Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

ORDINE IMPERFETTO

Introduzione

Modernizzazione, Stato, secolarizzazione.

Esercitazioni sociologiche

L’ordine Imperfetto. Modernizzazione, Stato, secolarizzazione,

Questo lavoro, proviene

da un rinvio e dal tentativo di rispondere ad un’esigenza pratica. Diotallevi, in questo

mezzo passo indietro,

lavoro ha compiuto un da intendersi come ripresa di passaggi

Una alternativa alla laicità

intermedi nello sviluppo delle argomentazioni esposte in e

La pretesa. Quale rapporto tra vangelo e ordine sociale. Il tema di questo lavoro è

dell’Alternativa

proprio quello e il suo punto di arrivo si può riassumere con: la

modernità offre due o più modalità di separazione tra poteri politici e poteri religiosi: il

regime di laicità e il regime di libertà religiosa. Il primo regime si presenta come l’unico

modo moderno di separare i due tipi di potere evidenziando la diversità che corre tra i

due; il secondo, invece, non si presenta mai con una pretesa del genere. Inoltre,

entrambi i modelli oltre a condividere la caratteristica di essere espressione della

modernità, condividono anche una matrice cristiana.

Pretesa

La si dedicava, invece, a mostrare come la tensione interna alla modernità e

alla modernizzazione attraversasse anche il complesso socio-culturale del

cattolicesimo. Questo lavoro, prendendo spunto da M. Weber, tentava di dare conto

del crescente interesse che l’anomalia cattolica riveste per gli studi sulla

modernizzazione, in particolare sulla modernizzazione avanzata.

Una alternativa alla laicità La Pretesa,

Le tesi esposte in e mettono in discussione

l’idea che lo Stato rappresenti il concepimento o almeno uno dei pilastri della

modernità. Però, quando si guarda il suo rapporto con la religione, sembra che la

modernità si sviluppa come secolarizzazione e che quest’ultima giunga al suo

compimento come laicità. Così, mettere in discussione l'idea di un'identificazione

esclusiva della modernità con questi fenomeni - secolarizzazione come declino della

religione e laicità- procura notevoli difficoltà. A questo punto o si propone una

definizione opposta di modernità (ma sarebbe una follia negare che Stato,

secolarizzazione e laicità siano fenomeni del tutto moderni) o si assume una

prospettiva che abbraccia più varianti di modernità. Il rinvio ad una successiva

Alternativa

pubblicazione di una parte del materiale dell’ ha dato la possibilità di

mezzo passo indietro. mezzo passo

confrontarsi con l’esigenza di fare un Questo

indietro serve a riprendere ed approfondire alcuni passaggi intermedi utilizzati nello

Alternativa Pretesa.

sviluppo delle argomentazioni esposte nell’ e nella Non serve a

ripudiare le conclusioni di quei due testi, ma consiste nel rendere più probabili

eventuali corroborazioni dei risultati quanto nel non sottrarsi al rischio di eventuali

mezzo passo indietro

falsificazioni. Il dovrebbe servire ad allentare i legami che

compattano con il cemento della necessità gli elementi di quella idea di modernità

sicché vi si possa depositare la tanto agognata polvere della ovvietà. L’operazione del

mezzo passo indietro parte dello Stato e dalla religione, non come oggetti indipendenti

l’uno dall’altro. Infatti, non si darebbe religione se non per effetto dell’impatto sul

cristianesimo di quella particolare variante di modernizzazione che si manifesta

innanzitutto come Stato. Né la religione preesiste allo Stato, né questo a quella.

Altrimenti non sarebbe vero che il cuius regio eius et religio di Westfalia consacra la

nascita dell’uno e dell’altra. A dimostrare che lo Stato non possa fare a meno della

religione (cosa già chiara a Rousseau) è la regolarità con cui gli Stati diventano laici e

mezzo passo

assoluti quanto più abbisognano di auto sacralizzazione. L’operazione del

indietro, inoltre, serve anche ad evitare il rischio di classificare come “post moderno”

ogni forma di modernità che si presenta con le forme di altre varianti della stessa.

mezzo passo indietro

L’operazione del richiede l’“illuminismo sociologico”: esso è

critica del razionalismo svolta nell’ambito della tradizione illuminista, è critica che si

esplica attraverso il tentativo di capire il senso e i significati del sociale. Dunque è

sociologia perché il sociale che ne diviene oggetto è il sociale che osserva ed è

osservato da un sapere specializzato che si manifesta come una delle tante diverse

prassi sociali. È una sociologia che non può essere critica dell’ideologia, dello Stato,

della secolarizzazione e della laicità esattamente in proporzione all’impegno che

questi costrutti sociali attivano per occultare la propria contingenza.

Durante l’operazione di allentare il blocco che salda nella modernità e come modernità

Stato e religione, e di allentare questo blocco inquadrandolo nella complessa relazione

tra ordine sociale segnato dal primato della differenziazione per funzioni della società

e cristianesimo, uno stimolo è stato dato dall’opera di J.L. Nancy (egli mostra come

decostruzione e cristianesimo vadano trattati non come un metodo di fronte a un suo

possibile oggetto, ma riconoscendo loro una relazione meno estrinseca) e dalle

ricerche di G. Agamben o M. Cacciari sul dispositivo del potere e del governo.

mezzo passo indietro

Insomma, l’operazione del serve a non concludere, ma a far

continuare la discussione, a far maggior luce su alcune implicazioni e delle condizioni

dei risultati di precedenti ricerche.

1. Modernizzazione

1. Una forte domanda di teoria

La sociologia è coinvolta in questa ricerca, sia come protagonista che come oggetto. In

una sociologia siffatta non può essere isolato qualcosa come una <<sociologia della

religione>>. Ogni qualvolta che nella sociologia si impone una teoria intenzionata a

dislocare la religione in qualche provincia del sociale, allora la disciplina sociologica

manifesta la propria modernità nel significato più povero del termine; la sociologia

resta un prodotto della modernità, anche se almeno in parte cessa di esserne

conoscenza. Si accontenta di essere conoscenza moderna che rinuncia un po’ a essere

anche conoscenza della modernità. Diventa sociologia modernista di “nazionalismo

sociologico”. La storia della disciplina potrebbe essere ricostruita assumendo il

confronto tra dialettica e positivismo in sociologia degli anni ‘60, il dibattito tra J.

Habermas e N. Luhmann degli anni ‘70, o i confronti sulla globalizzazione, quelli

provocati dalle tesi a sostegno di una multiple modernity o di una modernità riflessiva

o ancora post-secolare.

Dal dibattito sulla modernità emerge una grande domanda di teoria, e in contesto del

mezzo passo indietro;

genere si colloca il problema sul quale si intende tornare con il

tale problema, se non viene sciolto, può bloccare e sviare la ricerca più di tutti gli altri

elementi della medesima questione del moderno.

Se si adotta lo Stato (o la state society) come modello tipico della modernità, il

dibattito e la ricerca si impoveriscono e si irrigidiscono; ed ogni passaggio rischia di

prendere la forma di un’alternativa radicale. La sociologia potrebbe risolvere ciò

trattando lo Stato come un costrutto sociale tra gli altri, ma con ciò corre il rischio di

una incriminazione per lesa maestà. Se invece il processo di istituzionalizzazione-

reificazione-legittimazione dello Stato riesce a prevenire l’analisi sociale, lo Stato si

presenta come ormai già cosa (dinghaftig), non di rado come cosa sacra. Allora la

sociologia decade a tecnologia del servizio sociale, servizio pubblico dell’unica

tipologia ammessa, quella statale.

Anche per l’analisi del sociale l’adozione dell’equazione tra Stato e modernità

comporta irrigidimento, dissipazione di senso e di conoscenza. Quindi,

l’addomesticamento della sociologia allo statalismo non è frutto di un complotto, ma

coincide con l’accadere di una delle possibilità della modernità. Il sapere è selettivo e

la selettività contempla sempre un angolo cieco. Detto in altre parole, quella

particolare prassi sociale (il conoscere), come ogni altro fenomeno sociale, si sviluppa

solo in presenza di un certo numero di condizioni istituzionali variabili, ma non

eliminabili. Che ruolo hanno le istituzioni politiche nel contesto sociale in cui si produce

il sapere sociologico? Che forma hanno le istituzioni? Ogni istituzione ha una

dimensione cognitiva e la sua rilevanza aumenta nel caso di istituzioni dominanti o nel

caso di organizzazioni con un importante ruolo istituzionale. Il successo di una

istituzione è anche il successo della sua conoscenza; il successo di questa conoscenza

non significa quasi mai il successo della conoscenza che si può avere del carattere

fortemente selettivo dei processi conoscitivi che in quel regime si sviluppano. È a

proposito del tessuto organizzativo della modernità che Meyer e Rowan parlano di

<<miti razionali>>. Lo Stato, tra il XVII e XX secolo nell’Europa continentale centro-

occidentale e le sue proiezioni coloniali, è stata una delle istituzioni sociali dominanti

che ha avuto la principale influenza sull’ordine sociale. Nella letteratura

neoistituzionale, lo Stato viene analizzato e presentato come una delle principali fonti

di quei <<miti razionali>> essenziali al funzionamento di molte varianti della

modernità. Non c’è da sorprendersi se questo ruolo dominante ha raggiunto l’apice

con lo “Stato sociale”, allora molta sociologia è stata la scienza del sociale in funzione

dello “Stato sociale”. Quindi perché meravigliarsi per quello che è accaduto alla

sociologia quando si può osservare che lo Stato sociale è stato in grado di

addomesticare interi movimenti sociali e politici come quello socialista e comunista

che avevano fatto il loro ingresso in scena incarnando ragioni fortemente critiche dello

Stato?

Un altro problema è quello che si presenta quando viene reificata o legittimata

l’istituzione o il complesso di istituzioni statali. Ricorrendo alle pagine di Berger e

Luhmann, quando l’istituzione Stato <<si trova di fronte all’individuo in modo analogo

alla realtà del mondo naturale e poi appare alla esperienza come una realtà

oggettiva>>. Lo Stato diventa protagonista di una trasformazione fittizia della cultura

1

in natura , è protagonista della istituzione di un mondo di cui è il principe.

