Storia economica dell'Italia contemporanea
L'Italia della ricostruzione economica e dell'apertura all'economia mondiale
La situazione economica italiana nell'immediato secondo dopoguerra non si può comprendere senza prima interrogarsi su un importante quesito: sino a che punto l'Italia fu un Paese sconfitto? In Italia nel luglio 1943 avvenne un colpo di stato che vide uniti monarchia, settori meno autoritari e filotedeschi del partito fascista e la borghesia industriale (che dinnanzi alla guerra ormai perduta voleva riallacciare i rapporti con le potenze anglosassoni). L'obiettivo, raggiunto, del colpo di stato era la defenestrazione di Mussolini ed il cambiamento delle alleanze militari: l'8/9/'43 l'Italia si schierò con l'esercito americano, che risaliva la penisola dal sud e unito ai partigiani del nord liberava l'Italia dagli invasori nazisti e dai fascisti filonazisti.
La partecipazione delle forze partigiane e delle forze armate regolari al fianco dei vincitori diede all'Italia uno statuto particolare nel contesto della ricostruzione del secondo dopoguerra: la politica economica italiana ebbe infatti ampi margini di autonomia. (NB: Situazione economica italiana: inflazione. Politica economica italiana: deflattiva.)
Piano Marshall
Al termine della guerra la tragica situazione dell'Europa in generale sembrava avvantaggiare il comunismo: la disperazione facilitava la diffusione di idee socialiste e i partiti di sinistra predominavano in tutti i fronti antifascisti. Il Piano Marshall -uno speciale programma di aiuti per favorire la ricostruzione e la ripresa economica in Europa- garantendo la ripresa e la stabilità dei governi, arginò l'impeto delle sinistre. I capitali americani furono essenziali nel mantenere la stabilità politica: i finanziamenti del Piano consentirono ai governi europei di evitare, a causa della carenza di moneta, politiche economiche austere, scongiurando così possibili tensioni sociali dovute a eventuali compressioni di salari e consumi.
Dietro alla decisione di erogare sovvenzioni all'Europa, gli Stati Uniti, oltre a motivazioni morali e valutazioni politiche, celarono anche un calcolo economico: l'economia americana aveva bisogno di mercati in cui esportare i propri prodotti per continuare l'espansione del tempo di guerra: l'Europa rappresentava, in questo senso un potenziale immenso. Il Piano Marshall conteneva anche l'ambizione a lungo termine di integrare l'economia europea in un'unica area di libero scambio, arrivando a introdurre nel Vecchio Continente un sistema federale simile a quello americano. Un'ambizione questa che andava oltre il contenimento del comunismo. All'obiettivo dell'integrazione europea si frapponevano tuttavia diversi ostacoli, fra i quali la volontà di ciascuno stato di non cedere parte della propria sovranità economica ad un organismo internazionale.
La Guerra di Corea (1950-53) rappresentò un punto di svolta, decretando la fine anticipata del Piano Marshall: gli aiuti americani necessari a sostenere la crescita economica furono destinati a finanziare le spese militari. Si può dire che la classe politica italiana scambiò con gli Stati Uniti il saldo controllo che essa deteneva sul Paese in funzione anticomunista con una sorta di mano libera nella politica economica. Uno scambio che funzionò, in quanto permise di raggiungere entrambi gli obiettivi: la crescita dell'economia ed il contenimento del comunismo.
Fattori fondamentali nel processo di ricostruzione economica italiana
- La guerra in Italia fu prevalentemente combattuta nel centro e nel sud, conservando, pertanto, il patrimonio industriale del Paese concentrato soprattutto al nord, nel triangolo industriale Milano-Torino-Genova.
- Nel periodo 1945-47 nelle fabbriche vigeva grande concordia e collaborazione: i partiti di sinistra ed il sindacato unico collaboravano con il governo e gli industriali per mantenere basse le richieste salariali, per diminuire la conflittualità e per sviluppare la produzione.
- Lo scoppio della guerra in Corea fu un ulteriore stimolo alla crescita dell'industria pesante italiana. L'Italia si inserì in un'importantissima congiuntura internazionale.
