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La Bibbia

La Bibbia: Un libro per tutti, è un libro di domande perché narra la vicenda dell'uomo e ogni persona può specchiarsi nelle varie vicende. È “come l'anima della teologia” (se si discosta la teologia dalla religione diventa ideologia). È un dialogo continuo tra Dio e l'uomo che pongono domande. Le domande dell'uomo non scompaiono dalla Bibbia perché l'uomo è esposto alle esperienze di gioia e dolore, coraggio e fiducia… tutti gli stati d'animo sono contenuti nella Bibbia. Ci sono domande che l'uomo non ha il coraggio di porre ad altri uomini ma solo a Dio, che ha il coraggio di interpellarsi sulle domande della vita. Per questo la religione si impasta con la vita. La fede è una relazione con Dio, tocca tutti gli aspetti della vita in profondità. Mette a fuoco relazione fede e ragione. Il rapporto fede e ragione è contenuto nelle parabole. Nella vicenda di Giobbe, egli si pone le domande della vita fino in fondo. È un vero e proprio capolavoro letterario.

Significato e struttura della Bibbia

Il titolo Bibbia significa libri e deriva dal greco biblia. È quindi un insieme di libri ovvero il libro per eccellenza. È un best seller, libro più tradotto al mondo. Viene anche chiamato Scrittura, Sacra Scrittura. È come una piccola biblioteca perché è composta da tanti libri diversi, scritti da persone diverse e di generi diversi. Non sono accostati a caso ma sono uniti al fine di formare un unico discorso. È formata da: Antico Testamento (46 libri) e Nuovo Testamento (27) per un totale di 73. Testamento vuol dire “alleanza”, patto tra Dio e l'uomo stretto sul monte Sinai. Alleanza che viene paragonata al rapporto Dio/uomo con metafore, una delle quali è paragonata all'amore tra uomo e donna (alleanza), dove uno non si può identificare a prescindere dall'altro. Ci si identifica a partire dalla relazione con l'altro e così avviene tra Dio e il suo popolo: Dio di Israele. Si tratta di una vera e propria relazione di amore come uomo e donna. Dio è geloso del suo popolo perché lo ama (Cantico dei Cantici), ma è proprio l'amore passionale e non platonico. Dio è sempre fedele a questo amore, il popolo non sempre, ma Dio continua a fare la corte al popolo. Questa alleanza vede il suo culmine proprio nella figura di Gesù: tutte e due sono fedeli e dicono sì.

Periodo di composizione: scritta nell'arco di mille anni (dal 900 a.C. circa fino al 100 d.C) ed è originale proprio per la forza di esprimere e raccontare la vita proprio a partire dallo sguardo di Dio sull'uomo. È un testo che è sempre attuale in quanto tocca l'uomo in quanto uomo.

Modi sbagliati di affrontare la Bibbia

Non è facile e richiede buona volontà e un minimo di preparazione. È sbagliato ritenere la Bibbia superata perché nata tanti anni fa in un cultura diversa dalla nostra e molti dicono che non centrano nulla con la Bibbia. Questi testi trattano però di problemi esistenziali senza tempo:

  • Antico Testamento: libri storici, libri didattici/sapienziali, libri profetici e scritti prima dell’arrivo di Gesù;
  • Nuovo Testamento: quattro Vangeli, Epistolario, Apocalisse e descrive l’avvento del Messia.

La Bibbia non è un libro isolato ma è profondamente collegato alla tradizione di fede nella quale si è formato e attraverso la quale è arrivato fino a noi. La Bibbia è “Parola di Dio” e quando parliamo di “Parola di Dio” dobbiamo tenere presente 3 livelli:

  1. Un vasto orizzonte, vasto come… la storia di Dio con l’uomo;
  2. Una storia che ad un certo punto vede realizzarsi un fatto inimmaginabile…;
  3. … e – a garanzia di questa storia di Dio con noi – anche un libro!

Dio ha voluto farsi conoscere con fatti e parole, quindi la “Parola di Dio” si è fatta carne ed è la testimonianza scritta di come la “Parola di Dio” si è fatta conoscere agli uomini e attraverso i profeti, gli apostoli, ecc. è arrivata fino a noi. La Bibbia per i cristiani è molto più di un libro e della “Parola scritta di Dio”, diventata “Scrittura” è per i cristiani non solo una testimonianza, ma la testimonianza vincolante, il “canone” (= regola, misura) della fede.