Il problema raggiunge la sua forma completa quando si osserva che dagli stessi

dispositivi di legittimazione di uno Stato reificato viene dedotta una vulgata che funge

anche da vulgata sociologica. L’analisi sociale dismette la capacità di riconoscere la

tensione interna costitutiva del programma moderno. La sociologia cristallizza il suo

sbilanciamento a favore di un monismo e diviene <<epitome della modernità>> e, al

cuore del sapere sociologico, si installa l’equazione tra Stato e modernità. Nel migliore

dei casi ne derivano degli strumenti analitici, nel peggiore una sociologia che

ciecamente milita a difesa di questo o di quel pilastro dello Stato.

Declino di una equazione

Numerosi sono gli esempi della domanda di teoria che interpella la sociologia: alcuni

provengono da campi di ricerca, altri da sedi in cui la questione della teoria è oggetto

primario di interesse. In questa sede interessa il collegamento tra domanda di teoria e

denuncia della scarsa utilità analitica della vulgata sociologica secondo la quale lo

state society

Stato e costituiscono il modello della modernità. Gli esempi del primo

genere hanno i vantaggi di mostrare le ragioni della denuncia di quella equazione con

riferimento a fenomeni sociali ben noti, e di far intuire che è inutile ribaltare quella

equazione, anzi peggiorerebbe la situazione negare il carattere moderno dello Stato.

Secondo il settore di studi delle ricerche sulla secolarizzazione, l'equazione

stato/modernità non è di alcuna utilità analitica. Da quasi tre decenni è chiaro che il

paradigma tradizionale, al cui centro vi è il processo di progressiva egemonia sociale

di un potere politico emancipatosi dalla religione, non genera più teorie in grado di

primeggiare nell'interpretazione del presente e dell'immediato futuro della religione

nella società. La comprensione delle nuove forme di pratica religiosa come delle nuove

forme di organizzazione religiosa e dei nuovi rapporti che si definiscono tra queste e i

poteri politici tichiede qualcosa di diverso dal vecchio paradigma. La sociologa D.

Hervieu-Leger poneva in cima all'agenda della sociologia della religione la revisione

delle tradizioni teoriche e degli arsenali concettuali con cui viene affrontata la

questione della modernità. La revoca della fiducia nell’equazione Stato/modernità non

è meno radicale negli studi sui fenomeni politici; le analisi della globalizzazione

mostrano che lo Stato non poter essere cornice o oggetto privilegiato di quel settore di

ricerche, e che la sua crisi si deve considerare irreversibile quando non

1. Forse anche altrove, ma sicuramente nella politica non sorprende che il limite culturalismo tra

natura e cultura risulti particolarmente instabile o poroso. Del resto è di forza fisica che si tratta anche

quando si è stata legittimata. Quando essa poi divide oggetto di monopolio entro un territorio e poi

addirittura Monopoli in funzione della influenza sulla mi aspetto della vita sociale che si svolge in quel

determinato territorio e non solo della sua dimensione politica, è inevitabile che la sua porosità, le abilità

di quel limite risultino tali da pregiudicare la sua stessa visibilità, la sua stessa tracciabilità.

2

la si deve accettare come compiuta . Forse nulla rivela di più la nuova situazione che

governcance

il carattere dominante assunto per questo filone di studi dal tema della e

global governance 3

della . Gli Stati hanno ancora un ruolo nel nuovo complesso

fragmegration uneven fragmegration

istituzionale? Per Rosenau l’ordine della e di una

avrebbe sostituito quello basato solo sulla sovranità degli Stati e ciò implica che la

societal cohesion

gestione e la comprensione delle dinamiche di devono cambiare. Un

filone piuttosto recente di questo settore di studi politici mostra che si ottengono

state building.

risultati scadenti quando la modernità occidentale tenta lo Ciò può

essere spiegato con il fatto che o non si è in grado di riprodurre le condizioni dello

state building know how

Stato o il fallimento dello rivela l'effettiva indisponibilità del

dello Stato: quella che sembrava essere un’equazione risolta in realtà non lo era. Da

parte degli stessi osservatori che insistono sulla crisi dello Stato viene considerata

elevata la probabilità che gli eredi declassati degli Stati o i loro frammenti sono

destinati a rimanere attori importanti per il sistema politico globale e post-statuale.

Qualcosa di analogo proviene anche dagli studi dedicati a un'esperienza politica a noi

molto vicina: l'Europa continentale centro-occidentale. Come classificare l'Unione

Europea? È uno stato o una realtà inter, sopra-statuale? L’introduzione dell'euro e tutte

le vicende collegate ad esso non hanno contribuito ad ottenere la risposta corretta.

Anche dagli studi sul diritto si ha nessuna soddisfazione per l’equazione tra Stato e

modernità. Scegliendo un profilo di una realtà complessa, si può osservare che si

assiste a un ritorno del diritto a spese della legge dello Stato e della pretesa di questo

di controllare anche il diritto. Mantenendo le lenti weberiane, può uno Stato subire uno

scacco così radicale? No. In questa stessa prospettiva è utile chiedersi: può darsi una

costituzione in una società senza Stato? o in una società in cui ancora è presente

qualcosa con questo nome, ma che non

Alcune esigenze del mezzo passo indietro

mezzo passo indietro

Per compiere il serve una teoria che sia in grado di interpretare

state societies

lo Stato e il regime delle come una variante della modernità. Affermare

mezzo passo indietro,

che serve una teoria, per compiere il non prelude assolutamente

all'affermazione che la sociologia mette a disposizione una sola teoria con le

caratteristiche minime richieste.

(i) Serve una teoria sociologia che disponga di una nozione discretamente precisa

e generale di ordine sociale, sì da poter distinguere delle caratteristiche precise di un

“ordine sociale moderno” e anche da poter non confondere le caratteristiche di un

caso qualsiasi ordine sociale moderno con l’ordine sociale moderno. Una teoria del

genere deve evitare di cedere a quella tentazione di assumere lo Stato o la Nazione

5

come unità d'analisi e fatalmente come orizzonte e prospettiva dell'analisi . Serve una

teoria che non rinunci alla società e alla teoria sociale di Aristotele come teoria

politica. Questa teoria sociale deve disporre anche di una teoria della società moderna

6

utile alla società moderna .

2. Rosenau 1992,1995: Willke 2009, Eisenstadt 200a:24. Il che non esclude che possano tornare

poche grandi strutture autoritarie con molto in comune con i vecchi stati. E si erano la forma sociale e

politica di base, erano molti ed anche piccoli, ma la crisi di stati come il Belgio L'Italia non esclude a priori

la possibilità del successo della Cina della Russia.

global governance

3. Per J. Rosenau la è espressione di una società che si articola ora in molte e

spheres of authority.

diverse

4. Per configurational web si intende: Un intero range di sottosistemi funzionali, regimi,

organizzazioni, reti, professioni e più o meno intangibili componenti culturali, ciascuno dei quali

relazionato a ciascun ordine in numerosi modi. Queste configurazioni sono caratterizzate da una rete di

accoppiamenti strutturali mutuamente rinforzatisi all'interno di un limitato segmento della società

mondiale, tale rete istituisce una convergenza di attese tra la molteplicità degli osservatori. Così con gli

accoppiamenti producono un tipo di localised "higher order", che non può essere ridotto alla somma dei

suoi componenti. Piuttosto, esse hanno il carattere di universi autonomi i quali costituiscono la realtà

sociale degli individui.

5. Si veda l'idea balbiana dello Stato come forma della società e funzione che ha svolto in tanta

cultura italiana dello sviluppo.

6. Friendland e Alford i quali presentano ogni approccio sociologico fondato sulla centralità dello

Stato come una delle due principali vie attraverso le quali si opera la rinuncia della società. L'altra è

quella della riduzione delle società a mercato operata attraverso la assolutizzazione e la generalizzazione

degli assunti della teoria della scelta razionale.

(ii) Serve una teoria sociale in grado di trattare in modo analitico il rapporto tra

politica e tradizione ebraico-cristiana perché altrimenti non ci sarà modo di

comprendere l'originalità e la improbabilità, la contingenza, del regime di rapporti

Stato/religione, del quale, si dice che la istituzionalizzazione- reificazione -

legittimazione si è compiuta per l'Europa continentale centro-occidentale con il

trattato di Westfalia. Serve una teoria sociale che non assegni a priori né alla religione

né alla politica alcun particolare privilegio rispetto ad altre istituzioni o ambiti sociali

(né l’inverso).

(iii) Serve una teoria in grado di comprendere come tra varianti di ordine sociale

moderno e varianti di assetti organizzativi non si possa stabilire alcun rapporto di

semplice deduzione o derivazione. È proprio su questo piano che la modernità si

presenta come multipla.

(iv) Quella che serve è una teoria che non supponga che i cicli di tutti i fenomeni di

uno stesso processo sociale siano sincronizzati l'uno con l'altro ovvero che presentino

in uno stesso momento i loro massimi e nello stesso momento i loro minimi:

l'immagine di modernità che si produce in quel raro momento in cui tante componenti

nello stesso processo toccano insieme o quasi i massimi e i minimi non possiede

alcuna garanzia di aiutare nella comprensione del fenomeno e soprattutto nella

previsione dei suoi sviluppi. Serve una teoria che non si faccia confondere o sviare dai

tempi e dai ritmi diversi dei fenomeni che possono comunque essere interpretati come

componente dello stesso processo. Serve una teoria che non resta sbagliato da quei

momenti storici nei quali un numero elevato di fenomeni dell’unico processo toccano

la loro maggiore intensità. mezzo passo indietro

Insomma, per operare il serve una teoria che è in grado di

rispondere a queste quattro problematiche. Lo stesso risultato si può ottenere anche

percorrendo una strada che sceglie come direzione lo studio della città, del paradigma

della civitas e di come esse si stanno trasformando e reinventando nella fase di

intensificazione della globalizzazione. È la città, per i suoi caratteri inediti sino al XIX

secolo e da cento anni esponenzialmente rafforzatisi, la realtà sociale in cui si

manifesta sovraccarico di domanda di coscienza, di intelligenza, di libertà che, nella

forma di una cresciuta solitudine, definisce caratteri precisi dell'esperienza della

modernità. Infine bisogna chiedersi se si ha bisogno di una teoria o di un paradigma.

Quello di cui si ha bisogno è di una teoria alla quale sia possibile osservare e adottare i

risultati di altre teorie di raggio minore.

2. Le implicazioni di una risposta

La scelta della teoria è stata orientata verso una teoria le cui operazioni risultano più

facilmente discutibili: una teoria di un certo tipo, a spese di altri tipi di teorie.

L'orientamento adottato determina una serie di implicazioni.

