Introduzione alla psicologia sociale
Capitolo 1 – Concetti chiave
Formazione di impressioni di personalità
Modelli teorici che la psicologia sociale prende in considerazione quando esamina e indaga i processi attraverso i quali le persone formano le prime impressioni degli altri, vale a dire le percezioni degli altri.
La percezione del sé
Processi cognitivi e motivazionali che stanno alla base della formazione della percezione di noi stessi, questi processi ci spingono a percepirci in un modo rispetto ad un altro.
Categorizzazione sociale, stereotipi e pregiudizi
Inserzione automatica di qualcuno in una categoria sociale con successive conseguenze derivanti da ciò; la categorizzazione implica l’uso dello stereotipo, ciò può portare allo sviluppo di pregiudizi.
Atteggiamenti sociali
Relazione atteggiamento-comportamento e comportamento-atteggiamento e come gli atteggiamenti cambiano: l’atteggiamento non è il comportamento, ma questi possono influenzarsi a vicenda.
Conformismo e influenza sociale
Processo per cui le persone sono pressate dal gruppo sociale e influenzate a mettere in atto comportamenti e atteggiamenti che potrebbero non avere senza questi stimoli ambientali.
Comportamento aggressivo e comportamento altruistico
Studiare la psicologia significa cercare di comprendere i comportamenti dell’individuo.
Psicologia sociale
La psicologia sociale è lo studio scientifico dei “normali” (funzionali) processi psicologici che regolano il modo in cui percepiamo noi stessi e le altre persone attorno a noi, sia in quanto individui a sé che in quanto membri di gruppi sociali e di una collettività organizzata; a partire da tali percezioni organizziamo i nostri comportamenti privati e pubblici.
Studio scientifico
La psicologia sociale utilizza il metodo scientifico per studiare il comportamento sociale.
Processi psicologici
Quello che interessa è il punto di vista individuale, vale a dire il processo psicologico, cognitivo e motivazionale che ha attivato il comportamento.
Livelli di studio della psicologia
Doise (1982) ha individuato quattro diversi livelli in cui lo studio della psicologia si colloca a seconda della natura delle variabili coinvolte nella ricerca:
- Livello intraindividuale: modalità attraverso le quali le persone analizzano la realtà che li circonda e si fanno un’immagine personale.
- Livello intragruppo: capire le dinamiche tra le persone di uno stesso gruppo.
- Livello intergruppo: analizzare le dinamiche tra membri di gruppi diversi.
- Livello collettivo: prendere in considerazione il contesto culturale e storico in cui gli individui si trovano.
Variabili alla base del comportamento
Vi sono molte variabili che stanno alla base del comportamento, tra cui quelle ambientali e socio-culturali, gli elementi personali, le caratteristiche delle persone e gli aspetti di tipo biologico.
Differenza tra antropologia e psicologia sociale
La differenza tra l’antropologia e la psicologia sociale è che in quest’ultima il punto di riferimento è l’individuo e i suoi processi psicologici e motivazionali, al contrario dell’antropologia che prende in considerazione i fattori storici, politici ed economici.
Metodo scientifico in psicologia sociale
La psicologia sociale segue il metodo scientifico che si articola nelle seguenti tappe:
- Formulazione della teoria
- Esplicitazione delle ipotesi
- Raccolta dei dati empirici
- Analisi dei dati
- Confronti tra risultati ottenuti e teoria
Teoria scientifica
Insieme di leggi espresse in una forma sintetica e sistematica che si basano su osservazioni e vengono mantenute come vere fino a quando non sono smentite da evidenze contrarie; ciò che conferisce scientificità ad una teoria è la possibilità di essere confutata.
Sviluppo del concetto di individuo nelle teorizzazioni psicosociali
Nel corso del ventunesimo secolo la psicologia sociale ha mantenuto l’idea di un individuo come essere pensante, capace di generare ragionamenti, valutazioni e inferenze.
Tra gli anni ‘50 e ‘60 studiosi come Festinger con la sua teoria della dissonanza cognitiva (1957) e Heider (1958) autore della teoria dell’equilibrio propongono una concezione dell’uomo come ricercatore di coerenza teso a cogliere l’equilibrio, da un lato, tra le diverse credenze che possiede, dall’altro, tra il proprio sistema di credenze ed i comportamenti che mette in atto.
