Estratto del documento

Michael Scott – Dalla democrazia ai reintroduzione – Il sogno di Isocrate

Nel 339 a.C. un uomo si strappò a forza dal letto di morte per assolvere il suo ultimo compito. Quest’uomo di 97 anni diede scrupolosamente gli ultimi tocchi all’opera che stava scrivendo, prima che la malattia avesse il sopravvento. Nato nel secolo precedente, nel 436 a.C., quando Atene era al culmine del suo potere, Isocrate apparteneva a una famiglia di 5 figli. I genitori erano benestanti, grazie all’impresa del padre, una manifattura di strumenti musicali, e di conseguenza nell’infanzia aveva ricevuto un’ottima educazione. Ma l’infanzia idilliaca era stata brutalmente interrotta dalle crudeli guerre che dilaniarono la Grecia negli ultimi 30 anni del secolo e causarono la fine della fortuna di Grecia.

L’unico mezzo che aveva per guadagnarsi da vivere era di comunicare il suo sapere. Aprì quindi una scuola ad Atene e cominciò a insegnare. Sebbene non abbia mai occupato alcuna posizione ufficiale, e probabilmente non abbia mai tenuto un discorso politico in pubblico in tutta la vita, le sue esortazioni attentamente meditate riuscivano a influenzare le città e le persone che aspiravano a dominare la Grecia. In tutti i suoi scritti due sono i temi dominanti. L’amore per Atene, la sua città, e un profondo desiderio di vedere unita e dominatrice di tutto il mondo antico l’Ellade.

Ma col passare del tempo Isocrate si rese conto che Atene non sapeva essere all’altezza di quella prospettiva e disilluso cominciò a rivolgersi ad altri, ai potenti piuttosto che alle città, che avrebbero voluto e saputo realizzare il suo sogno di un’Ellade dominante. Soltanto nell’ultimo anno di vita abbandonò le speranze per Atene. L’anno seguente, il 338 a.C., qualche mese prima di morire, Isocrate abbandonò Atene. Scrivendo un’ultima lettera aperta al nuovo re della Macedonia, che con il suo esercito stava per prendere il controllo di buona parte del paese e aveva appena sconfitto sul campo di battaglia gli eserciti di Atene e dei suoi alleati, Isocrate ringraziò il re perché le idee che aveva da giovane ora le vedeva da parte realizzate. Isocrate morì poco dopo.

Dalla democrazia ai re – La caduta di Atene e il trionfo di Alessandro Magno

Atene era stata in guerra durante quasi tutta la vita di Isocrate: dopo la resistenza delle città greche all’invasione persiana (e la gloriosa battaglia dei 300 – 301 in realtà – Spartani alle Termopili), all’inizio del secolo, Atene aveva lentamente conquistato il dominio su buona parte della Grecia. Una trentina d’anni dopo l’eroica azione dei 301, mentre aveva inizio la costruzione del Partenone ad Atene e una decina d’anni prima della nascita di Isocrate, l’impero di Atene era cresciuto fino ad abbracciare l’Egeo e il Mar Nero e infliggeva spesso violente punizioni alle città che non accettavano la sua egemonia, le sue tasse e gli avamposti delle sue guarnigioni.

Quando la tensione si era fatta insopportabile, Sparta, l’unica città che, con i suoi famosi guerrieri, aveva la forza di opporsi alla morsa paralizzante di Atene sulla Grecia, le aveva dichiarato guerra per riportare ai Greci quella che definiva libertà. La famosa democrazia di Atene fu accusata da Sparta di essere il tiranno della Grecia. Raccogliendo nuovi alleati lungo il cammino, Sparta affrontò Atene in una guerra che avrebbe coinvolto buona parte della terraferma, le isole dell’Egeo e la costa della Turchia attuale. Questa guerra, detta guerra del Peloponneso, infuriò in tutta la Grecia per quasi 30 anni.