Implicazioni epistemologiche

La scelta di una teoria comporta sempre implicazioni epistemologiche. Il legame tra

sociologia e modernità rende impensabile che un'analisi sociologica della modernità

possa svilupparsi da un punto di vista esterno

alla modalità stessa. Questa affermazione, spesso, è stata precisata sostituendo il

termine modernità con illuminismo. Secondo Eisenstadt, modernità ed illuminismo

mezzo passo indietro

riconducibili al giacobinismo. Per il serve una teoria in grado di

considerare accanto al fenomeno sociale osservato, ossia lo Stato, anche altre

possibilità, equipossibili e non compossibili. Si tratta di una teoria il cui lavoro è quello

di riaprire problemi socialmente risolti; una teoria che non esclude la storia, che si

confronta con la complessità (attraverso una sua riduzione), il cui concetto centrale è

quello di senso. Serve una teoria funzionalista, ma nel senso che quello di funzione è

lo schema analitico che consente di comparare la capacità di una struttura sociale di

risolvere un problema in modo diverso da come lo risolve un'altra o altre strutture

sociali (funzionalismo delle equivalenze). Nel primo funzionalismo (funzional

strutturalismo) il punto di partenza è il problema, nel secondo (struttural

funzionalismo) è la struttura. Bisogna chiarire che con la scelta teorica praticata si

finisce nel campo del costruttivismo radicale e che il tipo di teorie sociologice verso cui

ci si indirizza non dipende da una prospettiva ontologica, non dipende da quella

ontologia per cui la verità si verifica nell'equazione tra un oggetto e una proposizione,

come se dal lato dell'oggetto ci fosse solo quel determinato oggetto (o il suo essere o

il suo non essere). Se per ogni fenomeno sociale esistono altri fenomeni altrettanto

possibili, il non essere del fenomeno contingente non può essere radicalmente

escluso, al contrario, se di quel fenomeno sociale si vuole comprendere il significato, il

suo non essere deve essere preso seriamente in considerazione.

La teoria utilizzata indirizza ad un tipo di sociologia che si presenta come espressione

della radicalizzazione della riflessività caratteristica della modernità avanzata. La

sociologia di U. Beck e A. Giddens può essere espressione di un illuminismo

radicalizzato, la loro riflessione dell'analisi sociologica resta in asse con quella della

realtà sociale moderna alla quale si applica. Beck e Giddens sono stati oggetto di varie

critiche ed una deve essere richiamata per illustrare una caratteristica della scelta

mezzo passo indietro:

operata in funzione del Slavoj Zizek afferma che <<il loro

secondo illuminismo impone a ciascuno di noi l'onore di prendere decisioni cruciali,

che potrebbero influenzare la nostra stessa sopravvivenza senza il supporto di un

Sapere appropriato>>. Molte decisioni nella società a modernizzazione avanzata

devono essere prese in condizioni di cecità. Il secondo illuminismo capovolge il primo

senza offrire maggiore certezza, anzi provoca più angoscia e sensi di colpa. La critica

rivolta a Beck e Giddens non può essere rivolta a Nickals Luhmann e al suo

“illuminismo sociologico”. La straordinaria potenza di riflessività della società a

modernizzazione avanzata, e di cui un caso è la sociologia, nella proposta di questo

autore non prende la forma dell’intensificarsi e radicalizzarsi di una riflessività che si

mantiene in asse con il sociale, che mantiene il proprio centro originario. Nel caso

dell'“illuminismo sociologico” ogni processo riflessivo è sempre osservabile.

L'osservazione osservata può anche essere osservata da altre osservazioni diverse,

con risultati diversi. Nessun’osservazione può mai osservare sé stessa e nessun codice

che regola l’uso delle distinzioni impiegate per un certo tipo di osservazione può

essere impiegato su sé stesso. Questo processo di osservazioni e di osservazioni di

osservazioni si sviluppa in un regime di specializzazione e di differenziazione che non

conosce alcuna armonia prestabilita e alcuna teleologia. Inoltre esso è in tenuto

insieme e in contatto con il suo ambiente fatto di persone, da un insieme di

accoppiamenti strutturali la cui sempre determinata concretezza non realizza alcun

disegno predeterminato proprio mentre influisce sulle osservazioni effettivamente

possibili. Nella prospettiva dell'”illuminismo sociologico” la conoscenza sociologica è

espressione di un’evoluzione sociale. Tale prospettiva assume come proprio il compito

individuato da Berger e Luckmann per la sociologia della conoscenza, sconnettere e

allentare i collegamenti del meccanismo istituzionalizzazione- reificazione-

legittimazione, e trattare ogni legittimazione come una reificazione di secondo livello.

Nella prospettiva dell'”illuminismo sociologico” si è sempre allertati del fatto che a un

disincanto possa seguire una reificazione e del fatto che delle stesse procedure di

disincanto si possa dare reificazione legittimazione come reificazione di secondo

livello. L'”illuminismo sociologico” distingue nella tradizione cui si collega le

caratteristiche remote di quella propria variante fallita che è il razionalismo. Come

hanno ben sintetizzato C. Baraldi, G. Corsi ed E. Esposito l’”illuminismo sociologico” è

consapevolezza e comunicazione della contingente del sociale in ogni suo elemento, in

ogni sua struttura, in ogni suo sistema.

Implicazioni spirituali

La scelta teorica effettuata presenta anche implicazioni spirituali. Berger e Luckmann

scrivono: << l'universo simbolico mette l'individuo al riparo dal terrore supremo

7

conferendo la legittimazione ottimale alle strutture protettive dell'ordine sociale>> .

Anche una Sociologia critica deve avere il coraggio di affrontare l'esperienza del

terrore supremo quando si decide di analizzare, sciogliere o allentare, i meccanismi di

quella recitazione di secondo livello che garantiscono la legittimazione di ogni ordine

sociale, di ogni configurazione prodottasi

7. In nota gli autori collegano l'attenzione dell'esistenzialismo per l'esperienza dell'ansia e l'analisi

durkheimiana alla anomia. Trasmettono con ciò a chi legge la consapevolezza di avere a che fare con un

nodo profondo, non con una stavaganza.

nella modernizzazione. Il coraggio cresce se si affronta questo compito senza

l’illusione di poter dar luogo a un ordine trasparente e demitizzato; il coraggio

indispensabile per esporsi al limite è superiore a quello che serve per pensare un

limite come una qualche linea che possa essere attraversata diretti a una qualche

sponda egualmente o ancor più solida e sicura di quella dalla quale si proviene. Per

Niklas Luhmann la sociologia sorge proprio per fare i conti con una paura. <<La

sociologia sorge in una situazione di paura rispetto alle conseguenze reali della società

industriale appena sorta che ora, alla fine del XIX secolo, non può essere giudicata a

partire dai suoi principi e dalle sue intenzioni costruttive>>. La paura è quella

generata dal aver visto spazzato via un mondo che ha lasciato spazio al nuovo mondo,

diverso da quello promesso; è quella della crisi di una legittimità nota e dell’incombere

di una legittimità ignota e anonima; è quella causata dall’arrivo dei barbari. Questa

paura è dunque più intensa del terrore supremo di Berger e Luckmann; è la paura

l'aver perso un mondo di cui si accettava la legittimità, e ora, ci si ritrova in un mondo

che funziona secondo leggi e dunque una legittimità che non si può comprendere o

alterare. La sociologia non cura questa paura ma ha il coraggio di cercare di stare

dentro questa paura, di portarla, di non lasciarsi rassicurare per circonvenzione o con

un twit. È un coraggio che genera forse la prima sociologia nostrana moderna e della

modernità. Sembra strano collegare sociologia, paura e coraggio ma ancora più strano

è accettare questo collegamento e definirlo come spirituale invece che disconoscerlo

respingerlo come religioso o psicologico. Che la questione dello spirituale appaia oggi

come dislocata in quella del religioso o dello psichico, è un altro di quegli indizi tipici di

certa modernità che meriterebbero una specifica indagine un'attenta riflessione.

Implicazioni eversive

Per l’operazione del mezzo passo indietro si ha bisogno di una teoria dalle implicazioni

mezzo passo indietro

politicamente eversive. Il ha lo scopo di relativizzare il

giacobinismo nella modernità; di relativizzare lo Stato come pretesa di assolutezza

della politica e di assolutezza del suo dominio sull'intera società, l'intero sociale, e la

vita umana stessa; di relativizzarne la sovranità. Per relativizzare si intende presentare

lo Stato e la sovranità come momenti di genuina modernità. Significa presentare il

carattere statuale di un non effimero ma contingente ordine sociale, di una

configurazione, formatosi nella culla stessa della modernità: l'Europa.

Relativizzare la sovranità è riformare; è eversione dell'ordine sociale statuale a un

grado rispetto al quale impallidisce qualsiasi disegno rivoluzionaria. Secondo

Rousseau, e quindi la tesi del giacobinismo, è sufficiente cambiare sovrano.

L'eversione dell'ordine statuale non può escludere il ricorso alla forza fisica, ma

richiede una radicalità preclusa a ogni disegno che risulti imperniato nella sua forza

fisica. Per J.L. Nancy il comunismo ha luogo nella sospensione del mito operata dalla

letteratura e per Zizek e A. Badiou, dopo il fallimento dell’“l'ABC del comunismo”, è

solo una sottrazione operata ai danni dello Stato e della sua sovranità che ci porta

fuori dalle secche giacobinismo comunque camuffato. << In questa nuova situazione

abbiamo bisogno di nuove forme di politica, la “politica della sottrazione”>>.

Diversamente dalla forma insurrezionale del partito, la politica della sottrazione non è

distruttiva, non è più strutturata o polarizzata sulla base della gente e dei temi fissati

dallo Stato. Per Badiou la sottrazione va oltre la distruzione e mina le coordinate del

sistema da cui si sottrae. <<La sottrazione non è solo una sottrazione del soggetto dal

campo egemonico, è anche una sottrazione che affetta violentemente questo

campo>>. La sottrazione è un’operazione eversiva squisitamente politica, perché fa

saltare un ordine sociale fondato sul primato assoluto della politica (lo Stato). Questa

eversione, operata da sottrazioni, è il passaggio da un ordine sociale monarchico a un

ordine sociale poliarchico. Questa “politica” non è metafora, perché è politica vera e

propria la frantumazione della egemonia della politica come Stato e della egemonia

sulla politica come Stato.

