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Storia economica del mondo, vol II, Rondo Cameron e Larry Neal

L'alba dell'industria moderna

All'inizio del '700 diverse regioni europee, soprattutto occidentali, avevano sviluppato discrete concentrazioni di industria rurale, in gran parte nel settore tessile. Questo processo di espansione prende il nome di protoindustrializzazione, ed interessò in particolar modo le Fiandre e l'Inghilterra. La protoindustria era un'attività rurale, che si svolgeva nelle case di campagna, organizzata da imprenditori urbani, che rifornivano la forza lavoro di materia prima, per poi esportare la produzione verso mercati lontani (Es: il lino delle Fiandre esportato nell'impero spagnolo).

La forza lavoro era rurale e dispersa, costituita da unità familiari (marito, moglie, figli), che spesso coltivavano anche piccoli appezzamenti di terreno per la sussistenza. La protoindustria si occupava di beni di prima necessità, in particolare tessili, non mancavano, tuttavia, altri tipi di industrie di grandi dimensioni e ad alta concentrazione: industria del carbone; ferrerie; fabbriche di piombo, rame e vetro; cantieri navali.

Caratteristiche dell'industria moderna

Il periodo vero e proprio dell'industrializzazione va dal XVIII sec. alla prima metà del XX sec. La caratteristica principale del passaggio dalla preindustria all'industria moderna fu l'ascesa del settore secondario (industria estrattiva, manifatturiera e delle costruzioni) ed un forte ridimensionamento dell'agricoltura, alla cui diminuita importanza corrisponde, comunque, un'enorme crescita della produttività dell'agricoltura moderna, che la mette in grado di sostenere una numerosa popolazione non agricola.

Questo importante processo di trasformazione avvenne innanzitutto in Gran Bretagna, definita la prima nazione industriale. Nel corso di tale trasformazione, che è meglio definire come "nascita dell'industria moderna", e non "rivoluzione industriale" (in quanto fu un processo lungo e continuo), emersero importanti caratteristiche che distinguono in modo netto l'industria moderna da quella premoderna:

  • L'uso di macchine azionate da energia meccanica, per lo svolgimento di compiti compiuti in precedenza molto più lentamente dal lavoro umano e animale;
  • L'uso di nuove fonti di energia, in particolare combustibili fossili che sostituivano la legna e il carbone di legna come combustibile;
  • L'impiego diffuso di materiali che non si trovano in natura, grazie ad un importante sviluppo della chimica.

Rivoluzione industriale: un termine equivoco

Il termine rivoluzione industriale per indicare il processo di trasformazione dell'industria che avvenne nel XVIII sec. in Gran Bretagna può essere fuorviante, in quanto tale cambiamento non avvenne in maniera drastica, seppur i cambiamenti furono eccezionali: introduzione delle macchine ad energia meccanica nell'industria tessile, invenzione della macchina a vapore di James Watt e trionfo del sistema di fabbrica nel processo di produzione.

Studi recenti hanno dimostrato, infatti, che i cambiamenti furono in principio modesti e che l'industria britannica cominciò ad assumere il suo carattere moderno solo attorno al 1850. Certo è, che i cambiamenti furono di importanza epocale, e non riguardavano solo l'industria e l'economia, ma anche la cultura e la società.

Requisiti dell'industrializzazione

La prima rivoluzione industriale in Inghilterra è delimitata dallo storico Thomas Ashton fra il 1760 e il 1830. Le cause del fenomeno d'industrializzazione non sono interamente definite, ma più elementi convergenti e reciprocamente trainanti l'hanno determinato. La macchina a vapore, con la quale spesso si identifica la rivoluzione industriale, è solo uno fra i tanti fattori dell'industrializzazione e solo una fra le innumerevoli innovazioni tecniche dell'epoca.

La rivoluzione industriale è determinata da un insieme di rivoluzioni settoriali: dall'agricoltura ai trasporti, dalla popolazione alle innovazioni tecniche e finanziarie. La prima rivoluzione industriale inglese riguarda il settore tessile e metallurgico ed è preceduta dalla rivoluzione agricola.

Nel XVIII sec. nella società inglese si manifestò una spiccata propensione a sperimentare: artigiani ingegnosi, meccanici ed ingegneri autodidatti realizzarono importanti invenzioni, e tale propensione coinvolse anche la popolazione agricola, la più conservatrice.

