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Psicologia sociale

Studio scientifico del comportamento degli individui in tutti i contesti sociali e procede attraverso metodi di ricerca propri delle scienze empiriche. Alla base di tale studio vi sono due condizioni:

  • Nell’ambiente sociale agisce un individuo che elabora le informazioni e, in base a queste, genera inferenze, aspettative.
  • Non sempre l’attività della mente è svolta in modo consapevole.

Gli psicologi sociali seguono il metodo scientifico e per verificare una loro ipotesi la operazionalizzano: trasformano l’ipotesi in un’affermazione empiricamente osservabile e confutabile. Dopo di che si procede alla raccolta dei dati e alla loro analisi statistica. L’esito comporta una decisione probabilistica sulla verità delle ipotesi più interpretazione dei risultati a partire dai quali si ha un ritorno alla teoria: decidere se confermarla o riformularla (confutata).

Orientamenti teorici

La psicologia sociale ha una visione dell’individuo quale essere pensante: capace di generare ragionamenti, valutazioni. Tale concezione assume diverse interpretazioni a seconda dei vari orientamenti teorici:

  • Tra gli anni 50 e 60 grazie a Festinger (con la teoria della dissonanza cognitiva) e Heider (teoria dell’equilibrio): individuo = ricercatore di coerenza, alla ricerca di un equilibrio tra le sue credenze e i suoi comportamenti.
  • Fine anni 60, l’attenzione si sposta sul modo in cui l’individuo percepisce se stesso e gli altri, sui processi di pensiero coinvolti nella categorizzazione della realtà, sulla rappresentazione mentale e sul modo in cui queste influenzano i giudizi o i comportamenti: teoria dell’attribuzione (modalità con cui individui si raffigurano i nessi causali degli eventi sociali e dei comportamenti) e teoria implicita di personalità (guidano lo sviluppo e l’elaborazione delle impressioni complesse sugli altri). Entrambe le teorie vedono l’individuo come uno scienziato ingenuo: organismo pensante che, se ha tempo e risorse cognitive disponibili, elabora attentamente tutte le informazioni per definire la realtà, ma che a volte si fida delle proprie intuizioni o dà maggiore rilevanza ad informazioni secondarie, commette errori. Lo scienziato ingenuo compie una precisa analisi cognitiva sulle informazioni riguardanti un fenomeno da spiegare e segue una serie di passaggi razionali per arrivare alla spiegazione, eventuali errori procedurali, errata esecuzione dei passaggi razionali necessari.
  • I ricercatori alla fine degli anni 70 si rendono conto che l’individuo non ha la capacità di elaborare in modo dettagliato tutti i dati che gli organi sensoriali rendono disponibili: deve mettere in atto strategie di elaborazione che gli permettano di risparmiare tempo e sforzo e che gli permettano di ottenere ugualmente informazioni sufficienti attendibili su quanto avvenga intorno. Ne deriva un modello in cui l’uomo viene paragonato ad un economizzatore di risorse cognitive che cerca continuamente un compromesso tra un’elaborazione esaustiva, permette di ottenere una visione completa della situazione ma coinvolge molti processi cognitivi, e una imprecisa, che non dà una visione completa ma risparmia energie cognitive ed è più rapida. A causa dei limiti nella capacità di ragionamento, l’individuo spesso adotta strategie di pensiero, conosciute come euristiche, che riducono al minimo il peso dei processi cognitivi ma che forniscono ugualmente risposte utili per pianificare il comportamento.
  • Come nello scienziato ingenuo, anche nell’economizzatore di risorse non è previsto alcun ruolo determinante per la motivazione nell’elaborazione delle informazioni. Solo in anni recenti si è scoperto che l’individuo sceglie le strategie che preferisce in base alle sue necessità e ai suoi obiettivi: se motivato ad emettere un giudizio accurato, preferirà elaborare attentamente tutte le informazioni; se non motivato abbastanza, emetterà un giudizio rapido attraverso processi cognitivi economici. Modello viene così perfezionato in un modello di stratega motivato: individuo sceglie le strategie cognitive che meglio si adattano ai suoi scopi e alle sue motivazioni.
  • I più recenti sviluppi hanno portato a sviluppare una classe di modelli generalmente conosciuti come duali; da un lato l’individuo “tattico” che gestisce le risorse di elaborazione disponibili sulla base delle proprie motivazioni, dall’altro viene riconosciuta la possibilità che processi routinari possano essere messi in atto senza investimento attenzionale. In presenza di una motivazione e di un'attenzione sufficiente, questi modelli prevedono che il processo avvenga seguendo un’elaborazione consapevole; mentre in assenza di una delle due condizioni verrà utilizzato un processo automatico.

