Cap. XII: LA CRESCITA DELL’ECONOMIA MONDIALE
L’importanza del commercio di lunga distanza è cresciuta molto nel XIX secolo, durante il quale l’Europa controllò almeno
il 70% del totale sia delle importazioni che delle esportazioni; il periodo di massima crescita si ebbe tra l’inizio degli anni
quaranta e il 1873. A causa dell’emigrazione e degli investimenti esteri crebbe anche il movimento internazionale delle
persone e dei capitali esteri. Col passare degli anni declinarono progressivamente i due ostacoli a tale movimento:
1. L’alto costo dei trasporti (ostacolo naturale): si arrese alle ferrovie e ai miglioramenti della navigazione;
2. Vennero ridimensionati i dazi sulle importazioni e le esportazioni (ostacolo artificiale), anche se verso la fine del
secolo si ebbe un “ritorno al protezionismo” (dazi più alti sulle importazioni).
-‐ La Gran Bretagna adotta il libero scambio
Nel XVIII sec. molte furono le argomentazioni sia intellettuali sia pratiche a favore del libero scambio. Il contrabbando era
un’attività redditizia, che intaccava le entrate statali e degli imprenditori. Già nel Settecento il governo britannico aveva
iniziato a modificare il suo assetto protezionistico, ma ciò fu interrotto dallo scoppio della Riv. Francese e dalle guerre na-‐
poleoniche.
Adam Smith analizzò i vantaggi del libero scambio, quali la specializzazione e divisione del lavoro tra nazioni oltre che tra
gli individui, soprattutto per quanto riguardava le differenze tra i costi assoluti di produzione. Tuttavia le argomentazioni a
favore del libero scambio si fondavano su ragioni puramente logiche.
Nel 1820 un gruppo di mercanti londinesi invocò il libero commercio internazionale davanti al parlamento, con una peti-‐
zione: questo fu un segnale di svolta nella pubblica opinione. Nello stesso periodo, nel partito dei tory conquistarono posi-‐
zioni di preminenza dei giovani il cui obiettivo era modernizzare le procedure di governo:
Robert Peel, ministro dell’Interno, dimezzò il numero dei delitti capitali;
• William Huskisson, ministro del commercio, semplificò e ridusse le restrizioni/tasse che ostacolavano lo sviluppo
• del commercio internazionale. La riforma parlamentare del 1832 estese il voto alla classe media urbana.
Il simbolo del sistema protezionistico britannico erano le Corn Laws (leggi sul grano -‐ dazi sulle importazioni). Dopo inutili
tentativi di abrogarle, Richard Cobden diede vita alla Anti-‐Corn Law League, per la mobilitazione dell’opinione pubblica.
Nel 1841 il governo whig, allora in carica, propose una riduzione delle tariffe sul grano e sullo zucchero ma, di fronte alla
loro bocciatura, il governo indisse nuove elezioni generali. In questa campagna elettorale i whigs proposero un ridimen-‐
sionamento delle leggi sul grano, mentre i tories si batterono per lasciare invariata la situazione. La vittoria fu dei tories,
ma il primo ministro Robert Peel aveva già decisio una revisione del sistema fiscale:
Abolizione delle tasse sulle esportazioni;
⇒ Eliminazione/riduzione di molte tasse sulle importazioni (non dei dazi sul grano);
⇒ Introduzione di un’imposta sul reddito per compensare la diminuzione delle entrate.
⇒
Nel 1845 l’Irlanda fu colpita dalla disastrosa carestia di patate; Peel presentò quindi un progetto di legge per l’abrogazione
delle leggi sul grano che fu approvato l’anno successivo, nonostante l’opposizione della maggioranza del suo partito.
Peel si ritirò dalla politica; William E. Gladstone diventò cancelliere dello Scacchiere, e poi primo ministro. I whigs ( libera-‐
li) divennero il partito del libero scambio e delle manifatture, mentre i tories ( conservatori) rimasero il partito degli inte-‐
ressi fondiari e dell’imperialismo.
Sempre nello stesso periodo il parlamento fece tabula rasa della vecchia legislazione “mercantilistica”: con Gladstone si
affermò un’intransigente politica liberoscambista. Dopo il 1860 rimasero pochi dazi solo sulle importazioni, applicati per
motivi di bilancio su prodotti non britannici.
-‐ L’età del libero scambio
Il trattato commerciale anglofrancese (o Cobden-‐Chevalier) del 1860 fu fondamentale per il passaggio verso il libero
scambio. La Francia aveva tradizionalmente una politica protezionistica, consistita nel divieto di importare tessuti di coto-‐
ne e lana, e nell’applicare tariffe molto alte su altre merci (tra cui anche materie prime e beni strumentali).