- Dopo la fine della guerra nelle campagne, soprattutto del sud, si manifestò un acceso clima di tensione: i contadini occuparono le terre dei latifondisti, con grandi manifestazioni e scontri con la polizia. La politica scelta dinnanzi a tale situazione non fu repressiva, ma, anzi, riformatrice: alla rivolta si rispose con la riforma agraria, che suddivise i latifondi tra le famiglie di contadini, in modo da creare una rete di aziende contadine e capitalistiche che permisero il risollevamento delle sorti dell'agricoltura. Gli obiettivi politici della riforma miravano, oltre che a placare le tensioni sociali, anche (della DC) a:
- Eliminare le condizioni che favorivano il consenso al PCI e ai movimenti sindacali della sinistra da parte dei contadini poveri del Mezzogiorno.
- Mantenere la manodopera nelle attività agricole e di ricostruire un tessuto sociale ancorato alla campagna, partecipe ed interessato alle sorti del sistema democratico repubblicano.
- Si risolse il problema della mancanza di energia idroelettrica, necessaria all'industria, con lo sfruttamento delle risorse di gas metano e idrocarburi della Pianura Padana. Nacque l'ENI, Ente Nazionale Idrocarburi, un'azienda multinazionale nata sulle ceneri dell'AGIP, creata dallo Stato Italiano come ente pubblico nel 1953 sotto la presidenza di Enrico Mattei (che fu presidente fino alla morte nel 1962), alla quale veniva concesso il monopolio nella ricerca e produzione di gas metano e idrocarburi nell'area della Pianura Padana (poi in Sicilia). L'ENI nacque nonostante l'iniziale opposizione degli industriali privati e delle compagnie petrolifere estere operanti in Italia (le Sette sorelle): quella dell'ENI era considerata concorrenza sleale, perché le sue attività di ricerca erano finanziate dallo Stato. Sotto la presidenza di Mattei, l'ENI negoziò rilevanti concessioni petrolifere in Medio Oriente e un importante accordo commerciale con l'Unione Sovietica: queste iniziative contribuirono a rompere l'oligopolio delle Sette sorelle, le majors (compagnie petrolifere anglo-americane) che allora dominavano l'industria petrolifera mondiale. La fondazione dell'ENI fu fondamentale per evitare la monopolizzazione del mercato energetico italiano: l'intervento pubblico e il diritto d'esclusiva si configurarono come potenti mezzi antimonopolistici. Mattei, infatti (insieme alla classe politica ed ai gruppi economici) voleva sfuggire al controllo dei prezzi e delle quantità imposto dalle majors; nel 1946 il 77% dell'approvvigionamento europeo proveniva dall'emisfero occidentale; nel 1961 il 90% era di provenienza medio-orientale. Il disegno di Mattei era volto a raggiungere un ragionevole grado di indipendenza energetica, autonomia nazionale e competizione all'estero, ponendo l'Italia fuori dalle logiche del cartello economico*, accusato di svenare il Terzo mondo. Disegno interrotto dalla morte improvvisa del presidente della ENI nel 1962. *[accordo tra più produttori di un bene o un servizio per porre in essere delle misure che tendono a limitare la concorrenza sul proprio mercato, impegnandosi a fissarne alcuni parametri quali le condizioni di vendita, il livello dei prezzi, l'entità della produzione, le zone di distribuzione, ecc.]
- Il non rispetto della politica economica liberista: la pratica liberista venne sostituita da una pratica interventista, di sostegno all'industria, fatta di interventi statali diretti a concedere crediti e a favorire le esportazioni, consentendo, pertanto, lo sviluppo delle imprese più forti e la crescita di quelle più deboli.
- Il ruolo svolto dalla classe politica: una classe politica giovane ed antifascista, formatasi nella lotta antifascista e nella Resistenza, oppure cattolica ed afascista. Una classe politica mirante a costruire non le proprie fortune personali, ma il bene comune.
