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TEOLOGIA DOGMATICA

02/10/13 Fra tutte le esperienze religiose scegliamo quello quella fede

cristiana, e teniamo in considerazione il fatto che con il

confronto della temperie culturale contemporanea, cioè con il

A fronte del relativo contesto culturale contemporaneo, si vanno progressivamente

appannamento dei CIOÈ appannando, cioè sfocando nei loro contorni o annebbiando

riferimenti tipici e nella loro percezione i riferimenti tipici, cioè quelli della fede

fondanti della fede cristiana in quanto tale, diversi da quelli dell’esperienza

cristiana, religiosa ebraica, mussulmana, ecc.. e fondanti, quelli che

appunto stanno a fondamento del percorso tipico della fede

cristiana.

il corso intende ad Si proverà un’acquisizione critica dei contenuti della medesima

accompagnare gli fede, così che attraverso questa possa apparire con maggiore

studenti evidenza qual è il contributo che gli stessi contributi della fede

all’approfondimento possono offrire al contesto culturale. Partiamo dal contesto

CIOÈ

dei suoi contenuti culturale in cui siamo, cercando di vedere come questo rende più

fondamentali in vista sbiaditi e confusi i riferimenti tipici e fondanti dell’esperienza

dei contribuiti che gli cristiana della fede, per riacquisirne i contenti fondamentali dal

stessi possono offrire punti di vista critico.

nell’attuale contesto

culturale.

Contenuti del corso: si cercherà di mettere in luce la specificità della prospezione teologico –

dogmatica, cioè si cercherà di apprendere i contenuti della fede cristiana, non da un punto di vista

statico, ma da un punto di vista dinamico.

Teologia dogmatica: branca del sapere teologico (θεός [theòs], dio + λόγος [lògos], discorso) che,

dando per acquisito il fondamento biblico, cerca di cristallizzare i contenuti dell’esperienza della

fede.

Prospezione: percezione della realtà a partire non da un punti di vista statico, ma dinamico.

Se non vogliamo commettere l’errore di vanificare la ricerca, bisogna far attenzione al metodo, che

non può desumere dall’oggetto della ricerca. In questo caso, essendo l’oggetto un dato di ordine

storico, non si può non tener conto del metodo, che sarà dinamico, non essendo l’esperienza della

fede una teoria, ma un’esperienza. Ciò non vuol dire rinchiudere tutto in ad una dimensione

soggettiva, ma in un’esperienza condivisa. La prospezione, con al sua dinamicità di ragionamento,

indica un ragionamento che si può attuare sui contenuti stessi della rivelazione.

Leggeremo la rivelazione cristiana come storia della Salvezza, non solo come salvezza, sarebbe

troppo poco, né soltanto come storia, perché o ci rinchiuderemmo nella dimensione frutto della

mentalità platonica della divisione, o ci rinchiuderemmo in un immanentismo, la dimensione

storica. 1

I misteri fondamentali della fede cristiana:

- unità e trinità di Dio

- incarnazione, passione, morte e resurrezione

Secondo quello che oggi comunemente si ritiene, la parola “mistero” indica ciò che non si può

conosce. Ma da un punto di vista logico-formale c’è un solo caso in cui non si può conoscere, cioè

quando si è conosciuto tutto, perché fino a quel punto potrebbe essere una carenza di strumenti, un

errore di metodo, ecc.. Quindi fra, per esempio, una foglia e Dio, ciò che è mistero è la foglia,

l’oggetto del quale si può conoscere tutto dal punto di vista scientifico. Ma questo non si può dire di

Dio, perché non si può “conoscere”, cioè fare esperienza di Dio, poiché, anche se la nostra

esperienza di Lui progredisce ogni giorno, non potremo mai dire che se ne è conosciuto tutto, quindi

mai diverrà mistero.

Se per “mistero” si intende ciò che non si può conoscere, Dio non è mistero. Se “mistero” è ciò che

non si finirà mai di conoscere, cioè ciò di cui non si finirà mai di fare esperienza, allora Dio è

mistero, e solo in questo senso la frase “mistero della fede” ha senso, come ciò di cui non si finirà

mai di fare esperienza.

