Il razzismo: una piaga antica e moderna
Razzismo è antico. Adesso molto forte in Stati Uniti e Italia e Europa occidentale. Si vuole usare il razzismo per appropriarsi della linfa vitale del lavoro salariato. Attraverso l’inferiorizzazione e la demonizzazione delle nazionalità più indesiderate (mezzo) si punta alla svalorizzazione di tutta la forza-lavoro senza badare alle differenze nazionali (il fine). E si ha di mira la criminalizzazione della povertà (secondo fine). Così la crisi del lavoro è scaricata su altre etnie e sugli emarginati.
Potenze orientali e del sud del mondo stanno crescendo. Gli Stati Uniti e l’Europa usano il razzismo per scagliare la gente contro queste nuove potenze. Negli USA dopo l’11 settembre la tendenza al razzismo è aumentata vertiginosamente.
L'ascesa del razzismo nella crisi globale
Il punto di partenza sono gli USA, che hanno svolto tre funzioni: la militarizzazione delle politiche migratorie, criminalizzazione di immigrati arabo-islamici, inferiorizzazione del nucleo più numeroso delle popolazioni immigrate. Nonostante la militarizzazione, l’emigrazione dal Messico non si è fermata (latinos gruppo più numeroso), anzi è aumentata. Gli USA così associarono l’immigrazione clandestina al traffico di droga (che invece avviene attraverso aerei e navi). Il governo messicano schierò così le truppe di controllo sulla frontiera così da aumentare la pressione su emigrati-immigrati latino-americani. La criminalizzazione ha fatto un balzo in avanti dopo gli attentati dell’11 settembre.
Il "pericolo latino" secondo Huntington
Per quanto riguarda l’inferiorizzazione dei latinos, come visto, esso era già in atto. Ma la costruzione sociale di uno specifico acuto "pericolo latino" (o marrone) è avvenuta attraverso una miriade di altri attacchi specifici mirati contro di loro. La militarizzazione delle politiche migratorie e la criminalizzazione degli immigrati attendevano solo di avere una espressione sistematica, che è arrivata per l’opera di Samuel Huntington.
Il "periodo epocale" per l'America, secondo Huntington
In America dalla nascita a oggigiorno si vede una grande assimilazione di diverse etnie e la formazione di un vero e proprio credo politico, esaltato dalla convinzione dei nord-americani di essere il "paese di Dio" con la sacra missione di portare il bene nel mondo. Huntington riconosce che la formazione di questa coscienza nazionale è avvenuta su basi francamente razziste: i bianchi si sono sempre sentiti distinti da indiani, neri, asiatici…e li hanno sempre esclusi dalla loro comunità.
L’assimilazione di grandi masse di immigrati è dovuta a chiesa, scuola e governi, ma soprattutto la guerra (in particolare la 2ª guerra mondiale) che ha portato ad una convergenza generale verso un sentimento di appartenenza nazionale, lealtà ai valori, un’unità nazionale che hanno fatto degli USA una supernazione, la nazione dominante nel mondo.
Huntington tralascia l’importanza delle determinanti materiali (industrie, tecnologia…) del processo, e le lotte di classe tra lavoratori e capitalisti. Dalla ascesa si ha una discesa della potenza nazionale americana registrata negli anni ’60 e ’90 (crisi dell’identità nazionale americana) e la capacità americana di omogeneizzare a se gli immigrati di qualunque provenienza ha iniziato a venir meno.
Per Hunt il multiculturalismo costituisce per la sua stessa essenza un’ideologia anti-americana, anti-europea e anti-occidentale, poiché mette in discussione l’idea di mono-culturale americana. Ma non è il solo semplice rifiuto della pluralità di culture all’interno della stessa nazione. È il porre sullo stesso piano cultura americana (europea e occidentale) e altre culture ritenute inferiori, soprattutto latinos (descritti da Huntington come pigri, svogliati, con scarse attitudini intellettuali).
Anche se non lo da mai per scritto il suo pensiero è questo, e lo dimostra l’accanita lotta contro il multiculturalismo, identificato come una forma di infedeltà nei confronti del "paese più patriottico al mondo". Per Huntington inoltre i latinos vogliono una vendetta contro gli USA, vogliono riconquistare le terre che erano "loro".
