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Storia moderna

1. Popolazione, economia, società

1.1 Crescita della popolazione, delle città e della domanda di beni

Dopo un secolo di declino demografico, tra il 1450 e il 1600 si assiste a una crescita della popolazione (la popolazione europea passa da 59 a 89 milioni). Ciò interessa particolarmente i centri urbani; anche se l’Europa rimane prevalentemente rurale, con circa l’80% della popolazione che vive nelle campagne.

Le cause di questo aumento della popolazione non sono chiare; si può ipotizzare che sia dato dalla fine di un periodo di grandi pestilenze, dalla ripresa economica, dall’abbassamento dell’età del primo matrimonio e dunque la possibilità di fare più figli (antico regime demografico: assenza di limitazione volontaria delle nascite e vita media breve ==> coefficienti di natalità e mortalità molto vicini).

L’aumento della popolazione causa un aumento della richiesta alimentare e di beni di prima necessità e questo aumento di richiesta porta a un incremento dei prezzi, che viene ulteriormente aggravato dalla perdita di potere di acquisto delle monete (le miniere di oro e argento americane così numerose fanno perdere valore ai due metalli e le autorità tendono a utilizzare sempre meno metalli preziosi nel conio). La capacità di acquisto dei consumatori dunque si abbassa, anche a causa dei salari molto bassi.

1.2 Le campagne

La struttura agraria più diffusa nell’Europa di questo periodo è la signoria, cioè un insieme di terre appartenenti a un signore e altre a disposizione dei contadini, i quali devono pagare qualcosa al signore: lavorare i campi gratuitamente, cedergli parte del raccolto o pagare in denaro un canone annuo, ottenendo in cambio la possibilità di utilizzare il terreno a loro piacimento (venderlo, comprarlo, darlo in eredità, …).

Il prelievo fiscale dei signori è spesso consistente e tale da non permettere ai contadini investimenti per aumentare la produttività della terra. A ciò si aggiungono le dinamiche del mercato: quando il raccolto è abbondante i prezzi scendono, quando scarso invece si alzano e il raccolto era abbastanza solo per i bisogni del contadino.

L’obiettivo delle famiglie contadine è dunque quello dell’autosufficienza, i vantaggi economici che la vendita dei prodotti può offrire sono scarsamente considerati. Spesso le terre che non si vogliono/può coltivare vengono cedute ai fittavoli, ricchi contadini. Questo provoca una radicalizzazione delle differenze economico-sociali nel mondo rurale.

La produttività della terra è dunque scarsa e per recuperarne la fertilità si tende a lasciarla riposare per uno o due anni dopo ciascun raccolto.

1.3 Il sistema manifatturiero

Nelle città ha invece sede il sistema manifatturiero, ancora basato sulle corporazioni, che riuniscono artigiani dello stesso mestiere e pongono loro delle regole (regole per l’accesso al mestiere, numero massimo di artigiani impiegabili in una stessa bottega, salari, impiego o meno delle donne, …). Il loro scopo è quello di evitare l’accumulo delle ricchezze nelle stesse mani.

A inizio 500 i centri più fiorenti d’Europa sono quelli manifatturieri, in particolare quelli tessili (Milano, Firenze, Bergamo per esempio). Anche nei Paesi Bassi e in UK è particolarmente diffuso il tessile, infatti qui si sviluppa un nuovo tipo di lana più leggera e meno costosa che metterà in crisi il sistema italiano già indebolito dalle guerre del 500. Col ritorno della pace queste industrie si risolleveranno anche grazie alla manodopera femminile (più economica) e alla riconversione alla lavorazione della seta.

Nel XVI secolo poi nascono nuovi settori che sfruttano le nuove tecnologie: una su tutte l’industria della carta che grazie all’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg a metà 400 trova grande slancio.

La domanda di manufatti industriali ha però un andamento diverso di quella di generi alimentari, che è costante. Le frequenti variazioni in essa determinano quindi il danneggiamento degli artigiani più deboli e la concentrazione di grandi ricchezze nelle mani di pochi ricchi.

Le leggi delle corporazioni riguardano solo il centro urbano però, dunque i sobborghi e le campagne non dovevano sottostare ad esse; i ricchi imprenditori dunque si stabiliscono fuori dalle città o utilizzano manodopera femminile, anch’essa non soggetta a legislazione (putting-out system o manifattura domestica).

