Sociologia generale: razzismo di stato
Prefazione
La diffusione di misure sistematicamente inferiorizzanti nei confronti degli immigrati è ormai quasi universale: si parla oggi di razzismo istituzionale (stato, governi, parlamento). Il motivo di tale nuova diffusione soprattutto a livello istituzionale è il crescente costo del lavoro: costa troppo, ha troppi diritti, troppe garanzie ed un eccessivo riconoscimento sociale. Per riuscire a contrastare tale fenomeno i poteri euro-statunitensi hanno scelto di reintrodurre il razzismo e tutti i fenomeni ad esso collegati: lo scopo è quello di sfruttare il contributo degli immigrati in quanto lavoratori, rispondendo in maniera illimitata del loro lavoro, senza però concedergli libertà di circolazione o diritto.
In questo modo, tramite gli immigrati, è possibile svalorizzare l'intera forza-lavoro ed al contempo criminalizzare la povertà: ciò permette di scaricare le colpe della crisi agli immigrati e agli emarginati. Allo stesso tempo USA ed Europa devono affrontare il problema della perdita del loro primato e l'ascesa di Cina, India e Oriente. Per tenere sotto controllo la situazione (in particolare modo dopo l'11 settembre), il razzismo di stato accusa gli immigrati di tendere alla delinquenza e denuncia la loro concorrenza sleale: attua così una politica contro gli immigrati e non contro l'immigrazione.
Le politiche repressive hanno inoltre un altro scopo: con la scusa di controllare l'immigrazione sono stati messi in atto sistemi di controlli polizieschi, militari, amministrativi e sociali. Sono stati introdotti quindi mezzi e metodi militari nella vita civile, normalizzando e banalizzando la violenza istituzionale e privata, che non si estende solo agli immigrati ma anche agli autoctoni: in questo modo aumenta la stretta autoritaria dello stato sulla società.
Dall'islamofobia al razzismo anti-musulmano
L'immigrazione dai paesi arabo-islamici negli anni novanta ha visto gli immigrati provenienti da queste nazioni costituire le prime popolazioni non europee giunte in numero significativo nell'Europa contemporanea per motivi di lavoro. Queste popolazioni, inizialmente lavoratori maschi, si sono radicate velocemente, costruendo o ricongiungendo famiglie.
Negli anni '80 sono gli immigrati più numerosi e i più stabilizzati ed il nucleo più organizzato dell'immigrazione. Negli anni '90 sono composti da lavoratori provenienti dal Maghreb, Senegal, Egitto, Corno d'Africa: è una presenza stabile, mista ed organizzata. Nella seconda metà degli anni '80 si ha un processo di radicamento sociale e sul finire degli anni '90 si registra un'ulteriore pluralizzazione nazionale, culturale e linguistica, dato l'arrivo di popolazioni balcaniche di trazione islamica e di popolazioni provenienti da Pakistan, Bangladesh, India e paesi del Medio-Oriente.
Alla fine degli anni '90 e agli inizi degli anni 2000 l'Italia presenta una forte eterogeneità nazionale, linguistica e culturale, una discreta stabilizzazione nel mercato del lavoro degli immigrati (anche se nei lavori meno remunerativi), un forte radicamento sociale (nascita di figli, costituzione di famiglie, creazione di associazioni, accesso alla casa, apertura sale di preghiera, entrata nel sindacato).
A partire dagli anni '90 i mass-media si specializzano nella produzione di discorsi negativi sugli immigrati, concentrandosi sulla questione della integrazione nella società italiana. La Lega comincia a manifestare ostilità e fastidio nei confronti della loro presenza, alcuni intellettuali promuovono la tesi che la cultura degli immigrati costituisce l'ostacolo insuperabile per l'inserimento sociale.
L'espansione dell'islamofobia (1999-2001)
Da una indifferenza ostile si passa ad una diffusione dell'islamofobia: diverse forze sociali si attivano, allo scopo di creare un'ansia collettiva ed un clima di sospetto. I media diffondono una rappresentazione degli immigrati associata ad un immaginario di auto-esclusione, di estraneità, di disumanità, alimentando avversione e rifiuto.
Esponenti e commentatori politici argomentano la propria ostilità, affermando che:
- L'Italia è uno stato laico e non deve consentire la pubblica manifestazione dell'identità religiosa degli immigrati.
- L'Italia è una nazione connotata storicamente dalla tradizione cattolica.
- Servono politiche migratorie selettive, per fare entrare solo immigrati compatibili con i valori del mondo occidentale moderno.
- Se non si applicano tali politiche, allora bisogna separare le popolazioni e le culture.
- I musulmani non si integreranno mai e la loro presenza è un pericolo per l'ordine, i valori e la democrazia.
- Minaccia del fondamentalismo islamico.