Apocalisse

Il termine apocalisse deriva dal greco e significa un gettar via ciò che copre, un togliere il velo, letteralmente scoperta o disvelamento. Nel Cristianesimo, indica una rivelazione di cose nascoste da Dio a un profeta scelto. La letteratura apocalittica è di considerevole importanza nella storia della tradizione giudaica, cristiana e islamica, dal momento che concetti come la risurrezione dai morti, il giorno del giudizio, il paradiso e l'inferno trovano un esplicito riferimento in essa. L'uso trova la sua origine nel titolo dato al Libro dell'Apocalisse di Giovanni (detto anche Libro della Rivelazione), nel Nuovo Testamento. Il termine "rivelazione" è usato per descrivere i contenuti del libro stesso. La rivelazione dei misteri svela cose che vanno oltre la normale portata dell'umana conoscenza. Dio concede a santi o profeti selezionati le istruzioni al riguardo, sia per aspetti estranei all'esperienza umana o per vicende che l'umanità non ha ancora affrontato. L'introduzione degli angeli come portatori della rivelazione è una caratteristica ricorrente. Dio non parla in prima persona, ma dà le sue istruzioni a mezzo di messaggeri celesti, che agiscono come guide per il veggente.

Vengono svelate alcune informazioni sul paradiso, in misura minore o maggiore: gli scopi di Dio; i fatti e le caratteristiche relativi agli angeli e degli spiriti malvagi; la spiegazione di alcuni fenomeni naturali; la storia della creazione e dei periodi iniziali dell'umanità; gli eventi in corso, in special modo quelli relativi al futuro di Israele; la fine del mondo; il giudizio universale e il destino dell'umanità; l'epoca messianica; immagini del paradiso e dell'inferno. La rivelazione di saggezze nascoste avviene attraverso una visione o un sogno.

L'apocalisse non è in primo luogo una profezia e il suo principale interesse non è il futuro o la fine della storia, quanto semmai il suo fine. L'autore presenta, a volte in maniera molto vivida, un quadro degli eventi a venire, e in particolare di quelli al termine dell'epoca attuale. L’intero libro dell’apocalisse può essere considerato come un canto di lode al Signore risorto, una celebrazione della sua vittoria sulle forze del male e della morte. Viene affermata la divinità di Gesù e la sua sovranità universale e vittoriosa punto è la grande certezza del credente: il mondo è ancora in balia del male, ma la vittoria è già nelle mani del Cristo morto e risorto.

Capitolo 5

“Una domanda tiene in sospeso l’universo: «Chi è degno d’aprire il libro e di romperne i suggelli?» In altre parole, chi eserciterà il giudizio? Uno solo può farlo: colui che è senza peccato ed ha vinto Satana e il mondo con la Sua stessa perfezione. Cristo è questo «Leone della tribù di Giuda». Ma, subito dopo, Egli è visto sotto l’aspetto d’un agnello che pareva essere stato immolato. Per trionfare sul nemico, per riempire il cielo d’una moltitudine di creature felici e riconoscenti, la croce di Gesù è stata necessaria. E il Suo sacrificio è ricordato al cuore di tutti i santi nel modo più commovente. Nel cielo, dove tutto parla di potenza e di maestà, il ricordo permanente dell’abbassamento del nostro Salvatore creerà il contrasto più avvincente. La sua umiltà, la sua dolcezza, la sua dipendenza, la sua pazienza... tutte quelle perfezioni morali che Gesù ha manifestato quaggiù non cesseranno mai d’essere visibili, dandoci per l’eternità la misura del suo amore. Allora, al nuovo cantico intonato dai santi glorificati, risponderà l’eco universale di tutte le sfere della creazione: «Degno è l’Agnello... di ricevere la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione».”

Descrive la grandiosa visione dell’Agnello e del libro sigillato. Il profeta vede un agnello ucciso (Crocifisso) e nel contempo ritto in piedi (Risorto). Con sette corna che simboleggiano la sua sovranità universale e con sette occhi che simboleggiano la divina onniscienza. I quattro viventi e i ventiquattro anziani si prostrano davanti a lui come a Dio e la corte celeste ripete per lui l’inno di gloria già cantato in onore di Dio. Nell’acclamazione finale Dio e l’Agnello sono accumunati dalla stessa gloria: “A colui che siede sul trono e all’Agnello lode e onore”. Solo il Cristo morto e risorto è in grado di aprire il libro sigillato, cioè di cogliere nella confusione delle vicende umane la direzione e il senso vero delle cose. La rivelazione che occorre per leggere la storia e prenderne il corso è la vicenda storica di Gesù. Non una rivelazione nuova ma una memoria. È osservando la vicenda di morte e risurrezione che egli ha vissuto che si comprende come vanno le cose in profondità. Il criterio di valutazione della storia è il Cristo morto e risorto e il modo di porsi in essa è indicato una volta per tutte dalla “via” che egli ha percorso.