1.4 Commercio e finanza

Molto del commercio è affidato a mercanti itineranti, cioè che si spostano di località in località trasportando le mercanzie. Nelle città il cuore commerciale è il mercato; altre attività si svolgono anche nelle botteghe degli artigiani e nei magazzini dei mercanti. Il commercio ambulante e quello fisso sono complementari e spesso si appoggiano l’uno all’altro.

Il grande commercio internazionale interessa spezie, tessuti preziosi e denaro ed è gestito inizialmente solo da società private su base familiare, ma ad esse si affiancano le compagnie mercantili “privilegiate”, cioè compagnie aventi il diritto di esercitare in esclusiva il commercio di un determinato prodotto o area (esempi: in UK la Compagnia delle Indie, in Olanda la Compagnia unificata delle Indie Orientali).

Nel corso del 500 alcune regioni d’Europa si specializzano nella produzione di materie prime destinate al mercato internazionale. I più ricchi commercianti però trafficano soprattutto denaro, spesso con i sovrani che, per le esigenze dei nuovi apparati burocratici e per le enormi spese di guerra necessitano di grandi quantità di denaro nell’immediato, se lo fanno anticipare da queste grandi compagnie di grandi mercanti-banchieri. A queste in cambio danno il diritto di sfruttare miniere, incamerare tasse su un determinato prodotto o particolare regione. In questo campo per la prima metà del secolo dominano i tedeschi del sud, mentre poi si affermeranno i genovesi. Tale mercato è però molto suscettibile alle fluttuazioni che caratterizzano anche altri mercati; spesso poi i sovrani dichiarano bancarotta non restituendo i debiti ai mercanti.

1.5 Crisi economiche, pauperismo e nuove politiche sociali

Esistono i poveri “congiunturali”, cioè coloro le cui condizioni disagiate dipendono da una situazione contingente disagiata, e quelli “strutturali”, gli inabili, in ogni caso, a procurarsi denaro e dunque costretti alla carità altrui (vedove, orfani, vecchi, malati, …).

Chiesa, associazioni e privati si erano sempre fatti carico del problema, ma quando esso raggiunge dimensioni esagerate, per esempio con le violenti crisi economiche del 1520/30, causa problemi di rivolte. Le città devono allora pensare a come riformare la politica della carità: alcune città ricorrono ai lavori pubblici (Venezia e Lione), altre vietano la medicazione, recludono coloro che la praticano e li costringono al lavoro; i poveri diventano così manodopera a basso costo.

1.6 La fine dell’espansione economica e il declino della popolazione

Nel 1590 una gravissima carestia seguita da epidemie colpisce gran parte dell’Europa. Il tasso di crescita demografica rallenta e ciò innesca una serie di conseguenze a catena. L’industria agricola, spinta dalla crescita demografica, aveva messo a cultura nuove terre, iniziato produzioni intensive e commercializzato i prodotti; questo processo è però così fragile che in pochi anni, con la crisi demografica, va in crisi.

Anche il commercio internazionale conosce una profonda crisi. Secondo alcuni storici tutto è causato dalla popolazione europea che raggiunge il massimo livello che le risorse disponibili consentano; in più lo sfruttamento eccessivo delle terre le danneggia, con la conseguente diminuzione dei raccolti e l’innalzamento dei prezzi. Ciò porta a un deterioramento delle condizioni di vita che porta alla diffusione di epidemie e ne aggrava le conseguenze.

Secondo altri invece non è la malnutrizione a portare alle epidemie, ma la causa di tale crisi è data dal fatto che con le difficoltà economiche i giovani tendono a sposarsi più tardi e a fare meno figli; dal momento che sono i bambini e i giovani i più soggetti alle epidemie, le capacità riproduttive della popolazione vengono intaccate gravemente.

2. Viaggi oceanici e scoperte geografiche

2.1 I primi viaggi oceanici

Prima del 1492 c’erano state una lunga serie di scoperte ed esplorazioni ad opera soprattutto del Portogallo per aggirare i domini islamici di Africa ed Asia ed aprire una nuova via verso l’Oriente. Uno dei maggiori promotori di queste spedizioni era Enrico il Navigatore (1394-1460) e i portoghesi dopo il 1415 conquistarono Ceuta, Madera e le isole Azzorre, Capoverde e il golfo di Guinea. Nel 1487 Bartolomeo Diaz scoprì il Capo di Buona Speranza e nel 1497/8 Vasco da Gama portò a termine la circumnavigazione del continente africano.