Processi controllati e processi automatici

Si distinguono, a questo punto, i processi controllati: richiedono una partecipazione attiva dell’individuo: un’attività cognitiva intenzionale che richiede sforzo ed è vincolata all’attenzione. E i processi automatici: processi cognitivi che avvengono al di fuori della nostra consapevolezza, involontari ed eseguiti senza sforzo cognitivo. La psicologia sociale spiega una parte del comportamento, analizzando la parte che riguarda l’analisi di ciò che ci circonda e che ci influenza. L’ambiente fisico, sociale e normativo (norme a cui ci adeguiamo quasi inconsapevolmente) ci influenzano quotidianamente.

Correnti psicologiche

Riprende concetti da diverse correnti:

  • Comportamentismo: attenzione al comportamento osservabile con individuo passivo. Negazione dell’introspezione e di un’esperienza interna: concezione della mente come “black box”. Il comportamento umano può esser paragonato a quello dell’animale in quanto si analizzano gli stimoli ambientali e i comportamenti osservabili: approccio riduzionista. Ha origine dalla psicologia sovietica, da Pavlov e dal condizionamento classico.
  • Cognitivismo: attenzione sociale. Per analizzare un comportamento devo fare riferimento alla rappresentazione che l’individuo ha della situazione sui processi esterni cognitivi e sulla rappresentazione che un individuo ha dell’oggetto di studio.
  • Psicologia della Gestalt: si ha un ruolo attivo dell’individuo che analizza l’insieme e non le singole componenti dello stimolo.
  • Interazionismo simbolico: consiste in una risultante cocostruita basata su gesti, espressioni facciali, linguaggio. In un comportamento negoziato fra due persone, in un compromesso. Sono molto usati i feedback per riaggiustare il comportamento.

Interrelazioni con altre scienze sociali

È caratterizzata da confini non netti con altre scienze sociali:

  • Sociologia: gruppo grande o istituzione, qualcosa che sta sopra il singolo individuo.
  • Antropologia: cultura o etnia, gruppo particolare.
  • Psicologia sociale: studia i processi interni (percezioni, emozioni). Sociologia studia i processi esterni (crisi o manovre politiche). Antropologia studia in profondità processi e comportamenti di varia natura.

Il metodo usato nelle ricerche è quello scientifico: teorie formulate sono soggette a possibile falsificazione. A seconda dell’orientamento teorico generale usato (comportamentismo o cognitivismo), cambierà l’oggetto da me studiato e anche la teoria che formulerò.

Condizionamento e apprendimento sociale

Successivo al condizionamento classico di Pavlov, è il condizionamento operante di Skinner; condotta attiva dell’individuo che porterà a delle conseguenze: risposta positiva = aumento probabilità che venga riproposta, risposta negativa = diminuzione probabilità. Viene introdotto il concetto di rinforzo: positivo, ripetizione e consolidamento della condotta; negativo, diminuzione ed eliminazione della condotta. Posteriore è l’apprendimento sociale di Bandura: approccio più sofisticato dei precedenti in quanto sostiene che l’individuo può apprendere soltanto guardando dei modelli, attraverso il rinforzo “vicariante” attraverso l’osservazione di un comportamento e della conseguenza, decido se conviene o meno riproporre tale condotta.

Comportamentismo radicale e neo-comportamentismo

COMPORTAMENTISMO RADICALE NEO-COMPORTAMENTISMO NEO-COMPORTAMENTISMO “S-R” di Skinner, comprende i “S-O-R” di Hull dove “O” sotto intende una “S-O-R” di Tolman dove “O” sotto intende comportamentisti stretti: concezione pulsione, un bisogno fisiologico. Hull riesce a una rappresentazione mentale dello stimolo. dell’individuo completamente passiva: capire che alcuni comportamenti non Egli introduce il concetto di mappe cognitive non vi era nessuna mediazione tra lo potevano esser spiegati dalla semplice teoria e di apprendimento latente; l’individuo stimolo esterno e la risposta dell’individuo “S-R” di Skinner: decide di mostrare l’apprendimento soltanto (cond. Classico). Stesso ragionamento vale [A fronte dello stesso stimolo, con le stesse quando gli è più vantaggioso. Per dimostrare per quello operante: il comportamento condizioni esterne, lo stesso individuo tale concetto e il ruolo non decisivo del dell’individuo è visto solo come una risponde in due modi diversi. Perché?] rinforzo, esegue un esperimento, sviluppando conseguenza dei rinforzi. Bandura anche I comportamentisti stretti non sanno 3 situazioni diverse da poter studiare: non riesce a superare tale limite: la condotta rispondere poiché non individuano un dell’individuo è vista come il risultato processo intermedio tra stimolo e risposta >esclusivo di una imitazione. l’individuo non ha fame.

