Estratto del documento

Capitolo 1: Concetti chiave della psicologia sociale

La psicologia sociale è lo studio scientifico e sistematico dei fenomeni sociali centrato sul comportamento dell’individuo quale componente di una collettività. Si basa sul metodo scientifico per indagare la regolarità sottostante il comportamento sociale.

Formulazione della teoria

La teoria consente di descrivere e classificare. Deve poter essere confutata e quindi deve generare ipotesi suscettibili di verifica attraverso un confronto tra queste e dati empirici. Le ipotesi costituiscono modelli di esplorazione del reale. La teoria ha lo scopo di organizzare e spiegare i fatti proprio perché questi obbediscano a un ordine logico.

Esplicitazione delle ipotesi

L’ipotesi va operazionalizzata, ossia trasformata da concetti in variabili e quindi in un’affermazione empiricamente osservabile.

Raccolta dei dati empirici e analisi statistica

Comporta una decisione probabilistica sulla verità delle ipotesi formulate.

Interpretazione dei risultati

Avviene attraverso il confronto tra i dati e la teoria.

Sviluppo del concetto di individuo nelle teorie psicosociali

Individuo come ricercatore di coerenza, ossia un individuo motivato a ricercare un equilibrio tra le proprie credenze e i comportamenti. Quando avverte un’incongruenza, sperimenta una sgradevole attivazione fisiologica che funge da spinta motivazionale per ristabilire l’equilibrio e la coerenza tra atteggiamento e comportamento. (La realtà sociale dell’individuo è guidata sia da fattori cognitivi che motivazionali). (Teoria della dissonanza cognitiva e teoria dell’equilibrio cognitivo).

Individuo come scienziato ingenuo, ossia un organismo pensante che tenta di elaborare razionalmente le informazioni per definire la realtà. Tuttavia, cade in errori procedurali perché si affida alla propria intuizione o prende in considerazione fattori secondari trascurando quelli più importanti, non sempre riesce nell’impresa. Il bisogno dello scienziato ingenuo è quello di fare previsioni per giungere al controllo degli eventi. Secondo questa teoria l’esito dei processi mentali e quindi la costruzione della realtà non si basa su fattori motivazionali bensì sulla precisione dell’analisi cognitiva.

Individuo come economizzatore di risorse cognitive, ossia un individuo che, avendo risorse cognitive limitate e non sempre pienamente disponibili, si basa sulle euristiche, ossia strategie che consentono di risparmiare tempo e sforzo ma comunque di ottenere informazioni soddisfacenti. Gli errori sono dovuti proprio alle limitazioni del sistema cognitivo dell’uomo e all’utilizzo di euristiche.

Lo stratega motivato: un individuo che sceglie le strategie cognitive che meglio si adattano ai suoi scopi, gestisce le risorse di elaborazione disponibili sulla base delle proprie motivazioni. Utilizza tanto euristiche quanto analisi più approfondite.

Modelli duali (più recenti). L’individuo elabora le informazioni e mette in atto le proprie azioni attraverso due modalità: una consapevole e controllata (richiede la partecipazione attiva dell’individuo) e l’altra automatica (processi cognitivi che avvengono al di fuori della consapevolezza, involontari, non intenzionali ed eseguiti senza sforzo cognitivo e che non incidono negativamente sulla limitata capacità di elaborazione dell’individuo). La scelta dipende dalla disponibilità di risorse cognitive e dalla motivazione destinata alla realizzazione di un compito. Ciò è stato confermato dalla scoperta dell’esistenza di due diversi sistemi di codifica e recupero delle informazioni in memoria.

Capitolo 2: La percezione sociale

La percezione sociale è l'insieme di sistemi che ci portano alla formazione delle impressioni di personalità al fine di regolare e pianificare aspettative e comportamenti adeguati al contesto e di prevedere il implicito di personalità. Si tratta di una sorta di euristiche che descrivono il modo in cui vari tratti di personalità e comportamenti a essi conseguenti tendono a covariare. L’idea di base è che alcuni tratti di personalità hanno la capacità di influenzare il giudizio su una persona evocando caratteristiche corrispondenti. Le teorie implicite intervengono nella formazione delle impressioni. Si ipotizza che abbiano un'origine semantica, ossia tendenza di termini descrittivi di personalità, semanticamente associati, di essere evocati insieme (questo fa sì che siano un prodotto culturale di derivazione linguistica), mentre una seconda spiegazione ipotizza che siano il risultato di esperienze passate di interazioni sociali.

Attribuzione causale

Ogni comportamento altrui. Caratteristiche della percezione sociale sono flessibilità, efficacia e capacità di operare in modo euristico, ossia in assenza di informazioni complete.