Nel corso di quei lunghi 30 anni nessuna delle due parti riuscì a infliggere il colpo decisivo. Eppure nel 404 a.C. Atene era in ginocchio. Infatti, con l’intento di proteggere i cittadini, Atene aveva incoraggiato molti abitanti della campagna, ritenuta più vulnerabile, a trasferirsi in città, dove le sue robuste mura avrebbero assicurato protezione. Ma l’affollamento della città, che certo non poteva vantare una buona igiene pubblica, portò la peste. Gravi epidemie colpirono 3 volte la città e uccisero circa un terzo della popolazione.

Ma Atene doveva la sua perdita di potere anche ai propri errori. Troppe volte l’impaziente assemblea popolare di Atene votava in fretta una qualche missione e, quando questa falliva, cercava di incolpare qualcun altro. Il caso peggiore si diede con la battaglia navale di Arginuse nel 406 a.C. Al termine della battaglia gli ammiragli ateniesi non erano riusciti a recuperare i morti in mare. Tornarono dunque a casa senza le spoglie dei loro compagni, una grave infrazione del costume e degli obblighi religiosi, tuttavia comprensibile date le circostanze. Non così la pensava l’assemblea ateniese che votò perché gli ammiragli colpevoli fossero processati e, alla fine, condannati a morte. Così nel corso della guerra Atene uccise i suoi capi militari vittoriosi e rimase senza capi.

Per buona parte del secolo le città greche erano state in guerra con la Persia, il grande impero al di là del mar Egeo. Per uno Spartano non era nemmeno immaginabile un’alleanza con la Persia. Tuttavia i lunghi anni della guerra del Peloponneso e il fatto che la libertà in Grecia era oramai minacciata, non dalla Persia, bensì dalla città greca di Atene, indussero gli Spartani a fare un accordo con i Persiani. In cambio di un aiuto militare e finanziario, gli Spartani promisero ai Persiani il controllo delle città greche sparse lungo la costa dell’attuale Turchia (zone di confine tra mondo persiano e mondo greco).

Nel 404 a.C., dopo un assedio delle città e il blocco del porto del Pireo, che assicurava l’indispensabile fornitura di grano, linfa vitale per la città, Atene accettò la sconfitta. Il generale spartano, Lisandro, che era stato la mente direttiva di questa umiliazione definitiva, accolse con grande generosità l’inviato di pace di Atene, ma lo tenne per tre mesi in attesa angosciosa dei termini dell’accordo. Alla fine i termini che emersero furono durissimi. Atene doveva cedere il suo gioiello principale – la flotta – a eccezione di 12 triremi. Doveva permettere a tutti i sostenitori dell’oligarchia, il governo di pochi, antitesi della democrazia, di rientrare in città. Doveva essere amica e alleata di Sparta e seguirla in qualsivoglia impresa. E come non bastasse, doveva abbattere le mura della città e restare indifesa davanti al mondo circostante.

Il governo dei Trenta (che si sarebbe in seguito guadagnato il marchio di Trenta Tiranni) fu all’inizio relativamente mite e moderato. Ma una delle sue iniziative più controverse fu la ristrutturazione dell’assemblea ateniese sulla Pnice. Il loro governo fu relativamente breve e non soltanto a causa delle operazioni di facciata dirette a sradicare il profondo rispetto di molti Ateniesi per la democrazia. Nell’inverno dello stesso anno in cui avevano preso il potere, le rivalità tra i Trenta scelti per governare Atene si erano radicalizzate. Teramene, che era stato il negoziatore della pace con Sparta e aveva appoggiato nell’assemblea la proposta del governo dei 30, cominciò a metterne in discussione le motivazioni e le iniziative; lui fu esiliato e venne compilata una lista di 3000 persone dichiarate i migliori cittadini di Atene. La cittadinanza ad Atene era sempre stata concessa con molte limitazioni, tuttavia nel corso di circa due mesi l’Atene democratica si trasformò in una sorta di club esclusivo. I sostenitori della democrazia e coloro che non comparivano nella lista abbandonarono la città per complottare la vendetta in città vicine come Tebe, Argo e Megara.