Esempio sperimentale di Tolman

  • Gruppo A: 33 topi inseriti in un labirinto in assenza di rinforzo: alla fine del labirinto non vi sarà formaggio. Il topo non apprende, in linea con la teoria di Skinner.
  • Gruppo B: 33 topi inseriti in un labirinto con rinforzo immediato: alla fine del labirinto troveranno del formaggio. Dopo 5 giorni apprendono il percorso più breve per uscire, in linea con la teoria di Skinner.
  • Gruppo C: 33 topi inseriti in un labirinto con rinforzo posticipato: il formaggio viene posizionato solo dopo alcuni tentativi. L’apprendimento, secondo Skinner, sarebbe dovuto avvenire 5 giorni dopo il posizionamento del rinforzo. Ciò che invece avviene è un apprendimento immediato quando viene posizionato formaggio. Questo è possibile grazie alla formazione di mappe cognitive che sono indipendenti dal rinforzo.

Psicologia della Gestalt

Successiva a questi tre modelli, è la Psicologia della Gestalt: “O-S-O-R”; introduzione delle motivazioni personali dell’individuo. Si oppongono al riduzionismo behaviorista, infatti sostenevano che esiste altro oltre alla somma dei singoli elementi. Secondo loro il comportamento era determinato dal campo nel quale si sviluppa: per comprendere una condotta bisogna analizzare le situazioni dinamiche (che cambiano) e le conseguenze metodologiche (a seconda dell’approccio che ho scelto di utilizzare). Ogni situazione è determinata da fattori intervenienti a livello oggettivo e soggettivo. Per poter analizzare una condotta, devo essere in grado di comprendere tutte le relazioni tra gli elementi presenti in quel momento nel campo.

Cognizione e cognitivismo sociale

La social cognition è un’area d’indagine che cerca di capire l’idea che la gente si crea del mondo esterno. Utilizzo strategie anche nei momenti di incertezza, nei dubbi e nei momenti d’incoerenza per gestire le azioni. Deriva dalla psicologia della Gestalt: prevede un individuo attivo che si crea una rappresentazione propria del mondo (estremo opposto del comportamentismo che vede la mente come una scatola chiusa). Prevede studi d’indagine soprattutto in laboratorio: controllo più variabili ma tralascio i contesti reali del mondo quotidiano. Focalizza l’attenzione specialmente sui processi individuali, disinteressandosi dei fenomeni sociali: NO interazionismo. Prevede un’elaborazione fredda e razionale delle informazioni: tralascio scopi o motivazioni che sono visti come fattori di disturbo. Vedono l’individuo come “analitico”, sempre alla ricerca di soluzioni ottimali: per un bisogno biologico adattativo ci comportiamo in modo da scegliere sempre le soluzioni buone e non quelle ottimali. Operiamo in condizioni di “razionalità limitata” per risparmiare energie: utilizziamo le euristiche per un risparmio cognitivo e per evitare di pensare troppo.

Percezione sociale

Dal primo momento in cui conosciamo qualcuno, si innescano processi psicologici che ci permettono di costruire una rappresentazione della persona che abbiamo di fronte. Questo avviene attraverso l’utilizzo di un insieme di sistemi che viene identificato col termine percezione sociale. Essa ha tre caratteristiche fondamentali:

  • È un sistema efficace: ci permette di attuare un comportamento consono col contesto in cui stiamo agendo.
  • È un sistema che opera in modo euristico: è in grado di fornire risposte anche in assenza di tutte le informazioni.
  • È un sistema flessibile: applicabile a tutte le persone, a tutte le situazioni ed è in grado di correggere l’eventuale impressione iniziale erronea.

