Capitolo 3
L'anno Mille veniva visto dai contemporanei come l'anno dell'Apocalisse: secondo il Nuovo Testamento, a mille anni dalla venuta di Cristo i cristiani si sarebbero dovuti preparare alla battaglia contro il male. Era un anno di trasformazioni. La fine dell'impero romano aveva portato rallentamenti nei processi storici.
Intorno al 1033 una notevole carestia colpì molte regioni; la ripresa successiva fu vissuta come rinnovo del patto con Dio, come la speranza per un mondo migliore. Il Mille (non l'anno preciso) viene visto quindi come elemento di periodizzazione, poiché nel periodo tra il 9o e il 12o secolo vi furono profondi cambiamenti.
È l'età di mezzo in cui avviene la ripresa demografica (le popolazioni del nord e dell'oriente avevano decimato l'Europa). La crescita demografica aumenterà fino al 13o secolo; nel 1348 però una terribile epidemia di peste comporterà una pausa e poi un crollo demografico, anche se comunque nel 15o secolo la popolazione sarà molto più numerosa di quella del Mille.
Una delle ragioni dell'incremento demografico del periodo 1000-1300, tuttora avvolte nel mistero, fu il termine delle grandi pestilenze, che avvenne grazie a:
- Crollo demografico poiché più la popolazione è rada, minori sono le malattie in circolo
- Autoimmunizzazione: lo spostamento in massa dei popoli avrebbe dovuto determinare l'arrivo di nuove malattie, ma ciò non accadde perché maggior popolazione significa maggiori necessità alimentari
Fra il 9o e il 12o secolo ci fu un aumento di produttività - un incremento della capacità di produrre della terra - dovuto in parte al clima (più caldo e più secco, che rallentò la crescita degli alberi e provocò una contrazione delle foreste, rendendo più facile dissodare le terre, disponibili in maggior quantità e più fertili) e in parte alle innovazioni tecniche introdotte nell'agricoltura (non note ai romani ma ereditate dal mondo asiatico attraverso le invasioni barbariche):
- L'aratro pesante, che permette un'aratura più profonda, un miglior movimento della terra, una maggior estirpazione delle erbacce. La diffusione fu lenta perché era costoso (solo pochi potevano permetterselo, continuavano ad esserci contadini poverissimi) e il suo uso comportava una maggior potenza di tiro (8 buoi)
- L'attacco in coppia degli animali da tiro
- Si scoprì che il cavallo da tiro, dotato di collare rigido, si muoveva 1,5 volte più veloce del bue e lavorava 2 ore in più al giorno
- L'uso di ferrare i cavalli e i buoi
- La rotazione triennale. Per continuare a produrre, la terra deve essere lasciata a riposo in due modi: non coltivandola, cambiando la coltivazione che si fa di un campo. Fino all'8o secolo esisteva la rotazione biennale: si divideva il campo in due parti - la prima coltivata con cereali invernali; la seconda lasciata a maggese, su cui il bestiame pascolava. L'anno dopo si faceva l'inverso.
Con la rotazione triennale il campo veniva diviso in 3 parti (2 coltivate, 1 a maggese) e l'area coltivata passava dal 50 al 66%. La prima parte veniva coltivata con cereali invernali, la seconda con cereali primaverili. L'anno successivo scalavano. In questo modo si riducevano i rischi legati all'andamento meteorologico, c'era più possibilità di raccolti, e più tipi di prodotti a disposizione: si potevano nutrire più uomini per ogni unità di superficie.
Capitolo 4
Gli uomini uguali tra loro per origine e fede, nella realtà sociale non lo sono, in conseguenza del peccato: sono divisi in gruppi secondo le funzioni che svolgono. L'ordine sociale è uno e trino e tutto maschile.
“Tutti ricevono da tutti aiuto reciproco”: i sacerdoti pregano per il bene comune e il loro sostentamento è dato dai lavoratori e la loro sicurezza da chi combatte; i guerrieri combattono perché c'è chi produce e chi protegge la loro anima; chi lavora è difeso dai guerrieri e sostenuto dalle preghiere.
Solo da questo aiuto si potrà sconfiggere il demonio, i nemici e la fame. L'equilibrio di queste forze è garantito dal re. Esiste quindi una gerarchia in cui la preghiera (oratores – chierici) ha il primato, a metà i bellatores (cavalieri), e in basso sta il popolo (laboratores), sottoposto al potere ecclesiastico e a quello secolare: sono i contadini.
