Le grandi opere del pensiero politico
Jean-Jacques Chevallier
Parte prima: al servizio dell’assolutismo
Machiavelli, Bodin, Hobbes, Bossuet tutti hanno servito la causa dell’assolutismo monarchico. Hanno cercato di eliminare i freni che si opponevano all’assolutismo:
- Machiavelli: elimina la morale corrente. Proclama l’autonomia della politica.
- Bodin: respinge le pretese storiche di divisione della sovranità.
- Hobbes: giustifica il potere assoluto partendo da una concezione materialista della natura umana.
- Bossuet: fa servire la Sacra Scrittura alla glorificazione della monarchia assoluta, ereditaria. Mantiene la priorità di Dio di fronte al potere, ma interpreta le regole della Chiesa in modo favorevole alla sottomissione dei sudditi.
Il “Principe” di Machiavelli (1496-1527)
La scena e le circostanze
Epoca: Rinascimento
Nazione: Italia
Città: Firenze
Rinascimento = movimento intellettuale che comincia a fine XV secolo e mira a tornare all’antichità classica, scardinando le discipline intellettuali medievali. Crollo della costruzione medievale che poggia sulla doppia autorità Papa, Imperatore.
Si affermano i grandi stati monarchici unificati, i cui sovrani considerano irrisorie le pretese del Papa e dell’Imperatore. La scoperta dell’America sta per rivoluzionare l’economia mondiale. Crisi della coscienza europea: passione di scoperta e di ricerca, esigenza critica, l’orgoglio umano affronta il divino. L’era della tecnica si sostituisce all’era medievale dominata da Dio.
L’individuo si libera dalla disciplina cattolica del medioevo per cercare da solo la sua via. Primo abbozzo del superuomo di Nietzsche. Italia: nell’individuo che prende possesso del regno della terra si riconoscono i Borgia italiani. Situazione politica italiana era propizia. Attorno a Roma, Venezia, Milano, Firenze c’era una moltitudine di stati.
Roma con Alessandro VI Borgia offriva uno spettacolo poco evangelico: impegno a ingrandire il proprio territorio temporale questa l’Italia di fine XV secolo sconvolta da dissensi in mezzo alla fioritura artistica. Firenze: sconvolta dalle lotte fra le fazioni finché i Medici non si impadronirono del potere nel 1434 con Cosimo. Lorenzo aveva distrutto le libertà pubbliche care ai fiorentini. Nel 1447 contro di lui scoppiò la Congiura dei Pazzi.
Lorenzo muore nel 1492. Il successore Piero fugge nel 1494: il popolo è indignato per l’accordo che ha negoziato con il re di Francia Carlo VIII. A Firenze si stabilisce la repubblica. Ma dopo poco si impossessa del potere Girolamo Savonarola che affascinò con la sua predicazione. Parla solo della morte. Fonda a Firenze una democrazia teocratica e puritana. Si scaglia contro la cupidigia del papa e di Roma, rifiuta la carica di cardinale.
Nel 1498 viene impiccato dai fiorentini, stufi di lui. Pochi giorni dopo Niccolò Machiavelli entra nella vita pubblica. Appartiene a una famiglia borghese. Ha una vita mediocre: è un funzionario, burocrate che esegue gli ordini. Poiché adempie a meraviglia ad alcuni compiti sia all’estero che in Italia, ebbe influenza sulla diplomazia fiorentina. Molta lucidità sulla conoscenza dei temperamenti nazionali e dei rapporti fra i popoli.
È assillato dal problema dell’armata nazionale per liberarsi dei mercenari: è incaricato di organizzare la milizia fiorentina. Nel 1502 in una delle sue missioni viene in contatto con Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro VI. Era un cardinale che aveva rinunciato alla carica ecclesiastica per costruire un grande principato in Italia centrale. Ebbe su Machiavelli un’impressione indimenticabile: personaggio perfetto del Rinascimento, principe ambizioso e magnifico.