Il razzismo anti-musulmano, elemento strutturale dell'Italia di oggi
Con l'11 settembre l'islamofobia si trasforma in razzismo anti-musulmano. Da singoli e individuali ma diffusi atteggiamenti di paura, diffidenza e pregiudizio si passa ad un complesso di politiche, pratiche e discorsi pubblici e istituzionali che demonizzano l'integrazione musulmana. I media contribuiscono alla criminalizzazione dell'immigrazione di origine arabo-islamica, incitando all'odio. Studiosi, scrittori e letterati selezionano e poi generalizzano tratti specifici della storia e della cultura delle società arabo-islamiche, presentandole come l'esempio più estremo della barbarie e dell'arretratezza.
Scendono in campo anche i partiti di centro-destra (in nome della difesa della tradizione culturale e dell'indennità religiosa della nazione) e di centro-sinistra (in nome del pericolo verso la laicità e delle conquiste della modernità):
I governi emanano provvedimenti, quali la legge contro il terrorismo, la Carta dei valori e della cittadinanza, la legge Bossi-Fini. Le amministrazioni locali assumono un ruolo attivo nella emendazione di provvedimenti discriminatori, dichiarando la loro ostilità verso gli immigrati musulmani nel loro territorio. Si ostacola la socialità, l'incontro, la partecipazione e l'associazionismo, limitando così l'inserimento e la partecipazione sociale di queste popolazioni. Il mercato del lavoro marginalizza i lavoratori arabo-musulmani, sostituiti progressivamente dai lavoratori dell'Est (di più giovane immigrazione e quindi con una condizione di minor stabilità e forza contrattuale, più facili da sfruttare).
Questo sistema di esclusione provoca i lavoratori immigrati a ripiegare su sé stessi, spingendoli verso processi di islamizzazione o re-islamizzazione. Questo processo di autodifesa porta però ad altri problemi:
- Nelle relazioni sociali, a causa dell'interazione autoctoni-immigrati.
- Problemi di rappresentazioni pubbliche, dato che nei media dominano immagini, discorsi distorti e stereotipi.
- Problemi di riconoscimento pubblico, specie a livello giuridico.
La carta dei valori
Emanata dal governo Prodi nel 2007, rappresenta l'ascesa dell'assimilazionismo segmentato e non partecipativo, un assimilazionismo subordinato, dove l'immigrato è svalorizzato, interiorizzato e chiamato ad integrarsi ai valori italiani, abbandonando i suoi, dissociandosi da compatrioti, parenti e da sé stessi. Cosa afferma la carta dei valori:
- Gli immigrati devono rispettare i valori italiani: non si specificano quali.
- Donne e bambini hanno diritto a protezione sociale: vengono implicitamente considerati deboli o vittime di maltrattamenti dai connazionali maschi.
- Diritto a libertà e diritti sociali, ma non ai diritti politici: ma viene affermato che l'Italia è una comunità.
- Protezione sociale della maternità: si afferma implicitamente che le immigrate sono cattive madri, che ricorrono all'interruzione della gravidanza senza problemi.
- Parità uomo-donna: pregiudizio sulla disparità tra i sessi nell'Islam.
- Cittadinanza: i criteri della sua acquisizione sono la buona conoscenza della lingua italiana e l'adesione ai nostri valori, cioè individualismo ed il mercato.
Il pacchetto sicurezza: dall'integrazione subalterna degli immigrati alla loro criminalizzazione
Il disegno di legge contenuto nel pacchetto sicurezza, giunto a compimento nel 2009, contiene una serie di provvedimenti:
- Un decreto legge: introduce un'ulteriore aggravante per coloro che commettono un reato trovandosi in Italia in posizione irregolare. Essi sono esclusi dal beneficio della sospensione dell'esecuzione della pena per i casi in cui generalmente è prevista; l'espulsione come sostitutiva alla detenzione; espulsione come misura di sicurezza (si considera la pericolosità del condannato, anche se non ha commesso niente).
- Due decreti legislativi: correttivi delle norme di attuazione delle direttive in materia di esame delle domande di asilo e ricongiungimento familiare.
- Un disegno di legge: che prevede il reato di clandestinità e l'ampliamento del tempo di detenzione amministrativa da 90 a 180 giorni.
Un insieme di norme vessatorie e incostituzionali
Molte di queste norme violano l'esercizio di alcuni diritti fondamentali dei migranti (diritto d'asilo, all'unità familiare, libertà personale, difesa, libertà di circolazione e di soggiorno). La legge del 15 luglio 2009, n°94 è un chiaro esempio di legge bandiera, ovvero fatta per alimentare la spirale sicuritaria e non per regolare un fenomeno quale l'immigrazione. Infatti essa viola l'art.30, 31, 22 e 117 della Costituzione italiana, l'art-6 del Testo unico sull'immigrazione, dato che ostacola la registrazione della nascita del minore che sia figlio di entrambi i genitori irregolari.
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