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Moda dalla nascita della haute couture a oggi

Di Sofia Gnoli

Capitolo 1: Tra haute couture francese e moda italiana

Tra la seconda metà dell'800 e gli inizi del '900, non si può ancora parlare di moda italiana. A parte la breve parentesi rinascimentale, il nostro Paese non aveva più dettato moda. Fino alla metà del '900 la moda italiana subisce soprattutto l'influsso della moda francese, che veniva considerata il centro di diffusione di nuove fogge.

Fino alla rivoluzione francese, le fogge della moda erano legate ai sarti di corte e il sarto era il semplice cortigiano, soltanto un esecutore e nulla di più. Fra i primi sarti italiani di cui abbiamo notizia figura un certo Agostino, creatore degli abiti di Eleonora da Toledo e a Lucca, nella seconda metà del Settecento, operavano Matteo Lenzi, che si firmava "sarto da donna" ed Elena Bestini, che cuciva le fogge "alla moda di Francia".

Parigi fu la prima città che assistette all'affermarsi della figura del sarto (che non aveva la dignità del sarto imperiale dell'imperatrice Giuseppina Bonaparte e soprattutto creatore): Leroy, Rose Bertin, nel 1770, modista della regina Maria Antonietta che iniziò ad utilizzare tessuti lievi e leggeri in contrasto con quelli iperdecorati del gusto rococò.

La nascita della haute couture

La nascita della haute couture avviene intorno alla metà dell'800 grazie a Charles Frederick Worth. Egli inizia a lavorare in un negozio di tessuti fino ad arrivare a far proporre alla moglie i suoi abiti alla nipote del grande statista del Congresso di Vienna Metternich. Gli abiti di Worth piacquero molto anche alla consorte dell'imperatore Napoleone III, che ne diventò una cliente affezionata.

Nella seconda metà dell'Ottocento, Worth ottenne un enorme successo: il suo atelier contava 1200 dipendenti e il couturier iniziò ad essere considerato un artista vero e proprio. È stato proprio Worth il primo a decidere di far sfilare i modelli in anticipo rispetto alla stagione, ad apporre etichette con la sua griffe all'interno dell'abito, ad utilizzare le indossatrici per presentare le sue creazioni e a proporre regolarmente nuove fogge cambiando in tessuti, guarnizioni, modelli.

Con Worth la moda entra nell'era moderna, diventando allo stesso tempo impresa creativa e spettacolo pubblicitario. Se prima era la cliente a indirizzare il sarto secondo i propri gusti, con Worth questo principio inizia a ribaltarsi ed egli pensa che la sua firma agli abiti delle dame sia marchio sufficiente di bellezza e qualità.

Worth sarà nominato "sarto imperiale", fino al 1895, anno della sua morte e vestirà le più grandi regine e dame di tutto il mondo, esercitando profonda influenza sulla moda. Grazie a lui la figura della donna viene modulata, accentuando artificialmente il dietro e mettendo in risalto i vitini da vespa.

La moda italiana all'inizio del Novecento

All'inizio del Novecento si crea un dibattito sulla creazione della moda italiana durante le celebri esposizioni di Milano e Torino. All'Esposizione Internazionali di Milano si fa spazio la sarta lombarda Rosa Genoni, che si fa promotrice di una moda italiana svincolata da quella d'Oltralpe, ma ispirata alle opere di noti artisti del Rinascimento italiano. Per le sue creazioni, la Genoni utilizzò solo tessuti italiani.

Anche dall'Esposizione internazionale di Torino, in cui era stato realizzato il Palazzo della moda, emerse chiaramente l'intento di portare avanti i propositi per la creazione di una moda italiana. Nonostante ciò, le più grandi case di moda italiane continuarono a seguire in modo pedissequo i dettami della moda francese, acquistando direttamente i diritti di riproduzioni dalle maison francesi, sia copiandoli dalle riviste.

In questo contesto non stupisce che anche il lessico della moda fosse abbondantemente "condito" di espressioni francesi, che non avevano il loro equivalente in italiano (ruche, volant, plissé, décolleté, pouf, tailleur). Il tailleur in particolare, venne attestato per la prima volta in Italia nel 1888 attraverso "Margherita" (rivista di moda) e conobbe grande notorietà a partire dalla fine dell'Ottocento. Nonostante il nome "francesizzante", il tailleur, fece la sua prima comparsa in Inghilterra dove se ne attribuì l'ideazione al sarto della regina Vittoria, John Redfern.

Stile Liberty e movimenti di emancipazione

Nei primi decenni del 1900, si diffonde lo stile Liberty, sull'onda dell'industrializzazione e dell'ispessimento della classe borghese con il proposito di cancellare il ricorso, che era stato fatto per tutto l'Ottocento, agli stili storici che guardavano al passato per attingere le sue fonti d'ispirazione direttamente dalla natura.

