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Capitolo 12: La crescita dell'economia mondiale

Commercio di lunga distanza

All'inizio del 1800, il commercio di lunga distanza affrontava due ostacoli principali: uno naturale, rappresentato dall'alto costo dei trasporti, che venne poi mitigato dall'introduzione della ferrovia e del piroscafo transoceanico, e uno artificiale, costituito da dazi o espliciti divieti di importazione. Tra il 1840 e il 1873, si registrò la massima crescita economica, e all'inizio del 1900 l'economia mondiale era partecipata da ogni regione abitata, con l'Europa che rivestiva un ruolo di primaria importanza.

Liberoscambismo inglese

Il mercantilismo, nel periodo 1800-1900, sosteneva che una nazione, per mantenersi forte e creare occupazione, avesse bisogno di accumulare oro tramite le esportazioni. Un esempio di ciò è la Francia del 1600. Al contrario, il liberismo promuoveva il benessere collettivo tramite il libero agire dell'individuo che persegue il proprio interesse. Dopo l'affermazione della rivoluzione industriale, fino alla metà del 1700, l'Inghilterra adottò politiche protezioniste, influenzate dal blocco britannico e dal Sistema continentale, che interferivano con il commercio internazionale.

Adam Smith fu un fervente sostenitore del libero scambio, come illustrato nella sua opera "La ricchezza delle nazioni". I vantaggi si riscontrano nella specializzazione e divisione del lavoro tra nazioni, basata sulla differenza tra costi assoluti di produzione. Un paese tenderà a esportare in maggiore quantità quei prodotti che possono contare su una più alta produttività del lavoro, secondo la teoria del valore-lavoro. Ad esempio, al Portogallo conviene esportare vino, mentre all'Inghilterra conviene esportare tessile.

Teoria Ricardiana dei costi comparati

Secondo la teoria di Heckser e Ohlin, un paese tenderà a specializzarsi nell'esportazione del bene per il quale richiede una quantità relativamente più elevata del fattore di cui dispone in quantità maggiore, come materie prime, lavoro o capitale. Ad esempio, per gli Stati Uniti è conveniente esportare grano grazie alla grande disponibilità di terreni, mentre la manodopera è costosa.

Peticioni e trattati

Nel 1820, i mercanti londinesi presentarono una petizione in Parlamento invocando il libero scambio internazionale. Sebbene non ci fossero effetti immediati, si trattava di un segnale importante. Huskisson, ministro del commercio Tory e liberale, ridusse restrizioni e tasse che ostacolavano il commercio internazionale, mentre nel 1832 il diritto di voto fu esteso alla classe media urbana, favorevole al libero scambio.

Corn Laws

Le Corn Laws, ovvero i dazi sulle importazioni di grano, furono il fulcro del protezionismo inglese, rafforzate dopo le guerre napoleoniche su istanza dei proprietari terrieri ben rappresentati in parlamento. Tuttavia, in seguito alla crescita demografica e urbanizzazione, l'autosufficienza alimentare divenne impossibile. Nel 1839, Cobden, un industriale di Manchester, creò l'Anti-Corn Law League, mobilitando l'opinione pubblica.

Abrogazione delle Corn Laws

Nel 1841, il governo Whig propose la riduzione delle tariffe su grano e zucchero, ma la proposta fu bocciata, portando a nuove elezioni. Alla vittoria di Peel, Tory, seguì un'ampia revisione del sistema fiscale, con l'abolizione delle tasse sulle esportazioni, la riduzione o eliminazione delle tasse sulle importazioni (escluso il grano) e l'introduzione di un'imposta sul reddito per compensare. L'Irlanda fu colpita dalla carestia di patate, portando all'approvazione della legge per l'abrogazione delle Corn Laws nel 1845. Nel 1849 furono abrogate le Leggi di Navigazione.

Espansione del Liberoscambismo (1832-1873)

  • Francia tradizionalmente protezionista, soprattutto prima della metà del 1800 per l'industria cotoniera. Dal 1851, Napoleone III cercò l'amicizia della Gran Bretagna per status politico e rispetto diplomatico, alleati nella Guerra di Crimea.
  • Costituzione Francese del 1851: l'imperatore aveva il diritto esclusivo di negoziare trattati.
  • Trattato commerciale anglo-francese del 1860: la Gran Bretagna cancellò i dazi di importazione di merci francesi, eccetto vino e brandy; la Francia revocò la proibizione di importazione di tessuti inglesi e ridusse i dazi su altre merci inglesi.