Il governo di Napoleone III, salito al potere col colpo di stato del 1851, desiderava conseguire una politica di amicizia con
la Gran Bretagna, per guadagnare status politico e rispetto diplomatico. Sebbene la Francia avesse tradizionalmente pre-‐
valso una politica protezionistica, una forte corrente di pensiero sosteneva il liberalismo economico. Napoleone chiamò al
senato uno di loro, Michel Chevalier, che convinse l’imperatore dei vantaggi di un trattato commerciale con la GB.
Secondo la costituzione francese del 1851, l’approvazione di ogni legge che riguardasse la nazione spettava al parlamento
bicamerale, mentre l’imperatore deteneva il diritto esclusivo di negoziare trattati con potenze straniere, le cui clausole
avevano in Francia forza di legge. Chevalier era amico di Richard Cobden (oppositore delle leggi sul grano), e attraverso lui
persuase Gladstone dell’opportunità di un trattato. In Gran Bretagna si riteneva che i vantaggi di una politica liberoscam-‐
bista sarebbero stati così evidenti che altre nazioni l’avrebbero spontaneamente adottata. Di conseguenza, un trattato ne-‐
goziato da Cobden e Chevalier verso la fine del 1859 fu firmato nel gennaio 1860.
Il trattato impegnava la Gran Bretagna a cancellare tutti i dazi sull’importazione di merci francesi ad eccezione del vino e
del brandy (beni di lusso). La Francia, da parte sua, revocò la proibizione dell’importazione di prodotti tessili britannici e
ridusse i dazi su un’ampia varietà di merci britanniche, rinunciando così a un estremo protezionismo a favore di una sua
forma più moderata.
Un aspetto importante di questo trattato fu la clausola della nazione più favorita: se una delle due parti avesse negoziato
un accordo con un paese terzo, entrambi i contraenti del trattato anglofrancese avrebbero beneficiato del trattamento ac-‐
cordato alla “nazione più favorita”. La Gran Bretagna non aveva potere contrattuale per negoziare con altri paesi, mentre la
Francia applicava ancora alti dazi sulle importazioni di meri dagli altri paesi. Il risultato di questi nuovi trattati fu che se la
Francia applicava un dazio più basso sulle importazioni di ferro dallo Zollverein, per esempio, i produttori britannici bene-‐
ficiavano automaticamente di queste tariffe ridotte.
Alla serie di trattati negoziati dalla Francia con tutta l’Europa si aggiunsero quelli stipulati tra gli altri paesi europei, tutti
contenenti la clausola della nazione più favorita: ogni volta che entrava in vigore un trattato, aveva luogo una riduzione
generale delle tariffe.
Le conseguenze di questa rete di trattati commerciali furono:
1. La crescita di circa 10% annuo del commercio internazionale, per diversi anni consecutivi;
2. La riorganizzazione dell’industria imposta dalla maggiore concorrenza: le aziende inefficienti che erano state pro-‐
tette dai dazi e divieti furono costrette a modernizzarsi per non fallire.
3. Maggior efficienza tecnica e aumento della produttività.
-‐ La “Grande Depressione” e il ritorno al protezionismo
Un’altra conseguenza del libero scambio fu la sincronizzazione della dinamica dei prezzi: nell’economia preindustriale le
fluttuazioni dei prezzi erano stati fenomeni locali o regionali, provocati da cause naturali. Con lo sviluppo
dell’industrializzazione e del commercio internazionale, le fluttuazioni cominciarono ad essere più spesso legate allo “stato
del commercio” (oscillazioni della domanda), che divennero di natura ciclica.
Distinguiamo diversi “cicli economici”:
“Cicli delle scorte” di breve durata (2-‐3 anni);
§ Oscillazioni di più ampio respiro (9-‐10 anni), concluse da crisi finanziarie seguite da recessioni;
§ “Tendenze secolari” di lunga durata (20-‐40 anni).
§
Le fluttuazioni dei prezzi erano di solito accompagnate da fluttuazioni della produzione; tuttavia una caduta dei prezzi po-‐
teva continuare per diversi anni, mentre le cadute della produzione erano relativamente di breve durata.
Nella maggior parte degli stati europei (+ US) i prezzi raggiunsero il culmine all’inizio del secolo, per cause reali (la penuria
determinata dalla guerra) e monetarie (le esigenze della finanza di guerra). Dopo, la tenden
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