Fattori negativi nella ricostruzione economica
- La ricostruzione economica avvenne soprattutto al nord e nel centro Italia, ma scarsamente al sud, dove la mobilitazione sociale ed i partiti di massa erano più deboli. In questo peculiare quadro politico-sociale agì la mafia (che dal fascismo non venne sconfitta, ma solo repressa), alla quale ricorsero dapprima gli americani, poi i politici italiani, contro la minaccia comunista.
- La politica economica interventista/protezionista fece sì che tra le imprese si aprì un dualismo: quelle esposte alla concorrenza internazionale furono più efficienti ed innovative; quelle "racchiuse dentro una bolla" non ebbero conseguenze positive nel lungo termine.
- La Costituzione, seppure creata in un contesto di grande concordia e solidarietà nazionale, con la classe politica antifascista unita sui punti fondamentali (carattere democratico dei diritti civili e giuridici; carattere proporzionale della rappresentanza; forma bicamerale; ruolo fondamentale di partiti e sindacati; decentramento dello Stato...), tuttavia trovò ostacoli da parte delle forze conservatrici nella sua applicazione. Questo provocò scompensi e squilibri nell'apparato amministrativo e la creazione di poteri occulti annidatisi nello Stato: per esempio, lobby (gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e senza incarichi di governo, esercitano la loro influenza, corruzione; su chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l'emanazione di provvedimenti normativi in proprio favore) clientelismo e corporativismo dei partiti e dei sindacati (pratica di favoritismi e scambi).
Italia del dopoguerra
Nel 1947 venne firmato il trattato di Parigi, tra:
- Gli Alleati, vincitori della IIGM: USA, URSS, Regno Unito, Francia, Polonia, Jugoslavia, Cecoslovacchia, Grecia e altri;
- Le potenze dell'Asse, sconfitte: Italia, Romania, Ungheria, Bulgaria e Finlandia. La Germania venne esclusa.
L'Italia dovette cedere i territori occupati durante la guerra alla Jugoslavia (come Istria e Fiume), alla Grecia e alla Francia. Inoltre, cedeva tutte le sue colonie (Libia, Eritrea, Somalia, Etiopia, Albania); Trieste venne sottoposta al controllo anglo-americano, pertanto l'Italia doveva ritrovare un proprio ruolo politico ed economico nel contesto europeo e mondiale.
Due furono le decisioni importanti che aiutarono il rilancio dell'Italia nel panorama internazionale.
- La prima, di carattere esterno, furono le decisioni prese nella conferenza di Bretton Woods nel 1944, conferenza tenutasi per stabilire le regole delle relazioni commerciali e finanziarie tra i principali Paesi industrializzati del mondo, ovvero per controllare la politica monetaria internazionale. Qui venne stabilito un sistema monetario dollaro-centrico basato su rapporti di cambio fissi tra le valute, tali da garantire stabilità al commercio internazionale (evitando, pertanto, le svalutazioni competitive, attuate a partire dalla crisi del '29). Vennero inoltre creati organismi atti a tutelare il libero scambio come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Sul lungo termine, bisogna riconoscere agli accordi di Bretton Woods il merito di aver risollevato il commercio mondiale, dopo la brusca caduta 1929-47 e le conseguenti misure protezionistiche assunte da ogni Paese per cercare di difendersi dalla "grande depressione" (che nell'Italia fascista si tradussero con l'autarchia=autogoverno ed autosufficienza economica: economia chiusa).
- La seconda, di carattere interno: gli accordi di B.W. portavano necessariamente l'Italia ad abbandonare ogni misura protezionistica e ad adottare un sistema d'economia aperta e liberale: condizione indispensabile per un processo di ricostruzione economica. Pertanto vennero, seppur timidamente, ridotte le tariffe doganali e vennero stipulati importanti accordi con i Paesi europei: 1949, Organizzazione economica della Comunità europea; 1950, Unione europea dei pagamenti; 1953, Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA, con lo scopo di mettere in comune in Europa queste due materie prime); 1957, Mercato comune europeo (MEC, precursore dell'Unione Europea).
Situazione economica
- Maggiori danni subiti al sud, dove si era maggiormente combattuta la guerra; industrie del nord "salve".