Conseguenze del libero scambio

  • +10% annuo del commercio internazionale, soprattutto all'interno dell'Europa.
  • Riorganizzazione dell'industria imposta dalla maggiore concorrenza, con conseguente aumento di efficienza e produttività.
  • Sincronizzazione della dinamica dei prezzi: nell'economia preindustriale, brusche fluttuazioni dei prezzi erano di carattere locale o regionale, mentre post industrializzazione erano legate allo "stato del commercio" e trasmesse tra paesi attraverso canali commerciali.

Varietà di cicli economici

  • "Cicli delle scorte" di breve durata: 2-3 anni, relativamente miti.
  • Oscillazioni di più ampio respiro: 9-10 anni, spesso concluse da crisi finanziarie e recessioni.
  • "Tendenze secolari": 20-40 anni.

Le fluttuazioni della produzione accompagnano solitamente quelle dei prezzi. La caduta dei prezzi può continuare per anni, mentre quella della produzione è di durata relativamente breve. All'inizio del 1800, i prezzi erano al culmine a causa di penuria post-bellica e fattori monetari come la finanza di guerra. Fino a metà 1800, vi fu una tendenza secolare al ribasso dovuta a innovazioni tecniche e al pagamento delle riparazioni di guerra.

Negli anni '50, i prezzi salirono in seguito alla scoperta dell'oro in Canada e Australia, con oscillazioni indefinite per altri 20 anni, portando alla Grande Depressione del 1873-1900, scatenata dal panico finanziario a New York e Vienna, con conseguente caduta dei prezzi fino alla fine degli anni '90. Le scoperte di giacimenti auriferi in Sud Africa, Alaska, Canada e Siberia ribaltarono la tendenza, portando a una moderata crescita fino alla prima guerra mondiale, seguita da una severa inflazione.

Gli industriali attribuirono erroneamente la colpa della depressione del 1873 all'accresciuta concorrenza internazionale frutto dei trattati, richiedendo protezione, mentre il settore agricolo subì la concorrenza dei paesi d'oltremare sul mercato europeo a causa della riduzione dei costi di trasporto. Anche essi richiesero protezione.

Ritorno al protezionismo

In Germania, l'occidente industrializzandosi e l'oriente agricolo dei Junker, che esportavano grano in Europa occidentale e tradizionalmente favorevoli al libero scambio, iniziarono a chiedere protezione dopo la caduta dei prezzi dovuta alle importazioni di grano da USA e Russia per mantenere l'esclusiva sul mercato europeo. Gli industriali della Germania occidentale richiedevano da tempo politiche protezionistiche, e Bismarck li accontentò con la nuova Legge Tariffaria del 1879.

In Francia, la nuova Legge tariffaria del 1881, ribadita nel 1882 con il trattato Cobden-Chevalier, portò alla Tariffa Méline del 1892, approvata grazie all'elezione in Parlamento dei rappresentanti dei piccoli proprietari contadini, che proteggeva alcuni settori agricoli. Il "protezionismo raffinato" conservava la tariffa industriale del 1881 con elementi condivisi dai liberoscambisti. Tra il 1887-98, vi fu una guerra tariffaria con l'Italia, causando gravi danni, seguita da una breve guerra tariffaria tra Germania e Russia tra il 1892-94.

Altri protezionisti furono Austria-Ungheria, Russia, che introdusse dazi nel 1891, e USA, molto protezionista dalla fine della guerra civile fino a dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1887, il Parlamento inglese approvò il Merchandise Marks Act, che obbligava a etichettare i prodotti esteri, pensando che potesse dissuadere i consumatori, ma accadde il contrario.

Liberoscambisti

  • Paesi Bassi: specializzati nella lavorazione di merci importate da oltreoceano (zucchero, tabacco, cioccolato) per poi esportarle in Germania.
  • Danimarca: danneggiata dal grano a buon mercato, si riconvertì rapidamente ad allevamento, produzione casearia e pollame.
  • Belgio.

Nonostante la diminuzione, il tasso di crescita del commercio internazionale si mantenne positivo ed accelerò nuovamente fino alla prima guerra mondiale. Le nazioni di tutto il mondo dipendono dal commercio internazionale, con le esportazioni che rappresentano il 15-20% del PIL nazionale. L'economia era fortemente integrata.