Il modello sequenziale di Gilbert

Propone un processo sequenziale di formazione delle impressioni che avviene in tre stadi di elaborazione delle informazioni:

  • Categorizzazione, che consiste nell’inclusione del dato percettivo in una più ampia categoria di giudizio. Prende quindi in considerazione le caratteristiche percettive dell’individuo. La categorizzazione sociale consiste nell’inclusione in un gruppo noto di cui si possiede una conoscenza stereotipica e permette di interpretare ciò che osserviamo alla luce delle conoscenze che ognuno di noi ha sul proprio mondo.
  • Caratterizzazione, che consiste nell'inferire caratteristiche disposizionali capaci di elicitare un comportamento.
  • Correzione, consiste nel considerare anche le caratteristiche situazionali capaci di elicitare il comportamento. Quest’ultimo stadio quindi permette di correggere le attribuzioni disposizionali sulla base dei vincoli situazionali, ma dal momento che necessita di risorse cognitive per essere applicata, spesso si cade nell'errore fondamentale di attribuzione (Heider). La correzione può essere messa in pratica solo da coloro che hanno sviluppato un pensiero logico formale.

Il modello configurazionale di Asch

Asch si rifà a un’impostazione gestaltica paragonando i meccanismi della percezione sociale a quelli della percezione visiva. Quindi sostiene che il risultato di un processo percettivo e quindi di formazione delle impressioni, equivale a un'esperienza nuova (non alla somma delle componenti che lo hanno generato). Quello che percepiamo non sono i singoli elementi bensì l’individuo nella sua unità. L’interazione dinamica tra tutti i tratti di un individuo fa emergere le caratteristiche centrali di personalità da cui si partirà per organizzare tutte le altre informazioni. Avviene quindi la costituzione di un percetto unitario in cui non sono riconoscibili gli elementi che lo hanno formato. Un altro risultato di questo processo è l’effetto che produce l’ordine in cui vengono fornite le informazioni (l’ordine cambia l’impressione che ci forniamo).

Il modello algebrico di Anderson

Sostiene che il risultato del processo di percezione sociale equivale all’integrazione algebrica dei singoli elementi di informazione. L’impressione di personalità dell’individuo equivale alla somma dei tratti dell’individuo, che avviene in modo automatico e inconsapevole, senza interazioni. Il giudizio complessivo può essere stimato con precisione a partire dalla conoscenza del valore attribuito dai soggetti ai singoli tratti.

Modello del continuum di Fiske e Neuberg

Prevede che non vi sia un’unica modalità di analisi delle informazioni per formulare un giudizio, bensì strategie diverse a seconda della motivazione all’accuratezza, della disponibilità di risorse cognitive di elaborazione e della quantità delle informazioni disponibili. In base a questi parametri, si va da un estremo del continuum, dove il giudizio è basato sull’integrazione delle informazioni individuali e quindi specifiche che produrrà giudizi individualizzati (polo sinistro; avvengono in modo simile a quanto Asch descriveva), all’altro estremo dove i giudizi si basano su conoscenze stereotipate relative alle categorie sociali e che quindi produrrà giudizi olistici (polo destro; ottenuti aggregando fra loro le informazioni specifiche di un singolo individuo in modo analogo a quanto previsto dal modello psicofisico di Anderson). Il processo di formazione di impressioni è quindi una sequenza di fasi: categorizzazione sulla base di tratti percettivi (polo destro) oppure sulla base di categorie di giudizio specifiche con le quali il soggetto da valutare viene confrontato (zona centrale) oppure sulla base di caratteristiche individuali (polo sinistro).

Modello di giudizio sociale basato su esemplari (Smith e Zàrate)

Ogni persona che incontriamo lascia delle tracce mnemoniche (più o meno articolate) chiamate modelli. Nella formazione delle impressioni la somiglianza a questi esemplari ha un ruolo fondamentale, (è la variabile cruciale) in quanto i tratti di una persona attivano la rappresentazione di individui già incontrati. I giudizi e le caratteristiche associate agli esemplari attivati vengono utilizzati come base per la formulazione della nuova valutazione e ci aiutano a formulare aspettative sul probabile comportamento di chi abbiamo appena incontrato (esperimento Lewicki).