Secondo questa prospettiva, l’individuo che avverte un’incongruenza tra un suo atteggiamento ed un suo comportamento avverte una sgradevole attivazione fisiologica che funge da spinta motivazionale per ricercare l’equilibrio e la coerenza cognitiva; la realtà sociale risulta quindi orchestrata non solo da fattori puramente cognitivi, ma anche da fattori di natura strettamente motivazionale. A partire dagli anni ‘70 si afferma una nuova prospettiva che propone una concezione dell’individuo inteso non più come ricercatore di coerenza, ma come uno scienziato ingenuo.
Lo scienziato ingenuo, al fine di spiegare gli eventi, mette in atto un’analisi cognitiva delle informazioni riguardanti quegli eventi; fino a quando tale analisi non viene distratta da fattori esterni e le risorse cognitive sono disponibili, allora l’individuo sarà in grado di spiegare correttamente gli eventi, mentre un’errata esecuzione dei passaggi razionali necessari comporta un’inadeguata definizione della realtà. Nella fase dello scienziato ingenuo non sono tanto i fattori motivazionali per gli psicologi sociali, ma quelli di natura cognitiva.
Nella terza fase ci si è resi conto che l’individuo, avendo a disposizione limitate risorse cognitive, deve ricorrere a delle strategie di elaborazione delle informazioni (euristiche), che gli consentono di risparmiare tempo e sforzi e, contemporaneamente, di ottenere delle informazioni sufficientemente attendibili su quanto sta accadendo intorno a lui.
Ne deriva il modello dell’economizzatore di risorse cognitive, non più scienziato ingenuo. Nella quarta fase le ricerche psicosociali hanno sottolineato che, nell’elaborare le informazioni, l’individuo sceglie le strategie che preferisce in base alle sue necessità e i suoi obbiettivi.
Se un individuo è altamente motivato farà una elaborazione cognitiva delle informazioni in modo dettagliato, se ha meno risorse cognitive sceglierà strategie per avere informazioni con meno sforzo. Il modello di uomo come economizzatore di risorse cognitive si perfeziona, pertanto, in un modello che vede l’individuo come uno stratega motivato, un soggetto che sceglie le strategie cognitive più adeguate ai suoi scopi e alle sue motivazioni (Arcuri e Castelli, 2000; Pendry e Macrae, 1994). I fattori non sono più di natura unicamente cognitiva, ma anche di natura motivazionale.
La cognizione sociale si occupa dello studio scientifico dei processi attraverso cui le persone acquisiscono informazioni dell’ambiente, le interpretano, le immagazzino e le recuperano dalla memoria al fine di comprendere sia il proprio mondo sociale che se stessi e di organizzare di conseguenza i propri comportamenti; enfatizza quindi l’elaborazione cognitiva delle informazioni in ingresso. I principi generali della cognizione sociale sono:
- Il bisogno di risparmiare risorse cognitive = categorizzazione, cioè inserire qualcuno in un gruppo e trattarlo secondo le idee che si hanno di quel gruppo, ed euristiche.
- I processi consapevoli ed i processi automatici = i primi sono tutti quei processi cognitivi che si attivano in modo intenzionale e consapevole, occupano quindi molto risorse cognitive e si attivano uno alla volta (processi seriali), mentre i secondi si attivano senza intenzionalità e senza sforzo cognitivo (es. la categorizzazione sociale), possono esserne attivati più di uno alla volta.
- L’egocentrismo dei processi di pensiero = ognuno di noi vede la realtà dal suo punto di vista causando a volte difficoltà a relativizzare i nostri processi di pensiero, credendo che il nostro punto di vista sia quello più giusto e più adeguato e che siamo trasparenti ai confronti degli altri.
- Elevata autostima = tutti noi (funzionamento non patologico) abbiamo un’autostima (valutazione che diamo al nostro sé) positiva di noi stessi.
- Resistenza al cambiamento = da un punto di vista cognitivo resistenti al cambiamento, vale a dire che quando abbiamo un’idea, anche se vi sono informazioni contrastanti, abbiamo difficoltà a cambiare opinione e per fare ciò è necessario avere a disposizione abbastanza risorse cognitive.