Quando conosciamo qualcuno tendiamo ad attribuirgli caratteristiche stabili che però ci portano a compiere degli errori:

  • Errore fondamentale di attribuzione (Ross): se non ci sono abbastanza risorse cognitive per analizzare tutta la situazione, si tende ad attribuire il comportamento a cause interne all’individuo.
  • Errore fondamentale della salienza percettiva (Taylor e Fiske): esperimento in cui due soggetti discutevano e altri ascoltavano, quest’ultimi dovevano esprimere chi dei due soggetti avesse la centralità nel discorso. Risultò che chi si focalizzava sul soggetto A, attribuiva a lui la centralità e stessa cosa succedeva per chi si focalizzava su B, mentre chi riusciva ad osservare entrambi i soggetti riusciva ad avere la percezione giusta di ciò che stava accadendo: attori hanno la stessa centralità.
  • Errore del falso consenso: siamo predisposti a ritenere che anche gli altri pensano come noi: giustifico il mio comportamento attraverso una falsa conferma esterna (autostima rimane intatta).

Formazione di impressioni di personalità

La formazione di impressioni di personalità viene vista come un processo sequenziale che chiama in causa meccanismi cognitivi diversi ad ogni stadio. Il modello sequenziale proposto da Gilbert prevede tre diversi stadi e permette di creare un giudizio articolato sull’individuo anche se vi sono poche informazioni disponibili:

  • Categorizzazione: vengono prese in considerazione le caratteristiche percettive e il comportamento dell’individuo.
  • Caratterizzazione: vengono analizzate le caratteristiche disposizionali che integrano l’analisi sul comportamento.
  • Correzione: durante la quale si valuta la possibilità che il comportamento mostrato fosse stato spinto da vincoli situazionali e non da disposizioni interne.

Tale modello è costituito da un processo automatico e da uno analitico; se non ho molte risorse cognitive, continuo a ragionare e ad analizzare la persona che mi sta di fronte secondo uno schema automatico, senza attivare quello analitico.

Altri modelli di giudizio

Altri modelli che permettono di formulare dei giudizi immediati:

  • Modello algebrico di Anderson: prospettiva psicofisica, impressione di personalità uguale alla somma del valore associato ad ogni singolo tratto. Nei suoi studi la variante cruciale riguarda il giudizio sul valore attribuito ad ogni singolo tratto: è possibile, attraverso un processo d’integrazione automatico delle informazioni, creare un giudizio complessivo lungo una dimensione favore/sfavore di una persona di cui sono note alcune caratteristiche.
  • Modello configurazione di Asch: impostazione gestaltista, processo percettivo diverso dalla somma delle singole parti: c’è un’esperienza sempre nuova. L’interazione tra tratti fa emergere caratteristiche centrali e attorno a queste si organizzano tutte le altre informazioni che si rendono disponibili. L’effetto che produce ordine: a seconda di come ci vengono presentati i tratti della personalità, il nostro giudizio cambia.

Influenza delle emozioni

Nei precedenti orientamenti non viene mai posta abbastanza attenzione all’influenza del mio stato emotivo sul giudizio che sono chiamato a dare quando incontro una persona. Le emozioni, infatti, attivano un processo parallelo a quello cognitivo: studio di Schwarz e Clore (1983) che vuole misurare gli stati emotivi che determinano un giudizio sulla felicità generale e momentanea. Emerge una differenza significativa: le persone sono più felici in quel momento quando c’è il sole, rispetto a quando piove: le emozioni influenzano il comportamento di un individuo.

Il modello del continuum

Nel 1990 viene formulato da Fiske e Neuberg il modello del continuum. Esso prevede che non vi sia un’unica modalità di analisi delle informazioni disponibili per formulare un’impressione di personalità ma che, a seconda della motivazione all’accuratezza e della quantità di risorse cognitive disponibili, decidiamo quale strategia utilizzare. Ad un estremo del continuum troviamo un giudizio basato sull’integrazione delle informazioni individuali, all’altro troviamo invece un giudizio formato da conoscenze stereotipate. Maggiore è la mia motivazione ad avere una rappresentazione dettagliata della persona, più elevata sarà la quantità di risorse cognitive impiegate: il mio giudizio si sposterà sempre più verso il primo estremo (sinistro in una retta). Al contrario, se la mia motivazione è bassa, diminuiranno anche le risorse cognitive impiegate e il mio giudizio si sposterà verso il secondo estremo (destro). La decisione di questo procedimento è data da quanta attenzione riesce a catturare in me la persona che abbiamo di fronte.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fradraken di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Scopelliti Massimiliano.
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