Estratto del documento

Capitolo 1: Popolazione, economia, società

Gli storici considerano la crescita o diminuzione della popolazione come una delle variabili fondamentali dello sviluppo della società europea nel corso della storia moderna. All’aumento della popolazione sono collegabili la crescita della produzione agricola e manifatturiera, le innovazioni tecnologiche, le trasformazioni sociali e quei cambiamenti più lenti e nascosti che riguardano la sfera delle relazioni familiari, dei rapporti tra i sessi e tra le generazioni.

Per contare gli esseri umani del Cinquecento, gli storici devono accontentarsi di ipotesi perché la frammentazione dei poteri pubblici e la scarsità burocratica non consentivano fonti sufficienti. I documenti ci permettono di constatare che, dopo circa un secolo di grave declino demografico, dal 1450 al 1600 la popolazione europea riprese ad aumentare. Grazie anche alle immigrazioni dalle campagne, questa crescita interessò in particolare modo i centri urbani. Napoli, Parigi e Costantinopoli superavano i 200mila abitanti, mentre Milano, Venezia e Londra no. L’Europa era comunque prevalentemente una popolazione rurale.

Le cause di questo aumento demografico sono attribuite dagli storici all’attenuamento delle pestilenze e, di conseguenza, la mortalità è diminuita. Inoltre si pensa che condizioni di ripresa economica abbiano incoraggiato un abbassamento dell’età al primo matrimonio: sposandosi prima, le coppie mettevano al mondo un maggior numero di bambini e dunque di far crescere il tasso della natalità fino a superare quello della mortalità.

Una popolazione urbana in rapida crescita comportava un aumento della domanda di generi alimentari e di altri beni di prima necessità. L’aumento della domanda spinge i prezzi verso l’alto: nell’Europa del Cinquecento il prezzo del grano raddoppiò, triplicò o addirittura quadruplicò. Questa ascesa dei prezzi così violenta comportò la svalutazione della moneta. Inoltre, la domanda di beni che non fossero legati alla pura sopravvivenza era “elastica”, nel senso che si dilatava o si contraeva a seconda dell’andamento dei prezzi del grano e di pochi altri generi alimentari.

Alla crescita della domanda dei beni di prima necessità avrebbero dovuto rispondere le aziende agricole, ma grossi ostacoli sociali e tecnici impedivano una risposta efficace. La struttura agraria più diffusa in tutta Europa era la signoria. La signoria era un insieme organico formato da terre appartenenti direttamente al proprietario terriero, il signore, e da altre terre a disposizione dei contadini, che, per utilizzarle, dovevano pagare qualcosa al signore. In molti casi il pagamento avveniva in denaro: quelle terre diventavano così quasi una proprietà dei contadini che potevano venderle, comprarle o trasmetterle in eredità ai propri figli. Oltre alle terre signorili esistevano anche terreni liberi, per i quali non era dovuta nessuna forma di pagamento.

Il prelievo fiscale esercitato da signori e proprietari terrieri ai danni dei contadini poteva essere così pesante da non lasciare loro alcuna risorsa per effettuare investimenti capaci di aumentare la produttività della terra. Il mercato rendeva le cose ancora più difficili: nelle annate buone i prezzi scendevano e il guadagno si ridimensionava, nelle annate cattive i prezzi erano alti e il guadagno non soddisfaceva i bisogni dei contadini. Era pericoloso dipendere dalle vendite del mercato e l’obiettivo delle famiglie contadine era l’autosufficienza.

Nelle campagne, i proprietari terrieri, che volevano liberarsi dai fastidi legati alla gestione delle proprie terre, cercavano di darle in affitto in blocco ai fittavoli. In un periodo di aumento dei prezzi dei prodotti agricoli risultava vantaggioso per i contadini prendere terra in affitto. Tutto questo comportava una radicalizzazione tra contadini ricchi, che riuscivano ad elevarsi al di sopra delle loro condizioni di partenza, e contadini poveri, che si riempivano di debiti. Non c’erano condizioni sufficienti per effettuare investimenti e migliorare la produzione e le rese agrarie.

La produttività della terra restava modesta: si recuperava la fertilità della terra lasciandola riposare per uno o due anni dopo ciascun raccolto, gli attrezzi agricoli non subirono miglioramenti. In città, dove aveva luogo la produzione manifatturiera, era nato il sistema tradizionale delle corporazioni per riunire tutti gli artigiani che svolgevano la stessa attività. Lo scopo era garantire una certa omogeneità, ostacolando fenomeni di concentrazione della ricchezza in poche mani. Gli statuti delle corporazioni stabilivano le regole per l’accesso al mestiere, il numero massimo lavoranti per ciascuna bottega, il salario e così via.