Il Liberty ha dato luogo a una silhouette vagamente somigliante ad un fiore con uno stelo ondulante, leggermente ricurvo, per cui la donna assunse una linea a S, stretta da un attillatissimo busto che spingeva ventre in dentro e seno e posteriore in fuori.

Tentativi per un abbigliamento meno costrittivo erano già stati effettuati nella seconda metà del 1800 da parte del nascente movimento di emancipazione femminile. Per esempio, a Stoccarda nel 1868 si era riunito il Congresso nazionale delle donne tedesche per promuovere un tipo di abbigliamento più funzionale. Oltreoceano tentativi in questo senso si ebbero con Amelia Bloomer, una delle pioniere del movimento americano per l'emancipazione femminile, che proponeva in abbigliamento femminile più comodo con l'adozione di pantaloni femminili ante litteram (pantaloni alla turca da indossare sotto una gonna lunga fino al ginocchio).

In Italia le sperimentazioni per in abbigliamento meno costrittivo ebbero scarso rilievo e si accentuò l'influenza esercitata da Paul Poiret. Grazie alla linea verticale che si impose nella moda, si disse addio a busti e a corsetti, e si iniziò ad affermare la moderna biancheria intima (rivoluzione fatta per motivi estetici e non etici).

Paul Poiret e l'innovazione nella moda

Paul Poiret, francese, figlio di un mercante di tessuti. Iniziò lavorando brevemente in una fabbrica di ombrelli, ma dopo aver proposto alcuni bozzetti ad una maison di couture, diventò disegnatore. In giovane età, inizia a lavorare da Worth che, dopo la morte del suo fondatore, continuava ad essere gestita dai figli, ma questa collaborazione non ebbe buon esito (Worth: pizzi, volant; Poiret: gusto innovativo e stravagante, orientaleggiante, utilizzo della seta).

Uno dei fili conduttori dello stile di Poiret, fu proprio l'amore per l'Oriente, tanto che infatti fra le sue prime creazioni si ricorda il modello Confucius, una reinterpretazione del kimono, sintesi fra il mondo cinese e il mondo giapponese. Quando la sua reputazione di sarto iniziò a diffondersi, decise di sposarsi con Denise Boulet, che diventa la sua modella ideale.

Nel 1906, creò il suo primo abito privo di corsetto, che prevedeva però l'utilizzo del reggiseno. Se per certi versi liberò la donna, per altri la imprigionò di nuovo con la creazione della jupe entravée, la gonna ad anfora così stretta alle caviglie che impediva quasi di camminare (capi rivoluzionari e controversi). Lanciò anche una linea di profumi che consacrarono il successo universale di Poiret.

Le sue collezioni dopo la fine della Grande Guerra però, risultavano troppo elaborate e lussuose con il modello femminile uscito dal conflitto. Le donne si erano innamorate della libertà, dell'indipendenza e della razionalità, tutti concetti che nella moda avrebbero avuto la loro maggiore interprete in Gabrielle Chanel. Così, costretto dalle difficoltà finanziarie, sull'orlo del fallimento, dopo aver liquidato la sua azienda, Poiret morì quasi dimenticato. Nonostante ciò le sue creazioni sono state poi reinterpretate nel corso del secolo da Versace, Galliano e dalla Schiapparelli che ne hanno subito l'influenza.

Mariano Fortuny e l'arte in moda

Mariano Fortuny (1871) nacque a Granada ed era figlio d'arte, in quanto suo padre era un pittore e da lui ereditò un grande talento artistico. Tra le sue prime creazioni si trovano veli e scialli stampati con modelli decorativi dell'arte cretese e in seguito realizzò anche tessuti stampati con fantasie orientaleggianti, classiche e rinascimentali.

Nel 1909 brevettò un tipo di stampa policroma, che utilizzava oltre a coloranti naturali anche polveri d'oro e d'argento realizzate con rame ed alluminio. Nello stesso anno, Fortuny brevettò anche il plissé, ovvero un particolare modo di piegare la seta. Proprio per la sua originalità, egli fu fonte di ispirazione per molti stilisti tra cui Issey Miyake.

Le vesti di Fortuny erano confezionate con colori sfumati come il verde acqua e il rosa pallido, che mettevano in evidenza ogni forma del corpo e per questo motivo erano giudicate impudiche. Le vesti prodotte da Fortuny erano indossate anche da artiste stravaganti ed eccentriche, come Eleonora Duse e affascinavano esteti come Proust e d'Annunzio.