Per un re il miglior elogio era quello di “pacifico”, colui che impone la pace, pace a cui la gente comune aspirava. Si svilupparono ribellioni agli abusi poiché i sovrani furono incapaci di ricondurre la violenza entro certi limiti: i signori si impegnavano giurando di rinunciare alla violenza rispettando la “pace di Dio”. Si passò poi alla “tregua di Dio”: ci si doveva anche impegnare a non portare le armi in alcuni giorni, salvo per i rappresentati della giustizia.
Ogni ordine deve fornire sostegno agli altri due, e l'ordine deve essere garantito dal re. L'immagine trinitaria è una visione ideale della società, uno strumento di lotta politica. Colui che non è chierico né contadino viene definito miles (“soldato”), che poi significherà nobile, in quanto essere guerriero è divenuto il mestiere di un gruppo sociale specifico.
La caduta del nobile e l'ascesa del miles è in linea con l'eredità dei popoli barbari, mentre la distinzione fra popolo e guerrieri è una frattura. Nell'impero romano la terra non era libera, si doveva ripartire tra antichi abitanti e nuovi arrivati: si ricorse alla confisca delle terre in alcuni casi; in altri il coltivo venne spartito fra vecchi e nuovi abitanti, in base alla posizione sociale degli individui. I capi divenivano proprietari di grandi estensioni di terra che venivano cedute ai membri inferiori del clan, i quali si trasformavano in contadini.
I barbari, sempre meno uguali tra di loro, dovettero affrontare il problema di governare e amministrare i vari territori. Fra inferiore e superiore c'era un legame di reciproca fedeltà suggellata dal comune interesse. Per indicare gli uomini più vicini al re si usava il termine comes, “compagno”, un aristocratico che diveniva fedele al re dandosi in custodia attraverso una vera e propria cerimonia, con un giuramento più forte del matrimonio, con il quale si impegnava a determinati servizi ricevendo in cambio protezione (simile ai clientes romani).
Si instaura quindi una catena: l'uno era uomo di un altro, più potente, che a sua volta era uomo di un terzo ancora più potente, ecc. Si arrivò presto a fedeltà multiple: si era uomini di più signori a seconda della zona geografica e delle convenienze. Divenire uomo di un altro significava farsi suo vassallo e riconoscerlo come proprio signore (senior), un legame simile a quello del ragazzo\figlio verso l'adulto\padre.
L'insicurezza dei tempi aveva causato il bisogno di protezione. Migliorarono le tecniche militari, a causa della comparsa della cavalleria araba, con la comparsa della cavalleria pesante, la ferratura dei cavalli e l'introduzione della staffa (che dava stabilità al cavaliere). Si sviluppa il combattimento d'urto: il cavaliere si muniva di pesanti corazze. Essere cavaliere significava avere notevoli possibilità economiche, con persone che lavorano per lui.
Di solito il signore concedeva un beneficio (terre), che poteva essere una concessione a volte a titolo definitivo (un dono che diveniva proprietà del beneficiato), a volte apparente (un proprietario minore donava i suoi beni a un signore per assicurarsi la protezione del potente, che a sua volta li concedeva all'ex proprietario): non era un regalo, era la concessione di un “usufrutto”, poiché la proprietà restava al concedente.
Il beneficium (o feudo, dal germanico “terra”) diviene una necessità per avere un esercito, ereditata dai Carolingi: possedere i beni necessari per potersi armare e per poter armare il proprio esercito diventa la condizione per appartenere ai gradini più alti della scala sociale, l'aristocrazia.
Il diritto feudale è un rapporto privatistico (sovrano e signore feudale hanno la possibilità illimitata di governare il territorio ed allargare i propri orizzonti). Nell'877 Carlo il Calvo sancisce l'ereditarietà dei benefici (anche quelli minori) con la Constitutio De Feudiis. La pertinenza è esclusiva dei cavalieri. Le conseguenze saranno la formazione della società di “antico regime” (parola di origine francese), fondato sul privilegio dato dal feudo.
Nel 751 l'impero passa in mano ai Carolingi con Pipino il Breve, dopo essere saliti al potere attraverso la carica del maestro di palazzo - il capo della guardia del re - rimpiazzando i Merovingi. Con Carlo Magno si rafforza il potere centrale grazie ai rapporti vassallatici. I missi dominici sono uomini del re incaricati di indagare chi va contro legge. Compaiono gli advocati che comandano le terre immuni.