Teorie implicite di personalità

Per prevedere quello che farà una persona e quindi per regolare la nostra condotta di conseguenza, inferiamo tratti di personalità dal comportamento osservato (spesso cadendo nell’errore fondamentale di attribuzione) o troviamo a nostra disposizione le teorie volta che comportamenti o eventi improvvisi e non attesi violano le nostre aspettative, siamo indotti a formulare delle attribuzioni causali sul comportamento altrui. Abbiamo la tendenza a rintracciare la causa dell’agire dell’attore sociale e la si può ricercare in fattori esterni/interni oppure in fattori stabili/occasionali. Tuttavia, questi meccanismi attribuzionali non sono imparziali: tendiamo a prediligere sistematicamente alcuni tentativi di spiegazione, tipicamente quelli che portano a una forma di prevedibilità dell’azione delle persone intorno a noi. Questo si traduce in una sovrastima delle attribuzioni a fattori interni stabili attraverso inferenze corrispondenti. Nel modello delle inferenze corrispondenti i processi di attribuzione prendono in considerazione:

  • Effetti non comuni, ossia peculiarità del comportamento rispetto ad altri ugualmente plausibili, sono caratteristiche indicative di personalità.
  • Desiderabilità sociale, ossia il grado in cui un comportamento è apprezzato in seno a una comunità. Un’azione che viola le norme di desiderabilità è realmente informativa in merito alla personalità, in quanto le cause di un comportamento socialmente desiderabile possono sia essere disinteressate che interessate.
  • Libera scelta, riguarda la valutazione che un comportamento sia messo in atto deliberatamente o meno.
  • Aspettative di ruolo, ossia le azioni prescritte in funzione dei ruoli ricoperti. Solo la violazione delle aspettative di ruolo è indicativa.

Secondo Kelley, invece, le attribuzioni causali si basano sulla percezione di covariazione di tre distinti elementi informativi: distintività (il fenomeno si produce solo in presenza di un individuo specifico), coerenza (il verificarsi di un evento ogni volta che uno specifico individuo è presente) e consenso (tutti i presenti notano lo stesso fenomeno).

Esistono delle asimmetrie nelle attribuzioni causali: errore fondamentale di attribuzione, discrepanza attore/osservatore (tendenza sistematica a spiegare il comportamento altrui in termini disposizionali e a propendere per spiegazioni situazionali per il proprio agire) e propensione ad attribuire a se stessi il merito degli eventi positivi della nostra vita e l’evitare la responsabilità di quelli negativi. Questi effetti sono l’esito di processi cognitivi, ovvero la diversa accessibilità di informazioni relative a noi stessi e agli altri, e motivazionali, ovvero la necessità di mantenere elevato il livello di autostima e di immaginarci il mondo come un ambiente prevedibile in modo da poter pianificare le nostre azioni.

Secondo Weiner esistono stili attribuzionali diversi in merito a tre dimensioni tra loro indipendenti, ciascuno tende a prediligere percorsi esplicativi a scapito di altri: locus (origine interna o situazionale di un atteggiamento), stabilità (la causa è stabile o instabile) e controllabilità (esito modificabile o no).

Profezia che si autoavvera

Ognuno di noi deriva la conoscenza che ha di sé anche dalle reazioni di chi ci circonda (anche perché il modo in cui ci comportiamo dipende dall’impressione che ci formiamo di chi ci è di fronte). Questo fa sì che rischiamo di assomigliare all’idea che gli altri si fanno di noi.

Capitolo 3: Psicologia sociale del sé

Lo sviluppo del sé risulta intimamente connesso all’interazione con gli altri. Secondo Cooley il concetto di sé è il riflesso delle idee che gli altri si formano riguardo la nostra persona: il sé rispecchiato. In particolare, la conoscenza del sé rappresenta l’esito di un’analisi delle informazioni provenienti da:

Autoriflessione

Non sempre sfruttiamo l’opportunità dell’introspezione, questo perché, secondo la teoria dell’autoconsapevolezza oggettiva, quando il sé diventa oggetto dell’attenzione viene messo a confronto in maniera pressoché automatica, con canoni interiorizzati concernenti il sé ideale e questo fa sì che la persona sperimenti un disagio psicologico causato da senso di inadeguatezza. L’obiettivo diventa ridurre tale dissonanza evitando gli stimoli che indirizzano l’attenzione verso il proprio sé, fatti salvi i casi in cui l’attenzione viene rivolta ad aspetti in cui la persona eccelle.

Osservazione del proprio comportamento

Secondo la teoria dell’autopercezione di Bem le persone giungono a conoscere i propri stati interni attraverso l’osservazione del proprio comportamento. L’inferenza comportamento-atteggiamento si rivela una fonte di conoscenza del sé solo quando i nostri atteggiamenti riguardo al tema in oggetto risultano vaghi e questo il comportamento è stato messo in atto deliberatamente (tecnica del piede-nella-porta: dopo un primo assenso, si arriva ad accettare richieste gravose).