La sottrazione è la fine del movimento della secolarizzazione operata dallo Stato e

culminato dalla sovranità. Tale secolarizzazione cambiava titolare a beni e funzioni, la

sottrazione per ritrazione infrange l'unitarietà del patrimonio, per un poco divenuto

state societies

indiviso. La sottrazione per ritrazione ripristina anche nelle il normale

regime della secolarizzazione per differenziazione a spese della momentanea variante

della secolarizzazione per sostituzione. È parte di quel processo di ri-saecolarizzazione

che si sbarazza della parentesi e delle enclaves di sacralizzazione della politica e di

religione politica.

Il carattere politicamente eversivo del genere di teorie di cui si ha bisogno non

consiste nel fatto che esse descrivano o prescrivano sottrazioni, ma nel fatto che

questo sapere scientifico costituisca in sé per sé una di queste sottrazioni. Per mezzo

di una prassi analitica che si lascia orientare da questo genere di teorie lo Stato cessa

di controllare il sapere scientifico e la verità. La teoria che serve per l'operazione del

mezzo passo indietro deve funzionare da sottrazione ed è allertata dall'attenuarsi delle

sottrazioni. La teoria che serve deve essere capace di individuare la possibilità di una

classe molto ampia e molto varia di diverse situazioni sociali accomunate dall'essere

un continuo succedersi di sottrazioni, attraverso le quali si manifesta che la comunità

è irrimediabilmente perduta <<solo nel senso che tale perdita è costitutiva della

stessa comunità>>.

La modernità avanzata è un ulteriore passo verso l'incrinarsi di ogni potere

catecontico: <<corrode infine lo Stato, lo de-sostanzializza, lo spoglia di ogni

auctoritas, ne denuncia la natura di finzione ideologica, dimostra l'impossibilità di

superare il piano orizzontale della rete dei conflitti e degli interessi>>. Essa inaugura

permanenti crisi,

<<uno spazio di di passaggio da crisi a crisi senza soluzione di

continuità, senza armistizio e meno ancora paci>>. Occorre non pregiudicare il tipo e

la natura di questa crisi o degli attori protagonisti di sottrazioni e né lasciarsi fuorviare

da tipi imprevisti e da nature inattese di crisi e di sottrazioni, ma continuare a valutare

le loro pretese. Una delle più radicali pretese di sottrazione scaturisce dalla pretesa

sacramentale di un’opera di popolo che rende irriducile la Chiesa allo Stato, e questo a

quella, pretendendo di garantire alla città il suo (dis)ordine saecolare poliarchico ed

eterarchico.

Grazie a teorie del genere, la sociologia si può imporre su scala globale e le resta il

compito di analizzare se alla scomparsa dell’ultima verticalizzazione (dello Stato)

debba seguire un’assoluta orizzontalità, oppure qualcosa di più vicino a questa che a

quella, ma non esattamente questa: magari un regime di vari giochi di rappresentanza

a corto raggio. Sempre che degli stati non torni il regime, ma solo qualche grosso

esemplare.

3. Modernità come primato della differenziazione funzionale

mezzo passo indietro

La teoria di cui si avvarrà per l'operazione del è quella di

Luhmann. La teoria luhmanniana verrà assunta nello stato in cui essa si trova al

termine del percorso compiuto dal suo autore e da questa teoria verranno indicati solo

gli strumenti analitici più direttamente implicati. A dimostrare ulteriormente che si

tratti di una teoria è l'esistenza di una letteratura di lessici luhmanniani, di

presentazione sistematica e dei suoi concetti della sua logica. Ciò che si prenderà in

considerazione della teoria luhmanniana è: la modernizzazione sociale e dunque la

modernità sono interpretati come il primato della differenziazione funzionale della

società sulle altre forme di differenziazione sociale.

Due processi

Per Luhmann l'ordine sociale moderno dipende dall'ordine della società moderna. Per

società si intende un sistema sociale e più precisamente (insieme a organizzazione

8

interazione) uno dei tre principali tipi di sistema sociale. La società ha il compito di

porre le condizioni basilari del senso, quelle di cui tutti gli altri sistemi sociali si

servono per le proprie rielaborazioni. L'ordine della società è la struttura di questo

9

particolare sistema e con struttura non si intende nulla che alla società venga

imposto dall'esterno, e non si

8. Esso consta di tutte le comunicazioni sociali incluse quelle di cui consistono interazioni e organizzazioni.

La società la società è quel sistema per il quale un evento tanto improbabile come il successo di una

comunicazione non sorprende. L'altro tipo di sistemi capaci di senso, i sistemi psichici o persone, sono

una parte dell'ambiente dei sistemi sociali, il che ovviamente non contraddice il fatto che non si dà sociale

senza persona. Anche a proposito dei rapporti tra sistemi sociali e sistemi psichici si parla di

accoppiamento strutturale, o di interpenetrazione.

9. La società consiste di tutte le comunicazioni dunque ogni sistema sociale le è interno ed essa non ne è

in alcun modo l'ambiente. 10

Intende qualcosa che alla società appartenga come fisso o predeterminato . La

struttura della società è qualcosa di mutevole e di contingente, più che mai nella

modernità avanzata. Come ogni altro sistema sociale, è la società che produce senza

teleologismi la propria struttura che dipende dalla forma primaria della propria

differenziazione interna. La struttura della società moderna consiste nel primato della

differenziazione per funzioni della società sulle altre forme di differenziazione sociale.

Per Luhmann sulla struttura della società incidono due processi: l'autopoiesi e la

autoreferenza della società. La prima è un processo proprio di tutti i sistemi capaci di

senso e dunque anche di tutti i sistemi sociali. La seconda è un processo esclusivo di

sistemi capaci di senso e di sistemi sociali che abbiano superato una certa soglia

11

evolutiva . Il primo è la principale condizione del secondo e il secondo può però

incidere sull'orientamento del primo, ed entrambi hanno a che vedere con il

susseguirsi concatenato di eventi di comunicazione. Il collegamento di questi eventi

comunicativi è il sistema sociale. Il collegarsi degli eventi di comunicazione dipende

dall'autopoiesi mentre il come possono collegarsi dipende dall'autoreferenza.

L’autopoiesi garantisce al sistema la chiusura, l’autoreferenza garantisce l’apertura: il

primo procede alla cieca, il secondo in modo sensato. L’autoreferenza ha anche come

compito quello di introdurre asimmetrie in grado di evitare il rischio paralizzante della

tautologia e di ridurre le possibilità di prosecuzione delle comunicazioni e di

interdipendenza fra gli elementi del sistema orientando questa persecuzione in modo

sensato, ovvero escludendo alternative. Né autoreferenza né autopoiesi possono avere

la meglio sulla propria “macchia cieca”. In questo quadro, inoltre, è utile mettere in

risalto lo schematismo rigidamente binario che, usato come distinzione guida,

costituisce il sistema consentendo di collegare un’operazione a quella successiva. Lo

schematismo binario comporta la produzione di una sequenza esclusiva, ma casuale o

alla “cieca”. Lo schematismo primario può essere codificato solo nei sistemi sociali

evoluti e, con la sua codificazione, può essere impiegato anche per osservazioni

(comunicazioni capaci di osservare). La codifica manifesta condizioni di autoreferenza

molto evolute. La codifica avviene solo quando interviene un programma e l'uso della

distinzione guida diviene sensato ovvero regolato da forme che operano una riduzione

delle possibilità, ma in termini tali da poter essere ancora in grado di consentire delle

alternative. Un’evoluta autoreferenza, per mezzo delle forme semantiche dei

programmi che ne sono il nucleo generatore, consente al sistema autopoietico di non

collegare più alla cieca i propri elementi e si manifesta attraverso la possibilità di

comunicazione che sono osservazioni e anche autoosservazioni. A questo punto il

sistema sociale potrà fare la differenza tra sé stesso e l'ambiente che lo circonda;

vengono elaborate dogmatiche, si possono gestire media generalizzati

simbolicamente che svolgono una funzione decisiva per aumentare la probabilità

dell’accettazione di una precedente comunicazione come base per una successiva, e

strukturelle

possono essere realizzati i più sofisticati accoppiamenti strutturali (

Kopplungen). Insomma, l’autoreferenza per un verso limita e per un verso consolida

l’autopoiesi e ciò si verifica quando perviene all’elaborazione di programmi che danno

forma alle aspettative di aspettative. Quest’ultime sono la struttura della società e la

loro combinazione manifesta i tratti principali dell’ordine sociale, caratterizza una

determinata configurazione (configurational web). Se si riesce a tenere sotto

osservazione l'evoluzione di schematismo binario codificato e l’evoluzione dei

programmi più rilevanti per il sistema società, e se si riesce a farlo nel passaggio alla

modernità e durante gli sviluppi di questa, si riesce a capire la struttura della società

moderna che, secondo la teoria di Luhmann, è originale e unica sotto ogni profilo.

Bisogna fare attenzione al numero dei codici e alle trasformazioni che subiscono i

programmi e gli accoppiamenti strutturali. Seguendo questo percorso osservativo si

può apprezzare l’emersione di un fatto sociale nuovo ossia il numero e il ruolo di quei

sistemi

10. In questo si rileva come in pochi altri la radicale distanza rispetto Parsons, da Luhmann sintetizzata

opponendo allo strutturalismo del sociologo statunitense il proprio funzional strutturalismo. Tale

contrapposizione ha ridici nell'analisi sociale della modernità e implicazioni epistemologiche e metafisico-

.

ontologiche

11. Ovvero capacità di una certa complessità interna, di riconoscere e far fronte una più elevata

contingenza dei propri elementi, e dunque di una elaborazione di senso più sofisticata.

sociali di più recente comparsa, le organizzazioni, che sono la condizione e i

protagonisti del processo di codificazione della elaborazione di programmi sempre più

specializzati e gli accoppiamenti strutturali sempre più sofisticati e improbabili.

Un nuovo primario

Seguendo l'analisi proposta da Luhmann, a partire dal XVII secolo nell'area Europea

centro-occidentale, è mutata la forma primaria della differenziazione sociale. Il primato

è stato assunto dal principio della differenziazione per funzioni della società. Se <<la

società è quel sistema sociale che istituzionalizza le ultime, basilari riduzioni>>, se

<<è quel sistema sociale le cui strutture decidono quanta complessità l'uomo può

reggere, vale a dire può convertire in agire e in esperire vivente dotati di senso>>, da

quel periodo diviene evidente che quei processi formatori di senso, ai quali, un tempo,

si attribuivano le ultime interpretazioni del mondo, oggi non sono più istituzionalizzati

a livello di società complessiva. Essi sono delegati a sistemi parziali relativamente ben

delineati e sono stati specificati nell’interesse di una più elevate prestazione.