Nel 1512 la situazione politica di Firenze cambiò ancora: papa Giulio II vs. re di Francia Luigi XII la milizia della repubblica fiorentina viene decimata dalla Lega Pontificia. Vengono ristabiliti i Medici. Machiavelli è cacciato da Firenze, in quanto funzionario della Repubblica. Trova il tempo per scrivere la sua opera: Discorsi sopra alla prima deca di Tito Livio (trattato di scienza politica sul governo repubblicano), Istorie fiorentine, Dialoghi dell’arte della guerra, De principatibus…
Caduto in disgrazia vive in campagna, dominato da rancore e noia. Rancore perché è cacciato dai Medici che sarebbe disposto a servire, nonostante lui fosse repubblicano. Lettere all’amico Vettori, ambasciatore di Firenze a Roma. Lettera più famosa: 10 dicembre 1513 descrive le sue giornate monotone. La sera però si ritira nel suo studio a leggere. Nella lettera spiega il suo proposito di scrivere De principatibus per dedicarlo a Giuliano de’ Medici per parlare di che cos’è il principato, quali specie di principati ci sono, come si acquistano/mantengono/perdono.
Inoltre mostra di essere conscio del proprio valore e della propria grande esperienza. Inizialmente lo dedica a Giuliano (1513), poi a Lorenzo che diventa duca di Urbino. La dedica a Lorenzo esprime la sua intenzione a mettere a sua disposizione le sue conoscenze sui grandi uomini acquisite con l’esperienza. Scritto con linguaggio semplice per centrare il problema. Invito a riammetterlo a Firenze alle sue dipendenze.
I principati
Principati (De principatibus) vs. repubbliche (Discorsi di Tito Livio)
- Ereditari: sono già stabili e facili da mantenere (Machiavelli non se ne interessa)
- Nuovi: nuovi del tutto
- Misti: principati nuovi che si aggiungono a uno stato ereditario
- Ecclesiastici: categoria a parte
Machiavelli si muove solo nell’ambito della forza e della guerra. Il trionfo del più forte è il fatto essenziale della storia. L’unica cosa che conta in politica è avere le forze sufficienti a conquistare e mantenere un principato. Ogni stato deve avere buone leggi e buone armi. Buone armi = truppe nazionali, formate da cittadini, non da mercenari infedeli. La formulazione di concetti astratti in politica non serve a nulla. È estranea ai problemi posti. Importante distinzione fortuna/virtù tutti gli uomini sono sottoposti alla forza cieca della sorte. L’uomo deve resisterle con la propria virtù. La sorte è donna ed è pronta a cedere se le si usa violenza.
Modi di acquisire, conservare e perdere il potere
1. Principi per propria virtù:
- Conquistare: difficile la difficoltà maggiore all’inizio è stabilire nuove istituzioni (chi combatte per stabilirle è meno convinto di chi combatte per le vecchie istituzioni perché non ne ha ancora fatto esperienza). Il principe quindi deve avere i mezzi per costringere. Es. Savonarola ha fallito perché disarmato.
- Conservare: facile
2. Principi per fortuna (sorte):
- Conquistare: facile
- Conservare: difficile i principi dipendono troppo dalla fortuna e non dispongono di forze fedeli a loro. Se però il principe è dotato anche di grande virtù, saprà subito conservare quello che la fortuna gli ha dato. Es: Cesare Borgia. Anche se alla fine ha perso il suo principato, non ha commesso errori. È divenuto principe grazie a suo padre Alessandro VI che ha fatto appello a Luigi XII per installarlo in Romagna. Cesare capisce subito che deve essere indipendente dai mercenari e dal re. Massacra a Sinigallia tutti i condottieri che pensava stessero per tradirlo. Fa ristabilire l’ordine fra i sudditi di Romagna da un uomo crudele. Ristabilito l’ordine lo fa uccidere, conquistando il favore del popolo. Per liberarsi del re di Francia si cerca amicizie fra gli spagnoli. Ma c’è un problema: Alessandro VI muore troppo presto nel 1503. Cesare si trova fra le armate francesi e quelle spagnole ancora nemiche, si ammala. È vinto dalla sorte. La sua condotta può essere un modello per tutti i principi.
3. Principi per scelleratezza:
Machiavelli disprezza questa categoria.
- Es: Agatocle (re di Siracusa) e Oliverotto (signore di Fermo). Da questi personaggi ricava una “morale”.
- Crudeltà ben eseguite: commesse tutte insieme all’inizio del regno. I benefici invece devono avvenire lentamente per essere assaporati meglio.
- Crudeltà mal eseguite: si trascinano, si rinnovano. I sudditi perdono sicurezza. Punto di vista solo tecnico, al di là del bene e del male. Bene e male non vengono negati ma vengono espulsi dalla sfera politica.
4. Principi per consenso dei cittadini:
Serve un po’ di fortuna e un po’ di virtù. Il popolo non vuole essere oppresso, i potenti vogliono opprimere.