All’inizio del Cinquecento, l’attività più diffusa in Europa era quella tessile, che vedeva moltissimi uomini e donne addetti alla lavorazione della lana. Dopo la metà del secolo, si cominciò anche a lavorare la seta, impiegando spesso manodopera femminile più flessibile ed economica, e la carta, che ricevette un potente impulso grazie alla diffusione della stampa. L’aumento dei prezzi interessò anche i prodotti manifatturieri. Ma se la domanda di grano era “rigida”, cioè non poteva scendere al di sotto di una certa soglia, la domanda dei manufatti era “elastica” e dipendeva dal rialzo o ribasso dei prodotti agricoli. Queste fluttuazioni del mercato andavano a scapito degli artigiani più deboli che non riuscivano a vendere i loro prodotti e si caricavano di debiti.

Ma non tutta la produzione avveniva sotto il controllo delle corporazioni. Gli imprenditori più ricchi cominciarono ad impiegare nella produzione di manodopera meno costosa, fornendo loro attrezzi e materia prima e occupandosi della commercializzazione del prodotto finito: era la nascita della manifattura domestica.

Nel Cinquecento il commercio era in larga parte affidato a mercanti itineranti, che si spostavano di località in località trasportando i loro prodotti fino alle regioni più remote del continente. Il cuore commerciale di ogni città era il mercato, poi altre attività avvenivano nelle botteghe urbane. Il grande commercio internazionale muoveva spezie, tessuti preziosi e denaro. Alcune compagnie mercantili erano “privilegiate”, cioè dotate di “privilegi” conferiti da un’autorità che gli permetteva di esercitare in esclusiva il commercio di un determinato prodotto o in una determinata area. La Compagnia delle Indie è uno degli esempi più famosi che poi diventò, con l’associazione di diverse compagnie commerciali, la Compagnia unificata delle Indie orientali che aveva il monopolio dei traffici con l’Oriente.

I più ricchi mercanti trafficavano soprattutto in denaro. Gli apparati burocratici spesso erano costretti a farsi anticipare denaro da compagnie di grandi mercanti-banchieri per sostenere soprattutto le grandi spese di guerra. Per ricompensa, i mercanti avevano dei diritti esclusivi, come quello di sfruttare le miniere. Le guerre, i cattivi raccolti e le epidemie erano i tre flagelli dell’Europa del Cinquecento.

I poveri congiunturali vivevano in una condizione disagiata perché dipendevano da congiure sfavorevoli. I poveri strutturali (vedove, vecchi, malati, orfani, invalidi…) erano in ogni caso inabili a procurarsi il necessario per vivere e dovevano ricorrere alla carità del prossimo. Le associazioni, i privati e la Chiesa si erano attivati al fine di aiutare questi poveri, ma quando i mendicanti aumentarono sempre di più, l’atteggiamento nel loro confronti si irrigidì. Si tentò di risolvere il problema mettendo i mendicanti a fare lavori pubblici e varie città elaborarono piani che prevedevano il divieto di mendicare e che trasformarono i poveri in manodopera a basso costo.

Una gravissima carestia e varie epidemie colpirono gran parte dell’Europa nel 1590. Il tasso della crescita demografica cominciò a rallentare e ci fu una crisi agraria e commerciale. Per molti storici si trattò di una crisi malthusiana, derivante dal fatto che la popolazione europea aveva raggiunto il massimo livello che le risorse allora disponibili potevano consentire. Per la sopravvivenza di una popolazione è cruciale il rapporto tra crescita della popolazione e sviluppo delle risorse. Malthus sosteneva che la popolazione aumenta secondo una progressione geometrica (1, 2, 4, 8…) e le risorse aumentano secondo una progressione aritmetica (1, 2, 3, 4…). Nel corso degli anni si apre un divario tra il numero di bocche da sfamare e le disponibilità alimentari, finché non arriviamo ad una catastrofe demografica sotto forma di carestie ed epidemie.

Le carestie, provocate dall’eccessivo sfruttamento della terra, costringono la popolazione ad alimentarsi in maniera insufficiente e quindi la indeboliscono, rendendola più vulnerabile alle malattie, finché un particolare morbo non interviene per uccidere un gran numero di persone. Tra i freni in grado di rallentare il divario tra popolazione e risorse, Malthus individua la tendenza a rinviare il matrimonio e il celibato definitivo. Se entrambe queste pratiche vengono diffuse, terranno basso l’indice di natalità e quindi conterranno l’aumento della popolazione.

