PREFAZIONE
IL MEDITTERANEO CHIAVE DELL’INTEGRAZIONE
Il Mediterraneo, per la varietà dei popoli che da millenni ne popolano le coste, può essere considerato come una
sorta di sintesi, inteso come arricchimento grazie alle differenti tradizioni culturali: se la cultura è
tradizionalmente l’insieme di valori che ne sottolineano la specificità, “cultura” può anche significare “reciproco
riconoscimento”, ossia interazioni caratterizzate dal dialogo, rappresentazioni simboliche che affondano le radici
nello spazio e nel tempo ma proiettato in un futuro di condivisione e di convivenza tra i “diversi”.
Gli obiettivi della storia attuale, malgrado i ritardi riscontrati nella realizzazione degli obiettivi della Conferenza di
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Barcellona , convergono sull’esigenza di costruire uno spazio mediterraneo sempre più caratterizzato da uno
spirito comunitario.
Ai giovani ed in particolare alla Sicilia, per la sua posizione geografica e la sua storia, viene offerta la sfida
dell’integrazione. Una sfida complessa poiché significa far co-esistere persone appartenenti a gruppi sociali con
identità culturali molto differenti e con sistemi di valori non sempre facilmente compatibili. Tale sfida va
affrontata con la consapevolezza che l’incontro adeguatamente mediato può consentire la rielaborazione dei
vissuti, la creazione di spazi culturali e psicologici condivisi, la concezione delle diversità come opportunità di
accrescimento delle rispettive potenzialità, la progressiva riduzione delle “periferie” e delle marginalità.
Molte Istituzioni (e tra queste quelle qui rappresentate) da anni si scommettono nella scelta del dialogo, nella
costruzione di ponti relazionali, nell’offerta dei luoghi per dar voce alla cittadinanza, nella realizzazione di
momenti di scambio reale e consapevole, mirando a realizzare , con la collaborazione di tutti, il passaggio dal
“sentire il problema dell’integrazione” al “sentirsi parte (attiva e consapevole) dei processi interculturali”. Al fine
di raggiungere gli obiettivi prefissati è necessario che la Istituzioni organizzino iniziative che valorizzino la
riscoperta della similarità culturali tra i vari popoli del Mediterraneo, consentano di comprendere le ragioni
storiche e sociali delle differenze, offrano l’occasione di un approfondito confronto, dando concretezza all’idea
del Mediterraneo quale luogo e metafora dell’incontro, dello scambio di culture diverse.
In questo volume viene presentata un’ attività realizzata in collaborazione tra il Comune di Catania (Assessorato
alla Famiglia P.O. Progetto Immigrati, Casa dei Popoli), l’Università di Catania (Dipartimento dei Processi
Formativi, Cattedra di Psicologia Sociale), l’Istituto Comprensivo “Campanella – Sturzo” e Istituto Professionale di
Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione “Karol Wojtyla”. Il progetto è stato svolto allo scopo di verificare
scientificamente l’effetto del “contatto culturale” sulla riduzione degli atteggiamenti pregiudiziali, mediante
l’attivazione di laboratori di cucina mediterranea condotti da due chefs Tunisini, l’attuazione di programmi
didattici specifici in classe, l’approfondimento delle tematiche trattate durante incontri tra i docenti coinvolti e il
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personale specializzato della Casa dei Popoli .
1 [Approfondimento] Wikipedia: Il processo si sviluppa dal 1995 attraverso incontri annuali allo scopo di tracciare il percorso
verso il raggiungimento degli obbiettivi delineati a Barcellona che sono tre:
Il processo si sviluppa dal 1995 attraverso incontri annuali allo scopo di tracciare il percorso verso il raggiungimento degli
obbiettivi delineati a Barcellona che sono tre:
- Obiettivo politico:La creazione di una politica per garantire la sicurezza e la stabilità della regione mediterranea, anche
attraverso la scrittura di una Carta per la stabilità e la sicurezza del Mediterraneo;
- Obiettivo economico: Favorire lo sviluppo economico della regione mediterranea, anche mediante la firma di appositi
accordi bilaterali fra l'Unione Europea e ciascuno dei partner con l'obiettivo a medio termine di istituire una zona di libero
scambio nel 2010 (EU-MEFTA);
- Obiettivo culturale: La creazione di un scambio culturale costante e forte fra le società civili dei paesi membri.
Implicitamente in questo punto si fa ricadere la promozione della conoscenza e del rispetto delle culture reciproche (con
particolare riguardo ai diritti civili e politici).
