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Pagine anarchiche – Selva Varengo

Introduzione

Per la comprensione dello sviluppo del pensiero anarchico a cavallo tra Ottocento e Novecento risulta fondamentale l'analisi dei periodici: essi svolgono la funzione di punto di contatto e di scambio tra i vari pensatori anarchici ed è soprattutto sulle loro pagine che si formano i militanti anarchici. Questo lavoro nasce proprio a partire da tale constatazione e ha come obiettivo quello di descrivere attraverso gli articoli del mensile "Freedom", uno dei più longevi periodici dell'anarchismo contemporaneo, i differenti dibattiti politici, sociali ed economici che animano il movimento anarchico, inglese e internazionale, a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Nonostante l'importanza occupata da "Freedom" soprattutto tra Ottocento e Novecento, non risulta alcuno studio specifico dedicato espressamente a questo mensile fondato a Londra nell'ottobre 1886, fatta eccezione per due antologie pubblicate entrambe da Freedom Press — una con numerosi articoli scritti da Kropotkin per la testata e l'altra edita in occasione del centenario di "Freedom" — e per alcuni brevi articoli storiografici sul periodico.

In particolare, il presente lavoro si incentra sugli anni tra il 1886, data della pubblicazione del primo numero di "Freedom", e il 1914, anno in cui l'anarchico russo Petr Kropotkin — uno dei principali fondatori del mensile insieme a Charlotte Wilson — rende pubblica la sua posizione sulla guerra proprio dalle colonne del giornale londinese, suscitando un acceso dibattito all'interno del movimento anarchico sul comportamento da assumere di fronte al conflitto che porterà l'anarchico russo, dopo ventotto anni di collaborazione, ad allontanarsi definitivamente dalla redazione del periodico.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale avviene, infatti, la rottura tra Kropotkin e alcuni altri anarchici interventisti da un lato, e la maggior parte del movimento anarchico dall'altro sulla questione dell’antimilitarismo, producendo un ricco dibattito pubblicato con imparzialità editoriale dal mensile fino alla decisione di continuare a editare il giornale come organo della maggioranza contraria alla guerra. Inoltre gli anni tra il 1886 e il 1914 coincidono con il periodo di maggior diffusione del movimento anarchico britannico.

Importanti e numerosi sono i temi sviscerati sulle pagine di "Freedom", tra cui ad esempio la contrapposizione tra rivoluzione sociale e guerra, la tematica della violenza, l'organizzazione della futura società, il sindacalismo, l'antimilitarismo e la morale.

Il lavoro è stato cosi diviso in tre parti, di cui la prima risulta essere quella più specificatamente storica, dedicata sia alla ricostruzione della nascita e dello sviluppo dell'anarchismo inglese sin dalle sue origini allo scopo di descrivere il contesto in cui avviene la fondazione di "Freedom", sia alla presentazione di alcuni periodici anarchici precedenti e coevi apparsi sul suolo inglese e dei numerosi esuli politici presenti a Londra in quegli anni. Ci si sofferma poi sugli eventi legati alla nascita del giornale e alla storia di "Freedom" dalla fondazione, avvenuta nel 1886, fino allo scoppio della prima guerra mondiale, con cenni al ruolo di Kropotkin all'interno della redazione e ai principali collaboratori del giornale nel periodo preso in esame.

Negli anni tra il 1886 e il 1914, oltre a Kropotkin, numerosi sono i prestigiosi collaboratori di "Freedom", tra cui vi sono importanti figure del movimento anarchico e socialista sia inglese sia internazionale, come la comunarda Louise Michel (1830-1905), il fondatore della Social Democratic Federation Henry Mayers Hyndman (1842-1921), il precursore del movimento di liberazione omosessuale Edward Carpenter (1844-1929), il principale esponente dell'antimilitarismo anarchico olandese Ferdinand Domela Nieuwenhuis (1846-1919), il noto anarchico italiano Errico Malatesta (1853-1932), l'avvocato anarchico e teorico socialista Francesco Saverio Merlino (1853-1930), ecc. ecc.

Scorrendo l'elenco dei redattori si può notare come alla stesura di "Freedom" collaborino sia i più noti teorici anarchici del periodo, sia importanti esponenti socialisti provenienti da diversi paesi; il mensile londinese si offre dunque come una voce per molti rifugiati ed esiliati politici che in quegli anni si erano trasferiti in Inghilterra, divenendo un punto di riferimento imprescindibile a livello internazionale già a partire dai primi numeri e per diversi decenni successivi.

