si ha un’immaginazione sociologica e si tende un po’ ad allontanarsi dall’interpretazione psicologica,

si va a ricondurre il problema nella società e non più solo nell’individuo, il problema è qualcosa di fortemente legato al

modo in cui la società si manifesta in quel momento. Il problema non sono più solo io, ma magari è la società, è

qualcosa di pubblico e ci si allontana dall’indifferenza pubblica verso i problemi sociali.

L’esperienza sociologica ci aiuta a calarci nella nostra epoca storica, a saperla leggere e ad acquisire la consapevolezza

nel fatto che noi viviamo e agiamo nella condivisione con gli altri, la nostra condizioni di essere sociale è un essere

sociale in relazione con gli altri. Mills (1959) dice che a seconda degli eventi che succedono in una società , la nostra

vita si condiziona inevitabilmente, la nostra scelta è legata alla realtà in cui si vive e al contesto in cui siamo.

Es. Quando scoppia la prima guerra mondiale le donne vengono messe in fabbrica perché gli uomini fanno la guerra,

una condizione esistenziale si modifica per un fatto avvenuto in un contesto storico, finita la guerra le donne tornano

a casa, ma la consapevolezza di se, la condizione che si è vissuta va a cambiare l’ideale avuto finora e inizia la lotta per

il lavoro femminile.

Questi soggetti di cui parla Mills, sono totalmente passivi? No, cioè c’è una componente di passività, ma quel soggetto

mette da li in poi se stesso, come si rapporta, cosa decide di fare ecc. è un nuovo modo di vedere i singoli come

soggetti attivi dentro ai contesti di vita. È legittimo voler tornare a lavorare dopo che si è stati in fabbrica per le

donne? Ora diremmo si, all’epoca fu una dura domanda, si parla di sé e della propria condizione di vita, non si è più

passivi, ma non sempre si è totalmente responsabili di ciò che ci succede, a volte dipende dalla società in cui viviamo.

La struttura della teoria sociologica

Ogni modo di guardare la realtà in termine sociologico deriva da una teoria sociologica di base e dal suo sociologo che

la narra, deve essere detto da studiosi che sono a conoscenza di tali teorie che vengono poi riprese dal il singolo e

condivise. La teoria sociologica è sistematica, ha un impianto chiaro, un’idea generale, delle ipotesi ed è costituita da

dei concetti. I concetti sono le basi, la struttura fondamentale per una teoria. (es. l’alienazione che ancora oggi

rappresenta un disagio sociale / l’anomia ….).

Come si forma una teoria?

Ci sono 4 aspetti per cui si differiscono le une dalle altre:

• Obbiettivi finali

• L’oggetto dell’indagine = le prospettive si dividono in macro e micro sociologia

• La metodologia utilizzata

• Gli assunti di un approccio teorico

Oggetto di indagine e gli assunti:

1. Macrosociologia = è una teoria interessata a dirci esattamente come funzione un sistema grande, una

struttura o un sistema sociale, le grandi dimensione dell’agire del comportamento umano, sono

macrosociologiche teorie come quella funzionalista e quelle del conflitto, si interrogano sull’evoluzione

sociale, su come è cambiata la società, si pongono un problema enorme.

Sono teorie con l’assunto secondo cui la natura umana è prevedibile, il comportamento è esplicabile→

questo è l’assunto della macrosociologia, è deterministica perché è un agire dentro un sistema di cui io ho

ipotizzato regole, agire , meccanismi, equilibri e sono come gli uomini e le donne si comporteranno.

2. Microsociologia = studia le interazioni di gruppo ( dal più piccolo di 2 persone al più grande), due esempi

sono interazionismo simbolico e la fenomenologia ( i fenomeni quotidiani). I concetti dell’interazione

simbolica non servono a categorizzare la struttura sociale, ma ad elaborare il vocabolario per discutere i

diversi aspetti dell’azione individuale.

L’assunto della microsociologia è che pensa che l’agire umano è creatività e che si mette in atto

nell’esperienza, possono ipotizzare il comportamento che si mette in atto, ma non posso determinarlo,

ipotizzo secondo alcuni parametri che però sono infiniti e imprevedibili.

3. Esiste poi la mesosociologia = si trova tra la macro e la micro sociologia, la mesosociologia è quell’approccio

teorico che si occupa dei livelli intermedi es. tra un gruppo classe e il sistema scolastico c’è l’organizzazione,

inoltre studia i livelli di connessione tra le diverse organizzazioni. → tratta teorie in rete, reti come

organizzazioni.

La mesosociologia cerca di ragionare sull’agire umano provando a metterlo dentro diversi livelli in cui si

agisce ed è interconnessa, è un approccio a volte molto più complesso nella pratica→ assunto

mesosociologico

La motivazione che spinge gli studiosi all’azione sociale si distingue nelle varie teorie, vediamo come per i funzionalisti

ritengono che le motivazioni degli individui siano riconducibili ai valori sociali da loro interiorizzati, al contrario i teorici

del conflitto ne enfatizzano gli interessi dell’individuo, considerati come forze motrici ei loro comportamenti.