Come mai se “mistero” è ciò che non finiremo mai di conoscere, si ritiene che “mistero” sia ciò che

non si può conoscere? Si è creata questa distonia poiché la nostra cultura si basa su un principio

della filosofia greca, il principio di identità e non contraddizione secondo cui l’essere è e non può

non essere e il non essere non è e non può essere. Quindi, essendo passati dall’illuminismo che ha

accentuato questo concetto, non è per noi possibile concepire una conoscenza che non sia

sintetizzabile in qualcosa di finito e matematicamente dimostrabile. Tutto ciò che non riusciamo a

ricondurre a una qualche equazione, per noi non esiste. Questo, però non dipende dal soggetto, ma

dal nostro modo di conoscere.

Essendo che la conoscenza di Dio è un progressivo e mai finito fare esperienza di Lui, bisognerà

liberarsi del rinchiudimento soggettivo, cioè dire che Dio è “la mia esperienza di Lui”, poiché

scartando alcune precomprensioni della cultura contemporanea, che ha ristretto la conoscenza alla

misurazione matematica ed è scivolata poi nel relativismo e soggettivismo, non possiamo.

3-10-13

Il libro inizia con un apologo ( ossia una storiella) che Ratzinger riprende da Knox. Si tratta

dell’apologo di Knox o apologo del clown.

…Racconto della storia…( leggere dal libro)

Questo è un classico esempio in chiave simbolica di quello che capita a chi avvia lui dice al

“teologo” ossia a chi avvia il discorso su Dio. Cioè il teologo ,va su una piazza che è quella della

cultura contemporanea, lancia un messaggio che (come quello del clown) viene distorto, non perché

ci sia mala fede da parte di chi ascolta ma perché colui che parla, in questo caso il teologo porta con

se un abito (inteso nel senso di abitus) che funge da elemento di pre-comprensione anche del

messaggio che egli annuncia. Tutto al punto tale che chi recepisce il messaggio lo recepisce a

partire da quell’elemento di pre-comprensione.

Nell’apologo del clown era vero che era scoppiato l’incendio, ma ad avvisare era andato un uomo

che per esigenze di lavoro aveva in dosso un abito che è stato l’elemento di pre-comprensione che

ha fatto si che il messaggio che quella persona ha portato non venisse considerato. Gli ascoltatori

vedendo il clown che li invitava al circo per il motivo dell’incendio, pensavano fosse un semplice

stratagemma per aumentare le persone per il circo e ricavare più soldi. 2

Alla fine il frutto di questa distorsione non è tanto la distorsione del messaggio quanto una

conseguenza che coinvolge anche coloro che erano i destinatari del messaggio: coloro che hanno

distolto il messaggio stesso sono rimaste vittime della distorsione con cui hanno reinterpretato il

messaggio del clown.

Secondo Ratzinger, parlare oggi dell’esperienza di fede espone alla medesima distorsione che non

rimane chiusa nel meccanismo di comunicazione, cioè non è soltanto che si dice un qualche cosa

che viene mal recepito perché coloro che sono chiamati a recepirlo portano su di se un elemento di

pre-comprensione ( assumere cioè un pregiudizio che distorce quanto viene comunicato). Anche nel

discorso su Dio, la distorsione non riguarda soltanto l’oggettività del tema ma riguarda anche

l’esperienza soggettiva di chi dovrebbe essere stato coinvolto : non creduto il clown, l’incendio

partito dal circo si è ribaltato e ha coinvolto anche gli abitanti del villaggio che se avessero creduto

al messaggio di chi parlava si sarebbero salvati loro stessi dall’evento funesto dell’incendio.

Anche oggi c’è questo rischio: cioè che l’elemento pregiudiziale che innesta una comprensione

previa di ogni discorso che si fa sulla fede ( nell’ambito della fede non abbiamo l’abito del clown

ma si pensa che la fede sia una favola, una cosa tutta tarata etc..), tale giudizio previo che distorce la

comprensione non è soltanto una distorsione oggettiva del messaggio ma alla lunga poi si ritorce

contro coloro che hanno distrorto ( magari senza volerlo) il messaggio stesso.

Dovremmo sforzarci di non accostare i dati della nostra riflessione con elementi pregiudiziali,

alcuni molto esteriori, altri molto tecnici e sul piano logico ( come è stata la precisazione nostra sul

tema di cosa sia il mistero e in quale senso si debba intendere …… Mistero non è ciò che non si può

comprendere ma ciò di cui non si finirà mai di fare esperienza).

