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TECNICHE DELL’INTERVISTA E DEL QUESTIONARIO

GLI STRUMENTI PSICOSOCIALI NELLA RICERCA E NELL’INTERVENTO (Licciardello)

PARTE PRIMA: PREMESSE EPISTEMOLOGICHE

Capitolo 1. L’uso dei modelli e il rapporto con il reale

Premessa

lambito dell’attività di un ricercatore sociale, sia essa finalizzata alla dimensione conoscitiva o

Nel

all’intervento operativo, vanno considerati le possibilità e i limiti dei modelli di riferimento, gli strumenti

utilizzati, i livelli di consapevolezza sugli effetti delle sue caratteristiche relazionali, il suo orientamento etico

e teoretico…

In questo senso l’analisi degli strumenti psicosociali relativi alla ricerca e all’intervento rimanda sia ai

modelli di riferimento del ricercatore sia al ruolo delle dinamiche comunicazionali. La rilevanza della

riflessione epistemologica in ambito psicologico è diventata sempre più evidente in relazione sia

all’affermarsi della professione specifica sia alla crescente consapevolezza del ruolo che lo psicologo può

nei processi e nelle dinamiche relative all’emancipazione sociale dell’individuo. Negli anni ’70

assolvere

Holzkamp ha sostenuto che il fine principale della psicologia dovrebbe essere quello di favorire

l’autocoscienza dell’uomo nei suoi condizionamenti societari e sociali. Più recentemente Amerio, riflettendo

sui gruppi e sull’action research, ha proposto di esercitare la professione come scelta di campo, accettazione

della sfida derivante dalla carica di problemi che toccano a un tempo lo status di ricercatori e persone

coinvolte nella scelta sociale e politica. In contemporanea al sorgere di nuove discipline come la psicologia

di comunità, ambientale, della salute, è venuta a crearsi la situazione di frontiera (tra la scienza, il sociale,

l’ideologico) della psicologia.

2. Indispensabilità e limiti dei modelli nella conoscenza teorica e nell’intervento sul campo

Nella psicologia sperimentale per modello si intende un insieme di ipotesi o asserzioni all’interno di una o

più teorie. La teoria pretende di essere esaustiva, riproduce o vuol riprodurre fin nei minimi dettagli la realtà,

il modello, invece, è selettivo, cioè rappresenta solo in parte gli eventi o processi. Il vantaggio di un modello

è di essere preciso e chiaro nelle sue implicazioni da verificare, ha la funzione di garantire il collegamento tra

teorie e ipotesi specifiche. La differenza tra modello e teoria sta nel grado di generalizzazione, laddove una

teoria sarà considerata solo un modello più ampio e ambizioso. Un modello è invece più specializzato e parte

da principi più specifici più immediatamente rivedibili in funzione dei risultati sperimentali. In questa

accezione il modello è fisiologico per la nostra quotidiana attività, non potendo prescindere dagli stessi nei

senso poiché costituiscono la struttura fondamentale dell’agire umano. L’uso dei

processi di attribuzione di

modelli ci permette di schematizzare i fenomeni nel fluire della nostra esperienza e di attribuire loro un senso

e su questi poi basare le nostre azioni. L’uso dei modelli consente di rappresentarci i fenomeni in maniera

astratta.

Il problema fondamentale è quello di evitare la reificazione dogmatica della propria esperienza, interpretando

la stessa in relazione ai modelli utilizzati ed al quadro conoscitivo nel quale gli stessi si inscrivono.

3. Modelli diversi per uno stesso fenomeno

Un problema di rilievo riguarda sia la possibilità di usare modelli diversi per uno stesso fenomeno sia le

richiamando l’affermazione

conseguenze implicite nella diversa rappresentazione del medesimo. Devereux

di Poicarè, secondo cui un fenomeno che ammette una spiegazione ne ammette un certo numero di altre, tutte

egualmente in grado di spiegare la natura del fenomeno in questione, sostiene che nello studio dell’uomo si

deve spiegare attraverso modelli anche fenomeni noti ma in maniera diversa. Proprio la possibilità di

spiegare un fenomeno umano in almeno due modi dimostra che il fatto in questione è spiegabile e che

ognuna delle spiegazioni è esauriente, dunque valida nel suo sistema di riferimento. (si pensi a tutti gli

approcci teorici esistenti nella psicologia e anche a tutti gli approcci funzionali al conseguimento dei scopi

perseguiti: approcci psicoterapici, tecniche di ricerca sul campo). Nell’ambito della ricerca psicosociale il

ricercatore deve essere consapevole dei riferimenti teorici che utilizza, poiché da orientamenti diversi

possono discendere indicazioni del tutto divergenti sia relativamente al cosa che relativamente al come e

dove osservare.