- Principe eletto dal popolo: il popolo spera di essere difeso da un semplice cittadino. Si mantiene più facilmente: il popolo si accontenta di non essere oppresso.
- Principe eletto dai potenti: fa più fatica a mantenersi. I potenti richiedono di opprimere. Machiavelli preferisce il popolo. Questo metodo di acquisizione richiede però un’arte mediocre.
Principati ecclesiastici: si acquistano per fortuna o per virtù. Per conservarli non serve né fortuna né virtù. Si conservano per il potere delle istituzioni religiose. Machiavelli è sarcastico, è un uomo del Rinascimento, non ama lo spirito del cristianesimo estraneo alla virtù. Tuttavia scrive un omaggio a papa Leone X (è un Medici).
Bisogna fare distinzioni anche a seconda del tipo di governo che c’era prima che fosse acquisito il principato.
- Dispotico: difficile da conquistare perché i sudditi sono stretti intorno al principe. Facile da mantenere perché basta estinguere la famiglia del principe. Il popolo è abituato a obbedire.
- Aristocratico: governo di un principe assistito da grandi. Facile da conquistare perché i potenti spesso sono scontenti. Difficile da mantenere perché non si possono accontentare tutti i grandi, né eliminarli.
- Repubblicano: difficile da mantenere perché il popolo è abituato alla sua libertà. L’unico modo è distruggere la Repubblica. Machiavelli non riesce a nascondere la sua preferenza per i governi liberi.
Il principe
Cesare Borgia (modello di virtuosità) vs. Luigi XII (principe ereditario incapace). Tratteggia il ritratto del principe nuovo. Come si deve comportare il principe con sudditi e amici? Machiavelli si attiene alla realtà delle cose. Non come dovrebbe essere la realtà, ma come è. Poiché il principe vive nel pericolo non deve essere sempre buono. Alcuni difetti sono necessari alla conservazione del potere. Machiavelli è disilluso dagli uomini perché li ha frequentati, sa distinguere il bene e il male. Preferirebbe il bene ma non vuole ignorare le necessità dello Stato.
Il principe dovrebbe essere: parsimonioso, pietoso ma non troppo, temuto (se non può essere sia temuto che amato), ingannevole e sleale quando conviene, umano e bestiale (dal mito di Achille e del centauro Chirone), volpe e leone, dissimulatore e ipocrita. Ha fornito a Giuliano e poi a Lorenzo le ricette del potere.
Il segreto di Machiavelli
Il suo segreto, ciò che non ci si aspetta è il suo amore violento per la patria Italia lacerata. Sogna un liberatore che realizzi la Repubblica italiana. Ha ammirato Cesare Borgia perché ha visto in lui un possibile redentore. Dopo il suo fallimento spera in un Medici.
Il destino dell’opera
Lorenzo de’ Medici ricevette il Principe ma non gli prestò attenzione. Morì nel 1519. Dal 1519 Machiavelli ritorna ad essere funzionario ma solo a causa della sua reputazione. Dopo il 1525 gli vengono affidati incarichi più importanti ma nel 1527 i Medici vengono cacciati da Firenze e si ristabilisce la repubblica. A quel punto non può contare sul favore del regime restaurato. Il 22 giugno 1527 Machiavelli muore. Nel 1531 Il Principe viene stampato. Comincia ad essere letto. Nel periodo della Riforma protestante viene molto criticato, messo all’Indice, considerato opera del demonio. Contestato sia da cattolici che da protestanti. Sovrani e ministri lo ammirano: il Principe è il breviario dell’assolutismo (Richelieu, Mazarino). Recuperato anche dai nemici del dispotismo per amore repubblicano (Rousseau). Ammirato anche da Napoleone. Ritorna in auge con i nazionalismi e i realismi politici (fascismo).
Riforma protestante
La Riforma protestante rompe l’unità religiosa cristiana cattolica. 1555: pace di Augusta “Cuius regio eius religio”. I sudditi di uno stato devono professare la religione del proprio sovrano. Il sovrano ha diritto di imporre una religione sul proprio stato? È lecito perseguitare le minoranze religiose e quindi esigere obbedienza? I sudditi si possono ribellare al sovrano che impone una religione?
Lutero (1483-1546)
- 1517: Lutero affigge le sue 95 tesi con cui sfida la tradizione religiosa. Fa appello alla libertà individuale del credente che era repressa dalla tradizionale fede cattolica. Spirito critico contro le manipolazioni compiute dalle autorità cattoliche. Secondo lui ciascun credente può leggere le Sacre Scritture senza bisogno di mediazione della autorità religiose. Scredita la Chiesa cattolica per la condotta morale: dedita più alla mondanità che alla sacralità. Critica il fatto che si possano acquistare le indulgenze (remissioni dai peccati). Forte carica umanistica delle critiche di Lutero. Pone al centro la singola persona.
“Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca”
Essendo noi tutti ugualmente sacerdoti nessuno deve elevarsi da sé e ardire di compiere senza nostra elezione e approvazione ciò su cui noi tutti abbiamo il medesimo potere. Democratizzazione dell’esperienza religiosa tutti si rapportano alla pari con l’esperienza religiosa. Contro visione piramidale dell’istituzione della Chiesa. Tutto il popolo deve poter diventare protagonista di un’opera di riforma del credo religioso trovando una via personale alla lettura del Vangelo.
Protesta con stile esplicito e diretto. Non vuole rivolgersi solo a un pubblico colto, vuole rivolgersi a tutti i fedeli. Rende popolare la sua teologia rendendola facilmente comprensibile. 1520: scomunicato da papa Leone X. Lui risponde con una lettera molto aggressiva.
Lutero ha visione pessimistica dell’uomo: è un essere peccaminoso che non può uscire da solo dal peccato. È possibile tramite una grazia proveniente da Dio. La salvezza è un fatto provvidenziale che non ammette spiegazione razionale. L’uomo deve prepararsi ad accogliere questa grazia ma non deve pensare che le sue opere possano influenzare la scelta divina. L’uomo non si può liberare dalla sua imperfezione solo obbedendo all’autorità ecclesiastica. La salvezza del singolo dipende solo dall’arbitrio di Dio. L’uomo è servo del giudizio divino.
Dal punto di vista politico la protesta di Lutero contro Roma è volta anche ad affermare l’identità culturale della nazione tedesca (che non esiste ancora, si sta formando). Contro la mentalità latina sentita come ostile al mondo germanico. La sua rivoluzione è proto-nazionalistica. Volta ad accaparrarsi le simpatie dei principi tedeschi. Lutero tende ad accrescere di fatto l’influenza dei principi tedeschi sulla comunità dei propri sudditi sostiene la necessità dell’autorità e dell’obbedienza passiva all’autorità. È assolutamente necessaria la presenza di uno stato che usi la coercizione, la forza perché l’uomo è incapace di autogovernarsi.
Sul fatto spirituale: individuo mantiene la sua libertà perché la sua coscienza risponde solo a Dio. Sul fatto politico: l’individuo è sottoposto all’autorità. L’ordinamento divino è voluto da Dio. Lutero sa che anche i governanti sono uomini quindi possono mostrarsi incapaci e trasformarsi in tiranni a ciò non giustifica nessuna forma di ribellione. Ribellarsi all’ordine costituito significa ribellarsi a Dio. 1526: “Se anche le genti di guerra possono giungere alla beatitudine”. Pubblicamente assegnare torto o ragione spetta ai governanti che ricevono l’investitura da Dio. Il cristiano deve sempre obbedire all’ordine costituito. Lutero giustifica la repressione dei moti anabattisti.
Le sue dottrine non sono favorevoli a un rinnovamento sociale, politico. 1524: contadini svizzeri si ribellano e danno segnale di rivolta che viene recepito da molti altri contadini nella Germania del sud. Parola d’ordine della ribellione viene presa da ciò che aveva detto Lutero. Muntzer era a capo della rivolta: la libertà del cristiano implica la revisione di tutti i rapporti esistenti anche da un punto di vista socio-economico. Richiesta: confisca dei latifondi, attribuzione delle terre ai contadini, fine della servitù della gleba, scegliere il proprio pastore ecc.
Lutero prende le distanze dal movimento. 1525: “Contro le empie e scellerate bande di contadini”. Ribadisce il dovere del cristiano di prestare obbedienza passiva all’autorità costituita. Uomo dello spirito ≠ uomo della carne. Uomo ha bisogno di autorità che mantengano l’ordine pubblico.
Giovanni Calvino (1509-1564)
- Studia a Parigi. Condannato per eresia, costretto a fuggire a Ginevra e svolge attività di pastore protestante e attività politica.
- “Ordinanze di Ginevra” propongono nuovo governo ecclesiastico fondato sull’indipendenza del collegio religioso (concistoro) dall’autorità politica.
- Contro il potere laico di Ginevra. Autorità politica diventa strumento di Calvino per costruire l’austera comunità cittadina.
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