Dopo Carlo Magno si indebolì il potere carolingio, non più in grado di garantire la difesa della popolazione, assunta ora dai potenti signori locali e dai loro guerrieri. L'Europa è popolata di castelli per difendersi dagli attacchi nemici. I più importanti feudi divengono signorie bannali (“banno” = supremo diritto di ordinare). I signori trovarono le risorse necessarie alla guerra nella popolazione delle campagne, con imposte e prestazioni di lavoro sulle terre che il signore sfrutta direttamente.
Il cavaliere entra nell'ordine perché accetta delle regole, si obbliga a dei doveri: il primo è quello di mantenere e difendere la santa fede cattolica in quanto l'ideale cavalleresco è un ideale di nobiltà d'animo, che disegna un uomo che vive secondo rigidi principi morali. L'ideale cavalleresco nasce per incanalare la violenza, per sviluppare un guerriero ideale “puro” che metteva sullo stesso piano le doti fisiche e morali, corpo e anima, cosa che la Chiesa non poteva permettere.
Si forma inoltre una nuova nobiltà dai contorni aperti, in cui si sottolineava la funzione svolta dall'individuo, mettendo in ombra la famiglia alla quale apparteneva. Non tutti i milites erano di pari grado, ma variavano a seconda della grandezza dei feudi. Il signore armava i ministeriali, schiavi di casa con obblighi militari: erano dei veri guerrieri.
Nasce il problema della successione all'interno dei feudi con l'ereditarietà: ereditano tutti i figli o solo alcuni? La prima è distinzione tra maschi e femmine: ereditano solo i maschi. Poi è il primogenito ad ottenere i grandi beni della famiglia. I restanti figli si dedicano o alla vita ecclesiastica o alla cavalleria errante (giovani aristocratici dell'ordine cavalleresco che vagano per il mondo in cerca di fortuna con la loro attività militare).
La cavalleria è un modo per definire l'appartenenza per nascita all'aristocrazia anche di chi non ne farebbe più parte dal punto di vista economico. La Francia è il primo paese in cui apparvero feudalesimo (termine usato per la prima volta da Gaetano Filangieri nel 18o secolo) e cavalleria, ma vi furono altri esempi in altre parti d'Europa (ad esempio in Turchia esisteva il timar, cioè la concessione del terreno dal sultano per il mondo militare; è sempre proprietà dello stato quindi può essere ritirato).
Capitolo 5
La società feudale è piramidale: al vertice si trova il sovrano, poi i grandi signori, i loro vassalli, i vassalli dei vassalli e così via, con alla base i laboratores. L'ozio è simbolo di potere. La religione cristiana afferma il valore del lavoro, che però veniva visto sia come contrario della libertà - libertà che per i barbari consisteva nell'essere guerriero - sia conseguenza del peccato originale. Quindi il contadino veniva posto all'ultimo gradino della scala sociale nonostante l'essenzialità della sua opera.
Il pauper è chi possiede poco o nulla. Il suo opposto è il potente. Fino al 332 i coloni possono abbandonare il fondo che lavorano, poi non più; il principio di servitù della gleba continuerà ad essere ritenuto valido a lungo (un ruolo domestico che venne abolito nel 1794, ma solo nel 1815 si abolì anche la tratta degli schiavi; in USA scomparve nel 1865, e nel mondo nel 1948). La servitù medievale, diversa dalla schiavitù, rimaneva una condizione di non libertà personale caratterizzata dalla dipendenza dal padrone.
Nelle campagne del tardo impero dominavano le villae, proprietà lavorate e amministrate da schiavi, al cui interno c'era un complesso centro aziendale composto da numerosi edifici destinati ad usi diversi. Nel 2o secolo vennero divise in due parti:
- La prima era la riserva padronale, continuata ad essere lavorata da schiavi mantenuti dal padrone
- La seconda veniva divisa in lotti dati a contadini liberi in cambio di denaro\alimenti\impegno a fornire lavoro per la coltivazione
Le villae poi vennero indicate col termine curtes: la riserva è indicata come pars dominica, i cui frutti vanno al dominus; l'altra assume il nome di pars massaricia. C'era quindi un rapporto servile tra padrone e contadino, che dava il raccolto al primo sottraendo la parte che deve sostenere alla famiglia. Spesso non sono separati da alcuna chiusura permanente: sono open fields.