La seconda e la terza parte di questo libro sono dedicate all'analisi dell'elaborazione teorica sviluppata sulle pagine di "Freedom", rispecchiando in qualche modo la classica distinzione tra pars destruens e pars construens dell'anarchismo, essendo una dedicata alla critica all'esistente e l'altra alle proposte per la costruzione di una nuova società.

Per quanto riguarda gli aspetti critici-negativi, essi possono essere in qualche modo sintetizzati nella critica, già presente in Bakunin, al principio di autorità in tutte le sue forme, implicando con ciò una triplice critica: teologica, politica ed economica.

Accanto a ciò, poiché la storia del movimento anarchico è legata sin dai suoi esordi alle proteste dei lavoratori, si è scelto di approfondire la questione della lotta di classe e le diverse visioni sul sindacalismo e lo sciopero generale. Segue un'analisi delle critiche al sistema carcerario e alla supposta necessità di reprimere i cosiddetti nemici interni, basate sulla convinzione dei redattori di "Freedom" che il sistema giudiziario genera nella società mali maggiori di quelli causati dal delitto.

In seguito si analizzano le riflessioni sulla violenza, considerata frutto dei rapporti gerarchici tra gli esseri umani e, in quanto tale, rifiutata dal mensile londinese, nonostante la stampa coeva definisca il movimento anarchico come sanguinario e terrorista; per gli anarchici di "Freedom", infatti, il vero criminale è la società gerarchica, con le sue disuguaglianze sociali, che talvolta spinge gli individui a compiere atti illegali disperati. Infine, strettamente legata alla critica della gerarchia e dello Stato, conclude il secondo capitolo l'analisi della questione dell'antimilitarismo che giunge al suo apice con lo scoppio della Grande guerra e con l'acceso dibattito, sviluppatosi proprio sulle pagine di "Freedom", tra i firmatari del Manifesto dei Sedici, favorevole alla guerra a fianco dell'Intesa, considerata come mezzo per giungere alla rivoluzione sociale, e la maggioranza contraria alla guerra, vista come strumento della borghesia.

Il terzo capitolo è invece dedicato alla visione positiva di una nuova società proposta sulle pagine di "Freedom", ovvero al «ripensamento dei cardini su cui fondare la convivenza associata». La proposta anarchica, infatti, pur propugnando la distruzione dell'ordine sociale esistente, si sostanzia nella valorizzazione della società contro lo Stato e i contenuti propositivi dell'anarchismo sono in qualche modo gli stessi che stanno a fondamento del liberalismo e del socialismo, fornendo risposte diverse a un identico problema: «come fondare e far vivere la società dopo la caduta verticale del pensiero politico teologico».

In particolare si è scelto di soffermarsi sul dibattito sviluppatosi all'interno del periodico sulle forme organizzative che il movimento anarchico deve darsi e in particolare sulla polemica tra individualismo e comunismo anarchico, strettamente connessa con la questione di come sarà strutturata la proprietà nella futura società. In seguito si analizza la questione della libertà delle donne affrontata sulle pagine di "Freedom" in senso ampio, con un'attenzione alle tematiche della prostituzione, del matrimonio, della sessualità, dell'amore, del controllo delle nascite e con uno sguardo attento all'indipendenza femminile, vista come liberazione dalle costrizioni sia esterne sia interiori, quindi non solo economiche, ma anche psicologiche ed emotive.

Gli ultimi due paragrafi del terzo capitolo sono rivolti all'educazione, considerata da alcuni redattori un mezzo fondamentale per la creazione di una società libertaria, e infine alla morale e all'etica anarchica, giudicate imprescindibili soprattutto da Kropotkin per la costruzione di una società nuova.

Capitolo 1 – Freedom e l’anarchismo inglese

1.1 La nascita e sviluppo dell’anarchismo inglese

Gli studi sulla storia del movimento anarchico inglese delle origini non sono numerosi, tra essi però un testo risulta fondamentale: The Slow Burning Fuse. The Lost History of the British Anarchists di John Quail, pubblicato nel 1978. Proprio nell'introduzione di questo volume, dedicato alla storia del movimento anarchico inglese dal 1880 circa fino al 1930, si nota come le fonti riguardanti i movimenti anarchici siano di difficile reperimento e disperse in numerose biblioteche e archivi piccoli o grandi.