L’accresciuta indipendenza dell'economia dalla politica, della politica dalla religione e

dell'economia dalla religione ecc, è una caratteristica cruciale dell'esperienza

quotidiana della modernità. Alla base della nuova situazione corre una più drastica

differenziazione dei codici rigidamente binari che guidano la comunicazione e

l'osservazione specificamente economiche, o politiche o religiose o giuridiche via

dicendo. La funzione di ciascun sottosistema sociale (economia, scienza, religione ecc)

è quella di garantire risposta a un problema che a sua volta corrisponde alla funzione

del sistema società. La specificazione di questi problemi particolari e la

specializzazione dei subsistemi che li trattano per un verso aumenta il rendimento e

per un altro verso pone enormi e inediti problemi di integrazione della società. Si

formano quei sotto sistemi societali che riescono a imporsi come equivalenti funzionali

rispetto ad altre e diverse possibilità di rispondere allo stesso problema. La descrizione

della società, e della società moderna in particolare, dipende dall'osservazione della

situazione di specificazione e differenziazione dei codici in un determinato momento.

Se la differenziazione per funzioni della società acquista il primato sugli altri processi

di differenziazione sociale questo non significa assolutamente che queste dinamiche di

differenziazione scompaiono, anzi continuano a funzionare sotto il primato di quella

particolare modalità di differenziazione. La differenziazione funzionale della società in

sottosistemi funzionalmente specializzati (economia, politica, religione ecc) consente a

ciascuno di questi di ridurre la propria dipendenza dagli altri ma anche di ridurre la

propria influenza sugli altri.

Un sottosistema societale può essere identificato attraverso l'accertamento dell'unicità

del suo codice che può essere affiancato anche da un codice secondario (come nel

caso dell'economia nella quale la proprietà si affianca il denaro) o da un codice di

sostegno (come nel caso della scienza) o da entrambi. Se un sottosistema si è

differenziato funzionalmente con successo rispetto alla società, ciò è avvenuto perché

si è potuto dotare di un mezzo di comunicazione simbolicamente generalizzato (il

denaro nel caso dell'economia, le sentenze nel caso del diritto ecc). Così come avviene

per la moneta, tutti i mezzi di comunicazione generalizzati simbolicamente

sperimentano processi di processi di inflazione e di deflazione, ovvero perdono la

capacità di auto incentivare la propria circolazione o perché rendono equivalenti

troppe alternative o perché ne rendono equivalenti troppo poche. Ad ogni processo di

differenziazione di un sistema da un ambiente corrisponde un processo di

differenziazione interna del sistema e ciò è evidente nel caso di sottosistemi societali

funzionalmente differenziati. È utile tener presente che tre delle relazioni chiave che

un sottosistema societale deve gestire continuamente, quella con gli altri sottosistemi

societali, quella con il sistema società, quella con sé stesso, proprio a causa del

primato della differenziazione per funzioni della società non solo si differenziano tra di

loro come mai prima, ma, nella misura in cui il processo avanza, sempre di più si

differenziano e si specializzano l'una rispetto all'altra. Tutto questo dovrebbe essere

sufficiente a capire perchè, secondo Luhmann, la caratteristica più evidente della

società moderna è quella di non avere né centro né vertice. Proprio a causa del fatto di

essere senza centro e vertice questa società presenta allora specialissime istanze di

integrazione che non possono neppure essere assolte da un semplice gerarchizzazione

dei sottosistemi societali o da un’insperabile armonia dalle loro forme le loro

prestazioni.

Attori chiave

Lo sviluppo di sottosistemi societali funzionalmente differenziati e un consolidamento

di questo processo in grado di affermarne il loro primato su ogni altro tipo di

differenziazione sociale richiedono un elevato grado di autoreferenza. Ciò che serve è

un sistema capace di riflessione, ovvero in grado di riferirsi a sé stesso con le proprie

operazioni e di distinguere sé stesso dal proprio ambiente. Le organizzazioni sono

l'unico sistema sociale in grado di garantire un grado così elevato grado di

autoreferenza e di autoosservazione. Le organizzazioni consistono di comunicazioni e

quindi di decisioni; sono in grado di intervenire sulle aspettative di aspettative che

strutturano e orientano la sequenza di comunicazioni di cui consiste; definiscono in

modo preciso le premesse decisionali (ossia i propri ruoli, le proprie gerarchie e i propri

programmi ovvero quelle regole e quelle semantiche che consentono di evitare

tautologie e paradossi e dunque di far procedere non alla cieca la sequenza delle

comunicazioni regolate da un particolare codice binario). Gli insiemi di organizzazioni

sono in grado di selezionare un mezzo di comunicazione generalizzato

simbolicamente, gestire una formula di contingenza, elaborare autodescrizioni. Le

organizzazioni sono in grado di mettere a disposizione dei sottosistemi funzionalmente

specializzati, di produrre ed innovare la capacità di collegamento necessaria a far

scorrere le comunicazioni secondo un particolare schematismo binario. Quali

organizzazioni svolgono un lavoro del genere? Quelle che assumono il primato di uno

specifico riferimento funzionale. Ciò significa che le decisioni di cui consistono sono

comunicazioni che impiegano la distinzione ovvero lo schematismo binario codificato

che identifica quel particolare sottosistema societale. Le decisioni di una

organizzazione specializzata sono generate da operazioni di quel sottosistema della

società, e sono elementi di quel medesimo sottosistema. Questo è quello che consente

di distinguere se ci si trova di fronte a un'organizzazione economica, a

un'organizzazione religiosa o qualche altro tipo di organizzazione.

Il ruolo che le organizzazioni giocano nel processo di differenziazione per funzioni della

società non deve trarre in inganno: nessun sottosistema societale è una

organizzazione né può essere organizzato. La società e i suoi sottosistemi hanno una

complessità intollerabile per le strutture di un'organizzazione. Basti pensare alle

esigenze che richiedono la funzione, le diverse prestazioni e la riflessione di un

sottosistema: non potrebbero mai essere assicurate tutte e tre da solo organizzazione.

Allo stesso tempo è evidente che né processo né il primato della differenziazione per

funzioni della società si consolidano se non una sola organizzazione per ogni

sottosistema bensì diverse e diversamente specializzate reti organizzative non

mettono a disposizione di ciascun sottosistema societale semantiche adeguate,

adeguate strutture specializzate e adeguate comunicazioni in forma di decisione.

Due record

Nella società moderna, e ancor di più nella società a modernizzazione avanzata, si

record:

raggiungono due (i) mai prima di questa fase la società e i suoi singoli

sottosistemi specializzati erano stati tanto poco organizzabili, (ii) mai prima di questa

fase le organizzazioni erano state tanto numerose e avevano assunto un ruolo tanto

importante.

Strukturelle Kopplungen. Gli accoppiamenti strutturali

Secondo Luhmann, la modernità presenta problemi di integrazione e l’integrazione del

sociale è un problema che aumenta con la complessità e la contingenza. Nella

modernità avanzata lo straordinario livello di capacità di senso e le condizioni senza

precedenti di complessità e di contingenza vengono ottenute attraverso il primato

della differenziazione per funzioni proprio del sistema società. È una società da

integrare essa stessa quella che deve continuare a integrare tutti gli altri sistemi

sociali. Inoltre, il carattere autopoietico dei sistemi sociali esclude che questi possano

dialogare con il proprio ambiente e con altri sistemi. In tali condizioni non è semplice

capire dove sia possibile rinvenire una capacità di apertura che non contraddica la

chiusura dei sistemi sociali come di tutti i sistemi capaci di senso. La risposta si può

trovare nei sistemi caratterizzati dai livelli più maturi di autoreferenzialità. È nei loro

programmi, frutto di osservazioni di secondo ordine che possono trattare la differenza

tra il sistema di cui sono parte e l’ambiente e dunque distinguere autoriferimento e

eteroriferimento, che le organizzazioni possono tener conto dei programmi di

organizzazioni diversamente specializzate. Quando questa capacità si combina con le

capacità dei sistemi autopoietici capaci di senso di dar luogo ad accoppiamenti

strutturali si verificano condizioni particolari e rilevanti per una società funzionalmente

differenziata. Tutti sistemi capaci di senso danno luogo ad accoppiamenti strutturali

mettendo a disposizione l'uno dell'altro propri elementi (un esempio è quello del

linguaggio che consente un accoppiamento strutturale tra persone e sistemi sociali).

Quando si verifica un accoppiamento strutturale tra organizzazioni con diverse

specializzazioni funzionali e che nei rispettivi sottosistemi svolgono un ruolo

importante si produce un accoppiamento strutturale tra due sottosistemi funzionali

diversi. Ciò che viene condiviso viene riconosciuto da ciascun sottosistema come

proprio ed è grazie a questa via che si producono le istituzioni societali. In una società

differenziata per funzioni, gli accoppiamenti strutturali tra sottosistemi diversamente

specializzati rappresentano anche alcune delle principali istituzioni sociali, a causa

della portata ridotta che la maggior parte delle altre istituzioni comincia ad avere a

causa della accresciuta differenziazione che vige tra tipi dei sistemi sociali e tra

sistemi sociali e sistemi personali. Quest'ultimo gruppo di accoppiamenti strutturali

può essere dei tipi più diversi; possono supporre un rapporto alla pari tra le due

organizzazioni diversamente specializzate o un rapporto squilibrato. È sulla trama

degli accoppiamenti strutturali che si costituisce l'integrazione di una società

primariamente differenziata per funzioni (per integrazione si intende interpretazione di

questo primato). Questa può rendere più forti o attenuare le rotture di interdipendenza

tra diversi sottosistemi, ma non può annullare la specializzazione dei codici. Al

contrario, l'accoppiamento strutturale tra sottosistemi funzionalmente differenziati

serve a mantenere la differenza tra i due o più sottosistemi che vi sono implicati,

conferendole limiti variabili da caso a caso (un esempio è l'accoppiamento strutturale

tra sistema politico e sistema giuridico che dà luogo alle costituzioni). Con questo

accoppiamento, i diritti fondamenti funzionano come istituzioni che i due partners

cominciano a utilizzare come autovincolo, e garantiscono/mantengono la

differenziazione funzionale tra diritto e politica e contemporaneamente di queste dalla

società. Il fatto che esistono tante costituzioni e persino il fatto che molte di queste

condividono alcuni diritti identicamente denominati, non significa che ovunque e

sempre i diritti fondamentali siano gli stessi. Un esempio è quello della non

trascurabile diversità che separa ciò che non libertà religiosa si tutela nei regimi di

laicità da ciò che sotto lo stesso termine viene tutelato nei regimi di libertà religiosa.