La teoria malthusiana ha avuto grande influenza sul pensiero sociale ed economico dell’Europa contemporanea, ma è stato in parte sconfessata in epoca contemporanea. Vari studi hanno dimostrato che la peste e altre malattie non sono particolarmente sensibili alla malnutrizione, ma colpiscono mal nutriti e ben nutriti. Inoltre si sostiene che l’aumento della popolazione svolge spesso un ruolo di stimolo allo sviluppo economico: cresce infatti la domanda dei generi alimentari e sono sollecitate la ricerca di nuove soluzioni.

Capitolo 2: Viaggi oceanici e scoperte geografiche

Nel 1492 Cristoforo Colombo scoprì l’America. Questo viaggio fu preparato da una lunga serie di esplorazioni e scoperte. Il progetto era stato attivamente sostenuto dal Portogallo e da Enrico il Navigatore secondo la maniera portoghese che aveva l’intento di aprire una via marittima verso l’Oriente. Diaz raggiunse la punta meridionale dell’Africa che chiamò Capo di Buona Speranza e, dieci anni dopo, Vasco de Gama portò a termine la circumnavigazione del continente africano.

I successi della navigazione portoghese furono favoriti da alcune innovazioni tecniche, come la caravella, un piccolo veliero a tre alberi. Le spedizioni portoghesi, che fortunatamente avevano esiti positivi, erano sostenuti dalla corona e da investimenti privati, in particolare da mercanti italiani. Dall’Africa arrivavano oro (i portoghesi avevano addirittura fortificato un emporio dove controllavano il commercio dell’oro), pepe, avorio, canna da zucchero e schiavi. Il Portogallo era un piccolo paese e quindi le grandi merci che provenivano oltremare venivano riesportate verso gli altri paesi d’Europa, garantendo l’arricchimento della corona e dei mercanti implicati in queste operazioni.

Questi successi risvegliarono l’attenzione della Spagna che decise di lanciarsi nelle conquiste d’oltremare. I sovrani accolsero con favore la proposta di spedizione navale di Colombo. L’idea che la terra fosse sferica e che le Indie si potessero raggiungere navigando verso Occidente circolava da tempo. Il cosmografo fiorentino Toscanelli era stato il primo a sostenere che si potesse arrivare nelle Indie più agevolmente facendo rotta verso occidente piuttosto che doppiando il Capo di Buona Speranza. Colombo appoggiava l’idea di Toscanelli e, per farsi finanziare la sua impresa, si era inizialmente rivolto al re del Portogallo, che si era mostrato più interessato al proseguimento delle esplorazioni lungo la costa africana. La richiesta di Colombo fu acconsentita da Ferdinando e Isabella.

Colombo partì con tre caravelle dalla Spagna. Sospinto dagli alisei, Colombo giunse a San Salvador, Cuba e Santo Domingo. Tornato in Spagna con dell’oro per la regina donato dagli indigeni, ripartì subito per una nuova spedizione. Nel frattempo, Isabella si era rivolta al Papa chiedendo di stabilire i possessori delle terre appena scoperte. Con il trattato di Tordesillas, fu stipulato un accordo tra Spagna e Portogallo, che divisero l’Oceano Atlantico: ciò che si trovava a occidente era dominio dei portoghesi, ciò che si trovava a oriente era dominio degli spagnoli. Le successive spedizioni di Colombo non furono molto redditizie e la sua cattiva amministrazione dei territori coloniali provocò disordini; fu quindi arrestato e ricondotto in Spagna. Colombo morì dopo un’ennesima sfortunata spedizione, in povertà e dimenticato da tutti. Grazie ad Amerigo Vespucci il nuovo continente scoperto da Colombo fu chiamato America.

La spedizione più grandiosa fu quella di Magellano che, persuaso dall’esistenza di un passaggio che gli avrebbe permesso di raggiungere le Indie, si fece finanziare l’impresa da Carlo V. Doppiò l’estrema punta meridionale dell’America, attraversò l’Oceano Pacifico e raggiunse le Filippine dove fu ucciso dagli indigeni. La flotta di Magellano continuò la spedizione passando per il Capo di Buona Speranza e arrivare in Spagna: era stato fatto il giro del mondo.

Cabral scoprì il Brasile, che sarebbe diventato la più grande colonia del Portogallo. Ma attualmente si era molto interessati all’India per le sue ricchezze. Fu formato un impero marittimo portoghese per rompere il monopolio arabo e indiano del commercio delle spezie. La penetrazione portoghese in Oriente non fu pacifica, ma ricorse all’uso della forza. La corona portoghese decise di dichiarare monopolio reale il commercio indiano.