- Accessibilità (cronica e temporanea) = è la capacità e rapidità di un’informazione di arrivare alla mente di un individuo in determinate occasioni, è misurabile con i tempi di reazione; vi sono informazioni che sono più rapide ed altre che hanno meno accessibilità: le informazioni cronicamente accessibili sono recuperabili facilmente e possono influenzare la lente con cui vede la realtà, nell’accessibilità temporanea le informazioni sono temporaneamente accessibili, il suo predominio è la contingenza e può venire innescata da un evento.
Capitolo 2 – La percezione sociale
Processi psicologici nella percezione sociale
I processi psicologici che si attivano quando le persone percepiscono degli sconosciuti, le modalità attraverso cui formiamo le prime impressioni, i giudizi rispetto alle loro caratteristiche e come ci spieghiamo i comportamenti altrui.
Funzioni della percezione sociale
La percezione sociale è quindi l’insieme di sistemi che ci portano alla costruzione di questa rappresentazione. In primo luogo la percezione sociale deve comportarsi come un sistema estremamente efficace: in molte situazioni il modo in cui ci comportiamo di fronte agli altri è di importanza cruciale per il nostro benessere o il nostro successo, pertanto abbiamo bisogno di un insieme di procedure sufficientemente affidabile. In secondo luogo il sistema di formazione di impressioni di personalità deve operare in modo euristico, vale a dire che deve fornirci delle risposte anche in assenza di informazione completa, per fare ciò è necessario andare oltre il dato immediato e trarre inferenze.
Infine, la percezione sociale dev’essere flessibile: deve essere in grado di valutare chiunque, persone simili a noi e persone molte diverse. Deve tener conto delle caratteristiche della situazione in cui avviene l’interazione, deve saper riconoscere quando sta costruendo rappresentazioni inadatte a spiegare ed anticipare il comportamento altrui e saper correggere, di conseguenza, l’eventuale impressione iniziale erronea.
Modello di Gilbert
Quando vediamo una persona automaticamente la categorizziamo in base alle caratteristiche percettive più immediate, inserendo il soggetto in un gruppo sociale. Si attiva dopodiché una fase di categorizzazione, inferendo delle caratteristiche disposizionali al partire dall’osservazione del comportamento, questo può essere corretto delle volte, ma altre volte possiamo incorrere nell’errore fondamentale di attribuzione. Queste prime due fasi (categorizzazione e caratterizzazione) si attivano in modo automatico, vi può essere une terza fase definita correzione, vale a dire correggere le proprie inferenze prendendo in considerazione informazioni inerenti la situazione. Ciò, al contrario delle prime due fasi, non è un processo automatico e richiede uno sforzo cognitivo; i processi volontari hanno bisogno di risorse cognitive e di motivazione.
Le attribuzioni causali possono portare ad errori, però hanno una funzione adattiva perché ci permettono di generalizzare il comportamento della persona portandoci così a prevedere che questa persona, in occasioni simili, possa mettere in atto un comportamento simile. Se invece si prende in considerazione la situazione (la persona si comporta così nel qui ed ora), non è possibile generalizzare il comportamento.
Teorie sulla formazione delle impressioni
Due teorie principali hanno cercato di spiegare come si formino le impressioni: il modello gestaltistico e la matrice psicofisica. Entrambi partono dall’assunto che sia un processo di natura sequenziale dato dall’acquisizione delle informazioni che arrivano in ingresso, differenziano sulla modalità con cui esse si integrano.
Il modello gestaltistico (Ash, 1946) afferma che la formazione delle impressioni è il risultato di un processo percettivo che è qualcosa di diverso dalla somma delle due singoli componenti. Qui viene data priorità alle operazioni mentali, l’assunto di base è che vi siano delle forze unificanti che integrano gli elementi entro un’impressione globale (carattere olistico della realtà soggettiva). L’esperienza che ci formiamo di una persona costituisce un’unità di tipo psicologico ed ogni singolo tratto viene interpretato alla luce delle altre informazioni presenti (es. intelligente e freddo viene interpretato in modo diverso da intelligente e caldo). La variazione di un tratto modifica l'impressione della sua personalità nella sua interezza, l’esperienza che ci formiamo di una persona è quindi un’unità. Vi sono tratti centrali, che hanno un maggior peso nell’influenzare gli altri, e periferici, con minor peso. Effetto di priorità = le prime informazioni che ci riceviamo hanno il massimo impatto sulle impressioni che ci formiamo, ciò è influenzato dalla resistenza al cambiamento e si realizza anche rispetto alle competenze percepite.