Sommando tutti gli elementi raccolti, si può osservare come la teoria luhmanniana

veda la struttura della società moderna determinata dal combinarsi (a) del primato

della differenziazione per funzioni del sistema sociale sulle altre forme di

differenziazione sociale e (b) dell'insieme degli accoppiamenti strutturali che

coinvolgono i sottosistemi societari diversamente specializzati. Non c'è da stupirsi se,

fermo restando Il primo elemento (a), la molto più grande varietà del secondo (b)

giustifichi la grande varietà di forme con cui la struttura della società si manifesta nel

tempo nello spazio. In questo modo si può capire perché le modernità possano essere

davvero multiple e perché la loro numerosità non toglie di precisione alla valutazione

per mezzo della quale tutte vengono definite moderne. Infine, in questa stessa

prospettiva si può comprendere anche perché ci si debba sempre insospettire quando

una forma di modernità avanza la pretesa di essere modello e misura di modernità per

tutte le altre.

Un salto di livello

Nella seconda metà del 900 si inizia a parlare di “modernità avanzata”; ora invece

prevale “globalizzazione”. Per Luhmann si tratta di una radicalizzazione del primato

della differenziazione per funzioni della società sulle altre forme di differenziazione

sociale. La società perde, più platealmente e con maggiori conseguenze, centro e

vertice nei suoi sottosistemi e nei segmenti di questi senza ricomparire altrove. Nella

fase di “globalizzazione” il primato della differenziazione per funzioni della società

esprime le sue potenzialità a un livello e con una nitidezza di forme prima di quel

momento inedite e anche scarsamente immaginate. La convertibilità a regime di

mercato delle diverse monete e l'unificazione del mercato dei capitali manifestano

l'unificazione su scala globale del sistema economico: lo stesso avviene nel sistema

scientifico, nel sistema politico e sistema religioso e non solo. Ciò non significa che la

differenziazione per segmenti, o quella centro/periferia, siano scomparse. Al contrario,

non è difficile osservare casi di differenziazione orizzontale o rapporti asimmetrici per i

quali entro sterminate popolazioni organizzative è facile individuare un centro e una

periferia. Al momento è il primato della differenziazione funzionale ciò che influenza i

processi di codificazione degli schematismi binari e quelli di programmazione che

guidano la produzione e il collegamento degli eventi di comunicazione e osservazione.

Ne consegue che la segmentazione interna di un sottosistema si sovrappone alla

segmentazione interna di altri o anche solo di un altro sottosistema. Con la

globalizzazione è ancora più evidente l'impossibilità di ricostruire un rapporto

gerarchico tra i diversi sottosistemi. Per ogni singola funzione sociale l'unico primato

possibile è quello all'interno del sottosistema differenziato e specializzato per

assolvere quella funzione. Il salto di livello del processo di modernizzazione costituito

dalla globalizzazione si riflette in tutte le forme sociali che dipendono dal primato della

differenziazione funzionale della società e che dalla globalizzazione risultano di norma

straordinariamente rafforzate. È utile menzionare il salto di livello della

differenziazione tra sistemi sociali e sistemi personali e di quello della differenziazione

tra tipi diversi di sistemi sociali comportato dalla globalizzazione.

Non c'è da stupirsi se la radicalizzazione conosciuta dal processo di modernizzazione

con la globalizzazione incide sulla struttura della società e dunque sui tratti concreti

dell'ordine sociale. Il globalizzarsi del primato della differenziazione funzionale

comporta una radicalizzazione con pesanti conseguenze per ciascun sottosistema in

relazione alla propria autoreferenza in particolare ai propri programmi. Con la

globalizzazione si pone l'urgenza di ridefinire e rinegoziare tutta una generazione di

strutturelle Kopplugen perché inadeguate al nuovo e più radicale livello di

modernizzazione. Per comprendere ciò, basta pensare al ruolo attribuito alle

differenziazioni segmentarie interne ai singoli sottosistemi. In tutta una fase della

modernità la coincidenza della segmentazione interna ai diversi sottosistemi offrì

sicure basi ai processi di accoppiamento strutturale e alla combinazione dei loro

effetti. Questa possibilità ora è ridotta e priva di ogni necessità. Essa supponeva anche

un recupero di gerarchizzabilità tra le organizzazioni più influenti operative nell'ambito

dei segmenti dei diversi sottosistemi.

Qualcosa di impossibile e qualcosa di possibile

Con la globalizzazione del primato della differenziazione funzionale della società sulle

altre forme di differenziazione sociale è incompatibile la riduzione della società e dei

suoi singoli sottosistemi a organizzazione. Le organizzazioni mai prima d’ora erano

state tanto importante, le società mai così tanto inorganizzabili. Il primato della

differenziazione funzionale comporta un incremento della differenziazione tra diversi

tipi di sistemi sociali e tra sistemi sociali e sistemi personali; comporta, ancor più se

globalizzato, la non gerarchizzabilità delle funzioni che sarà difficile tentare di

ricostruire tra organizzazioni diversamente specializzate perché, anche solo su scala

locale, comporta costi elevatissimi. In fase di globalizzazione restano comunque

possibili alcune cose: è possibile che progredisca o regredisca, o che si sviluppi il

processo di specificazione. Ad esempio potrebbero prodursi nuovi sottosistemi

funzionali e la differenziazione per funzioni della società potrebbe proseguire

articolandosi diversamente. Il processo di specificazione non può procedere all'infinito,

ma può variare quanto basta per sconsigliare di considerare un singolo sottosistema

societale definitivamente al riparo dalla competizione di possibili equivalenti

funzionali. In secondo luogo, gli altri principi di differenziazione sociale dovrebbero

continuare a svolgere il ruolo segmentario e quello centro/periferia. E insieme anche

processi di specializzazione interni ai singoli interni funzionali. Infine, è possibile che i

programmi e le semantiche continuino a variare nel tempo e nello spazio. In relazione

a ciò, non è detto che pur restando saldo il primato della differenziazione funzionale la

sua globalizzazione, gli accoppiamenti strutturali tra sottosistemi sociali devono

rimanere sempre gli stessi. Anzi, l'instabilità di ogni stato di specificazione e l'elevata

complessità e contingenza sociale che della globalizzazione sono tra gli effetti primari,

sollecitano a una continua revisione e sperimentazione delle soluzioni di

accoppiamento strutturale e delle loro connessioni, quelle che P.F. Kjaer ha chiamato

"configurational web". L'ordine sociale della società moderna e soprattutto di quella a

primato globalizzato della differenziazione funzionale è un ordine sociale diverso da

quelli del passato. Se in società più semplici siamo portati a pensare l'ordine come il

contrario del disordine, nella società a modernizzazione avanzata l'ordine va pensato

come l'insieme delle condizioni del disordine ammesso.

La società della società

La struttura della società globale, l'ordine sociale della società globale ovvero il suo

configurational web sono un campo in continua evoluzione. Per sua natura la

questione della descrizione dell'ordine della società presenta una difficoltà ulteriore e

alla radice irrisolvibile. La società è un sistema inosservabile dall'esterno, e, solo dopo

che si è affermata la sua differenziazione per funzioni, diventa osservabile solo dal

punto di vista di uno dei suoi sottosistemi. Senza centro e senza vertice non esiste

alcuna possibilità di una descrizione "oggettiva" o univoca, ottenuta da uno sguardo

superficiale: è come se la macchia cieca di ogni osservazioni acquisisse un'evidenza

maggiore. Nella teoria di Luhmann, la società è tempo, ovvero: fiducia in una

temporalità eccedente alla temporalità misurabile tanto verso il passato tanto verso il

futuro, non essere di quello proprio degli enti. La società non ha né è essenza, ovvero:

l'essenza appare, l'essere degli enti appare a condizione che la macchia cieca

dell'osservazione venga rimossa e dimenticata. Non che questo sia vero solo ora, nella

globalizzazione. Ora semmai, la finzione sulla dimenticanza e sulla rimozione della

macchia nera si manifesta più difficile, eppure tale finzione si dà. Con ciò si comprende

la ragione della sociologia come scienza alle prese con problemi <<già da sempre

risolti>>, e per di più difficili da analizzare e comprendere. La questione che ora

bisogna risolvere è perché “tale finzione si dà” e quanto possa essere moltiplicata per

essere tenuta sotto controllo e utilizzata contro sé stessa.

Alcuni dei principali concetti luhmanniani impiegati

Ordine sociale: Relazioni regolari, sufficientemente attendibili e garantite dalle delusioni, non

esclusivamente dipendenti dalla singola situazione attuale.

Configurazione: Un intero range di sottosistemi funzionali, regimi, organizzazioni, reti,

professori, e più o meno intangibili componenti culturali, caratterizzata da una rete di

accoppiamenti strutturali mutuamente rinforzatisi eventualmente anche all'interno di un

limitato segmento della società mondiale, tale rete istituisce una convergenza di attese tra la

molteplicità di osservatori che non può essere ridotta la somma dei suoi componenti.

Società: Un particolare tipo di sistema sociale che comprende tutte le comunicazioni.

Sistemi psichici-persone: Sistemi psichici, o coscienze o persone, rappresentano l'altro tipo

di sistema capace di senso, le cui operazioni sono i pensieri.

Interazioni: Il tipo di sistema sociale la cui condizione è la compresenza spaziale e temporale

dei partners della comunicazione.

Organizzazioni: Il tipo di sistema sociale le cui comunicazioni sono decisioni.

Schematismo rigidamente binario: distinzioni codificate in modo rigidamente opposto cui si

orientano le osservazioni.

Programma: Criteri che definiscono la correttezza dell'attribuzione dei valori dei codici e che

dunque orientano la prosecuzione della comunicazione, altrimenti alla cieca.

Mezzo di comunicazione simbolicamente generalizzato: Strutture che affrontano il

problema dell'elevata improbabilità di successo della comunicazione.

Differenziazione funzionale della società: Differenziazione del sistema società in

sottosistemi ciascuno dei quali garantisce costantemente una particolare soluzione di un

problema per l'intera società.

Sottosistema societale specializzato e funzionalmente differenziato: Insieme di

comunicazioni (interazioni e decisioni incluse) identificate in relazione alla particolare soluzione

data per l'intera società in particolare problema.