Una seconda America per Huntington
Per Huntington si sta formando una seconda America (contro quella vecchia) fatta da latinos (che sono concentrati e quindi difficile da assimilare) che stanno anche imponendo lo spagnolo come seconda lingua ufficiale. Praticamente, i latinos non sono scansafatiche, al contrario sono grandi lavoratori che spesso sono anche sottopagati e dequalificati indipendentemente dalle proprie effettive competenze. Anche il fatto di fare combriccola è derivato dalla povertà a cui sono imposti, non è una volontaria auto-segregazione.
Le conclusioni per Huntington: il multiculturalismo unito a una crescente "seconda America" ispanica mette a repentaglio l’unità nazionale e perciò la supremazia americana nel mondo. Il rischio epocale è la scomposizione e il declino degli USA. Per evitare questa crisi si deve riaffermare "l’identità anglo-protestante".
Il "periodo epocale" per l'Europa, secondo Caldwell
Lo stesso problema (dice Huntington) è dell’Europa con le popolazioni islamiche, ma con più difficoltà poiché Europa ha meno potere d’assimilazione e islamici meno inclini a farsi assimilare. Per Caldwell l’immigrazione è un fatto essenzialmente distruttivo. Per l’Europa è onerosa sul piano materiale: i clandestini in teoria servono poiché fanno i lavori più umili.
Essendo, però, i clandestini non solo di passaggio (che invece porterebbe benefici), sorge il problema: se fossero di passaggio sarebbero utili poiché fanno lavori umili, invece diventano cittadini europei a tutti gli effetti e non fanno lavori umili, riportando su di se un costo europeo. Si parla così di benefici decrescenti e costi crescenti. Inoltre l’Europa non è stata capace di attirare immigrati altamente qualificati, così il danno è materiale, sociale, spirituale e politico.
In tutto questo gli islamici hanno per l’Europa il ruolo che i latini hanno per gli USA. Però Huntington batte sulla diversità dei latinos, Caldwell invece sull’aggressività degli islamici. Gli islamici hanno la tendenza ad auto segregarsi e stanno formando una rete di ghetti "etno"religiosi formando una 2ª Europa, segnata da una cultura antagonista.
Nel ’60-’70 l’Europa si accorge della possibilità di essere plasmata dalle nuove culture e reagisce con leggi anti-immigrati in Francia e Germania, una vita che secondo Caldwell è la via obbligata. L’Europa solo con un’azione repressiva e identificativa potrà riacquistare la coesione, la sua unità, la sua forza.
Reazioni e contraddizioni
Vediamo quindi come le sfide dall’interno (nuova America e nuova Europa) sono state affrontate con superficialità e concessione che sanno di masochismo. È venuto il momento di reagire con una energia proporzionale alla mollezza dimostrata:
- Rilancio occidentalismo e superiorità
- Rifiuto di società multiculturali
- Costrizione agli immigrati di farsi assimilare
- Diversi diritti per autoctoni e non
- Selezione di immigrati in base alle qualifiche personali
- Attivo sostegno delle popolazioni autoctone e a queste idee
- Ricorso ad ogni mezzo
Il fenomeno Obama
L'elezione di Obama dovrebbe confutare una simile tesi, invece non è così. Prova che anche le minoranze sono una grande potenza. (1ª investitura di Obama). Il 1º maggio 2006 3 milioni di immigrati hanno manifestato in USA uno sciopero per rivendicare i diritti degli operai e affermare il ruolo che immigrati hanno per gli USA, manifestazione che rappresenta una pietra miliare nel cammino di ripresa dell’intero movimento dei lavoratori salariati.
Anche con Obama però la questione immigrati risulta irrisolta e silenziosa. La seconda investitura di Obama viene dal "potere" (bianca), consapevole della necessità di cambiare registro in politica estera e politica interna per risanare la super-nazione. Obama con la sua eloquenza funambolica ha voluto presentare questa esigenza (di provvedere alla leadership globale) della classe dirigente statunitense come una richiesta che sale da tutto il globo.
Gli Stati Uniti rilanciano quindi la propria funzione di nazione indispensabile (anche se con deficit economici). Guerre e trattati con Obama non sono più soft anzi tutto il contrario. Del resto l’investitura di Obama non è stata per costruire un mondo multicolore, ma solo per ricostruire la supremazia USA. I segnali sull’immigrazione non sono certo di svolta poiché gli USA hanno bisogno di immigrati, ma solo buoni. Quindi si delineano 2 classi sociali: tappeto verde, accesso alla green card per i meglio dell’intelligenza nel mondo; invece i lavoratori meno qualificati sono ammessi solo come immigrati a tempo, a condizione che gli imprenditori dimostrino di non aver accettato cittadini americani disposti a fare quel lavoro.