Vediamo un esempio: immaginiamo di voler studiare il comportamento aggressivo di bambini di 5-10 anni,

come progettiamo la nostra indagine? Prima di tutto dobbiamo definire la variabile da osservare (quale

comportamento è aggressivo?), poi dobbiamo avere un’idea di quali sono i fattori che influenzano questo

comportamento, cioè le cause. Un ricercatore che non voglia utilizzare nessuna delle teorie esistenti farà tali

scelte inconsapevolmente.

4. Rapporto modelli-strumenti usati/conoscenze-dati ottenuti

La qualità dei dati ottenuti da una ricerca dipende dal modello, dagli strumenti che in relazione allo stesso

sono stati costruiti e dalla variabile ricercatore. Quest’ultima in particolare ha un ruolo attivo e interviene in

tutti i livelli che articolano i processi conoscitivi: individuare il problema, scegliere gli strumenti di ricerca

adeguati, raccolta e interpretazione dei dati.

Secondo alcuni studi il ricercatore ha un ruolo attivo anche nelle percezioni relative a processi

psicofisiologici, che sono guidate dalle sue ipotesi o aspettative. In generale Heisenberg richiama alla cautela

e sottolinea :

1. la problematicità dei processi conoscitivi (in quanto ciò che osserviamo non è la natura stessa ma la

natura esposta ai nostri metodi di indagine, in tal senso i dati ottenuti vanno sempre considerati in

relazione al tipo di ipotesi formulate, ai modelli conoscitivi su cui si fondano e agli strumenti

utilizzati; tanto più questi sono complessi, tanto maggiori possono risultare i limiti dei dati e le

cautele necessarie)

le responsabilità dell’osservatore (nei vari livelli conoscitivi: a) in maniera mediata poiché è stato

2. egli a costruire il dispositivo di misura; b) in maniera diretta, per quanto riguarda il ruolo svolto nei

processi conoscitivi, in quanto nella nostra vita noi siamo attori e spettatori insieme).

Come osservano i teorici della Psicologia culturale richiamandosi a Wittgenstein i fatti sono teorie, poiché

sia dallo scienziato che dall’uomo della strada, sia dall’adulto che dal bambino i dati oggettivi della realtà

fattuale vengono sempre letti e interpretati in funzione di una teoria e quindi un fatto non è nulla senza una

teoria: i fatti sono teorie.

Come afferma Kris il ricercatore guarda alla realtà non con i suoi occhi ma con gli occhi del sistema di

categorie che ha adottato, implicitamente o esplicitamente.

5. Approccio del ricercatore e paradigmi dominanti

Il richiamo alla responsabilità del ricercatore rimanda alle variabili che lo definiscono come tale cioè gli

orientamenti, le scelte e i limiti della sua ricerca.

La dinamica ideologia/scienza è uno dei problemi cruciali dell’attività scientifica, in riferimento soprattutto

al ruolo che le ideologie del ricercatore assumono nel suo operare. La funzione dell’ideologia è pratico-

sociale (essa è un sistema di rappresentazione e si distingue dalla scienza poiché in essa la funzione pratico-

sociale prevale sulla funzione teorica o di conoscenza), quella della scienza è di tipo maggiormente

conoscitivo.

concezione di Agazzi che considera l’ideologia una sorta di guida all’azione il cui compito

Simile la

fondamentale è fornire indicazioni concrete per la condotta pratica, soprattutto di tipo sociale fornendo ad

essa una specie di quadro di riferimento e più o meno esplicite giustificazioni teoretiche).

ovvero di guida all’azione, propria dell’ideologia, può incidere in maniera

La funzione pratico-sociale conoscitivi che in quelle finalizzate all’intervento

rilevante sia nelle azioni connesse ai processi

professionale.

I paradigmi, come Kuhn definisce le teorie che si affermano in un periodo storico e diventano riferimento per

scienziati e operatori, svolgono un ruolo complementare a quello delle ideologie, costituendosi come

Zeitgeist, come spirito o clima intellettuale di un’epoca.