Il massaricium è diviso in lotti chiamati mansi, porzioni di terra per nutrire una famiglia. Ai coltivatori che ricevono il manso sono imposti canoni e lavoro sul dominicum (corvées: opera richiesta; prima era un servizio personale, poi collettivo). È una prestazione d'opera per il funzionamento della corte. Si sviluppa quindi un'economia di autoconsumismo (sostentamento famiglia contadina e signorile): tutto quello che viene prodotto nella curtis resta al suo interno, mentre quello che avanzava va nelle città, luoghi di consumo.
Le differenze tra villa e curtis sono profonde: le prime erano ubicate in aperta campagna, le seconde in villaggi già abitati o presso risorse idriche\boschi. I prodotti della villa giravano il mondo, erano per lo scambio, quindi la produzione poteva essere specializzata. L'autorità si misurava col numero di persone che il potente poteva sfamare: la curtis tende a consumare al suo interno quanto produce e produrre tutto quanto le serve – è un'economia chiusa in cui si trovano tutte le competenze per soddisfare i bisogni. Della curtis fanno parte tutti gli artigiani necessari, che ricevono materie prime, con lo scambio o col saccheggio, fuori dalla curtis.
Nella curtis diminuisce il numero degli schiavi alloggiati nella dimora del signore e aumentano quelli a cui il signore dà un'abitazione e un manso perché:
- È difficile approvvigionarsi schiavi sul mercato
- Per potere avere le braccia necessarie alla coltura occorre assicurarsi che l'allevamento interno produca a sufficienza
- Bisogna assicurarsi la miglior cura dei campi
Altri fattori importanti: mentalità meno orientata verso lo scambio; il cristianesimo induce a trattare meglio gli schiavi. Il servo casato (schiavi con una loro casa) è obbligato a prestare una quota del suo lavoro sul dominicum e pagare tributi: ciò assicurava un buon lavoro dei campi e una continua riproduzione della forza-lavoro, perché egli doveva avere famiglia.
Lo schiavo che lavora sul manso raggiunge una relativa indipendenza: dall'11o secolo l'insieme di contadini sia liberi che servili vengono chiamati manentes, cioè coloro che devono restare sul luogo che coltivano. L'epoca impone sempre una minor libertà personale ai coloni e pure agli allodi (coltivatori esenti da oneri feudali).
I contadini hanno una resistenza attiva o passiva; anche i non liberi lottano contro il loro stato perché la loro opera è sempre più indispensabile alla coltivazione del dominicum, dato che senza di loro il dominicum non potrebbe essere più coltivato. Spesso quindi si sollevano contro i padroni (es. servi della gleba). I contadini vivevano raggruppati e ciò permetteva un aiuto reciproco anche dal punto di vista morale. Lo scontro unisce questi contadini e i signori dovettero tener conto di questa resistenza, usando due soluzioni:
- Le comunità riconoscevano il dominio del signore sui feudatari, ma questi doveva riconoscere il diritto ad usufruirne da parte della comunità
- La terra comune veniva spartita fra signore e comunità
La resistenza diminuì: si espresse anche con la fuga, col banditismo, rubacchiando: per questo i contadini vengono guardati con sospetto (sono rustici, “uomini pessimi che non hanno timore di Dio né rispetto”).
Fra 11o e 13o secolo si verifica una netta divisione tra Alto e Basso Medioevo, caratterizzato dalla città. Sviluppo demografico e forte movimento migratorio verso la città sono causa del rifiorire di antichi nuclei urbani. La ripresa urbana avviene per l'aumento delle incursioni e degli scambi: ciò produsse un aumento della richiesta di beni.
L'azienda agraria produceva anche un'eccedenza (surplus) per chi non lavorava: per il signore e per la Chiesa, che riceveva da tutto il territorio la “decima”. L'afflusso delle eccedenze agricole creava una concentrazione di ricchezza: si concentrarono nelle città gli uomini capaci di produrre i beni richiesti, e con l'aumento di popolazione e materie prime la città diventa centro di commercio.
In Europa domina il centro urbano costruito in riva a un fiume con uno più ponti e dei centri abitati sull'altra sponda. Il commercio si restringe ma non cessa mai di esistere: Carlo Magno introdusse le monete d'argento. Per commerciare occorre sicurezza, non più assicurata sulle strade: nascono quindi le fiere, luoghi di scambi gestiti dalle città in cui partecipavano mercanti dall'estero, in cui la sicurezza era garantita.
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