Alla fine dell’anno, sotto la guida di Trasibulo, si era accolto a Tebe un gruppo rivoluzionario di 70 uomini, composto di esuli ateniesi e non. Sul colle Munichia nel Pireo, Trasibulo e i suoi combattenti, oramai molto accresciuti di numero, si scontrarono in campo aperto con i sostenitori dei Trenta (ancora più numerosi) e della lista dei tremila che avanzavano, in una battaglia che avrebbe deciso il futuro di Atene. L’esito non fu decisivo, ma nel corso dell’insurrezione, Crizia, il più intransigente dei 30 Tiranni, fu ucciso e un mutamento costituzionale si rese ineludibile. I tremila della lista deposero i trenta tiranni e, con una mossa estemporanea per placare i democratici, installarono 10 persone al governo di Atene e 10 altre per il Pireo. Ciò non fece che inasprire gli animi dei capi della ribellione, che minacciarono altre azioni militari. I Dieci e i Tremila presi del panico si appellarono per disperazione a Sparta chiedendo aiuto militare.

Anche Sparta, che pure occupava una posizione di spicco come dominatrice de facto della Grecia, era incerta sulla risposta da fare. Lisandro, l’artefice della vittoria su Atene, voleva attaccare per schiacciare una volta per tutte le ribellioni democratiche. Ma uno dei re di Sparta, visto che era una diarchia, sosteneva la moderazione. Il re, forte del proprio rango, prevalse sul generale Lisandro. La città trovò una soluzione geniale. Atene concesse l’amnistia a tutti, tranne che ai Trenta Tiranni, che furono scovati e puniti. Inoltre, incoraggiata da Sparta, propose, con un’offerta molto vantaggiosa, a chi non desiderasse far parte della democratica Atene, di andare a vivere a Eleusi, un importante centro di culto a circa un giorno di cammino dalla città.

Ma bisognava prima rendere onore agli eroi della democrazia. L’eroismo fu riconosciuto con una tacita valutazione per gradi: Atene riservò gli onori supremi ai pochi coraggiosi che si erano opposti ai Trenta fin dall’inizio (i 70 che guidati da Trasibulo erano partiti da Tebe per occupare File); onori di grado minore vennero tributati a coloro che, molto più numerosi, avevano risposto all’appello di Trasibulo quando era giunto al Pireo; e un grado anche più modesto di onori fu riservato alle masse che erano affluite al Pireo quando la sua vittoria appariva praticamente certa. Il premio più alto fu quello, assegnato agli stranieri presenti tra gli eroi, gli uomini di File, come vennero chiamati: a loro e ai loro discendenti fu data la cittadinanza ateniese. Ai non Ateniesi che si erano limitati a dare una mano al Pireo fu concessa invece l’esenzione dalla tassa che la città imponeva agli stranieri.

Dopo aver reso onore agli eroi, l’impegno più urgente era di colmare le lacune prodottesi nella società ateniese lacerata dalla guerra e ricostruire una democrazia più forte di prima. Momento fondamentale del processo era una revisione delle leggi della città, molte delle quali erano state abrogate dai Trenta Tiranni. I cittadini potevano prendere personalmente visione delle leggi della città, che erano incise nella pietra nell’agora, centro della vita politica della città, e potevano applicarle nelle nuove aule di tribunale che erano state costruite nello stesso luogo. Dopo il 403 a.C. Atene si mosse in fretta per rafforzare la democrazia e renderla più visibile di quanto fosse mai stata in precedenza. La prova decisiva è il giuramento che tutti gli Ateniesi furono obbligati a pronunciare nelle settimane seguenti il riassetto.