Dogma è sinonimo di mistero. ( sulla slide ci sta dogma ma è come se ci fosse scritto mistero)

1.Non raramente dogmatico viene contrapposto a critico inteso nel senso di razionale. Cioè quando

ci troviamo di fronte a dogma, essendo che dogma è sinonimo di mistero, e siccome funziona la

precompressione ( smontata nella lez. precedente) secondo cui mistero è ciò che non si può

comprendere, questa pre-comprensione fa si che spesso quando sentiamo parlare di qualcosa che

viene definito come dogmatico lo riteniamo come qualcosa di irrazionale ( che non chiede

l’adesione della ragione, ma che deve essere assunto in maniera acritica). Da un punto di vista

tecnico il dogma si presenta come punto di chiarificazione o distinzione o rottura dottrinale rispetto

ad altre confessioni o chiede. Ciò vuol dire che nelle diverse esperienze religiose che vi sono anche

all’interno della chiesa cattolica ( dentro la quale distinguiamo la chiesa cristiana, la chiesa

ortodossa, la chiesa riformata,la chiesa luterana..etc…)differiscono per i dogmi in cui credono.

Quindi il dogma è un punto di distinzione che distingue appunto i vari itinerari religiosi che

caratterizzano le singole chiese.

Nel suo valore giuridico come coagulo delle verità di fede, cioè il dogma è una sintesi di una verità

che caratterizza la fede ( nel nostro caso la fede cristiana). Ha assunto questo valore di

determinazione giuridica ( sintesi di una verità) soltanto in epoca abbastanza recente con il concilio

vaticano I (1869).A dire la verità il tutto era iniziato prima, ma è particolarmente con il concilio di

Trento (XVI sec-contesto culturale in cui si stava reagendo alla riforma di Lutero), chiesa ha

provato a dire quelle che essenzialmente erano le verità in cui credere rispetto a ciò che andava

bandito e censurato.

L’autore del libro ci ricorda che anche se per noi inizialmente dogma ha un valore ed è sinonimo di

irrazionale e rimanda a un area semantica che a a che vedere con una norma giuridica, di per se,

dice Rtzinger, il concetto di dogma, cioè il coagulo delle verità di fede di cui il credo è la sintesi

migliore, quell’insieme di verità dogmatiche che è appunto il credo, non nasce in un contesto 3

giuridico o in un contesto di definizione razionale ma nasce in un contesto dialogico: il credo sia

nella forma estesa, sia nella forma domande e risposte, ha sotto una struttura dialogica.

Quindi l’elemento fondamentale di questo primo punto è: mentre il dogma rimanda a qualcosa che è

concepito come irrazionale (cioè contrario alla ragionevolezza nella sua definizione Kantiana),

mentre dogma è un istinto percepito come una norma giuridica che se viene trasgredita produce

peccato o comunque mette fuori da un qualche cosa ( es:chiarificazione o distinzione tra le chiese-

se non rispetto il dogma della trinità mi metto fuori dalla chiesa cattolica); il dogma non nasce

primariamente come un qualcosa che vuole censurare o definire, ma nasce in un contesto dialogico

che è quello del rito battesimale dove appunto, tramite la forma più antica che è quella di domanda

e risposta, il ministro chiedeva all’adulto che veniva battezzato ( precedentemente il battesimo era

riservato soltanto agli adulti) chiedeva “ ti credi in Dio…..” “Si , io credo”. Quindi il dogma del

credere in Dio e poi il dogma della Trinità ( perché dopo viene chiesto “credi nel Figlio?Credi nello

Spirito Santo?”)non serviva per sancire una verità in senso giuridico ma serviva per costruire un

dialogo tra un io e un tu. Non a caso il credo si chiama anche simbolo della fede (dal greco

“simballo” che significa “mettere insieme” contrapposto alla parola contraria,diavolo dal

greco“diaballo” ). Simbolo nel senso di “mettere insieme per riconoscersi”.

Il dogma nasce in un contesto battesimale di dialogo ed ha una funzione simbolica.

Il restringimento del termine dogma su un senso precettistico, normativo e irrazionale è recente.

Dobbiamo liberarci della pre-compresione del dogma. Il dogma è certamente uno strumento

concettuale di chiarificazione ma che nasce e che vuole avere una finalità di dialogo e di

riconoscimento reciproco ( proprio come mettere insieme i due pezzi di un elemento spezzato;

siccome io e tu ci riconosciamo come in una verità, mettendola insieme completiamo la nostra

identità reciproca ).