Rivoluzione agricola

In ambito agricolo, infatti, l'Inghilterra accrebbe notevolmente la produttività agricola (seppur diminuendo la quantità di manodopera) nel XVIII sec., grazie ad un fenomeno importantissimo: quello delle enclosures, la recinzione dei campi aperti, che da una parte sfavorì i contadini (privati dei benefici che traevano da quei campi, come il diritto di pastorizia) e i numerosi piccoli proprietari terrieri, costretti a vendere i propri appezzamenti, piccoli, sparsi e destinati per lo più alla sussistenza; dall'altra favorì i grandi proprietari terrieri, che ingrandirono i propri possedimenti e poterono gestirli liberamente e privatamente.

Si eliminava, in questo modo, l'impronta del sistema feudale e collettivistico, in direzione di uno capitalistico e individualistico; per questo le enclosures furono un fattore decisivo nell'avviare la modernizzazione dell'agricoltura.

L'aumento della dimensione del singolo appezzamento di terreno e la possibilità di gestirli privatamente permisero un incremento della produttività agricola attraverso l'introduzione di nuove tecniche, nuove culture e nuove rotazioni (era infatti difficile, con il sistema dei campi aperti, mettere d'accordo tutti gli interessati sull'introduzione di nuove culture o rotazioni.)

Vennero così introdotte nuove colture e nuove tecniche, come, per es., l'agricoltura convertibile, che prevedeva l'alternanza di campi coltivati e pascoli temporanei, in luogo di arativi e pascoli permanenti. Essa aveva il duplice vantaggio di ripristinare la fertilità del suolo e di permettere l'allevamento di una quantità più ingente di bestiame, con la conseguente maggior disponibilità di letame, nonché di carne, prodotti caseari e lana.

La maggiore produttività dell'agricoltura inglese permetteva di sostenere una popolazione in crescita e di creare un surplus destinato all'esportazione: si trasforma, così, da agricoltura di autoconsumo ad agricoltura di mercato. L'Inghilterra cominciava ad assumere un ruolo di capofila nell'economia europea, grazie anche ai propri vantaggi territoriali e politici.

Sistema bancario e di trasporti

Sistema bancario: Nascita del sistema bancario inglese.

Sistema di trasporti: Prima dell'era delle ferrovie (1830-1840), erano i corsi d'acqua a rappresentare le vie di trasporto più comode ed efficienti. La natura insulare, la lunga linea costiera, i numerosi porti naturali, i corsi d'acqua navigabili, la fitta rete di canali che univano i fiumi alle miniere o ai porti, furono alla base della precoce prosperità della Gran Bretagna, oltre che un efficiente sistema stradale, finanziato dal pedaggio pagato dagli utenti.

Trovare comodi ed economici sistemi di trasporto era importantissimo per la grandezza e la pesantezza dei beni trasportati, come il carbone e i minerali dalle miniere alle fonderie, il legname da costruzione, i cereali dalle campagne ai centri urbani.

Tecnologia industriale e innovazione

Fusione del metallo ferroso con il carbon coke: Bruciando parzialmente la legna si otteneva un combustibile migliore di essa: il carbone di legna. Ma il grande utilizzo che si faceva nelle case di questo tipo di carbone per il riscaldamento ed in cucina, nonché la crescente richiesta di legno per le costruzioni navali, portò al pericolo dell’esaurimento delle risorse forestali.

Sorse pertanto la necessità di trovare un'alternativa al carbone di legna. Già dal tempo dei Romani si conoscevano delle piccole pietre, il carbon fossile, di cui il sottosuolo inglese era ricco, che bruciavano facilmente, ma dato che non c'era mai stato bisogno di utilizzarle non le provò mai nessuno. Ora, spinti dalla necessità, gli inglesi decisero di sfruttarle.

La fusione dei minerali di ferro con il carbone fossile, però, a causa delle sue impurità, rendevano il ferro fragile e quindi inutilizzabile. La soluzione a questo problema la trovò l'ingegnere Coke che, mediante un processo di "distillazione distruttiva", trovò il modo di eliminare le impurità del carbone fossile. Abraham Darby, nel 1709 operò la prima fusione del ferro con il carbon Coke in sostituzione del tradizionale carbone di legna.

Grazie a questa invenzione la Gran Bretagna divenne la più grande esportatrice di ferro e di prodotti ferrosi.