Alcune innovazioni tecniche che favorirono tali spedizioni furono il timone a ruota e la caravella, un veliero facilmente manovrabile e che necessitava un equipaggio poco numeroso (c’era quindi più spazio per merci e provviste, quindi non erano necessari scali di rifornimento). Queste spedizioni erano finanziate sia dalla corona sia da privati, che avendo dovuto abbandonare i porti del Mediterraneo orientale a causa dell’espansione islamica spostarono il loro interesse verso la penisola iberica. Dall’Africa giungevano oro, pepe, avorio e zucchero in quantità eccessive per i consumi portoghesi, così cominciarono ad essere smerciate in tutta Europa.

Questi successi attirarono l’attenzione della Spagna, unitasi nel 1479 col matrimonio di Isabella regina di Castiglia e Ferdinando re di Aragona. Gli spagnoli occuparono, con difficoltà, le Canarie e nell’aprile del 1492 accolsero la spedizione navale di Colombo, sottoscrivendo le Capitolazioni di Santa Fé, con le quali lo nominavano viceré, ammiraglio e governatore delle terre eventualmente scoperte. Colombo concordava con la teoria di Paolo Toscanelli, con cui si scambiava lettere, che basandosi sul presupposto che la Terra fosse sferica e sui calcoli (tradotti nel 1474 dal greco al latino) di Tolomeo sulla circonferenza terrestre (sottostimata di un buon 30%), riteneva che si potesse arrivare alle Indie da Occidente, senza passare per il Capo di Buona Speranza.

2.2 La scoperta dell’America

Colombo partì da Palos, in Spagna, il 3 agosto 1492 con 3 caravelle (Nina, Pinta e Santa Maria). Giunse a San Salvador, nell’attuale arcipelago delle Bahamas, e poi scoprì Cuba e la Hispaniola (attuale Santo Domingo). Tornò in Spagna con moltissime ricchezze e visto il grande successo ripartì per una seconda spedizione.

Isabella di Castiglia intanto si rivolse a papa Alessandro VI perché stipulasse un trattato col Portogallo riguardo le scoperte. Nel 1494 venne stipulato il Trattato di Tordesillas che divideva l’Oceano Atlantico con una linea longitudinale che passava a 370 leghe da Capoverde, a est della quale i territori erano di dominio portoghese, a ovest spagnoli.

Durante la seconda spedizione Colombo scoprì nuove isole ma non tornò con grandi ricchezze. Durante la terza scoprì la foce dell’Orinoco, nell’attuale Venezuela. Il suo malgoverno però causò disordini e fu arrestato e ricondotto in Spagna. Nel 1502 partì ancora per un quarto viaggio ma ancora senza particolari successi. Morì nel 1506 dimenticato e in povertà.

Amerigo Vespucci intanto concluse che le terre toccate da Colombo non erano parte dell’Asia ma un nuovo continente che da lui prese il nome di America. Anche altri sovrani, spinti dai successi di Colombo, finanziarono delle spedizioni: i fratelli Giovanni e Sebastiano Caboto esplorano per la corona inglese le coste del Labrador e la baia di Hudson; Giovanni da Verrazzano per conto del re di Francia completò il rilevamento delle coste dell’America settentrionale.

Ferdinando Magellano nel 1520 doppiò la punta estrema a sud dell’America, arrivando in un oceano da lui chiamato Pacifico per la sua calma. Giunse alle Marianne e nelle Filippine, dove venne ucciso. A bordo delle sue navi c’era Antonio Pigafetta, che nella sua “Relazione” narrò di questo viaggio attorno al mondo, delle terre e delle popolazioni con cui erano venuti in contatto.

2.3 I viaggi in Oriente

Nel 1500 il portoghese Pedro Alvarez Cabral scoprì il Brasile, ma non essendo ricco di oro o argento, non venne considerato e la meta principale delle navi portoghesi continuò ad essere l’Oceano Indiano. Dopo l’arrivo in India nel 1498 di Vasco da Gama, venne fondato un impero marittimo, l’Estado de India, che aveva come scopo assicurare al Portogallo il controllo del commercio delle spezie. Tale impero non aveva una base territoriale ma era costituito da insediamenti strategici lungo la costa africana, indiana e successivamente cinese (il Portogallo ottiene infatti dalla Cina nel 1557 il permesso di installarsi a Macao e diventare agenti commerciali esteri dell’impero cinese).