Egli fu il primo in Italia a coniugare arte, moda e creatività. Dopo di lui un contributo in questa direzione e per la ricerca di uno stile puramente italiano, che si staccava dalla moda francese, venne dato dalla romana Maria Gallenga. L'artista concentrò la sua attenzione sul tessuto stampato con un'esclusiva tecnica da lei brevettata, che prevedeva l'utilizzo di pigmenti metallici. L'attività della Gallenga era in favore della promozione del gusto italiano, tanto che aprì a Parigi una sorta di vetrina permanente con i migliori prodotti di arte e di artigianato italiani che rimase attiva negli anni Trenta e, negli anni Settanta, venne rilevato da un grande sarto teatrale e cinematografico.

Capitolo 2: La guerra e la garçonne

La prima guerra mondiale fu una sorta di spartiacque fra la vecchia e la nuova generazione. Per salvare la propria economia, i Paesi coinvolti nel conflitto furono costretti ad impiegare le donne nell'agricoltura, nell'industria e nel terziario, sconvolgendo la tradizionale divisione dei ruoli fra i sessi.

Nacque così l'esigenza di un abbigliamento più comodo e consono al nuovo ruolo che la donna andava acquisendo nella società. Si cominciò con l'eliminare i vari strati di biancheria e il corsetto che limitava la donna nei movimenti.

Negli anni '20, il nuovo modello di donna emancipata si affermò sempre di più (nei Paesi anglofoni: flapper - dato da Desmon Coke -, derivato dal verbo "to flap", che allude allo sbatter d'ali degli uccellini che imparano a volare; in Francia: garçonne - dato da Victor Margueritte che aveva pubblicato un romanzo in cui la protagonista, una studentessa della Sorbona, ruba all'uomo tutti i vestiti, diffondendo un ideale di femminilità androgino e sottile, completamente diverso rispetto a quello florido che aveva aperto il '900).

La flapper era la ragazza anticonvenzionale che beveva e fumava, ovvero uno stereotipo di "ragazza moderna". Proprio alla flapper si era ispirato anche il creatore del fumetto americana di Betty Boop, la prima eroina sexy (1931). Le espressioni più originali della moda del decennio furono: l'accorciarsi degli orli delle gonne che arrivarono a coprire a malapena il ginocchio, la soppressione delle maniche e il taglio di capelli alla garçonne (per esempio quello di Betty Boop).

Negli anni Venti, la moda si fece quindi più accessibile e democratica, anche se i maggiori interpreti continuavano ad essere i francesi. Jeanne Lavin fu la prima couturière che inaugurò una linea di abbigliamento per bambini. Alla morte della stilista, le redini della maison furono prese dalla figlia. Nel 2001 è stata acquisita dalla manager taiwanese Shaw Lan Wang e la direzione creativa è stata affidata all'israeliano Alber Ebaz, che ha fatto tronare Lavin ai suoi vecchi fasti. Elbaz è sempre stato convinto che la bellezza risieda nei particolari, che sono quelli che costituiscono la vera anima di un capo. Le sue creazioni molto spesso danno l'impressione di "non finito".

Chanel e la donna moderna

Pateau e Chanel si sono imposti come maggiori esponenti del nascente sportwear. Pateau (1880) iniziò negli anni Venti con creazioni semplici e sportive che erano internazionalmente conosciute. Tra le novità apportate alla moda, si ricorda il logo con le iniziali JP che per primo appose come dettaglio decorativo sulle sue creazioni. Nel 1930, in piena recessione economica, crea il famoso profumo Joy. Tra i successori collaboratori della Griffe si ricordano anche Jean-Paul Gaultier e Christian Lacroix.

Il nuovo canone di bellezza uscito dalla guerra si incarnò con il prototipo della garçonne appunto, di cui gli esponenti furono Pateu e Chanel. Mentre il primo ebbe la sfortuna di morire prematuramente, Gabrielle Chanel, oltre ad avere il vantaggio di essere la migliore icona del suo stile, ebbe un'abilità straordinaria nel creare una potente mitologia intorno alla sua persona.

Chanel non era una sarta, ma una creatrice di moda: "Scolpisco il modello, più che disegnarlo. Prendo la stoffa e la taglio. Poi la appiccico con gli spilli su un manichino e, se va, qualcuno la cuce".

Si deve in qualche modo a Chanel lo stile immortale della gonna in tweed, della maglia con il filo di perle, dell'abitino nero, del tailleur senza collo, dei bottoni gioiello, delle scarpe bicolori che lasciano il calcagno scoperto, delle borsette in nappa con la catena sulla spalla e della bigiotteria.