Invenzione della macchina a vapore: Data la forte richiesta di carbon fossile, ben presto si esaurirono gli strati superficiali delle miniere: bisognava scavare in profondità, ma l'acqua sotterranea inondava le miniere e rallentava il lavoro, provocando disastri. Fu allora che alcuni inventori (ricordiamo Savery, Newcomen e James Watt) misero a punto i primi modelli di macchina che utilizzavano il vapore per estrarre l'acqua in modo rapido ed efficace. Watt entrò in stretto contatto con Boulton ed insieme tentarono di commercializzare questa macchina.

Ben presto la Gran Bretagna divenne il più grande produttore di carbone del mondo. Alcuni perfezionamenti ideati da Watt offrirono alla macchina nuove possibilità d’applicazione, come la macinatura del grano e la filatura del cotone: nel 1785 venne azionata da una macchina a vapore la prima filanda. Tale avvenimento diede un impulso decisivo ed una spettacolare accelerazione ad un processo di cambiamento già in atto.

Certamente l'industria tessile, soprattutto di lana e lino, era un settore molto importante nella Gran Bretagna pre-industriale, ma la manifattura del cotone era un settore abbastanza nuovo e, per questo, meno soggetta a legislazioni repressive che ne ostacolavano i cambiamenti tecnici, per questo già nel XVIII sec. si tentò deliberatamente di inventare macchine che permettessero di risparmiare manodopera, sia nella filatura sia nella tessitura.

Nell’arco di pochi anni furono inventati diversi apparecchi per la filatura meccanica (es: la “jenny”-> non richiedeva energia meccanica ma permetteva ad un solo uomo di utilizzare una batteria di fusi; il filatoio idraulico-> utilizzava l’energia dell’acqua; la “mula”-> incorporava elementi dei primi due, alla quale fu poi applicato il vapore).

Le innovazioni tecniche favorirono un rapido incremento della domanda di cotone: l’importazione di cotone grezzo dall’India e dall’Oriente passò da 500 tonnellate scarse all’inizio del 1700 a 25.000 tonnellate nel 1800, per questo cominciò ad essere prodotto cotone anche nelle colonie dell’America del Sud, le quali, grazie all’invenzione di un americano della sgranatrice meccanica, divennero le principali fornitrici di materia prima per quella che divenne rapidamente la più importante industria britannica.

I bassi prezzi del cotone soppiantarono le vendite di lana e lino, la cui produzione era regolata da una rigida legislazione: questi due settori dovettero aspettare la seconda metà del 1800 per vedere trasformazioni.

Quindi: innovazione tecnica nel settore siderurgico e cotoniero, introduzione della forza a vapore furono il nocciolo della prima industrializzazione britannica ma non l’unico:

  • Alcune fabbriche aumentarono la produttività grazie alla specializzazione e alla divisione del lavoro;
  • La chimica fu soggetta a importanti progressi: alcuni chimici, alle prese con la scarsità delle materie prime, ricercarono nuove sostanze che sostituissero quelle di derivazione naturale: scoprirono l’acido solforico, usato come sbiancante nelle industrie tessili al posto del latte acido; poi sostituito dal cloro; trovarono un nuovo metodo per produrre gli alcali, che sostituiva il metodo di bruciatura di sostanze vegetali, facendo uso del sale.

All’industria del carbone si deve, oltre che l’invenzione della macchina a vapore, anche quella delle ferrovie: le ricerche del carbone si spingevano sempre più in profondità e, pertanto, si cercò un metodo più comodo per trasportare in superficie un bene tanto pesante e voluminoso. A trasportare le slitte sui binari erano soprattutto donne e bambini (poi anche ponies). Una fitta rete di binari venne costruita per trasportare il carbone anche in superficie, dalle miniere ai moli o alla costa, dapprima in vagoni trainati da cavalli, poi venne applicata anche in questo ambito la forza del vapore.

La realizzazione della locomotiva a vapore fu un processo lungo e il merito va a Trevithick, che nel 1804 realizzò la prima locomotiva a vapore per binari, poi perfezionata da molti altri ingegneri. La Liverpool-Manchester, inaugurata nel 1830, è considerata la prima linea ferroviaria di trasporto al mondo.

Varianti regionali

La rivoluzione industriale è certamente partita dalla regione dell'Inghilterra, ma l'andamento del cambiamento nell'isola fu eterogeneo.