L'anarchismo può essere identificato come pensiero autonomo solo a partire dalla fine del XVIII secolo, o meglio nel XIX; non bisogna però dimenticare che è tuttavia possibile individuare degli antecedenti: in Inghilterra, ad esempio, possono certamente essere riconosciute come precorritrici le frange più estreme del radicalismo protestante sviluppatesi intorno alla metà del XVII secolo, in particolare il movimento dei Ranters e quello dei Diggers.

All'interno della bibliografia spicca ad esempio il testo di Max Nettlau, La storia dell'anarchismo, purtroppo in parte inedito ma sintetizzato abilmente nella sua Breve storia dell'anarchismo. È lo stesso Nettlau a suggerirci che il tentativo di tracciare, seppur per brevi cenni e senza pretesa di completezza, il percorso che ha portato alla nascita e allo sviluppo dell'anarchismo in Inghilterra non può che soffermarsi sulla pubblicazione di quello che viene definito come il primo grande libro libertario: An Enquiry concerning Political Justice and Its Influence on General Virtue and Happiness, edito nel febbraio del 1793 a Londra. Tale libro ha una profonda influenza sullo sviluppo del socialismo e dell'anarchismo sia in ambito inglese sia a livello internazionale, ma viene pressoché ignorato dai pensatori anarchici successivi. Saranno Tolstoj e soprattutto Kropotkin a riconoscere in Godwin il primo teorico dell'anarchismo, seguiti da Max Nettlau.

Nel XIX secolo la Gran Bretagna è attraversata da numerose agitazioni sociali e rivendicazioni politiche, all'interno delle quali un ruolo fondamentale viene svolto dal Cartismo, un movimento che cerca di ottenere una riorganizzazione del potere politico attraverso la rivendicazione del suffragio universale maschile. Accanto ai cartisti vi è una più generale attività radicale che nelle sue forme più estreme individua come nemici l'aristocrazia, il clero e la famiglia reale in quanto beneficiari di rendite e antichi privilegi. A partire dal 1867, anno della Reform Act, aumenta l'attività di questi circoli radicali, spesso legati al repubblicanesimo e al secolarismo, condotta più in uno spirito di riforma che in direzione rivoluzionaria.

La crescita della radical activity coincide ed è collegata a un rapido proliferare di club operai, che sorgono in tutta l'Inghilterra, ma che sono particolarmente importanti a Londra, dove, a partire dal Club and Institute Union, istituito nel 1862 da Henry Solly — uno dei fondatori, oltre che dei Working Men's Clubs, di altre due importanti organizzazioni sociali dell'epoca tardo-vittoriana: la Charity Organisation Society e il movimento Garden City —, deriva un certo numero di club simili, con lo scopo di incoraggiare l'educazione della classe operaia allontanandola dal diffuso alcolismo.

I club giocano un ruolo importante all'interno del radicalismo londinese contribuendo in maniera significativa anche alla crescita del nuovo socialismo degli anni Ottanta dell'Ottocento, fungendo anche da sezioni della Metropolitan Radical Federation e diventando centri di discussione politica e di autoformazione. Tra il 1860 e il 1870 il numero dei club operai cresce considerevolmente: tra questi il Commonwealth Club, per iniziativa di John Hales, e il Patriotic Club, per opera soprattutto di Tom Mottershead, entrambi membri della Prima Internazionale.

I club, accanto a pub e a taverne, svolgono un ruolo importante anche nel processo di sviluppo dell'anarchismo inglese, rappresentando «un elemento fondamentale nell'organizzazione del movimento anarchico internazionale di Londra». Uno dei club più importanti, per il movimento anarchico oltre che per la storia del marxismo britannico, è il Communist Club o German Workers' Educational Club, principalmente per emigrati tedeschi, il quale permette la creazione di legami tra il cartismo, il socialismo utopista, la Prima Internazionale, i primi anarchici, la Social Democratic Federation e il socialismo marxista, collegando anche i movimenti socialisti inglesi con quelli dell'Europa continentale. Nel 1878 il club trova sede definitiva al numero 6 di Rose Street (oggi Manette Street), a Soho.

Il club di Rose Street viene utilizzato come centro organizzativo per la preparazione del Congresso Internazionale Socialista Rivoluzionario (International Social Revolutionary Congress), che si tiene a Londra tra il 14 e il 19 luglio 1881.

Tra i vari club, è interessante segnalare quello fondato dagli anarchici italiani nel giugno 1879 con il nome di Circolo Italiano di Studi Sociali, il cui principale scopo è l'educazione della classe lavoratrice.