2 [Approfondimento] Il centro Interculturale Casa dei Popoli, attivo a Catania sin dal 1995, rappresenta una struttura
permanente di riferimento per le comunità di cittadini stranieri presenti in città; grazie alle iniziative ed ai servizi offerti, Casa
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La via dell’intercultura passa attraverso all’accompagnamento alla cittadinanza inteso come processo di
valorizzazione delle somiglianze e delle differenze, rafforzamento del senso di appartenenza al territorio,
promozioni delle condizioni di benessere urbano, educazione alla legalità.
Il confronto e la proposta di modelli educativi ispirati alla reciprocità, rappresentano l’opportunità che favoriscano
relazioni tra i vali gruppo sociali e occasioni di contatto positivo che coinvolgono le seconde generazioni, nella
consapevolezza, però, che il semplice incontro non è sufficiente all’abbattimento delle barriere pregiudiziali. Di
fondamentale importanza diventa la scommessa sui nuovi processi educativi mirati a una “nuova scuola per una
nuova società”. La rilettura dei programmi didattici, mirati ad approfondire l’equilibrio tra identità e differenza, e
la rivisitazione delle metodologie di insegnamento, coinvolgono, non solo l?istituzione scolastica e le dinamiche
che ne caratterizzano la quotidianità organizzativa, ma anche i rapporti con le famiglie e il territorio, ai docenti
coinvolti si chiede oltre al “Sapere”, anche un adeguato “Saper Essere” in funzione del “Saper Fare”.
Si tratta di processi necessari a costruire una società plurale caratterizzata dalla civile convivenza tra individui con
diversa identità sociale, processi che coinvolgono, insieme, l’Università, la Scuola, le Istituzioni e le
Amministrazioni.
Le attività mirate all’intercultura, come il caso dei laboratori di cucina, costituiscono sia un potenziale spazio
condiviso, in cui si incontrano/confrontano tradizioni culturali e identità sociali, per certi verso simili per altri
anche molto distanti, sia un banco di prova dell’efficacia degli stessi sulla riduzione del pensare pregiudiziale.
CAPITOLO 1 CIBO, IDENTITà E INTERCULTURALITà
1.1 Il cibo nella storia tra bisogni e cultura
“Siamo ciò che mangiamo”, recita un antico detto, e di fatto il cibo caratterizza popoli, culture e società in base
alla direzione che la loro alimentazione ha seguito. La storia dell’uomo, la nascita e il declino delle più grandi
civiltà, le guerre e le rivoluzioni, la prosperità e lo sviluppo, le carestie e le decadenza, sono legati alla disponibilità
o meno di cibo.
Ai primordi, l’alimentazione dipendeva dalle risorse ambientali animali e vegetali, così la società di allora,
costituita da cacciatori e raccoglitori, si nutriva di ciò che l’ambiente offriva e il cibo, consumato nella sua forma
primitiva (crudo), non rappresentava ancora un elemento di espressione culturale.
Un profondo cambiamento si verifica con la scoperta del fuoco che può essere considerato l’elemento di
trasformazione e differenziazione culturale per eccellenza: esso infatti trasforma l’elemento naturale in qualcosa
di profondamente diverso. Solamente l’uomo è capace di accendere e di usare il fuoco e tale tecnologia gli
permette di fare cucina. Cucinare è un’attività umana per eccellenza e le modificazioni chimiche indotte dalla
cottura e dalla combinazione degli ingredienti consentono di portare alla bocca un cibo, se non totalmente
artificiale, sicuramente costruito. A tal proposito, l’antropologo Richard Wrangham considera la cottura del cibo
talmente rilevante per l’evoluzione culturale al punto da sostenere che l’umanità sia iniziata quando una scimmia
ha imparato a cucinare.
Un altro cambiamento fondamentale si ha con la nascita dell’agricoltura, che determina l’insediamento stabile e
la nascita di gruppi sociali sempre più numerosi. Il cibo, infatti, prodotto in eccesso rispetto ai fabbisogni
dei Popoli ha contribuito in modo determinante a sviluppare un profondo e positivo rapporto fra le “culture altre”,
l’Amministrazione ed il territorio .
L’Ufficio si caratterizza quale contenitore di cultura e culture, con l'obiettivo di migliorare gradualmente le condizioni di vita
degli stranieri, promuovere l'integrazione, sollecitare scambi culturali tra etnie diverse e fra queste ed il territorio, diffondere
lingue e culture differenti, educare al pensiero divergente, rispettare le tradizioni religiose.