  • I bacini carboniferi erano concentrati nei Midlands (centro), così come l’industria del cotone (Lancashire); l’industria siderurgica nei Midlands occidentali.
  • Londra fu una fiorente metropoli, con numerose industrie di prodotti di consumo (in particolare fabbriche di birra); il Sud rimase fortemente agricolo, ma tutt’altro che povero: il suolo era molto fertile e l’organizzazione agraria molto avanzata; il Nord, dedito alla pastorizia, era più arretrato economicamente.
  • Il Galles, conquistato dagli inglesi nel Medioevo, da sempre trattato come una terra povera, vide la nascita di una forte industria siderurgica, grazie alla presenza di bacini carboniferi nel sud della regione, essa era però orientata all’esportazione. Il nord, montagnoso, era dedito alla pastorizia e povero.
  • La Scozia, invece, conservò la propria autonomia dall’Inghilterra, fino all’unione volontaria dei parlamenti nel 1707. Fino a metà del XVIII sec. fu una regione povera ed arretrata, dedita ad un’agricoltura di sussistenza. Meno di un secolo dopo, la Scozia era industrializzata, al pari dell’Inghilterra, producendo soprattutto cotone e ghisa grezza. La fortuna di questa spettacolare industrializzazione è da ricercarsi nell’ingresso della Scozia nell’Impero britannico, che le diede accesso non solo ai mercati inglesi, ma anche a quelli coloniali. Inoltre il precoce sistema bancario scozzese era separato da quello inglese, quindi immune dalle regolamentazioni governative, per cui offriva agli imprenditori facile accesso al credito e ai capitali. L’assenza di un’amministrazione politica (di un governo centrale) fino al 1885 fu per la regione un grande vantaggio.
  • L'Irlanda non riuscì ad industrializzarsi: gli inglesi la trattarono sempre come una provincia conquistata. La popolazione crebbe inesorabilmente tra il 1750 ed il 1850, ma senza un’adeguata industrializzazione e urbanizzazione, situazione aggravata dalla grave carestia di patate, che portò una gran quantità di irlandesi a migrare.

Aspetti sociali della prima industrializzazione

La popolazione della Gran Bretagna (così come quella europea) aumentò notevolmente nel periodo dell’industrializzazione: dal 1740, per raggiungere il culmine nel 1810-20 e scendere poi leggermente fino al 1850. L’industrializzazione fu certo un fattore che influì sulla crescita della popolazione, ma non l’unico.

  • Decremento del tasso di mortalità: vaccino contro il vaiolo, progressi conoscenze mediche, costruzione di nuovi ospedali, aumento del livello di vita.
  • Progressi dell’agricoltura: maggior abbondanza di cibo, maggior varietà, miglioramento dell’alimentazione.
  • Produzione del carbon fossile: abitazioni meglio riscaldate.
  • Produzione del sapone e di tessuti di cotone a basso prezzo: migliori condizioni igienico-sanitarie.
  • Grandi flussi migratori: immigrazione dalle regioni povere dell’Irlanda e rifugiati politici e religiosi dall’Europa continentale; emigrazione di inglesi verso il Nord America. Emigrazione interna da campagne a città: aumento popolazione nel nord-ovest a discapito del sud-est.
  • La popolazione di Londra nel 1700 superava i 500.000 abitanti, divenendo la maggior città inglese e, probabilmente, d’Europa.

Purtroppo la crescita delle città non ebbe solo aspetti positivi, ma anche negativi:

  • Le abitazioni erano fatiscenti e cadenti, nelle quali si affollavano le numerose famiglie delle classi lavoratrici;
  • Le infrastrutture sanitarie erano inesistenti: i rifiuti si gettavano per strada; le fognature, quando esistevano, erano fosse scoperte; frequenti erano le epidemie di colera;
  • Le strade erano strette, tortuose e senza illuminazione.

Tali condizioni erano dovute ad una crescita tanto rapida della popolazione, e ad una inadeguatezza dell’apparato amministrativo.

  • Nelle fabbriche lavoravano ad orari e a condizioni disumane anche donne e bambini (fenomeno di lunga tradizione, che il sistema di fabbrica non fece che adottare);
  • La distribuzione della ricchezza e del reddito era diseguale: le classi lavoratrici e in particolar modo gli operai di fabbrica e gli artigiani specializzati videro un progressivo miglioramento, soprattutto dal 1850, mentre i tessitori manuali scomparvero per effetto dell’obsolescenza tecnologica; ma chi traeva i maggiori benefici erano coloro che vivevano di rendite e profitti.

Lo sviluppo economico nell' '800: fattori determinanti

Il XIX secolo vede il trionfo dell’industrialismo come sistema di vita in Europa, in particolare nell’Europa Occidentale.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Manzanita86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Sapelli Giulio.
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