Quindi dogma non ha primariamente no un valore giuridico, ne primariamente un valore censorio ,

negativo e oppressivo ma essenzialmente ha un valore di dialogo e riconoscimento reciproco ( che

permette il completamento della propria identità).

In maniera estremamente sintetica : il dogma è una verità rivelata proposta in quanto tale dal

magistero solenne della chiesa.

Oltre che di verità rivelata ( cioè che esprime la rivelazione di Dio), il dogma ha valore di verità

assoluta. Rivelata significa che esprime la rivelazione di Dio. E se una verità esprime la rivelazione

di Dio è anche una verità assoluta. Questo è un termine che da un po di tempo ( dall’epoca moderna

in poi…dal 1700) crea qualche problema perché oggi che viviamo nella cosiddetta epoca post

moderna, la verità assoluta ( secondo la teorizzazione del pensiero filosofico dell’epoca

contemporanea) non potrebbe esistere nessuna verità assoluta: in questo caso ci ritroveremo ad

affermare per un'altra via l’impossibilità del dogma.

Facciamo un passo indietro: Perché da un punto di vista logico-formale non posso sostenere

l’affermazione secondo cui non è possibile l’esistenza di una verità assoluta? Perché per poter dire

che non esiste nessuna verità assoluta devo affermarne almeno una, quella secondo cui non ne

esisterebbe alcuna. L’espressione “non esiste una verità assoluta” è essa stessa una verità assoluta.

Se pensiamo ai nomi delle varie epoche:Epoca antica, epoca classica, epoca scolastica, epoca

moderna,epoca post-moderna cosa c’è di strano nella denominazione?c’è che ad esempio l’epoca

contemporanea si definisce affermandosi di essere nella sua essenza il dopo di ciò che è stato prima.

Per circa 20 secoli l’uomo nella sua elaborazione di pensiero ha sempre saputo definire l’ambiente

culturale nel quale vive. Ad un certo punto non è stato più in grado di definirlo ( “oggi in che epoca

siamo?” “ eh in quella che non è più quella di ieri”…è un po’ poco!). Al tutto va aggiunto il 4

paradosso che l’epoca post moderna vorrebbe essere quella del più assoluto grado di scientificità.

Questa pretesa, elaborata in un contesto che non riesce nemmeno a definirsi se non come successivo

a quello che è venuto prima è un po’ eccessiva ( il prof dice: i miei genitori si chiamano lino e

rosetta. Se a me chiedono come mi chiamo non rispondo “dopo lino e rosetta” ma il mio nome).

Riassumendo:

• Quando la cultura post moderna dice che non esiste alcuna verità assoluta è lei per prima a

dire che esiste, perché per negarla la deve affermare

• Quando vuole avere la pretesa di essere stata la conquista di ogni conoscenza al livello

scientifico, bisogna tenere conto che tale pretesa è elaborata in un contesto che non sa

neppure definire chi sia lui stesso se non come ciò che segue a quello che è venuto prima.

Nella definizione sintetica sono due i filoni che appaiono del dogma: quello formale e giuridico,che

viene preferito a quello contenutistico e teologico. Vuol dire che il concetto di dogma per come lo

abbiamo dentro la testa oggi fa riferimento più all’aspetto della prospettiva e non della prospezione.

Dunque se non è riconducibile a profili di ordine meramente dottrinale giuridico e contenutistico ma

se nella sua culla il dogma allude primariamente ad un contesto di dialogo e di riconoscimento

reciproco, dobbiamo ulteriormente precisare che proprio per questo, il dogma deve essere percepito

come relativo e la rivelazione.

Prima abbiamo detto che il dogma è una verità rivelata. Allora se dobbiamo creare un ordine logico,

dobbiamo dire che prima ci sta la rivelazione ( rivelazione=come Dio va incontro all’uomo), il

dogma non è una norma che sta in quanto tale per conto suo e relativa a un qualcosa che conta di

più e che diventa per il dogma il suo principio rivelatore che è la rivelazione. Che cosa significa?

vuol dire che il dogma non può nel suo definirsi presumere dalla relazione che esprime. Dunque se

Dio Si è rivelato in una storia della salvezza, nella storia di un popolo,come il Dio dei padri di

Abramo di Isacco e di Giacobbe ( non come il Dio della Trinità, ma Dio di persone chiamate per

nome)…Se Dio si è rivelato così, la modalità sintetica di esprimere le verità su Dio ( cioè i dogmi)

non poss

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fradraken di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia dogmatica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Falchetto Cristiano.
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