La metodologia:

• Approccio deduttivo = si parte da una definizione precisa, si elabora prima un ipotesi di ricerca, è esplicativa

quindi può spiegare perché quel fenomeno si mette in atto, dopo di che iniziano una serie di ricerche

empiriche ( sul campo) e vedo se i risultati di tali ricerche possono essere collegate alle ipotesi generali

iniziali. Si danno sempre spiegazioni in un ordine generale.

Cosi hanno agito la teoria del funzionalismo, le teorie del conflitto e la teoria della scelta razionale.

in genere tale approccio utilizza un alto numero di dati, mi serve un campione ampio per arrivare ad una

conclusione generale, si prediligono dati quantitativi. (teorie macrosociologiche).

• Approccio induttivo = parte dall’esperienza e dall’analisi del contesto, da ciò che avviene. Inizio osservando il

contesto in modo partecipante, osserva appunta, guarda. Tale approccio lo troviamo nella fenomenologia e

nell’interazionismo simbolico. Non ama i dati quantitativi, ama invece i metodi tipici dell’approccio induttivo,

dal particolare al generale ( vicino alle teorie microsociologiche). Io qui l’ipotesi generale non la ho,

dall’ipotesi tiro fuori direttamente i concetti che lego solo all’osservazione fatta.

In entrambi gli approcci gli studiosi si preoccupano di utilizzare concetti definiti e utili alla comprensione del reale. A

volte per leggere un determinato fenomeno utilizzo entrambi i metodi, ma poi sono distinti, è solo una chiave di

lettura di determinati fenomeni.

Quali sono gli obbiettivi finali di un ricerca se considero le teorie per le sue finalità?

Ogni teoria può raggiungere 3 obbiettivi differenti, poi nella singola teoria vediamo quali vengono raggiunti e se sono

realmente efficaci, gli obbiettivi raggiungibili sono:

• Descrivere → in modo più o meno dettagliato ( interazionismo, fenomenologia, funzionalismo)

• Spiegare→ devo concettualizzare e dare concetti generali ( funzionalismo)

• Prevedere→ quasi nessuna teoria lo raggiunge o comunque quasi mai porta al risultato prefissato, fare una

formulazione precisa e dire cosa io prevedo, non sempre porta ad una conclusione giusta, l’esempio

emblematico è Marx perché ciò che lui ha detto non si è mai poi effettivamente realizzato. (teorie del

conflitto, della scelta razionale).

Nuovi campi di ricerca e di capacità teorica

Con il tempo si assumerà nuove capacità di vedere la realtà e di sviluppare le teorie sociologiche, vengono evidenziati

2 aspetti con cui tutti noi entriamo a contatto e riguardano la nostra esistenza sotto molti aspetti:

• Istruzione → le domande che potremmo porci in un eventuale teorie potrebbero essere: l’evoluzione dei

sistemi educativi, la valutazione dei risultati e delle competenze, la scuola che cambia, la povertà educativa e

l’abbandono della scuola, la didattica online

• Differenza di genere → le domande che potremmo porci in un eventuale teorie potrebbero essere:

differenza tra sesso e genere, l’educazione alla differenza nelle scuole, la violenza di genere, le teorie

femministe.

Il funzionalismo (cap.2)

Il funzionalismo è una delle teorie dominanti della sociologia, è una teoria che ha avuto un grande successo, è molto

generale ed è una macro teoria. Ha alcuni autori principali che sono riusciti a definirne perfettamente le

caratteristiche. Si può dire anche che la sociologia nasce dal funzionalismo, ne acquisisce un successo come disciplina.

All’inizio era chiamato struttural-funzionalismo, ponendo al centro la struttura sociale = il sistema. Nel tempo poi

appare che l’oggetto principale della teoria non è tanto la struttura, ma il concetto di funzione, a che cosa serve. Il

funzionalismo ha un approccio macrosociologico e nasce nel momento in cui scienza era la scienza teologica, biologica

ecc., si passa quindi dalle scienze biologiche alle scienze sociali, hanno un’immagine di un sistema vivo. La sociologia

all’inizio viene definita fisica sociale, deriva da queste scienze e dalla volontà di studiare un sistema appartenente alle

altre scienze, ovvero fisica, biologia…

“Il funzionalismo è l’analisi di fenomeni culturali e sociali nei termini delle funzioni che essi svolgono in un sistema

socio-culturale. Nel funzionalismo la società è concepita come un insieme di parti interconnesse, nel quale nessuna

parte può essere compresa se isolata dalle altre. Un qualsiasi mutamento in una delle parti è considerato causa di un

certo grado di squilibrio, che produce, a sua volta, ulteriori cambiamenti in altre parti del sistema e addirittura una

riorganizzazione del sistema stesso. Equilibrio. Lo sviluppo del funzionalismo è basato sul modello del sistema

organico che troviamo nelle scienze biologiche.”