Schultz, a proposito dei due approcci allo studio della ricostruzione storica: quello personalistico (la teoria

dei grandi uomini) e quello naturalistico (i contributi dei grandi uomini come riflesso del clima dei tempi)

rileva come i progressi scientifici siano funzione dell’effetto dell’opera di uomini creativi ed intelligenti e del

clima intellettuale adeguato che rende possibile l’affermarsi delle loro idee, anziché ostacolarle. Perfino le

menti più grandi sono state spesso ostacolate dallo Zeitgeist, cioè lo spirito o il clima intellettuale delle varie

epoche.

Il pensiero moderno appare caratterizzato da un clima intellettuale per niente uniforme che genera nuovi

paradigmi.

Il concetto di paradigma rimanda al retroterra culturale degli scienziati, alle certezze e conoscenze ritenute

consolidate e quindi accettate come vere, alla concezione di fondo rispetto alla realtà cui si applica la

riflessione e/o l’intervento, agli assunti dai quali promana la particolare formulazione dell’ipotesi.

Il problema dei rapporti tra il ricercatore e le sue opzioni ideologico/culturali di riferimento risulta

dell’intervento professionale.

ineliminabile, ponendosi alle radici stesse del processo di ricerca scientifica e

De Grada propone di utilizzare due termini:

ideologia (valori, atteggiamenti riguardanti se stessi nell’ambiente)

-

- mentalità (le proprietà strutturali organizzative di tali insiemi).

Perché un altro spetto del problema è la mentalità del ricercatore che risulta interrelata con la sua ideologia di

riferimento, in una sorta di rapporto contenuto-struttura.

Ne discende un’immagine in contrasto con quella stereotipata dello scienziato, il sapiente al di sopra delle

cmq che la scienza è ideologia. Nasce così l’esigenza di prendere atto di un problema:

parti, ma non significa

esiste un rapporto tra ideologia e scienza e di questo dobbiamo essere consapevoli per controllare possibili

fatti negativi, attraverso una preventiva cautela metodologica e una pratica costante di revisione

epistemologica. Tale rapporto può assumere valenze positive perché è in relazione al coinvolgimento

(ideologico, valoriale) che lo scienziato investe le sue energie e intelligenze nella ricerca.

del metodo e costruzione dell’oggetto

6. Questioni

Il ruolo attivo che svolge il processo conoscitivo nei confronti della realtà osservata chiama in causa oltre al

problema della relativa consapevolezza da parte degli operatori, l’importanza della metodologia adottata

nella costruzione dell’oggetto. Il problema del metodo si pone come elemento fondante della conoscenza. Gli

oggetti di una scienza non sono precostituiti rispetto alla disciplina che se ne occupa ma si relazionano ai

criteri di protocollarità (intesi come proposizioni che si debbono ritenere immediatamente vere) che vengono

adottati.

L’oggetto scientifico nasce come risultato della scelta dei criteri di protocollarità, i quali sono proprio di

natura metodologica. L’oggetto scientifico nasce quando una cosa viene investigata secondo certi metodi e

che una cosa è un fascio di oggetti potenzialmente infiniti.

L’esplicitazione del metodo usato dall’operatore si definisce come problema sia euristico che epistemologico

poiché l’oggetto d’osservazione si costituisce come sintesi di cosa e di punto di vista.

L’esplicitazione e l’analisi del metodo consentono di controllare. 1. quanto possano incidere la visione

dell’operatore e l’orientamento teorico rispetto al quale organizza i dati della realtà; 2. quale sia la relazione

tra il particolare oggetto d’analisi e il metodo adottato per la stessa.

Capitolo 2. Le distorsioni interpretativo/comunicazionali e la costruzione dei fenomeni

1. La dinamica delle relazioni secondo la concezione galileana

Una delle premesse fondamentali per chi opera professionalmente con le relazioni

sociali, riguarda il superamento dei modelli tradizionali sui rapporti e i modi di concepire il comportamento

dell’individuo.

Secondo la concezione tradizionale il comportamento di un soggetto viene attribuito alle caratteristiche della

sua personalità e del suo modo di essere, astrattamente considerati; senza che vengano operati riferimenti alle

condizioni sociali nell’ambito delle quali un comportamento si verifica, al ruolo che le stesse possono aver

avuto,… questo fenomeno che Ross definisce il classico errore fondamentale, presente soprattutto in chi si

trova nella posizione dell’osservatore, rimanda secondo Moscovici all’uso di rappresentazioni sociali che

tendono a spiegare il comportamento individuali in termini di disposizioni personali, trovando quindi

spiegazione non in funzione della mente umana ma nella storia della cultura occidentale. Kurt Lewin da il

suo contributo affermando che la logica teleologica nel senso aristotelico è la fondamentale base teorica del

modo tradizionale di concepire la dinamica psicologica, invece per comprende l’individuo è necessario

pensare secondo la concezione galileana (di tipo circolare). Tale concezione deriva tutti i vettori che

dalle reciproche relazioni fra fattori che operano nell’ambito di una situazione

determinano un processo

concreta presa nel suo insieme. La dinamica dei processi deve essere sempre derivata dalla relazione fra

l’individuo concreto e la situazione concreta.