Sembra tutto un po’ troppo perfetto: la democrazia di Atene era tornata più forte di prima. Ma non mancarono incidenti di percorso. L’ingiustizia peggiore di quegli anni turbolenti fu riservata a Socrate accusato ufficialmente di aver introdotto nuovi dei, di non onorare gli dei riconosciuti dalla città e di corrompere i giovani. Ma in realtà le accuse erano una facciata che nascondeva un’occasione di vendetta contro i Trenta e contro Socrate, che ne era stato un sostenitore. La procedura dei tribunali ateniesi per questo tipo di crimine stabiliva che la giuria fungesse anche da giudice e emettesse la sentenza. Infatti l’accusa e la difesa, ascoltando il verdetto di colpevolezza, potevano entrambe proporre una punizione e la giuria doveva scegliere tra le due, senza altre possibili. L’accusa naturalmente chiese la punizione massima: la morte per assunzione di veleno. Socrate si offrì di pagare una multa. La giuria optò per la morte. Nel 399 a.C. una giuria democratica ateniese condannò a morte Socrate.

Nello stesso anno in cui Atene perdeva e ritrova la sua democrazia, moriva il re persiano Dario II, a Susa, capitale del suo immenso impero, che spaziava dalla moderna Turchia all’Afghanistan. Gli successe immediatamente uno dei figli, Artaserse; un altro figlio, Ciro aveva altri progetti. Nei tempi passati, le manovre interne per la successione non avrebbero interessato più di tanto le città greche. Ma ora Sparta aveva accettato soldi persiani (soldi di Ciro) per vincere la guerra contro Atene e aveva promesso in cambio le città greche della costa dell’Asia Minore.

L’azzardo era questo: se Sparta appoggiava il piano di Ciro per impadronirsi del trono, in caso di vittoria il nuovo re di Persia sarebbe rimasto per sempre debitore di Sparta. Ma se Ciro perdeva, Sparta e la Grecia si sarebbero trovate di fronte un re che avevano attivamente tentato di eliminare. Sparta inviò uno dei suoi generali in aiuto di Ciro e insieme concordarono un appello ai guerrieri greci che volessero volontariamente combattere come mercenari. Non potevano certo dichiarare apertamente l’intento di marciare contro il re persiano appena incoronato, dandogli così ampio tempo per raccogliere un’armata e schiacciare l’insurrezione prima del nascere. Ciro e il suo collaboratore spartano richiesero invece mercenari greci per combattere una guerra contro tribù ribelle. Si sosteneva che Ciro, occupandosi di una insurrezione locale, faceva un favore al fratello re. Mentre Ciro raccoglieva forze indigene sulla costa dell’Asia Minore, da molte città affluivano i Greci in risposta all’appello per l’arruolamento di mercenari.

Fu soltanto quando si furono addentrati così profondamente nel territorio da non ricordare quasi più la madre patria, che Ciro, convocate le truppe, annunciò il suo vero intento: combattere il fratello per conquistare il trono di Persia. A quel punto i mercenari greci non avevano scelta. A Cunassa, vicino a Babilonia, nel sud nell’Iraq contemporaneo, nel 401 a.C. comparve all’orizzonte una nuvola di polvere che annunciava l’arrivo del legittimo re di Persia con il suo esercito. E cominciò subito la battaglia per il futuro della Persia.

Non durò a lungo. Ciro, troppo impaziente di affrontare faccia a faccia il fratello, si tuffò nella mischia e fu ucciso. I mercenari greci, che non combattevano per una causa ma per denaro, morto l’uomo che li pagava, non avevano interesse alcuno a continuare la battaglia. Ma si trovarono a dover risolvere un piccolo problema: il ritorno a casa. Con stupefacente franchezza, spiegarono la situazione all’oramai indiscusso re persiano (gli affari sono affari, nessun rancore) e raggiunsero una intesa con Tissaferne, il suo braccio destro, per il ritorno a casa. All’inizio sembrò che la mossa funzionasse. L’accordo era stato raggiunto, furono comprate provviste e i diecimila si mossero, sotto il controllo di Tissaferne che li sorvegliava a ogni passo. Ma mentre procedeva, le intenzioni ostili di Tissaferne divennero sempre più chiare. Egli uccise i generali greci che si erano recati da lui durante una tregua per negoziare la possibilità di continuare la marcia.