I portoghesi infatti, guidati da Alfonso de Albuquerque, sfruttarono le rivalità locali per inserirsi nei commerci. Spesso gli egiziani, i sultani indiani e indonesiani e i turchi cercarono di coalizzarsi contro il Portogallo, ma quest’ultimo grazie alla sua superiorità militare vinse sempre. Il Portogallo non ottenne mai la supremazia sul Mar Rosso, che rimase sempre un punto di commercio importante tra Occidente ed Oriente. Dall’Africa fungevano schiavi, oro e pepe; ma le spezie orientali erano molto più redditizie, dunque la corona portoghese dichiarò monopolio reale il commercio indiano, che veniva convogliato obbligatoriamente alla Casa da India di Lisbona e da lì poi inviato ad Anversa presso una sede staccata di tale ente.

2.4 La conquista dell’America

Sia gli uomini che accompagnarono Colombo sia coloro che arrivarono in America successivamente erano per lo più uomini e donne di ceti poveri, in cerca di fortuna e potere. Questi viaggi divennero ben presto imprese di conquista. I primi territori occupati furono Portorico, Giamaica e Cuba, dove l’oro abbondava. Gli spagnoli seguirono lo schema portoghese: gli insediamenti avevano carattere commerciale e a Siviglia venne fondata nel 1503 la Casa de Contratación sul modello di quella portoghese.

Quando dalle isole Antille i conquistatori si estesero al continente le cose cambiarono: nel 1519 Hernán Cortés esplorò lo Yucatán e conquistò i territori degli Haztechi. Egli ispirò Francisco de Montejo che conquistò i Maya e Francisco Pizarro e Diego de Almagro, i quali invasero l’impero Inca in Perù.

2.5 Gli Aztechi

Al momento della scoperta dell’America, il continente in totale aveva tra gli 80 e i 100 milioni di abitanti, dei quali circa 25 vivevano nella zona del Messico centrale. Essi erano in origine una popolazione nomade che nel XIV sec si era stabilita nell’altopiano messicano fondando la capitale Tenochtitlán (attuale città del Messico). Erano dotati di un efficiente sistema militare e avevano sotto il loro controllo varie città-stato della regione, che versavano alla capitale dei tributi. La capitale era attraversata da un vasto sistema di acquedotti, canali e fontane; era divisa in 4 quartieri ciascuno composto da circa 80 calpulli, cioè dei clan famigliari/associazioni di mestiere che controllavano la vita dei membri e la lavorazione delle terre comuni.

La carica di imperatore era ereditaria e nella piramide sociale alla base vi erano schiavi, prigionieri di guerra, criminali o debitori. Il loro calendario era di 13 mesi da 20 giorni ciascuno, con giorni fasti e infausti; ciò li portava ad essere particolarmente superstiziosi e dunque a praticare la divinazione e l’interpretazione dei presagi, compiti affidati ai sacerdoti. Cortés fu accolto pacificamente e gli fu facile prendere in ostaggio il sovrano Moctezuma per assumere il controllo politico; ma il suo governo crudele e brutale spinse il popolo a ribellarsi e riconquistare la sua capitale nel 1521.

2.6 I Maya e gli Incas

I Maya erano una civiltà nata nel II millennio a.C e il suo territorio era costituito da centinaia di luoghi di culto nei quali viveva permanentemente il clero e i contadini vi si recavano solo per le cerimonie. C’era poi una potente nobiltà che aveva il monopolio della terra. Avevano un complesso sistema di scrittura ed avevano grandi conoscenze astronomiche. Resistettero tenacemente agli spagnoli.

Gli Incas invece erano differenti dagli altri stati dell’America centrale: il loro impero era basato sulla continuità territoriale e sul controllo politico mediante governanti locali in un sistema centralizzato al cui vertice stava l’imperatore (Inca), che aveva potere assoluto. Erano abili ingegneri, davano grande importanza alla divinazione ma non sapevano scrivere. Agli spagnoli bastò conquistare il sovrano per assoggettare tutta la popolazione, data la loro struttura così rigidamente gerarchica.

2.7 Gli strumenti della conquista

  • Superiore equipaggiamento militare spagnolo (armi da fuoco e cannoni, cavalli)
  • Favore con cui gli spagnoli vennero accolti dalla popolazioni sottomesse, che li preferirono a Maya e imperi locali
  • Le popolazioni autoctone erano lontane e isolate tra loro, dunque le notizie di ciò che accadeva non si diffondevano
  • Gli indios non avevano difese immunitarie contro le malattie portate dagli europei (vaiolo, morbillo, ma anche solo influenza)
  • “Paralisi cognitiva” delle popolazioni amerindie: di fronte all’assoluta
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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