Confronto con gli altri

Secondo la teoria del confronto sociale di Festinger il modo migliore per giungere a un’accurata conoscenza di sé, e cioè delle proprie abilità e opinioni, è quello di confrontarsi con gli altri. Chi ci sta intorno funge da parametro di riferimento, soprattutto se si tratta di una persona a noi simile. La spinta al confronto è modulata da due fattori, cresce in maniera inversamente proporzionale alle informazioni in nostro possesso e varia in funzione della rilevanza che un particolare aspetto del sé ha per la persona.

Motivi del sé

Secondo Markus tutte le informazioni riguardanti la propria persona vengono organizzate in strutture cognitive chiamate schemi di sé, che svolgono una funzione di codifica, selezione ed elaborazione delle informazioni in entrata permettendone un’interpretazione che consenta il mantenimento della stima di sé e di un senso di coerenza e stabilità.

Mantenimento della stima del sé

Questa forza motivazionale è connessa al benessere emotivo e all’adattamento sociale. Tuttavia i feedback provenienti dal mondo sociale spesso non sono a favore della persona, per salvaguardare quindi il proprio sé si ricorre a strategie di autoinganno:

  • Attribuire successi a abilità personali e fallimenti a fattori esterni quali la sfortuna o il caso.
  • Soffermarsi più a lungo sui feedback positivi che verranno mantenuti più facilmente in memoria.
  • Teoria del mantenimento del giudizio di Tesser, secondo la quale relazionarsi con chi ha ottenuto un successo aiuta a accrescere la propria autostima, solo se la dimensione in oggetto (sport per esempio) conta poco nella definizione del nostro sé, ovvero non rappresenta una minaccia alla propria autostima.
  • Confronto al ribasso, ossia la tendenza a confrontarsi con soggetti aventi abilità inferiori alle proprie.
  • Distorsione della percezione degli altri in maniera diversa rispetto a opinioni (sovrastima di affinità che aiuta a confermare l’idea di essere nel giusto) e abilità (sottostima di affinità che sottolinea in maniera indiretta l’unicità delle competenze possedute).
  • Attribuire a tratti ambigui un significato che permette loro di mettere in risalto il valore personale (essere dei buoni genitori).
  • Teoria del completamento del sé secondo cui procurarsi nuovi simboli di competenza nell’ambito in cui ci si è sentiti minacciati aiuta a compensare il senso di inferiorità dovuto a un fallimento.
  • Teoria dell’autoaffermazione di Steele secondo cui enfatizzare la propria competenza in un altro ambito, anche non pertinente con quello nel quale si è subita la minaccia, compensa un danno dovuto a un fallimento.

Mantenimento di un senso di sé coerente

Le credenze riguardo noi stessi sono resistenti al cambiamento perché la coerenza e stabilità del proprio sé è fondamentale in termini adattivi, consentendo una forma di controllo dell’ambiente sociale. Tuttavia, il sé contiene informazioni contraddittorie che minacciano la ricerca di coerenza. Questo problema si risolve in due modi:

  • Differenti aspetti della persona, benché discordanti, possono coesistere in quanto solo il sé fenomenologico...
Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 33
Riassunto esame Psicologia Sociale, prof.Scopelliti, libro consigliato ''Introduzione alla psicologia sociale'', Bocchiaro,  Abbate, Boca Pag. 1 Riassunto esame Psicologia Sociale, prof.Scopelliti, libro consigliato ''Introduzione alla psicologia sociale'', Bocchiaro,  Abbate, Boca Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia Sociale, prof.Scopelliti, libro consigliato ''Introduzione alla psicologia sociale'', Bocchiaro,  Abbate, Boca Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia Sociale, prof.Scopelliti, libro consigliato ''Introduzione alla psicologia sociale'', Bocchiaro,  Abbate, Boca Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia Sociale, prof.Scopelliti, libro consigliato ''Introduzione alla psicologia sociale'', Bocchiaro,  Abbate, Boca Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia Sociale, prof.Scopelliti, libro consigliato ''Introduzione alla psicologia sociale'', Bocchiaro,  Abbate, Boca Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia Sociale, prof.Scopelliti, libro consigliato ''Introduzione alla psicologia sociale'', Bocchiaro,  Abbate, Boca Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 33.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Psicologia Sociale, prof.Scopelliti, libro consigliato ''Introduzione alla psicologia sociale'', Bocchiaro,  Abbate, Boca Pag. 31
1 su 33
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher poppi9491 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Scopelliti Massimiliano.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community