I primi conquistadores che accompagnarono Colombo nelle spedizioni erano uomini e donne che provenivano in gran parte da certi poveri e non privilegiati e che sognavano di trovare oro, potere e gloria. I viaggi continuarono anche dopo la morte di Colombo e si trasformarono in imprese di conquista. Innanzitutto conquistarono le isole delle Antille e poi la terraferma con Cortés. Cortés conquistò gli Aztechi. Gli Aztechi avevano conquistato varie popolazioni, fino a diventare la più grande tribù. Avevano una visione ciclica del mondo e temevano la fine dell’epoca in cui vivevano. Inoltre facevano sacrifici umani per il Dio Sole. Cortés fu accolto pacificamente e quindi fu per lui facile insediare la città, prendere in ostaggio il sovrano e assumere in controllo politico.

Altra grande popolazione dell’America centrale erano i Maya. I Maya ebbero il momento di maggior splendore tra il III e l’VIII secolo. La società era organizzata in civiltà-stato, dove c’erano molti luoghi di culto e templi in cui vivevano i sacerdoti. Le loro conoscenze astronomiche erano molto sviluppate. La loro resistenza all’occupazione spagnola fu molto lunga.

Gli Incas vivevano nelle zone di montagna dove i territori erano collettivi e non esisteva la proprietà privata. Non esisteva nemmeno la moneta perché vivevano di scambi. Erano abili ingegneri e attribuivano anche loro grande importanza alla divinazione. Gli storici si sono chiesti perché gli imperi americani siano stati conquistati così facilmente. Innanzitutto gli spagnoli avevano un equipaggiamento superiore. Poi gli invasori furono accolti favorevolmente dalle popolazioni sottomesse e, siccome queste popolazioni non comunicavano fra di loro, non sapevano che gli invasori stavano sconfiggendo le popolazioni. I conquistadores portarono anche malattie di cui gli indiani non avevano le difese immunitarie per sopravvivere. Siccome gli indigeni consideravano “diversi” gli spagnoli, li credettero degli dèi e si lasciarono così sottomettere.

La nuova organizzazione dei territori si basò sul modello urbano castigliano: fondare le città e distribuire e organizzare il loro spazio interno. Gli spagnoli introdussero la parrocchia, in modo da affermare che l’autorità civile andasse di pari passo con quella religiosa. Anche l’encomienda nacque per esportare un modello europeo in America, che consisteva in una serie di centri abitati che i reali spagnoli assegnavano a degli spagnoli meritevoli, in cambio del diritto di riscuotere agli abitanti le tasse. Coloro che vivevano l’encomienda lavoravano gratuitamente per l’encomendero e quest’ultimo si impegnava a proteggerli e a garantire loro l’istruzione religiosa. Invece, i territori delle colonie africane furono divisi in due viceregni: la Nuova Spagna e la Nuova Castiglia, ciascuna dotata di organi di governo e dipendente da un viceré.

Cortés e gli altri conquistadores consideravano gli indiani esseri umani al pari dei cristiani, ma ciò non impedì loro di distruggerne le civiltà. Tra le ragioni che muovevano i conquistatori c’era quella di convertire i pagani alla fede cristiana. I territori americani suscitavano tanta bramosia di conquista perché gli spagnoli vi avevano trovato l’oro e ci avevano messo a lavorare gli antichi indiani e gli schiavi africani come minatori. La ricchezza per la corona di Spagna aumentò vertiginosamente, ma ciò segnò un danno per le manifatture spagnole. L’abbondanza dell’oro fece perdere di valore i metalli preziosi. L’inflazione si propagò in Europa, tanto più velocemente quanto più intensi erano gli scambi commerciali.

Il 1492 viene indicata come la data di passaggio tra Medioevo ed età moderna. Ma la scoperta dell’America non fu l’unico fenomeno di distacco dall’età medioevale. Ebbero un grande effetto dirompente le esplorazioni oceaniche portoghesi, la Riforma protestante, il rafforzamento dei poteri monarchici, la scoperta del moto della Terra intorno al Sole.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 29
Riassunto esame Storia moderna, prof.ssa Maria Aurora Savelli, libro consigliato "Storia moderna", Ago Renata, Vidotto Vittorio Pag. 1 Riassunto esame Storia moderna, prof.ssa Maria Aurora Savelli, libro consigliato "Storia moderna", Ago Renata, Vidotto Vittorio Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof.ssa Maria Aurora Savelli, libro consigliato "Storia moderna", Ago Renata, Vidotto Vittorio Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof.ssa Maria Aurora Savelli, libro consigliato "Storia moderna", Ago Renata, Vidotto Vittorio Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof.ssa Maria Aurora Savelli, libro consigliato "Storia moderna", Ago Renata, Vidotto Vittorio Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof.ssa Maria Aurora Savelli, libro consigliato "Storia moderna", Ago Renata, Vidotto Vittorio Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia moderna, prof.ssa Maria Aurora Savelli, libro consigliato "Storia moderna", Ago Renata, Vidotto Vittorio Pag. 26
1 su 29
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Savelli Maria Aurora.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community