Gold Standard

L'integrazione dell'economia mondiale fu data da un'adesione generale al Gold Standard oppure come conseguenza del ruolo centrale della Gran Bretagna. Diverse merci, come terra, bestiame e frumento, sono stati standard monetari, ma l'oro e l'argento erano preminenti. Nel 1700, in Inghilterra vigeva uno standard bimetallico, ma l'oro era sopravvalutato, portando alla sostituzione delle monete d'argento con quelle d'oro. Durante le guerre napoleoniche, vi fu un regime di corso forzoso, con la Banca che sospendeva il pagamento, rifiutando di cambiare banconote in oro o argento.

Il corso forzoso prevedeva che:

  • La Zecca reale dovesse comprare e vendere quantità illimitate di oro a prezzo fisso.
  • La Banca d'Inghilterra fosse tenuta a convertire a richiesta le passività monetarie in oro.
  • Nessuna restrizione alle importazioni ed esportazioni di oro.

La quantità di oro custodita dalla Banca d'Inghilterra determinava la quantità di credito che poteva essere accordato come banconote e depositi. L'entrata-uscita di oro dai paesi causava fluttuazioni nella riserva totale di moneta e, di conseguenza, oscillazioni dei prezzi. Ad esempio, gli ingenti flussi di oro post-scoperta dei giacimenti (1849-51) causarono inflazione.

Fino al 1875, prevaleva uno standard argenteo o bimetallico. La preminenza della Gran Bretagna faceva sì che le sue fluttuazioni nei prezzi influenzassero tutti gli altri paesi. Nel 1865, la Francia tentò di creare un'alternativa al gold standard con l'Unione monetaria latina. La Francia utilizzava un sistema bimetallico, passando a quello argenteo dopo le scoperte di giacimenti d'oro del 1849-51, convincendo Belgio, Svizzera e Italia a seguirla nel 1865. L'obiettivo era tenere stabili i prezzi, ma le scoperte di giacimenti di argento modificarono i prezzi in senso inverso, portando all'inflazione e all'adesione dei paesi dell'Unione al Gold Standard puro.

La vittoria tedesca nella guerra franco-prussiana portò Bismarck a ottenere un'indennità di 5 miliardi di franchi. Il governo adottò una nuova unità di conto, il marco aureo, e istituì la Reichbank come banca centrale. Nel 1871, la Germania adottò il Gold standard, cui aderirono altri paesi tra il 1866-83, dopo la terza guerra di indipendenza, con il corso forzoso in Italia.

Negli Stati Uniti, prima della guerra civile, vigeva uno standard bimetallico. Durante la guerra civile, nord e sud emisero moneta inconvertibile, con i greenbacks del nord che continuarono a circolare. Nel 1873 si stabilì che sarebbero stati convertiti in oro dal 1879, e di fatto da quella data vigeva il Gold Standard, adottato legalmente dal 1900.

La Russia utilizzava uno standard argenteo per tutto il 1800, con ingenti emissioni di cartamoneta inconvertibile a causa della precaria situazione finanziaria. Adottò il Gold Standard nel 1897 per decisione della Francia. Il Giappone ricevette dalla Cina un'enorme indennità per la guerra del 1895, creando una riserva aurea nella Banca del Giappone e adottando ufficialmente il Gold Standard. All'inizio del 1900, tutte le più importanti nazioni commerciali avevano aderito al Gold Standard, che durò meno di 20 anni.

Migrazioni

La migrazione transoceanica verso Stati Uniti e America Latina fu di dimensioni significative. Il maggior numero di emigranti proveniva dalle isole britanniche fino al 1880, dopodiché fu superato da Italia e Spagna. La Francia registrò un basso livello di emigrazione a causa di un basso incremento demografico, diventando un paese di accoglienza. Le migrazioni alleggerirono le pressioni demografiche nei paesi di provenienza, attenuarono la tendenza al ribasso dei salari reali, fornirono manodopera a paesi come gli USA e garantirono salari più elevati. Si crearono legami umani e culturali, promuovendo l'integrazione economica internazionale. Gli emigranti erano concentrati nella fascia d'età giovani-adulti, portando vantaggi di breve periodo ai paesi di destinazione.

Cause delle migrazioni

  • Pressione dei mercati del lavoro, formazione di un mercato internazionale del lavoro (domanda interna > offerta = immigrazione; offerta interna > domanda = emigrazione).
  • Riduzione costi e tempi di trasporto transoceanico.
  • Teoria Push and Pull: scarsa occupazione nel paese di destinazione o disoccupazione nel paese di partenza?