Funzione-prestazione-riflessione: Le relazioni del singolo sottosistema con la società, con

gli altri sottosistemi, con sé stesso.

Accoppiamenti strutturali: Modo con cui i sistemi sociali influenzano reciprocamente le

proprie chiusure operative.

Istituzioni: Strutture cognitive, normative e valoriali che danno stabilità e significato alle

relazioni sociali.

Globalizzazione: Affermazione tendenziale su scala planetaria del primato della

differenziazione funzionale.

4. Campi di variazione

Un avvertimento da non trascurare

Nel suo saggio sulla differenziazione sociale, Georg Simmel pone il problema

dell'identificazione dei limiti cui la differenziazione sociale può spingersi, ed afferma

che anche se fosse possibile individuarlo varrebbe allora il divieto morale di farne

parola. Il limite cui tende questo processo appare come il limite, avvicinandosi troppo

a quale, diventerebbe difficile tenere distinte istanza descrittiva e istanza prescrittiva.

A quella soglia il trascendentale dovrebbe presentarsi, e le condizioni del sociale

diverrebbero socialmente manifeste, e sarebbe pienamente osservabile il meccanismo

del loro funzionamento. Anche Kant, come Simmel, era arrivato in vista della stessa

Critica del giudizio

soglia percorrendo il tratto della sua ricerca che va dalla alla

Religion. Raramente la sociologia successiva a Simmel e inquadrato quello stesso

punto con altrettanta lucidità, un'eccezione positiva al clima di scarsa attenzione

all'avvertimento simmeliano è costituita da N. Luhmann che riformula l’avvertimento

di Simmel in termini luhmanniani. Perciò l’analisi del fenomeno dello Stato e di quello

della secolarizzazione si svolge in un’area in cui i molteplici campi di forze hanno una

certa intensità e un certo movimento, un’area in cui quei campi hanno valori ben

lontani da quelli minimi, ma non coincidenti con quelli massimi.

I vantaggi di una prospettiva

Riformulare in termini luhmanniani il problema dei limiti della differenziazione sociale

equivale a chiedere fino a che punto può spingersi il suo primato sulle altre forme di

differenziazione sociale e ciò spinge l'attenzione verso due processi: il primo processo

è quello della specificazione (ossia della crescita del numero di schematismi binari

codificati e operativi nella forma di sottosistemi societali) e il secondo processo (o

insieme di processi) è quello attraverso cui si producono, si riproducono e si rinnovano

gli accoppiamenti strutturali tra sottosistemi sociali funzionalmente specializzati. Tali

accoppiamenti possono introdurre vincoli (autovincoli) nei processi autoreferenziali dei

singoli sottosistemi societali e a tali vincoli corrispondono rapporti di forza più o meno

partner.

simmetrici, in questo secondo caso orientati a vantaggio dell'uno o dell'altro

Nulla vieta che il reticolo degli accoppiamenti strutturali tra i sottosistemi di una

società possa essere caratterizzato da (i) una generale simmetria, (ii) dall'assenza di

ogni grado di centralità e (iii) dalla capacità di rendere ogni stato o quasi di ciascun

sottosistema compatibile con ogni stato o quasi di tutti gli altri sottosistemi. Nulla

vieta di immaginare una specie di integrazione sociale per generalizzate indifferenza.

Dato che gli accoppiamenti strutturali influenzano la struttura della società e

quest’ultima a sua volta influenza l’ordine sociale, non si può immaginare un ordine

sociale caratterizzato da quel regime di integrazione per elevata reciproca indifferenza

tra sottosistemi. Il cumularsi dei due processi, inoltre, può creare una società dai

numerosissimi sottosistemi funzionalmente specializzati e integrati in un regime di

reciproca elevatissima indifferenza. Il processo di differenziazione funzionale

approssima in queste forme i propri limiti estremi e in questo modo l'insieme degli

accoppiamenti strutturali tra sottosistemi di questa società darebbe luogo a una

configurazione non solo moderna ma anche omogenea e di portata globale. In un

regime del genere diverrebbero trascurabili le differenze tra segmenti e quelle tra le

loro diverse sovrapposizioni. Il processo di specificazione, per Luhmann, causa la

comparsa di altri sottosistemi che mettono in difficoltà gli altri sottosistemi sociali.

L’aumento del numero dei sottosistemi fa crescere per ciascuno di questi la probabilità

di essere sfidato con successo da equivalenti funzionali; si manifesta come fattore

altamente critico per alcuni di questi, quando contribuisce alla complessità sociale.

Oltre a questo, i dislivelli di complessità tra sottosistemi funzionalmente specializzati

divengono cause potenziali di una crisi che a sua volta può divenire generale. D’altra

parte, l’aumento del numero dei sottosistemi e il consolidarsi della loro

specializzazione aumenta il numero di probabili accoppiamenti strutturali tra loro, e la

probabilità di una crisi della rete sino a quel momento operativa di accoppiamenti

strutturali di rilevanza societale. La diversità tra le strutture dei vari sottosistemi, ad

esempio lo spazio e il peso diversi che ciascuno riserva alla differenziazione

segmentaria, fa aumentare la probabilità di accoppiamenti strutturali consistenti di

rapporti di forza non simmetrici. Inoltre, il fatto che in alcuni sottosistemi sia numerosa

la popolazione organizzativa oppure che in altri mantenga un ruolo importante la

differenziazione segmentaria aumenta la probabilità di una variabilità locale di

partner.

accoppiamenti strutturali tra gli stessi Se si considera anche che vi è una

certa probabilità che nuovi accoppiamenti strutturali di successo imitino, o siano

catalizzati da precedenti accoppiamenti strutturali di successo, non è difficile intuire

che l’evoluzione delle configurazioni risente delle condizioni nelle quali e dalle quali

path

prende le mosse. Si può, infine, dire che l’evoluzione delle configurazioni è

dependent.

Modernità e modernizzazione

Come il processo di autoreferenza può attenuare o sostenere la manifestazione sociale

della specializzazione funzionale di un sottosistema, così due reticoli di accoppiamenti

strutturali, due diverse configurazioni di società a modernizzazione avanzata, possono

introdurre tipi di vincoli che mantengono il primato della differenziazione per funzioni

sulle altre forme di differenziazione sociale. Le diverse configurazioni possono

amplificare/radicalizzare o attenuare le manifestazioni sociali del primato della

differenziazione funzionale. Tale conclusione si trova nelle ricerche di Jepperson e

sociology of costitution multiple modernities.

Meyer o negli autori della o delle Anche

se si parte da un apparato teorico semplice e da un numero piccolo di parametri

rispetto a ciò che fa Luhmann, la modernità si può configurare diversamente e non

continuum.

sempre in modi collocabili lungo un unico Si falsifica l’identificazione

classica di modernità e razionalizzazione affermando che di modernità esistono

diverse configurazioni: una parte di esse viene collocata a un polo e un’altra parte al

continuum

polo opposto del che corre da un massimo a un minimo di radicalizzazione

delle manifestazioni sociali del primato della differenziazione per funzioni della società.

Il mutare delle configurazioni della modernità può dar luogo a un movimento

identificabile come avvicinamento o allontanamento rispetto alla porzione del campo

di variazione. Ciò si verifica quando la manifestazione della specializzazione di

qualche sottosistema si accentua e di qualche altro si attenua, dando luogo a effetti

cumulati vagamente equivalenti a quelli del caso opposto. Se si considera il campo di

variazione come una linea, si otterrebbe una spirale irregolare a causa del raggio

irregolare e dell’inclinazione di questo rispetto alla linea. Utilizzando la stessa

metafora, il variare di una configurazione disegnerebbe una spirale irregolare le cui

orbite risentono del variare del raggio (grado di differenziazione funzionale) e della sua

inclinazione (forma derivante dal grado di specializzazione di alcune funzioni rispetto

alle altre). Le trasformazioni che trattengono nella porzione più avanzata del campo di

variazione, o che tracciano il percorso di una spirale, vengono pensate come il

susseguirsi di stati diversi, prossimi alla soglia di possibili catastrofi, i quali

constitutional moments.

corrispondono ad altrettanti Essi manifestano l’istanza

(spesso interpretata come necessità non soddisfatta) da una costituzione di vecchia

concezione, come le costituzioni basate sul primato della politica e sulla pretesa che

constitutional moments

questa garantisca una sintesi funzionale. Questo succedersi di

può essere visto come l’essersi ormai inaugurato, come scrive M. Cacciari, di <<uno

permanenti crisi,

spazio di di passaggio da crisi a crisi senza soluzione di continuità,

senza armistizi e meno ancora paci>>. Con questo testo si ha la perdita del primato

dello spazio sul tempo, della finzione che rende plausibile la pretesa di ogni ontologia

sostanzialista, di ogni fondazione, di ogni verità come esattezza, di ogni soggetto

assoluto, di ogni mero presente e di ogni mera presenza. Non si manifesta la società,

anzi, all’opposto, si manifesta la non più occultabile irrappresentabilità della società. Il

secolare si libera dalla prigione in cui lo aveva rinchiuso la secolarizzazione.

Due criteri e una questione

mezzo passo indietro,

In vista del ciò che di questo sguardo verso il limite si può

conservare assomma a un paio di criteri e ad una questione. Il primo criterio è: fare

massima attenzione ai rapporti di forze che eventualmente si instaurano e operano

come accoppiamenti strutturali tra sottosistemi societali. Il secondo è: ci sono le

condizioni perché un sistema sociale soccomba alla sfida di equivalenti funzionali o

perlomeno debba accettare una forte riduzione della propria rilevanza sociale? Questi

due criteri fungono da orientamento nell'analisi del fenomeno dello Stato e della

secolarizzazione. In pratica, si tratta di impostare la seguente domanda: quale livello

di centralità ed eventualmente quali vantaggi relativi (o svantaggi relativi) possono

toccare la politica nelle configurazioni sociali emerse nel corso della modernizzazione?

La relazione di questo interrogativo con la questione dello Stato e della

secolarizzazione, è abbastanza chiara: la secolarizzazione non è altro che l'effetto

dell'impatto dello Stato sulla religione o dell'impatto dello Stato sul cristianesimo sino

a ridurlo a religione. L’avvertimento di Simmel dovrebbe far comprendere il campo

delle variazioni entro cui far valere questi due criteri ed entro cui porre la questione.