L’armata mercenaria greca, senza capi, ancora arenata nel profondo del territorio nemico era divenuta un facile bersaglio. In una marcia che avrebbe poi raccontato nell’Anabasi, Senofonte guidò i coraggiosi diecimila guerrieri in mezzo ai nemici e attraversò le barbare montagne dell’impero persiano fino al Mar Nero. Mentre Atene era alle prese con la rivoluzione e la Persia con crisi ricorrenti, anche un’altra parte del mondo antico era in subbuglio. La Sicilia aveva ospitato colonie greche negli ultimi trecento anni. L’isola era un luogo difficile e malsicuro: le città greche, abitate da una popolazione mista, condividevano l’isola con una grande varietà di tribù locali e con i Cartaginesi, che avevano un potente impero marittimo incentrato intorno alla città di Cartagine nel Nord Africa. Nel 406 a.C. Cartagine aveva iniziato una vasta offensiva per trarre vantaggio da quelle dinamiche instabili.

Obiettivo dei Cartaginesi era la ricca città greca di Agrigento; quando la città cadde in mano dei Cartaginesi si scatenò il panico a Siracusa, un’altra grande città greca sulla costa siciliana. Nell’assemblea cittadina nessuno riusciva a prendere una decisione. Nella confusione generale si fece avanti Dionisio che sostenne di aver bisogno del potere assoluto per far fronte alla minaccia e in breve divenne l’unico generale – strategos autokrator – di Siracusa.

Il suo primo anno fu tumultuoso. Reclutò tutti gli uomini della città di età inferiore ai 40 anni per combattere. Guidò l’esercito contro i Cartaginesi, ma fu respinto; allora il popolo volubile gli si rivoltò contro e permise che la cavalleria saccheggiasse la sua casa e costringesse la moglie al suicidio. Tuttavia Dionisio mantenne il controllo. I Cartaginesi furono respinti e la Sicilia venne spartita: metà a Siracusa e metà a Cartagine. Ma l’accordo non fu mai considerato definitivo.

Nel 401 a.C., proprio quando Ciro veniva ucciso a Cunassa in Persia, Dionisio, la cui strategia andava sempre più somigliando a quella di un re persiano, teneva oramai sotto il suo dominio personale tutte le città greche della Sicilia, tranne una. Sotto il suo governo Siracusa divenne il primo esempio di industria bellica, una città la cui economia dipendeva in buona misura da fiorente mercato di armi. Costrinse le popolazioni delle città...

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 39
Riassunto esame Storia greca, prof. Alfieri, libro consigliato: Dalla democrazia ai re di Michael Scott Pag. 1 Riassunto esame Storia greca, prof. Alfieri, libro consigliato: Dalla democrazia ai re di Michael Scott Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Alfieri, libro consigliato: Dalla democrazia ai re di Michael Scott Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Alfieri, libro consigliato: Dalla democrazia ai re di Michael Scott Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Alfieri, libro consigliato: Dalla democrazia ai re di Michael Scott Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Alfieri, libro consigliato: Dalla democrazia ai re di Michael Scott Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Alfieri, libro consigliato: Dalla democrazia ai re di Michael Scott Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Alfieri, libro consigliato: Dalla democrazia ai re di Michael Scott Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 39.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia greca, prof. Alfieri, libro consigliato: Dalla democrazia ai re di Michael Scott Pag. 36
1 su 39
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kristina_gv di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Alfieri Teresa.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community