Nacque nel 1883 in Francia, da una famiglia poverissima (il padre era un venditore ambulante e la madre era morta giovane). Iniziò a lavorare in un negozio di articoli da sposa, poi intraprese per un breve periodo una carriera come cantante e proprio da qui le rimase il soprannome di Coco. Conobbe Arthur Capel, un uomo d'affari inglese, con cui visse il suo più grande amore, mai ufficiale per divario sociale. Grazie ai finanziamenti di Capel aprì la sua prima modisteria, dove iniziò a vendere i suoi primi cappelli con l'etichetta Chanel Mode.

In seguito, ispirandosi alla moda degli uomini di mare, iniziò a creare maglioni femminili ispirati a loro. Chanel ha lanciato la moda povera. La sua prima grande rivoluzione è legata all'uso di materiali fino ad allora inconsueto e destinato alla confezione di indumenti di biancheria, la maglia di jersey. Fin dall'inizio, le tinte che utilizzava maggiormente per le sue creazioni erano il beige, il bianco e il nero: l'assenza di colore che conteneva tutto.

In seguito ingrandì ulteriormente il suo atelier. Nei primi anni Venti iniziò a frequentare il mondo artistico e intellettuale parigino tra cui Pablo Picasso, e l'aristocrazia. Nel 1921, grazie al suo amante russo, lanciò il profumo Chanel n°5, creato dal chimico Grasse Ernest Beaux. Chanel n°5 fu la prima fragranza artificiale e moderna definita "astratta" in quanto non vi predominava un'essenza naturale, ma era realizzata su base chimica. Il nome scelto per il profumo fu totalmente casuale, in quanto fece versare una goccia di campioni di profumo su 10 fazzoletti e lasciato lievaporare, sentì il profumo di ogni fazzoletto e sul n°5 sentì la meravigliosa fragranza.

Chanel introdusse poi i pantaloni femminili soprattutto per il mare, dando vita alla voga dei pigiami da spiaggia, e sulle memorie del grembiule utilizzato in orfanotrofio, dove il grembiule nero azzerava ogni distanza sociale, realizzò la petite robe noire.

Negli anni Trenta, Chanel iniziò anche a far realizzare linee di gioielli e di bigiotteria con il suo nome, lanciando la moda di lunghe catene dorate e perle accostate a pietre colorate. Se esse fossero vere o false non aveva importanza, "perché il gioiello non è fatto per provocare l'invidia, bensì lo stupore".

Nella seconda metà degli anni Trenta, all'apice del successo, la maison di Chanel contava quasi 4,000 lavoranti e vendeva circa 28,000 modelli l'anno. Allo scoppio della guerra, Chanel chiuse l'atelier che riaprì nel 1954, all'età di 71 anni, lanciando i celeberrimi tailleur. Nel 1957, quando morì Dior, Chanel ricevette il Neiman Marcus Award, l'Oscar della moda che l'omonimo grande magazzino di Dallas, a partire dal 1938, conferiva ogni anno ai professionisti del settore.

Dopo la sua scomparsa, all'età di 87 anni, la parte creativa fu affidata, a partire dal 1982, a Karl Lagerfeld che ha comunque lasciato immutato lo stile di Coco Chanel, pur apportando continue innovazioni. Chanel stessa, infatti, diceva: "La moda è fatta di qualche idea divertente, da bruciare subito, cosicché alla sfilata successiva se ne possano bruciare altre. Lo stile invece è come un albero: resta identico ma si rinnova".

Madeleine Vionnet e la liberazione dell'abbigliamento femminile

Madeleine Vionnet, nata nel 1885 da una famiglia modesta, si fece pioniera del movimento di liberazione delle costrizioni dell'abbigliamento femminile. Fin da molto giovane lavora come sarta. I suoi abiti guardavano al futuro, ma mantenevano un occhio sulla classicità. Faceva abiti senza costrizione, in quanto pensava che una stoffa che cade liberamente su un corpo è lo spettacolo armonioso per eccellenza.

Allo scoppio della Grande guerra, partì per un viaggio in Europa e soggiornò a lungo a Roma. Qui conobbe Thayaht, l'artista futurista inventore della tuta che collaborò con lei negli anni '20. Fin dagli esordi si è sempre acclamata per i suoi seducenti abiti tagliati in sbieco che esaltavano le curve naturali, senza trucchi. Partiva spesso da figure geometriche, triangoli, cerchi, quadrati, assemblandole sapientemente e giocando con l'elasticità del tessuto. Vionnet, a differenza di molti suoi colleghi, non pensava mai al disegno, ma drappeggiava direttamente gli abiti intorno ad un manichino di legno.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SimplyIrresistible di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e documentazione della moda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Canella Maria.
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