2. Stato, secolarizzazione

1. Stato

Sullo Stato è aperto un dibattito sociologico, alcuni gli attribuiscono una definizione

generale mentre altri una definizione più ricca di caratteristiche. In tale sede si cerca

di provare ad inquadrare le differenze tra esperienze di modernità una sola delle quali

è caratterizzata da un ordine sociale imperniato su di un fenomeno che presenta i

tratti della statualità a un grado elevato di intensità e in determinate forme.

Precedentemente è stata focalizzata l’attenzione sulle differenze tra due modalità di

mezzo passo indietro,

separare poteri politici e poteri religiosi. Con il non bisogna

operare con una definizione generale ma con un gruppo di caratteri empiricamente

osservabili e, una volta tracciata questa linea, si può attribuire l’etichetta “stato” ai

casi in cui i caratteri prescelti sono assenti e quella di “Stato” agli altri e si può parlare

per i primi di forme moderne non statuali e per i secondi di forme statuali. Per poter

individuare i caratteri discriminanti si deve intraprendere la strada della sovranità, con

ciò si intende il processo di costruzione sociale della sovranità e non solo ciò che di

questo è in gioco nel dibattito teorico relativo al concetto.

L’intenso dibattito sulla sovranità mostra l’indisponibilità di una teoria in grado di

individuare le tensioni e le contraddizioni che si incontrano durante il tentativo di

definire il concetto. Nonostante ciò non si può affermare che non ci siano storicamente

regimi politici in cui la sovranità è stata esercitata in termini molto vicini all’idea, o non

troppo distanti dalle sue istanze: un esempio sono gli Stati assoluti o totalitari del

novecento e tutti i regimi politici che non sono rimasti coerenti con la matrice

giacobina. Dunque, ciò che serve è operazionalizzare la nozione di sovranità.

A questo scopo è utile la nozione weberiana ossia che lo Stato è una delle forme

politiche comparse nella modernità caratterizzata dalla pretesa di un monopolio

territoriale definito del potere politico, dal carattere organizzato di questo monopolio e

da una forte pervasività sociale. Risulta essere utile anche la nozione di sovranità che

implica sempre un grado elevato di autonomia del politico e un tentativo riuscito di

regolare il meccanismo della relazione tra governanti e governati o rappresentanza

politica. È necessario individuare i casi in cui un’autonomia del politico si combina con

un controllo della rappresentanza fino al punto di trasformare la relazionalità da

orizzonte entro cui la sovranità resta esercitabile in fondamento sopra il quale questa

si erge per cercare di sciogliersi da più quanti vincoli costituenti quella relazione,

cercando di diventare ab-soluta. La nozione teorica di sovranità non può fare a meno

di questa relazione mentre l’esercizio della sovranità si e ciò che li rende diversi, non è

la forma della decisione, ma i limiti di questa e il grado di imputabilità della sua

responsabilità.

Quattro caratteri

Entro la prospettiva delineata si possono individuare quattro caratteri di cui tre sono

sufficienti e uno è la somma degli altri tre ed è proprio per la presenza di questi

quattro caratteri che si continua ad utilizzare l’etichetta di “Stato”.

Innanzitutto, il primato di una organizzazione deve essere effettivo su tutte le

organizzazioni politiche operanti entro un determinato territorio ed è tale primato deve

avere una forma organizzata. In secondo luogo, è necessario che l’apparato politico,

sulla base della propria autonomia, eserciti un primato sulle altre istituzioni e

organizzazioni sociali. Per primato sociale della politica non si intende

l’interpenetrazione tra “sfera” politica ed altre “sfere” sociali, ma si intende solo un

caso particolare di quest’ultima, caratterizzato da una asimmetria nei rapporti di

interpenetrazione tra diverse ”sfere” sociali e ad esclusivo vantaggio della politica.

Diverso è il caso in cui la regolazione dei mercati da parte della politica sia pesante, in

cui la decisione politica giochi un ruolo preponderante nell’attribuzione di valore alla

valuta, in cui un numero elevato di attori economici significativi sia di proprietà dello

Stato solo per questo godendo di particolari vantaggi, diverso è il caso in cui la legge

sia stata imposta come prima o unica fonte del diritto e il legislatore abbia assunto il

primato sul giudice ecc. Spesso questi sono i casi in cui si verificano anche i fenomeni

di disciplinamento sociale dall’alto e la governamentalià è più penetrante e

persuasiva: in questi casi la politica, oltre ad essere organizzata sotto il primato di una

singola organizzazione politica, tende ad esercitare un primato su tutto il resto della

società e a rappresentarsi come rappresentante dell’intera società. In queste

condizioni può darsi molto o poco pluralismo, pluralismo interno a uno Stato nella cui

forma continua a restare indiscusso un primato sociale e non solo politico della

politica. Anche in questo caso, e si è arrivati al terzo carattere, come il primato nella

politica anche quello della politica tende ad assumere una forma organizzata. Con lo

Stato compare il progetto di organizzare l’intera società. Idealmente l’intera

governance di una società va politicizzata e organizzata e ciò basta a far intuire i limiti

di complessità e contingenza sociale oltre i quali un tale progetto diventa

impraticabile. Con il ribaltamento dei rapporti tra politica e società si può dare a

quest’ultima la definizione di ordine sociale soggetto alla autorità di uno Stato

nazionale dato. Infine, e si è arrivati al quarto carattere, il primato di una

organizzazione politica nella politica e sulla intera società comporta l’invenzione della

cittadinanza come dinamica secca di inclusione/esclusione da una società attraverso

l’attribuzione o la revoca alla singola persona di un ruolo di natura politica. Il primato

sociale della politica comporta la politicizzazione dell’inclusione sociale (che equivale a

inclusione in uno Stato) e la forma organizzata del primato della politica comporta la

gestione di questa nei termini dell’attribuzione/revoca di un ruolo formalizzato.

Dunque, alcune esperienze di “Stato sociale” rappresentano il grado estremo delle

quattro caratteristiche indicate e il più ambizioso tentativo di costruzione sociale dello

Stato. Da un lato quelle varianti di Stato sociale suppongono i primi tre caratteri,

dall’altro realizzano il quarto attraverso la trasformazione dei bisogni in diritti.

…osservabili

La condizione minima dell’utilità analitica dei quattro caratteri sta nella possibilità di

indicare entro il panorama della modernità politica sia casi in cui essi risultano presenti

sia casi in cui risultano assenti: erano presenti nell’esperienza statuale francese dalla

rivoluzione alla seconda metà del XX secolo e nei tanti casi continentali di Welfare

state (o di Ètat providance); mentre erano assenti nel periodo che precede il XVI

secolo. Molti infatti sono stati i tentativi di individuare i caratteri di statualità nella

prima fase della modernità, del resto non è possibile trascurare le somiglianze tra lo

Stato e la polis rappresentata e descritta da Aristotele. Strategicamente decisivo è da

ricordare che l’esperienza politica inglese e quella della diaspora anglosassone non

hanno mai conosciuto nulla di simile allo Stato. La differenza abissale tra l’esperienza

rule of law

inglese e francese sta nella differenza tra e Stato di diritto.

È possibile chiudere il cerchio con la convergenza tra i diversi filoni di studio che, con

riferimento al presente e la fine del XX secolo, affermano la crisi/scomparsa dello Stato

governace

e dei modelli di ordine sociale e che la che si sta affermando è globale,

politica e inorganizzabile. Ciò non significa che lo Stato possa tornare e mettere in

scacco la globalizzazione.

Si può affermare quindi che lo Stato è l’elemento centrale di un tipo di ordine sociale,

è centrato sulla politica e organizzato; in esso l’organizzazione dello Stato è

istituzionalizzata e a questo processo di istituzionalizzazione si sommano processi di

isomorfismo che interessano le più diverse popolazioni organizzative. Intorno alla

forma di Stato si organizza un ordine che non è prima interno e poi esterno, prima

locale e poi globale, ma che si consolida sui due fronti. Lo Stato, quindi, non ì l’unica

forma politica moderna.

2. Quello che è Stato è stato (Perché è finito e cosa è stato)

mezzo passo indietro

Nell’operazione del lo Stato viene visto come un’organizzazione

che sta attraversando una crisi irreversibile. Come è possibile spiegare

l’incompatibilità tra Stato e globalizzazione del primato della differenziazione

funzionale con gli strumenti offerti da N. Luhmann? Consistete è la massa di argomenti

di questa incompatibilità, così come della tesi per cui di Stato si possa parlare solo da

un certo momento in poi e non per ogni provincia della modernità. Il principale fattore

di questa incompatibilità è la globalizzazione. In termini luhmanniani, quella più

recente e tuttora in corso è una fase del processo di modernizzazione nella quale il

primato della differenziazione per funzioni della società ha conosciuto una

radicalizzazione nella forma di affermazione su scala globale. Perché la specifica forma

di ordine sociale che si realizza in questa fase non può essere imperniata su o

perlomeno compatibile con lo Stato? Questo interrogativo permette di lasciare aperta

anche la questione della reversibilità/irreversibilità della crisi dello Stato manifestatasi

anche come incompatibilità rispetto alla globalizzazione e la questione dell’incertezza

sull’approdo prossimo della fase in corso del processo di globalizzazione.

Una interpretazione luhmanniana: quattro ragioni di incompatibilità

È possibile dare una risposta articolata in quattro argomenti, impiegando gli strumenti

esplicitati nel paragrafo 1.3.

L’impossibilità di organizzare una società

L’imporsi globale del primato della differenziazione per funzioni della società sulle altre

forme di differenziazione sociale ha come effetto quello di stimolare una forte crescita

anche della differenziazione tra i diversi tipi di sistemi sociali (tra interazione e società,

tra interazioni e organizzazioni ecc.). Questo effetto rende impensabile che una singola

organizzazione domini lo scenario sociale e inimmaginabile la riduzione della società a

una organizzazione. In questo modo il sogno di organizzare una società e il sogno dello

Stato svaniscono. Nella società a modernizzazione avanzata, le organizzazioni sono

tante e senza di esse sarebbe impossibile garantire il funzionamento dei suoi

sottosistemi (politica, diritto, economia ecc.) e, a differenze delle precedenti

esperienze di modernizzazione, l’ordine sociale non è più organizzabile, organizzato e


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

53

PESO

3.31 MB

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in servizio sociale e sociologia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Katheryna99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Diotallevi Luca.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Sociologia generale

Relazioni etniche
Dispensa
Diritti umani, universalismo e cosmopolitismo
Dispensa
Ricerca sociale
Dispensa
Universalismo e paradossi
Dispensa