Il libro di Giobbe

La vicenda di Giobbe è stata classificata dai cristiani tra i libri sapienziali dell'Antico Testamento (sono libri didattici o di etica morale, hanno lo scopo di insegnare la Sapienza. Sono presentati in forma poetica e vengono detti Libri Poetici, per lo stile elegante e musicale. La Sapienza è quella di colui che cerca le vie per una vita armoniosa, capace di vivere relazioni con Dio e con gli altri, per vivere come uomini autentici). Il sapiente nella Bibbia è colui che guarda la realtà e mette in movimento la ragione, crede in Dio ma la sua riflessione parte da quello che vede (fenomenologia in filosofia). Nella Bibbia troviamo una naturale reazione tra fede e ragione. Importante è la questione della sofferenza, malattia, dolore, la questione del “giusto che soffre”: perché colui che è giusto deve soffrire? La storia di Giobbe si domanda su questo. Il significato del suo nome è "perseguitato", che "sopporta le avversità" e rappresenta l'immagine del giusto la cui fede è messa alla prova da parte di Dio. Giobbe rappresenta la contraddizione tra il giusto che soffre senza colpa: è la metafora di una ricerca della giustizia che dovrebbe colpire chi fa il male e assolvere e premiare chi fa il bene. In passato vigeva la convinzione che il malvagio venisse giustamente punito con il dolore o la perdita di beni materiali come effetto immediato delle sue cattive azioni (“Teoria della Retribuzione”), mentre il buono, quando agiva bene, veniva subito premiato con l'abbondanza e la fecondità. Il caso di un giusto colpito dalla sofferenza doveva essere ritenuto come un incidente limitato nel tempo da superare con la prudenza, la pazienza, le virtù del saggio che avrebbero portato alla fine del dolore e al premio immediato.

Dio crede e sa che Giobbe è un uomo integerrimo che continuerà ad aver fede in lui anche se privato dei suoi averi, al punto che da ricco com'è, diverrà povero e viene colpito senza sapere il perché delle sue sofferenze. Gli amici (Elifaz, Bildad e Zofar) che lo vanno a trovare, lo rimproverano perché ha accusato Dio e cercano di spiegare il suo dolore affermando che la colpa è stata commessa dai suoi genitori ed egli sconta la pena per loro: questo però significa ammettere che Dio è ingiusto, in quanto sta punendo un innocente. I tre amici rappresentano la teoria della retribuzione. Il terzo amico Sofar non viene introdotto, ma si presuppone/si capisce che sia lui a parlare. Non è un caso ma una scelta per dire che l'ultimo ciclo è aperto perché potrebbe andare avanti all'infinito in quanto non si lasciano scomporre dalla teoria di Giobbe. Gli amici credono in un altro Dio, Giobbe che sembra non credente, è in realtà credente. Ad un certo punto Giobbe non cerca una soluzione razionale, si ribella all'immagine di Dio offerta dagli amici, ma si affida lo stesso veramente a Dio e desidera riconoscere il vero mistero di Dio: i pensieri di Dio non sono i pensieri dell'uomo e Giobbe lo sa. Ma né gli amici né Giobbe riescono a risolvere il problema del giusto che soffre. Giobbe sperimenta la “notte oscura”: buio nella sua vita in cui non cessa mai di essere in dialogo con Dio e si chiama preghiera/grido. Giobbe cerca il colpevole della sua situazione e dà la colpa a Dio, cerca la causa della sua sofferenza. Dice che Dio è cattivo. Nel momento culminante del buio entra in scena Dio che fino a quel punto era rimasto in silenzio, il quale aveva ascoltato il suo grido. Egli sfida Dio, che lo considera un Dio creatore, e gli dice: “non è possibile che tu sia cattivo”. Dopo la “lotta”, Dio interviene in modo forte e insieme delicatissimo, prende Giobbe per mano e lo porta a passeggio, pone Giobbe di fronte alla sua piccolezza e riesce a riscoprire la grandezza di Dio, tutto l'amore di Dio che c'è anche nella creazione che non dà la risposta all'esistenza del male ma capisce che il male non deriva da Dio. La piccolezza in cui si sente Giobbe non è sovrastata dalla grandezza di Dio. Da dove viene il male? Non si sa. Dio rivendica la sua onnipotenza rispetto alla miseria dell'umanità: l'uomo può trovare una risposta al dolore e al male solo decidendo di affidarsi a Lui.