Finalità ed obiettivi
Conservazione delle culture diverse dalla nostra, nell’ottica di una società multirazziale ed interculturale.
- Promuovere a livello locale i valori di solidarietà, pace e cooperazione tra i popoli;
- Educare al rispetto della diversità ed alla tutela dei diritti umani,
- Promuovere l’acquisizione di lingue e linguaggi diversificati;
- Diffondere informazioni;
- Valorizzare le risorse presenti nel territorio;
- Promuovere processi di comunicazione e di scambio 2
dell’individuo, attiva un processo di crescita demografica e lo sviluppo di aree umanizzate che permettono il
fiorire dei primi apparati politico/burocratici e l’espansione di forme sociali sempre più evolute, possibili grazie al
maggiore accesso e controllo delle risorse alimentari, garanzia di prosperità e di sviluppo di un popolo. È nelle
prime società agricole che si sviluppa l’idea di un “uomo civile” che costruisce artificialmente il proprio cibo: un
cibo che non esistente in natura e che serve a distinguere l’identità delle bestie da quella degli uomini. Nell’area
mediterranea è il pane a svolgere questa funzione simbolica oltre che nutritiva. Identico ruolo rivestono il vino e
la birra che rappresentano l’esito di un sapere e di una tecnologia complessa: l’uomo ha imparato a dominare i
processi naturali, volgendoli a proprio beneficio.
Il cibo è anche alla base dello sviluppo delle relazioni tra popoli e culture in epoca rinascimentale: in questo
periodo, mentre si intensificavano i conflitti per il controllo delle vie marittime e terrestri di accesso all’Asia e,
successivamente al Nuovo Mondo, l’importazione di spezie in Europa permetterà di introdurre nuovi elementi e
nuovi sapori, dando luogo ad un fenomeno di contaminazione del gusto.
Lo sviluppo del commercio marittimo porta alla ricerca di alimenti rari, prodotti i paesi lontani, e la cambiamento
del gusto: il cibo perde la funzione unicamente nutritiva. Per obbedire a criteri principalmente sensoriali e
simbolici, la voglia di sperimentare sapori tipici di paesi lontani, diversi e costosi, si caratterizza come esigenza
culturale basata sull’esclusività dell’ingrediente esotico; “una necessità dell’intelletto prima che dello stomaco”.
Questa contaminazione alimentare, inoltre, essendo ristretta ai ceti più abbienti, fa si che il cibo acquisisca un
nuovo ruolo sociale: quello di Status Symbol.
Gli aspetti simbolici e valoriali sembrano svolgere inoltre un importante ruolo nell’evoluzione dell’alimentazione:
le preferenze, i gusti, le proibizioni che nel corso della storia hanno connotato culturalmente il cibo
sembrerebbero, il risultato dell’influenza esercitata da aspetti economici, ambientali, territoriali e religiosi. Un
esempio tipico è rappresentato dal divieto della religione musulmana di consumare carne suina (tale proibizione
vale anche per la religione ebraica). Il maiale è l’unico animale di cui il Corano vieta espressivamente di cibarsi di
un animale “sporco” che vive nella fanghiglia e si nutre di alimenti impuri, chi si nutre di carne di maiale compie
atto impuro.
Lungo il corso dell’evoluzione umana. Il cibo, ha progressivamente acquisito significati di carattere culturale
(economico, sociale, politico e religioso), producendo differenziazioni, identificazioni e contrapposizioni tra gruppi
sociali. In tal senso, il cibo, insieme alla lingua, alla religione, agli usi e alle abitudini, ha contribuito a definire
l’identità di un popolo, al punto da rendere plausibile l’affermazione di Jean-Anthelme Brillat-Savarin (XIX
secolo): “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”. Ciò che mangiamo, come mangiamo, dove e con chi mangiamo
riflettono la nostra cultura, l’insieme delle norme e dei valori attraverso i quali apprendiamo chi noi siamo.
Il cibo svolge un’importante funzione anche nei processi relazionali e comunicativi, in quanto è composto da
ingredienti che, combinati tra loro, creano messaggi, significati e significanti che permettono di comunicare
luoghi, persone, ruoli e funzioni, in questo senso, il cibo, mette in rapporto gli individui attraverso i legami, rompe
i muri creati da lingue e culture differenti per generare unione nei sapori e negli odori, disattiva le barriere
(Montanari).