La crisi globale
Non è solo dovuta alle spericolare operazioni dei corsari della nuova finanza. Ma dietro c’è la "vecchia finanza" quella "buona". Inoltre si vede un così intricato intreccio tra il mercato finanziario e il mercato reale delle industrie che è stupido incolpare il primo della crisi. L’ultimo trentennio vede una fase di ripresa unitaria dell’accumulazione capitalistica all’insegna di politiche "neo-liberiste", si ha un enorme allargamento sia nel campo dell’accumulazione globale di capitale, sia della massa dei lavoratori salariati e una forte intensificazione della concorrenza tra salariati.
Oggigiorno si assiste a una diretta messa in concorrenza tra lavoratori: le migrazioni di gente del sud ed est del mondo ha demolito tutti i diritti e le tutele dei nostri lavoratori e quelli statunitensi. Questo con un processo di compressione verso il basso in cui si abbassano le condizioni medie dei nostri lavoratori, senza far scomparire le storiche diseguaglianze tra i "nostri" e i "loro" lavoratori.
Le imprese hanno potuto incamerare una massa di profitti che, però, ad un certo punto, non è più riuscita a trovare altri impieghi produttivi profittevoli immediati al ritmo ed al saggio attesi. C’è una contraddizione di fondo quindi tra profitti realmente e immediatamente possibili e quelli attesi (nel 1975 gli operai lavoravano di più ma mantenevano le loro condizioni medie stabili e quindi non si assisteva all’aumento stratosferico del profitto capitalistico). Dalla contraddizione nasce la crisi.
Inoltre causa di crisi è lo spostamento del baricentro dell’economia verso la Cina.
Prospettive
USA e Europa, anche se parlano di politiche immigratorie, hanno bisogno degli immigrati, usati come strumento per spingere verso il basso il costo medio della forza lavoro e le garanzie degli autoctoni. Inoltre si deve impedire una coalizione delle nuove popolazioni, o che a loro voce risvegli quella degli occidentali.
I governanti occidentali sono consapevoli di dover accrescere nei propri paesi la presenza di lavoratori immigrati per caricare (anche) sulle loro spalle il peso dello stato sociale e la competitività delle rispettive economie nazionali. Ed è proprio per questo che mettono in atto politiche per farli spogliare delle loro culture ed abbracciare le "nostre" addirittura prima di entrare in Europa.
Politiche contro gli immigrati e razzismo istituzionale in Italia
Lo jus migrandi alle origini della civiltà giuridica europea
Oggigiorno si è toccato il fondo per quanto riguarda le politiche razziste, componendo un numero di illegalità che minano alla radice i fondamenti della nostra democrazia. Lo scopo è quello di mettere fuori legge l’immigrazione. Il fatto di dire "questa è casa nostra e non vogliamo che un estraneo vi entri" è una contraddizione con tutti i principi più elementari della nostra tradizione liberale: uguaglianza, dignità, diritto adi emigrare…
Tutta la tradizione liberale classica ha considerato lo jus migrandi un diritto fondamentale. È chiaro che inizialmente era solo per gli occidentali. Poi però si è trasformato in un diritto mondiale consacrato dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1978. Anche l’Italia ha ripreso questo diritto. Adesso che l’asimmetria si è rovesciata e non sono più gli occidentali ma gli altri ad immigrare da noi, rinneghiamo questo diritto storico e cerchiamo di reprimerlo con forza.
Una legislazione razzista: dallo jus migrandi al reato di immigrazione
In Italia questo diritto si è tramutato in reato. Questa è la novità rispetto alle leggi anti-immigrazione: la criminalizzazione degli immigrati clandestini. L’immigrazione come visto non è un fenomeno nuovo, e sempre sono esistiti sentimenti razzisti e xenofobisti. Oggi però, la novità della criminalizzazione compromette la nostra identità democratica: si ha una nuova "persona illegale", fuorilegge a priori, destinato a creare un nuovo proletariato discriminato e sfruttato.