- Gravi condizioni del patrimonio abitativo e dei trasporti su strada e su rotaia.
- Situazione energetica in crisi, a causa dell'interruzione delle importazioni di carbone dalla Germania, la grande sconfitta, e dalla Gran Bretagna, occupata in un periodo di conflittualità sindacale; era necessario ricostruire il potenziale idroelettrico.
- Il settore idroelettrico era tra quelli portanti dell'economia italiana (ed il più moderno), insieme a quello tessile e quello alimentare (arretrati). I settori portanti del sistema industriale moderno, industria siderurgica, chimica e meccanica, erano ancora modesti (grande sviluppo dagli anni ’50-‘60).
- Agricoltura in situazione non brillante, per effetto dell'autarchia e dell'esasperazione della cerealicoltura; grave la situazione zootecnica, della produzione di latticini e delle colture pregiate.
- Malcontento ed agitazioni contadine per il miglioramento delle condizioni di vita e per la riforma dei contratti agrari.
- Il ritorno degli uomini dal fronte gonfiava la popolazione ed aumentava il già alto tasso di disoccupazione; emigrazione verso il nord.
- Le importazioni stagnarono; le esportazioni crebbero, soprattutto con lo scoppio della guerra di Corea.
- Gli aiuti finanziari americani all'Italia furono minori di quelli concessi ad altri Paesi, in quanto furono basse le richieste dell'incapace burocrazia economica italiana. Inoltre, tali aiuti, benché indirizzati alle industrie, vennero utilizzati per la ricostruzione delle riserve valutarie del Paese (capitale detenuto dalla Banca centrale allo scopo di garantire la circolazione bancaria, facilitare gli scambi commerciali, garantire prestiti esteri e saldare eventuali deficit della bilancia dei pagamenti).
- Elevata inflazione, riconducibile principalmente a due ragioni:
- Con la fine della guerra iniziò una consistente immissione di moneta cartacea da parte delle autorità militari alleate (le Amlire);
- Il brusco adeguamento del cambio lira-dollaro, con una svalutazione implicita della nostra moneta di circa cinque volte.
Quindi, il Governo si trovò a dover affrontare difficoltà economiche crescenti. In questa fase fu fondamentale la posizione autorevole di Luigi Einaudi (governatore della Banca d'Italia, prima, ministro del bilancio e presidente della repubblica, poi). Inizialmente, Einaudi propose di eliminare i prezzi politici che gravavano sul bilancio dello Stato e di effettuare una drastica riduzione della spesa pubblica; nonostante ciò, però, l'inflazione continuava a crescere in maniera vorticosa. Pertanto Einaudi decise, nel 1947, una drastica misura di restrizione monetaria, con l'introduzione della riserva obbligatoria per le banche: la percentuale dei depositi che per legge la banca è tenuta a detenere sotto forma di contanti o di attività facilmente liquidabili. [Per fare un esempio: se la riserva è il 2%, ogni 100 euro di depositi, la banca deve. Lo scopo della riserva è di tenere 2 euro in attività liquide o facilmente liquidabili, mentre può prestare i restanti 98 euro] obbligare le banche a garantire un livello minimo di liquidità, che deve soddisfare la normale operatività degli istituti. Le classi medie non videro il deprezzamento dei loro averi e gli speculatori "rimpatriarono" i capitali, facendo aumentare le riserve valutarie, che andavano ad aggiungersi ai finanziamenti americani necessari per le importazioni. Di qui la rapida crescita economica degli anni ’50 e ’60 ed i grandi cambiamenti che ne seguirono.
La rapidissima crescita
-
Riassunto esame storia economica, prof. Giulio Sapelli, libro consigliato: Storia Economica del mondo, vol.2, Neal …
-
Riassunto esame Storia contemporanea, Prof. Facchetti Giulio, libro consigliato La formazione degli Stati Uniti, Ar…
-
Riassunto esame Fonti per la storia dell'arte moderna e contemporanea, Prof. Rossi Laura, libro consigliato L'Ottoc…
-
Riassunto esame Storia economica e dell'impresa, Prof. Licini Stefania, libro consigliato Storia economica contempo…