Un altro importante club frequentato dagli anarchici è l'Autonomie Club, fondato dall'anarchico tedesco Josef Peukert nel 1886 in Charlotte Street e trasferitosi poi in Windmill Street, divenuto probabilmente «il principale punto d'incontro per la colonia internazionale di anarchici della capitale londinese». Come testimonia l'anarchico francese Charles Malato, «secondo i giornali e la polizia, l'Autonomie Club era al centro di tutte le cospirazioni e gli attentati commessi dagli anarchici in Europa».

1.2 L’internazionale e i primi passi

Il 28 settembre 1864 viene fondata a Londra, durante un'assemblea pubblica alla St. Martin's Hall, l'International Working Men's Association, l'Associazione Internazionale dei Lavoratori (AIL), definita successivamente come Prima Internazionale, con lo scopo di «costituire un centro di collegamento tra le società operaie esistenti nei diversi paesi, che aspirino al medesimo scopo: il mutuo soccorso, il progresso e l'affrancamento completo della classe operaia». Vi prendono parte delegazioni di operai inglesi e francesi, inviati di altri Paesi e molti rifugiati politici tra cui Mazzini e Marx, al quale viene affidato il compito di stendere gli Statuti, i Provisional Rules of the International Working Men's Association e l'Address.

È inutile ripercorrere qui la storia della Prima Internazionale e il noto scontro tra Marx e Bakunin, ovvero tra la parte marxista e la parte antiautoritaria riunita attorno alla Federazione del Giura, che porta nel settembre 1871 alla condanna dei giurassiani da parte della Conferenza di Londra dell'AIL. Le risoluzioni di tale Conferenza, in particolare la Risoluzione IX intitolata L'azione politica della classe operaia, in cui si decide l'organizzazione del proletariato in partito politico, provocano l'aperta ribellione dei bakuninisti del Giura che in un congresso tenutosi a Sonvillier il 12 novembre 1871 denunciano «i metodi dittatoriali del Consiglio Generale e l'illegalità della Conferenza, chiedendo l'immediata convocazione di un congresso regolare».

Nel 1872 il Congresso dell'Aja sancisce l'espulsione della corrente libertaria, determinando la fine dell'unità dell'Associazione. Nello stesso anno si tiene il Congresso di Saint-Imier, anticipato dalla Prima Conferenza delle Sezioni Internazionali Italiane a Rimini il 4-6 agosto 1872, che segna «la data di nascita del movimento anarchico internazionale». Alla fine del gennaio 1873 la Federazione Inglese, riunita in congresso, denuncia i tentativi dittatoriali da parte di Marx, decreta l'illegalità della convocazione del Congresso dell'Aja e, pur non aderendo ufficialmente all'Internazionale di Saint-Imier, invia dei suoi delegati al Congresso dell'Internazionale Antiautoritaria a Ginevra nel 1873.

Tra i primi a creare un legame tra la sezione inglese della Prima Internazionale, il movimento cartista, l'owenismo, le lotte per la libertà di parola del 1870 e il nuovo socialismo emergente del 1880, vi sono Frank Kitz e Joseph Lane.

Frank Kitz, nato nel 1848 da madre inglese e padre tedesco, dopo un'infanzia difficile e una giovinezza passata a vagabondare per l'Inghilterra, si ristabilisce definitivamente a Londra alla fine del 1873 o all'inizio del 1874, entrando subito a far parte di un gruppo di discussione politica chiamato Democratic and Trades Alliance Association. In seguito a disaccordi all'interno del gruppo sulla scelta di commemorare la Comune di Parigi, nasce nel 1875 una nuova organizzazione, la Manhood Suffrage League, di cui Kitz diventa segretario, che organizza un meeting internazionale a Cleveland Hall per celebrare la Comune, in cui prendono la parola anche Kropotkin e la comunarda francese Louise Michel. Due anni dopo, nel 1877, Frank Kitz è impegnato nella formazione di un movimento specificatamente rivoluzionario e internazionalista a Londra, sollecitato e aiutato anche da John Neve — considerato l'anima del movimento anarchico tedesco a Londra quale sostiene l'importanza di formare una sezione inglese del movimento socialista.

Accanto a Frank Kitz, John Neve e molti altri che non è qui possibile ricordare, un altro personaggio svolge un ruolo importante...

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kristina_gv di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Del Corno Nicola Arturo.
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