Con la legge 94/2009 si è toccato il fondo: per la prima volta è stata penalizzata una condizione personale di status, quella di immigrato clandestino. La conseguenza è che qualsiasi pubblico ufficiale cui il clandestino entra in contatto può denunciare, nel timore di incorrere nel reato di favoreggiamento. Così sono enormemente diminuite le persone che vanno al pronto soccorso, o in generale alle istituzioni.
In più è stata affidata la competenza per questo reato (ritenuto di poco conto) ai giudici di pace, con tutte le cose che ne conseguono (pene varie). Queste cose violano tutti i principi basilari dello stato di diritto, in materia penale:
- Non si può essere puniti per ciò che si è ma per ciò che si è fatto
- Viola il principio di uguaglianza che esclude ogni discriminazione
- Principi di offensività e colpevolezza
Le prassi amministrative, i respingimenti illegittimi e i centri di identificazione ed espulsione
Queste leggi razziste non sono bastate a soddisfare le pulsioni razziste presenti nell’attuale maggioranza di governo. Si è creato un fitto sottobosco normativo, fatto di ordinanze comunali e circoli ministeriali illegittimi e tutti variamente persecutorie. Questo infra-diritto amministrativo anche se sottoposto alla legge (e quindi illegittimo se con questa in contrasto) è ben più effettivo e vincolante della legge stessa - cos sindaci richiedono di testa loro istanze contro gli immigrati nelle scuole, matrimoni ecc. La vita di un essere umano viene affidata così a un timbro o all’arbitrio di qualcuno. L’immigrato, per costo o ignoranza, non è in grado di far valere i suoi diritti violati.
Anche i respingimenti in mare sono illegali: hanno violato il diritto di asilo (articolo 10 comma 3 della Costituzione) [straniero al quale, nel suo paese natio, non sono concesse le libertà democratiche] poiché le navi italiane sono territorio italiano. In più sono stati consegnati ai lager libici. Inoltre i respingimenti hanno violato l’articolo 12 della costituzione, cioè la garanzia dell’habeas corpus, ovvero non è intervenuta l’attività giudiziaria e quindi siamo al limite del sequestro di persona.
Infine il capitolo degli ex "centri di accoglienza" che la nuova legge ha chiamato "centri di identificazione ed espulsione" nei quali possono essere reclusi non più per 60 giorni ma per 6 mesi. Sono specie di campi di concentramento senza i diritti che hanno i carcerati, e sono anche fuori dalle piste penali.
Razzismo istituzionale
Queste norme e queste pratiche rivelano insomma un vero e proprio razzismo istituzionale. Esprimono l’immagine dell’immigrato come "cosa", il cui solo valore è quello di una mano d’opera a basso costo per lavori troppo faticosi o pericolosi o umilianti, tutto fuorché un essere umano, un interesse per i datori di lavoro. Questo razzismo istituzionale è volontario, in modo da gettare veleno nella società. I respingimenti in mare, più che impedire l’accesso a una quota irrilevante di clandestini (poiché la maggiore immigrazione è per terra ma nessuno lo sa) vengono operati per la loro violenta carica simbolica. Leggi razziali che stigmatizzano gruppi di persone solo per l’etnia.
Si percepisce l’altro "inferiore naturalmente poiché inferiore giuridicamente". La condizione di debolezza dei clandestini finisce sempre più con spingerli nell’illegalità e consegnarli al controllo delle mafie. Una politica a garanzia della sicurezza richiede esattamente l’opposto dell’emarginazione sociale prodotto dalla clandestinità, cioè politiche di inclusione, attraverso il riconoscimento e la garanzia agli immigrati di tutti i diritti fondamentali.
Tre temi chiave del razzismo di stato
Il revival del razzismo europeo è dato dall’islamofobia, la criminalizzazione di immigrati clandestini e la rinnovata persecuzione dei rom.
L'industria dell'islamofobia
La rappresentazione demonizzante dell’islam è di vecchia data, dovuta alla lotta tra mondo cristiano e mondo islamico. L’industria dell’islamofobia occupa un posto centrale nella produzione del razzismo di stato europeo e alimenta il conflitto. Gli impresari dell’islamofobia vogliono creare un sentimento di distanza tra "noi" e "loro", convincerci che siamo di fronte a persone arretrate, farle passare come inferiori. Per fare ciò si usano le seguenti tecniche:
- Rimuovere e oscurare tutto ciò che è possibile accomunarci
- Presentare gli islamici come colonizzatori che attentano alla "nostra sicurezza, territori,
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