La concezione di lewin è alla base di molti indirizzi di ricerca della psicologia sociale europea attuale: gli

approcci della social cognition che articolano costruttivismo e interazionismo a tutti quei contributi

scientifici che si riconoscono in un nuovo modo di intendere le problematiche socio-relazionali e le

dinamiche che le attraversano e le costituiscono; per quelle posizioni scientifiche cioè secondo le quali il

problema centrale della psicologia sociale riguarda il significato costruttivo specifico dell’articolazione tra lo

psichico e il sociale. In relazione a tale riflessione è possibile superare i problemi, le difficoltà è i rischi della

concezione funzionalista dei rapporti e delle dinamiche sociali e di apprezzare la fecondità di una condizione

di tipo genetico.

La conoscenza viene ritenuta tale solo in riferimento alla sua utilità e attendibilità, al suo essere adeguato

strumento di intervento sul mondo. Richiamandosi a Piaget i costruttivisti intendono la conoscenza come

l’intelligenza che organizza il mondo mentre si auto-organizza. La nostra conoscenza è utilizzabile,

importante. Vitale se resiste al mondo dell’esperienza e ci abilita a fare predizioni o evitare certi fenomeni. Il

costruttivismo radicale sviluppa una teoria della conoscenza in cui la conoscenza non riguarda più una realtà

oggettiva ontologica, ma solo l’ordine e l’organizzazione di esperienze nel mondo del nostro esperire.

2. La costruzione del fenomeno: la profezia che si auto-determina, la pre-occupazione, la proiezione

semplice

Fenomeno della profezia che si autodetermina: si tratta di una profezia o supposizione che per il solo fatto di

essere stata pronunciata fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo

la propria veridicità. Una prova sperimentale di questo fenomeno viene dagli studi di Rosenthal e Jacobson

sull’“effetto Pigmalione” che dimostrarono come le aspettative degli insegnanti nei confronti dei loro allievi

erano una componente importantissima nel processo relazionale che determinava il rendimento scolastico.

Cioè le aspettative del ricercatore sono un’importante variabile interveniente anche nel determinare il livello

di rendimento delle cavie. Tale fenomeno è un aspetto importante delle dinamiche comunicazionali

all’interno delle quali viene costituito e delle quali diventa funzione. Ma non dipende solo dalla dinamica

dell’interazione verbale poiché è una realtà costruita nella dinamica dell’interazione relazionale che si

verifica per effetto dell’azione e dei feed-back di risposta alla stessa, che a loro volta provocano ulteriori

feed-back di risposta. (un es. è chi suppone di essere disprezzato sarà permaloso e diffidente con gli altri e

finirà per suscitare proprio quel disprezzo che diventerà la prova della fondatezza della sua convinzione).

Perché l’avvenimento previsto si verifichi sono necessari un contesto interpersonale adeguato e una sorta di

reificazione di ciò che si prevede, con l’assunzione di quell’atteggiamento per cui ci si comporta come se ciò

che si prevede sia vero, accaduto. In questi termini la dinamica della profezia che si auto avvera è, per i

contesti interpersonali, un problema di notevole rilievo ma anche uno strumento importante; un limite e una

possibilità.

Franco Fornari, psicoanalista ed epistemologo, ha rilevato come la pre-occupazione non sia altro che una

un occuparsi prima di qualcosa, un occupare prima qualcosa. L’occuparsi e

occupazione pre-ventiva:

l’occupare prima qualcosa possono riguardare:

1. sia la realtà da sperimentare in relazione al proprio ruolo con una preventiva rappresentazione che

può essere accompagnata da ansia;

2. sia problemi personali che finiscono con il pervadere lo spazio esperienziale, riverberando sullo

stesso i vissuti emozionali della dinamica fantasmatica e assumendo significati meta comunicativi di

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher studentessaM33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'intervista e del questionario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Licciardello Orazio.
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