Conclusione: Antico Testamento esprime la sete dell'uomo di Dio che trova una risposta piena solo nel Nuovo Testamento, il quale Dio condivide la sofferenza con l'uomo (in Gesù si troverà). In Gesù si vede un Dio che è amore. Quando si parla di “mistero” si parla nel senso del “ge-heim-nis”, la cui parola “heim” vuol dire “casa” (= luogo dove io mi sento accolto) come quando si parla del mistero di Dio, una realtà che include l'uomo, ma quest'ultimo non può comprendere perché è una realtà troppo grande per lui. Giobbe riscopre la grandezza di Dio passo per passo ma è una grandezza che non lo opprime. Però nel momento in cui l'uomo si sente Dio, egli si sente schiacciato da Dio stesso. Questo è sbagliato perché Dio non mortifica l'uomo, la lo fa fiorire e lo arricchisce. Parlando di Dio ci troviamo di fronte a questo mistero che ci avvolge, ci abbraccia.

Quale la “risposta” di Dio alla domanda circa la sofferenza del giusto? Che cos’è la “salvezza” dell’uomo operata da Dio? La risposta alla sofferenza è la salvezza che è legata a questa domanda.

La passione

Perché la passione di Gesù interessa ancora? Soffermiamoci sulle motivazioni. L'interesse non è legato al fatto della Pasqua, memoria di una persona importante nel giorno della sua morte. In qualche modo si intuisce che quello di Gesù è un dolore umano che ha vissuto, non l'eresia che girava in quel tempo: dicevano che lui era Dio e non aveva sofferto. Sbagliato, lui ha sofferto anche più degli uomini a motivo della sua unica sensibilità. È un dolore umano: ha sudato sangue, ha avuto paura della morte, ma è un dolore diverso e una morte talmente diversa che sfocia nella resurrezione. È un evento indimenticabile da ricordare che non riguarda solo Gesù ma ogni uomo.

Nella Bibbia e nel Credo riassumono la vicenda di Gesù che è morto per noi uomini e per la nostra salvezza. Gesù morì per i peccati dell'umanità secondo le Scritture, la salvezza è vista come il perdono dei peccati. Non è un'offesa recata a Dio ma è l'uomo che non mira il bersaglio della sua esistenza, va contro se stesso, si aliena da Dio, si chiude in se e si intristisce. Per questo motivo l'uomo fa male a se stesso. Dio è dispiaciuto per questo fatto perché ama l'uomo. La salvezza è la possibilità che viene data all'uomo di vivere una vita alla grande: gli viene data la possibilità di passare e vivere la vita insieme a Dio. Il peccato orienta la vita dell'uomo in modo disumano.

La vicenda

I vangeli canonici rappresentano le principali fonti relative agli avvenimenti del processo e della passione di Gesù. Si nota tra i vangeli una sostanziale concordanza negli eventi narrati ma anche differenze, in particolare relativamente alla cronologia. Secondo la tradizione cristiana, fondata soprattutto sui tre vangeli sinottici, la Passione di Gesù si svolse secondo le seguenti tappe: la sera del giovedì, Gesù celebra la Pasqua ebraica con i suoi discepoli. Il presunto luogo di questa celebrazione (il Cenacolo) si trova sul monte Sion. Terminata la cena, Gesù scende con i discepoli nella valle del torrente Cedron, appena fuori Gerusalemme, nel giardino del Getsemani, dove si ritira in preghiera. Nel frattempo Giuda Iscariota va ad avvisare i sacerdoti e li conduce al Getsemani, dove Gesù viene arrestato e condotto al palazzo del sommo sacerdote Caifa, dove viene processato dal Sinedrio. Giovanni riferisce anche di un primo interrogatorio in casa del suo predecessore Anna. Il processo si svolge durante la notte e termina al canto del gallo, quando l'alba è ormai vicina. Alcuni contestano l'attendibilità del resoconto dei Vangeli con l'argomento che il Sinedrio, normalmente, non si riuniva di notte. A questa obiezione si può rispondere che i sacerdoti temevano che, processando pubblicamente Gesù, la folla si sollevasse per liberarlo; per questo lo processarono in segreto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher yaya94ila di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Varsalona Agnese.
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