Anderson invece definisce il risultato del processo di percezione sociale come l’integrazione algebrica dei singoli elementi di informazione di cui veniamo in possesso. L’impressione di personalità è quindi esattamente la somma del valore associato ai tratti che riconosciamo in lei. Gli effetti di interazione fra tratti (come l’effetto d’ordine) sarebbero, afferma Anderson, frutto di un’errata valutazione dei soggetti sul modo in cui sono giunti a formarsi un’impressione. Nel modello di Anderson, infatti, l’integrazione delle informazioni avviene in modo automatico e inconsapevole.
Modello del continuum di Fiske e Neuberg
Il modello del continuum di Fiske e Neuberg prevede invece che non vi sia un’unica modalità di analisi delle informazioni disponibili per formulare un giudizio. A seconda della motivazione all’accuratezza e della quantità di risorse di elaborazione disponibili, la valutazione viene costruita utilizzando strategie diversificate. Si va da un estremo del continuum in cui il giudizio è basato sull’integrazione delle informazioni individuali fino a un estremo in cui queste vengono tralasciate in favore di conoscenze stereotipate.
Il processo di formazione di impressione di personalità viene descritto qui come una sequenza di fasi; innanzitutto la persona viene in modo automatico categorizzata sulla base di tratti percettivi evidenti (es. capelli, occhiali, colore della pelle ecc.), quest’operazione è automatica e inevitabile. Le categorie sociali coinvolte in questa fase sono definite “privilegiate”, vale a dire di uso comune in quanto applicabili a tutti gli individui, fisicamente percepibili e portatrici di un significato sociale condiviso. A questo punto vi è una biforcazione nel percorso: se la persona ha suscitato il nostro interesse approfondiremo il processo di elaborazione, in caso contrario il processo può restarsi a questo punto ottenendo un giudizio superficiale.
Nel primo caso il sistema cognitivo alloca una certa quota di risorse destinate a un’analisi più raffinata delle caratteristiche della persona da giudicare; queste risorse vengono utilizzate per l’attivazione di categorie di giudizio specifiche con le quali il soggetto da valutare viene confrontato. Se le categorie risultano adatte il processo può arrestarsi, se le caratteristiche della persona che abbiamo di fronte non combaciano a sufficienza con le categorie di giudizio attivate è possibile formulare il giudizio basandosi sulle caratteristiche individuali che vengono integrate fra loro fino a formare un’immagine coerente della persona che abbiamo di fronte.
In sostanza il modello prevede che maggiore è la motivazione ad avere una rappresentazione dettagliata che ho levata sarà la quantità di risorse che sistema cognitivo è disposto dedicare a questo compito. Tuttavia, non sempre le persone hanno piena disponibilità delle proprie risorse di elaborazione. Quindi, la motivazione all’accuratezza può non essere una condizione sufficiente per intraprendere un’analisi dettagliata e individualizzata delle informazioni disponibili. Infine, una prerequisito fondamentale per avere un giudizio individualizzato è che la persona che abbiamo di fronte ci fornisca su di sé una quantità di informazioni sufficienti su cui lavorare.
Bisogna evidenziare che nel modello non compare alcuna indicazione esplicita di quali e quante siano le categorie di cui possediamo conoscenza astratta. Di fatto, tranne per le categorie il cui uso risulta quasi inevitabile (es. l’etnia), questi modelli non individuano a priori quali sono le categorie effettivamente utilizzate: una casalinga cinese è una casalinga o una cinese? Se vengono considerate entrambe le categorie, in quale misura il giudizio formulato dipende dal fatto che la persona osservata sia casalinga e in quale misura dal fatto che sia cinese? Questo problema può essere parzialmente risolto introducendo il costrutto di salienza percettiva: più una categoria è percettivamente saliente, maggiore sarà il suo contributo nella determinazione del giudizio complessivo. Tuttavia, è sempre possibile a posteriori giustificare un risultato inatteso imputando alla mancata salienza percettiva della categoria che sarebbe dovuta entrare nel processo o a una eccezione.
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