Appare evidente la stretta relazione tra cibo e processi culturali. Infatti il cibo non è buono o cattivo in assoluto,
qualcuno ci ha insegnato a riconoscerlo come tale. L’organo del gusto non è la lingua, ma il cervello, un organo
storicamente determinato, attraverso il quale si trasmettono criteri di valutazione, che sono variabili nello spazio
e nel tempo, così, ciò che in una determinata epoca è giudicato positivamente, in un’altra non lo è, ciò che in un
luogo è ritenuto una ghiottoneria, in un altro può essere rifiutato come disgustoso. La definizione del gusto fa
parte del patrimonio culturale delle società umane (Montanari).
Dunque, risulta inscindibile la relazione tra cibo e identità, relazione che deriva anche dal fatto che è possibile
considerare quest’ultimi come elemento di mutazione e di permanenza, come ciò che cambia, nel tempo e nello
spazio, ma anche come ciò che permane (elemento ambientale, biologico, religioso, strumento di socializzazione
e convivenza), come espressione di un sapere in continua trasformazione.
1.2 Il cibo dell’identità 3
Il cibo parla di noi, di chi siamo, di chi vorremmo essere. A tal proposito, Levi Strauss, sostiene che l’essere umano
è un animal cuisinier (cuoco di origine animale, poiché attraverso la cucina esprime se stesso.
La preparazione del pasto e il suo consumo riflettono i rapporti sociali, i sistemi di comunicazione, esprimono la
nostra identità, o per meglio dire, le molteplici identità con cui gli individui manifestano nella vita di ogni giorno
chi essi sono e come vogliono vivere la loro esistenza. La costruzione di queste identità non dipende interamente
dalle scelte personali ma viene, in parte influenzata da condizioni storiche e sociali, dunque bisogna vedere
l’identità come un processo piuttosto che uno stato.
La cucina, insieme alla religione, alla lingua, alla moda, all’arte, alla letteratura e alla musica esprime l’identità
culturale di un popolo, ciò per cui possiamo operare delle inferenze che riguardano le seguenti tendenze
individuali e collettive:
Adattamento: ciò che spinge gli individui o i gruppi sociali ad adottare nella vita di tutti i giorni nuove
pratiche culturali;
Diversità: ciò che spinge la società, nel suo complesso, ad adottare nuovi modelli di comportamento e
pratiche culturali;
Identificazione: come gli individui si rapportano con i membri del gruppo etnico di appartenenza,
attraverso cibo, musica, moda, religione, ecc.;
Distanze e integrazione: le modalità con cui gli individui interagiscono ed entrano in relazione con i membri
di gruppi sociali ed etnici diversi da quello di appartenenza.
Il rapporto tra cucina e identità sociale è molto stretto, se quest’ultima è intesa come ciò che dà senso
all’esistenza, determina le relazioni con gli altri, crea norme e valori, influenza ciò che gli individui fanno e
pensano relativamente ad ogni aspetto della loro vita. In questo senso, la cucina assume un ruolo fondamentale
nella formazione dell’identità culturale, considerando la funzione della stessa come pratica tramite cui le
persone condividono atteggiamenti e rituali di un gruppo, secondo Guigoni, essa, come il linguaggio, custodisce le
tradizioni dei popoli di cui diventa espressione, possiede parole che sono date dai prodotti, dagli ingredienti, che
vengono combinate secondo regole grammaticali, ossia le ricette, di sintassi, ossia i menu, e infine di retorica,
costruite dalle così dette “buone maniere a tavola”.
Il pasto rappresenterebbe anche un “oggetto culturale”, un momento nel corso del quale verrebbero edificate e
rafforzate relazioni e legami sociali o al contrario distinzioni attraverso l’accentuazione delle differenze di status e
di ruolo. Si pensi ad esempio ad un invito a cena, a pranzo o a prendere un semplice caffè al bar: ognuno
rappresenta un atto che assume diversi significati, il sociologo Marcell Mauss li definisce “doni” dotati di una forza
intrinseca che indurrebbe o obbligherebbe colui che li riceve alla restituzione di altri doni. A tal proposito, il mezzè
(dal persiano Maza = assaporare) rappresenterebbe uno dei principali esempi di convivialità mediterranea.
Ancora oggi, infatti, per cerebrale feste religiose, islamiche e cristiane, o feste del raccolto del grano, dell’uva,
delle olive, dalla Grecia alla Turchia, dal Medio Oriente al Marocco, si imbandisce la tavola con decine di piccoli
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