Investimenti diretti esteri

Le risorse disponibili per investire all'estero derivano dall'aumento della ricchezza e del reddito reso possibile dalle nuove tecnologie. I fondi investibili all'estero includono:

  • Derivanti dalla bilancia commerciale favorevole.
  • Frutti delle esportazioni invisibili: servizi di spedizione, attività bancarie e assicurative internazionali, rimesse di emigrati, interessi e dividendi su investimenti precedenti.

La motivazione principale è l'aspettativa di un saggio di profitto più elevato che in patria. I meccanismi di investimento all'estero includono strumenti istituzionali per il trasferimento di fondi come mercati dei cambi, delle azioni, dei titoli e banche centrali, che si espandono nel 1800.

La Gran Bretagna era il primo esportatore di capitali fino al 1914, con il 43% del totale mondiale, nonostante una bilancia commerciale sfavorevole (importazioni > esportazioni) perché gli investimenti esteri erano resi possibili quasi esclusivamente grazie ai profitti delle esportazioni invisibili come marina mercantile, attività bancarie e assicurative internazionali, oltre a investimenti precedenti. Dopo il 1870, gli investimenti precedenti fornirono risorse sufficienti per finanziare nuovi investimenti oltre a finanziare il deficit della bilancia commerciale.

Fino al 1850, gli inglesi investivano all'estero in titoli di paesi europei, società private (ferrovie francesi), e obbligazioni di stati americani e dell'America Latina. Le rivoluzioni del 1848 scoraggiarono ulteriori investimenti. Dopo il 1850, preferivano investire in ferrovie, miniere e ranches americani. Nel 1914, il 37% degli investimenti esteri inglesi erano ai Dominions, il 9% all'India, il 21% agli USA e il 18% all'America Latina.

Francia e Germania

La Francia era il secondo esportatore di capitali. Inizialmente, si indebitò con l'estero, principalmente con Gran Bretagna e Olanda, per saldare le riparazioni imposte dagli alleati dopo la sconfitta di Napoleone. Poi, stabilì una considerevole eccedenza negli scambi commerciali, che fu reinvestita esternamente, generando guadagni che finanziavano nuovi investimenti.

Fino al 1850, i francesi investirono in obbligazioni di Spagna, Portogallo, stati italiani, e Belgio. Tra il 1851-80, finanziarono la rete ferroviaria dell'Europa meridionale e orientale e iniziative industriali in quelle regioni, oltre a disavanzi governativi dell'impero ottomano ed Egitto. Dal 1894, l'alleanza franco-russa portò a consistenti investimenti in titoli russi pubblici e privati. Nel 1914, il capitale francese era distribuito con l'11.8% nelle colonie, il 22.2% in Russia, il 26.9% negli USA e il 14.8% in America Latina.

La Germania si trasformò nel corso del 1800 da debitore a creditore netto. Intorno al 1850, un afflusso di capitali francesi, belgi e britannici finanziò la nascita di industrie potenti, generando un boom di eccedenze nelle importazioni, che permisero il ripagamento dei capitali esteri e l'accumulo di investimenti. Alla fine del secolo, la Germania utilizzò l'investimento privato come arma di politica estera, chiudendo nel 1887 la Borsa di Berlino alle obbligazioni russe e convincendo la Deutsche Bank a finanziare la ferrovia Berlino-Baghdad.

I paesi industrializzati minori, come Belgio, Paesi Bassi e Svizzera, divennero paesi creditori nel corso del secolo, eguagliando quasi la Germania nel 1914. L'Austria rimase una debitrice netta.

Stati Uniti e Russia

Gli Stati Uniti beneficiarono di investimenti esteri nella costruzione di ferrovie, nello sfruttamento delle risorse minerarie e nei ranches. Dopo la guerra civile, iniziarono ad acquistare obbligazioni estere e a investire direttamente all'estero, con benefici per America Latina, Canada ma anche Europa, Oriente e Asia. Diventarono il primo paese creditore durante la guerra. La Russia beneficiò anch'essa di investimenti esteri, soprattutto nella rete ferroviaria, nelle banche a capitale azionario e nelle industrie metallurgiche, oltre a prendere prestiti per esercito e flotta. I maggiori investitori furono i francesi, che persero tutto dopo il 1917.

I paesi scandinavi ricevettero investimenti, e sebbene le cifre assolute fossero modeste, a livello pro capite erano significative, restituendo il capitale originario e offrendo un contributo positivo agli investitori grazie a investimenti saggi. Beneficiari di investimenti esteri furono anche Australia, Nuova Zelanda e Canada, con investimenti principalmente in titoli pubblici per finanziare infrastrutture e attività estrattive.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VSala di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano o del prof Lavista Fabio Dario.
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