Nell’analizzare il sistema sociale i funzionalisti sottolineano 3 elementi:

- L’interrelazione tra le parti del sistema

- L’esistenza di uno stato di equilibrio

- La capacità di riorganizzare

All’interno di un sistema nessun ruolo, nessuna parte va saltata o compresa a sé, sono tutti elementi di un sistema

interconnessi tra loro. La riorganizzazione è essenziale se una parte del sistema non funziona per tornare all’equilibrio,

secondo i teorici nel funzionalismo esiste infatti una tendenza al ritorno all’equilibrio. Gli autori iniziano poi a tracciare

delle differenze tra il funzionalismo (si guarda la coesione e l’equilibrio) e i teorici del conflitto, due sistemi

completamente opposti ( si guarda la divisione del sistema).

I precursori del funzionalismo

Auguste Comte francese, (1789-1857)

Colui che conia il termine sociologia e ne pone le basi scientifiche fu Durkheim (uno dei più grandi funzionalisti) era

anche lui francese e si farà influenzare molto da Comte. Comte concepisce la sociologia come qualsiasi disciplina

scientifica che abbia delle leggi e sappia spiegarci il comportamento umano, sarà proprio lui a parlare di EQUILIBRIO,

da cui ne fa discendere l’omeostasi della biologia. Comte farà tantissimi paragoni con la scienza biologica dicendo che

anche il sistema può ferirsi, come il corpo umano e che nel momento in cui si ha una ferita tutte le energie si

concentrano su quella parte del corpo e per lui lo stesso fa il sistema, nel momento in cui una parte non funziona,

tutte le altre devono aiutarla per tornare all’equilibrio.

Herbert Spencer, inglese (1820-1903)

Ha una visione più moderna, Spencer ha coniato la sociologia come mattoni, concetti da spiegare. Lui parla di

differenziazione, parla di una società con parti separate, ma che opera insieme per mantenerlo in vita (come Comte),

lui in più si pone la questione dello sviluppo e vede come le società in realtà evolvono e le parti cambiano, non restano

ferme, necessariamente evolvono anche le funzioni → la funziona che risponde al bisogno di quel sistema che evolve

differenziandosi sempre di più. ( più si evolve più si cambia e si cresce). Tutti gli studiosi alla “scoperta” che fece

Spencer nell’evoluzione ne videro una visione positiva e venne definita come Darwinismo sociale.

Differenziazione = complessità

Entrambi guardano alla società e al mondo sociale e lo vedono come un oggetto di indagine scientifico e sistematico,

cercano le regole e le leggi del fenomeno. Ma ci sono delle fondamentali differenze tra Spencer e Durkheim:

1. Durkheim non insiste sulla differenziazione sociale

2. Spencer attribuiva al progresso sociale l’origine psicologica determinata dalla ricerca della felicità, mentre

Durkheim indicava i fatti sociali come oggetto sociologico principale.

Emile Durkheim (1858-1917)

Biograficamente fu colui che avviò il primo corso universitario di sociologia, è un grande intellettuale e studioso, nasce

in Lorena (Francia) da una famiglia di rabbini e molto religiosa. Nasce come uomo profondamente religioso per poi

diventare ateo, ma in realtà nel suo pensiero spesso troviamo la questione religiosa e morale. Sicuramente uno degli

autori più importanti del funzionalismo

La sua visione della società:

Durkheim dice che la società forma l’individuo fin dalla nascita, secondo i valori e i comportamenti propri di quel

contesto storico e geografico e secondo le vari strutture della società stessa. Lui pone prima la società dell’individuo, e

secondo lui come individui siamo soggetti già modellati, la società in cui nasciamo non lo scegliamo e i valori che

facciamo nostri e interiorizziamo dipendono dalla società che ci circonda e influenza. La società non è una somma

degli individuo che la vivono o il risultato delle loro azioni, ma va pensata come un’identità a sé, un ente con una sua

dimensione al di là degli individui.

Durkheim vive in piena rivoluzione industriale in cui nasce il problema del cedimento della coscienza collettiva, vicino

al pensiero di Spencer della società che evolve, è vero ed è giusto, ma con l’industrializzazione e il cambiamento del

lavoro crea nuovi ambienti, strutture, ruoli ecc. che porta a far cedere la coscienza collettiva. Fa un ulteriore passaggio

rispetto a Spencer, che è però un passo critico, quel che per lui è il problema di base della società → con lo sviluppo e

la crescita industriale, la società perde la sua identità originale e con la conseguente crescita del lavoro si determina

un individualismo.

Coscienza collettiva = totalità delle credenze e dei sentimenti comuni dei cittadini medi

Solidarietà meccanica e organica:

Durkheim dice che se si guarda la vita delle tribù del passato si trova una forte condivisione dei valori ovvero una forte

coscienza collettiva, anche perché i lavori erano pochi e uguali per tutti, non c’era una mobilità sociale e un

industrializzazione, la solidarietà era meccanica e automatica per l’uomo, tutti sapevano il loro ruolo e luogo. Quando

però le società hanno iniziato ad evolversi (soprattutto nelle rivoluzioni) iniziano a presentarsi lavori nuovi e la

solidarietà si è complicata, andando a distruggere questa coscienza collettiva di valori, trasformando la solidarietà da

meccanica ad organica, i ruoli cambiano, i luoghi sono più vasti e i valori sono d

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rnoemi17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Santoni Claudia.
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